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Benzina verso il rincaro per coprire il fallimento del condono slot machine

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Da La Repubblica del 09/11/2013.LUCIO CILLIS attualità

Il casoLa Corte dei Conti respinge il taglio delle penali.

ROMA— Saranno gli automobilisti a “sanare” la falla da 250 milioni di euro che si sta aprendo sotto i piedi del decreto Imu. Molto probabilmente la fin troppo ottimistica previsione di introiti pari a 600 milioni, tutti provenienti dalla sanatoria agevolata dei contenziosi aperti con le società del settore giochi, non potrà realizzarsi e occorrerà mettere mano per la quindicesima volta dal 1935 ad un aumento delle accise petrolifere.
La Corte dei Conti ieri ha messo la parola fine alla possibilità di chiudere la vicenda concedendo ai gestori di slot machine la chance di pagare solo il 20% del dovuto: le concessionarie dovranno invece onorare il 30% delle proprie pendenze totali, che ammontano a un miliardo e 165 milioni di euro. Ma nonostante questo 30%, che frutterà allo Stato non più di 350 milioni, all’appello mancheranno oltre 250 milioni di euro. Il sistema più rapido per scovarli era già stato inserito nel decreto Imu sotto forma di clausola di salvaguardia. Come accade ormai da 80 anni nel nostro Paese, per far quadrare i conti, quei 250 milioni saranno “scovati” attraverso un nuovo aumento delle accise, le tasse di fabbricazione sui carburanti, e l’ammanco verrà di fatto sovvenzionato dagli automobilisti.
L’unica piccola consolazione è rappresentata dall’entità dell’aumento: probabilmente basterà un mini-incremento da un centesimo al litro. Infatti, se si tiene conto dei consumi medi annui di carburante pari a 35 miliardi di euro, un centesimo in più porterebbe nelle casse dello Stato 350 milioni (scarsi) all’anno, al netto dell’Iva e del prezzo industriale, due variabili che possono modificare l’introito finale a favore dell’Erario. Tutti calcoli che dovranno tra l’altro tenere conto della crisi che ha piegato i consumi di benzina riducendoli negli ultimi due anni, di quasi l’8%.
L’ultimo atto di questa vicenda l’ha siglato ieri la Corte dei Conti che non ha accolto le istanze presentate dalle cessionarie delle slot machine per ridurre il condono sulle maxipenali al 20% della sentenza di primo grado — così come previsto dall’emendamento del governo inserito nel decreto Imu — e ha «integralmente confermato il provvedimento emesso in precedenza».
Sei delle dieci concessionarie — Lottomatica, Sisal, Snai, Cogetech, Gamenet e Cirsa — hanno chiesto di beneficiare del condono e verseranno complessivamente 350 milioni di euro, più gli interessi legali maturati dalla sentenza di primo grado che corrispondono a poco meno di 14 milioni di euro in più. Le compagnie hanno già versato il 20% della condanna di primo grado in un conto del ministero dell’Economia, ma dovranno integrare la somma residua entro giovedì prossimo.
In ogni caso l’aumento delle accise appare ormai inevitabile anche ai parlamentari. «È già chiaro che la definizione agevolata dei contenziosi non riuscirà a portare a casa il gettito sperato», ha detto Enrico Zanetti, deputato di Scelta Civica e vice presidente della Commissione Finanze.

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La lobby delle slot machine si salverà anche dal condono

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Da Il fatto Quotidiano del 19/09/2013. Valeria Pacelli attualità

UNA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO “PREMIA” LA BPBLUS DI CORALLO: ADESSO È ANCORA MENO PROBABILE CHE IL GOVERNO LETTA RIESCA A INCASSARE I 600 MILIONI DI EURO PREVISTI.

Il governo Letta ci aveva sperato: incassare dai concessionari delle slot machine 600 milioni di euro. Nel decreto approvato pochi giorni fa che abolisce l’Imu sulla prima casa, c’era infatti una norma che riguardava i colossi del gioco d’azzardo: i concessionari che in passato hanno ricevuto una multa (più precisamente una penale per violazione del contratto con i Monopoli di Stato) di 2 miliardi e mezzo, possono sanare la propria posizione pagando il 25 per cento della quota da versare entro il 15 novembre. Un condono che doveva fornire parte delle coperture necessarie per cancellare la prima rata dell’Imu da due miliardi di euro.

I ministri però non hanno tenuto conto né delle difficoltà dei concessionari a pagare – pochi infatti si potranno permettere di sanare la propria posizione – né della situazione particolare della BPlus, ex Atlantis World Group of Companies, società gestita un tempo dall’ex latitante Francesco Corallo, accusato di associazione a delinquere dalla Procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta sui prestiti elargiti dalla Banca popolare di Milano quando alla guida c’era Massimo Ponzellini. Pochi giorni fa, infatti, la posizione della BPlus è cambiata: con una sentenza del consiglio di Stato il colosso del gioco d’azzardo potrà non rispettare i requisiti richiesti dalle nuove norme inserite per le concessioni, come previsto dalla legge 220 del 2010, e potrà persino evitare di pagare 9 milioni di euro che avrebbero dovuto versare.

LE QUOTE della Bplus che un tempo deteneva Francesco Corallo (figlio di Gaetano, che era amico del boss mafioso Nitto Santapaola, e che è stato condannato per fatti degli anni 80 per associazione a delinquere nel processo per la scalata dei catanesi ai casinò del nord Italia, con il quale Francesco sostiene di non avere nulla a che fare da decenni), sono finite in un blind trust, un fondo guidato da un fiduciario, l’avvocato olandese Jeroen Veen, gradito alla proprietà. Il 4 settembre scorso però il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza che favorisce molto la concessionaria. Davanti al Cds era aperto un contenzioso che riguardava le concessioni. Con una legge del 2010 sono stati stabiliti i nuovi requisiti per concedere le concessioni in ambito slot (era già scoppiato il caso Corallo). La BPlus non vuole perdere la fruttuosa concessione quindi presenta ricorso prima al Tar, che lo respinge, poi al Consiglio di Stato che invece emette un parere favorevole. I giudici di Palazzo Spada hanno stabilito che BPlus può continuare ad operare sul mercato italiano degli apparecchi senza adeguarsi alle nuove convenzioni, in virtù della concessione acquisita nel 2004. Questo creerà non pochi problemi nei rapporti tra i diversi soggetti attivi nel settore del gioco, perché ci sono altri nove concessionari che invece hanno rispettato la legge 220/2010 che prevede requisiti molto più stringenti.

TRA GLI OBBLIGHI rispettati dai vecchi operatori per partecipare a un bando c’era il pagamento una tantum di 100 euro per ognuna delle 350 mila slot all’epoca attive sul territorio: dopo la sentenza lo Stato dovrà rassegnarsi a non incassare i circa 9 milioni di euro previsti per le 90 mila macchinette collegate a BPlus. E ora si vedrà cosa faranno gli altri, perchè a questo punto tutte le società potrebbe tentare il ricorso.

INSOMMA, sembra che il governo Letta in tema di slot abbia fatto male i conti. Per non parlare poi delle difficoltà nel sanare la propria posizione da parte di molti concessionari. BPlus, pagando entro il 15 novembre, potrebbe versare allo Stato 200 milioni di euro. Una bella cifra che però i pretendenti pronti a comprare la società di Corallo (valutata 450 milioni circa) sborserebbero volentieri per chiudere ogni contenzioso. Incontreranno maggiore difficoltà a pagare le penali, nonostante lo sconto dei tre quarti, le altre società.

La Sisal Slot, dell’omonimo gruppo quotato in borsa, potrebbe sanare la propria posizione pagando 61,2 milioni di euro. Altre concessionarie che dovranno pagare penali simili non possono contare su grandi gruppi alle spalle. La piccola Gamenet dovrebbe dare allo Stato 58, 7 milioni di euro, la HBG deve 50 milioni e anche la Snai, quotata in borsa, incontrerebbe difficoltà a pagare 52 milioni di euro. Il presidente di Confindustria sistema gioco Italia, Massimo Passamonti ha infatti dichiarato che il condono è destinato al flop:“Preferiamo aspettare il giudizio d’appello, siamo sicuri che ci darà ragione”. La ma-xi-multa da 2,5 miliardi potrebbe essere cancellata in appello. Perché pagare subito il condono?

Se questa copertura del decreto Imu dovesse svanire, scatterebbe la cosiddetta clausola di salvaguardia, con un aumento degli acconti di Ires, Irap e accise. O pagano le concessionarie delle slot,o pagano tutti gli italiani con le tasse.

Slot Machine, il governo risolve i problemi di Corallo CON IL CONDONO SULLE MULTE IL RE DELL’AZZARDO POTRÀ VENDERE LA SUA SOCIETÀ

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Fatto Quotidiano 31/08/2013 Marco Lillo e Valeria Pacelli attualità
Francesco Corallo, dopo 14 mesi di latitanza e una condan- na della sua società davanti alla Corte dei Conti, po- trebbe lasciare la scena italiana con 200 milioni di euro in tasca. É questo l’epilogo più probabile della partita nella quale si inseriscono il condono per le penali miliardarie previsto dal decreto Imu del governo Letta e le trat- tative per la cessione della società leader nel settore delle slot machine in Italia. FRANCESCO CORALLO è il figlio di Gaetano Corallo, (un amico del boss mafioso Nitto Santapaola, condannato negli anni ottanta per associazione a delinquere nel processo per la scalata dei catanesi ai casinò del nord Italia) ma sostiene di non avere nulla a che fare con il padre da decenni. Tor- nato in Italia nel 2004, Corallo Jr ha messo in piedi la principale concessionaria italiana del settore slot. E ora – grazie al condono di Letta – potrebbe venderla. Le due offerte per Bplus, la prima di 420 milioni di euro della multinazionale spagnola Codere e l’altra –circa 500 milioni – del fondo inglese Eaton Gate, erano ostacolate dal contenzioso miliardario che ve- de contrapposta Bplus e altre 9 concessionarie del gioco, alla Corte dei Conti. Il condono che prevede la possibilità di sanare le penali per i disservizi del 2004-2007 con il 25 per cento del dovuto potrebbe sbloccare la partita: lo Stato incasserebbe 211milioni dieuroutili perco- prire l’intervento sull’Imu, l’ac – quirente (Codere?) entrerebbe nel mercato più redditizio d’Eu – ropa dalla porta principale pa- gando poco più di 250 milioni (la differenza tra la valutazione dellasocietà ele penaliscontate da pagare). E Francesco Corallo potrebbe tornare ai suoi casinò delle Antille con 200 milioni in tasca, anche se sarebbe costretto ad abbandonare la sua gallina dalle uova d’oro in mano ai con- correntipiù graditialleautorità italiane. Ma solo dopo avere ri- solto i suoi problemi con la giu- stizia milanese che lo tiene agli arresti domiciliari per il caso dei prestiti facili della Bpm. Secondo l’accusa, Bpm avrebbe elar- gito un prestito di 148 milioni di euro alla Atlantis, in cambio, ci sarebbe stata una presunta maz- zetta da oltre un milione di euro girata all’ex presidente Bpm Massimo Ponzellini oltre chela promessa, da dimostrare, di 3,5 milioni di sterline. Nei confron- ti di Corallo inoltre la Procura aveva contestato anche il reato di corruzione che tuttavia è de- caduto perchè la Bpm ha ritirato la querela. Il 4 agosto Corallo è tornato in Italia dopo 14 mesi di latitanza. Era scappato a Santo Domingo dopo che la Procura di Milano aveva emesso nei suoi confronti un’ordinanza di cu- stodia cautelare per associazio- ne a delinquere. LA PREFETTURA di Roma, il 26 luglio, ha sospeso temporaneamente la validità dell’informativa antimafia interdittiva del 24 settembre 2012, che aveva causato l’esclusione di Bplus dalla gara per le concessioni. Lo Stato non può fare a meno degli 800 milioni di euro di imposte versate ogni anno grazie alle mac- chinette diBplus e quindisi era trovata una soluzione all’italiana: l’attribuzione del controllo a ‘Bplus Trust’, guidata dall’am – ministratore fiduciario, l’avvo – cato olandese Jeroen Veen, gra- dito alla proprietà. Entro il 15 novembre prossimo i giochi do- vrebbero essere fatti su entram- bi i tavoli: il condono e la ces- sione. Oltre a Bplus potrebbero sce- gliere di sanare la propria posi- zione altre grandi società con- cessionarie come Sisal Slot o Lottomatica mentre incontre- ranno maggiore difficoltà a pa- gare le penali, nonostante lo sconto dei tre quarti, quelle più piccole. Lo Stato spera di incas- sare 611 milioni di euro, anche se la contestazione iniziale del Gat della Guardia di Finanza alle società del settore era di tutt’altro ordine di grandezza, oltre 90 miliardi di euro. Eppure non è scontato che i concorrenti di Corallo siano in grado di pagare. Sisal Slot potrebbe sanare la propria posizione con una multa di 61, 2 milioni di euro. Un ammontare comunque pesante per una società che ha chiuso il bilancio 2012 con 823 milioni di euro di fatturato ma 40 milioni di perdite. La piccola Gamenet dovrebbe dare allo stato 58, 7 milioni di euro, un esborso piuttosto pesante. Avrebbero problemi anche società come HBG che deve 50 mi- lioni o la Snai che dovrebbe pagare 52 milioni di euro. E se al Tesoro non arriverà il gettito sperato dalla sanatoria, per il governo Letta sarà un grosso problema

M5S Senato: Gioco d’azzardo e partiti.

Di Giovanni Endrizzi, M5S Senato.

