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PRONTO SOCCORSO VIETTI La clinica privata di proprietà della famiglia del vicepresidente del Csm nell’inchiesta sui rimborsi regionali

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Fatto Quotidiano 7/07/2013 di Andrea Giambartolomei attualità

Torino C’ è anche la clinica privata della famiglia di Michele Vietti tra le trentasei case di cura che hanno ottenuto in modo fraudolento dalla Re- gione Piemonte rimborsi per otto milioni di euro. La procura regionale della Cor- te dei Conti sta indagando da tempo su un complesso sistema attuato per ben sette anni dalle strutture private ai danni della Regione am- ministrata da Roberto Cota, il governatore leghista che sta tagliando risorse alla sa- nità per ridurre il debito. Solo la scorsa settimana settan- ta persone hanno ricevuto l’invito a dedurre, l’atto con cui si segnala l’esistenza dell’inchiesta e il danno erariale ipotizzato. Ora potranno es- sere interrogati e fornire spiegazioni. GLI INDAGATI sono soprat- tutto gli amministratori delle cliniche, ma ci sono anche dirigenti delle Asl e della Di- rezione Sanità della Regione. Nei confronti di questi ulti- mi il pm Pia Manni ipotizza l’omesso controllo e per questo motivo potrebbero essere chiamati a risarcire. In totale il danno erariale stimato dal pm e dagli agenti della Guardia di Finanza si aggira sui 7,9 milioni di euro. Come ha scritto il procuratore genera- le Salvatore Nottola nella relazione nazionale le 36 cliniche private del Piemonte “hanno programmato la dimissione di pazienti in modo fraudolento e tale da consentire un rimborso maggiore di quello consentito”. In pratica la Regione Piemonte paga alle cliniche private i ricoveri dei pazienti che non possono essere se- guiti negli ospedali pubblici. Per un periodo di sessanta giorni le cliniche ricevono 150 euro a paziente, mentre dopo la cifra cala. Per incassare il rimborso più alto le case di cura dimettevano i pazienti, subito presi in carico da un’altra struttura privata che poteva ottenere il rimborso pieno. Secondo gli inquirenti patecipava al sistema anche la Villa Ida di Lanzo Torinese, fondata nel 1947 dal geometra Piero Vietti, padre del vi- cepresidente del Csm, e ge- stita ora dalle società Santa Croce e dalla Sibar. Nella Sibar Michele Vietti ha avuto il ruolo di procuratore fino all’estate 2010, quando il politico dell’Udc ed ex sotto- segretario alla giustizia del governo Berlusconi III è stato nominato prima compo- nente laico e poi vicepresi- dente del Consiglio superio- re della magistratura. Ora ad amministrare la Sibar è la madre Maria Assunta To- gliatto, ottantenne, aiutata da Anna Vietti, sorella del politico. L’INCHIESTA ha origine da una vecchia indagine della Procura di Torino sulle cliniche di Pietro Camerlengo, re della sanità privata pie- montese. Per ottenere i rim- borsi dalle Asl centinaia di anziani venivano dimessi da una clinica del gruppo per essere ricoverati in un’altra. In questo modo erano stati ottenuti dalla Regione quattro miliardi delle vecchie lire. Inizialmente il sostituto procuratore Enrico Arnaldi di Balme, che aveva coordinato l’indagine dei Nas, ipotizzva il reato di truffa, poi de- rubricato dal tribunale in abuso d’ufficio. Al termine di una lunga trafila nelle aule del tribunale le accuse sono state prescritte, ma gli atti so- no passati alla Corte dei conti che ha esteso la sua azione.

SEI MALATO? CREPA Ma per la Polverini va tutto bene: “Fidatevi delle aziende pubbliche”


Da redazione del Fatto Quotidiano 21/02/2012
I cittadini del Lazio possono continuare a fidarsi della sanità pubblica e soprattutto di tutto il personale altamente qualificato,
medico e non medico, impegnato quotidianamente a garantire il diritto alla salute delle persone. Questo è il mio impegno principale, insieme alla certezza che alla signora in cura presso il Policlinico Umberto I è garantita la massima assistenza”. Non ha aspettato
neanche di conoscere gli atti, e già la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, si è sentita in dovere di intervenire sulla vicenda della paziente in coma al Pronto soccorso. “I tecnici della Regione – ha aggiunto – stanno esaminando il caso in ogni suo aspetto: al termine di questi accertamenti potremo esprimere un giudizio e adottare eventuali provvedimenti. Dalle prime notizie che abbiamo, sembra emergere che la
paziente sia stata gestita correttamente essendo stata sottoposta a due Tac, una ecografia, tre trasfusioni e assistita nel corso della permanenza al pronto soccorso da un pool polispecialistico di 11 medici. A tutela della sanità pubblica e della sua eccellenza – ha concluso la Polverini – e nella massima trasparenza, per evitare strumentalizzazioni, comunicheremo tutte le informazioni in merito al caso”.

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