Archivi Blog

La manifestazione del 9 dicembre, un giorno dopo.

Fonte Altrainfornmazione.it 10 dicembre, 2013 di Marco Pizzutti attualità
03686_tv_programmazione_mentale

Ieri ha avuto inizio la manifestazione pacifica dei cittadini contro l’austerity annunciata dal web e dai piccoli network d’informazione indipendente. Come prevedibile, alcuni scontri con la polizia sono stati provocati dalla solita minoranza di infiltrati e/o facinorosi che ha danneggiato l’immagine pubblica dell’iniziativa. Tali episodi di violenza sono stati poi utilizzati ad arte dai media mainstream per demonizzare l’intero movimento di cittadini. – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/12/10/la-manifestazione-del-9-dicembre-un-giorno-dopo/#sthash.S805aNsp.dpuf

r-BANCA-large570


Contrariamente a ciò che vuol far credere l’inutile e morente partitocrazia asservita ai poteri forti, la stragrande maggioranza dei partecipanti è determinata nella protesta ma fortemente contraria alla violenza. Questa manifestazione proclamata a oltranza (quindi oltre il 9 dicembre) che si sta svolgendo in tutto il paese ha un cuore rivoluzionario e tra i manifestanti ci sono persone (anche giovanissimi) provenienti da ogni ceto sociale
. Diversamente da quanto previsto dagli scettici del web, l’evento sta effettivamente coinvolgendo un gran numero di persone. Sui social network molte pagine sono state dedicate alla prima giornata di protesta con aggiornamenti in diretta dalle piazze, foto e video che dimostrano la volontà di “cambiare, di ribaltare una situazione di oppressione fiscale che ormai è diventata insostenibile, sia per il cittadino medio che per gli imprenditori” si legge su Facebook.
In diversi video la polizia appare dalla parte dei manifestanti ma le fonti ufficiali hanno ridimensionato la vicenda come un comportamento ordinario per alleggerire la tensione. In ogni caso, visto il carattere pacifico della protesta i manifestanti hanno accolto questo comportamento delle forze dell’ordine con gli applausi:
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/12/10/la-manifestazione-del-9-dicembre-un-giorno-dopo/#sthash.S805aNsp.dpuf

Tra i manifestanti anche diversi imprenditori, che si dichiarano stanchi delle tasse e delle condizioni impossibili nell’acquisto di un prodotto o servizio, di un economia che al momento è congestionata, tanto da portare gli stessi imprenditori in piazza per protestare.
Segue il comunicato ufficiale degli organizzatori della protesta condiviso su Facebook in questi giorni:
Venerdì, 06/12/2013
L’incontro tra il Sindacato Confederato Autonomi di Polizia, ed alcuni membri del Coordinamento 9 Dicembre 2013 è stato molto costruttivo per la Sicurezza Nazionale.
La manifestazione ad oltranza del 09-12-2013 sarà una manifestazione spontanea dei cittadini, senza nessun simbolo rappresentativo, né di movimento né di partito, per cercare di proteggere la Repubblica Italiana, e la Carta Costituzionale.
Secondo il parere di moltissime persone, oggi diversi politici, non stanno rispettando le leggi, ma stanno mettendo a rischio il Sistema di Sicurezza della Repubblica Italiana, conducendo tutti all’esasperazione, privandoli di molti diritti chiaramente citati nella Carta Costituzionale.
Pertanto molti cittadini per Sovranità Popolare, chiedono che tutti i parlamentari si dimettano e chiedono il nostro appoggio, visto che tra loro ci sono i nostri genitori, i nostri figli e fratelli, ma per la divisa che indossiamo, possiamo limitarci solo ad appoggiarli moralmente.
La cosa che ribadiscono in questa sede, che ogni cittadino o membro di coordinamento, sarà responsabile solo delle proprie azioni.
Nel rispetto di tutti gli Italiani i quali non si riconoscono più in nessun movimento o partito politico, che sicuramente cercherà di cavalcare l’onda, tutti i cittadini, sono invitati a collaborare per individuare e denunciare eventuali facinorosi, violenti o gruppi vandalici, che potrebbero
compromettere la delicata operazione di protesta pacifica, così come la potremmo battezzare “9 Dicembre Operazione Gandhi”
Il 9 dicembre, ogni cittadino ha il diritto di scendere in piazza autonomamente per dare solidarietà a chi oggi è sull’orlo del precipizio, e convincerlo che uniti ce la possiamo fare.
Ecco il video condiviso su facebook insieme al comunicato:
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/12/10/la-manifestazione-del-9-dicembre-un-giorno-dopo/#sthash.S805aNsp.dpuf

L’uomo che uccise Kennedy

Fonte Luogocomune.net del 28/11/2013 di Massimo Mazzucco attualità


In tutti i grandi complotti della storia, una delle argomentazioni più spesso usate dai difensori delle versioni ufficiali è che “un complotto di queste dimensioni coinvolgerebbe migliaia di persone, e quindi prima o poi qualcuno parlerebbe”.
Ma poi, quando qualcuno davvero parla, gli stessi difensori delle versioni ufficiali fingono di non sentirli.
E’ il caso dell’assassinio Kennedy, dove addirittura l’uomo che uccise il presidente americano ha confessato il proprio gesto davanti alle telecamere – più di dieci anni fa – ma viene sistematicamente ignorato dai media mainstream. Perchè è bello poter dire che “forse a Dallas ci fu un complotto”, ma guai a trovarsi davvero di fronte alla verità! – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/11/27/luomo-che-uccise-kennedy/#sthash.RNqWNEvG.dpuf

