Archivi Blog

L’ARIA FRITTA MALE ALLA SALUTE”. IL GOVERNO ALL’ATTACCO FRONTALE DI M5S. MA UN MOTIVO C’E’.

corelFonte Libero pensiero DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI Mercoledì, 24 luglio attualità

I detrattori del M5s, che sostenevano l’inutilità del lavoro in parlamento degli eletti del movimento, e che per mesi ci hanno spiegato quanto fosse irrisoria la loro presenza -se non per il chiasso gossip alimentato dalla stampa- purtroppo avevano torto.
E’ il paradosso dei nostri tempi: magari avessero avuto ragione.
Se così fosse stato, allora avrebbe voluto dire che avevamo mandato in parlamento un’allegra combriccola di inutili chiacchieroni, nè dannosi nè utili, e i loro colleghi dei partiti avrebbero potuto serenamente sbeffeggiarli, irriderli, e magari finirci a prendere una pizza insieme.

Se fosse andata così, allora avrebbe voluto dire che chi gestisce il governo, invece, lavora, si preoccupa e si occupa dei guai della collettività, lavorando sodo per noi.

Non è andata così.

Negli ultimi due giorni, insieme, i deputati del PD e del PDL si sono letteralmente scatenati alla tivvù, sui giornali e sui social networks (pagine vere e finte su facebook, troll a pagamento, servi sciocchi e clientele varie) per attaccare il M5s con toni sempre più virulenti, sempre più aggressivi. Ieri, in “transatlantico”, verso le ore 11, l’on. Boccia del PD dichiarava come la sola presenza dei colleghi del M5s è una minaccia per la stabilità della democrazia, mentre, al suo fianco, la deputata del PDL Manuela Repetti sosteneva che i deputati del M5s sono degli irresponsabili che stanno trascinando il paese alla rovina.

Queste due affermazioni sono utili. Ci avvertono della scelta di comunicazione che stanno cercando di allestire per il prossimo autunno, in modo tale da poter sostenere che il dissesto economico, politico, etico, culturale, morale del paese, è il frutto del comportamento degli eletti M5s e che loro è la responsabilità.

Più tardi, nel corso della trasmissione “Transatlantico” in onda su Rainews24, alle ore 19, l’onorevole Giorgio Scanu, eletto nella Regione Sardegna nelle fila del PD, diceva, a proposito dei suoi colleghi del M5s, che non si può rimanere in silenzio, per dovere civico, di fronte a un atteggiamento rivolto soltanto a uno scopo: la balcanizzazione dell’aula, dato che l’unico obiettivo di questi deputati consiste nel gridare a uno scandalo che non c’è, con un atteggiamento che va detto, perchè è il momento di dirlo, che è sempre costantemente offensivo e perfino violento, denunciando pertanto la propria posizione anti-democratica.

Apprendiamo, così, che oltre a essere irresponsabili, sono anche violenti.

Accanto a lui, l’on. Prestigiacomo del PDL ha suggerito anche la soluzione. Dopo aver applaudito il collega sostenendo di sottoscrivere ogni sua parola, ha dichiarato che è necessario attuare immediatamente ogni dispositivo che la Legge mette a disposizione in aula e nelle commissioni per mettere questi qua (ndr. i loro colleghi, parlamentari dell’opposizione) nelle condizioni di non poter più intervenire, nè fare danno inceppando il meccanismo.

La massima perla è stata prodotta da Mariano Rabino, eletto nella Lista Civica Monti, il quale, questa mattina, nel corso della trasmissione coffeebreak in onda su La7, ha definito il M5s una compagine di irresponsabili gestita da un ayatollah.

Abbiamo quindi avuto un’altra informazione, di cui già stavano arrivando dei chiari echi: siamo passati dalla fase della denigrazione, calunnia, diffamazione, isolamento, a quella della identificazione degli attivisti di M5s come soggetti irresponsabili, violenti, e forse anche terroristi, dato che sono guidati da un ayatollah, termine questo che in Asia Minore e nelle nazioni mussulmane indica semplicemente “un religioso di professione” ma da noi, invece, nell’immaginario collettivo è immediatamente incorporato come sinonimo di terrorismo talebano.

