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Sanità in Piemonte: bene comune e interesse privato il tentativo di privatizzazione

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Fonte articolotre Vito D’Ambrosio- 13 maggio 2013-
Dopo le dismissioni prima dell’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte Ferrero che è sotto processo per collusioni con l’andrangheta. poi finito il mandato dell Assessore Monferrino ex dirigente Fiat che molti si son chiesti cosa c’entrasse con la sanità, adesso l’incarico è passato a Cavallera.

C’è da sottolineare un altra frottola che ci han sempre raccontato cioè che la Sanità Italiana avesse dei costi insostenibili in realtà costa di meno rispetto alla media europea”. Ed è un sentire comune che alcuni economisti anche d’oltre oceano stanno radicalmente denunciando come non veritiero. Restando in Italia,secondo uno studio del CEIS (Centre for Economic and International Studies) dell’Università di Tor Vergata a Roma, raccontato dal sito http://www.quotidianosanita.it,link file:///C:/Users/Administrator/Downloads/www.quotidianosanita.it apprendiamo che “A parità di potere d’acquisto, scopriamo che per la sanità lo Stato e le Regioni, spendono per ogni italiano un quarto in meno (esattamente – 25,9%) di quanto spendono la Germania e la Francia e gli altri tre Paesi dell’Europa a 6 (Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi)
Nonostante che si sia evitato il taglio degli immobili strategici della Sanità . e ci sia la possibilità di vendere quelli che non lo sono per recuperare soldi cmq che vanno ai servizi sanitari ci sono altri due problemi.
Ma sembra che attraverso altri escamotage la Sanità vada verso la privatizzazione.
per il fatto dei tagli alle manutenzioni straordinarie agli ospedali è l’altro grande problema”. Finirà che non funzioneranno più e che ci sarà una vera e propria emergenza a livello d’impiantistica e di struttura.
Poi c’è un secondo problema come sottolinea Il dottor Antonio Macrì, segretario del Circolo Salute PD, racconta che anche i studiosi della Bocconi confermano i dati precedenti. Nel loro rapporto si sottolinea che il rischio di una sanità fai da te è molto alto. “In Italia, cita Macrì, il numero delle ‘badanti’è superiore al numero degli addetti ospedalieri: 774 mila contro 646 mila e che i fondi destinati a coprire i costi dell’assistenanza privata da parte dei comuni è sempre minore.[/b
]E poi ci sono i [b]ticket sanitari alle stelle con la conseguente diminuzione delle prestazioni . Soldi, almeno per il Piemonte, non più richiesti in relazione al reddito “ma al tipo di prestazione” e anche questo è un passo verso la dismissione del sistema pubblico e “universalistico”.

[b]articolo completo [/b ] http://www.articolotre.com/2013/05/sani … ato/169471

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Sanità in Piemonte: bene comune e interesse privato

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Fonte Articolotre Vito D’Ambrosio- 13 maggio 2013- attualità Definitivamente archiviata l’epopea dell’assessore alla Sanità piemontese, Paolo Monferrino, il problema della sanità pubblica regionale resta comunque aperto.

Il neo eletto assessore Ugo Cavallera sembra essere un politico più predisposto al dialogo ed alla mediazione. Ma il futuro della sanità piemontese continua essere incerto. L’iter delle cosiddette ‘Federazioni’, strumento voluto dal presidente Cota ed irrinunciabile base sulla quale costruire il progetto di riforma del precedente assessore per armonizzare le spese in sanità, sembra essere definitivamente accantonato. Così anche il piano di dismissioni delle ‘emodinamiche’ sembra in fase di rivisitazione. Ma la questione di fondo sul come la sanità nazionale, e dunque anche quella piemontese, debba e possa continuare essere un servizio pubblico di qualità per tutti i cittadini non pare ancora risolta.

Anche il Fondo Immobiliare Sanitario, che prevedeva la creazione di una società mista pubblico – privato (66% ai primi e il restante ai secondi) con il compito di alienare gli immobili della sanità per coprire i dissesti del comparto sanitario, con il bel risultato di aggiungere alle spese correnti della sanità anche gli affitti, “Non decollerà: forse più per ragioni interne alla Giunta che per la grande quantità di critiche sollevate”.

Almeno così spiega Eleonora Artesio che di quell’assessorato conosce tutto le pieghe e le piaghe. Del resto, argomenta Artesio, anche “dall’amministrazione centrale, dalla Corte dei Conti, c’è stato un ‘no’. Il Fondo Immobiliare Sanitario non può essere usato per le spese correnti”. Tradotto significa che si possono vendere degli immobili, ancorché non strategici per il servizio che si deve svolgere e, comunque, i guadagni devono essere utilizzati per investimenti e non per pagare le spese correnti ovvero: stipendi, manutenzione ordinaria, mense, materiale di consumo: insomma il quotidiano.

Il tema è di quelli scottanti.

La Sanità rappresenta l’80% del bilancio regionale. Sono milioni di euro. Sono l’appetito di molte lobby e di molti potentati. Dice Giulio Fornero, già direttore generale dell’Aslto2 ed attuale dirigente in sanità: “Non ringrazieremo mai abbastanza forze dell’ordine e magistratura per aver portato alla luce il tentativo di infiltrazione mafiosa in sanità”. Infatti con l’inchiesta ‘Minotauro’ che ha portato alle dimissioni l’ex assessora Caterina Ferrero si è aperto uno scenario di inquinamento della vita pubblica piemontese di proporzioni inquietanti. Un tema, quello delle infiltrazioni mafiose mai troppo sollecitato. Aggiunge Fornero che i “Tagli alle manutenzioni straordinarie agli ospedali è l’altro grande problema”. Finirà che non funzioneranno più e che ci sarà una vera e propria emergenza a livello d’impiantistica e di struttura. E anche questo è un aspetto che allontana le persone dal pubblico. Un ospedale fatiscente è l’anticamera per perdere la fiducia nel sistema anche a fronte di personale motivato e capace.

Tutto questo sembra essere un disegno per screditare il pubblico e per chiedere a gran voce l’intervento salvifico del privato. Attività di discredito per altro iniziata dall’ormai ex ministro senza portafoglio per la pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta e che ancora non ha trovato fine. Come se il pubblico non fosse in grado di gestire o costasse troppo per il semplice fatto che è pubblico. Ancora Artesio a questo proposito: “Si dice da più parti che il Servizio Sanitario nazionale e regionale costa troppo. Questa affermazione è l’esito di un orientamento politico dominante rispetto l’idea che si insostenibile. Ma la verità è che la sanità italiana costa di meno rispetto alla media europea”. Ed è un sentire comune che alcuni economisti anche d’oltre oceano stanno radicalmente denunciando come non veritiero. Restando in Italia,secondo uno studio del CEIS (Centre for Economic and International Studies) dell’Università di Tor Vergata a Roma, raccontato dal sito http://www.quotidianosanita.it, apprendiamo che “A parità di potere d’acquisto, scopriamo che per la sanità lo Stato e le Regioni, spendono per ogni italiano un quarto in meno (esattamente – 25,9%) di quanto spendono la Germania e la Francia e gli altri tre Paesi dell’Europa a 6 (Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi). E la stesso accade anche se prendiamo in considerazione la spesa privata (in questo caso il gap è del 26,1% in meno)”. Commenta amaramente Eleonora Artesio che queste semplificazioni “Condurranno alla modificazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) verso una loro riduzione. Un ulteriore passaggio verso la privatizzazione e i cosiddetti doppi binari della sanità”.

Il dottor Antonio Macrì, segretario del Circolo Salute PD, racconta che anche i studiosi della Bocconi confermano i dati precedenti. Nel loro rapporto si sottolinea che il rischio di una sanità fai da te è molto alto. “In Italia, cita Macrì, il numero delle ‘badanti’è superiore al numero degli addetti ospedalieri: 774 mila contro 646 mila”. Siamo all’assistenza fai da te. Ma fa riflettere anche la diminuzione delle prestazioni che sembra essere la diretta conseguenza all’impennata dei ‘ticket’ sanitari per ogni prestazione. Soldi, almeno per il Piemonte, non più richiesti in relazione al reddito “ma al tipo di prestazione” e anche questo è un passo verso la dismissione del sistema pubblico e “universalistico”.

Bene ha fatto la Federazione del PdCI (Partito dei Comunisti Italiani) riunire intorno ad un tavolo persone, che pur appartenendo al variegato mondo della sinistra, hanno cultura politica diversa: da Rossana Beccarelli del Comitato 21marzo a Monica Cerutti consigliera regionale di SEL; da Eleonora Artesio consigliera regionale della Federazione della Sinistra a Antonio Macrì, segretario del Circolo Salute del PD; da Gabriele Gallone segretario ANAAO ASSOMED Piemonte a Giulio Fornero dirigente medico ed esperto in politiche sanitarie. Il loro comune denominatore è parso essere una conoscenza del sistema e una idea diffusa e condivisa della sanità pubblica quale bene prezioso della collettività.

Alla cascina Marchesa a Torino, in corso Vercelli, in una domenica di sole si è parlato di questo. Di come salvare un sistema importante ed utile per il benessere fisico, sociale ed economico della collettività. Perché sanità e welfare sono anche un fattore di sviluppo economico.

Eventi come questo si spera che non di fatto sporadico si tratti. È necessario che si creino occasioni di approfondimento e conoscenza che non possono trovare spazio negli organi d’informazione solo nella contingenza delle cattive notizie: mala sanità, liste d’attesa o peggio con pratiche illecite. Certo si può sottolineare la scarsa presenza di pubblico all’iniziativa dei ‘Comunisti Italiani’. Certo si può dire che il livello di ragionamento era più rivolto agli addetti ai lavori. Varie le motivazioni per stigmatizzare la non folta partecipazione dei cittadini. Ma vale la regola che occorra perseverare nel costruire occasione di conoscenza forti, quando ci sono e qui ci sono, in ballo l’interesse collettivo e la salvaguardia di una idea universalistica del servizio pubblico.

Del resto non è proprio nell’occasione dell’annunciata dismissione del reparto di emodinamica dell’ospedale San Luigi di Rivalta che ben 35 mila cittadini hanno aderito alla protesta firmando la petizione dei medici e ospedalieri per far sentire la propria voce di dissenso?

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