LA GUERRA DEL DEBITO: UNA MODERNA TRAGEDIA GRECA

Greece Former State Broadcaster

Fonte Information Clearing House DI ANDREW GAVIN MARSHALL 13 novembre, 2013 attualità
All’inizio della giornata di giovedì 7 novembre, la squadra antisommossa della polizia greca ha assaltato gli uffici della principale emittente pubblica della nazione la quale, da cinque mesi, era occupata dai lavoratori, i quali si opponevano alla decisione del governo di cessare l’attività della stessa, licenziando migliaia di dipendenti e distruggendo un’importante istituzione culturale.
Sembra che la trasmissione sia giunta alla fine.
Continua la lunga e dolorosa tragedia greca: la società e la cultura vengono distrutte, le persone impoverite e condotte verso una profonda depressione.
Si verificano la crescita di conflitti politici e sociali, l’ascesa del fascismo, l’aumento, all’interno dei campi profughi, del numero di immigrati provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, che tentano di scappare dai dittatori che noi armiamo, dalle guerre che supportiamo; si intensificano i casi di suicidio, il degrado di salute e benessere, la scomparsa di servizi e sostegni a favore della popolazione; le persone sono condannate ad essere punite, umiliate, oppresse e distrutte… Queste sono le cosiddette “soluzioni” alla crisi, in nome del “risanamento economico”… Pensateci per un attimo.
Per quale motivo accade ciò? Perché lo richiedono alcune delle principali banche mondiali. Le stesse banche che hanno dato vita alla crisi finanziaria mondiale, alla crisi del debito europeo, alla crisi alimentare globale (la quale riduce alla fame decine di milioni di persone, incrementando, allo stesso tempo, la ricchezza delle sopraccitate banche); che riciclano centinaia di miliardi di dollari nel business del traffico di droga e della vendita di armi, finanziando guerra e terrorismo. Quelle banche esigono che gli abitanti della Grecia (e della Spagna, e dell’Italia, del Portogallo, e dell’Irlanda, e ovunque, sempre, in tutto il mondo) paghino gli interessi che reputano siano loro dovuti.
Permettetemi di spiegarlo il più semplicemente possibile: lo schermo di un computer, da qualche parte all’interno di una grande banca, ritiene che alcuni Paesi debbano a tale banca una certa somma di denaro, così gli abitanti di tale Paese devono soffrire e addirittura morire, in modo che il Governo si possa permettere di ripagare la banca. È questa la funzione del Governo, giusto? Servire le banche… Giusto?
La Grecia deve pagare le banche, perché le banche e tutti i loro amici (i cosiddetti “mercati finanziari”) hanno deciso di punire il Paese scommettendo contro la sua abilità di risanare il proprio debito, facendo crollare la sua affidabilità creditizia, rendendo maggiormente dispendiosa e, quindi, impossibile la sua capacità di prendere in prestito denaro e di reinvestirlo. A questo punto, la Grecia è fondamentalmente in bancarotta. Necessitando di denaro, si rivolge alla UE, alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario Internazionale in cerca di “supporto”.
Essi pretendono che il Paese – per restituire il prestito [o i prestiti, ndt] – impoverisca la popolazione, tagli i servizi sociali, l’assistenza sanitaria, l’educazione, qualsiasi cosa vada a vantaggio della popolazione – lo distrugga! – perché “troppo costoso”. Queste sono le cosiddette “misure di austerità”. Poi bisogna assicurare che siano revocati alla popolazione recentemente impoverita tutti i suoi benefici, precedentemente garantiti attraverso il “patto sociale” tra questa e il Governo (sostanzialmente, un accordo che legittima il potere dello Stato di governare sulla popolazione). Tutto ciò deve essere annientato. Cose come pensioni, salvaguardia sociale, diritti e regolamentazioni del lavoro, protezione e sicurezza, industrie, risorse, servizi e ancora tutto ciò che è un bene della popolazione, deve essere demolito e svenduto a banche e aziende straniere. Demolito per assicurare che il Paese e la popolazione appena impoveriti possano essere effettivamente ed efficientemente sfruttate da aziende multinazionali. Queste sono le “riforme strutturali”, presumibilmente chiamate così perché “riformano” la struttura propria della società.
A questo punto, con la combinazione di impoverimento e sfruttamento, arriva la luce santa di ciò che guida in modo integrale il desiderio umano e la civiltà – il nostro obiettivo ed il nostro destino come specie su questo pianeta, il fondamento sul quale sorgono le nostre società, lo stadio più elevato dell’umanità: “la crescita economica”.
Chi non vorrebbe la “crescita”? Beh, a meno che non si parli di qualcosa come verruche, eruzioni cutanee, infezioni, infiammazioni, o di tumori, chiunque desidera la “crescita”, giusto? Anche se a farne le spese sono intere società e popolazioni costituite da esseri umani in carne e ossa, nella loro individualità, come ognuno di noi. Finché si soffrirà in nome della crescita, tutti saranno felici e contenti.
Allora, qual è il significato di “crescita”? Significa che le banche e le aziende – le quali hanno collaborato con le agenzie governative e i loro funzionari, specialmente nella creazione della crisi economica e finanziaria globale – adesso hanno la possibilità di raccogliere i benefici della distruzione: enormi profitti che ne aumentino il potere globale. Le grandi multinazionali possiedono più denaro di molte delle Nazioni della Terra. Il loro potere è salvaguardato dallo Stato, la loro influenza indiscussa, il loro controllo sulle risorse mondiali, sui materiali, sulla cultura e sull’intera società è in rapido avanzamento e sono – istituzionalmente e ideologicamente – totalitarie. Cosa c’è di non apprezzabile in tutto questo?
È proprio questo ciò che vogliono. Profitti e potere. Il nostro mondo è controllato e rimodellato da una minuscola élite finanziaria, industriale, politica e intellettuale. E la maggior parte delle persone deve soffrire in modo che questa possa ottenere tutto ciò che chiunque nella stessa posizione vorrebbe avere: anzi, essi vogliono tutto. Ed esigono che si taccia su queste questioni dando loro modo di impossessarsi di tutto. Se qualcuno dovesse avere problemi a riguardo, bene, è a questo che servono squadre antisommossa, prigioni e fascismo.
Ecco il motivo per cui la Grecia deve soffrire. Ecco perché ascoltiamo continuamente il dissacrante mantra della trinità economica: austerità, riforma strutturale e crescita economica.
La moderna Tragedia Greca della “Guerra del Debito” è condotta dal trio tirannico conosciuto come “Troika”: la Commissione Europea (un’élite sopranazionale non eletta, esente da qualsiasi tipo di responsabilità, di tecnocrati che salvaguardano gli interessi delle multinazionali e del potere finanziario), la Banca Centrale Europea (tecnocrati ed economisti non eletti che si occupano degli interessi dei “mercati finanziari” e delle grandi banche) e il Fondo Monetario Internazionale (tecnocrati ed economisti non eletti che fanno gli interessi della finanza globale e delle corporazioni). Questa “Troika” di istituzioni (Commissione Europea, BCE e FMI) ha rappresentato la realizzazione concreta di quella ideologica: austerità, riforma strutturale e crescita economica.
Insieme istituzionalmente ed ideologicamente, questi fanno precipitare l’umanità nel caos.
Benvenuti nel periodo più FOLLE nella storia dell’umanità; il tutto o niente. Benvenuti nella realtà.
Ora, per piacere, vorreste cortesemente favorire il cambiamento?
Andrew Gavin Marshall è ricercatore indipendente e scrittore di Montreal, Canada, che ha pubblicato numerosi saggi legati a tematiche sociali, politiche, economiche e storiche. È co-autore del libro “The Global Economic Crisis: The Great Depression of the XXI Century” [“La crisi economica globale: la Grande Depressione del XXI secolo”, ndt].
Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article36789.htm
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ILREANA
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/11/13/la-guerra-del-debito-una-moderna-tragedia-greca/#sthash.tmTbl46Y.dpuf

IL CLUB DELLA CUPOLA EUROPEA DEL BUSINESS

first_ert_meeting
Fonte Libero pensiero DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI del 13 novembre, 2013 attualità
arliamo di cose serie e cominciamo a fare i nomi. Veri.
Quali sono le personalità più influenti nel mondo politico-economico, in Italia?
Berlusconi? Letta? Alfano? Cicchitto? D’Alema? Casini? Monti?……
Nessuno di questi.
Sono tutti intercambiabili.
Sono tutte persone di seconda fila il cui compito consiste nell’imbonire gli italiani, ciascuno secondo le proprie competenze, per far loro credere di vivere sotto una democrazia e quindi eseguire gli ordini dei loro veri padroni.
Chi decide in Europa?
Merkel? Van Rompuy? Olli Rehn? Barroso? Draghi?
Nessuno di questi.
Sono tutti intercambiabili.
Sono tutte persone di seconda fila il cui compito consiste ecc., ecc.
Se io vi dicessi che, oggi come oggi, la persona più importante, più influente, e decisiva, nel campo delle tematiche sociali in Italia -tanto per fare un esempio- è un certo Carlo Bozotti, il 99,99% dei lettori si metterebbe a dire sostenendo “ma chi lo conosce a questo?”.
Infatti.
Qui sta il punto.
Chi decide in Europa è un pugno di uomini, ben allenati, amici tra di loro di lunga data.
Sono una cinquantina.
Costoro, sono la vera cupola che sovrintende ai destini degli europei.
Loro decidono chi governa e chi non lo fa. Loro stabiliscono se l’Italia avrà le larghe intese, se la Germania avrà la grossekoalition e se è il caso che il Belgio abbia o non abbia un governo.
Loro decidono quali Leggi far passare in Italia e nel resto d’Europa.
Loro decidono quanti disoccupati ci devono essere o non essere e se le imprese italiane devono o non devono essere pagate.
Sono tutti membri del più potente club del pianeta Terra.
In confronto, il Bilderberg è folclore per nuovi ricchi a caccia di status sociale da esibire.
Ecco, qui di seguito, tutti i nomi suddivisi per nazionalità e ordine alfabetico.
http://ert.eu/members
Il Club è nato nel 1982 e fortemente voluto, allora, da Ronald Reagan che ne affidò l’iniziale cura a Licio Gelli; costituisce lo zoccolo duro delle persone che prendono ogni decisione in Europa.
Complessivamente è stato calcolato che hanno a disposizione un budget intorno a 1,28 miliardi di euro, utili per pagare (e soprattutto coloro) che si dimostra necessario mettere nella lista della spesa per far varare leggi, dispositivi, spostare capitali, lanciare leader politici, ecc.
Il club si chiama ERT EUROPE.
Tranquilli! ecco il link: http://ert.eu/ #sthash.zcpWJTpP.dpuf
E’ ufficiale. Non sono più clandestini. Lo erano fino a pochi mesi fa.
Ormai, convinti di aver vinto, si sono aperti il loro bravo sito dove si presentano per ciò che essi sono, suddivisi per segmenti, settori di competenze, segmenti di mercato.
I fondatori, circa 30 anni fa, sono le persone che vedete nella fotografia in bacheca. Loro sono davvero orgogliosi (e lo comprendo) delle loro origini. Le persone che vedete nella immagine sono:
Karl Beurle (Thyssen), Carlo De Benedetti (Olivetti), Curt Nicolin (ASEA), Harry Gray (United Technologies), John Harvey – Jones (ICI), Wolfgang Seelig (Siemens), Umberto Agnelli (Fiat), Peter Baxendell (Shell), Olivier Lecerf (Lafarge Coppée), José Bidegain (Cie de St Gobain), Wisse Dekker (Philips) Antoine Riboud (BSN), Bernard Hanon (Renault), François-Xavier Ortoli (EC), Pehr G. Gyllenhammar (Volvo), Etienne Davignon (EC), Louis von Planta (Ciba-Geigy), Helmut Maucher (Nestlé).
Questo era il nucleo storico. Alcune di queste persone non esistono più, decedute, come Umberto Agnelli, Harry Gray e altri ancora. Alcune aziende sono state incorporate da altre e quindi i rappresentanti sono cambiati. Ma il progetto, la strategia e la finalità del 1982 rimane la stessa: gestire l’Europa Occidentale come piace a loro.
Controllano il 75% della produzione mediatica europea. Mediaset la controllano attraverso gli incroci azionari trasversali e Berlusconi non lo hanno mai voluto dentro perchè lo considerano inattendibile e inaffidabile, troppo individualista per i loro gusti, gli danno ordini dall’esterno. Controllano le borse, i mercati, gli investimenti industriali. Stabiliscono le assunzioni nelle corporation, nelle aziende statali strategiche, le commesse militari, chi deve andare su, chi deve andare giù, chi deve andare a dirigere i canali televisivi, i giornali, le banche.
Le persone di questa lista, tutte insieme, hanno 1.500 uffici (perfettamente legali) a Bruxelles nei quali si dedicano e si occupano di lobby gestendo i rapporti con le apposite e specifiche commissioni europee.
Parlare quindi di Berlusconi o di Letta è inutile; sono persone che non contano nulla.
Questi sono quelli che decidono.
La loro attività è stata spulciata, monitorizzata e analizzata nell’ultimo anno da un migliaio circa di folli internauti (tra cui il sottoscritto) disseminati in Europa e California e dalla prossima settimana, partendo dalla Francia, inizia il processo di presentazione pubblica della cupola. Un gruppo di giornalisti investigativi anglo-americani, in accordo con un gruppo di intellettuali francesi e austriaci, hanno prodotto un documentario nel quale raccontano le gesta dei 15.650 impiegati a pieno regime che lavorano a Bruxelles per questa organizzazione al fine di fare business. Puro business. Loro sono i monarchi, noi siamo i loro sudditi. Per queste persone noi non esistiamo come esseri umani, siamo -come ha ben sintetizzato il grande sociologo Zygmunt Bauman- un danno collaterale.
