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PERCHE’ NASCONDONO IL RIVOLUZIONARIO VOTO BRITANNICO

corelFonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it di Sergio Cori Modigliani attualità
Ecco come Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa presentano la notizia della sconfitta di Cameron in parlamento. Un voto epocale, un “tradimento” degli americani e di una tradizione politica che, a prescindere dalle maggioranze in parlamento, dalla seconda guerra mondiale in avanti non ha mai fatto mancare l’ok per guerre e operazioni militari ai governi britannici. All’ora di pranzo la notizia è scomparsa e sul cartaceo non ha fatto in tempo ad arrivare.

A seguito, “A la guerre a la guerre. C’è chi la fa e c’è chi, invece, non la vuole fare.” (Sergio Di Cori Modigliani, sergiodicorimodiglianji.blogspot.it);

Discutibili scelte editoriali, che penalizzano i lettori e il dibattito pubblico. La censura ideologica è una brutta bestia, persino una notizia tanto clamorosa finisce sacrificata sull’altare della partigianeria.

Che invidia!!

Ieri mi sono guardato per intero il dibattito politico che si è svolto nell’aula del parlamento britannico. L’ordine del giorno non riguardava il fatto se il principe ereditario Charles deve o non deve andare in carcere essendo stato giudicato un delinquente; non riguardava neppure il fatto se un certo Lord, figlio di famiglia aristocratica, sia coinvolto nei traffici con la mafia irlandese. Si doveva discutere di una questione davvero seria. Tema del giorno era “Dobbiamo approvare la delibera per entrare in guerra ufficialmente contro la Syria oppure no?”. Non solo. Nel caso il Parlamento avesse votato a favore, immediatamente dopo il Gran Cancelliere avrebbe comunicato un conseguente dibattito: “Come e dove troviamo i necessari miliardi di sterline per le spese militari?”.

L’aula era stracolma.

Il premier Cameron era seduto insieme ai suoi e ha letto un foglio, spiegando il quesito. Si è alzato un laburista e ha detto il suo punto di vista (tre minuti). Poi si è seduto. Si è alzato Cameron e gli ha risposto. Poi si è alzato un conservatore (due minuti) e Cameron gli ha risposto. E poi un liberale democratico e così via dicendo. Le opinioni erano diverse e molto argomentate. E il premier rispondeva subito a ciascuno di loro. Dopo un’ora e mezza si è votato, quando l’aula ha preteso, quasi all’unanimità ( 72%), che il premier garantisse “sulla parola” che nessuna decisione venisse presa dal Ministero della Difesa senza previa autorizzazione del Parlamento. Cameron lo ha garantito. Hanno discusso, anche con toni forti. Hanno dibattuto sul loro futuro. Hanno votato. Trentadue conservatori moderati hanno formalmente dichiarato che ritenevano più saggio e aderente alle autentiche esigenze della collettività e dell’integrità sociale del popolo britannico astenersi dal ripetere errori del passato e investire la stessa cifra per affrontare il problema della disoccupazione giovanile. Alla fine Cameron ha preso atto della decisione del Parlamento: ha incassato la sua sconfitta, se ne è ritornato nel suo ufficio, ha telefonato a Obama e ha comunicato la scelta. E’ probabile che gli abbia detto qualcosa del tipo “Really sorry Barack! I cant’afford it right now” (mi dispiace, non me lo posso permettere in questo momento)-

Questo avviene in un paese europeo nel quale esiste una destra “normale” e una sinistra “normale”.

Questo accade in un paese dove i moderati moderano il dibattito, i conservatori vogliono salvaguardare e conservare le tradizioni del paese e i progressisti lottano per far progredire le classi più disagiate.

Quasi banale. Ma almeno ha un Senso.

Il dibattito è pubblico e chi sceglie si assume la responsabilità della propria scelta.

Dove esiste una destra, esiste una sinistra, esiste un centro e quando parlano, discutono di affari che riguardano tutti.

Beati loro!

Da noi, non è venuta in mente neanche nell’ anticamera del cervello di nessuno dei nostri governanti, concludere in anticipo le vacanze, riaprire il Parlamento e –data la grave situazione- affrontare in aula un identico dibattito, con lo stesso argomento, identico tema del giorno. Regalando così, all’intera cittadinanza, lo spettacolo di un esecutivo e di deputati che spiegano al popolo che cosa sta accadendo, quanto costa, quali saranno le conseguenze e poi ciascuno voti come vuole.
Nessuno ci dirà mai nulla.
Che invidia!!

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/08/a-la-guerre-la-guerre-ce-chi-la-fa-ce.html
30.08.2013

La Siria e la terza guerra mondiale (Massimo Fini).

Da beppegrillo.it del 29/08/2013. attualità

Massimo Fini sulla Siria e l’intervento degli Stati Uniti.

“La politica di potenza imperiale che gli Stati Uniti stanno esercitando a tamburo battente da quando non c’è più il contraltare dell’Unione Sovietica, e hanno quindi le mani libere, si maschera dietro questioni morali. La Siria è un Paese che dà fastidio, perché legata all’Iran, che è l’arcinemico, non si capisce poi bene il perché, degli Stati Uniti e di Israele. Tra l’altro non si sa affatto se Assad ha usato armi chimiche, ci sono gli ispettori ONU per questo, o l’ONU non conta nulla? Evidentemente non conta nulla perché quando serve c’è il cappello ONU, se non c’è il cappello ONU si aggredisce lo stesso. Questo è avvenuto in Serbia nel ’99, in Iraq nel 2003 e in Libia recentemente. Tutte azioni e aggressioni senza nessuna copertura ONU. Si dovrebbe per lo meno aspettare la relazione degli ispettori. C’è un precedente che dovrebbe consigliare prudenza, non dico agli Stati Uniti che non ne hanno, ma ai suoi alleati, ed è quello dell’Iraq, dove sostenevano che Saddam Hussein avesse le armi chimiche, di distruzione di massa, e poi non le aveva. Certo, lo sostenevano perché gliele avevano date loro a suo tempo, gli Stati Uniti, in funzione anti sciita e anti curda, però non le aveva più perché le aveva usate ad Halabja, gasando cinquemila curdi.
Chi sta combattendo in Siria?
Da una parte c’è il governo di Assad che, fino a prova contraria, è un governo legittimo, rappresentato all’ONU, e dall’altra parte c’è un coacervo di forze tra le più disparate, è difficile anche per gli analisti più attenti capire chi sono, sono tanti segmenti. Non Al Qaeda, che non esiste, ma ci sono gli jihadisti che sostengono una guerra totale all’Occidente, per esempio. Quindi l’intervento sarebbe controproducente, ma siccome gli americani si sono erti a poliziotti del mondo, che decidono chi ha torto e chi ragione, questo li spinge a intervenire comunque. Tra l’altro questa superiorità morale degli americani… John Kerry ha detto che quello che avviene in Siria è una oscenità morale, beh, l’oscenità morale secondo me è degli Stati Uniti. Chi ha usato veramente le armi di distruzione di massa? Parliamo del ’900 e di adesso: gli Americani a Hiroshima e Nagasaki. C’è da tenere presente che Nagasaki, cosa che non si sa, fu bombardata tre giorni dopo Hiroshima, per cui si sapeva che strage si faceva con la bomba atomica. Questodiritto morale degli americani di intervenire ovunque, non è una storia che nasce oggi, nasce per lo meno dalla Serbia, cioè dal ’99, continua con l’Iraq, con la Libia, senza contare le due aggressioni alla Somalia, una nel 2002 e l’altra attraverso l’Etiopia nel 2008 – 2009.
Chi finanzia i ribelli?
Li finanziano l’Arabia Saudita, la Francia, gli stessi Stati Uniti. Siccome utilizzano la loro potenza dietro lo schermo della moralità, il fatto che sia possibile che Assad abbia usato armi chimiche li costringe a intervenire, Obama aveva tracciato una linea rossa, ma chi lo autorizza a tracciare linee rosse in altri paesi? Gli americani hanno sfondato un principio di diritto internazionale che era valso fino a qualche decennio fa, della non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano. I diritti umani sono il grimaldello con cui in realtà intervengono dove vogliono e quando vogliono, anche perché non hanno più contraltare, la Russia non è più una superpotenza. Siamo costretti a rimpiangere tutto, anche la vecchia e cara Unione Sovietica, perché almeno faceva da muro alla poi potenza di costoro. La cosa curiosa, che in questa diciamo compagnia di gente molto morale, molto democratica, c’è l’Arabia Saudita che è nota per essere un Paese rispettoso dei diritti umani, soprattutto quelli delle donne, quindi già questo dice quale sia la vera situazione?
Gli inglesi hanno responsabilità enormi in Medio Oriente, se tu vai, per esempio, aTeheran senti dire morte agli inglesi, comprendono anche gli americani, ma in particolare gli inglesi, perché? Perché hanno fatto il bello e cattivo tempo per un secolo in quella regione, potenza coloniale come erano. Mi ricordo che il sindaco di Londra, Livingstone, molto amato dai sui cittadini, dopo gli attentati londinesi, di qualche anno fa (attribuiti a Al Qaeda, in realtà erano terroristi locali) disse “Sì, certo, gli attentati terroristi sono inaccettabili, però se gli arabi avessero fatto in Gran Bretagna quello che abbiamo fatto noi per un secolo nel mondo arabo io sarei un terrorista inglese“. Gli inglesi marciano di conserva con gli americani, si può anche capire per i legami, quello che non si capisce è la Francia, con queste sue idee di grandeur che abbiamo visto quanto valessero durante la seconda guerra mondiale, la linea Maginot aggirata in cinque giorni. Adesso che può agire liberamente siano socialisti, come Hollande, o conservatori come Sarkozy fa una politica di potenza.
In Libia è stata soprattutto la spinta francese a combinare il disastro, perché sparito Gheddafi si sono scatenate faide interne di tutti i tipi. Le armi di Gheddafi sono finite ovunque, poi i francesi sono intervenuti in Mali perché gli islamisti stavano conquistando il Mali e questo non gli andava bene perché il dittatore maliano era un loro alleato.
La superiorità tecnologica occidentale permette di tutto. Lo scandalo maggiore (non è argomento di questa conversazione) è l’Afghanistan, dove da 12 anni il segretario di stato americano John Kerry ha detto che dopo questa vicenda di Damasco, di questo quartiere, vedendo il padre che cercava di salvare i figli si è messo a piangere. Perché non piange per le migliaia di bambini e bambine uccisi in Afghanistan per a bombardamento dissennati della Nato, americani in testa, di cui noi peraltro italiani siamo complici!
Possibili sviluppi?
Se intervengono militarmente il rischio è che si scateni la terza guerra mondiale, perché credo che l’Iran, alleato della Siria, non resterà inerte, e anche la Russia non potrà rimanere ferma e comunque si incendia tutta la regione. Tutti questi interventi si sono sempre risolti in altri massacri, prendiamo l’Iraq, l’intervento americano ha causato direttamente o indirettamente tra i 650 mila e 750 mila morti! Il calcolo è stato fatto molto semplicemente da una rivista medica inglese che è andata a vedere i decessi durante l’epoca Saddam e i decessi durante il periodo dell’occupazione americana e quindi la cifra più o meno è questa. Quello che è peggio è che avendo squinternato questo paese si è scatenata una guerra tra sunniti e sciiti che causa centinaia di morti la settimana, di cui nessuno parla, perché intanto chi se ne frega! Ormai gli occupanti americani non ci sono più.
Quindi ogni intervento cosiddetto umanitario si risolve in una strage umanitaria. E’ quello che è successo quando intervennero gli americani e parte degli europei nella guerra Iraq – Iran. Gli iraniani stavano per conquistare Bassora che avrebbe voluto dire la caduta immediata di Saddam Hussen. Si disse che non si poteva permettere alle orde iraniane di entrare a Bassora, perché quelle degli altri sono sempre orde, che cosa ha causato questo intervento? La guerra che sarebbe finita nell’85 con un bilancio di mezzo milione di morti è finita tre anni dopo con un bilancio di un milione e mezzo di morti. Saddam Hussein che sarebbe caduto all’istante con la conquista di Bassora è rimasto in piedi pieno di armi fornite dagli Stati Uniti e dagli occidentali. Che cosa fa una rana con un grattacielo di armi sopra? La rovescia nel primo posto che gli capita, quindi Kuwait e quindi Prima Guerra del Golfo.
La storia dei missili intelligenti è grottesca. La prima volta che comparvero questi bombe chirurgiche, missili intelligenti, fu nella Prima Guerra del Golfo, nel ’90, ebbene questi missili intelligenti e bombe chirurgiche hanno fatto 166 mila morti civili, di 33 mila bambini, che non sono meno bambini dei nostri bambini. E’ un dato che continuo a ripetere, quando posso, è un dato accertato, perché è uscito da una fonte insospettabile, che è il Pentagono. E questi sono i missili intelligenti e gli interventi mirati? Non si può credere agli americani né sulle armi chimiche, perché c’è il precedente Iraq, e non si può credere ai missili mirati perché mirati non sono affatto.
L’intervento è illegittimo da tutti i punti di vista. C’è sempre la storia dei due pesi e due misure. In Egitto un governo eletto democraticamente è stato abbattuto dall’esercito finanziato dagli Stati Uniti da sempre, per cui c’è stato un colpo di Stato, ma lì si sta zitti, perché i Fratelli Musulmani non sono nostri amici, anche se non sono affatto estremisti. Secondo me nelle guerre civili bisognerebbe che fosse il verdetto del campo a decidere, a un certo punto se Assad è effettivamente detestato dalla sua popolazione prima o poi cade, deve essere il campo a decidere, ma qualunque intervento esterno in realtà non fa che aggravare e complicare la situazione. Perché poi gli uni portano le armi a quelli, gli altri a quelli altri e così via e la cosa si prolunga invece di finire in tempi ragionevoli.
Le uniche soluzioni lecite sono quelle diplomatiche, quando si possono fare, se non ci sono le due parti hanno diritto di battersi.Adesso non c’è neanche più il diritto di battersi. Io non so se in Siria abbia più ragione Assad a difendere il suo potere o gli altri a volerlo abbattere, è il campo che deve decidere, perché sennò si creano sempre situazioni totalmente provvisorie. È come la Bosnia, appunto, che può esplodere in ogni momento, perché è stata una soluzione totalmente artificiale, anche se questo è un altro discorso.”

SIRIA. LA LINGUA BIFORCUTA DELLA BONINO E GLI GNOCCOLONI IN PARLAMENTO

Fonte francescosantoianni.it di FRANCESCO SANTOIANNI 28 agosto, 2013 attualità

Sulla “soggezione” verso la Bonino del Movimento Cinque Stelle, (dove, forse, c’è ancora qualcuno che rimpiange non vederla Presidente della Repubblica), avevo già scritto ai tempi della prima “uscita pubblica” dei Parlamentari della Commissione Esteri. Credevo che, da allora, le cose fossero migliorate. Non è così.

E riparliamo, quindi, della Bonino e, sopratutto, di un avverbio da lei usato: “attivamente”.
Ecco un estratto del suo testo da lei letto, il 26 agosto 2013, al “Forum sulla politica estera”: .”… comunque, l’Italia non prenderebbe attivamente parte ad azioni militari contro la Siria deliberate al di fuori del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. Testo da lei riletto, il 27 agosto 2013, nella riunione su Egitto e Siria della “Commissioni affari esteri congiunte Senato e Camera” alla presenza, – ahinoi! – di deputati e senatori Cinque Stelle (che, ci auguriamo, avevano già avuto modo di documentarsi sulle posizioni espresse dalla Bonino il giorno prima).

Per tante “anime belle” che oggi discettano su Facebook, (e anche per qualche gnoccolone in Parlamento) questo comunicato evita il coinvolgimento dell’Italia nella guerra, vincolandoci all’OK del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nel quale siedono Russia e Cina, come è noto, contrari all’intervento.

Non è così.

La guerra alla Libia, ad esempio, è cominciata con un coinvolgimento “passivo” dell’Italia. Mica mandavamo, già dall’inizio, i nostri bombardieri e le nostre truppe. No. Ci limitavamo – “passivamente” – a mettere a disposizione della NATO, il nostro spazio aereo e le basi militari dislocate sul nostro territorio. Solo dopo un paio di giorni, quando si è visto che inglesi e francesi si stavano avventando sui pozzi di petrolio controllati dall’AGIP, il nostro intervento – ovviamente senza che nessun voto parlamentare lo decidesse – è diventato “attivo”. Stessa cosa per la (dimenticata) guerra al Mali.

Scaltrezze della diplomazia che sfuggono al candore dei parlamentari Cinque Stelle? Può essere. Ma almeno questi, davanti alle lacrime di coccodrillo della Bonino avrebbero pure potuto chiederle conto delle responsabilità del suo governo (al pari di quello che lo ha preceduto) nel fomentare la catastrofe siriana. Ad esempio: le sanzioni economiche (imposte anche dall’Italia nella illusione di scatenare per fame il popolo siriano); i tagliagole della Coalizione Nazionale Siriana riconosciuti dall’Italia “unici rappresentanti del popolo siriano”; l’appoggio italiano alla Turchia, testa di ponte dell’aggressione, alla Siria; lo scandaloso accoglimento alla Farnesina di Burhan Ghalioun, (il 22 luglio 2012, e cioè il giorno dopo che una autobomba a Damasco, rivendicata da una delle sue bande, aveva fatto 400 morti); l’invio in Siria di istruttori militari; il rifiuto del visto di ingresso a parlamentari siriani invitati da loro colleghi italiani….

E invece?

Invece, guardate un po’ cosa hanno detto i Parlamentari Cinque Stelle alla Bonino che sibilava velenosamente sulla “guerra di Assad contro il suo popolo (inclusi i gas)”. Tranne il breve ultimo intervento (il video non specifica di chi, ma voglio sperare che si tratti di una parlamentare Cinque Stelle) che si pone ovvie domande sui mandanti della strage chimica di questi giorni, tutto il resto è una sequela di inconcludenti banalità. Come l’auspicio della Conferenza “Ginevra 2” (che, nella dichiarata intenzione dei promotori, dovrebbe servire, prioritariamente, a cacciare Assad); o una sbalorditiva denuncia sulle “decisioni pilatesche dell’Europa”); o una surreale segnalazione su “trafficanti di esseri umani”.

Vedere per credere.

Ma, del resto, che dice sulla guerra alla Siria Beppe Grillo? Nulla. È vero, in “spalla”, sulla prima pagina di oggi del suo blog, a fianco all’ennesimo editoriale sulle malefatte del regime, c’è un bel contributo sulla Siria scritto da un giornalista, Mario Albanesi (il quale, comunque, incautamente scrive “non rimane che sperare sui deputati e senatori del Movimento 5 Stelle che in Terza e in Quarta Commissione di Camera e Senato possono far sentire la loro voce, anche se ben difficilmente poi sarà portata all’esterno.). Ma si tratta, appunto, di uno di tanti contributi che, al pari degli innumerevoli siti e pagine Facebook targati Cinquestelle non definiscono certo una linea politica, un impegno.

Perchè di questo ci sarebbe bisogno oggi. Di un impegno del Movimento Cinque Stelle contro la guerra alla Siria. Manifestazioni, cortei, flash mob, sit-in davanti le sedi RAI, le prefetture, il Parlamento.. qualunque cosa per arrestare questa nuova carneficina che si prospetta.

È disposto Grillo, in prima persona, il “suo” Movimento Cinque Stelle a questo impegno? O preferisce continuare a galleggiare sulla melma del disfacimento dei partiti sperando che questo lo premi alle prossime elezioni?
Che arriveranno troppo tardi. Quando la Siria – come l’Iraq, come la Libia – sarà stata distrutta.
Francesco Santoianni
Fonte: http://www.francescosantoianni.it
Link: http://www.francescosantoianni.it/wordpress/?p=969

L’ESCALATION DI UNA GUERRA IN SIRIA SERVE A COPRIRE UN CRIMINE DI GUERRA ?

corel
informationclearinghouse.info
WILLIAM BOWLES di 29/08/2013 attualità

Secondo le fonti, l’ambasciatore russo presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Vitaly Churkin, ha presentato delle prove esclusive – basate su documenti e su immagini di un satellite russo – di due razzi trasportanti prodotti chimici tossici, lanciati da Douma (1), controllata dai “ribelli” siriani e atterrati nel Ghuta orientale. Centinaia di “ribelli”, così come civili – tra cui i bambini finiti sulle copertine dei media occidentali – sono stati uccisi. La prova, dice la fonte russa, è definitiva.
Pepe Escobar (2)
È una notizia sconvolgente se vera, il fatto che sono stati due missili lanciati dai ribelli da un posto chiamato Douma nei sobborghi di Damasco, che è di certo sotto il controllo ribelle, a fare il danno. Non c’è da stupirsi che l’Impero che sta per fare una guerra vada nel panico se esce fuori che è stato davvero lo schieramento che sta armando e sostenendo a causare una tale orrenda perdita di vite!
Il folle desiderio di distruggere espresso da USA e GB potrebbe essere la ragione per la voglia di andare in guerra, in quanto (si spera) questo oscurerà e relegherà nel passato ciò che veramente è successo.
La minaccia di una guerra contro la Siria è un terribile e psicopatico diversivo, oltre che una reminescenza dei barbari, dal momento che non si fermeranno di fronte a nulla per raggiungere i loro obiettivi. A meno che non vengano fermati.
Se ciò che riporta Escobar (e anche l’altra fonte – vedi sotto) è davvero la verità, allora significa che i ribelli hanno veramente ucciso centinaia di persone, compresi i loro stessi soldati! Forse anche un migliaio o più. Non c’è da stupirsi che l’Occidente non voglia investigare! La squadra d’ispezione ONU non ha le competenze per cercare di scoprire il vero responsabile, solo se ci sia stato un qualche tipo di attacco chimico.
Tutte quelle stupidaggini sul fatto che “è troppo tardi, Assad si è liberato delle prove” o “avreste dovuto farci entrare prima”, sono solo una copertura. Quello che l’Occidente DEVE fare è cercare di coprirlo, come hanno fatto quando le migliaia di truppe irachene sono state schiacciate nelle loro trincee e sepolte vive.
Altre conferme
Di seguito, uno spezzone di un’intervista ad un attivista siriano che conferma quanto riportato da Pepe Escobar. È sul blog Boiling Frogs, ma bisogna pagare un’iscrizione per vedere l’intero video, che è un po’ una rottura. Mi piacerebbe vedere le immagini del satellite e qualsiasi informazione relativa.
Perché i russi non danno più spazio alle informazioni che dicono di avere?
QUESTO potrebbe fermare questa cosa della guerra sul nascere!