Ha destato scalpore la denuncia a Le Iene di un dipendente del Senato sull’azione di lobby in questo Parlamento. Non è difficile vedere il filo rosso che, in maniera legale, ma deleteria per il Paese, unisce politica e gioco d’azzardo. L’11 febbraio 2013, al Senato, Matteo Iori presidente del CONAGGA, che lotta contro questa patologia, ne denuciava gli intrecci. Lo stesso Iori il 7 maggio commentava in Rete: “Ben sette ministri (compreso il primo ministro (Enrico Letta, ndr) fanno parte di una fondazione che si chiama VeDrò finanziata anche da due multinazionali, Lottomatica e Sisal, Letta ricevette 15 mila euro di contributo da Porsia, titolare della Hbg, una delle più grandi aziende del gioco d’azzardo. Il nuovo Ministro Bray è anche direttore della rivista Italianieuropei, già sostenuta da importanti contratti pubblicitari con le industrie del gioco d’azzardo. Nel nuovo governo a chi andrà la delega ai giochi d’azzardo? Sarà forse casualmente scelto il nuovo sottosegretario Alberto Giorgetti? Giorgetti non sarebbe nuovo alla delega ai giochi, la tenne per anni sotto il governo Berlusconi, con grande piacere dell’industria del gioco.” conclude Iori. Dal dossier del Conagga e inchieste giornalistiche si apprende che Snai ha finanziato regolarmente: Gianni Alemanno, Margherita, UDC, DS, MPA e Gianni Cupèrlo Pd. Compaiono ex politici e loro parenti entrati nel business. Cito rapidamente: Augusto Fantozzi, presidente SISAL, Vincenzo Scotti, che lanciò “Formula Bingo” insieme a Luciano Consoli, uomo di fiducia di D’Alema. Francesco Tolotti – dell’Ulivo – che con Nannicini, Vannucci, Salerno e Gioacchino Alfano, nel 2007 riuscì a far modificare il Testo Unico che regola le slot machine. Ricordiamo l’onorevole Laboccetta. E poi Massimo Ponzellini e Antonio Cannalire, proprietario della Jackpot Game che a Milano gestiva sale da gioco d’azzardo insieme alla Finanziaria Cinema, di proprietà di Marco Jacopo Dell’Utri, figlio di Marcello Dell’Utri. Si ricorda, il governo Berlusconi che liberalizzò i giochi d’azzardo on-line. Casualmente, ma solo casualmente, qualche giorno prima la Mondadori acquisì il controllo del 70% di Glaming, che opera nel gioco d’azzardo on-line. Non possiamo omettere Pellegrino Mastella, figlio di Clemente Mastella, che attraverso SGAI e Betting 2000 dei fratelli Renato e Massimo Grasso avviò altre aziende di gioco, fra queste King Slot e Wozzup, poi indagate per gravissimi reati. Distinti colleghi, sono certo che la stragrande maggioranza di voi non ha alcun legame di lobby e condivide l’urgenza di una stretta normativa contro slot machines e giochi online che lucrano su gravissimi danni per cittadini, famiglie, e per i loro figli. Il Movimento 5 Stelle attende dal Governo, nei fatti, la coerenza di cui oggi è politicamente legittimo dubitare”.

Reportage FANNO IL LORO GIOCO Droga di Stato le Slot Machine


Fatto Quotidiano 22/10/2012 di Marco Lillo attualità
PRIMO SEMESTRE, L’ERARIO HA INCASSATO OLTRE 4 MILIARDI: IL GOVERNO HA DECISO L’ADDIO A MISURE PER FERMARE L’I N VA S I O N E DI MACCHINETTE E LA SCHIAVITÙ DA GIOCO di Marco Lillo L a dichiarazione di resa del governo Monti all’az- zardo èdatata 16 ottobre 2 01 2 quando il ministero dell’Economia mette nero su bianco che le norme più severe contro le ludopatie non s’hanno da fare per la semplice ragione che “dalla disposizione deriva- no minori entrate”. La relazione del Mef alla commissione Bilan- cio della Camera sul decreto Balduzzi spiega perché “l’intro – duzione obbligatoria di soluzio- ni tecniche volte a bloccare au- tomaticamente l’accesso ai mi- nori mediante l’uso della tessera elettronica” non è compatibile con gli equilibri di finanza pubblica. Per il ministero “l’in – stallazione di sistemi identificativi del giocatore potrebbe avere un effetto dissuasivo sul giocatore stesso che, ritenendo di essere “catalogato”, potrebbe riversarsi sull’offerta illegale, con riduzione delle entrate attese”. Si parla spesso di ludo- patia, ma il primo malato da gioco in Italia è proprio lo Stato. Come un drogato, non può più fare a meno di assumere mo- netine e banconote. Nel primo semestre 2012 lo Stato ha in- cassato tasse sul gioco per 4 miliardi e 300 milioni (meno 8 per cento sul semestre 2011) ma i giocatori hanno “speso”, cioè perso più del doppio: 8,8 miliardi. I big dell’azzardo: da Sisal a Lottomatica fino a Betting 2000 Tutti soldi delle famiglie italiane che vanno a remunerare la filieradegliimprenditoridel gioco:inprimisiconcessionari come Bplus, Sisal o Lottomatica, ma poi a un livello più basso le società che gestiscono le sale e le slot e che sono abili a penetrare il territorio come la Betting 2000 del camorrista Renato Grasso (vedi pagina 4) che aveva stilato un accordo con Sisal o come il gruppo dei fratelli calabresi Lampada (vedi pagina 5), che ha invaso Milano con le sue slot Gamenet o come la società Royal che si affidava a Davide Flachi, figlio del boss Pepé, per piazzare nei bar della Comasina le slot Lot- tomatica. Tutte legrandi società non sannonulla sui metodi con i quali i loro gestori aumentano le quote di mercato. Il gioco è uno dei pochi settori che tira e nessuno si cura degli effetti collaterali del boom. Lottomatica realizza performance da record in Borsa; la Snai e la Co ge te c h nel 2011 sono state comprate dalla Investindustrial di Andrea Bonomi, erede del- la dinastia milanese, che ha ceduto la Ducati per lanciarsi sulla Bpm e sulle concessionarie del gioco. L’alta finanza è l’ultima tappa della marcia trionfale delle slot. Partite dal retrobottega del bar, dove era nascosto il loro antenato: il videopoker, le macchinette mangiasoldi puntano a una raccolta annua nel 2012 di 50 miliardi, più del triplo del fatturato della Fiat. Tutto inizia con la legalizzazione del secondo governo Berlusconi nel 2004: 360 mila slot machine invadono i bar in pochi anni. Il leader del mercato è la Bplus di Francesco Corallo, con 86 milapiccole slotsparsenei barcheraccolgono monetineper 7,2 miliardi, dei quali 972 milioni vengono versati allo Stato cometasse; segueLottomatica(14,8 percento),eterza conil 13 per cento troviamo la Gamenet che accettava pagamenti in contanti dai Lampada. Il punto di non ritorno è stato il de- creto Abruzzo del 2009 che apre alle slot stile casinò, chiamate Vlt.Grazie aunanormacomparsa all’improvviso-vedremo poi come – le dieci società che avevano ottenuto nel 2004, gratis, la concessione per controllare le ‘new slot’da bar, pos- sono attivare anche 56 mila Vlt e aprire mini casinò in tutta Italia. Il ministro Giulio Tremonti chiede un pagamento im- mediato di 15 mila euro a macchina in cambio di un prelievo basso sulle giocate: 2 per cento poi innalzato fino al 4,5 per cento tra le proteste e i ricorsi dei concessionari. I mini casinò spuntano ovunque, accanto alle ludoteche per bambini, nei centri commerciali enelle stazioni. Ora loStato vorrebbe in- trodurre dei limiti ma non può permetterselo. E riparte l’in – seguimento del giocatore-preda fin dentro le mura di casa. La nuova frontiera è il gioco a distanza, un settore nel quale il gruppo Berlusconi è entrato con la Glaming, che controlla una quota di mercato pari allo 0,5 per cento e che è ora di Mon- dadori al100 percento dopole polemicheal suodebutto per l’intestazione fiduciaria di una quota di minoranza. Come è stato possibile arrivare a questo punto? Chi ci ha guadagnato? Certamente i concessionari. Nonostante la condanna della Corte dei Conti in primo grado a febbraio (ma pende l’ap – pello) a pagare complessivamente 2,5 miliardi di euro di pe- naleper il mancato rispetto dei livelli di servizio promessi. Ai suoi mega debitori (Cogetech deve 255 milioni; Sisal 245 mi- lioni; Gamenet 23 milioni; Snai 210 milioni; Hbg 200 milioni; Gmatica 150 milioni; Cirsa 120 milioni; Codere 115 milioni e Lottomatica 100 milioni, Bplus 845 milioni) lo Stato ha re- galato l’estensione della concessione alle Vlt per altri nove anni. Un ruolo centrale in questa storia è stato giocato da Guido Marino e dalla sua società di consulenza Mag e As- sociati. Questo 57enne che nessuno conosce, nel 2004 era il consulente dell’AAMS ed era pagato un milione e 300 mila euro all’anno per disegnare il quadro regolamentare delle slot. Nel 2008 salta il fosso e incassa contratti di consulenza da Bplus, Lottomatica, Snai, Sisal e dalla Glaming della Mon- dadori. Proprio Marino è l’uomo che ha scritto “su commis- sione di Bplus”, come ha raccontato ai pm, le norme del de- creto Abruzzo che hanno aperto il mercato alle vlt e anche quelle che “recepirono le istanze dei concessionari”nel 2009 e poi nel 2010. Marino consegnò il pacchetto di norme sulle vlt

SLOT, IL GOVERNO STA CON MR. CORALLOIl Pd: colpito il divieto di concessione per chi ha parenti indagatiper reati di criminalità organizzata


