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I Fuorilegge (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 05/12/2013. Marco Travaglio attualità

Volete prima la notizia buona o quella cattiva? Ma sì, dài, cominciamo con quella buona: nell’ottavo compleanno del Porcellum, voluto nel dicembre 2005 dall’Udc di Casini, scritto da Calderoli, approvato da tutto il centrodestra e poi conservato anche dal centrosinistra, la Corte costituzionale ha finalmente stabilito che quella legge non è soltanto una porcata: è anche incostituzionale in almeno due punti, il premio di maggioranza del 55% dei seggi alla Camera per la coalizione più votata (senz’alcun tetto) e le liste bloccate con i candidati nominati dai partiti. Ne discende che sono, se non giuridicamente, almeno moralmente incostituzionali tutti i parlamenti eletti con quel sistema: quello del 2006 (maggioranza Unione), quello del 2008 (maggioranza Pdl-Lega) e soprattutto quello attuale, uscito dalle elezioni del 24-25 febbraio. Dunque sono incostituzionali anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rieletto dai parlamentari incostituzionali, e con molti più voti del dovuto (quelli dei deputati Pd-Sel eletti dal premio di maggioranza ora cassato). E lo è anche il governo di Letta jr., che a Montecitorio gode di una vasta maggioranza dopata da quel premio ora caduto: decenza vorrebbe che i deputati in sovrappiù decadessero e andassero a casa. Insomma, tutto il sistema è fuorilegge. E, se avesse un minimo di dignità, procederebbe a una rapida eutanasia per riportarci al più presto alle urne con una legge elettorale finalmente legittima: una nuova, se mai riusciranno a trovare uno straccio di accordo (che sarebbe comunque frutto di un Parlamento illegittimo); o quella disegnata ieri dalla Corte con una sentenza formalmente “caducatoria” (cancella premio e liste bloccate), ma sostanzialmente “additiva” e “paralegislativa” (disegna un sistema elettorale alternativo al Porcellum, che sarà valido al deposito delle motivazioni, visto che il Paese non può restare senza legge elettorale neppure un istante). Naturalmente lo sapevano tutti che il Porcellum era incostituzionale. Ma si comportavano come se fosse legittimo. Fino alla suprema protervia di pretendere, dal Colle in giù, che un Parlamento e un governo porcellizzati riscrivessero la Costituzione. Con la complicità di decine di presunti “saggi”, anch’essi incostituzionali per contagio, che hanno screditato se stessi e l’intera categoria prestandosi alla controriforma. Ora almeno quella minaccia pare sventata. Ma sia chiaro che qualunque altra “riforma” (tipo quella della giustizia) sarebbe viziata dallo stesso peccato originale: quindi si spera che lorsignori ci risparmino altre porcate.

La cattiva notizia è che, a causa dell’insipienza dei partiti e del loro Lord Protettore e Imbalsamatore, la Consulta riporta le lancette dell’orologio indietro di vent’anni, riesumando l’ultima legge elettorale della Prima Repubblica: quella con cui si votò nel 1992, il proporzionale puro con preferenza unica (a parte lo sbarramento al 4% per l’accesso alla Camera e all’8 per l’accesso al Senato dei partiti non coalizzati). Quella sonoramente bocciata dall’82,7% degli italiani il 18-19 aprile ’93 nel referendum di Segni&C. che introdusse il maggioritario (poi in parte recepito e in parte no dal “Mattarellum”). Le forbici della Consulta proprio questo fanno: trasformano il Porcellum da legge maggioritaria in legge proporzionale spianando la strada ai nemici del bipolarismo. Napolitano, Letta, Alfano e Casini in testa: i nostalgici dei governi che non nascevano delle urne, ma dagli accordi aumma aumma nelle segrete stanze dei partiti e del Quirinale. Se, come dicono, Renzi e i 5Stelle vogliono difendere il bipolarismo (“Morto il nano, ce la giocheremo noi e il Pd, e ne resterà solo uno”, tuonava Grillo), possono rendere un grande servigio al Paese: scrivendo insieme una nuova legge elettorale, col ritorno al Mattarellum o col doppio turo alla francese, che salvi il bipolarismo. Se invece ci faranno votare con la legge della Consulta, ci condanneranno a un futuro terrificante: quello dell’Inciucio Eterno.

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PORCELLUM, LA CONSULTA IMITA IL PARLAMENTO E NON DECIDE

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L’IPOTESI PIÙ ACCREDITATA È CHE VENGA TUTTO RIMANDATO A DOPO LA SEDUTA DEL 14 GENNAIO.
Il Parlamento e la Corte costituzionale alle prese con il “Porcellum”. Mai come in questo caso le mosse dell’uno segneranno quelle dell’altra: se i partiti dovessero riuscire in quello che finora non hanno voluto fare, cioè riformare la legge “porcata”, copyright del primo firmatario, Roberto Calderoli, allora la Consulta non dovrà più pronunciarsi, come spera, sul ricorso discusso ieri contro una legge che ha ridotto i cittadini “in mandrie da voto”.

E, infatti, oggi la Consulta, pur potendo, non emetterà la sentenza. La Camera di consiglio comincerà stamattina ma non sarà conclusiva, come non dovrebbe esserlo neppure giovedì. Volutamente. Si attende la politica e tutto dovrebbe essere rinviato a dopo le vacanze di Natale. La prima data fissata è quella del 14 gennaio quando la Corte dovrà decidere anche sull’ammissibilità di un referendum sulla geografia dei Tribunali.

D’altronde non ha tempi stabiliti da rispettare anche se la prassi vuole che le sentenze siano emesse poco tempo dopo la discussione.

DI PRECEDENTI con verdetti espressi a lungo termine, però, ce ne sono. L’ultimo riguarda il conflitto di attribuzione sollevato da Silvio Berlusconi, premier e imputato, contro i giudici di primo grado del processo Mediaset. Il rinvio della decisione coincise con il varo del governo di larghe intese di Enrico Letta. Come in quel caso, anche stavolta il rinvio è mosso dall’opportunità politica. Non è un mistero che il Quirinale vuole che i partiti ritocchino da soli il “Porcellum” e, dunque, la Corte, per evitare uno “schiaffo” al Parlamento, è orientata a concedere tempo.

Ieri mattina, comunque, hanno parlato in udienza gli avvocati Aldo Bozzi, Claudio Tani e Felice Besostri, che hanno vinto a maggio il ricorso in Cassazione e sono riusciti a portare il Porcellum davanti alla Consulta per conto di 27 cittadini. L’avvocato Tani ha detto che la legge Calderoli “si propone lo scopo di distruggere la Costituzione” e ha trasformato gli elettori “in mandrie da voto” già per tre volte, “nel 2006, nel 2008 e nel 2013… La politica non può pensare di fare quello che le pare senza ricordare che ci sono la Costituzione e gli organi di garanzia”. L’irrazionalità della legge “è evidente e risulta dall’esito delle ultime elezioni dove il partito con il 29,5% dei voti”, il Pd, “ha preso 340 seggi e quello con il 29%”, il Pdl, “con uno scarto dello 0,5%, ha preso un terzo dei seggi”. Quanto alle liste bloccate “i partiti devono fare liste di candidati e non di eletti, altrimenti è come eleggere un Parlamento per curie. Sono curie di partito punto e basta”.

La decisione sul Porcellum contiene anche l’ammissibilità, o meno, del ricorso. Un’ammissibilità su cui in Corte c’è una larga maggioranza, ma non unanimità.

Su questo punto, nell’udienza di ieri, si è espresso l’avvocato Bozzi, tenace ottantenne, protagonista della battaglia per arrivare davanti alla Consulta: “Sarebbe infondato e pretestuoso qualsiasi dubbio sull’ammissibilità. Questa era l’unica azione proponibile a tutela del diritto al voto libero… È stato reciso il rapporto diretto tra elettori ed eletti perché i parlamentari sono scelti dai partiti”.

Liste bloccate e premio di maggioranza, senza una soglia minima di voti, sono i punti che, secondo i ricorrenti, dovrebbero essere eliminati dal “Porcellum”. E sulla supposta impossibilità della Corte di poterlo fare perché altrimenti creerebbe un vuoto normativo è intervenuto l’avvocato Besostri. “Con un’operazione chirurgica” su quei punti, ha spiegato, “non ci sarebbe alcun vuoto legislativo ma resterebbe in piedi un sistema proporzionale con soglie di accesso”. I partiti che superano lo sbarramento, quindi, si dividerebbero i seggi proporzionalmente. Quanto alle liste bloccate, che impediscono agli elettori di scegliere i parlamentari, “sarebbe sufficiente eliminare l’obbligo di fare un segno solo sulla lista prescelta” e così, di fatto, “si ripristina il sistema delle preferenze”.

Ad assistere alla relazione del giudice Giuseppe Tesauro e agli interventi dei ricorrenti, l’Avvocatura dello Stato che non si è costituita come “resistente” per conto del governo. Altrimenti avrebbe dovuto difendere il “Porcellum”.

PORCELLUM, FLOP DEI PARTITI ORA TOCCA ALLA CONSULTA

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LEGGE ELETTORALE, SALTA IL VOTO IN COMMISSIONE IN SENATO PER I VETI INCROCIATI
Fatto Quotidiano del 3/12/2013 di Luca De Carolis e Antonella Mascali attualità
Il giorno della Consulta, dopo l’ennesima figuracciadella politica.Og- gi la Corte costituzionale si riunirà per esaminare il ricor- so contro il Porcellum, la legge elettorale in vigore dal 2005. E lo farà senza aver ricevuto quel segnale che forse aspettava dai partiti. Ieri sera, dopo mesi di rinvii e veti incrociati, l’ipotesi di nuova legge elettorale si è nuova mente arenata inSenato, in commissione Affari costituzionali. Si doveva votare sulla proposta della Lega, che prevede il ritorno al Mattarellum (con correttivi), e su quella di Cinque Stelle, che vuole un mo- dello spagnolo-elvetico (collegi di dimensioni limitate e preferenze). Ma la riunione delle 20 è stata cancellata nel pomeriggio e rinviata a dopo l’otto dicem- bre, post primarie. Per il capogruppo dem Luigi Zanda “la formazione di nuovi gruppi nel centrodestra e il congresso del Pd ora non consentono un di- battito costruttivo”. Di fatto, è fallita la trattativa sul testo della Lega, basato sul maggioritario ma con un quota di proporzionale regionale (ad uso del Car- roccio). Gli alfaniani hanno chiesto altro tempo, ma lo stesso Pd era diviso sulla bozza. Contraria Forza Italia, a cui il Porcellum va sempre bene. E così è saltato tutto, per l’ira della Lega. Non certo un buon viatico verso la Consulta, che oggi non si riunirà in camera di con- siglio. Un rinvio che qualcuno, nella Corte,definisce un“gesto di galateo istituzionale” nei confronti del Parlamento. Molti dei giudici non vogliono af- frontare subito il merito del Porcellum per tenderela mano alla politica, cosa molto gradita al Quirinale. Sperano che i partiti, nei supplementari, si deci- dano a riformare le regole del gioco. LA CORTE potrebbe riunirsi di nuovo domani e cominciare una camera di consiglio per af- frontare la premessa del ricorso, cioè l’ammissibilità. Non ci sarà la sentenza, cioè il pronuncia- mento sul merito della legge. D’altronde un inizio di discussione con decisione a data da destinarsi è possibile (vedi il conflitto Berlusconi-giudici Mediaset). Tenendo conto delle vacanze natalizie, la Corte potrebbe riunirsi per il pronuncia- mento non prima del 13 gennaio. Oggi, a partire dalle 9.30, ci sarà la relazione del giudice Giuseppe Tesauro, poi parlerà il ricorrente, l’avvocato Aldo Bozzi, che insieme ad altri 25 firmatari ha vinto il ricorso in Cassazione ed è riuscito a por- tare davanti alla Consulta il Por- cellum. Non dovrebbero pre- sentarsi le parti “resistenti”, presidenza del Consiglio e mi- nistero dell’Interno, come se- gno di “buona volontà”. Sul- l’ammissibilità del ricorso non ci sono dubbi: la stragrande maggioranza dei giudici ritiene che lo sia. Ma sul merito le cose si complicano. C’è chi pensa che la Corte possa indicare le parti incostituzionali, come le liste bloccate e il premio di maggioranza previsto senza una soglia minima di voti, ma che non possa andare oltre, poiché le modifiche normative spettano al Parlamento. E proprio questo pare l’orientamento prevalente se la Consulta dovesse entrare nel merito. Secondo altri, anche dentro la Corte, si potrebbero invece abrogare le parti incostituzionali del Porcellum senza creare un vuoto normativo ma facendo rivivere la legge precedente, il Mattarellum. Intanto i renziani invocano lo sposta- mento della discussione sulla legge elettorale alla Camera, come già chiesto dal sindaco di Firenze. Concorde Loredana De Petris (Sel). Contrari Ncd e Fi, che di una nuova legge non hanno affatto voglia. Ma il trasloco a Montecitorio è probabile, e ha già incassato il sostegno della presidente Boldrini. Mentre il governo pensa a un ddl: il tem- po sta finendo.

Giachetti: “Digiuno perché sul Porcellum il Pd non fa nulla

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Da Il Fatto Quotidiano del 08/10/2013. Wanda Marra attualitàSulla legge elettorale è tutto fermo. In 4 mesi ci sono state tantissime parole e nessun fatto”: così Roberto Giachetti, vice presidente della Camera, renziano, motiva la sua decisione di riprendere lo sciopero della fame per dire no al Porcellum. L’ultimo era durato 123 giorni. “Era stata votata l’urgenza in Senato, il 4 agosto, il che vuol dire che dopo 30 giorni ci sarebbe dovuto essere un testo in Aula. Anche calcolando la pausa estiva, sono passati più di due mesi, e in Commissione sono ancora ai punti di convergenza. Ovvero, un accordo non c’è”. Giachetti 4 mesi fa aveva presentato una mozione per il Mattarellum: gli votarono contro tutti, compreso il Pd, tranne M5S e Sel. Così Giachetti è stato protagonista di un botta e risposta col presidente del Consiglio, da lui criticato per aver detto in tv da Fazio di essere fermamente per il Mattarellum. “Contano i fatti”, aveva replicato il deputato Pd. Per sentirsi rispondere in Aula dal premier: “Se ognuno pensa a piantare la sua bandierina, la legge elettorale non la faremo mai”. Lui ieri ha ribadito: “A questo punto a me non interessa neanche che sia il sistema sia per forza il Mattarellum. Ma serve una legge che consenta agli elettori di eleggere i loro eletti e di garantire la governabilità. Altrimenti, vuol dire che vogliono le larghe intese per i prossimi 15 anni”. Giachetti è stato bersagliato di critiche praticamente da tutte le componenti del suo partito, renziani esclusi, ovviamente. Per il bersaniano D’Attorre “è interessato a farsi pubblicità più che a trovare davvero il modo di superare il Porcellum”. E il senatore lettiano, Francesco Russo: “Non inizi uno sciopero che potrebbe creare confusione tra gli elettori. Facciamo lavorare i nostri senatori”. Dichiarazioni che non sono piaciute ai renziani Anzaldi e Marcucci: “Il governo Letta-Alfano val bene un Porcellum? Le dichiarazioni del collega Russo sono sorprendenti e se confermate sarebbero gravi. Sarebbe opportuna una smentita”. Intanto, Giachetti va avanti per la sua strada e per il 31 ottobre lancia il No Porcellum day: iniziative in tutta Italia, con una manifestazione a Roma da Eataly.

Abolizione del Porcellum, il Pdl fa muro

Da La Repubblica del 20/08/2013. TOMMASO CIRIACO attualità

No all’accelerazione di Letta”. Tensione nel Pd: Giachetti attacca la Finocchiaro.
La riforma.

ROMA— Freno a mano tirato. Il Pdl stoppa il premier Enrico Letta, che domenica di fronte alla platea del Meeting di Cl a Rimini aveva reclamato il superamento del Porcellum, promettendo una nuova legge elettorale entro ottobre. Tocca a Renato Schifani mettere agli atti le resistenze del partito berlusconiano a ogni ipotesi diversa dal ritocco del contestato sistema del voto: «Noi diciamo no al ritorno del Mattarellum ». I democratici, intanto, si dividono. E fra Anna Finocchiaro e Roberto Giachetti sono scintille.
L’ex presidente del Senato, ospite di Comunione e liberazione, si rivolge direttamente al presidente del Consiglio. E avverte: «Sulla legge elettorale posso condividere la fretta di Letta se si riferisce al recepimento dei rilievi della Corte Costituzionale, altrimenti non comprendo le motivazioni di questa fretta». Dice proprio così: fretta. Nonostante dell’abolizione del Porcellum si discuta ormai da parecchi anni: «Preferisco non comprendere altre motivazioni che non mi piacciono, come quella di fare una nuova legge elettorale per andare a votare subito». Poi, a rafforzare il concetto, aggiunge: «Comunque non ci sono margini di avvicinamento. Tra Pd e Pdl le distanze rimangono». Gli uomini di Silvio Berlusconi, insomma, non intendono andare oltre i ritocchi del modello partorito da Roberto Calderoli, in attesa di procedere sul fronte delle riforme costituzionali.
I dirigenti del Partito democratico, invece, battagliano sull’iter della riforma. È Giachetti a tornare in pista, con un’accusa pesante: «Anna Finocchiaro ha praticamente scippato alla Camera l’avvio della discussione della riforma elettorale». Al vicepresidente di Montecitorio non va giù che la presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama abbia promosso «un finto incardinamento al Senato prima della pausa estiva». Si è trattato, sostiene, di «una furbata di sapore vecchio consociativo».
La replica di Finocchiaro non si fa attendere. Ma guarda innanzitutto ai distinguo berlusconiani: «Ricordo agli esponenti del Pdl e a tutte le forze politiche che il Senato ha votato la procedura d’urgenza per la discussione sulla legge elettorale che deve sostituire il Porcellum. Su questo tema non si può più traccheggiare e bene ha fatto Letta a sottolineare la necessità di affrontare con urgenza la questione».
L’idea di partire da Palazzo Madama, comunque, non è priva di conseguenze. Se infatti alla Camera il Pd può contare su una maggioranza autonoma, nell’altro ramo del Parlamento è indispensabile un’intesa con il Pdl. O con il Movimento 5 Stelle. Che infatti osserva la partita dalla panchina, in attesa di entrare in campo. «Sono mesi che stiamo dicendo questo — sostiene la deputata grillina Carla Ruocco — e mi meraviglio che Letta la voglia affrontare il primo settembre. Noi abbiamo già votato la mozione Giachetti per il ritorno anche temporaneo
al Mattarellum, onde evitare un nuovo giro elettorale con maggioranze successive incerte. Sposiamo la teoria di Letta, speriamo che sia la volta buona».
Ma dall’opposizione si fa sentire anche la Lega. Tocca a Matteo Salvini, vicesegretario federale del Carroccio, indicare le priorità: «L’urgenza del Pd: la riforma della legge elettorale. L’urgenza del Pdl: la riforma della giustizia. Ma occuparsi anche di lavoro ed economia gli fa schifo?».

Riforma elettorale: Abc, quelli che vogliono il governo Monti senza Monti (Fabrizio d’Esposito).

Riforma elettorale: Abc, quelli che vogliono il governo Monti senza Monti (Fabrizio d’Esposito)..

Non ci provate(Marco Travaglio )sul referendum per l’abrogazione del Porcellum

di Marco Travaglio
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l Corriere della Sera comunica: “Non sarà una sentenza della Consulta a far saltare il clima di tregua in Parlamento, non sarà la Corte a provocare fibrillazioni che metterebbero in
difficoltà il governo di emergenza nazionale: in prossimità del verdetto sui referendum elettorali, istituzioni e partiti di ‘ma ggioranza’ sono stati rassicursul fatto che i quesiti per abrogare il Prcellum verranno bocciati. Così le forze politiche contrarie ai referendum non sarebbero costrette a muoversi d’urgenza per cambiare la legge, con l’obiettivo di evitare la consultazione. Una corsa affannosa contro il tempo alzerebbe il rischio di tensioni tra i partiti che si scaricherebbero sull’esecutivo. Con la bocciatura dei referendum, verrebbe quindi messo in sicurezza il sistema politico, non il sistema elettorale”. Secondo Repubblica, anch’essa molto informata, sei giudici sarebbero pro referendum, cinque contro e quattro incerti. Fra i contrari figurano i soliti Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano (noti per la cena con B., Letta e Alfano prima della decisione sul lodo Alfano), oltre a Grossi (nominato dal presidente Napolitano), Frigo (indicato dal Pdl) e al presidente Quaranta (eletto dalla Corte dei conti e gradito al Pdl). Non sappiamo se tutto ciò sia vero, ma è molto probabile, visto che ieri nessuno ha smentito nulla. Quindi, a una settimana dalla sentenza dell’11 gennaio, la Corte costituzionale, “giudice delle leggi” e massimo presidio di legalità del Paese, fa filtrare a due giornali, ai “partiti di ma ggioranza” e a imprecisate “istituzioni” gli orientamenti dei suoi membri, che devono restare segreti anche dopo la decisione, figurarsi prima. E se Repubblica attribuisce le divisioni a questioni giuridiche (il presunto “vuoto legislativo” che seguirebbe all’abolizione del Porcellum, peraltro smentito dai promotori che vogliono resuscitare il precedente Mattarellum), il Corr iere dà una lettura tutta politica. Come se spettasse alla Consulta “mettere in sicurezza il sistema politico” (manco fosse una fognatura da coibentare) o preoccuparsi della “tregua in Pa r l a m e n t o ” e del “governo di emergenza nazionale” (che i partiti, pur di sventare il referendum, rovescerebbero per andare al voto anticipato). E come se il referendum non fosse la più alta espressione della democrazia diretta, ma una cosa sporca da “e vitare” a
“sull’e s e c u t i vo ”. Il tutto in barba a quei poveri illusi (1.210.466 cittadini) che hanno firmato il referendum pensando di vivere in una democrazia. Ora invece apprendono che non bisogna disturbare i manovratori: una casta, anzi una cosca di partitocrati nascosti dietro un pugno di banchieri e “tecnici” a u t o p ro cl a m a t i s i salvatori della Patria. Destra e sinistra non esistono più: sopravvive solo la cultura autoritaria e oligarchica di queste sedicenti sentinelle del Bene che si sono autoinvestite del compito di confiscare la sovranità popolare e decidere loro, riunite in qualche tunnel, catacomba, loggia o angiporto, cosa è giusto per noi. Il silenzio della Consulta fa il paio con quello dei partiti: anche quelli che sei mesi fa esultavano per i referendum contro nucleare, acqua privata e impunità dopo averli sabotati in ogni modo; anche quelli (Pd e Fli) che hanno raccolto le firme contro il Porcellum con Parisi, Segni, Di Pietro e Vendola. Bersani e Fini non hanno nulla da dire su una Consulta che preannuncia la bocciatura del referendum? Nel 2009, alla vigilia della sentenza sul lodo Alfano – l’ha accertato il Tribunale del Riesame di Roma – la P3 riuscì “a ottenere l’assicurazione sul voto, nel senso voluto dai sodali, di sette dei 15 giudici della Corte”. Poi uno cambiò idea e il lodo fu bocciato nove a sei: ma “resta il fatto che tale ingerenza ci fu e venne esercitata su almeno sei giudici costituzionali che anticiparono a un soggetto come il Lombardi la loro decisione”. Ora la P3 è imputata per un’impressionante serie di reati. Ma i sei giudici sono sempre alla Consulta. Nessun’istituzione ha pensato di stanarli e cacciarli. Nessun monito si è levato dai colli più alti contro questo scandalo a cielo aperto. Da oggi però quei sei giudici infedeli devono sentirsi osservati: 1.210.466 cittadini italiani li guardano.

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