L’intervista a Scanu ha toccato un livello di così profonda degradazione (il deputato è un omone fisicamente molto corpulento, quindi le sue parole avevano un impatto ancora più forte) da spingere il moderatore a intervenire per calmarlo, cercare di annacquare questa aggressività inconsulta, e alla fine gli ha tolto la parola. E’ un professionista di lungo corso, una persona per bene, forse vicino alla pensione, e la sua aria mesta e afflitta era un chiaro indice dello stato della comunicazione in questo paese. Mi ha fatto pensare che neppure lui si aspettava di vedere, insieme, deputati del PDL e del PD abbracciati amorevolmente nel sostenere la “vergognosa immoralità” del comportamento pentastellato.

Ma perchè tutto ciò?

Per un motivo molto semplice: si sta discutendo in aula il cosiddetto “Decreto Legge del Fare per il rilancio dell’economia e dello sviluppo”. Un nome bellissimo, da fare invidia a John Maynard Keynes.
Se avesse anche un solo rigo dedicato alla realtà del paese, varrebbe la pena votarlo.
Il problema è che, in tale decreto, non mi pare che esista nulla che affronti o risolva nessuno -in nessun campo, segmento, àmbito, dimensione- dei seri problemi della nazione: lavoro, occupazione, welfare, povertà, tasse, gestione del credito, sistema bancario.
Come prevede la Legge, il governo ha redatto un testo e lo ha sottoposto allo studio e al vaglio della specifica commissione parlamentare, il cui compito consisteva nell’accettarlo così com’era oppure immettere degli emendamenti suggeriti dai membri della commissione. A quel punto, il testo finiva in aula e il governo apriva un dibattito tra tutte le forze presenti in parlamento per chiedere una discussione e un voto su quegli emendamenti. Il M5s, dopo aver letto queste paginette piene di nulla ha proposto 803 emendamenti. “Troppi, ragazzi, voi siete matti!” hanno risposto dalla presidenza del consiglio. In realtà è vero. E così sono stati ridotti a 75. “Ancora troppi, non ci stiamo nei tempi”. Qualche mugugno, ma ha vinto l’efficienza pragmatica. Sono stati ridotti a 8, ciascuno dei quali lungo dieci/venti righe. Per poterli presentare in aula era necessario un tempo tra i 7 e i 17 minuti complessivi. Da 803 a 8 si era arrivati dopo una trattativa tra eletti di M5s e governo: erano state date ampie garanzie.
Una volta che sul suo tavolo è arrivata la delibera ufficiale che cancellava 795 emendamenti proposti dalla più grossa forza di opposizione parlamentare, lasciandone soltanto 8, Enrico Letta si è consultato con Alfano e alla fine ha dichiarato e ha fatto dichiarare a Dario Franceschini, che questo decreto del fare è talmente importante che non si può correre il rischio di rimanere ingabbiati nelle pastoie dell’iter parlamentare; di conseguenza, nel nome della responsabilità nazionale -perchè noi siamo al servizio del paese- sul decreto del fare chiederemo la fiducia alla Camera, cancellando quindi automaticamente ogni emendamento ed evitando perdite di tempo per inutili discussioni bizantine. Noi qui lavoriamo.

Fine.

Se la Democrazia Cristiana si fosse comportata così nel 1973 nei confronti di 8 emendamenti proposti dal PCI, sarebbero scesi in piazza i sindacati, ci sarebbe stato uno sciopero generale a tutti i livelli, e alla fine sarebbe stata costretta, almeno, a discuterne in aula.

In questo “decreto del fare” ci sono pagine e pagine di parole ampollose, vuote e inutili.

E’ meglio che dica ciò che, secondo me, NON c’è:

1). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che dichiari e garantisca che verrà rispettato il decreto del precedente governo Monti, varato lo scorso aprile, che annunciava l’immediato pagamento di 40 miliardi di euro alle aziende PMI creditrici, alcune delle quali in attesa di essere saldate da 30 mesi. Ci si rimette a Saccomanni.
2). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che prenda atto e parli dell’esistenza della povertà in Italia, e si occupi dello stato di indigenza di quasi 10 milioni di italiani, proponendo uno straccio di idea che vada a migliorare le esistenze di questi nostri concittadini di un angolo, di un grammo o di un euro. Nulla.
3). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che parli di investimenti da parte dello Stato al fine di produrre lavoro e occupazione e quindi mostrando e dimostrando come avviene e si verifica la ripresa.
4). Non esiste neppure menzione sull’annoso problema dell’Iva, poichè “come stabilito la decisione è stata rinviata al 15 settembre”.
5). Non esiste neppure menzione sulla spada di Damocle dell’aumento dell’Iva al 22% poichè “come stabilito la decisione è stata rinviata al 1 ottobre”.
6). Non viene neppure menzionata, e quindi non sottoposta all’attenzione pubblica, la necessità di varare un piano di sostegno socio-economico relativo alla costituzione del varo di un piano preventivo del reddito di cittadinanza per cercare di arginare, contenere, affrontare l’enorme disagio sociale che esploderà il prossimo autunno.
7). Non esiste nessun dispositivo, norma, Legge, che abbatta gli esorbitanti costi della burocrazia statale, della politica istituzionale, tesa ad arginare la voragine dei conti pubblici che aumenteranno.
8). Non esiste nessun riferimento alla necessità impellente di varare una nuova Legge elettorale “poichè è stato precedentemente stabilito di affidare un mandato di esplorazione costitutiva a uno specifico comitato di saggi, composto da 38 membri, che dovranno esprimersi in materia entro e non oltre il 3o novembre del 2014”.
9). Non esiste nessun riferimento, dispositivo, norma, Legge, che affronti la necessità inderogabile di affrontare in sede parlamentare ed esecutiva la gestione del sistema bancario italiano.
10). Non esiste neppure un riferimento nè un’analisi, nè un dato nè una informazione, relativa ai 2.356 enti statali inutili che assorbono ogni anno la spesa corrente di circa 40 miliardi di euro, senza produrre alcun risultato, alcun effetto, nessuna soluzione, se non per gli assunti e le loro famiglie.
11). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che vari un “piano Lavoro” al fine di aggredire la malapianta della disoccupazione.
12). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che affronti il problema del costo esorbitante dello Stato (circa 3 miliardi di euro all’anno) derivante dalla sovvenzioni nei confronti dell’editoria, della comunicazione mediatica, di enti culturali che esistono soltanto sulla carta.
13). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che affronti e si occupi del sistema turistico-alberghiero dell’Italia, considerandolo un settore strategico e trainante dell’economia nazionale.

Gli 8 emendamenti di M5s parlavano, invece, di tutto ciò.
L’obiettivo degli eletti consisteva nell’inchiodare tutti i deputati alle loro singole responsabilità dinanzi al paese. Costringere i deputati di ogni partito a spiegare in aula dinanzi al paese perchè non vogliono varare un reddito di cittadinanza, perchè non vogliono abolire le fondazioni bancarie, perchè non vogliono dividere il sistema bancario tra banche d’affari speculative e banche commerciali creditizie, perchè non vogliono neppure intaccare il problema della disoccupazione, perchè non vogliono investire risorse dello Stato per rilanciare l’economia, perchè non si vogliono occupare dell’esistenza della povertà, perchè non vogliono investire nel turismo, nella cultura, nell’istruzione.

Su tutto ciò, ci sarà soltanto un macabro silenzio.
“Il mio governo si distinguerà per il fatto che non procederà, come gli altri governi che mi hanno preceduto, a suon di fiducia, perchè la trasparenza e il dibattito in aula sarà il motore principale del mio esecutivo”.
Così, aveva dichiarato Enrico Letta presentando il suo governo il giorno della sua nascita.
Così stanno le cose.
La responsabilità, a questo punto, è al 100% -in sede parlamentare- nelle mani di coloro che lo sostengono.
A livello di cittadinanza, la responsabilità è, al 100%, nelle menti di coloro che ancora credono a queste persone.
Sulla prima pagina del mio quotidiano surreale, oggi, la notizia che viene dall’Onu, a New York, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che recita così:

“E’ ufficiale. L’Oms dichiara che l’aria fritta è dannosa per la salute: procura cancro sociale terminale”.

Buona televisione a tutti.
E pensiamo alla nostra salute.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/ Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/07/laria-fritta-fa-male-alla-salute-il.html 24.07.2013

Italia: “taglio tasse non ora”, per Ocse “rischio di una nuova manovra”

corel
Fonte Wall Street Italia 2/05/2013 attualità
Non è assolutamente possibile ridurre la pressione fiscale. Banche deboli, soggette a rischi sistemici. Paese ostaggio dei mercati. Tagliate stime Pil a -1,5%, debito/Pil balzerà al 134% in 2014. Se deficit risale oltre 3%, servirà manovra correttiva. Via l’Imu?: “prima ridurre tasse su imprese e lavoro”.
ROMA (WSI) – L’Ocse rivede di nuovo al ribasso le stime sul Pil italiano per il 2013, prevedendo una contrazione dell’1,5%, contro il -1% stimato a novembre. Il ritorno alla crescita non è previsto prima del 2014, con un +0,5%, anche se qualche segnale potrebbe arrivare anche a fine 2013. Secondo l’organizzazione, la priorità resta la riduzione del debito pubblico che nel 2014 arrivera’ al 134%. “Con un rapporto debito/Pil vicino al 130%”, il Paese, infatti, “rimane esposto all’umore dei mercati”. Sarebbe dunque meglio non avviare un taglio delle tasse in questo momento.

