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Fisco, si cambia. Ma non per i furbi a sei zeri DA DOMANI CONTROLLO DIRETTO SU CONTI CORRENTI E INVESTIMENTI. I GRANDI GRUPPI, PERÒ, EVADERANNO ANCORA

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Fatto Quotidiano 23/06/2013 Daniele Martini attualità

Non è il caso di parafra- sare Neil Armstrong, che mettendo piede sulla Lu- na consegnò alla storia la seguente frase: “Un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”. La possibilità per il fisco italiano di mettere da domani mattina il naso nei movi- menti e nei saldi dei conti correnti bancari e delle Poste, negli investimenti finanziari nelle fiduciarie e assicura- zioni, nelle società di gestione del risparmio e di intermediazione mobiliare, è un importantissimo e significativo passo in avanti nella lotta all’evasione fiscale e come tale va re- gistrato. Ma senza eccessivi entusiasmi e illusioni, perché non sarà un gigantesco balzo risolutivo. Non occorre essere profeti per prevedere che la novità difficilmente potrà sradicare il vizio italiano dell’evasione, so- prattutto quella in grande sti- le dei grandi gruppi econo- mici. Per un motivo molto semplice: chi evade o elude il fisco a livello industriale, con sistematicità e con importi di decine di milioni di euro alla volta, si avvale di professio- nisti del settore, ingegneri dell’evasione con agganci, complicità e ramificazioni, gente che per movimentare illegalmente il denaro non si rivolge di certo né all’agenzia di banca sotto casa né alle Poste all’angolo. La grande eva- sione passa attraverso le società off shore e in shore, si annida nei paradisi fiscali e sfrutta gli interstizi della legislazione di quei paesi anche europei, dal Lussemburgo all’Irlanda, che usano vantaggi ed agevolazioni tributarie co- me metodi leciti per attrarre masse ingenti di denaro. Il nuovo sistema dell’Agenzia delle Entrate diretta da Attilio Befera non guarda neppure con il binocolo a questo mondo e si limita a rincorrere la piccola e media evasione diffusa, quella che si annida nelle professioni, tra gli oltre 4 milioni di autonomi, gli artigiani, i piccoli e medi imprenditori, i tanti Brambilla d’Italia, i negozianti di lusso tipo i gioiellieri che impunemente continuano da anni a di- chiarare in media la cifra ridicola di 16 mila euro l’anno di incassi. Nessuno sa ovviamente quanti siano questi medio-piccoli evasori diffusi, e quanto riescano ad evadere, ma di una cosa si può stare certi: ci sono e sono tanti e si danno molto da fare per sottrarre al fisco il più possibile. STANDO COSÌ le cose c’è da augurarsi che il nuovo sistema, pur non riuscendo a sgreto- lare la montagna dell’evasione nazionale, pari a circa 180 miliardi di euro all’anno, riesca almeno a limare un po’ quel blocco che fa dell’Italia il paese a più alto tasso di fuga dalle tasse d’Europa. Il gettito da evasione recu- perato da un paio d’anni a questa parte dal- l’Agenzia delle Entrate è di circa 12 miliardi e mezzo di euro, cifra elevata se si pensa che appena 6 o 7 anni fa era tre volte più bassa. Ma modesta in assoluto, inferiore addirittura di 15 volte rispetto all’entità dell’evasione com- plessiva. Dodici miliardi e mezzo di euro sono sostanzialmente un po’ più di quanto lo Stato incassa con il vizio del gioco (8 miliardi circa) e un po’ meno di quanto prende con il fumo (14 miliardi). Da domani mattina banche, Poste e società finanziarie, avuto l’ok del Garante della pri- vacy, dovranno cominciare a trasmettere all’Agenzia delle Entrate i saldi e i movimenti annui dei clienti e avranno tempo fino alla fine di ottobre per completare l’operazione. L’Agenzia a sua volta nel frattempo emanerà una direttiva per stabilire i criteri con cui usa- re questa mole ingente di dati. Già da ora è comunque chiaro il senso dell’operazione: ti- rare fuori dal mucchio quei casi in cui è stri- dente il divario tra somme dichiarate al fisco e cifre movimentate in banca o nelle finanziarie e trasmettere i dati agli uffici fiscali per gli accertamenti del caso.

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