Il loro obiettivo strategico, in questa fase attuale, consiste nel distruggere ogni tentativo di costruire modelli di cittadinanza attiva e di opposizione ai partiti che loro controllano e finanziano in Europa. Dalla prossima settimana, inizia la diffusione in diverse città di Europa del documentario intitolato “The Brussels Business” e diretto da Friedrich Moser e Mathieu Lieuthert che verrà proiettato in diverse città europee e poi diffuso anche in rete. Successivamente, comunicherò dove e quando è possibile vederlo a Roma, Milano, Palermo, Bologna.
E’ intorno a questo club che si gioca la partita d’Europa; è fondamentale, quindi, conoscerne la genesi, la modalità di comportamento, la strategia di impiego. In tal modo sarà utile poter cominciare a parlare delle questioni vere sapendo chi sono gli interlocutori veri, di cui in televisione e sul cartaceo non sentirete mai neppure una parola al riguardo.
Sono suddivisi in settori:
Competition Policy
Chairman: Jacob Wallenberg Convenor: Wolfgang Kopf Contact: Roeland Van der Stappen
Competitiveness
Chairman: Peter Löscher Convenor: Contact: Roeland Van der Stappen
Energy & Climate Change
Chairman: Bruno Lafont Convenor: Vincent Mages Contact: Kimberley Lansford
Raw Materials
Chairman: Convenor: Gunnar S. Jungk Contact: Roeland Van der Stappen
Societal Changes
Chairman: Carlo Bozotti Convenor: Tjerk Hooghiemstra Contact: Kimberley Lansford
Trade and Market Access
Chairman: Nils S. Andersen Convenor: Anders Würtzen Contact: Roeland Van der Stappen
CFO Task Force
Chairman: Peter R. Voser Convenor: Simon Henry Contact: Roeland Van der Stappen
(n.d.r: per CFO si intende tutta la normativa europea che riguarda finanza pubblica, suo impiego, sua tassazione, sua normativa)
Il nostro bravo Bozotti che dirige e coordina tutti gli aspetti legati alle politiche sociali in Europa è uno dei più importanti imprenditori italiani, leader nella produzione dei semi-conduttori, che ha il compito di assumere il controllo di tutta la produzione elettronica imbavagliando la rete. L’importanza del suo nome e della sua posizione è venuta fuori grazie al pragmatismo anglo-sassone. Un blogger, infatti, che si occupa di finanza, è rimasto colpito dal fatto che per ben tre volte il nostro concittadino entrasse dentro importanti aziende, le facesse fallire, e quando erano decotte poi venisse saldato con parcelle principesche. In una pubblicazione on line di cui avete qui il link http://www.electronicsweekly.com/ si chiedeva come mai ciò avvenisse, e poi si è dato da fare e ha costruito per noi la biografia di questo imprenditore, gentilmente condivisa con il popolo della rete http://www.leadersmag.com
Qui di seguito c’è la biografia del nostro sconosciuto imprenditore: Carlo Bozotti has held his current position since March 2005. He is the sole member of the Management Board and chairs the company’s Corporate Executive Committee and Corporate Strategic Committee. Bozotti also serves as Vice-Chairman of the Board of Directors at ST-Ericsson SA. He joined SGS-ATES (later renamed SGS Microelettronica), a predecessor company to STMicroelectronics, in 1977. Ten years later, SGS Microelettronica of Italy merged with Thomson Semiconducteurs of France and is today STMicroelectronics, which is among the leading semiconductor companies worldwide, Bozotti became General Manager of the Telecom Product Division and, subsequently, he was promoted to Director of Corporate Strategic Marketing and Key Accounts, and later, to Corporate Vice President, Marketing and Sales, Americas. In 1994, Bozotti was appointed Corporate Vice President for Europe and the Headquarters Regions. From 1998 to 2005, he served as Corporate Vice President and General Manager of the Memory Products Group. In 2011, Bozotti began a second (nonconsecutive) term as the President of the European Semiconductor Industry Association (ESIA).
He graduated with a degree in Electronic Engineering from the University of Pavia, Italy.
Queste sono le persone che “stanno facendo oggi l’Europa e hanno fatto l’Europa così come oggi essa è”.
E’ compito di ogni europeo pensante, di ogni professionista della comunicazione, di ogni intellettuale, di ogni libero cittadino, diffondere i nomi e ogni mansione e caratteristica pertinente di questi personaggi. Sapere chi sono e che cosa fanno e come lo fanno è fondamentale per aumentare le possibilità statistiche di poter vincere la battaglia europea per fermare questo massacro e avviare un processo di rifondazione dell’Europa dei Diritti Civili, della Cultura, della Civiltà.
Se non sappiamo neppure chi sono come possiamo minimamente pensare di essere in grado di poterli contrastare?
Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/11/seconda-parte-il-club-della-cupola.html
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/11/13/il-club-della-cupola-europea-del-business/#sthash.zcpWJTpP.dpuf

COME LA CRESCITA ECONOMICA E’ DIVENTATA NEMICA DELLA VITA

147758828_cb86d1ebe6
Fonte theguardian.com DI VANDANA SHIVA attualità
L’ossessione della crescita ha travolto il nostro interesse per la sostenibilità, la giustizia e la dignità umana. Ma le persone non sono merci da usare e gettare – il valore della vita si trova fuori dallo sviluppo economico La crescita illimitata è la fantasia di economisti, imprese e politici. La vedono come una misura del progresso. Come risultato, il prodotto interno lordo (PIL), che dovrebbe misurare la ricchezza delle nazioni, è diventato sia il numero più potente che il concetto dominante del nostro tempo. Tuttavia, la crescita economica nasconde la povertà creata attraverso la distruzione della natura, la quale a sua volta porta a comunità incapaci di provvedere a se stesse.Durante la seconda guerra mondiale il concetto di crescita fu presentato come una misura per la movimentazione delle risorse. Il PIL si basa sulla creazione di un confine artificiale e fittizio, il quale parte dal presupposto che se produci ciò che consumi, non produci. In effetti, la “crescita”, misura la trasformazione della natura in denaro e dei beni comuni in merci.Così i magnifici cicli naturali di rinnovamento dell’acqua e delle sostanze nutritive sono qualificati non produttivi. I contadini di tutto il mondo, che forniscono il 72% del cibo, non producono; le donne che coltivano o fanno la maggior parte dei lavori domestici non rispettano questo paradigma di crescita. Una foresta vivente non contribuisce alla crescita, ma quando gli alberi vengono tagliati e venduti come legname, abbiamo la crescita. Le società e le comunità sane non contribuiscono alla crescita, ma la malattia crea crescita attraverso, ad esempio, la vendita di medicine brevettate.L’acqua disponibile come bene comune condiviso liberamente e protetto da tutti viene fornita a tutti. Tuttavia, essa non crea crescita. Ma quando la Coca-Cola impone una pianta, estrae l’acqua e con essa riempie le bottiglie di plastica, l’economia cresce. Ma questa crescita é basata sulla creazione di povertà – sia per la natura sia per le comunità locali. L’acqua estratta al di là della capacità della natura di rigenerarsi crea una carestia d’acqua. Le donne sono costrette a percorrere lunghe distanze in cerca di acqua potabile. Nel villaggio di Plachimada nel Kerala, quando la passeggiata per l’acqua è diventata 10 km, la tribale donna locale Mayilamma ha detto che il troppo è troppo. Non possiamo camminare ulteriormente, l’impianto della Coca-Cola deve chiudere. Il movimento che le donne incominciarono ha portato infine alla chiusura dello stabilimento.Nella stessa ottica, l’evoluzione ci ha regalato il seme. Gli agricoltori lo hanno selezionato, allevato e lo hanno diversificato – esso è la base della produzione alimentare. Un seme che si rinnova e si moltiplica, produce semi per la prossima stagione, così come il cibo. Tuttavia, il contadino di razza e il contadino che salva i semi non sono visti come un contributo alla crescita. Ciò crea e rinnova la vita, ma non porta a profitti. La crescita inizia quando i semi vengono modificati, brevettati e geneticamente resi sterili, portando gli agricoltori ad essere costretti a comprare di più ogni stagione.La natura si impoverisce, la biodiversità é erosa e una risorsa aperta libera si trasforma in una merce brevettata. L’acquisto di semi ogni anno é una ricetta per l’indebitamento dei poveri contadini dell’India. E da quando é stato istituito il monopolio dei semi, l’indebitamento degli agricoltori é aumentato. Dal 1995, oltre 270.000 agricoltori in India sono stati presi nella trappola del debito e si sono suicidati.La povertà è anche ulteriore spreco quando i sistemi pubblici vengono privatizzati. La privatizzazione di acqua, elettricità, sanità e istruzione genera crescita attraverso i profitti. Ma genera anche povertà, costringendo la gente a spendere grandi quantità di denaro per ciò che era disponibile a costi accessibili come bene comune. Quando ogni aspetto della vita é commercializzato e mercificato, vivere diventa più costoso, e la gente diventa più povera.Sia l’ecologia che l’economia sono nate dalla stessa radice – “oikos”, la parola greca per casa. Fino a quando l’economia è stata incentrata sulla famiglia, essa riconosceva e rispettava le sue basi nelle risorse naturali e i limiti del rinnovamento ecologico. Essa era focalizzata a provvedere ai bisogni umani di base all’interno di questi limiti. L’economia basata sulla famiglia era anche incentrata sulle donne. Oggi l’economia è separata sia dai processi ecologici che dai bisogni fondamentali e si oppone ad ambedue. Mentre la distruzione della natura veniva motivata da ragioni di creazione della crescita, la povertà e l’espropriazione aumentavano. Oltre ad essere insostenibile, è anche economicamente ingiusta.Il modello dominante di sviluppo economico é infatti diventato contrario alla vita. Quando le economie sono misurate solo in termini di flusso di denaro, i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri. E i ricchi possono essere ricchi in termini monetari – ma anche loro sono poveri nel contesto più ampio di ciò che significa essere umani.Nel frattempo, le richieste del modello attuale dell’economia stanno portando a guerre per le risorse come quelle per il petrolio, guerre per l’acqua, guerre alimentari. Ci sono tre livelli di violenza implicati nello sviluppo non sostenibile. Il primo é la violenza contro la terra, che si esprime come crisi ecologica. Il secondo é la violenza contro l’uomo, che si esprime come povertà, miseria e migrazioni. Il terzo é la violenza della guerra e del conflitto, come potente caccia alle risorse che si trovano in altre comunità e paesi per i propri appetiti illimitati.L’aumento del flusso di denaro attraverso il PIL si è dissociato dal valore reale, ma coloro che accumulano risorse finanziarie possono poi reclamare pretese sulle risorse reali delle persone – la loro terra e l’acqua, le foreste e i semi. Questa sete conduce essi all’ultima goccia d’acqua e all’ultimo centimetro di terra del pianeta. Questa non è la fine della povertà. É la fine dei diritti umani e della giustizia.Gli economisti e premi Nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen, hanno riconosciuto che il PIL non coglie la condizione umana e hanno sollecitato la creazione di altri strumenti per misurare il benessere delle nazioni. Questo é il motivo per cui paesi come Bhutan hanno adottato la felicità nazionale lorda al posto del prodotto interno lordo per calcolare il progresso. Abbiamo bisogno di creare misure che vadano oltre il PIL, ed economie che vadano al di là del supermercato globale, per ringiovanire la ricchezza reale. Dobbiamo tener presente che la vera valuta della vita é la vita stessa. Vandana ShivaFonte: http://www.theguardian.comLink: http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/nov/01/how-economic-growth-has-become-anti-lifeTraduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ALEX T. – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/11/05/come-la-crescita-economica-e-diventata-nemica-della-vita/#sthash.jqXXI5MK.dpuf