William Bowles
Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article36000.htm
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ROBERTA PAPALEO
1) http://en.wikipedia.org/wiki/Douma,_Syria
2) https://www.facebook.com/pepe.escobar.77377/posts/10151840247251678

SIRIA, LA DEMONIZZAZIONE PREVENTIVA

APTOPIX Mideast Syria
Fonte lospiffero.com DI DIEGO FUSARO 26/08/2013 attualità

L’opera di demonizzazione preventiva è sempre la stessa. La si ritrova, ugualmente modulata, su tutti i quotidiani e in tutte le trasmissioni televisive, di destra come di sinistra. In quanto totalitario, il sistema della manipolazione organizzata e dell’industria culturale occupa integralmente la destra, il centro e la sinistra. Il messaggio dev’essere uno solo, indiscutibile. Armi chimiche, armi di distruzione di massa, violazione dei diritti umani: con queste accuse, la Siria è oggi presentata mediaticamente come l’inferno in terra; per questa via, si prepara ideologicamente l’opinione pubblica alla necessità del bombardamento, naturalmente in nome dei diritti umani e della democrazia (la solita foglia di fico per occultare la natura imperialistica delle aggressioni statunitensi).
Alla demonizzazione preventiva come preambolo del “bombardamento etico” siamo abituati fin dall’inizio di questa “quarta guerra mondiale” (cfr. C. Preve, La quarta guerra mondiale, All’insegna del Veltro, Parma 2008). Successiva ai due conflitti mondiali e alla “guerra fredda”, la presente guerra mondiale si è aperta nel 1989 ed è di ordine geopolitico e culturale: è condotta dalla “monarchia universale” – uso quest’espressione, che è di Kant, per etichettare la forza uscita vincitrice dalla guerra fredda – contro the rest of the world, contro tutti i popoli e le nazioni che non siano disposti a sottomettersi al suo dominio.
Iraq 1991, Jugoslavia 1999, Afghanistan 2001, Iraq 2004, Libia 2011: queste le principali fasi della nuova guerra mondiale come folle progetto di sottomissione dell’intero pianeta alla potenza militare, culturale ed economica della monarchia universale.
La Siria è il prossimo obiettivo. L’apparato dell’industria culturale si è già mobilitato, diffamando in ogni modo lo Stato siriano, in modo da porre in essere, a livello di opinione pubblica, le condizioni per il necessario bombardamento umanitario. Il presidente statunitense Obama non perde occasione per presentare la Siria come il luogo del terrorismo e delle armi di distruzione di massa, in modo che l’opinione pubblica occidentale sia pronta al bombardamento del nemico.
La provincia italiana – colonia della monarchia universale – ripete urbi et orbi il messaggio ideologico promosso dall’impero. È uno spettacolo vergognoso, la prova lampante (se ancora ve ne fosse bisogno) della subalternità culturale, oltre che geopolitica, dell’Italia e dell’Europa alla potenza mondiale che delegittima come terrorista la benemerita resistenza dei popoli e degli Stati che non si piegano al suo barbaro dominio.
Il primo passo da compiere, per legittimare l’invasione imperialistica camuffata da interventismo umanitario, resta la reductio ad Hitlerum di chi è a capo degli Stati da invadere, non a caso detti rogue States, “Stati canaglia” (in una totale delegittimazione a priori della loro stessa esistenza): da Saddam Hussein a Gheddafi, da Chavez ad Ahmadinejad, la carnevalata è sempre la stessa. Vengono ridotti a nuovo Hitler e a nuovo nazismo tutte le forze che non si pieghino al nomos dell’economia di cui è alfiere la monarchia universale.
Del resto, l’invenzione mediatica di sempre nuovi Hitler sanguinari si rivela immancabilmente funzionale all’attivazione del “modello Hiroshima”, ossia del bombardamento legittimato come male necessario. Dove c’è un Hitler, lì deve esserci anche una nuova Hiroshima. L’ideologia della pax romana costituisce una costante del corso storico. Ogni impero qualifica come pace la propria guerra e delegittima come terrorismo e barbarie quella dei resistenti. Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant: il vecchio adagio di Tacito non è mai stato tanto attuale.
La reductio ad Hitlerum si accompagna pressoché sempre all’impiego ideologico del concetto di umanità come titolo volto a giustificare – come già sapeva Carl Schmitt (cfr. Il concetto del politico) – l’ampliamento imperialistico. La guerra che si autoproclama umanitaria serve non solo a glorificare se stessa, ma anche a delegittimare il nemico, a cui è negata in principio la qualità stessa di uomo. Contro un nemico ridotto a Hitler e a essere non umano, il conflitto può allora essere spinto fino al massimo grado di disumanità, in una completa neutralizzazione di ogni dispositivo inibitorio di una violenza chiamata a esercitarsi in forma illimitata. Vale la pena di leggere il profetico passo di Schmitt: «Un imperialismo fondato su basi economiche cercherà naturalmente di creare una situazione mondiale nella quale esso possa impiegare apertamente, nella misura che gli è necessaria, i suoi strumenti economici di potere, come restrizione dei crediti, blocco delle materie prime, svalutazione della valuta straniera e così via. Esso considererà come violenza extraeconomica il tentativo di un popolo o di un altro gruppo umano di sottrarsi agli effetti di questi metodi “pacifici”».
È questa l’essenza dell’odierna “quarta guerra mondiale”, puntualmente dichiarata contro i popoli che aspirano a sottrarsi all’imperialismo statunitense (e subito dichiarati terroristi, assassini, nemici dei diritti umani, “Stati canaglia”, ecc.).
In coerenza con la destoricizzazione tipica del nostro presente, l’epoca che si colloca sotto lo slogan dell’end of history, la dimensione storica viene sostituita, a livello di prestazione simbolica, ora dallo scontro religioso tra il Bene e il Male (identificati rispettivamente con l’Occidente a morfologia capitalistica e con le aree del pianeta che ancora resistono), ora dal canovaccio della commedia che, sempre uguale, viene impiegato per dare conto di quanto accade sullo scacchiere geopolitico: il popolo compattamente unito contro il dittatore sanguinario (Assad in Siria), il silenzio colpevole dell’Occidente, i dissidenti “buoni”, cui è riservato il diritto di parola, e, dulcis in fundo, l’intervento armato delle forze occidentali che donano la libertà al popolo e abbattono il dittatore mostrando con orgoglio al mondo intero il suo cadavere (Saddam Hussein, Gheddafi, ecc.).
Seguendo penosamente l’ideologia dominante, la sinistra italiana continua a rivelare, anche in questo, una subalternità culturale che farebbe ridere se non facesse piangere: da “L’Unità” a “Repubblica” l’allineamento con l’ideologia dominante è totale (ed è, per inciso, un’ulteriore prova a favore della tesi circa l’ormai avvenuta estinzione della dicotomia tra una destra e una sinistra perfettamente interscambiabili, composte da nietzscheani “ultimi uomini”). La parabola che porta dall’immenso Antonio Gramsci a Massimo D’Alema è sotto gli occhi di tutti e si commenta da sé.
Secondo questa patetica commedia, tutti i mali della società vengono imputati al feroce dittatore di turno (sempre identificato dal circo mediatico con il nuovo Hitler: da Saddam a Gheddafi, da Ahmadinejad a Chávez), che ancora non si è piegato alle sacre leggi di Monsieur le Capital; e, con movimento simmetrico, il popolo viene mediaticamente unificato come una sola forza che lotta per la propria libertà, ossia per la propria integrazione nel sistema della mondializzazione capitalistica.
Come se in Siria o a Cuba vi fossero solo dissidenti in attesa del bombardamento umanitario dell’Occidente! Come se la libertà coincidesse con la reificazione planetaria e con la violenza economica di marca capitalistica! Tra i molteplici esempi possibili, basti qui ricordare quello della blogger cubana Yoani Sánchez, ipocritamente presentata dal circo mediatico come se fosse l’unica voce autentica della Cuba castrista, la sola sostenitrice dell’unica libertà possibile (quella della società di mercato) dell’intera isola cubana!
L’aggressione imperialistica della monarchia universale può trionfalmente essere salutata come forma di interventismo umanitario, come gloriosa liberazione degli oppressi, essi stessi presentati come animati da un’unica passione politica: l’ingresso nel regime della produzione capitalistica e la sottomissione incondizionata alla monarchia universale.
La Siria, come si diceva, è uno dei prossimi obiettivi militari della monarchia universale. È, al momento, uno dei pochi Stati che ancora resistono alla loro annessione imperialistica all’ordine statunitense. E questo del tutto a prescindere dalla politica interna siriana, con tutti i suoi limiti lampanti, che nessuno si sogna di negare o anche solo di ridimensionare.
Con buona pace di Norberto Bobbio e di quanti, dopo di lui, si ostinano a legittimate le guerre “umanitarie” occidentali, la sola guerra legittima resta, oggi, quella di resistenza contro la barbarie imperialistica. Per questo, con buona pace del virtuoso coro politicamente corretto, addomesticato e gravido di ideologia, senza esitazioni occorre essere solidali con lo Stato siriano e con la sua eroica resistenza all’ormai prossima aggressione imperialistica.
La Siria, come Cuba e l’Iran, è uno Stato che resiste e che, così facendo, insegna anche a noi Occidentali che è possibile opporsi all’ordine globale che si pretende destinale e necessario. Diventa, allora, possibile sostenere degli Stati resistenti quanto Fenoglio, nel Partigiano Johnny, asseriva a proposito dei partigiani (anch’essi eroi della resistenza, come oggi i rogue States): “ecco l’importante: che ne restasse sempre uno”.