“I dati non sono affatto buoni” “non è assolutamente possibile ridurre la pressione fiscale, anche perchè il Pil continua a scendere”. Non ci sono alternative. Poi il problema del rapporto debito Pil, che salirà al 131,5% nel 2013″.

Ancora, “l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo prevede che lo stesso deficit sia sotto il 3% altrimenti è chiaro che bisognerà fare qualcosa”: lo ha detto il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan, rispondendo alla domanda di un cronista che gli chiedeva se all’Italia sarà necessario attuare una nuova manovra correttiva.

Il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria ha affermato che “una delle priorità in ogni paese, specialmente in questa fase, è la riduzione delle imposte sulle imprese e, per secondo, una riduzione delle tasse sul lavoro”: così ha risposto a chi gli chiedeva un commento sul dibattito in atto in Parlamento circa la revoca o il mantenimento dell’imposta sulla prima casa, ovvero l’Imu.

“La priorità è quindi la riduzione ampia e prolungata del debito pubblico” e i risultati ottenuti grazie alle recenti riforme strutturali “devono essere consolidati e sono necessarie ulteriori misure volte a promuovere la crescita e migliorare la competitività”.

L’Ocse rileva che nel 2012 è stata realizzata una importante azione di risanamento. Nonostante l`impatto a breve termine sulla produzione e i costi sociali generati, tali sforzi sono stati ricompensati da una maggiore fiducia dei mercati finanziari e hanno migliorato le prospettive a medio termine.

Il governo italiano si è giustamente adoperato a frenare l`aumento del rapporto tra debito pubblico e Pil e a ricondurlo verso una traiettoria discendente, cercando allo stesso tempo come utilizzare al meglio le limitate risorse per proteggere le fasce di reddito più basse.

Per riuscirci, prosegue l’Ocse, occorre puntare a un bilancio pubblico in pareggio o leggermente in avanzo e attuare allo stesso tempo una serie di riforme strutturali tese a favorire la crescita e l`istituzione di un nuovo sistema d`indennità di disoccupazione.

Nuove restrizioni di bilancio avrebbero effetti transitori negativi sulla produzione, ma consentirebbero di ridurre il debito in tempi più rapidi e di attenuare, di conseguenza, il rischio di nuove reazioni negative da parte dei mercati finanziari.

Le misure di bilancio dovrebbero concentrarsi sul contenimento della spesa pubblica e un processo continuo di valutazione delle politiche pubbliche dovrebbe mirare a migliorarne l`efficienza.

Secondo l’Ocse è ugualmente possibile ristrutturare il sistema fiscale per ridurre le distorsioni, in particolare tramite la riduzione delle agevolazioni fiscali.

Sebbene il sistema bancario si sia dimostrato complessivamente solido, diversi istituti di credito hanno incontrato gravi difficoltà e il settore finanziario rimane esposto a rischi sistemici. Occorre quindi proseguire gli sforzi in atto per rafforzare l`adeguatezza patrimoniale e gli accantonamenti per perdite. Di questo parla anche il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, che sottolinea che: “faremmo di tutto per fare uscire il paese dalla recessione nel 2013, ma sarà difficile. Banche sono troppo deboli e sopratutto restano sottoposte a rischio sistemico”. (AGENZIE)

Piemonte, Radicali annunciano ricorso contro il doppio incarico di Cota

corel
Fatto Quotidiano di Andrea Giambartolomei | 22 marzo 2013 attualità
Manterrà due cariche. Il presidente della Regione Piemonte, il leghista Roberto Cota, è tornato tra gli scranni della Camera ma continuerà, almeno per ora, a fare il governatore, per non perdersi alcuni passaggi importanti di questo Parlamento. Solo che Cota è incompatibile, come sancisce l’articolo 122 della Costituzione: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento”. “Farà come sta facendo Nichi Vendola”, ribatte il suo portavoce.