Fatto Quotidiano 5/06/2012 di Ferruccio Sansa
Una riga. Un emendamento proposto dal centrodestra che ha spalancato le porte ai concessionari
di slot con parenti coinvolti in inchieste giudiziarie. Oggi si scopre che quella norma ha ottenuto in Parlamento anche il parere favorevole del governo Monti. Una decisione che, si legge negli atti parlamentari, ha suscitato pesanti attacchi all’esecutivo: “La norma…r iguarda la società concessionaria Bplus, ex Atlantis, investendo anche la vicenda giudiziaria che coinvolge il signor Corallo”, ha sostenuto in Commissione Finanze, senza troppi giri di parole, Alberto Fluvi (Pd): “Si tratta di una vicenda della quale il governo dovrebbe essere perfettamente consapevole”.
NIENTE DA FARE: l’esecu tivo, attraverso il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani, ha dato via libera all’emenda mento del centrodestra. Così ecco che la norma procede spedita verso il definitivo via libera al Senato. Eppure il nome di Francesco Corallo, evocato dai deputati Pd, non è sconosciuto alle cronache. Parliamo, appunto, di uno dei signori delle slot. All’inizio di quest’anno la Finanza piomba nella sua casa per acquisire materiale su un finanziamento da 148 milioni che sarebbe stato concesso dalla Bpm di Massimo Ponzellini.
Ma le Fiamme Gialle all’inizio restano fuor
dalla porta. Viene accampata l’immunità (si dichiarò diplomatico della Repubblica di Dominica presso la Fao). Poi ecco arrivare il deputato Amedeo Laboccetta (in seguito indagato per favoreggiamento) che si porta via un pc sostenendo che sia suo. Sì, proprio quel Laboccetta ex plenipotenziario di Fini a Napoli e amministratore di Atlantis Group of Companies Nv (ora è in Parlamento, vicino a Berlusconi e giura di non avere più niente a che fare con le slot). Oggi nei confronti di Corallo pende una misura cautelare per
L’esecutivo ha dato il via libera all’emendamento del Pdl che alleggerisce le limitazioni
associazione a delinquere (non mafiosa) e, ricordano fonti giudiziarie, “risulta latitante”. “È solo residente all’e s t e ro ”, spiega il suo avvocato Bruno La Rosa. Tutto comincia quando in Parlamento viene presentato il decreto legge che dovrebbe dettare nuove regole sul mondo delle
slot. Per contrastare i rapporti con la criminalità lo stesso governo inizialmente introduce una norma restrittiva: le concessioni non potranno essere affidate a indagati oltre che a rinviati a giudizio e a condannati per una serie di reati tipici della criminalità organizzata (tra l’a l t ro reati di mafia in senso stretto, riciclaggio, illeciti in materia di rifiuti e di droga). Il divieto è esteso anche ai coniugi e ai parenti e affini fino al terzo grado. “Sareb be una norma contro-Corallo, perché si è messo contro grandi interessi. Ma un cittadino non può essere già punito solo perché è indagato. O perché un suo parente, come il padre di Corallo, è stato condannato tanti anni fa per associazione a delinquere (non mafiosa) e ha scontato la sua pena”, commenta l’avvoca to La Rosa. Ma ecco che a marzo
(come scrisse L’Unità) in Commissione al Senato arriva un emendamento del Pdl. Si restringe l’ambito ai coniugi non separati. Spariscono i parenti e gli affini. E non si parla più degli “inda gati”, lo stop riguarda soltanto chi abbia condanne almeno in primo grado. Ma qui entra in gioco l’esecutivo: “I relatori e il rappresentante del governo esprimono, poi, parere favorevole sugli emendamenti 10.4, 10.5 e 10.7”, proprio quelli che escludono parenti e affini dai c o n t ro l l i . Risultato: la norma giunge alla Camera indebolita, proprio nel punto chiave che prevedeva importanti novità “in considerazione dei particolari interessi coinvolti nel settore dei giochi pubblici e per contrastare efficacemente il pericolo di infiltrazioni criminali”.
ECCOCI alla Commissione Finanze della Camera, il 16 aprile scorso. Dove il testo arriva già con le correzioni volute dal Pdl. Ma le modifiche vengono “spo sate” dal governo. E qui il centrosinistra di nuovo prova a fare muro, a cominciare da Laura Garavini, capogruppo Pd nella Commissione Antimafia. Che presenta dei contro-emenda-
L’avvocato del re delle macchinette: “Il padre del mio assistito ha scontato la sua pena”
menti: lo scopo è riportare la legge alla formulazione iniziale, molto più restrittiva. Attacca Garavini: “Le norme introdotte dal Senato sembrano favorire un concessionario dei giochi pubbl i c i ”. Niente da fare: Gianfranco Conte, presidente della Commissione e Relatore, ricorda
“che il governo ha rinunciato alla posizione, la quale sembrava eccessiva, secondo cui la documentazione antimafia nel settore dei giochi pubblici doveva riguardare oltre che il coniuge del socio della società concessionaria, anche i parenti entro il terzo gra d o ”. Il sottosegretario Ceriani si oppone soltanto all’esclusione dei limiti per indagati e rinviati a giudizio. Ma la maggioranza di centrodestra tira dritta per la sua strada. La norma originaria resta così spolpata fino all’osso. E Garavini aggiunge: “Pur trop-
po il governo ha dato un parere favorevole che a noi è parso infelice. Non so se sia stata un’in credibile leggerezza o una disattenzione. Adesso, però, speriamo che si impegni a varare una disciplina che eviti allo Stato di pagare 285 milioni ai concessionari (come ha raccontato l’in chiesta del Fatto della settimana scorsa, ndr). Ma ci auguriamo soprattutto che si affronti la questione delle scommesse legali e delle slot nel suo complesso, con tutti i danni sociali che implica. Cominciamo dal divieto di ogni forma di pubblicità”.

DALLO STATO 285 MILIONI AI RE DELLE SLOT Fondi che potrebbero essere destinati alle popolazioni terremotate dell’Emilia


Fatto Quotidiano 2/06/2012 di Marco Lillo Attualità
Ci sono 285 milioni di euro che potrebbero essere destinati alla ricostruzione dell’Emilia. Sono lì nel-
le casse del governo, e potrebbero essere usati per aiutare le popolazioni colpite dal doppio sisma di martedì scorso e del 20 maggio. E invece il tesoretto sarà distribuito ai concessionari delle slot machine mentre il conto del terremoto sarà pagato dai soliti grazie all’aumento delle accise sui carburanti.
Il primo tesoretto da 62 milioni Proprio il giorno dopo la prima scossa in Emilia, l’associazione di categoria delle imprese del settore slot, l’A s s o t ra t t e n i m e n to, ha emesso un comunicato entusiasta sintetizzato così dalle agenzie di stampa: “I gestori delle slot machine avranno un rimborso da 133 milioni di euro, grazie agli oltre 29,7 miliardi di euro raccolti dalle ‘m a c ch i nette’ nel 2011”. Il decreto anti-crisi del governo Berlusconi del novembre 2008 prevede, infatti, un meccanismo diabolico che riduce l’aliquota delle tasse sugli introiti delle slot machine, quando la raccolta aumenta. Il tesoretto deriva quindi dalla riduzione dell’aliquota dal 12,6 per cento al 12,15 della raccolta grazie al boom del gettito del 2011, più 8,3 miliardi rispetto al dato di riferimento del 2008. In realtà, secondo i calcoli dell’Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato, il rimborso per i gestori sarebbe paria alla metà. Il direttore dell’AAMS, Raffaele Ferrara, è in partenza. Per lui è pronta la poltrona di amministratore di Fintecna Immobiliare. Ma i tecnici dell’AAMS raggiunti dal Fa t to in questo clima di smobilitazione, spiegano che “la differenza tra gli acconti versati finora e quella dovuta sulla base dell’aliquota ridotta non è di 133 milioni ma solo di 61 milioni e 922 mila“. Una montagna di soldi comunque che dovrà essere girata dai concessionari delle slot alle imprese dei gestori che installano le slot nei bar e raccolgono le monetine. Ma non c’è alcuna ragione logica per attribuire i benefici della crescita delle giocate a chi già ha guadagnato tanto in questi anni grazie al boom del gioco mentre le conseguenze negative sul piano sociale ricadono sulla comunità.
Il secondo tesoretto da 233 milioni di euro Sempre dall’AAMS però fanno notare che ai 62 milioni bisogna
aggiungere un secondo tesoretto ben più consistente che sta per essere restituito proprio ai concessionari delle slot: 223 milioni di euro (poco meno dei danni strutturali in Emilia della prima scossa del 20 maggio) che lo Stato pagherà per il raggiungimento dei livelli di servizio da parte dei concessionari . La somma è attribuita grazie a un decreto del precedente governo Berlusconi del dicembre 2005 che premiava con lo 0,5 per cento della raccolta le concessionarie che investivano sulla rete telematica attraverso la quale devono controllare le slot sparse nei bar della penisola. Grazie a questa norma, modifi-
cata nel 2008, sempre da Berlusconi, in seguito alle rimostranze dell’Unione europea, se le slot sono collegate correttamente alla rete dei concessionari e trasmettono i dati al cervellone della Sogei, cioè se fanno semplicemente il loro dovere rispettando gli obblighi della convenzione con i Monopoli, ai concessionari spetta un premio pari fino allo allo 0,5% della raccolta dell’anno. Questa somma per l’anno 2011 dovrebbe essere pari a 223 milioni. Entrambi i tesoretti dovranno essere divisi tra i concessionari pro quota: Alla BPlus di Francesco Corallo andrà il 24,3 per cento delle somme; a Lottoma-
tica il 15 per cento; alla HBG il 9,6 per cento; alla Gamenet il 12,8 per cento; alla Cogetech il 9,6 per cento; alla Snai il 7,1 per cento. Alla Gmatica il 5,3 per cento; a Codere il 2,6 per cento.
La condanna da 2,5 miliardi Il paradosso è che la Corte dei conti nel febbraio scorso ha
Le stesse società sono state condannate a pagare all’Erario 2,5 miliardi
condannato i medesimi concessionari a pagare 2,5 miliardi perché molte slot non hanno trasmesso i dati alla rete controllata dalla Sogei per mesi, talvolta per anni, impedendo il controllo di legalità sulle giocate dalla fine del 2004 fino al 2006. Il leader del mercato delle slot,
la Bplus di Francesco Corallo, inseguito da un mandato di cattura emesso lunedì scorso dal Gip di Milano per associazione a delinquere, è stata condannata in primo grado a pagare 845 milioni di euro. La sentenza è stata impugnata e la sua efficacia è sospesa, ma un’e ventuale conferma del verdetto in via definitiva porterebbe probabilmente al dissesto di Bplus e di molti concessionari. Per la Corte dei conti, Cogetech deve 255 milioni; Sisal 245 milioni; Gamenet 23 milioni; Snai 210 milioni; Hbg 200milioni; Gmatica 150 milioni; Cirsa 120 milioni; Codere 115 milioni e Lottomatica 100 milioni. Le stesse dieci concessionarie che incasseranno tra breve dall’Aams 223 milioni per l’assolvimento dei livelli di servizio nel 2011 devono ancora pagare – per i giudici contabili di primo grado – una somma dieci volte maggiore per l’i n adempimento del periodo 2004-2006. Per fare un esempio, Bplus ha già incassato un centinaio di milioni di euro per il riconoscimento da parte di AAMS dei livelli di servizio negli anni passati (secondo i bilanci, 51 milioni per il 2007-2008 e 37 milioni per il solo 2009) e potrebbe incassare altri 55 milioni di euro per il
2011 mentre – per la Corte dei conti – deve pagare 845 milioni per i suoi inadempimenti passati.
Compensazione per le slot Il governo Monti – dopo aver fatto propria l’idea di Angelino Alfano della compensazione dei crediti tra Stato e imprese a favore delle imprese – p o t re bb e proporre ai concessionari una compensazione a favore stavolta dell’erario e quindi dei terremotati. Per chiudere la vertenza sulle maxi-multe che si trascina da cinque anni (la Procura chiedeva inizialmente 90 miliardi di euro) i re delle slot dovrebbero rinunciare ai loro crediti verso l’AAMS destinando i 223 milioni di euro dei livelli di servizio all’aiuto dei terremotati. In cambio lo Stato rinuncerebbe alla sua pretesa sui 2,5 miliardi. D’altro canto, proprio con la scusa del reperimento di somme in occasione del terremoto in Abruzzo i concessionari delle slot machine hanno ottenuto il via libera al grande affare delle videolottery, le slot, simili a quelle dei casinò, che permettono di vincere fino a 500 mila euro con una giocata. E in Abruzzo stanno ancora aspettando i soldi promessi per la ricostr uzione.