Diego Fusaro
Fonte: http://www.lospiffero.com
Link: http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/siria-la-demonizzazione-preventiva-12188.html

SIRIA, BUFALE E CONTROBUFALE. REPUBBLICA FA LA SOLITA FIGURA

corel
Fonte DI MIGUEL MARTINEZ
kelebeklerblog attualità
Quando Repubblica – o i media occidentali in generale – ci raccontano qualcosa della Siria, citano quasi sempre come fonte l’Osservatorio dei diritti umani in Siria, che suona come cosa assai seria e credibile.

L’Osservatorio consiste in un solo uomo. Un proprietario di un negozio di abbigliamento, ,tale Rami Abdulrahman che abita in un piccolo appartamento a Londra.

Noi abbiamo solo la sua parola, per credergli quando sostiene di dormire appena quattro ore e mezza la notte, perché è sempre collegato con i suoi innumerevoli informatori virtuali sul campo.

Di sicuro, sappiamo solo che ogni mattina produce un comunicato che dà ai giornalisti ciò che vogliono: numeri. Tanti, tanti numeri.

In realtà, esiste un altro siriano a Londra che sostiene di essere lui il fondatore dell’osservatorio, e che “Rami Abdulrahman” non esiste: dice che si tratterebbe di un certo Osama Ali Suleiman, che avrebbe rubato le password del sito, impossessandosene.

Insomma, quasi tutto ciò che il teledipendente medio sa della guerra civile siriana dipende dalla fede che i gestori dei media hanno in questo misterioso signore londinese.

Ora, l’Osservatorio/studiolo londinese è decisamente antigovernativo e schierato con i ribelli.

Poi, una volta su mille, Repubblica ci presenta una notizia che porta il lettore a schierarsi invece contro i ribelli. E quando lo fa, ricorre a una bufala, che adesso esploreremo nel dettaglio.

Leggiamo sul sito di Repubblica questo drammatico titolo:

Libano, le donne spedite in Siria
costrette a fare sesso con i combattenti
E siccome siamo in Italia, la notizia è preceduta da una sorta di cartellino che indica il sentimento che il Buon Lettore deve provare mentre legge la notizia:

DIGNITA’ OFFESE

Ecco il succo della notizia, riportata da Mauro Pompili:

“BEIRUT – Donne di conforto per gli uomini dei gruppi jihadisti che combattono in Siria. È questa una delle ultime tragiche novità che arriva dal fronte siriano. Decine, forse centinaia, di giovani donne, è sufficiente che abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età, sono reclutate in Tunisia e Somalia, trasportate clandestinamente in Siria e qui obbligate a concedersi ai miliziani che combattono le truppe di al-Assad per onorare il “jihad ennikah”, ovvero il “matrimonio con chi fa la guerra santa”.”

L’unica fonte citata è l’intervista che un certo Abou Koussay, “miliziano tunisino che ha combattuto ad Aleppo”, avrebbe rilasciato al quotidiano tunisino Assarih.

L’intervista esiste. Non sono riuscito a trovare l’originale (il sito di Assarih pare che sia attualmente inagibile a causa di hacker islamisti), ma da varie sintesi che compaiono su altri siti, ricostruisco che è stata rilasciata lo scorso 22 marzo: evidentemente il tempo che la notizia ci ha messo per arrivare da Tunisi a Beirut (come da misterioso incipit dell’articolo) e da lì all’orecchio di Mauro Pompili.

In questa intervista, che riguarda sostanzialmente la maniera pessima in cui i jihadisti tunisini vengono trattati dai loro compagni di avventura, si aggiunge che Abou Koussay

“ha anche confermato la presenza di 13 ragazze che si sono impegnate nel Jihad del Nikah, e chi le sovrintende non è altri che l’ex danzatrice della catena televisiva ‘’Ghinwa’’ nota come ‘’Oum Jaafer’’.”

Insomma, un’ex-velina ha organizzato un gruppo di amiche.

Mauro Pompili però allarga il discorso, introducendo una certa “Naada Gibrihil, portavoce di un’associazione di donne islamiche”. La grafia è assurda per chiunque abbia nozioni anche minime di arabo, ma persino cambiando il nome in qualcosa di più credibile (ad esempio “Nada Jibril”), non se ne trova traccia su Internet.

Comunque, da qui arriviamo alla vera e propria bufala:

“La fatwa assolve i miliziani e condanna le donne. L’abuso sulle donne è uno dei maggiori drammi in tutte le guerre. Per gli estremisti che stanno combattendo in Siria è, però, proprio il loro integralismo a complicare, almeno sul piano religioso, l’applicazione di questa pratica disumana. “La soluzione per loro è arrivata dall’Arabia Saudita, grazie allo Sceicco wahabita Mohammed al-Arifi – continua Naada Gibrihil – che ha fatto un appello per l’arruolamento delle donne per la jihad in Siria, e contemporaneamente ha emanato una fatwa (sentenza in materia di diritto religioso ndr) dal titolo: La jihad attraverso il matrimonio in Siria”. In questo modo dal punto di vista religioso è stata concessa liceità ai rapporti sessuali dei combattenti sul suolo siriano alla sola condizione che siano celibi o lontani dalle mogli.