IRAN. DOV’E’ AHMADINEJAD ?

jericho202b
Fonte ilfarosulmondo.it del 8 ottobre, 2013 DI MAURIZIO BLONDET attualità
Pubblichiamo un pensiero dell’autore Maurizio Blondet riguardo Mahmaoud Ahmadinejad, ex presidente iraniano.Eletto due volte alla presidenza dell’Iran, compiuto il suo secondo mandato, sconfitto alle ultime elezioni, Mahmaoud Ahmadinejad che cosa fa adesso? Ha ripreso il suo lavoro di professore all’università di Teheran, dove insegna ingegneria.Eccolo mentre va al lavoro sui mezzi pubblici, come qualunque altro cittadino. Senza auto blu, senza scorta, non disturbato dagli altri passeggeri. Poveramente vestito come al solito.Naturalmente, l’Iran è una teocrazia demoniaca e irrazionale, non una democrazia come la nostra.Noi abbiamo la più bella Costituzione del mondo. Ma non ricordiamo di alcun politico italiano che, disfatto alle elezioni, torni alla sua vita lavorativa. Nemmeno il professor Mario Monti è tornato alla Bocconi; ma lì forse il problema è che alla Bocconi, una volta che se ne sono liberati, non lo vogliono. Lo stiamo mantenendo noi cittadini, come senatore a vita. A Teheran non sembra esistano cariche di senatori a vita dispensate dalla Guida Suprema. Un popolo incivile. Maurizio BlondetFonte: http://www.ilfarosulmondo.itLink: http://www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=26031 – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/08/iran-dove-ahmadinejad/#sthash.D6k5N8pA.dpuf

La Casa Bianca teme una guerra civile negli Stati Uniti?

corel

Fonte Russia Today 10 ottobre, 2013 attualità

Ogni giorno cresce il malcontento popolare negli Stati Uniti per la crisi e le guerre. Alcuni politologi sostengono che Washington si prepara a introdurre misure di emergenza contro eventuali sviluppi nel Paese. Il 1 ottobre gli USA sono entrati nel nuovo anno fiscale senza una finanziaria e con il più alto debito pubblico nella storia del Paese. Il segretario alla Difesa Chuck Hagel, ai primi di ottobre ha rilevato che “molti nel Paese sono contro le autorità e contro tutto ciò che accade.” Ha confessato che gli statunitensi perdono la fiducia nelle istituzioni a causa della guerra più lunga nella storia (la guerra in Afghanistan, che dura ormai da 12 anni) e della più grave crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione.
Secondo l’analista politico Nikolaj Malishevskij, “a quanto pare Washington si prepara a introdurre misure di emergenza relative ad eventuali sviluppi. E non si dimentichi l’invito del leader del Ku Klux Klan, Richard Preston, agli statunitensi “a prepararsi alla guerra civile contro Barack Obama e i suoi seguaci”, e a farlo ad ottobre, celebrando il 150° anniversario della battaglia decisiva nella guerra civile negli Stati Uniti.” In ogni caso, secondo l’esperto, ci sono chiari segni di crescente tensione nella società statunitensi. Unità dei marines si muovono velocemente dall’Afghanistan verso gli Stati Uniti e si addestrano a combattere in ambienti urbani. “Dal 10 settembre sono state cambiate le esercitazioni previste. Tutte le esercitazioni previste a settembre sono state rinviate ad ottobre. Inoltre, hanno vietato al personale militare dell’Esercito degli Stati Uniti in vacanza, di lasciare il Paese tra il 28 settembre e il 5 novembre“, dice Malishevskij. Prima del 28 settembre sono stati istituiti dei corsi di tiro (con fucili da caccia e fucili AR-15) e uso dei coltelli per le decine di migliaia di dipendenti del Department of Homeland Security (Dipartimento di Sicurezza Nazionale, DHS). Entro il 1° ottobre, il dipartimento ha ricevuto, per le operazioni urbane, 2717 veicoli blindati antimine armati prodotti dalla Navistar Defense. Il 30 settembre sono terminati i corsi per i soldati della Guardia Nazionale degli Stati Uniti nel reprimere le rivolte e affrontare le emergenze. Dal 25 settembre, gli USA hanno iniziato i test quotidiani del sistema di allarme d’emergenza. Il 29 settembre hanno testato simultaneamente i satelliti di comunicazione e i GPS.
“Mai prima d’ora, questi eventi sono coincisi“, dice l’analista politico Nikolaj Malishevskij. “Tutti questi preparativi indicano che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare alcuni gravi problemi interni. In queste situazioni c’è sempre la forte tentazione (…) di distogliere l’attenzione dagli Stati Uniti e del mondo su un altro ‘soggetto’“, riassume il politologo. “Il piano degli Stati Uniti potrebbe basarsi, per esempio, su un possibile attacco contro la Siria che coinvolgerebbe l’Iran in questa guerra, che provocherebbe attacchi contro Israele e la guerra inevitabilmente darebbe un altro carattere ai problemi finanziari degli Stati Uniti“, dice l’esperto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’UE TRAMA UN ALTRO GOLPE IN ITALIA PER PROROGARE LO “STATO DI NECESSITA’” –

9y7c
FONTE: MOVISOL.ORG 9/10/2013 attualità
Enrico Letta ha superato il voto di sfiducia di mercoledì anche grazie ai meccanismi di “stabilizzazione” politica messi in atto da Bruxelles. Tali meccanismi sono atti ad assicurare che saranno prese decisioni conformi allo “stato di necessità” decretato dall’UE. Ciò significa che le elezioni vanno evitate a tutti i costi e che il golpe avviato con la nomina di Mario Monti deve proseguire, per assicurare che gli italiani si immolino per salvare l’euro.La strategia è stata messa a punto in una cena privata il 20 settembre a Roma, che ha visto attovagliarsi a casa di Eugenio Scalfari Mario Draghi, Enrico Letta, Giorgio Napolitano e Laura Boldrini, tutti membri della corrente spinelliana del partito britannico.Due giorni dopo, Scalfari ha impartito gli ordini di marcia in un editoriale su La Repubblica. Dopo aver sentenziato in puro stile fascista illuminato che “la massa non fa progressi”, Scalfari lancia l’allarme: si sta cercando di mettere in discussione “l’esistenza dello stato di necessità” che giustificò il governo UE-diretto di Mario Monti prima, e di Enrico Letta poi, scrive il fondatore del giornale di De Benedetti. C’è il rischio che Letta sia costretto dai ricatti di Berlusconi ad adottare una politica di anti-austerità (anti-euro). Ma, conclude Scalfari, Letta, Napolitano e Draghi “sono i nostri tre punti di forza, che hanno l’Europa come obiettivo preminente per l’avvenire di tutti. Se questa realtà è chiara, occorre operare, ciascuno nell’ambito delle sue competenze, affinché si realizzi”.Ciò che il partito britannico teme è che il sentimento anti-austerità nella popolazione italiana – che Berlusconi sicuramente sfrutta per salvarsi, ma questo è solo una complicazione per gli smarriti – possa sfociare in un definitivo voto anti-euro in caso di nuove elezioni. Già il fronte anti-euro si sta organizzando su scala pan-europea. Il 23 settembre a Roma si è tenuto il primo incontro degli euroscettici del nord e del sud. Hans-Olaf Henkel dalla Germania e Brigitte Granville (Francia e UK), si sono uniti ai prof. Giuseppe Guarino, Alberto Bagnai, Claudio Borghi e altri accademici in una conferenza pubblica. Il prof. Guarino, relatore principale e presidente del convegno, ha denunciato il fatto che la politica di zero deficit dell’UE non solo è sbagliata, ma è illegale persino sotto la stessa legge dell’UE. (Nota CdC: Qui è il resoconto dell’incontro.)Per giustificare l’illegalità, l’UE ha costantemente usato l’argomentazione dello “stato di necessità”, che secondo Karl Schmitt autorizza a sospendere la costituzione. Lo stato di necessità è dettato dall’imperativo di salvare il sistema oligarchico. Nell’estate del 2011, l’UE ha creato uno stato di necessità per l’Italia manipolando il valore dei suoi titoli di stato. La BCE ha prima lasciato cadere i titoli, ed è intervenuta successivamente ad acquistarli per sostenere il governo Monti. Si ripeterà il giochetto con Letta? È questo che Draghi ha discusso nella cena delle trame? Il suo annuncio al Parlamento Europeo che la BCE è pronta ad un’altra mega-iniezione di liquidità per le banche (LTRO) ha a che fare con questo? Che ha chiesto Draghi in cambio ai suoi commensali?Il Financial Stability Assessment del FMI per l’Italia, rilasciato il 27 settembre, raccomanda l’applicazione del bail-in (prelievo forzoso) per soccorrere le banche italiane. È quanto ha chiesto Draghi? O si è limitato a sollecitare le privatizzazioni, in consueto “stile Britannia”? Fonte: http://www.movisol.orgLink: http://www.movisol.org/13news167.htm – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/10/09/lue-trama-un-altro-golpe-in-italia-per-prorogare-lo-stato-di-necessita/#sthash.tNCljkWl.dpuf

VO NGUYEN GIAP, ONORE (QUESTA VOLTA) AL GIORNALISMO AMERICANO

corel
ilfattoquotidiano.it 6 ottobre, 2013 DI GIULIETTO CHIESA attualità
Il 5 ottobre,l’ International Herald Tribune ha aperto con un “obituary”, un necrologio a sei colonne, con fotografia e titolo: “Vo Nguyen Giap, un rivoluzionario”.
Non ricordo nulla di analogo nella mia esperienza di giornalista.

La potenza imperiale s’inchina, rende l’onore delle armi e della vittoria a colui che la sconfisse nel lontanissimo 30 aprile 1975, quando Saigon cadde e le immagini degli elicotteri in fuga che si alzavano in volo dai tetti dell’ambasciata americana fecero il giro del mondo.
Oggi, per I’HT, evidentemente, non c’era notizia più importante di quel ricordo. E non c’era cosa più giusta da fare che ricordare quella sconfitta in cui furono cancellate circa 58.000 vittime americane.

Adesso proviamo a confrontare questa prima pagina con quelle dei giornali italiani, cioè dei servi. Si parla, è ovvio, solo di Berlusconi e della spazzatura di questo paese. Evidentemente questo è il nostro “giornalismo” e non c’è altro da fare che mandarlo al diavolo e combatterlo. Le loro priorità sono quelle dei maggiordomi che li comandano. Non prevedono la decenza.

Dunque onore a un giornale americano, certo imperiale, ma che mantiene il senso della storia, dell’orgoglio perfino di riconoscere la sconfitta. Tanto più in un momento il cui il declino, evidente, dell’impero, fa pensare, oltreoceano, che quella storia potrebbe ripetersi anche se in altro modo.

Vo Nguyen Giap ha fatto la storia. Certo, l’autore del necrologio, Joseph R. Gregory, non risparmia le critiche a Giap. Pensate: non teneva in gran conto la quantità di morti che richiedeva alle sue truppe. Nell’offensiva del Tet, il 30 gennaio 1968, lanciò 84.000 uomini in un’avventura in cui 40.000 morirono, senza ottenere la vittoria campale che Giap probabilmente si aspettava. Ma, pure sconfitto in quella battaglia, egli inflisse un colpo irreparabile al prestigio americano, che si riflesse in un’ondata di critiche dell’opinione pubblica (che, bei tempi!, ancora esisteva).
Gregory ha ragione comunque, in molti sensi: in guerra non c’è pietà, né per il il nemico, né per i propri. Basta soltanto tenere a mente le proporzioni: in quella guerra “americana”, morirono 2,5 milioni di nord e sud vietnamiti, in grandissima parte civili. Due milioni e mezzo contro 58.000.

Adesso, reso onore al giornalismo americano per questa pagina stupefacente, ricordiamo anche i due milioni di morti iracheni, e i 200 mila morti afghani. E i 300 affogati di Lampedusa, che fanno parte dello stesso bilancio di ingiustizia e diseguaglianza. E’ questo il mondo che vogliamo?

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/05/vo-nguyen-giap-onore-questa-volta-al-giornalismo-americano/733763/

ECCO PERCHE’ ALL’ITALIA CONVIENE USCIRE DALL’EURO

20130723_51068_fuochi1
Fonte liberoquotidiano.it DI ALBERTO BAGNAI 24 settembre, 2013 attualità
La nuova lira si potrebbe svalutare del 30% sulle monete forti, ma nell’arco di almeno un anno. E i nostri prodotti tornerebbero competitivi sui mercati mondiali
Che nell’euro così com’è molte cose non vadano nessuno ormai lo contesta. Il dibattito si sposta su come riformare la moneta unica o come abbandonarla. Quest’ultima opzione suscita grandi timori, non tutti fondati. Prima di parlarne, osservo che il punto dirimente è quello politico, non quello tecnico. Faccio un esempio: per i tedeschi entrare nell’euro ha significato abbandonare una valuta forte, il marco. Perché questo non ha causato panico? Semplicemente perché si era raggiunto un consenso intorno all’idea che l’euro avrebbe comunque portato benefici.
Allo stesso modo oggi per gli italiani tornare alla lira significherebbe abbandonare una valuta forte, l’euro. Se però ci si convincesse, a torto o a ragione, dei benefici di un’uscita dall’euro, si creerebbero le condizioni politiche per una transizione senza panico.
Come ho spiegato ne Il tramonto dell’euro, l’obiezione secondo cui l’uscita è impossibile perché i trattati non la prevedono è infondata. La convenzione di Vienna stabilisce che un trattato può essere risolto, anche in assenza di clausole espresse, quando mutino i presupposti in base ai quali esso è stato concluso (è il principio rebus sic stantibus). L’attuale disastro fornisce una base giuridica sufficiente per un recesso. Lo ammette la stessa Bce in un documento del 2009.
Un altro principio è quello della Lex monetae: uno stato sovrano ha il diritto di decidere in quale conio sono definiti i contratti che cadono sotto la sua giurisdizione. Nel nostro codice civile questo principio è disciplinato dagli articoli 1277 e seguenti. L’uscita avverrebbe quindi tramite una ridenominazione in nuove lire dei contratti regolati dal diritto italiano. A quale cambio? L’opzione più semplice da gestire è che si usi un cambio uno a uno. Lo stipendio passerebbe da 1500 euro a 1500 nuove lire, la rata del mutuo da 500 euro a 500 nuove lire, ecc.
Ma allora non cambierebbe niente? No, qualcosa cambierebbe: il passaggio al nuovo conio sarebbe seguito da un riallineamento del cambio sui mercati valutari. Una rivalutazione dei Paesi «forti» e una simmetrica svalutazione della nuova lira, che restituirebbe respiro al nostro export con effetti positivi su reddito e occupazione.
La svalutazione non ci schiaccerebbe sotto il costo delle materie prime? Non è detto. Secondo gli studi più recenti (li trovate nel mio blog, bagnai.org), il riallineamento atteso è dell’ordine del 30%, distribuito lungo l’arco di almeno un anno. Certo, in capo a un anno le materie prime costerebbero un 30% in più. Ma le materie prime sono solo una componente del costo del prodotto finito. Ad esempio, il riallineamento del cambio non influirebbe sul costo del lavoro in valuta nazionale.
E poi, chiedo, un imprenditore preferisce pagare un po’ di più le materie prime, ma ricominciare a fatturare, o essere «protetto» dalla valuta forte che però gli impedisce di vendere all’estero? I tanti suicidi cui assistiamo danno una risposta fin troppo eloquente.
Nel caso dei carburanti, poi, la componente fiscale è preponderante. Per questo motivo si osserva che solo un terzo di una svalutazione si traduce in un incremento del prezzo alla pompa. Con una svalutazione del 30%, l’incremento atteso del prezzo alla pompa sarebbe di circa il 9%, distribuito in più di un anno (ne abbiamo avuti di maggiori con l’euro).
Secondo gli studi occorre un anno perché il 36% di una svalutazione si trasferisca sui prezzi interni. Ha torto chi dice che se svalutassimo del 30% saremmo tutti più poveri del 30% in una notte! Del resto, da un anno a questa parte l’euro ha guadagnato circa l’8% sul dollaro. Vi sentite molto più ricchi? No, perché la spesa di tutti i giorni non la fate negli Usa, ma in Italia.
D’accordo, si obietta, ma comunque il debito estero andrebbe pagato in valuta forte, e saremmo schiacciati dall’onere del debito! Non è corretto. Solo i contratti regolati dal diritto estero subirebbero questa sorte. Non ricade fra questi la maggior parte dei titoli pubblici. Va bene, ma allora i mercati, penalizzati dalla svalutazione, non ci isolerebbero, rifiutandoci altro credito? Non è detto. Molti avrebbero voglia di tornare a investire in un paese che riprendesse a crescere, e se ora abbiamo bisogno di capitali esteri è perché l’austerità di Monti e Letta ha distrutto reddito, risparmio e produttività degli italiani.
Ma (si obietta) la «liretta» sarebbe attaccata dalla speculazione! Siamo proprio sicuri? Quanto più la lira perdesse di valore, tanto più le merci italiane diventerebbero a buon mercato. Le banche centrali dei nostri concorrenti starebbero quindi ben attente a evitare un eccessivo deprezzamento della nuova lira.
Il discorso andrebbe certo approfondito, ma una cosa spero emerga: viste alla luce della razionalità economica, molte obiezioni sollevate per incutere terrore agli elettori perdono vigore. È giunta l’ora che la lucidità e la valutazione dell’interesse del Paese prevalgano sull’emotività e su un malinteso «sogno» europeo.

Alberto Bagnai
Professore associato di politica economica
(Università D’Annunzio, Pescara)
Fonte: http://www.liberoquotidiano.it
Link: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1315427/Ecco-perche-all-Italia-conviene-ancora-uscire-dall-euro.html
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/09/24/ecco-perche-allitalia-conviene-uscire-dalleuro/#sthash.QzncqAfg.dpuf

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: