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16 aprile 2012 – 19.21 Siamo già alle minacce(il ciclone degli scandali dell’antipolitica)Grillo ha passato l’otto per cento e le sirene ululano

da Biyblu

Dagli control’antipolitica. Ormai è una gara. Dal Corriere della Sera ai banchi di Montecitorio, passando per le accuse di fascismo fino a Federico Geremicca, de La Stampa, ospite oggi di SkyTg24. Il mostro non è più lo spread, non sono più i disoccupati, non sono più gli imprenditori che si suicidano mentre vengono salvate le banche: da quando si è saputo che Grillo avrebbe già oltrepassato il 7/8% è tutto un rumore di sirene che ululano, un All’armi! che getta nello scompiglio più profondo tutti i culi seduti su un qualsiasi tipo di poltrona.

Bersani non ci sta, a farsi travolgere dall’antipolitica: non se gli tolgono il finanziamento pubblico ai partiti (che veramente gli avevamo già tolto quasi vent’anni fa); Vendola liquida Grillo come populista (fa niente che Grillo non sia candidato, ma che sotto ci siano persone con un programma di cui non parla nessuno); Benedetto Della Vedova dice che Grillo “lancia un segnale”. Tutto qui: estesi e diffusi gruppi di cittadini che fanno politica nel senso buono del termine, molti dei quali siedono già nei consigli comunali e regionali più importanti, non esistono: sono solo “un segnale”.

Ma sentite cosa arriva a dire Geremicca. Lui non ci crede, all’antipolitica. Non ci crede perché anche la Lega era cominciata così, e anche Sel. E ora guardate Bossi e Vendola come sono ridotti: travolti dagli scandali. Dunque, siccome altri hanno, presumibilmente, rubato, anche chi non ha mai rubato sicuramente ruberà. Un sillogismo da fare invidia perfino ad Aristotele. E conclude di non escludere che se Grillo “dovesse andar bene alle prossime amministrative e diventare in qualche modo un pericolo per le prossime politiche, anche il Movimento di Beppe Grillo possa avere problemi, perché anche Grillo in passato è stato fatto oggetto di qualche contestazione circa i suoi stili di vita, i megayacth eccetera. Il problema insomma è che non si salva nessuno […]”.

Più che un’analisi politica, sembra a tutti gli effetti una vera e propria minaccia. E complimenti a tutti per la perseveranza e la pervicacia con la quale riescono a non discutere di un solo punto del programma articolato del Movimento Cinque Stelle.

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Il procuratore Pippo (Marco Travaglio).

Il procuratore Pippo (Marco Travaglio)..

Liste di prescrizione(Marco Travaglio)


Fatto Quotidiano 29/01/2012 di Marco Travaglio
Le pantomime degli on. avv. Ghedini e Longo al Tribunale di Milano (ricusano i giudici del processo Mills che tagliano tre testimoni della difesa; si levano la toga ed escono
platealmente dall’aula del processo Ruby perché i giudici non accolgono gli “impedimenti istituzionali” del loro cliente ormai disoccupato) appartengono ormai alla commedia dell’arte. Ma testimoniano anche la stravagante concezione del diritto che regna in Italia da 18 anni, da quando B. entrò in politica per non finire in galera e rispettò scrupolosamente l’impegno. Da allora destra e sinistra si sono scatenate in un centinaio di “riforme della giustizia“ che, con la scusa di sveltire i processi, li allungavano per mandarli in prescrizione. Questa, da “a gente p a t o ge n o ” della giustizia come l’ha definita ieri il presidente della Corte d’appello di Milano Giovanni Canzio, è diventata un diritto acquisito per politici e compari. Ha salvato, negli anni, Andreotti dal processo di Palermo per mafia, poi D’Alema
dall’accusa di un finanziamento illecito dall’imprenditore malavitoso Francesco Cavallari, poi B. nei processi Mondadori (corruzione giudiziaria), All Iberian (tangenti a Craxi) e in altri tre per falso in bilancio. E ora lo salverà certamente nel processo Mills (corruzione giudiziaria), non si sa ancora se subito prima o subito dopo la sentenza di primo grado. Alcuni giornali, tipo i suoi, scrivono stravaganze, tipo che il Tribunale calpesterebbe i diritti della difesa per “cor rere” e arrivare a una condanna purchessia. Il verbo “cor rere”, per un dibattimento iniziato il 13 marzo 2006 e non ancora giunto alla prima sentenza, è una barzelletta. Qui l’unico che corre è B., ma per scappare. Ora s’è inventato, per giustificare la ricusazione, che i giudici avrebbero “anticipato il giudizio di colpevolezza” escludendo in extremis tre dei suoi testimoni. In realtà i giudici sono liberissimi di tagliare tutti i testi che vogliono quando vogliono, se li ritengono superflui: è probabile che – dopo sei anni di processo e una sentenza di Cassazione che ha già accertato la corruzione di Mills da parte di Fininvest nell’interesse di B. – si siano già fatti un’idea su B. Ma non hanno mai detto quale, dunque la ricusazione non sta né in cielo né in terra. Come giustamente osserva il vicepresidente del Csm Vietti (ogni tanto ne dice una giusta anche lui), il giudice deve fare ditutto per scongiurare la prescrizione, visto che è pagato per accertare la verità processuale. Ma B. ha un sistema infallibile per far reintrodurre i suoi tre testi, peraltro superflui: rinunciare formalmente alla prescrizione per essere giudicato oltre i termini (da lui stesso accorciati da 15 a 10 anni con l’ex Cirielli). Perché non lo fa? Perché nessuno lo invita a farlo? Un politico accusato di un reato tanto grave non può incassare la prescrizione con mezzucci indecenti, soprattutto se ritiene di essere innocente. Il guaio è che qui, se c’è uno che anticipa la colpevolezza di B., è lo stesso B. Lui sa benissimo di essere colpevole: per questo è tanto sicuro di essere condannato. Dopo gli appelli di Vietti, di Canzio e del primo presidente della Cassazione, la prescrizione è tornata al centro del dibattito, perché falcidia 160-200 mila reati all’anno. La soluzione è semplicissima: abrogare la Cirielli e allungare la prescrizione (come raccomandano Corte di Strasburgo e Osce), e uniformare il sistema italiano a quello delle democrazie più evolute, dove la prescrizione si ferma al rinvio a giudizio. Ma B. non vuole. Infatti ieri la ministra Severino, farfugliando di “efficienza della g iustizia”, ha detto che “la prescrizione non è una pr ior ità”: è quel che pensano anche decine di suoi ex clienti, che la aspettano con ansia per mandare in fumo i loro processi. E Bersani, nell’intervista al M e s s a g ge ro sulla giustizia, di prescrizione non parla (preferisce attaccare le intercettazioni). Poi chiede agli alleati di smetterla di accusarlo di “inciucio”. Forse potrebbe aiutarli smettendola di inciuciare.

Il 21 dicembre in Piemonte approvata legge Open Data e un ipotesi interessante di uno strumento in via di sviluppo in altre regioni e nel Biellese


redazione 21/01/2012
Tra le politiche Europee più interessanti c’è quella dell’ Open data .
Partita nel 2003 e in questi ultimi tempi revisionata e migliorata .
Si tratta di Scoperchiare la miniera d’oro informativa finora chiusa nei database delle amministrazioni pubbliche
.Proprio in questi giorni Il Commissario europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes ha fatto una proposta in tema di dati pubblici: obbligare Paesi membri a rendere le informazioni in loro possesso accessibili e facilmente riutilizzabili gli enti dei traffico, sull’inquinamento, sui servizi e tutto quanto fino a ieri era gelosamente custodito negli archivi informatici pubblici deve – con adeguate politiche – essere messo a disposizione di cittadini e imprese. I vantaggi che deriveranno dalla condivisione di questo patrimonio sono molteplici: nuovi servizi per la popolazione, occasioni di business per i privati ma anche maggiore trasparenza delle istituzioni.
Rispetto al testo attuale, la nuova versione conterrà indicazioni esplicite anche sui formati in cui devono essere rese disponibili e sui costi per l’utente. Questa revisione comunque non riguarda le informazioni sui privati cittadini: quelle sensibili sulla salute o i dati anagrafici rimarranno anzi molto ben custoditi.
L’Europa e L’opendata
In Italia ci sono due Regioni che stanno sperimentando questo progetto Il Piemonte e L’Emilia Romagna.
Nel maggio 2010 è stato lanciato il primo esempio di piattaforma Open Data: dati.piemonte.it. Il progetto, nato della volontà della Regione e sviluppato con il contributo di CSI Piemonte, di CSP, del Centro NEXA su Internet&Società del Politecnico di Torino e del Consorzio TOP-IX,
Il sito web è stato sviluppato come una piattaforma aperta. Pubblicato in versione beta, cresce e migliora grazie all’interazione con gli utenti. I dati disponibili sono in formati standard che permettono di utilizzarli in modo semplice e automatico. Gli utenti possono fare richieste specifiche, dire la loro e partecipare allo sviluppo. Nel giro di pochi mesi il sito si è popolato di 45 dataset, scaricati più di 2.300 volte.
Adesso siamo appena all’inizio ma con l’aiuto degli sviluppatori e della gente la cosa va avanti.
Nei prossimi mesi saranno rilasciati nuovi dati come quelli geografici, ambientali, relativi alle imprese; saranno promossi concorsi per le applicazioni più utili e sarà lanciata una nuova versione della piattaforma. In sintesi uno strumento di lavoro, online per tutti.
La Regione Piemonte ha approvato in questi giorni la nuova legge metto un articolo del 20 di dicembre http://saperi.forumpa.it/story/64571/il-piemonte-approva-la-legge-sugli-open-dataNelle sue varie applicazioni che secondo gli autori del progetto Europero e i pareri degli economisti Europei potrebbero dare dei vantaggi non indifferenti . Ipotizzando un utilizzo di questa tecnologia, e visti i primi risultati in Europa ,per zone come il Biellese che sta passando un lungo periodo di recessione nel campo lavorativo, può essere una nuova prospettiva per dare nuovi strumenti per lo sviluppo e la ricerca dele lavoro . Ad esempio un rapporto più veloce tra richiesta di lavoro e offerta .www.dati Regione
video divulgativo sull’Open data Regione Piemonte

Acqua – La liberalizzazione tradisce i referendum. la battaglia continua

redazione dopo i molti tentativi di non rispettare la volontà referendaria da parte del passati governi ora anche Monti ribadisce la volontà di privatizzare l’acqua, questo vuol dire nonn rispettare la volontà del cittadino.
Per contro Il Presidente Nazionale Attack ovvero del comitato referendario dell’acqua pubblica aveva già espresso in un suo comunicato che si sarebbe sicuramente rivolto alla Corte Costituzionale, la battaglia continua anche se molti fanno le orecchie da mercante(alcuni partiti) per ribadire che deve essere
preso diksa53a.blogspot.com

Ormai da giorni il Presidente del Consiglio Monti e i suoi ministri parlano di privatizzazioni alludendo anche ad un intervento sul servizio idrico. Ultimi in ordine di tempo il sottosegretario Polillo secondo cui il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e il sottosegretario Catricalà che ha annunciato “modifiche che non vadano contro il voto referendario” alla gestione dell’acqua.
Diciamo chiaramente a Monti, Passera, Catricalà e Polillo che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno scorsi gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell’acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico.
Non pensi il Governo Monti con la scusa di risanare il debito di poter aggirare il voto referendario con trucchi e trucchetti, 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e questo ci aspettiamo dal Governo nei prossimi giorni.
Saremo molto attenti alle prossime mosse del Governo Monti sul fronte delle liberalizzazioni, non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee in stile Bolkestein. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.
L’applicazione dei referendum è la prima e la più urgente emergenza democratica nel nostro paese, per questo il Forum chiede, come già fatto e sinora senza risposta, un incontro urgente con il Presidente del Consiglio Mario Monti. Nel contempo chiede a tutte le realtà che hanno sostenuto i referendum, ai partiti che da fuori o dentro il Parlamento hanno dato indicazione per il “Sì” ai referendum di giugno, di prendere da subito una netta posizione in difesa del voto democratico del popolo italiano.

Da micromega-online di Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

Il “grillino” Biolè: «Mettiamo in rete i Centri per l’Impiego»


Redazione
una strana anomalia negli incentivi dati ai cpi(centri per l’inpiego) prevede di assegnare maggiori risorse alla struttura che presenta più iscritti.
Cioè più disuppati ci sono più si ricevono incentivi.
Il Grillino Biole Vicecapogruppo regionale 5 stelle Ha presentato alla Giunta Regionale un’interrogazione che chiede una risposta del governo piemontese proprio all’analisi di questa anomalia.
Un suo articolo preso dal Corriere Di Savigliano
Mercoledì 04 Gennaio 2012 13:00
Il “grillino” Biolè: «Mettiamo in rete i Centri per l’Impiego» Mercoledì 04 Gennaio 2012 13:00 0 Commenti Riceviamo e pubblichiamo:
Come si può pretendere un sistema dei Centri per l’Impiego efficienti quando il principale criterio di finanziamento degli stessi prevede di assegnare maggiori risorse alla struttura che presenta più iscritti?
In un sistema meritocratico non sarebbe logico, specie in un contesto in cui l’offerta è così scarsa, incentivare i Centri che più sono efficienti? E’ logico che le caratteristiche qualitative e quantitative delle offerte di lavoro che ciascun territorio può offrire non consentono una definizione rigida del supporto ai CPI, ma una modulazione più accurata potrebbe forse evitare il paradosso di premiare di fatto le realtà che collocano una minore quantità di disoccupati, magari giustificata solo dall’applicazione di corsi poco idonei o efficaci. Ho presentato alla Giunta Regionale un’interrogazione che chiede una risposta del governo piemontese proprio all’analisi di questa anomalia, partendo dalla considerazione che l’unica soluzione possibile è la messa in rete effettiva e continua di tutti i Centri per l’Impiego piemontesi: come si può in un mercato del lavoro così anomalo, infatti, continuare a gestirli a compartimenti stagni.
L’attuale modo porta ad unico risultato: avere lavoratori residenti a cavallo di più province cui è limitata la possibilità di collocazione solo in quella di residenza a causa dell’assenza di sinergia degli uffici adiacenti. Per non parlare della gestione personalistica che ne deriva… Come MoVimento 5 Stelle siamo per lo sviluppo svincolato e libero della rete, che sia umana, web o di possibilità lavorative: non può essere certo un effimero confine provinciale a interromperla!

Fabrizio Biolé
vice capogruppo regionale MoVimento 5 Stelle

La Sanità in cifre

Neurosal

Fine anno, tempo di bilanci. Per quanto riguarda la Sanità molto interessante il rapporto presentato dal Centro Studi SIC di Federanziani. Presentato al Senato lo scorso 13 dicembre (link), sono molti gli elementi di rilievo: cresce la speranza di vita, si riducono i ricoveri, aumentano costi, sprechi e numero delle prestazioni specialistiche. Queste toccano la quota record di 1 miliardo 335 milioni (22,24 prestazioni a persona all’anno). Anche le ricette aumentano: 220 milioni di prescrizioni in più negli ultimi 10 anni. Nel rapporto vengono esaminati i bilanci delle Asl, delle aziende ospedaliere, degli Istituti di ricerca e le banche dati del ministero della Salute, delle Regioni e dei vari organismi che si occupano del comparto. La conclusione è che se da un lato aumenta la speranza di vita e si riducono i ricoveri, dall’altro crescono costi e sprechi.
I numeri dicono anche che le…

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21 MILIARDI FONDI PER IL SUD DA SPENDERE SUBITO (O TORNANO ALL’UE) una serie di appuntamenti mancati perchè?


redazione
La Comunità Europea negli ultimi anni ha staziato dei soldi per vari progetti Europei tra cui
quelli dello sviluppo dell’economia e del miglioramento delle infrastrutture.
Le tematiche dello sviluppo riguardano sia il sud che il Nord, un paese che in questo momento
dovrebbe recuperare terreno rispetto ad altri in vari settori dovrebbe essere stimolato ad usare
tutte le possibilità che vengono offerte dalla Comunità Europea.
E’ bene ricordare che non sono soldi dati a fondo perduto , ma spesso sono contribuiti presi dal
pil di tutti i paesi della U.E (perciò soldi presi dai contribuenti) per dirottarli a favore di
regioni e aree ai quali si richiede alle loro strutture amministrative dei programmi pe
l’utilizzo di questi fondi tipo lo sviluppo di alcune prioritacome istruzione, occupazione,
banda larga e ferrovie. La U.E negli ultimi anni è diventata più severa mandano i loro
commissari e se questi constatano quello viene fatto sia a livello progettuale che di attuazzione dopo i richiami i soldi vengono ritirati.
Perciò questo denaro in certi casi non viene sfruttato.
Anche il nord non è da ritenersi fuori dalla questione sono stati fatti degli stanziamenti programma competitività dove è statà usato solo il 22% dei fondi.
D’accordo che elaborare progetti non è sempre facile perchè devono essere scritti vagliati e
credibili e poi applicati ma le questioni riguardanti lo sviluppo oramai da qualche anno sono
sempre le stesse e sono i servizi pubblici sul Web Banda Larga, sull miglioramento del servizio
ferroviarioche ormai in tanti comunicano il disagio oltre al mancato risparmio che si ha evitanto di prendere la macchina, l’occupazione non parliamone,e l’istruzione che rischia di
arrivare agli stili americani di stipulare un mutuo per mandare i figli a scuola.

Dal Fatto Quotidiano 29/12/2011 Autore Andrea Managò
Alle Regioni italiane l’Europa, tanto cara al professor
Mario Monti, non piace. Mentre si attardano a difesa di vecchi campanilismi e dei loro privilegi di casta, rischiano di perdere miliardi di euro di fondi europei. Oltre al danno la beffa: le maggiori indiziate sono quelle del Mezzogiorno, che più di tutte necessitano di occupazione e sviluppo. A fine luglio il Commissario europeo alla Politica regionale, Johannes Hahn, ha già richiamato Sardegna, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia: entro il 31 dicembre devono programmare le loro quote del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale relative al 2007-2009, pena il disimpegno di quei fondi. In totale per il periodo 2007-2013 Bruxelles ha messo sul piatto 347 miliardi, all’Italia ne spettano poco più di 21 solo di Fesr, una montagna di denaro che rischia di tornare al mittente. Dati interni al gabinetto del commissario Hahn, aggiornati a fine ottobre, rivelano che le Regioni italiane hanno speso appena il 16,6% dei fondi Fesr a loro disposizione, una performance al di sotto della media europea. Nel programma Convergenza, 17 miliardi e 883 milioni, Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Basilicata hanno utilizzato 2 miliardi e 765 milioni: il 15,5%. Fanalino di coda sotto al Vesuvio, con l’11% di risorse impegnate. Non va meglio col programma Competitività, che include le Regioni del Centro-Nord: su 3 miliardi e 144 milioni è stato utilizzato il 22,9%.
POCHI GIORNI prima di cadere il governo Berlusconi è corso ai ripari per salvare 8 miliardi di fondi a rischio disimpegno. Un accordo siglato con la Ue li ha orientati su quattro assi prioritari: istruzione, occupazione, banda larga e ferrovie. Di fatto un commissariamento per alcune Regioni del Sud, parte delle loro risorse.
verrà gestita dal ministero dell’Istruzione. L’intesa prevede anche la revisione dal 50 al 25% della quota di cofinanziamento italiana. Ma non basta. Il nuovo ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, in una relazione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, è stato chiaro: “Non possono escludersi perdite a fine del 2011 ed esistono forti rischi di perdita per la fine del 2012”. La difficoltà italiana adaccedere alle risorse comunitarie dipende da vari fattori. Su tutti: scarsa capacità di programmazione degli enti locali e instabilità delle strutture amministrative, che rallenta i progetti. Anche la qualità della spesa talvolta lascia a desiderare. È il caso dei fondi ex Obiettivo 1, spesso assegnati a pioggia: difficilmente creano sviluppo. Lo testimoniano quelli stanziati in Sicilia a beneficio di carrozzerie, idraulici, gelaterie o biscottifici. Le Regioni si trincerano dietrola difficoltà nel reperire le risorse necessarie per cofinanziare i progetti. Di certo quelle del Mezzogiorno non hanno potuto attingere a dovere al Fas, Tremonti ha utilizzato oltre metà di quei 64 miliardi come bancomat per finanziare interventi di tutt’altra natura. Inoltre, per aumentare il ritmo di spesa, i finanziamenti dovrebbero essere liberati dai vincoli del patto di stabilità. Il governo Berlusconi non l’hamai fatto, ora l’esecutivo Monti è chiamato al cambio di passo.

La beffa dei vitalizi

La beffa dei vitalizi.

La beffa dei vitalizi


Di Davide Bono

Oggi, ad un anno di distanza dall’ultima volta, il Consiglio regionale era nuovamente chiamato a pronunciarsi sul trattamento.
Vi ricordate come era finita lo scorso anno? Questa volta la Regione Piemonte si accoda pavidamente a quanto richiesto dal Governo Monti e a quanto fatto da altre Regioni italiane: tagliamo i vitalizi, un assegno mensile di 3.000 € dopo soli 5 anni di mandato, ma solo dalla prossima legislatura.
PD, Lega Nord e IDV che nei giorni scorsi avevano tuonato sui giornali per «eliminare i vitalizi da subito», votano no ai due emendamenti presentato dal MoVimento 5 Stelle che chiedevano prima l’eliminazione dei vitalizi retroattivamente, compreso quello di chi già lo percepisce (confortati da alcune sentenze delle Corti di Cassazione e Costituzionali che definisce il vitalizio un privilegio autodeterminatosi e non una pensione acquisita) e poi l’eliminazione, almeno a partire dai consiglieri oggi in carica.

Ma ovviamente nessuno intende votare contro un proprio benefit: mi piacerebbe sapere se i consiglieri della prossime legislature legifereranno per rinviare l’eliminazione dei vitalizi dalla legislatura successiva alla loro. Infine il Presidente del Consiglio regionale, Valerio Cattaneo, infila un articolo che sgancia le indennità dei Consiglieri regionali da quelle dei parlamentari (forse perché quelle dei parlamentari saranno ridotte?),
fissandole a 8.631,71 € lordi. Poi, con un piccolo comma, si inserisce l’indicizzazione delle indennità dei Consiglieri regionali all’indice di variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati determinatosi nell’anno precedente, secondo le rilevazioni ISTAT.

Se si chiamano “prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati” forse è perché con 1.000 € al mese, l’aumento del 3% del prezzo del pane, del latte, delle verdure incide, e inciderà, notevolmente sulla loro capacità di arrivare a fine mese.

Vergognoso nel clima attuale del paese, pensare che i Consiglieri regionali che guadagnano da 8.000 a 12.000 € netti al mese abbiano bisogno di aumentarsi lo stipendio per l’aumento del costo del pane. O forse che le sontuose campagne elettorali e la compravendita del consenso risentono dell’aumento dei costi della vita più della pasta?
Video del capogruppo regionale

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