Gli effetti devastanti della sentenza. Grazie alla fatwa possono contrarre un matrimonio della durata di un’ora, con donne non sposate o ripudiate. Soddisfatte le proprie necessità al miliziano sarà sufficiente ripetere per tre volta la formula rituale del ripudio per annullare le nozze. Così un altro combattente potrà sposare la stessa donna, e il gioco atroce si continuerà a ripetere. Per di più non è necessario che la donna acconsenta al matrimonio temporaneo”. Gli effetti di questa sentenza sono devastanti anche per tutte le donne delle zone di guerra. “Grazie alla stessa fatwa, si possono stuprare le donne siriane. Basta sposarle temporaneamente anche contro la loro volontà. Sappiamo poco dalla Siria, quel poco ci fa pensare a migliaia di donne che hanno subito questo stupro religiosamente lecito”.

Il “matrimonio a tempo”, zawâj al-muta’ah, è un curioso istituto, ammesso in alcuni ambienti sciiti, che permette una convivenza provvisoria, senza necessità di autorizzazione delle rispettive famiglie di origine. Secondo alcuni imam permette a una coppia di conoscersi e decidere se fondare su basi più permanenti il loro rapporti; ma può anche diventare una forma di prostituzione – anche se allo scadere del matrimonio, la donna non può risposarsi per due cicli mestruali, e quindi non ci si potrebbe certamente costruire su un’industria.

Da secoli i sunniti inveiscono contro questa usanza, simbolo dell’erotica perversione degli sciiti: la storia delle polemiche tra correnti islamiche è imbevuta sin dalle origini di accuse a sfondo sessuale di varia natura, in cui comunque gli “eretici” (e quindi gli sciiti) fanno sempre la figura dei libertini che non sanno far rigare dritto le donne.
corel
Ora, Mohammed al-Arifi, il predicatore saudita cui si attribuisce la fatwa, è un esaltato predicatore saudita, che vanta 3,5 milioni di seguaci su Twitter e 1,4 su Facebook – mai confondere islamismo estremista con tecnofobia.

Da anni, conduce una campagna rumorosa di istigazione alla violenza contro il governo siriano e – appena più indirettamente – contro gli sciiti.

Nel dicembre del 2012, la televisione libanese al-Jadid inizia a far girare l’immagine di un presunto tweet, attribuito al canale Twitter dell’e-predicatore:

Un falso evidente, vista che il numero di caratteri supera i 140 ammessi su Twitter. E comunque è stato smentito più volte dallo stesso predicatore.

Ora, è istruttivo seguire la diffusione del falso.

Innanzitutto, viene ripreso, senza particolare seguito, dalla TV iraniana, evidentemente interessata a screditare i nemici della Siria.

Contemporaneamente, lo riprendono, con ben altri intenti, i media neocon e islamofobi, a partire dal sito RadicalIslam.org, che appartiene al Clarion Fund, che come abbiamo visto è a sua volta un’emanazione dell’organizzazione sionista di destra, Aish Ha-Torah, quella che finanziò la diffusione di ben 28 milioni di DVD del film Obsession nelle case statunitensi.

Dal sito RadicalIslam.org, che possiamo dire di “destra”, la notizia passa a “sinistra”, quando la riprendono vari siti progressisti, da Salon a Alternet, questa volta presumibilmente in base al principio, “se qualcosa ferisce la dignità delle donne, deve essere vero”.

E così, il falso inizia a viaggiare per tre canali politici diversissimi – i sostenitori del laico governo siriano, i fallaciani antislamici e femministe e progressisti vari.

Perché dentro quei canali, scorre un’irresistibile onda di pettegolezzo erotico, in grado di travolgere anche i più potenti castelli dei predicatori fesbuchiani e tuitteranti.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebeklerblog.com
Link: http://kelebeklerblog.com/2013/07/16/siria-bufale-e-controbufale-repubblica-fa-la-solita-figura/
16.07.2013

L’Fbi spia anche il web, con il consenso dei giganti della Silicon Valley

corel
articolotre 7/06/2013 readazione attualità
Non solo telefonate. L’Fbi e la Nsa spiano anche il web, attraverso il programma segreto Prism.

Redazione– -7 giugno 2013- Dopo che ieri è stato reso noto, grazie ad un’inchiesta del Guardian, come l’intelligence statunitense si adoperi aa href=”http://www.articolotre.com/2013/06/usa-milioni-di-utenti-verizon-spiati-al-telefono/176747″> spiare e registrare le conversazioni di milioni di utenti di Verizon una delle maggiori compagnie telefoniche degli States, oggi un’altra ascia si abbatte sui metodi perseguiti dall’amministrazione Obama per prevenire il terrorismo.

I servizi segreti degli Usa, infatti, non si limiterebbero ai telefoni, ma amplierebbero i loro controlli anche al web, che si configura come un immenso bacino di informazioni dei cittadini. A rivelarlo, questa volta, è stato il Washington Post, il quale ha spiegato come l’Fbi e la Nsa (National Security Agency) siano in grado di analizzare dati che ufficialmente consentono di rintracciare e individuare soggetti sospettati di mettere a rischio la sicurezza nazionale attraverso un programma segreto, il “Prism”. Questo è entrato in vigore nel 2007, su richiesta dell’ex presidente George W.Bush. Barack Obama si è limitato a rifinirlo e potenziarlo, comunicandone l’esistenza e gli scopi a una ristretta cerchia di esponenti del Congresso.

Secondo le fonti citate dal Washington Post, Prism è stato uno tra gli strumenti più efficaci dell’anno scorso nella caccia e nell’individuazione di eventuali minacce. Utilizzatissimo durante la Primavera Araba e la crisi siriana, sarebbe in grado di offrire un aiuto agli agenti dei servizi, consentendo di effettuare ricerche e analisi sui sospettati. Tutto ciò, però, è possibile solo grazie al consenso dei giganti della Silicon Valley, Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, Aol, Skype, YouTube, Apple e PalTalk, che vi partecipano su ordine del governo federale.

Siria: Nuovo raid, aereo, israeliano su Damasco (video)

Siria, ultimo atto: l’interessante punto di vista di Giulietto Chiesa

corel
Coacuienzeinrete 05 Aprile Giulietto Chiesa 2013 attualità
Un fittissimo intrecciarsi di voli militari è in corso mentre il lettore sta scorrendo queste righe.
Si tratta di aerei di varia nazionalità, con sigle diverse dipinte sulle loro carlinghe, con equipaggi internazionali, in partenza da aeroporti che spaziano dalla Croazia, alla Turchia, dal Qatar, all’Arabia Saudita, dalla Giordania e da diversi altre basi della Nato. Il New York Times dello scorso 24 marzo parlava di voli che “fanno pensare ad un’operazione militare clandestina ben pianificata e coordinata”.

È in atto la preparazione di quella che è l’ultima fase, che potrebbe precedere l’attacco militare della Nato contro la Siria e produrre la caduta, con relativa uccisione, del “sanguinario dittatore” di turno.
Si tratta di un’operazione che comporta grosse spese, per migliaia di tonnellate di armamenti e munizioni, i cui destinatari sono i ribelli del cosiddetto Esercito Libero Siriano.

L’organizzatore fu l’«ex» David Petraeus, il che ci dice che Barack Obama non ce la raccontava giusta quando voleva far credere all’opinione pubblica occidentale che gli Stati Uniti non erano poi davvero molto interessati alla caduta di Bashar al-Assad. Anzi, quando affermava di essere preoccupato dell’eventualità che il crollo del regime di Damasco avrebbe potuto provocare l’inizio della frantumazione della Siria in una piccola galassia di faide sanguinose tra etnie, religioni, nazionalità già in ebollizione e pronte a vendicare i torti subiti negli ultimi quarant’anni.

Ma, a Washington, si ritiene ormai che sia meglio avere dei sunniti al governo di Damasco, piuttosto che degli sciiti alauiti. Ci sarà qualche sgozzamento di troppo, è vero, ma poiché l’obiettivo è quello di creare disordine e non di portare ordine, probabilmente sarà più funzionale questa soluzione. La quale creerà problemi anche per Israele, che si troverà ai confini un altro stato guidato da fanatici jihadisti. Ma Israele può essere accontentata in altro modo: con il via libera contro l’Iran. Anche i turchi potranno avere qualche problema dai curdi siriani, che vorranno unirsi ai curdi iracheni. Ma Recep Tayyip Erdoğan saprà come metterli a posto come meritano, gli uni e gli altri. Insomma la faccenda è stata infiocchettata a dovere. Resta solo da consegnarla al destinatario, che è il popolo siriano.

Siamo stati, negli ultimi mesi, spettatori di una commedia, il cui copione era di far credere che Washington fosse il moderatore dello scontro. Un po’ come accadde alla Libia di Gheddafi: martirizzata da Francia e Gran Bretagna, con – certo – il supporto logistico della flotta e dell’aviazione degli Stati Uniti, ma di malavoglia, con ritrosia, solo per ossequio verso alleati fin troppo aggressivi.

Ora è tutto chiaro. E’ in corso l’inizio dell’ultima fase. Che prevede una tattica lenta, non un blitzkrieg a breve scadenza. I comandi americani e Nato, in piena sintonia, hanno già calcolato che Bashar non è in condizione di resistere indefinitamente. Lo lasciano cuocere nel suo brodo, sempre più bollente. Circondato da ogni lato, con il solo afflusso (ma difficoltoso) di armi e uomini dall’Iran, sotto un embargo asfissiante. Con Israele anch’essa in posizione di apparente basso profilo, ma incaricato di controllare ogni movimento di mezzi e di uomini dal territorio libanese. La Giordania punto logistico cruciale assieme alla Turchia; l’Arabia Saudita e il Qatar in veste di emissari e finanziatori locali; basi Nato di transito e di stoccaggio nei diversi aeroporti turchi, ultima tappa prima della distribuzione alle formazioni armate che agiscono in territorio siriano.

E tutto questo mentre, in parallelo, i servizi segreti americani, britannici, francesi, turchi, sauditi, israeliani già agiscono con squadre di commandos, con specialisti in azioni terroristiche, nelle città siriane non ancora raggiunte dall’esercito di mercenari jihadisti.

False erano anche le notizie che lasciavano intendere la riluttanza americana a concedere armamenti più sofisticati e potenti. Adesso – riferisce esplicitamente il citato New York Times– si sta passando alla distribuzione di armi che permetteranno un corso “più letale” alla guerra civile.
Senza fretta, naturalmente. Poiché bisogna costruire, nel frattempo, le tappe politiche che serviranno ai giornalisti embedded di tutto l’Occidente a descrivere l’aggressione militare in termini di restaurazione della democrazia in Siria.

Nei giorni scorsi è stato insediato a Istanbul un governo siriano in esilio, composto di emigrati siriani in America e in Occidente. Immediatamente proclamato come “unico governo legittimo”, in attesa di essere trasferito nei nuovi uffici di Gaziantep, nelle immediate vicinanze della frontiera turco-siriana. Vi resterà fino a che le squadre armate della Nato avranno ricavato qualche nicchia relativamente sicura in territorio siriano, affinché i Quisling possano trasferirvisi e, da lì, cominciare a lanciare i proclami di vittoria.

A quanto si sa, questo progetto è stato illustrato recentemente a Roma in una conferenza per specialisti intitolata “United States, Europe, and the case of Syria”. Il luogo è stato il Centro di Studi Americani, il presidente del panel era Giuliano Amato, l’oratore principale era Frederic Hof, ambasciatore statunitense e fino a pochi mesi fa capo del team del Dipartimento di Stato impegnato sul “caso Siriano”.

Se Bashar al-Assad dovesse interporsi – ha spiegato Hof – il fatto stesso sarebbe considerato occasione per intervenire in difesa del “legittimo governo siriano”. Se non vorrà o potrà intervenire, allora si estenderà gradualmente la sua area fino ad arrivare a Damasco. A quel punto o Bashar scappa (sempre che riesca a farlo tra un attentato e l’altro; sempre che riesca a sfuggire ai generali felloni che, nel frattempo, saranno stati comprati a peso d’oro, o impauriti a morte per la sorte dei loro figli e parenti) e il governo degli occidentali viene installato a Damasco, oppure ci sarà la carneficina finale, operata dai tagliagole jihadisti dopo che i missili Cruise e i droni della Nato avranno raso al suolo le ultime infrastrutture difensive, i comandi militari e i sistemi di comunicazione.

Mosca, Pechino e Teheran, ciascuna per conto proprio, non potranno che prendere atto. Putin sta facendo i suoi conti e Xi Jinping non sarà da meno. Ma entrambi non potranno fare molto di più che protestare al Consiglio di Sicurezza per la violazione delle norme della Carta dell’Onu. E’ una questione di tattica, poiché strategicamente la battaglia è stata perduta. Teheran ha qualche preoccupazione in più. La sparizione di Bashar da Damasco sarà un altro segnale che la pressione sull’Iran è in crescendo. Il viaggio di Obama a Gerusalemme ha lasciato Netanyahu piuttosto soddisfatto. Conoscendo i suoi piani non c’è da stare tranquilli. L’ayatollah Khamenei, la Guida Suprema, nel suo ultimo discorso ha fatto l’elenco dei peggiori nemici dell’Iran, stabilendo un ordine molto chiaro e preciso: al primo posto gli Stati Uniti, poi la Gran Bretagna e la Francia. Israele è finito solo al quarto posto. Un downgrading che indica come a Teheran Barack Obama non sia tenuto in grande conto come premio Nobel per la Pace.

Quanto tempo ci vorrà per cancellare l’ultimo “stato canaglia” del Mediterraneo? Frederic Hof non lo ha rivelato. Forse non lo sa ancora nemmeno lui. Queste cose richiedono pazienza. Nel frattempo continua quella che un alto ufficiale Usa, che ha mantenuto l’anonimato, ha definito una “cascata di armamenti”. Un vero e proprio ponte aereo di preparazione alla guerra.
Con ogni probabilità toccherà al prossimo ministro degli Esteri il compito di portare in guerra anche l’Italia in questa ultima avventura “democratizzatrice”.

Articolo di Giulietto Chiesa

Fonte: http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/123540-siria-comincia-l%E2%80%99ultimo-atto,-di-giulietto-chiesa

CRISI ? QUALE CRISI ? COLPIAMO LA SIRIA !

UE: BILANCIO; NO INTESA, SI RINVIA VERTICE
Fonte Comedonchisciotte 20/03/2013 attualità
DI PEPE ESCOBAR
asiatimes.com

PARIGI – I capi degli stati e dei governi dell’Unione Europea (UE) si sono appena ritrovati a Bruxelles per il loro festival primaverile della moda, scusatemi, per il vertice politico-economico. Non si è visto il glamour di Gucci o Prada qui, bensì un banale e sartriano spettacolo a porte chiuse. Nessun cittadino fastidioso e rumoroso autorizzato, solo i Grandi dell’Universo (europeo). Tutto questo, dopo tre anni di orrenda crisi a turbare l’eurozona.

Benvenuti, ecco come funziona realmente la “democrazia” in Europa; tutte le decisioni più importanti di politica economica, pianificazione del budget, finanza, che riguardano direttamente 500 milioni di persone prevalentemente deluse (e milioni di disoccupati), vengono prese nella più confortevole oscurità.

L’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt, ora presidente del gruppo liberale al Parlamento Europeo, ha quantomeno avuto la decenza di sottolineare: “Né il Parlamento Europeo, né i parlamenti delle singole nazioni possono pronunciarsi sulle decisioni del Consiglio Europeo e della Commissione europea.”

Ebbene sì, rispetto al colosso europeo, il castello di Kafka non è che un parco giochi: è quindi d’obbligo una valutazione dei personaggi del cast.

Il Consiglio dei Ministri Europeo, altrimenti detto Consiglio Europeo, è composto dai capi degli stati e dei governi e si riunisce almeno due volte all’anno per discutere le priorità politiche dell’Unione Europea. Attualmente è presieduto dallo spettacolare e insignificante Herman Van Rompuy. Il Consiglio è composto dai ministri degli stati membri che hanno il compito di scegliere le leggi.

La Commissione Europea (EC) è composta da 27 commissari (eh si, reminiscenze della cara, vecchia URSS), che sono il potere esecutivo dell’ UE e sono eletti dal Parlamento Europeo.

Il Parlamento Europeo viene eletto ogni cinque anni dai cittadini dell’UE (la maggior parte dei quali semplicemente non si preoccupa di votare). Il suo potere legislativo è condiviso con il Consiglio dei Ministri.

C’è poi la Banca Centrale Europea (BCE) che (malamente) gestisce l’Euro.

Benvenuti nell’era dell’ “autocrazia post-democratica

Tutti questi Grandi dell’Universo (europeo) hanno avuto tre anni per contenere il fuoco dell’eurozona. Fino ad ora il bilancio è di sette paesi dell’eurozona in profonda recessione e nove paesi stagnanti.

Durante la sfilata di moda, scusate, il vertice, si è discusso molto di “policy-mix” (combinazione di politica monetaria e politica fiscale, n.d.t.), che nel gergo dell’ UE significa stimolare la domanda nei paesi che stanno andando leggermente meglio di altri. Si è inoltre discusso molto sul “two-pack” e sul”six-pack”. No, non c’entrano con le confezioni di birra. O con le ultime novità del mondo del fitness. Somigliano più ad una variante del Monopoli.

Tutto inizia con l’intervento della Germania per “salvare”, diciamo così, i PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), fianco a fianco con la Francia, ancora sotto Re Sarkò Primo (l’ex presidente Nicolas Sarkozy); essi decisero che un gruppo di tecnocrati, della Commissione Europea o dell’ Eurogruppo (i ministri della finanza dell’eurozona), sarebbero stati incaricati delle politiche economiche e della pianificazione del budget.

Prima fu il turno del “six-pack”, gli stati dovettero firmare un losco miscuglio chiamato Trattato sulla Stabilità, sul Coordinamento e sulla Governance, all’ insegna del “non fare nulla di strano senza prima aver informato tutti gli altri”.

Poi fu il turno del cosiddetto “two-packs”, adottato la scorsa settimana dal Parlamento Europeo; due regole per cui gli stati sono obbligati a presentare le loro stime di budget alla Commissione Europea prima ancora di averle presentate ai parlamenti nazionali. In ultimo, le “democrazie” europee ora hanno potere decisionale pari a zero sulle politiche di Bruxelles. I poteri principali sono in mano ad un’ambigua troika formata dal Consiglio Europeo, l’Eurogruppo e la Commissione Europea. Per non menzionare la totale opacità della Banca Centrale Europea.

Queste persone hanno il coraggio di criticare il Congresso Nazionale del Popolo Cinese.

Per gli addetti interni però, tutto va alla grande e nel migliore dei modi. Olli Rehn, Commissario Europeo per gli affari economici e monetari, ha dichiarato con un’espressione seria che “se il six-pack ed il two-pack fossero stati in vigore quando l’Euro è stato messo sul mercato, non avremmo mai raggiunto una crisi di questa portata.” Allora perché nessuno dei tecnocrati di Bruxelles, con i loro grassi salari a vita, ci ha pensato prima?

Dal lato opposto del divisorio, Daniel Cohn-Bendit, in passato l’eroico Dany Le Rouge attuale co-presidente dei Greens al Parlamento Europeo, si riferisce a questo racket chiamandolo “austerity tecnocratico”. Ancor meglio, il grande filosofo tedesco nonché federalista europeo certificato Jurgen Habermas raddoppia parlando di “autocrazia post-democratica”.

Da Parigi alla Scandinavia si sentono lamentele che riflettono l’angoscia per la caduta dell’Unione Europea in un buco nero. Basta scendere in strada e ascoltare il rumore per capire da che parte tira il vento: populismo (come nelle recenti elezioni italiane) e fascismo (in Danimarca, ad esempio, un nuovo sondaggio mostra che il Partito Popolare DF di estrema destra, contro l’immigrazione e anti-euro, è già diventato più popolare della coalizione di centro-sinistra attualmente al potere, notizia terribile per il primo ministro in carica Helle Thorning-Schmidt).

Nell’affrontare quest’ Armagheddon la Commissione Europea infestata di tecnocrati potrebbe concludere che sia necessario “re-introdurre la gente nel meccanismo”. Ma non lo farà; il meccanismo sta già avanzando senza controllo.

Radunate i soliti Kalashnikov
Come sempre l’Unione Europea, sfrutterà ogni possibilità per rendere tutto ancor più patetico. Così dal nulla, proprio nel mezzo della sfilata di moda primaverile, scusate, del vertice del Consiglio Europeo, irrompono il Primo Ministro inglese David Cameron e il presidente francese Francois Hollande.

A cosa ambisce questo ritorno di Napoleone con il Duca di Wellington? Niente meno che ad un’offensiva anglo-francese per silurare l’embargo europeo delle armi già concordato ed armare completamente i “ribelli” siriani.

Alcuni rappresentanti degli stati membri sono realmente caduti dalle loro sedie. Ci è voluta la Iron Fraulein nonché cancelliera tedesca Angela Merkel con un secco “NEIN”, che significa “il solo fatto che due membri abbiano cambiato idea non vuol dire che gli altri 25 debbano seguirli”.

Persino Catherine Ashton, l’incredibilmente mediocre Alto Rappresentante in carica per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, è venuta a conoscenza delle marachelle di David e Francois di Arabia solo leggendo i giornali, questo fa notare quanto sia “democratica” l’UE.

Quando è riuscita a farsi coraggio, ha detto al vertice che il risultato finale sarebbe una corsa alle armi in Siria. Quindi vincerebbe l’Iran. Ancora una volta la Ashton si è sbagliata, il Qatar e l’Arabia Saudita stanno già vincendo la loro corsa alle armi.

Il fatto è che nemmeno Cameron, fedele al suo personaggio, sapeva di cosa stesse parlando: “Non sto dicendo che il Regno Unito vorrebbe rifornire i ribelli di armi. Vogliamo lavorare con loro ed essere sicuri che stiano facendo la cosa giusta.”

Così ora tutti si stanno confrontando con la possibilità, per altro piuttosto probabile, che Parigi e Londra, ancora una volta, ignorino le linee politiche dell’UE, di cui tra l’altro fanno parte, e comincino a fare “la cosa giusta” armando allegramente entro maggio o giugno i “ribelli” siriani, inclusi jihadisti salafiti sullo stile di al-Qaeda. Esattamente ciò che Parigi e Londra fecero nel caso della Libia, nel 2011. Esattamente ciò che ha fatto recentemente la Tempesta del Deserto Hollande, supportato da David d’Arabia, con l’invasione del Mali.

Per David e Francois, il resto dell’UE non è che un gruppetto di pappemolli. Crisi? Quale crisi? La crisi è roba da idioti. Fare il Liberatore è molto più divertente.

Pepe Escobar è l’autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007) e Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge. His new book, just out, is Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009).

Fonte: http://www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MID-03-180313.html
18.03.2013

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