le slot machine la piaga del gioco una sorta di droga dalle licenze gratis date dallo stato(il caso del sindaco di Verbania e le strane slot di Biella )


Redazione
articoli dei link presi dal fatto quotidiano del /2011/12/31 Corriere della sera e da BiellaOggi del 19/02/2012
Ricordando quanto lo stato tiene alla salute del cittadino (o meglio a spolparlo all’inverosimile) metto il link di qualche mese fa sulle licenze gratuite che fanno notare come tutelano la salute dell’Italiano i nostri amati premier.
l’affare slot machine e le licenze grattis
A Verbania e a Biella sono successi due episodi una per quanto riguarada il sindaco di Verbania che ha vietato il gioco della slo machine nelle ore mattutine ma è stato multato perchè il sindaco pur essendo riconosciuto come un responsabile della salute dei cittadini, secondo il Tar
non era abilitato a fare questo tipo di azione.
L’altro a Biella per delle slot machine camuffate da normali giochi da sala perciò non regolari.
Per quanto riguarda Biella e il Biellese il quantitivo della macchine
instalate si aggira sulle 500 unità, sulle giocate il 75% ritorna ai giocatori il 25% e distribuito tra le tassazioni o imposta dello stato
e imposte.
Le autorità che decino sugli orari di gioco e le varie regolamentazioni sono la prefettura e la questura.
Il gioco è già di per se una sorta di droga ed è diventata una sorta di piaga per il quantitativo di modalità di gioco.
Quello delle slot è considrato una dei peggiori, nel caso del Biellese le vincite su queste macchine non suparano i 100 euro e cmq sempre in
perdita perchè il budget di gioco come si è detto è pari al 75% della somma totale.
La macchina via rete e collegata con lo stato per gli introiti ed è completamente controllata datecnici statali.
la differenza con altri giochi tipo il superenalotto e che le vincite
(anche se le possibilità sono molto ridotte) può essere cmq di cifre considerevoli.
Perciò si può ritenere che questi tipi di gioco portino ad delle sorte di patologie da asuefazione senza avere reali possibilità di vincità.
Oltre a questo ovviamente si creanoi dietro a questi giochi dei giri sporchi ho notato delle sale nel Biellese costantemente vuote(il che potrebbe far pensare ad una delle tante forme di riciclaggio di denaro sporco)
Poi ci sono stati dei casi e direi molti di macchine manomesse sopratutto al sud di macchine scollegate al monopolio perciò gli introiti non venivano suddivisi per legge.
Un caso positivo e forse unico in Italia è venuto dalla questura di Biella che ha limitato l’uso dell slot non oltre le 23 e tutt’ora vigente in questo senso credo sia giusto come si è tentato a Verbania e a Biella a fasce meno pericolose per far da detrrente u aun tipologia di gioco per quel che mi riguarda nociva sopratutto al portafoglio.
Verbania Il Tar multa il sindaco anti slot-machine

BIELLA PONDERANO CERRIONE – Polizia, l’operazione “Totem Promogames” porta al sequestro di quattro macchine giochi d’azzardo illeciti

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