I radicali piemontesi però porranno la questione ai giudici. Il presidente dei Radicali italiani Silvio Viale e Giulio Manfredi dell’associazione Adelaide Aglietta hanno annunciato che gli avvocati ricorreranno al tribunale ordinario: “I cittadini piemontesi attendevano dal presidente Cota una scelta secca e precisa. Questa scelta non c’è stata. Ne prendiamo atto e, come nel 2010, abbiamo chiesto al nostro pool legale di predisporre la cosiddetta ‘azione popolare’”. Si tratta di un ricorso dei cittadini elettori per fare sancire l’incompatibilità fra le cariche. Lo fecero pure quando gli allora deputati leghisti Cota e Gianluca Buonanno vennero eletti consiglieri regionali mantenendo tutti gli incarichi per qualche tempo. “Entro un mese Cota sarà costretto a scegliere se rimanere a guidare il Piemonte – affermano Viale e Manfredi – o andare a fare il deputato magari solo per due o sei mesi, visto il grande rischio di elezioni a giugno o in autunno”.

Entrambe le poltrone di Cota sono instabili. Se la poltrona di Roma traballa per lui come per tutti gli altri parlamentari, quella da governatore non è salda. Il 7 luglio prossimo i giudici della Corte di Cassazione si riuniranno per decidere in maniera definitiva sul caso delle firme false delle liste “Pensionati per Cota” di Michele Giovine, consigliere regionalecondannato in primo grado e in appello e poi sospeso dal governo. Quelle liste irregolari hanno permesso a Cota di avere 27mila voti con cui battere Mercedes Bresso nel 2010. Se la condanna diventerà definitiva il Tar del Piemonte dovrà tornare a decidere sulle elezioni e a questo punto, certificata in via penale la falsità delle firme, potrebbe annullare le regionali del 2010, spingere verso un nuovo voto o nominare presidente il secondo classificato. In tal caso tenere il seggio alla Camera sarebbe un modo per garantirsi un salvagente.

Però Cota – afferma il suo portavoce – ha già deciso che lascerà Roma dopo alcuni appuntamenti importanti per il nuovo Parlamento, ad esempio la votazione del presidente della Repubblica. Poi farà solo il presidente. Per ora, con i due incarichi, ha deciso di rinunciare allo stipendio da governatore, come ha scritto agli uffici della Regione Piemonte: preferisce incassare la retribuzione da deputato per non gravare sulle finanze di una regione sull’orlo del tracollo.

Nel frattempo, dopo le dimissioni dell’assessore indagato Massimo Giordano e quelle dell’assessore alla Sanità Paolo Monferino (ex manager Fiat in rotta con i partiti che hanno frenato il suo piano) mercoledì mattina Cota ha fatto un rimpasto “per ridare slancio all’azione della Giunta, slancio di cui abbiamo bisogno per portare a termine la legislatura”. Con quattro nuovi innesti a molti osservatori è sembrata una mossa per dare nuovi equilibri ai partiti di maggioranza: da una parte c’è la Lega indebolita alle ultime elezioni (dal 16,7% del 2010 al 4,9% del 2013), dall’altra due gruppi fuoriusciti dal Pdl: Progett’azione e Fratelli d’Italia. Secondo Cota i nuovi assessori sono i “migliori della classe politica piemontese”. “La Regione è in una situazione difficile, ma c’è ottimismo”, ha ammesso lo stesso governatore.

APRISCATOLE IN PARLAMENTO I GIOVANI CINQUE STELLE E LE VECCHIE GLORIE DELL ’AULA, LA FAMIGLIA BONDI ELETTA E RIUNITA E LE CRAVATTE A TEMA: È LA XVII LEGISLATURA

corel
iFatto Quotidiano 16/03/2013 Antonello Caporale attualità

La brocca d’acqua del rubinetto, l’apriscatole, la conchiglia luminosa, la cravatta a tema, la bicicletta, la motoretta, il bicchiere di plastica no perchè inquina, quello da pic nic sì. Un intero condominio si infiltra nelle mura del Parlamento, esattamente come quei rivoli che partono sotto traccia e poi irrompono nelle pareti del salotto. Grillini sono e avanzano a cuspide, si tengono l’un l’altro e prendono posto sulla fila in alto dell’emiciclo: “Da lì si controlla meglio”. Da lì, aggiunge il col- lega cittadino Nuccio “si può anche sputare alla nuca”. Ma è uno scherzo, promettono di non sputare e di non impic- care: non portano il cappio, come i leghisti della prima ora, ma l’apriscatole. Che è una bella metafora di come si pos- sa squarciare la fodera d’acciaio del Potere. Basta un utensile da cucina. Non piove e non c’è il sole. Non ci sarà neanche il voto oggi. Fumata nera come da Conclave. I padroni di casa li guardano sospettosi: è un mondo nuovo che avanza e hai visto mai? “Io li prendo a calci in culo se danno fastidio”, dice Gianluca Buonanno, leghista. Ma forse non voleva dire proprio così. I politici sanno smentire, e infatti la smentita è il contributo quotidiano per i giornalisti in ansia. L’onorevole D’Alessanro smentisce decisamente che “abbia salutato l’onorevole Santanchè con una pacca sul sedere”. Anche Santanchè smentisce. Mara Carfagna smentisce di fronte a Renato Brunetta di voler fare la capogruppo: “Sono già impegnata come coordinatrice”. E Brunetta, futuro capogruppo, prende atto e inizia a farsi sen- tire frastornando il sempreter- no Giuseppe Calderisi, radicale due secoli fa. “Nel ‘94 questo Palazzo sprizzava gioia, c’erano le bollicine in aria, allegria, adesso è tutto così cupo”, dice Stefania Prestigiacomo. IL CLIMA IN EFFETTI favorisce l’attesa e la comunione d’intenti. Bondi e la fidanzata Repetti, ambedue parlamentari, covano pensieri d’amore, Emi- lio Colombo offre un pensiero a Papa Francesco (emiciclo in piedi, grillini seduti). E anche Razzi, il famigerato Razzi. “Ho avuto un sogno: caduto in un pozzo un frate mi ha salvato. Era Francesco. L’ho scritto nel mio libro: Le mie mani pulite”. Anche noi giornalisti sembria- mo pezzi di marmo, arredo d’aula, antiquariato. Questi con gli apriscatole ci fotogra- fano e filmano: noi domandiamo e filmiamo e loro rispon- dono e filmano. “Non sorrido- no non ti guardano, non ti sa- lutano, che bella gente!”, escla- ma disperata Alessandra Mus- solini. “Se gli sorridi loro però ti sorridono”, acconsente Rosy Bindi. La Bindi ha i capelli bianchi, loro sono corvini, e giovani. Un abitino nero e un caschetto degnissimo del Pa- lazzo per Marta Grande, classe ‘87, sembrava perfetta per di- venire presidente della Camera. Una Pivetti junior, dalla scuola allo scranno. La ripida ascesa si è interrotta per via di una laurea non certificatissima presa in Alabama: “Non ho mai detto che sono laureata, ho scritto che era un bachelor of ar ts. Sono vittima di stalking da parte della stampa”. Marta è già stressata. Molto a suo agio invece il cittadino Fico con i mille microfoni che lo attendono. È la prima volta da una trentina d’anni che in questo Parlamento non siedono più D’Alema e Veltroni. La prima volta che per andare al bagno delle donne bisogna fare la fila, la prima volta che i deputati si fotografano tra di loro. È la terza volta che Berlusconi è in clinica, la seconda volta che tutte le sue amazzoni, salvate dalle urne, siedono senza vederlo. Manca solo Maria Rosaria Rossi, assistente personale e perciò ricoverata. Ma c’è Pietro Longo, avvocato in seconda, e Ghedini, avvocato in prima. Ci sono Verdini e Scilipoti. Vecchio e nuovo, brutte facce e belle facce, il preistorico e il post moderno. Cirino Pomicino e Bossi. “Vedo gente nuova, il mondo gira ed è un bene”. C’è sempre Bruno Vespa, e naturalmente Cicchitto corre a congratularsi. NON C’È GRILLO,e sembra che questi giovanotti sentano il peso del telecontrollo. Se sbaglia- no mossa sono fritti. Il cittadino Giarruso voleva portare la moglie alla buvette. Un commesso della Casta gli ha spiegato che è vietato. Un altro cittadino avrebbe voluto no- minare la fidanzata come as- sistente parlamentare. Gli hanno spiegato che non sareb- be bellissimo, ma certo era una pratica diffusa. Piccoli e brevi incidenti alla vigilia della prima battaglia con l’apriscatole.

Governo – Lesti contro i pensionati Lenti contro i corrotti (Paolo Flores d’Arcais).

Governo – Lesti contro i pensionati Lenti contro i corrotti (Paolo Flores d’Arcais)..

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: