Archivi Blog

È tornata la crisi dello spread Telefonata tra Monti, Obama, Merkel e Hollande(Lo s p re a d a 470, le Borse giù, vertice telefonico d’urgenza Obama-Merkel-Hollande-Monti. E se fosse sbagliata la cura?)


Fatto Quotidiano 31/05/2012 di Stefano Feltri Attualità
Ieri sera Mario Monti è stato al telefono con Barak Obama, Angela Merkel e Francois
Hollande per parlare di crisi e crescita. Proprio nel giorno in cui è tornato l’incubo spread: dopo una giornata tormentata, la differenza tra titoli di Stato italiani a 10 anni e omologhi tedeschi è arrivata a 467 punti. In un’asta il Tesoro offrivno a 6,2 miliardi di titoli, ma ne ha collocati soltanto 5,74, al tasso preoccupante del 6,03 per cento. Sembra di essere tornati a un anno fa, quando prima dell’estate i mercati sono stati attraversati dal panico e, scatenandosi al ribasso, hanno disarcionato diversi governi. In un anno molte cose sono cambiate, da ieri, per esempio, è svanita l’ossessione per i bilaci: la Spagna è nel pieno di una crisi bancaria e, anche per questo, la Commissione europea le concede un anno aggiuntivo per provare a rispettare gli obiettivi di deficit (oggi è al 4,8 per cento del Pil, dovrebbe arrivare al 3). Bruxelles ha anche richiesto una manovra correttiva correttiva alla Francia di François Hollande, per ridurre il deficit, proprio a lui che nel frattempo si batte contro Angela Merkel per poter fare più spesa pubblica anticrisi. Un anno fa notizie come queste avrebbero fatto tremare, da sole, mercati e governi. Perché nell’estate 2011 gli investitori cercavano di fissare il giusto prezzo per il debito pubblico dei diversi Paesi, svanito l’effetto unifor-mante dell’euro. E se qualcuno (tipo l’Italia di allora) non dimostrava il giusto impegno a trovare un equilibrio sostenibile, lo spread e il costo del debito alle aste saliva, fino al limite del d e fa u l t . Oggi il clima è cambiato, dopo dodici mesi di rigore, nessuno si concentra più sulle cifre di debito e deficit (o meglio, nessuno tranne i tedeschi) e tutti sono in apprensione per la cre-scita del Pil, assente. Le raccomandazioni della Commissione, presentate ieri ai 27 membri dell’Unione , sono un passaggio fondamentale della politica di bilancio dei singoli Paesi. Ma l’ac cento, anche nelle parole del presidente José Barroso, era soprattutto sulla necesità di trovare strumenti comunitari per evitare il crac dell’euro (non ha nominato gli eurobond, però, per non indispettire Berlino). Una presa di consapevolezza che rassicura anche i mercati, oltre che i cittadini. Il guaio, come spesso accade, è la tempistica: mentre si perdeva tempo col rigore degli zero virgola, è maturata una nuova crisi bancaria. La Spagna deve trovare i 23 miliardi che le servono per salvare Bankia, quarto gruppo del Paese, dal crac. Pare che il fondo spagnolo di garanzia dei depositi emetterà delle obbligazioni per finanziare la ricapitalizzazione (ipotesi che non elettrizza i mercati, perché non risolve il problema ma gli mbia soltanto volto). Ieri il Financial Times ha scritto che la Banca centrale europea di Mario Draghi ha rifiutato di intervenire in soccorso. Francoforte ha subito smentito, ma è un fatto che la Bce in questo momento sia immobile, non compra titoli, non taglia i tassi e, dopo aver fornito 1.000 miliardi a tasso agevolato alle banche, è restia a muoversi di nuovo con quell’attivismo che aveva caratterizzato l’estate 2011. A Bruxelles circola l’idea di far intervenire il nuovo fondo salva Stati ESM direttamente nel capitale delle banche, ma bisognerebbe riscrivere da capo trattati già pronti per l’ap provazione. C’è il vertice di fine giugno tra i capi di governo, ma il veto della Germania su ogni condivisione di debito lascia poco da sperare. Riassumendo: gli Stati stanno per avere gli stessi problemi del 2011 ma, in contemporanea, le banche si preparano a rivivere il 2007-2008. Non per i derivati tossici legati ai mutui americani, questa volta, ma per le obbligazioni statali di cui si sono imbottite (ancor di più negli ultimi tempi, grazie alla liquidità della Bce). L’Italia è in una posizione ambigua: nessuno le impone più stringenti misure di bilancio, le raccomandazioni morbide di ieri erano frutto in gran parte della rispettabilità (e influenza) brussellese di Mario Monti. Poco più di una pacca sulla spalla e di un “non mollare”, ma la situazione delle banche è decisamente più critica di quella del 2007 (e del 2011). Se il premier non otterrà qualche apertura concreta dalla Germania, nei prossimi giorni, aver conquistato la benevolenza di Bruxelles e un po’ di indulgenza sui mercati servirà a poco.
Twitter @stefanofelt

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: