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Elezioni Piemonte, Cassazione conferma annullamento del voto. Sconfitto Cota

Sigillo definitivo contro i ricorsi del governatore leghista. Il Consiglio di Stato non ha “travalicato” i propri poteri. Alla base della decisione la condanna per firme false di una lista di appoggio al centrodestra. Bresso (Pd): “Ora dica quanto è costata alla collettività la sua difesa
Fatto Quotidiano di Andrea Giambartolomei | 17 aprile 2014 attualità
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La Cassazione mette fine alla battaglia legale di Roberto Cota. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del decaduto governatore del Piemonte contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le elezioni regionali del 2010 spingendo verso un nuovo voto. Il ricorso è stato giudicato “inammissibile” e i piemontesi potranno recarsi alla urne senza aspettare.

La decisione dei giudici è arrivata in mattinata dopo l’udienza di ieri nella quale il procuratore generale aveva chiesto la conferma delle sentenze amministrative. Secondo i magistrati il Consiglio di stato non ha “travalicato” i suoi poteri, come sostenevano gli avvocati di Cota, ma ha solo interpretato le leggi. Ieri il pg Maurizio Velardi aveva ritenuto adeguate le decisioni basate sulla condanna definitiva per le firme false dell’ex consigliere regionale dei ‘Pensionati’ Michele Giovine, in sostanziale accordo con l’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale di Mercedes Bresso, ex presidente e sfidante di Cota. “Chissà a quale altro tribunale si appellerà ora, quelli previsti dalla giustizia italiana con oggi sono finiti”, ha commentato sarcasticamente Bresso che, insieme a Luigina Staunovo Polacco dei ‘Pensionati e invalidi’, aveva dato il via a una serie di azioni legali contro Cota e Giovine. Per il candidato presidente del Piemonte Sergio Chiamparino (Pd), la decisione è “nell’ordine delle cose”: “Me l’aspettavo”, ha affermato. Cota invece non ha ancora diffuso dichiarazioni.

La decisione del Consiglio di Stato dello scorso 17 febbraio confermava quella del Tar del Piemonte che il 10 gennaio scorso aveva annullato il voto dopo una lunga controversia giudiziaria. La sentenza dei giudici amministrativi ha dovuto tenere conto della condanna penale definitiva, arrivata a novembre, che aveva accertato la falsità delle firme a sostegno della lista di Giovine. L’annullamento dei voti per i “Pensionati per Cota” ha provocato l’invalidità dell’elezione in toto, senza ricorrere a un nuovo conteggio dei voti. Non si poteva farlo nemmeno considerando le altre liste annullate dai giudici, così come chiedeva l’ex governatore leghista secondo il quale lui avrebbe comunque vinto. “Mi auguro che Cota comunichi ai piemontesi quanto ha messo in conto alla collettività per difendersi”, ha aggiunto Bresso.

Nei giorni scorsi il leghista ha deciso di non candidarsi al Parlamento europeo alle prossime elezioni per dedicarsi al “territorio”: “Ho declinato l’offerta che mi ha fatto Matteo Salvini – ha comunicato domenica -. La candidatura alle europee non era mai stata nei miei programmi e, nonostante la richiesta di scendere in campo fatta all’unanimità dal Consiglio Nazionale della Lega piemontese, ho deciso così”. Nel frattempo ha restituito al Consiglio regionale i rimborsi ritenuti illeciti dai pm torinesi, che hanno chiesto il giudizio immediato che comincerà il 21 ottobre prossimo. Resta invece ancora da decidere come sconterà la sua condanna a due anni e otto mesi Michele Giovine: entro sabato dovrà fare istanza per l’affidamento ai servizi sociali. Nel frattempo il candidato di Forza Italia Gilberto Pichetto Fratin ha stretto un’alleanza con la lista dei “Pensionati”.

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Rimborsopoli Piemonte, tre indagati restituiscono il “maltolto” alla Regione

A una settimana dall’udienza preliminare due assessori del Carroccio e il presidente dell’assemblea Valerio Cattaneo (Ncd) restituiscono le cifre contestate dalla procura. “Tutto regolare, non è una ammissione di responsabilità”. Un eventuale patteggiamento diventa più facile. Così come evitare le contestazioni della Corte dei Conti. Sequestro preventivo per altri 5 consiglieri
Fonte Fatto Quotidiano di Andrea Giambartolomei | 3 aprile 2014 attualità
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entre il processo (e le elezioni) si avvicina, qualcuno tra i 44 consiglieri piemontesi accusati di peculato ha deciso di restituire il “maltolto”. A una settimana dall’udienza preliminare della Rimborsopoli regionale il presidente dell’assemblea Valerio Cattaneo (Ncd) e due assessori leghisti hanno versato nelle casse del Consiglio regionale gli importi contestati dalla Procura di Torino e presto pure altri eletti del Carroccio lo faranno. Nel frattempo i pm hanno ottenuto il sequestro preventivo nei confronti di cinque indagati per truffa. Dal punto di vista politico invece il Consiglio si appresta ad approvare l’azzeramento dei fondi di funzionamento dei gruppi regionali, una proposta di Cattaneo condivisa da tutti i capigruppo. Il voto è previsto per martedì, giorno prima del processo.

Negli scorsi giorni la segreteria dell’assemblea piemontese ha ricevuto le notifiche dei primi pagamenti. A versare le quote sono state due donne della Lega Nord, gli assessori Elena Maccanti e Giovanna Quaglia. “Non è un ammissione di responsabilità – spiega il loro difensore Mauro Anetrini – i pm contestano a Maccanti e Quaglia il peculato, ma loro sostengono di averlo usato in modo regolare. Non è una questione di soldi, non vogliamo si discuta di somme e scontrini, ma del principio giuridico”. Quelle spese, circa 16mila euro per Maccanti e 19mila per Quaglia, sarebbero state legittime perché consentite dai regolamenti interni dell’amministrazione. Con questa restituzione però i due assessori della giunta di Roberto Cota vogliono mettersi al riparo da un altro processo: “Viene meno il presupposto di un processo davanti alla Corte dei conti, con spese legali più alte delle somme contestate”.

Pure il presidente del Consiglio regionale Cattaneo ha già restituito una parte dei rimborsi contestati (circa 64mila euro): “Avevo già restituito una parte nel settembre 2012, prima dell’inchiesta, e il mio avvocato si sta occupando del resto”. Lui esclude si tratti di una strategia processuale: “Ho assolutamente intenzione di restituire tutto, a prescindere dalla questione penale e contabile, ma per una questione di opportunità. Anche se penso che questi comportamenti non siano reato, è del tutto evidente che la politica ha sbagliato”.

Anche altri consiglieri, in particolare quelli della Lega Nord assistiti dall’avvocato Domenico Aiello, stanno pensando di risarcire prima dell’udienza del 9 aprile. Gli esponenti del Carroccio affronteranno la questione in una riunione domani pomeriggio. Questo gesto potrebbe permettere loro di ottenere un parere favorevole al patteggiamento da parte dei pm oppure delle attenuanti, così da uscire dal procedimento in punta di piedi. “La strategia è di chiudere anche sul piano contabile – spiega l’avvocato Aiello – se risarciscono la Corte dei conti non ha più il pretesto per contestarlo”. Tuttavia da fonti della magistratura contabile si apprende che ai consiglieri regionali potrebbe essere chiesto un risarcimento per il danno d’immagine.

Intanto stamattina il gup Roberto Ruscello, titolare del procedimento, ha disposto il sequestro preventivo sui conti bancari di cinque consiglieri indagati per truffa: una somma di alcune decine di migliaia di euro, pari a quella contestata dai pm Giancarlo Avenati Bassi, Andrea Beconi ed Enrica Gabetta, è stata bloccata in attesa che si definisca la vicenda. I consiglieri coinvolti sono due leghisti, Antonello Angeleri e Gianfranco Novero, l’ex Pdl Roberto Boniperti, il capogruppo di Ncd Daniele Cantore e Maurizio Lupi dei Verdi Verdi. Lupi avrebbe assunto falsamente la figlia Sara nel suo staff senza che la giovane svolgesse mai alcun lavoro e aveva ottenuto così 75mila euro. Angeleri, Novero e Cantore invece avevano spostato la loro residenza in un altro comune per ottenere i rimborsi chilometrici. Boniperti invece si era fatto rimborsare delle fatture false.

Piemonte, Cota firma il decreto: “Al voto anche per le regionali il 25 maggio”

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Se il presidente non avesse provveduto, sarebbe scattato il commissariamento e sarebbe stato il prefetto di Torino, Paola Basilone, a indire le elezioni. L’ex sindaco Chiamparino: “La Regione avrà interlocutori certi”
Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 12 marzo 2014 attualità
Election day per il Piemonte, che il 25 maggio andrà al voto per le Regionali insieme alle Europee e alle comunali. Il presidente della Regione, Roberto Cota, ha firmato oggi il decreto che fissa le consultazioni regionali per quella data. Se Cota non avesse provveduto, sarebbe scattato il commissariamento e sarebbe stato il prefetto di Torino, Paola Basilone, a indire le elezioni.

Il ritorno alle urne un anno prima della fine naturale della legislatura avverrà sulla base di nuove circoscrizioni, perché nel frattempo il numero dei consiglieri regionali è stato ridotto a 50. I decreti firmati da Cota prevedono il nuovo riparto dei 40 seggi in base alla popolazione: 21 seggi a Torino, 5 a Cuneo, 4 ad Alessandria, 3 a Novara, 2 ciascuna a Biella, Asti, Vercelli, 1 al Verbano-Cusio-Ossola. I restanti dieci seggi saranno assegnati con sistema maggioritario al listino legato al presidente. Nell’annunciare la firma, Cota ha comunque ricordato che “è pendente un ricorso in Cassazione che deciderà in ultima istanza: speriamo lo faccia in tempi rapidi, per evitare di creare ulteriori incertezze”.

“In questi mesi – ha aggiunto – ho fatto di tutto per contrastare questo scempio e difendere non il mio diritto a terminare il mandato, ma la democrazia e il voto dei piemontesi“. Secondo l’ex presidente Mercedes Bresso (Pd), che perse contro Cota le elezioni poi annullate dal Tar, “finalmente si chiude una legislatura segnata dagli scandali. Cota ha impiegato ogni cavillo giuridico per evitare le sentenze, ma tutti i tribunali hanno confermato la nullità del voto. E’ paradossale vedere chi ha sempre sbraitato al golpe delle sentenze appellarsi a un ulteriore ricorso”.

Per l’ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, candidato del centrosinistra alla presidenza del Piemonte, il fatto di andare alle urne il 25 maggio “è un bene. In primo luogo l’election day farà risparmiare dei soldi; in secondo, il Piemonte tornerà ad avere interlocutori certi”. Sul fronte avverso Gilberto Pichetto, coordinatore regionale di Forza Italia e numero due della giunta Cota, auspica che “unitamente alle altre forze del centrodestra si arrivi al più presto a definire coalizione, programma e candidato presidente, che Forza Italia propone nella mia persona, e comunque dovrà essere frutto di una trattativa nazionale”.

Elezioni Piemonte, la giunta Cota chiede di sospendere la sentenza di annullamento

Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 10 marzo 2014 attualità
Dopo la decisione del Consiglio di Stato sulle firme false della Lista Pensionati, il governatore punta a ottenere un pronunciamento delle sezioni unite della Cassazione, “in tempo utile per decidere se si vota a maggio o meno”
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La Regione Piemonte chiederà al Consiglio di Stato la sospensiva della sentenza del 17 febbraio, che aveva annullato le elezioni del 2010, accogliendo integralmente il parere del Tar. Lo ha deciso oggi la giunta regionale accogliendo la richiesta del vicepresidente Gilberto Pichetto. La Giunta regionale ha dato mandato al presidente Roberto Cota di adottare “tutte le iniziative istituzionali e processuali per ottenere un pronunciamento delle sezioni riunite della Corte di Cassazione in tempi congrui rispetto alla data prevista per le elezioni regionali”, compresa appunto la sospensiva.

“Spero che il sistema recuperi almeno un briciolo di ragionevolezza e cioè che la Cassazione fissi l’udienza per decidere definitivamente questa vicenda paradossale dei ricorsi in tempo utile per gli adempimenti legati alle prossime scadenze elettorali del 25 maggio”, ha commentato Cota. “Se si deve votare, si voti il 25 maggio; altrimenti, come è logico e giusto, a scadenza naturale, ma a questo punto ci lascino lavorare in pace”.

Il 10 gennaio il Tribunale amministrativo regionale ha annullato le elezioni, facendo proprio il ricorso della candidata sconfitta del centrosinistra Mercedes Bresso, per “l’accertata falsità delle 17 autenticazioni di firma” – si legge nelle motivazioni”, che “inficia la validità dell’atto di ammissione della lista provinciale Pensionati per Cota”. Che è stata “illegittimamente ammessa” e “ha influito in modo determinante sul risultato elettorale”.

Al verdetto, poi confermato dal Consiglio di Stato, sono seguite polemiche, con Cota che ha attaccato i giudici parlando di “sistema fuori controllo”.

Piemonte, il consiglio inquisito approva il “vitalizio anticipato”

Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 1 febbraio 2014 attualità

La Casta rinuncia alla pensione futura. Ma solo per intascare subito i soldi. Anzi succede che il consiglio regionale nella notte – con il voto contrario del Pd – approvi nella manovra finanziaria anche un emendamento sui vitalizi, presentato dal centrodestra. Che non è stato firmato da Daniele Cantore, capogruppo di Ncd, e Mario Carossa della Lega Nord

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La Casta rinuncia alla pensione futura. Ma solo per intascare subito i soldi. Anzi in Piemonte succede che il consiglio regionale – con il voto contrario del Pd – abbia approvato nella manovra finanziaria anche un emendamento sui vitalizi, presentato dal centrodestra. La norma prevede che i consiglieri – molti dei quali indagati per l’inchiesta sui rimborsi – possano ritirare subito i contributi versati, rinunciando al vitalizio che spetterebbe una volta raggiunta l’età pensionabile. L’emendamento è passato con i voti di una parte della maggioranza. Daniele Cantore, capogruppo di Ncd, e Mario Carossa della Lega Nord, non lo hanno firmato. Calcolando tra 100-130mila euro a consigliere e altrettanti ad assessore il bottino che si portano a casa i politici piemontesi arriva a 7 milioni. Senza considerare che diversi esponenti sono stati in carica per più di una legislatura e quindi avranno diritto a un importo decisamente più alto; facendo di fatto raddoppiare la spesa per le casse della Regione.

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La scelta è stata ritenuta “inopportuna” non solo dalle opposizioni, ma anche da alcuni consiglieri di maggioranza. “Era il momento meno opportuno per fare questa discussione” ha detto infatti il capogruppo leghista Mario Carossa. “La maggioranza – ha commentato il capogruppo del Pd, Aldo Reschigna – si è concentrata su una misura di cui non si coglie l’urgenza, nonostante lo stesso presidente del Consiglio, Valerio Cattaneo, avesse chiesto di soprassedere. Il fatto che l’unico emendamento del centrodestra sia stato sui vitalizi, la dice lunga su quali siano le sue reali priorità”.

Il Bilancio di previsione 2014, pluriennale 2014-2016 della Regione Piemonte, è stato approvato dopo una lunga giornata, alla scadenza dell’esercizio provvisorio, con 25 voti favorevoli e 2 non votanti. Un testo, basato su disposizioni indifferibili e urgenti, che completa la manovra finanziaria 2014, dopo l’approvazione, poche ore prima, della legge Finanziaria 2014. Nelle battute conclusive vi erano stati aggiustamenti frutto del confronto tra Giunta regionale, rappresentata dal vicepresidente Gilberto Pichetto, maggioranza e opposizione: ancora 7 milioni in più per le politiche sociali (anziani), altri 500 per l’Ipla e un aggiustamento in positivo per i fondi ex Gescal nell’edilizia. La prossima settimana (lunedì l’attività istituzionale sarà ferma mentre), martedì 4 febbraio riprenderà con la Conferenza dei capigruppo e l’esame in I Commissione – martedì 4 e mercoledì 5 – del ddl n. 373 sulla montagna

Chiamparino Settepoltrone (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 14/01/2014. Marco Travaglio attualità

Dunque, sempreché il centrodestra non riesca a resuscitare Cavour o Giolitti o Einaudi (che peraltro difficilmente accetterebbero di mischiarsi a questa banda), Sergio Chiamparino sarà il prossimo presidente della Regione Piemonte. Le elezioni saranno una pura formalità, così come le eventuali primarie del Pd (che probabilmente non si faranno, in barba allo statuto): nessun rivale interno può vantare la sua notorietà, la sua rete di potere e la stampa genuflessa ai suoi piedi. Il Reuccio della Mole ha già ricevuto l’investitura del segretario Matteo Renzi, che lo volle accanto a sé due anni fa alla Leopolda e l’anno scorso lo fece votare dai suoi nei primi scrutini delle presidenziali contro Marini. E questa è la prima stranezza: ma come, il Rottamatore che ha liquidato D’Alema e Veltroni vuole rifilare ai piemontesi questo vecchio dinosauro, più anziano sia di D’Alema sia di Veltroni, che oltretutto da due anni fa il banchiere come presidente della Compagnia di San Paolo, cioè della fondazione che controlla Intesa, il primo gruppo bancario italiano? D’Alema è nato nel 1949, Veltroni nel ’55, Chiamparino nel ’48. Tutti e tre hanno iniziato a fare politica nel Pci nei primi anni 70 come consiglieri comunali: Max nel ’71 a Genova, Uòlter nel ’76 a Roma, Chiampa nel ’75 a Moncalieri. Chiamparino Settepoltrone ha poi collezionato quelle di: segretario regionale della Cgil, segretario provinciale del Pds, consigliere comunale a Torino, deputato del Pds (dal 1996, dopo l’umiliante trombatura del ’94 a Mirafiori contro il berluschino Meluzzi), sindaco dal 2001 al 2011 e, appunto, banchiere elegantemente nominato da Piero Fassino, suo successore a Palazzo di Città. È stato dalemiano, poi veltroniano (responsabile Riforme della segreteria Veltroni e ministro del suo “governo-ombra”), poi franceschiniano, infine renziano. Immunizzandosi dalla rottamazione. E così, se il Piemonte voterà a maggio – cioè se il Consiglio di Stato non sospenderà né annullerà la sentenza del Tar che ha mandato a casa Roberto Cota detto “Mutande Verdi” ed eletto con firme false – Torino completerà il suo tragicomico ritorno al passato. Cioè sarà l’unica metropoli d’Italia dove il tempo non passa mai, comandata dalla stessa classe dirigente di 30 anni fa. Mentre il resto del Paese si prepara alla Terza Repubblica, Torino è ancora impigliata nella Prima.

Nel 1984, mentre lo scandalo Zampini (una delle prime Tangentopoli) terremotava la giunta rossa Pci-Psi, coinvolgendo anche il capogruppo del Pci Giancarlo Quagliotti e il ras del Psi Giusy La Ganga, Fassino era consigliere comunale e Chiamparino capo del dipartimento economico del partito. Nel ’93 i loro nomi fecero capolino nella Tangentopoli doc, per l’appalto del nuovo ipermercato LeGru nella rossissima Grugliasco (mirabile inciucio fra coop rosse e Standa berlusconiana), accanto a quelli del compagno Primo Greganti e del manager Fininvest Aldo Brancher. Sia Sergio sia Piero furono interrogati come testimoni. Non è dato sapere a che titolo si occupassero di centri commerciali. Ma, nonostante i sospetti e qualche accusa non riscontrata, non risultarono aver intascato soldi. Chiamparino, che aveva accettato in dono un telefonino da un faccendiere, mise la mano sul fuoco sul compagno Domenico Bernardi, sindaco di Grugliasco: “Se ha preso tangenti, sono un cretino”. Un mese dopo Bernardi fu arrestato e confessò una mazzetta di 65 milioni di lire. Intanto Quagliotti e La Ganga venivano condannati per le tangenti Fiat. Ora Quagliotti è il braccio destro di Fassino e La Ganga è un suo fedelissimo in consiglio comunale. Tutti convertiti al renzismo. Tra un po’, dopo essersi scambiati la carica di sindaco, Sergio & Piero siederanno sulle due poltrone più alte di una città che pare irrimediabilmente ibernata agli anni 80. Condannata a rivivere continuamente un passato che non passa, anche grazie al centrodestra più ridicolo mai visto persino in Italia. Chiamparino è come il diamante: è per sempre.

Costi della politica: i trucchetti di Veneto e Piemonte per i consiglieri regionali

di Lavoce.info | 11 dicembre 2013 di Roberto Perotti, redazione attualità
Nel dicembre 2012 il governo Monti tentò di porre un limite alle spese della politica regionale. Incredibilmente, alcune regioni ne approfittarono per aumentare gli emolumenti totali dei loro consiglieri. Con un trucco semplice ed efficace, ma molto ben nascosto.

Come ti faccio il trucco in Piemonte…

A posteriori, il trucco è di una semplicità disarmante: si riduce l’emolumento totale, in modo che non superi gli 11.100 euro. Ma si riduce di molto l’indennità, che è tassabile, e si aumenta la diaria, che è un rimborso a forfait, quindi di fatto un reddito non tassabile. Al netto delle tasse, ora un consigliere guadagna di più.

La prima tabella illustra quello che è successo in Piemonte (i dettagli dei calcoli si possono trovare sul mio sito web). La colonna 1 mostra le componenti del reddito di un consigliere senza altri incarichi e abitante nel capoluogo, prima della riforma Monti: 9948 di indennità lorda e 2402 di rimborsi a forfait. Il totale, 12350 euro, eccedeva il nuovo limite. Con una legge di fine 2012, il Consiglio regionale ha quindi ridotto l’ indennità a 6.600 euro, ma ha aumentato il rimborso forfetario a 4.500. Il totale è ora esattamente di 11.100 euro. Ma poiché le tasse totali sono diminuite, al netto delle tasse un consigliere ora guadagna più di prima. Quanto esattamente dipende da quante sedute perde il consigliere, perché prima c’era un gettone per ogni presenza e ora c’è una penalizzazione per ogni assenza: la tabella mostra il reddito netto se si è presenti a tutte le sedute, in media 7 al mese, o si perdono 4 sedute (la media per i consiglieri regionali piemontesi nel 2011).
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Si noti che per ora non cambia neanche la pensione, perché l’ abolizione del vitalizio scatterà dalla prossima legislatura, a partire dal 2015 (colonna 3). C’è solo una piccola riduzione dell’indennità di fine mandato, una specie di TFR dei consiglieri. I consiglieri eletti dal 2015 in poi avranno diritto a una pensione con interamente il contributivo. Assumendo un contributo del consigliere dell’ 8.8 per cento e della Regione del 18.2 per cento, come alla Camera, e una rivalutazione del montante del 2 per cento all’anno, la pensione diminuirà drasticamente (nella tabella ipotizzo che il consigliere vada in pensione a 65 anni). Il reddito netto percepito dal consigliere aumenterà però ulteriormente, perché si riduce la trattenuta per il vitalizio (ora pensione).

… e in Veneto

Una cosa simile, e per certi aspetti ancora più interessante, è avvenuta in Veneto (Tabella 2). Qui una legge regionale del gennaio 2012 aveva abolito un rimborso forfetario di quasi 2000 euro (colonna 2). Il reddito lordo di un consigliere nel 2012 era quindi di 10.309 euro. Nel dicembre 2012 il Consiglio regionale decide quindi di aumentare la retribuzione lorda e di portarla al tetto massimo consentito dalla riforma Monti, 11.100 euro (colonna 3). Non solo, ma allo stesso tempo, come in Piemonte, riduce l’ indennità e aumenta la diaria: 6.600 e 4.500 euro rispettivamente. Non pago, il Consiglio regionale riduce anche la penalità per le assenze: prima era di 1/15 della diaria, cioè 173 euro per assenza. Poiché però ora la diaria è aumentata, mantenendo la stessa regola la penalità sarebbe quasi raddoppiata, a 300 euro. Così il consiglio stabilisce che la penalità per le assenze venga ridotta a 40 euro.
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Risultato: non solo il reddito netto è aumentato nel 2013 rispetto al 2012 (confronta la colonna 3 con la colonna 2), ma è aumentato anche rispetto al 2011 quando c’era ancora il rimborso spese a forfait di quasi 2000 euro e il reddito lordo totale era di 12.111 euro (confronta la colonna 3 con la colonna 1).L’ aumento rispetto al 2011 c’è solo però nel caso ci si assenti 3 volte, proprio grazie alla riduzione della penalità per l’assenza. Ed anche in questo caso, fino alla prossima legislatura vitalizi e indennità di fine mandato non cambiano.

Non escludo che vi siano altre regioni in cui è avvenuto ciò che è avvenuto in Piemonte e Veneto. In alcune le informazioni online sono lacunose. In altre la remunerazione netta dei consiglieri è sicuramente scesa ma questo non significa necessariamente che queste regioni siano più virtuose di Piemonte e Veneto. In Campania, Lazio, Lombardia e Sardegna, per esempio, ma il motivo non è necessariamente nobile: queste regioni erano cosi generose prima (cioè, il reddito lorda era così superiore a 11.100 euro) che, anche se avessero voluto, non avrebbero avuto margini per aggirare le nuove norme.

REGIONE PIEMONTE, SPESO UN MILIONE PER RIMBORSI DI SALAMI, VESTITI E MAZZE DA GOLF

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http://www.cadoinpiedi.it/2013/11/21 redazione attualità

Chiusa l’indagine. Nei guai il governatore leghista Roberto Cota, il presidente dell’assemblea legislativa Valerio Cattaneo (ex Popolo della libertà, ora gruppo misto), l’ex presidente della Giunta Mercedes Bresso, consiglieri di maggioranza e opposizione.

Si mangiava e ci si divertiva molto alla Regione Piemonte. Tanto che alla fine il conto è di quasi un milione di euro di rimborsi illeciti in soli due anni, tra il 2010 e il 2012. Soldi pubblici che sono stati dissipati tra ristoranti e vestiti firmati. Ma anche per ricariche telefoniche e mazze da golf.
Si è chiusa così con un vero e proprio terremoto giudiziario l’indagine sui rimborsi dei gruppi consiliari della Regione Piemonte. Dei 57 politici indagati dal pool di magistrati coordinati dal sostituto procuratore Andrea Beconi, per 43 la procura di Torino ha ha chiesto la non archiviazione.

TRAVOLTI COTA E BRESSO. Tra gli indagati ci sono il governatore leghista Roberto Cota, il presidente dell’assemblea legislativa Valerio Cattaneo (ex Popolo della libertà, ora gruppo misto), l’ex presidente della Giunta Mercedes Bresso, consiglieri di maggioranza e opposizione. Per gli altri 14, invece, la procura non ritiene che sia opportuno proseguire nell’iter giudiziario. Un vero e proprio tornado che ha risparmiato, però, Partito democratico e Movimento 5 stelle.

IPOTESI DI REATO: TRUFFA E PECULATO I reati contestati sono, a vario titolo, truffa e peculato, con accuse diverse da caso a caso; per Bresso, ad esempio, l’ipotesi è di finanziamento illecito dei partiti.
Tra le spese pazze finite nel mirino della procura spiccano i 38 mila euro in ristoranti e 6.154 in abbigliamento di lusso spesi dal presidente del Consiglio regionale Cattaneo. Ma anche i fiori, lo champagne e il supermercato per 19.777 euro del consigliere Pdl Luca Pedrale. Per non parlare, poi, delle mazze da golf del consigliere Marco Botta, detetentore anche del record di spese in cibarie: 36 mila euro in salumi. O dei 1.455 euro in ricariche telefoniche di Daniele Cantore.

VENTI GIORNI PER DIFENDERSI Ora i 43 indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere ancora sentiti dai magistrati o per presentare memorie; solo trascorso questo periodo potrà essere formulata l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. Per gli altri 14 consiglieri si dovrebbe invece procedere all’archiviazione.

Piemonte, la Cassazione conferma l’irregolarità dei ‘Pensionati per Cota’

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La Suprema Corte ha confermato la sentenza di appello sulla illegittimità della lista di Michele Giovine, schierata con il governatore, che aveva raccolto 27mila voti. Il Pd insorge: la sentenza “dà ragione a chi aveva denunciato le irregolarità e il conseguente esito elettorale falsato”
Fonte http://www.ilfattoquotidiano.it 14 novembre 2013 attualità
i riaccende lo scontro sulla legittimità della elezione di Roberto Cota alla presidenza della Regione Piemonte. E’ definitiva infatti la condanna di Michele Giovine per falsi elettorali: la Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Torino. Giovine è stato processato per le vicende legate alla sua elezione come consigliere regionale del Piemonte nella lista “Pensionati per Cota”, il cui ingresso nella competizione, secondo le accuse, fu macchiata da irregolarità nella presentazione dei candidati.

La Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dalla difesa di Giovine, al quale, lo scorso 22 maggio, erano stati inflitti due anni e otto mesi di carcere. La lista “Pensionati per Cota” ottenne 27mila preferenze. Dopo il giudizio di secondo grado Giovine era stato sospeso dalla carica di consigliere (con l’indennità dimezzata) e al suo posto era entrata a Palazzo Lascaris la compagna, Sara Franchino.

La sentenza della Cassazione (che riguarda anche il padre di Giovine, Carlo, al quale è stata inflitta una pena coperta dalla sospensione condizionale) potrebbe avere effetti sui ricorsi elettorali presentati dall’ex presidente Mercedes Bresso, sconfitta da Cota in una elezione di cui chiedeva l’invalidamento. Il Pd protesta e chiede ora di rivedere l’esito del voto: una sentenza “che dà ragione a chi aveva denunciato le irregolarità e il conseguente esito elettorale falsato e mette a tacere tutti coloro che a questo proposito avevano parlato di strumentalizzazioni prive di sostanza”.

La questione dovrebbe comunque risolta dalla giustizia amministrativa. Per Giovine, in ogni caso, la Corte d’Appello aveva disposto l’interdizione dai pubblici uffici per due anni e, a quanto si apprende, la Cassazione non è intervenuta sul punto. Il consigliere, per evitare il carcere, potrà chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali.

PIEMONTE – Davide Bono “un pericoloso equilibrismo sulle politiche assistenziali”

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Fonte PiemonteOggi del 7/08/2013 di Davide Bono Attualità
– Davide Bono, Capogruppo del MoVimento 5 Stelle della Regione Piemonte, per quanto concerne l’approvazione del 2 agosto della nuova dgr sulle politiche sociali afferma: “da un lato cristallizza un principio ingiusto, cioè quello di bloccare gli aumenti automatici delle tariffe per l’adeguamento all’indice ISTAT, dall’altro si rende conto delle conseguenze del passaggio da tre a cinque livelli di intensità di assistenza e cioè l’intasamento delle Unita di Valutazione Geriatrica. Epperò la cura proposta è risibile: si dice infatti di rivedere solo gli utenti che sembrano differire di più dalla classe assegnata!? Infine con la riparametrazione al 50% tra Asr e Comune/utente e le difficoltà economiche dei Comuni si finirà per scaricare ancora una volta gli errori (o orrori) di bilancio regionali e nazionali sui cittadini. Un pericoloso equilibrismo per far finta di rispettare la sentenza del TAR contro le liste di attesa”

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