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GLI INGEGNERI DEL PONTE SCHIERATI COME LOBBYSTI

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Fatto Quotidiano 28/02/2013 Giorgio Meletti

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Sera, dove l’unica informazione che manca è chi paga. Un’inondazione di retorica scientista, fin dal supponente incipit: “Noi che parliamo una sola lingua, quella della Scienza e dell’Ingegneria”. Tutto per il più semplice degli appelli: non fermate il ponte sullo Stretto di Messina. Seguono le firme di 39 Scienziati e Ingegneri italiani e stranieri, molto combattivi. Secondo i Luminari, spetta infatti alla Scienza e all’Ingegneria “difendere un progetto se infonda- tamente bistrattato”, soprattutto se il rischio è “la dissipazione di un grande patrimonio ingegneristico, scientifico e socioe- conomico ad oggi consolidato in un progetto definitivo”. IN REALTÀ I LUMINARI non parlano una sola lingua, ma almeno tre. Oltre a quella della Scienza e dell’Ingegneria, parlano la lingua dell’Economia, e giurano che “il ponte sullo Stretto di Messina non è una storia di sprechi”. Con quale competenza specifica si esprmono? Con quella derivante dalla loro terza lingua: quella del loro rimarchevole Conflitto d’Interessi. Negli uffici del Wwf, che da anni fa la guerra al Ponte e ai suoi alfieri, si sono su- bito accorti che quasi tutti i firmatari figurano tra gli autori del progetto. E così quando ci as- sicurano, dall’alto della loro Scienza, che “il progetto è stato sviluppato in dettaglio, control- lato e verificato” sanno di che parlano: sono loro stessi che lo hanno controllato e verificato. In particolare troviamo tra i firmatari dell’accorato appello al governo italiano i membri del comitato scientifico della socie- tà Stretto di Messina spa: il presidenteGiulio Ballio(exrettore del Politecnico di Milano) Claudio Borri, Raffaele Casciaro, Alberto Castellani, Piero D’Asdia, Giuseppe Muscolino, Alberto Prestininzi, Giuseppe Ricceri, Giovanni Solari. Poi ci sono i membri dell’Expert Panel della stessa Stretto di Mes- sina: Giorgio Diana, Ezio Faccioli, Michele Jamiolkowski, Sascia Canale. I suddetti sarebbero i controllori della qualità dei progetti, e hanno firmato l’interessante inserzione a paga- mento sul fatto che con i progettisti hanno fatto tutti insieme uno “straordinario lavoro”. Solo che hanno firmato anche i progettisti: Giovanna Cassani della Rocksoil, società che fa ca- po all’ex ministro delle Infra- strutture Pietro Lunardi, tifo- sissimo del Ponte; e poi Dyab Khazem e Kenneth Serzan della Pmc; quattro ingegneri di Eurolink, il consorzio guidato da Impregilo che ha vinto l’appalto per la costruzione del Ponte (Mario Lampiano, Michele Leone, Pietropaolo Marcheselli edEttore Pagani),AllanLarsen e Klaus Ostenfeld della Cowi (società che fa parte di Euro- link). Ostenfeld, che della danese Cowi era amministratore de- legato, si presenta come “esperto di ponti”. E anche l’americano Daniel Libeskind ha parte- cipato alla progettazione del ponte firmando 137 elaborati. E anche l’americano Peter Sluszka e il giapponese Yasutsugu Yamasaki hanno firmato l’ap – pello e i progetti. N AT U R A L M E N T E il toccante appello perché “non vadano perdute per l’Italia le preziose conoscenze acquisite” si guarda bene dal dire al pubblico chi siano i firmatari, e che lavori abbiano fatto per la fabbrica del ponte e in cambio di quanti euro del contri- buente. Mentre ci informa che chi volesse firmare l’appello deve rivolgersi al- la casa editrice londinese Taylor & Francis, che ha pubblicato nel 2009 un ampio volume sul Ponte a cura di nove firmatari dell’appello di ieri, compreso il danese Niels Gimsing, che non ha firmato progetti, però era nella commis- sione che ha aggiudicato l’appalto a Eurolink. Un altro punto interrogativo ri- guarda il perché dell’iniziativa e la scelta di tempo. É da un anno che il governo Monti ha “definanziato” il ponte, mentre solo domani scatterà la messa in li- quidazione della Stretto di Messina. Forse i luminari hanno sperato fino all’ultimo che gli amici del Ponte trovassero l’enesimo sistema per perpetuare il meraviglioso laboratorio scientifico a spesedello Stato. E si sono mossi tardi. E in modo un po’illogico: la parola fine al- l’incredibile storia del Ponte, già costato centinaia di milioni di euro, non è stata messa perché il progetto degli scienziati-lob- bysti è brutto, ma per la sem- plice e nota mancanza di soldi pubblici da buttare.

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