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Monti si piega all’Ilva Ferrante attacca i giudici DAL VERTICE VIA LIBERA AL DECRETO “SALVA – AZIENDA”CHE SARÀ VARATO OGGI. IN STRADA LA RABBIA DEGLI OPERAI


Fatto Quotidiano 30/11/2012 di Salvatore Cannavò attualità
Q uello che andrà in scena oggi, con la decisione del Con- siglio dei ministri di varare il decreto “salva-Il- va”, è una manovra di accer- chiamento della magistratura tarantina all’insegna dell’unità nazionale. Nonostante il pre- sidente del Consiglio abbia as- sicurato di “non volere lo scon- tro con la magistratura”, a dare il senso di quello che sta per accadere sono stati, ancora una volta, il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, e il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. IL PRIMO ha sfoderato, dopo mesi di aplomb istituzionale, il volto determinato dell’azienda sparando a zero contro i giu- dici. “L’autorità giudiziaria ha alterato le regole” ha detto l’ex prefetto di Milano – che ha an- che ricevuto un dura repri- menda da parte del Corriere del- la Sera – capovolgendo quella che ai più sembra un’altra ve- rità: è l’Ilva che viola le regole mentre la magistratura inter- viene per far rispettare le leggi. A quanto pare non è così e, se- condo il presidente dell’azien- da siderurgica, sarebbero i giu- dici a provocare “gravi riper- cussioni sull’occupazione”tan – to che ieri è stata annunciata la possibile chiusura dello stabi- limento di Genova. Giù in stra- da, sotto Montecitorio, mentre a Palazzo Chigi il governo, con Monti, Fornero, Clini e Passe- ra, incontrava l’azienda, i sin- dacati al massimo livello, la Confindustria con il presidente Squinzi, a manifestare c’erano proprio gli operai genovesi, zuppi di pioggia e di rabbia. “Assassini”e“parassiti”, le urla preferite per chi ha ormai chia- ro il gioco che si sta giocando: “Non ce l’abbiamo con gli agenti (in tenuta anti-sommos- sa, ndr) ma siamo qui per farci sentire”. Del decreto pensano che sia inutile perché in due an- ni è impossibile bonficare l’a- zienda, oppure che costituisca un regalo all’azienda: “Qui ci vuole un decreto non per sal- vare l’Ilva ma Taranto” hanno spiegato. A Genova ai loro compagni è andata peggio per- ché dopo gli scontri con la po- lizia uno di loro è rimasto fe- rito. L’azienda, però, è sembrata ca- valcare questa rabbia avanzan- do la minaccia della chiusura dello stabilimento tarantino e, a cascata di tutti gli altri: Ge- nova, Racconigi, Novi Ligure. ED È QUI che interviene il mi- nistro Clini, che ha spiegato la sostanza dell’operazione. Il de- creto, infatti, non solo assume- rà l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), già varata a ottobre, come punto di riferi- mento obbligato facendone il centro della norma di legge ma istituirà un “comitato di garan- zia” con compiti di “monito – raggio e sorveglianza”in modo da avere una “funzione di con- trollo più strutturata”. In altre parole, il Tribunale di Taranto viene definitivamente escluso da funzioni di controllo che passano esclusivamente al mi- nister con l’istituzione del clas- sico “osservatorio”. Un esca- motage tipico della politica ita- liana quando deve cercare di conciliare interessi contrappo- sti. “Chi vuole può ricorrere al- la Corte costituzionale” ha quindi affermato Clini acuen- do, ancora una volta, la distan- za con la magistratura taranti- na. CO M P L I C E anche il tornado dell’altro ieri, il vertice ha as- sunto quindi i connotati di un tavolo di unità nazionale. Anzi, come ha detto Monti, si è trat- tato di una “vera prova per il Paese”. Il presidente del Con- siglio ha assicurato di aver “sentito il dolore della città”, dopo la tempesta dell’altro giorno e , con queste premesse, l’assenso delle parti sociali al decreto è apparso piuttosto scontato. Entusiasta quello del presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, secondo il quale la chiusura dell’Ilva avrebbe “gravi ripercussioni sul tessuto industriale naziona- le”. Convinto anche quello di Cisl e Uil che, con Bonani e An- geletti, parlano di “emergenza nazionale” e della necessità di un “commissario nazionale”. Più cauta invece la Cgil che con Susanna Camusso ha chiesto una maggiore “responsabilità pubblica”e, con Maurizio Lan- dini, la garanzia di un piano di interventi pubblici in grado di assicurare la bonifica degli im- pianti. “Però io il decreto come sarà fatto non l’ho capito” ha dichiarato il segretario Fiom.

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