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I NUMERI LEGALI E QUELLI COPERTI Nel 2012 un milione i bambini “venduti

corelFatto Quotidiano 14/01/2013 di Martina Castigliani e Emiliano Liuzzi attualità
Nella pratica sembrerebbe solo questione d’amore. Un bambino orfano o abban- donato e una famiglia, un padre e una madre, che vogliono adottarlo. Una questione di af- fetti e responsabilità che spin- ge coppie italiane a fare domanda per avere in adozione bambini provenienti da tutto il mondo: sono 3106 i minori di 55 paesi diversi che nel 2012 sono stati adottati da 2469 fa- miglie italiane. TANTI , ma pochi in confronto agli anni precedenti con un meno 22,8% che pesa sulla bi- lancia. E se la pratica parla di amore, la teoria è anche buro- crazia. La paura è quella di me- todi poco trasparenti, soldi che vanno dove non si sa e mercati illegali. Si chiama il mercato dei bambini, per usare un ter- mine appropriato. Sono oltre un milione i bam- bini che, secondo le stime di Unicef e Save the Children, nel 2012 sono stati vittime di tratta internazionale con fine lo sfruttamento. Dati che rivelano pericoli soprattutto per chi proviene da Asia e Africa Oc- cidentale, minori utilizzati co- me merce di scambio o sfrut- tati a livello sessuale poi nei paesi sviluppati. E se questo rimane il fenome- no da contrastare, i buoni se- gnali arrivano nel campo del- l’adozione internazionale dove, dalla ratificazione della convenzione de L’Aia nel 1998, le regole sono cambiate anche per l’Italia. Bambini africani, orfani asiatici abbandonati, piccole cinesi e ragazzetti colombiani. È la voglia di fare del bene a qualcuno che abita dall’altra parte del mondo. “Con che cuore si rifiuta di da- re una mano a chi ha biso- gno?”, dicono i protagonisti. Soprattutto se ha gli occhi pro- fondi di un neonato che ti guarda come la chance che è piovuta dal cielo, il treno che non ripasserà più. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, dalla pratica di supermercato che i paesi sviluppati avevano verso il terzo mondo e le spe- dizioni in cerca di un bambino per portarlo in salvo nel mon- do civilizzato. Poi il 29 maggio 1993 la Convenzione de L’Aia e un’Europa che tutela una pratica tra le più complesse e controverse del panorama giu- ridico. Un bambino ha diritto ad essere aiutato nella sua terra, è uno dei punti fondamen- tali di una legge che regolamenta l’adozione, ma che in pratica tutela il diritto alla vita nella propria patria. La ratifica in Italia arriva con la legge 476\1998: l’intento è salva- guardare i diritti dei bambini e di chi desidera adottarli, ma è anche dare garanzia per inter- rompere traffici oltre confine. L’autorità di riferimento è la Cai, commissione per le ado- zioni internazionali: la coppia deve ottenere il decreto di ido- neità e in seguito fare richiesta presso alcuni enti autorizzati che li aiutano nei rapporti con gli altri paesi. “Noi siamo attivi da diciotto anni, – dice Walter Curati, direttore di La Maloca, struttura autorizzata che lavora in Co- lombia e Nepal, – e quello che vediamo è una burocrazia complessa che permette però la trasparenza delle nostre azioni. Le adozioni diminuiscono per tanti motivi, dalla crisi economica che rende troppo dispendioso intrapren- dere il percorso, fino allo spi- rito di accoglienza delle famiglie che è venuto a mancare nel tempo”. GLI ENTI autorizzati prendono in carica la gestione burocratica dei rapporti tra famiglia e i paesi esteri, ma devono anche impegnarsi ad aiutare i bambini sul territorio, con strutture per la cooperazione e lo svi- luppo. A dirlo è stato lo stesso parlamento Europeo che, con la risoluzione del 19 gennaio 2011, ha auspicato cooperazione tra gli stati in materia e che la priorità sia l’aiuto di un bambino nel suo paese di origine. Ci sono molti pregiudizi sulla questione – continua Curati – bisogna tenere presente che in molti paesi mancano le strut- ture per accogliere i bambini e l’adozione internazionale diventa uno sbocco naturale e spesso doveroso”.

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