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Rottamiamo le regioni (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 13/03/2014 Marco Travaglio attualità

Una volta tanto, anche un gran rabdomante della pancia popolare come Beppe Grillo, che sa intercettare come pochi gli umori (non sempre profumatissimi) che salgono dalla “gente”, ha preso una cantonata. Il post dell’altro giorno sul suo blog, dedicato al nuovo fronte di guerra contro l’unita nazionale in nome di imprecisate “macroregioni” (non se ne sentiva parlare dai tempi di quel mattacchione di Gianfranco Miglio), o addirittura del ritorno alla Repubblica di Venezia e al Regno delle Due Sicilie (già allertati gli eredi dei Dogi e di Franceschiello), ha seminato più sconcerto e sarcasmo che interesse e apprezzamento. E, se lo scopo era quello di svuotare definitivamente il serbatoio ormai semivuoto della fu Lega Nord in vista delle elezioni europee, ha mancato clamorosamente l’obiettivo. Perché ormai del federalismo o del secessionismo non frega più nulla a nessuno. Neanche ai leghisti superstiti. Il mito del decentramento e delle autonomie locali, viste come panacea di tutti i mali d’Italia in quanto “più vicine” ai cittadini e quindi “più controllabili” dello Stato centrale è andato a farsi benedire da un bel po’: da quando gli scandali della malasanità (gli ospedali sono la principale competenza delle regioni) e delle ruberie sui rimborsi dei gruppi consiliari hanno messo in mutande (non solo verdi) le classi dirigenti regionali, facendo rimpiangere quella di Roma ladrona (che peraltro, dal Comune alla Regione Lazio, non s’è fatta mancare nulla). La più antica istituzione autonomista d’Italia è lo statuto speciale siciliano, con i risultati che tutti conoscono: una pletora di dipendenti di cui s’è perso financo il conto, spese incontrollabili, scandali di ogni genere e uno stuolo di presidenti condannati per ruberie e mafierie assortite. Un altro statuto speciale – forse l’unico che avrebbe un senso per la presenza di vere minoranze etnico-linguistiche – s’è appena aggiudicato il record nazionale della vergogna con consiglieri bolzanini del Freiheitlichen (gli indipendentisti tedeschi duri e puri) che si fanno rimborsare dai contribuenti persino 65 euro per un vibratore e altri utensili da sexy shop. E superano anche nel ridicolo, oltreché nello scandalo, le mutande verdi del piemontese Cota, le Red Bull del lumbard Trota, le aragoste e le amanti a pie’ di lista della giunta abruzzese di Chiodi (che vanta pure un “assessore al Termalismo” talmente dedito alla causa da spendere 550 euro per un weekend con la moglie all’Hotel Victoria Terme di Tivoli, utilissimo per “incontri prodromici all’attività termale in Abruzzo”, vagli a spiegare che Tivoli è in provincia di Roma, cioè nel Lazio). E ora, dopo vent’anni buttati a blaterare di “grandi riforme” inutili o dannose – dal premierato forte (che in realtà andrebbe un po’ indebolito, visti i danni che fanno i premier) alla separazione delle carriere di pm e giudici (e non di quelle fra politici e ladri) – anche un altro fiutatore di umori popolari come Renzi non trova di meglio che trasformare il Senato in Camera delle Regioni, mentre ignora la rabbia della gente per Rimborsopoli, infatti si tiene al governo le Barracciu, i De Caro e i De Filippo inquisiti proprio per quegli scandali. Nessuno osa ricordare che gli Usa hanno due Camere e non hanno mai avvertito l’esigenza di cancellarne una (anziché abolire il Senato, dovremmo dimezzare il numero e gli stipendi dei parlamentari, riducendo i costi a un quarto). Per il lodo Alfano (la porcata più porca della storia dei porcili) e la legge Fornero, il governo, la Camera, il Senato e il Colle impiegarono rispettivamente 20 e 16 giorni, mentre per l’Anticorruzione (peraltro seminulla) ne occorsero 1456: il vero guaio non è il bicameralismo perfetto, sono i partiti. E l’Italia non ha bisogno di più leggi, semmai di abrogarne qualche migliaio. L’idea poi di trasformare il Senato in un’ammucchiata di consiglieri regionali è quanto di più vecchio si possa immaginare: i consiglieri regionali vanno aboliti insieme alle regioni, e naturalmente alle province. È questa la vera, grande riforma. Infatti non ci pensa nessuno.

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Regioni, scelti i grandi elettori per il Colle Indagati, imputati, condannati sono il 20%.

corelDa ilfattoquotidiano.it del 04/011/2013.attuallità

Tra i 58 delegati regionali che si presenteranno a Montecitorio, 13 hanno almeno un’inchiesta a carico.
Da Maroni e Scopelliti al valdostano Rollandin, non solo peculato. Tutti i guai degli elettori “locali”.

In Parlamento non ci sono più Dell’Utri e Cosentino ma le Regioni scelgono tra i 58 “grandi elettori” imputati, indagati e condannati. Da Maroni a Scopelliti passando per il valdostano Rollandin. I reati contestati? Dal peculato al falso fino ai reati ambientali.Il Parlamento non è pulito, ma certamente meno sporco della scorsa legislatura. Ma ci pensano le Regioni a individuare rappresentanti che hanno ancora problemi con la giustizia. Sul totale di 1007 componenti delle Camere riunite in sede comune saranno 50 i grandi elettoricondannati, prescritti, indagati o sotto processo. La proporzione è di poco inferiore al 5 per cento. Ma tra i 58 delegati regionali che si presenteranno a Montecitorio, 13 hanno almeno un’inchiesta a proprio carico: uno su 5 ha conti in sospeso con i tribunali. Per l’esattezza 13 su 58 (per inciso le donne sono appena 5 su 58, neanche il 10%). Se, insomma, si andrà davvero verso il Senato delle regioni che da più parti viene visto come il superamento del bicameralismo perfetto (presunta fonte di tutti i problemi), la scelta della classe dirigente dai territori avrà forse bisogno di un tagliando.

I parlamentari
Alla Camera e al Senato i nomi degli “impresentabili” sono noti. Viene facile iniziare da Silvio Berlusconi (l’elenco dei processi, delle condanne in primo grado e delle prescrizioni sarebbe lungo), ma c’è anche Raffaele Fitto (condannato in primo grado a 4 anni per corruzione). Giulio Tremonti è uno degli ultimi parlamentari, in ordine cronologico, il cui nome è finito nel registro degli indagati (concorso in finanziamento illecito). Maria Gullo (Pd) è stata la deputata che ha “inaugurato” il nuovo Parlamento con il primo avviso di garanzia di questa legislatura. L’onorevole Pdl Antonio Angelucci, editore di Libero, è accusato per associazione a delinquere, truffa e falso. L’ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro deve rispondere di associazione camorristica e fu autista di Raffaele Cutolo. Difficile dimenticare Roberto Formigoni, ex presidente al Pirellone e ora al Senato, accusato per le inchieste sulla sanità lombarda con varie accuse tra cui la corruzione. Denis Verdini, una delle figure più vicine al Cavaliere, è indagato per bancarotta fraudolenta e associazione per delinquere (affaire Credito cooperativo fiorentino), concorso in corruzione (appalti G8), truffa allo Stato (da editore del Giornale di Toscana), associazione per delinquere (P3). Rinviato a giudizio assieme a Marcello Dell’Utri per bancarotta e truffa. Dell’Utri, Nicola Cosentino e Vladimiro Crisafulli (Pd), sono stati i nomi “eccellenti” espunti dalle liste elettorali, ma che non sono stati sufficienti a ripulire le Camere.

I presidenti di Regione
La densità di guai giudiziari aumenta tra i delegati regionali. Dalla Valle D’Aosta ci sarà il presidente della Regione Augusto Rollandin (Union Valdotaine) condannato per abuso d’ufficiocon sentenza definitiva negli anni Novanta per favoreggiamenti in appalti. Si è potuto poi ricandidare grazie all’estinzione di pene accessorie della condanna, tra le quali l’interdizione dai pubblici uffici. Pregiudicato è anche Roberto Maroni (Lega Nord), presidente della Regione Lombardia: si tratta della “nota” sentenza per resistenza a pubblico ufficiale.

Il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti (Pdl) si porta dietro l’eredità del periodo in cui era il sindaco di Reggio Calabria. E’ stato già condannato per omissioni in atti d’ufficio in appello per non aver vigilato sullo smaltimento del percolato della discarica. E’ invece a processo per abuso d’ufficio e falso per un’altra vicenda che riguarda “autoliquidazioni” che avrebbe eseguito una dirigente del settore Bilancio e che avrebbe provocato un consistente buco in bilancio. Gianni Chiodi (Pdl) guida la Regione Abruzzo è invece sotto processo per crollo colposo: i pm lo accusano dopo la frana di una discarica quando era sindaco di Teramo.

Il presidente della Sardegna Ugo Cappellacci (Pdl) è imputato di abuso d’ufficio nell’affaire sugli impianti eolici, mentre è già a giudizio per bancarotta di una società, di cui era presidente, fallita nel 2010 con un rosso di 2 milioni di euro. Il presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani (Pd) è stato assolto in primo grado dall’accusa di falso ideologico, ma la Procura ha fatto ricorso: l’accusa è di aver dato informazioni fuorvianti al pm che stava indagando sui contributi concessi dalla Regione alla cooperativa Terremerse, presieduta Giovanni. Indagato (e lo rivelò lui stesso) è anche il presidente della Toscana Enrico Rossi (Pd) cui viene contestato il falso ideologico perché quando era assessore alla Sanità della Regione sarebbe stato a conoscenza della voragine nel bilancio dell’Asl di Massa Carrara. Il vicepresidente del Friuli Luca Ciriani è stato invece rinviato a giudizio per il disboscamento della Val Rosandra (in provincia di Trieste). Dovrà rispondere con altre 4 persone, di deturpamento di bellezze naturali per un presunto danno ambientale all’alveo di un torrente in area protetta.

I consiglieri regionali
Tra i 1007 grandi elettori ci sarà anche Luigi Morgillo (Pdl, Liguria) che deve rispondere dipeculato. I pm lo accusano di aver infilato nei rimborsi istituzionali il prezzo di una camera d’albergo per moglie e figlia al grand hotel di Aqui. Il peculato viene contestato a Raffaele Cattaneo (Pdl, Lombardia), presidente del consiglio regionale della Lombardia, coinvolto nell’inchiesta sullo scandalo rimborsi della passata consiliatura: in caso di condanna in primo grado – ha giurato l’ex assessore – si dimetterà. Il suo omologo del Lazio Mario Abbruzzese(Pdl) è indagato per abuso d’ufficio perché secondo i pubblici ministeri non sono state legittime le procedure che hanno portato alla proroga dell’incarico di segretario generale del consiglio. Giacomo Bugaro (Pdl, Marche) è imputato per violazioni di norme paesaggistiche per un presunto abuso edilizio dopo l’inchiesta della Procura di Ancona su un invaso d’acqua e un casottino che il consigliere usava per tirare alle papere.

Dall’Umbria, infine, Eros Brega (Pd), presidente del consiglio regionale, sotto processo per peculato e concussione. Il primo reato è stato contestato in relazione alla gestione – dal 2001 al 2006 – degli Eventi Valentiniani, cioè la festa di San Valentino a Terni. La concussione sarebbe relativa a un episodio circoscritto: avrebbe chiesto a un ufficiale della polizia penitenziaria, durante una visita in carcere, di fargli incontrare un ex direttore della Confcommercio locale arrestato e poi condannato con patteggiamento a tre anni per estorsione. Alla fine del 2012 si presentò alla seduta del consiglio regionale e promise: “Nel caso in cui dovessi essere rinviato a giudizio rassegnerei immediatamente le mie dimissioni da presidente del consiglio regionale”. Ma non è stato mai rinviato a giudizio perché ha chiesto il rito immediato.

Le misure:Salta il blocco dei contratti pubblici. Via alle semplificazioni, ma è scontro (Roberto Petrini).“NON È UNA MANOVRA MA E’ UNA STANGATA CI COSTA CINQUE MILIARDI

Le misure:Salta il blocco dei contratti pubblici. Via alle semplificazioni, ma è scontro (Roberto Petrini)..

Regioni, rivolta dei consiglieri “No ai tagli” quanto ci costano le Regioni (Rodolfo Sala).

Regioni, rivolta dei consiglieri “No ai tagli” (Rodolfo Sala)..

COME RISPARMIARE UN MILIARDO E AVERE REGIONI CHE FUNZIONANOSolo dai Consigli regionali recuperabili 400 milioni di euro


Fatto Quotidiano 18/09/2012 di Chiara Paolin attualità
Il federalismo, ormai, non se lo ricorda più nessuno. Ma i costi delle Regioni italiane sono rimaste un bel macigno: 175 miliardi di euro spesi ogni anno per mandare avanti la baracca. Certo ci sono i costi sacrosanti della democrazia. C’è il peso stratosferico della sanità. Ma c’è anche un enorme dispendio d’energie spalmate tra consigli e consiglieri, commissioni e commissari, presidenti e presidenze che fanno impallidire i bilanci più altolocati. Solo per il funzionamento standard, i consigli regionali nel 2010 ci sono costati 1 miliardo e 95 milioni di euro; il Senato, per dare un’idea, ne costa la metà. E per fare cosa si spende così tanto? I giorni di lavoro in aula sono pochini (vedi tabella), le leggi prodotte pochissime: nell’anno 2011 il Lazio ne ha fatte 9, la Lombardia 26, la Puglia 39, l’Umbria 20. In compenso gli stipendi risultano ottimi: i governatori veleggiano mediamente sui 10mila euro, i consiglieri sugli 8mila, mentre l’esercito dei dipendenti s’ac – contenta di un ormai pregiato posto fisso. E BANDOalle differenze geografiche, anche se le Regioni del Sud brillano per una contabilità decisamente lussuriosa. In Sicilia il governatore porta a casa 14mila euro netti per gestire 20.700 dipendenti. Pure Calabria, Campania e Sardegna sono il paradiso dell’eletto. Per non dire del delizioso Molise, dove ogni singolo consigliere becca 9mila euro al mese, cui vanno naturalmente aggiunti i rimborsi individuali e di gruppo (politico). Ma anche al Nord c’è chi prende benino: Luis Durnwalder, Durnwalder, a Bolzano, incassa 13mila euro e guida 4.794 persone, il tutto per una popolazione di mezzo milione di abitanti. Pierfrancesco De Robertis è un giornalista che per un anno intero ha spulciato bilanci e conti di tutte le amministrazioni regionali tentando di capire come venga gestita questa massa di denaro (La casta invisibile delle Regioni, Rubbettino 2012). Dopo tanto scartabellare, s’è convinto che risparmiare si può eccome, basterebbe volerlo. “Dicia – mo che la famosa riforma del capitolo V della Costituzione è rimasta a metà ottenendo i risultati peggiori – spiega De Robertis –: massima autonomia di spesa delle Regioni, nessun controllo dello Stato centrale. L’uni – ca valvola di controllo è la sanità, su cui infatti gli ultimi governi hanno cominciato a tagliare pesantemente. Ma anche escludendo la spesa sanitaria, restano 60-70 miliardi da maneggiare. E qui ottimizzare è un obbligo. I consigli regionali hanno costi molto diversi fra loro, con sbalzi poco comprensibili. Se tutti si uniformassero al modello dell’Emilia o della Toscana, potremmo risparmiare almeno il 30 per cento. Parliamo di 3-400 milioni di euro l’anno”. In effetti le due regioni rosse spendono rispettivamente 38mila euro (Emilia Romagna) e 32mila euro (Toscana) per un anno di lavoro: ogni cittadino versa perciò 8 euro e spicci per sostentare il suo consiglio regionale. La Sicilia ne brucia 175mila, il Lazio 100mila, la Campania 90mila e così via. Se da domani mattina tutti applicassero lo standard appenninico degli 8 euro pro-capite, il conto nazionale dei consigli scenderebbe di botto sotto i 500 milioni di euro l’anno. Una bella differenza, cui potrebbe aggiungersi un fantastico raddoppio se tutte le spese per consulenze e dirigenze extra venissero vagliate attentamente: “Anche qui il discorso è molto semplice – continua De Stipendi folli per gli eletti e sprechi in consulenze Dipendenti in esubero? 40mila capire quanto costa oggi un assessorato regionale, impazzirete. Non esistono rendiconti chiari, tutte le spese vengono distribuite su capitoli e competenze incrociate, le determine citano leggi, comma, numeri e numeretti per evitare un controllo trasparente. Basta dire che solo il consiglio del Lazio spende 8 milioni all’anno in consulenze: com’è possibile? I dipendenti regionali sono 100mila, io dico che potremmo fare a meno di 40mila unità senza incidere sulla qualità del servizio reso al cittadino, figuriamoci se non possiamo rinunciare ai consulenti”. Mettiamoci anche i bubboni delle società controllate, con buchi di bilancio da ripianare continuamente e poltrone assegnate agli amici degli amici, e otterremo le medaglie che il World Economic Forum ci ha recentemente attribuito studiando il sistema della competitività globale: tra i Paesi del mondo sviluppato, l’Italia ha prestazioni pessime quando calcola l’etica dei politici (127simo posto), la capacità di arginare i favoritismi (119simo posto) e l’ef ficienza manageriale (112simo posto). PERCHÉ, alla fine, si tratterebbe proprio di questo, gestire la cosa pubblica con criteri di efficienza ed economicità. “Sa – rebbe bello vederla così – chiude De Robertis -. Ma che dire quando il Piemonte legifera sulla “conservazione dei massi erra t i c i ” e la Liguria approva una norma sulla “prevenzione delle apnee notturne”? L’unica vera buona notizia è che tutte le amministrazioni regionali hanno approvato i tagli ai vitalizi: tra ve n t ’anni, quando avremo finito di pagare migliaia e migliaia di ex consiglieri, saremo a posto”.

Il partito più grande?Quello degli indagati (REGIONE per regione)

Fatto Quotidiano 8/03/2012 Autore Antonella Mascali
SARDEGNA Si va dall’abuso d’ufficio per il governatore Ugo Cappellacci (Pdl), all’indagine per l’e vasione fiscale per l’ex governatore Re nato Soru (Pd); al peculato per 20, tra ex e attuali consiglieri, di cui la Procura di Cagliari ha chiesto il rinvio a giudizio per l’uti lizzo (nella legislatura 2004-2008) dei fondi destinati ai gruppi consiliari. Per A n d re a B i a n c a re dd u (Udc) invece, il processo è già iniziato. Deve rispondere di usurpazione di funzione pubblica per aver continuato a occupare sino al 2007 un posto in Consiglio nonostante fosse stato dichiarato decaduto. Di poche settimane fa la richiesta di rinvio a giudizio per 20 consiglieri della passata legislatura indagati per peculato. Alcuni lo sono ancora: si tratta di Adriano Salis (Idv), To r e Amadu, Oscar Cherchi e Re nato Lai (Pdl), Mario Floris (Uds), Alberto Randazzo (Udc): avrebbero utilizzato per fini diversi i soldi erogati dal Consiglio per l’attività politico-istituzionale dei gruppi.
TO S CA N A Il consigliere Gianluca Parrini (Pd) deve rispondere di abuso d’ufficio per una vicenda legata a una lottizzazione nel Comune di Barberino del Mugello. L’as sessore all’Agricoltura Gianni alvadori è indagato per la stessa tipologia di reato per una vicenda di fondi europei finiti a un consorzio diretto da sua moglie.
PUGLIA Gianfranco Chiarelli, consi gliere Pdl, arrestato per voto di scambio e rapporti con la mala. Salvatore Greco (Puglia prima di tutto) è indagato per associazione per delinquere e concorso in falso. Antonio De C a ro , capogruppo Pd è indagato per tentativo d’abuso d’uf ficio (sanità). Per Gerardo Dege n n a ro (Pd) truffa sui fondi pubblici. Aurelio Gianfreda (Idv) è indagato per pedopornografia on line: divulgazione e condivisione di materiale pedopornografico (il pc è in uso al suo studio professionale ed è usato da molte persone). Ar cangelo Sannicandro (Sel) indagato per presunti falsi in atti giudiziari prodotti per ottenere dall’Inps rivalutazioni di salario e indennità non dovute.
denunciato per calunnia. Ora, l’inchiesta sul leghista Boni e quella su pidiellino Nicoli Cristiani si intersecano. Una conferma, importante, dell’esistenza di un sistema corruttivo è arrivata proprio da Nicoli Cristiani, nell’ultimo interrogatorio, secretato, di poche settimane fa, prima che ottenesse gli arresti domiciliari. Avrebbe parlato dell’esistenza di una rete di rapporti tra assessori. Si è soffermato soprattutto sul mondo di Comunione e liberazione, di cui fa parte il governatore, Roberto Formigoni. Un filone di indagine molto ri-
Ad Alfano e al suo quid
COMPLIMENTI all’on. Alfano che giorni fa ha acquistato da un collega di cui non vuole rivelare il nome, un quid di seconda mano, ma ancora funzionante. Si dice infatti che il quid , anche se usato, abbia il cambio automatico, il navigatore, la telecamerina orientata sul retro e le poltrone imbottite. Il quid acquistato consuma purtroppo moltissimo e per fare il pieno spesso serve un mutuo. Tra l’altro il lessico dell’on. Alfano verrebbe modificato da quello di avvocato di provincia a intellettuale lombardo con i congiuntivi sempre a posto come, del resto, erano anche prima. La garanzia è di un anno che non è da buttar via.
B A S I L I CATA
Francesco Mollica (Mpa) e Franco Mattia (Pdl) devono rispondere di falso e truffa per aver ricevuto rimborsi spesi nella passata consiliatura avendo falsamente dichiarato il proprio domicilio. L’assessore alle Attività produttive, Erminio Restaino (Pd), è indagato su una vicenda che riguarda la gestione dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.
LAZIO Il 25 ottobre 2010 il consigliere Pdl Romolo del Balzo, subentrato a Claudio Fazzone, viene arrestato con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode in appalto pubblico.
V E N E TO Marino Finozzi assessore al Turismo (Lega) e imprenditore (mobili) è indagato a Vicenza per truffa in concorso con altri due imprenditori. Secondo l’ipotesi accusatoria non avrebbe onorato un debito contratto nell’ambi –
servato. I pm stanno anche appurando i rapporti tra Boni e Nicoli, che sono stati rispettivamente assessori regionali all’Urbanistica e al Commercio. L’ipotesi, da verificare, è che per il ruolo strategico ricoperto potrebbero essersi accordati per spartirsi la torta delle mazzette. Ci sono concessioni, infatti, che hanno bisogno del via libera di più assessorati. Robledo e Filippini stanno indagando, tra l’altro, su una serie di tangenti date da imprenditori in cambio di concessioni edilizie e commerciali (da Santa Giulia a ex Falx a Pioltello).
IL PERIODO che è finito al centro dell’indagine è soprattutto quello 2008-2010. Le presunte mazzette sarebbero servite anche per finanziare i partiti. I magistrati, per esempio, per quanto riguarda l’i n ch i e s t a che ha coinvolto Boni, ipotizzano che una parte dei soldi illeciti sarebbe servita a finanziare alcune iniziative locali del Carroccio, come campagne elettorali, soprattutto a Cassano D’Adda, nel milanese, dove è stato arrestato, l’anno scorso, il sindaco, Edoardo Sala (Pdl). Finora sono una ventina gli indagati tra imprenditori e politici locali sia della Lega che del Pdl. E Boni potrebbe finire sotto inchiesta anche a Monza. Ugliola, infatti, ha parlato dell’ex Falk di Sesto San Giovanni
to dell’attività imprenditoriale. Quando è scattato il pignoramento la sede della società era sparita. Risulta anche socio di Miver srl di Zanè con procedura fallimentare in corso. La Miver è invischiata anche in truffa ai danni di una conceria.
FRIULI VENEZIA GIULIA Edouard Ballaman (Lega) accusato di peculato per l’uso dell’auto blu. Condannato dalla Corte dei conti a risarcire 10mila euro e rinviato a giudizio. Fede rica Seganti, assessore alle Attività produttive e al turismo della Lega è indagata per abuso d’uf ficio dalla procura di Udine per un mega-spot sulle bellezze del Friuli venezia giulia, incarico dato a radio Rtl 102.5 in via diretta senza gara d’appalto a evidenza pubblica. La Corte dei conti ha chiesto anche alla procura la verifica per presunti danni erariali
CA M PA N I A Arrestati per camorra, il Pd Enri co Fabozzi e il Gambino. È stato “r imosso” dal consiglio Pietro Diodato (Fli) per gli effetti di una condanna passata in giudicato sui disordini ai seggi di Pianura durante le comunali del 2001. In consiglio siedono anche: Sandra Mastella (Udeur), due processi a Benevento per vari guai di pubblica amministrazione; Ugo de Flaviis (Udeur): imputato a Nocera Inferiore per un’alluvione quando era assessore regionale (e un recente avviso di concluse indagini per altra vicenda simile). Corrado Gabriele (Pd): imputato a Napoli per molestie sessuali alle figlie della ex compagna. Giuseppe Russo (Pd): imputato a Napoli per corruzione in un processo sulle speculazioni edilizie a Napoli est per fatti che risalgono a quando era consigliere comunale. Su Stefano C a l d o ro (presidente Pdl) pende un’inchiesta per epidemia colposa. Ernesto Sica (ex assessore Pdl) è indagato nelle trame P3 per i dossier contro Caldoro.
UMBRIA Orfeo Goracci (Prc), vicepresidente del Consiglio, è accusato associazione per delinquere finalizzata a commettere reati come abuso d’ufficio, concussione, falso in atto pubblico e soppressione di atti pubblici. All’epoca delle contestazioni era sindaco di Gubbio. Eros Brega:
(Pd) presidente del consiglio, indagato a Terni per peculato e concussione. Vincenzo Riommi(Pd) attuale assessore allo Sviluppo economico è indagato per abuso d’ufficio per un concorso pubblico. Luca Barberini (Pd) è indagato per concorso in abuso d’ufficio, sempre in relazione ad assunzioni.
ABRUZZO Lanfranco Venturoni, Pdl, ex assessore alla Salute, indagato per corruzione nel megascandalo di Rifiutopoli. Daniela Stati, ex Pdl ora Fli, ex assessore alla Protezione civile, indagata per corruzione su Rifiutopoli e nell’inchiesta sulla ricostruzione post sisma. Indagata per la telefonata con Bertolaso in cui lui le dice che manderà a l’Aquila la Commissione Grandi Rischi a tranquillizzare la popolazione perché il terremoto era “una cosa mediatica”. A l f re d o Castiglione, Pdl, vicepresidente del Consiglio, assessore alle attività produttive, indagato per un giro di consulenze e appalti (anche con fondi Ue) con il tentativo di Venturoni di far approvare un progetto di cooperazione con l’Albania affidato alla moglie. Claudio Ruffini, Pd, indagato per una storia di edilizia quand’era sindaco di Giulianova (concessioni a edificare per alcuni palazzi costruiti in violazione del vincolo paesa ggistico).

21 MILIARDI FONDI PER IL SUD DA SPENDERE SUBITO (O TORNANO ALL’UE) una serie di appuntamenti mancati perchè?


redazione
La Comunità Europea negli ultimi anni ha staziato dei soldi per vari progetti Europei tra cui
quelli dello sviluppo dell’economia e del miglioramento delle infrastrutture.
Le tematiche dello sviluppo riguardano sia il sud che il Nord, un paese che in questo momento
dovrebbe recuperare terreno rispetto ad altri in vari settori dovrebbe essere stimolato ad usare
tutte le possibilità che vengono offerte dalla Comunità Europea.
E’ bene ricordare che non sono soldi dati a fondo perduto , ma spesso sono contribuiti presi dal
pil di tutti i paesi della U.E (perciò soldi presi dai contribuenti) per dirottarli a favore di
regioni e aree ai quali si richiede alle loro strutture amministrative dei programmi pe
l’utilizzo di questi fondi tipo lo sviluppo di alcune prioritacome istruzione, occupazione,
banda larga e ferrovie. La U.E negli ultimi anni è diventata più severa mandano i loro
commissari e se questi constatano quello viene fatto sia a livello progettuale che di attuazzione dopo i richiami i soldi vengono ritirati.
Perciò questo denaro in certi casi non viene sfruttato.
Anche il nord non è da ritenersi fuori dalla questione sono stati fatti degli stanziamenti programma competitività dove è statà usato solo il 22% dei fondi.
D’accordo che elaborare progetti non è sempre facile perchè devono essere scritti vagliati e
credibili e poi applicati ma le questioni riguardanti lo sviluppo oramai da qualche anno sono
sempre le stesse e sono i servizi pubblici sul Web Banda Larga, sull miglioramento del servizio
ferroviarioche ormai in tanti comunicano il disagio oltre al mancato risparmio che si ha evitanto di prendere la macchina, l’occupazione non parliamone,e l’istruzione che rischia di
arrivare agli stili americani di stipulare un mutuo per mandare i figli a scuola.

Dal Fatto Quotidiano 29/12/2011 Autore Andrea Managò
Alle Regioni italiane l’Europa, tanto cara al professor
Mario Monti, non piace. Mentre si attardano a difesa di vecchi campanilismi e dei loro privilegi di casta, rischiano di perdere miliardi di euro di fondi europei. Oltre al danno la beffa: le maggiori indiziate sono quelle del Mezzogiorno, che più di tutte necessitano di occupazione e sviluppo. A fine luglio il Commissario europeo alla Politica regionale, Johannes Hahn, ha già richiamato Sardegna, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia: entro il 31 dicembre devono programmare le loro quote del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale relative al 2007-2009, pena il disimpegno di quei fondi. In totale per il periodo 2007-2013 Bruxelles ha messo sul piatto 347 miliardi, all’Italia ne spettano poco più di 21 solo di Fesr, una montagna di denaro che rischia di tornare al mittente. Dati interni al gabinetto del commissario Hahn, aggiornati a fine ottobre, rivelano che le Regioni italiane hanno speso appena il 16,6% dei fondi Fesr a loro disposizione, una performance al di sotto della media europea. Nel programma Convergenza, 17 miliardi e 883 milioni, Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata hanno utilizzato 2 miliardi e 765 milioni: il 15,5%. Fanalino di coda sotto al Vesuvio, con l’11% di risorse impegnate. Non va meglio col programma Competitività, che include le Regioni del Centro-Nord: su 3 miliardi e 144 milioni è stato utilizzato il 22,9%.
POCHI GIORNI prima di cadere il governo Berlusconi è corso ai ripari per salvare 8 miliardi di fondi a rischio disimpegno. Un accordo siglato con la Ue li ha orientati su quattro assi prioritari: istruzione, occupazione, banda larga e ferrovie. Di fatto un commissariamento per alcune Regioni del Sud, parte delle loro risorse.
verrà gestita dal ministero dell’Istruzione. L’intesa prevede anche la revisione dal 50 al 25% della quota di cofinanziamento italiana. Ma non basta. Il nuovo ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, in una relazione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stato chiaro: “Non possono escludersi perdite a fine del 2011 ed esistono forti rischi di perdita per la fine del 2012”. La difficoltà italiana adaccedere alle risorse comunitarie dipende da vari fattori. Su tutti: scarsa capacità di programmazione degli enti locali e instabilità delle strutture amministrative, che rallenta i progetti. Anche la qualità della spesa talvolta lascia a desiderare. È il caso dei fondi ex Obiettivo 1, spesso assegnati a pioggia: difficilmente creano sviluppo. Lo testimoniano quelli stanziati in Sicilia a beneficio di carrozzerie, idraulici, gelaterie o biscottifici. Le Regioni si trincerano dietrola difficoltà nel reperire le risorse necessarie per cofinanziare i progetti. Di certo quelle del Mezzogiorno non hanno potuto attingere a dovere al Fas, Tremonti ha utilizzato oltre metà di quei 64 miliardi come bancomat per finanziare interventi di tutt’altra natura. Inoltre, per aumentare il ritmo di spesa, i finanziamenti dovrebbero essere liberati dai vincoli del patto di stabilità. Il governo Berlusconi non l’hamai fatto, ora l’esecutivo Monti è chiamato al cambio di passo.

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