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Report del 07/10/2013 – tra il dire e il fare – la puntata.

untitledFonte Da unoenessuno.blogspot.it 07/10/2013 attualità
I servizi trasmessi ieri sera da Report hanno letteralmente demolito il decreto del fare, l’insieme di leggi sventolate dal governo per giustificare la sua esistenza e prontamente tirate fuori quando si rinfaccia ai ministri il loro non aver fatto nulla.

Di quello bisognerebbe parlare, oltre che della vergogna delle leggi sull’immigrazione, dell’ennesimo scandalo che riguarda un politico (prontamente nominato a capo di una commissione) di maggioranza.

Tra il dire e il fare: mai titolo è più calzante. Tutte le parti che i giornalisti di Report hanno esaminato partono da buoni principi, ma dietro, appena si gratta la superficie della crosta, viene fuori il marcio.

Le nomine pubbliche devono essere valutate in base a curriculum, devono essere vagliate da una commissione, ci saranno cacciatori di teste che selezioneranno i migliori manager al mondo.
E invece .. Ciucci confermato all’Anas, Moretti, Scaroni e Conti rispettivamente a Trenitalia Enele e Eni. Nonostante i tre rinvii a giudizio (per reati ambientali e disastro ferroviario).
Ciucci è quello dei contratti capestro per il ponte sullo stretto, per cui dovremo pagare delle penali alle società che hanno preso gli appalti senza aver fatto nulla.
Eni e Enel non navigano in buone acque, eppure gli stipendi dei loro manager non sono corrispondenti ai risultati.
Scaroni è passato da 4,8 a 6,4 milioni di euro dal 2011 al 2012.

De Gennaro è stato nominato amministratore di Finmeccanica senza avere competenze specifiche, è stata solo una scelta politica. Bisignani docet, con buona pace del povero Fassina, costretto all’ennesima figuraccia (“oggi abbiamo trasparenza“, dice).

La riforma del Catasto servirà ad evitare le sperequazioni sulle rendite catastali tra comune e comune: sperequazioni che significa che se a Palermo il valore medio dell’IMU è di 30 euro, la differenza rispetto alle altre città del nord la deve mettere lo stato centrale.
Serve la riforma del catasto per rivalutare le case dei centri storici delle città, Milano e Roma, che oggi hanno valori quasi inferiori ai quartieri periferici.

A Milano e a Monza sono riusciti a creare un polo catastale: la nuova mappatura delle case, nel centro città, ha fatto risparmiare al comune 1 milione di euro.
Sarebbe forse il caso di affidare la revisione del catasto anche agli enti locali, visto che sono loro che oggi fanno la riscossione crediti per lo stato centrale.

Ma non sarà così: l’agenzia delle entrate ha assorbito quella del territorio: possiamo solo sperare che tra cinque anni (tanti ne serviranno) certe storture siano aggiustate.

Indennizzi sui ritardi della ppaa: altra legge sbandierata come fosse una riforma epocale.
il privato che ritiene di aver subito un ritardo per una pratica può chiedere un indennizzo per un tetto massimo di 2000 euro. Col rischio però di dover subire un ricorso da parte del Tar e di dover pagare pure.
E’ contorto, lo so.
Ma questo è quanto hanno partorito i ministeri della pubblica amministrazione, quelli che ora sappiamo essere, per loro stessa ammissione, composti da incompetenti.

La “burocrazia zero” è un’altra bufala. Semplicemente non esiste, se non sulla carta.
D’Alia invita a parlare con Zanonato (ma non è lui il ministro della semplificazione?).
Zanonato non sa nulla.

I debiti della pubblica amministrazione verranno pagati tramite rincari delle tasse locali: rincari imposti alle regioni, se vogliono accedere ai mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.

I fondi per i rinnovi macchinari ci sono: sono 5 miliardi sempre anticipati dalla Cdp (i nostri libretti postali).
Peccato che poi a concedere i prestiti siano le banche, che in questi anni hanno chiuso il rubinetto dei prestiti: dice banca d’Italia che siamo a -41 miliardi.

E ci sono ancora i 12 miliardi, stanziati nel 2009 per le imprese e non ancora erogati. Lì fermi nei ministeri.

La mediazione: non sappiamo chi controllerà i mediatori e gli enti di formazione.
C’è il rischio concreto che si creino situazione di conflitto di interesse (enti di mediazione dentro studi di avvocati e commercialisti).
Non ci saranno ispezioni, spiega il sottosegretario Ferri.
E attorno alle società che sono state accreditate per fare mediazione, ci sono troppe strane amicizie politiche.
Presso E-Campus insegna Dell’Utri, il figlio di Schifani ed è considerato un ente vicino a Berlusconi.

Tra le società accreditate anche la Camera di conciliazione SRL:

La prima riforma sulla mediazione civile obbligatoria, l’ha fatta nel 2010 Angelino Alfano quando era ministro della Giustizia. È allora che vengono accreditati centinaia di enti di mediazione. Tra gli altri c’è anche l’organismo Camera di Conciliazione Srl. Questi i soci : Luigi Laudicina, nipote dell’ex segretario generale della Camera di
Commercio di Trapani Filippo Sparla, il cui nome era negli elenchi della loggia massonica segreta Iside 2; Gaetano Vita, presidente del Collegio dei Revisori della Camera di Commercio di Trapani, la Confcommercio trapanese; e infine Daniela Pace, figlia di Pino Pace, presidente sia della Confcommercio che della Camera di Commercio di Trapani.

Chi è stato il braccio destro di Pace? Alessandro Alfano, fratello di Angelino, ex segretario generale di Unioncamere Sicilia e anche della Camera di Commercio di Trapani. Ed era proprio Alfano il responsabile di Unioncamere Sicilia del progetto per promuovere la mediazione civile.

Un caso?

L’agenda digitale: quest’anno avremo 20 milioni di euro un meno per la barda larga. Tanto non riusciremo a spenderli, rassicura il ministro.
Forse facevano comodo al comune di Conca Casale dove, quando piove, non funziona più internet, sono tagliati fuori dal mondo.
Per il fascicolo sanitario elettronico il governo ha stanziato solo 10 ml di euro: sempre D’Alia, invita il giornalista a rivolgersi alla Lorenzin (ministero salute), perché non ne sa nulla.

Se il settore sanitario fosse informatizzato ci sarebbe un risparmio di 6,5 miliardi.
Risparmieremmo 995 milioni/mese se solo le banche dati sparse tra enti locali e amministrazione centrale si parlassero.
Se riuscirebbe ad incrociare i dati, per fare una vera lotta all’evasione, per i controlli fiscali.

Incentivi ai giovani: il governo Letta ha strappato all’Unione Europea 1,5 miliardi per incentivare le assunzioni di giovani (sotto i 29 anni).
Peccato che non sappiamo come spenderli: non per i centri per l’impiego, sicuramente.
Tra l’altro non abbiamo speso (Stato e regioni) da 5 a 7 miliardi di fondi sociali in questi ultimi anni.
Rischiamo di avere questi fondi, che però non produrranno nessun beneficio per l’occupazione.
Questo perché per anni, si sono pianificate riforme sul lavoro, ma non sono mai state fatte politiche sul lavoro.

Da unoenessuno.blogspot.it

Report del 14/04/2013 – ROMANZO CAPITALE- Anticipazioni.


ROMANZO CAPITALE
Un’inchiesta che assomiglia a un film noir. Solo che è tutto vero.

I subappalti per la metro C infiltrati dalle mafie; la nuova banda della Magliana che entra negli affari che contano; i mille consulenti del Comune, i debiti milionari delle municipalizzate; lo scandalo delle tangenti sui filobus. E tanti omicidi. Non è Romanzo Criminale, questa è la Roma vera degli ultimi anni.

Report passa al setaccio le zone grigie di una città aggredita per accaparrarsi il fiume di danaro che la attraversa. L’urbe eterna è piena di debiti, talmente indebitata da dover svendere i gioielli di famiglia. Ad attendere al varco c’è una nuova criminalità.
LA STORIA INFINITA
Era il 1997 quando la Sicilcassa, la storica banca siciliana, ha fatto crack. Sembra una vecchia storia. Ma non è così. A distanza di sedici anni è ancora in corso il processo sul crack della banca e solo due mesi fa è arrivata la sentenza di condanna in primo grado per gli ex amministratori, accusati di bancarotta fraudolenta. Alla fine chi ci ha guadagnato e chi pagherà?

UN EROE BORGHESE
Grazie a una storica vittoria referendaria il 3 marzo scorso la Svizzera ha introdotto un meccanismo per mettere un tetto ai bonus stellari dei manager delle grandi aziende. il frutto di una lunga battaglia solitaria di un eroe borghese: Thomas Minder.

Da report.rai.it

Report del 07/04/2013 – Lo stato fallimentare – La puntata

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Fonte Da unoenessuno.blogspot.it 8/04/2013 attualità

Mentre a Roma si occupano dei fatti loro, noi ci occupiamo dei fatti dei 35000 creditori che aspettano soldi dai commissari Alitalia. In Italia i fallimenti sono gestiti da commissari di nomina politica: sono i casi Alitalia, Itavia, Tirrenia, Cit”.La presentazione della puntata nel collegamento della Gabanelli a Che tempo che fa.
Una specie di suggerimento per il governo che verrà.
Sempre che ci sia un governo interessato a questi suggerimenti. Perché – è sempre la Gabanelli ad inizio trasmissione -vorremmo un governo che mettesse mano a questi fatti., I salvataggi delle grandi aziende italiane, non solo pubbliche dove non si riesce a mantenere i posti di lavoro, non si salva l’azienda, si perdono gli assett e ad ingrassare alla fine sono solo i commissari (dove i nomi che tornano sono sempre gli stessi), gli advisor e gli avvocati.I casi Itavia e Alitalia.Dopo l’abbattimento da parte di un missile del Dc9 Itavia, sui cieli del Tirreno la notte del 27 aprile 1980, la società privata Itavia, di proprietà di Aldo Davanzali, fu accusata di far volare “bare volanti”. L’aereo era caduto per un cedimento stutturale, anche se il generale del Rai, Rana, aveva avvisato Davanzali che la causa dell’incidente era un missile.
Davanzali fu accusato di divulgare notizie false e tese a destabilizzare l’ordine.
L’azienda fu commissariata nel 1981, in attesa di una sentenza (che ha impiegato quasi 30 anni) sulle cause della strage.
Ci sono voluti anni di inchieste, di silenzi colpevoli da parte dello stato, dei generali, della politica, per arrivare al dunque. Ma nel frattempo, 4 commissari uno dopo l’altro, l’Itavia è finita.
MILENA GABANELLI IN STUDIOSi sapeva dall’inizio che era stato un missile, ma per arrivare a sentenza ci sono voluti 31 anni e da 31 anni l’azienda è in amministrazione straordinaria. Che cos’è l’amministrazione straordinaria? è uno strumento che impedisce alle aziende con piùdi 500 dipendenti di fallire, ed è gestita dalla politica che nomina un commissario, in questo caso se ne sono alternati 7, ma non sono riusciti a salvarla. Quelli che ci sono adesso dovranno decidere a chi vendere quel che resta, per pagare i creditori se sonoancora in vita. Bene, qui lo Stato ci ha messo del suo per far fallire Itavia. Invece nel 2008 la politica ha deciso di salvare un’altra compagnia: Alitalia, e per impedire che la compagnia di bandiera finisse in mani straniere, una cordata segue il pifferaio magico.Sono passati 4 anni e mezzo la storia è questa.

Alitalia, l’azienda di stato, la politica ha invece deciso di salvarla, nonostante i debiti. In nome della italianità, l’ex presidente del Consiglio (col colpevole aiuto dei sindacati nostrani) ha impostato la sua campagna elettorale sulla cordata di imprenditori italiani che avrebbe privatizzato la nostra compagnia di bandiera. Come è andata a finire dopo quella estate inizio autunno del 2008? La good company stenta a decollare, ha un rosso da 850 milioni, il cda ha licenziato l’ADRagnetti. Questo nonostante Alitalia abbia ceduto delle tratte alla Carpatair, i cui piloti e hostess volano su aerei verniciati come fossero italiani.

Lo si è scoperto (per modo di dire) dopo l’incidente del febbraio scorso a Fiumicino per cui la magistratura ha aperto una inchiesta per frode fiscale.
Ma per questa privatizzazione ci sono state migliaia di dipendenti messi in cassa integrazione, piloti lasciati a casa (mentre vengono fatti volare piloti della Carpatair).
A cosa sono serviti allora questi sacrifici dei lavoratori (e dei contribuenti che si accollano i debiti della bad company)?
I soci devono chiedere un altro prestito, Ragnetti si è dimesso (con una buonuscita da 1 milione di euro: le alternative sono un prestito da 200 ml, il concordato preventivo o il fallimento subito.Se Alitalia fallisce subito, gli 850 ml messi in cassa dagli imprenditori italiani saranno persi. Soldi del nostro tessuto produttivo che potevano creare sviluppo (e Riva poteva fare le sue bonifiche a Taranto).

L’azione di Fantozzi.
Fantozzi è l’avvocato nominato da Berlusconi come commissario liquidatore: ha indagato sulle fatture pagate a fine agosto a studi legali, Eni e qualche altro creditore che si presume sia stato avvantaggiato rispetto ad altri.
Suo compito è indagare su come è stato gestito il prestito ponte da 300 milioni e cercare di recuperare il più possibile dai debiti di Alitalia e dalla vendita dei beni (come ultima istanza) per pagare i creditori.

La giornalista Boursier ha fatto un piccolo intermezzo francese: in Francia i fallimenti sono gestiti da giudici del Tribunale del commercio. Spesso sono manager che aiutano altri manager di aziende in crisi. Qui, guarda caso, è poco frequente che un’azienda pubblica fallisca.

In Italia invece succede: e quando poi si arriva al commissariamento sale anche il sospetto che chi arriva abbia interesse a non inimicarsi la politica, che magari ha portato l’azienda alla crisi (come successo per Alitalia).

Il commissario è riuscito ad incassare 1,145 miliardi come debiti (di cui 400 ml soltanto per i creditori), e ha chiesto 3 miliardi di danni a 42 ex dirigenti, chiedendo per loro una “azione di responsabilità”.
Lascia intendere, Fantozzi, che sia stata questa relazione, sull’azione di responsabilità, che l’ha portato al siluramento: il governo di Berlusconi e Letta gli affianca tre nuovi commissari, e alla fine Fantozzi lascia il mandato (con un compenso da 6 milioni di euro).

Tra gli ex dirigenti a cui chiedere soldi c’erano Mingozzi, Cimoli, Bonomi, Ciucci, Prato .. Tutti usciti prendendo anche delle belle buonuscite che Fantozzi ha contestato.

I tre nuovi commissari hanno, l’anno successivo (estate 2012) presentato una loro relazione dove l’azione di responsabilità si abbassa a 3 ex dirigenti e il danno stimato passa da 3 miliardi a 82 milioni. Che qualcuno abbia portato a migliori consigli i commissari? Non lo sappiamo.

Molti dei creditori si sono rassegnati al fatto che non vedranno mai i soldi che gli devono. Eppure potrebbero essere pagati coi soldi che Cai ha riscosso per la vendita di due slot a Heathrow. I commissari, contattati telefonicamente dalla giornalista non sapevano dell’accordo di Colaninno: si tratta di 500 ml di euro con qui qualche credito si poteva sistemare.

La giornalista ha poi affrontato la questione delle revocatorie chieste da Fantozzi a Veneto Banca, Sea: Alitalia non si è presentata a giudizio o si è accontentata di incassare di meno.

Insomma, alla fine si sono spesi milioni di euro per commissari, advisor e consulenti, mentre per i creditori rimane ben poco?

Perché allora non si fa una azione di responsabilità contro Fantozzi, si chiedeva la giornalista.
Infine i dubbi della Corte dei conti: due giudici contabili contattati da Report hanno espresso i loro dubbi sul come sono stati gestiti 3 miliardi di euro da 17 ex dirigenti.
Ci sarà una inchiesta della Procura dei conti, ma quanto si recupererà è difficile dirlo.
MILENA GABANELLI IN STUDIOPerò deve esserci un limite anche alla presa in giro. Se tutto quello che ha fatto Fantozzi, con il benestare del ministero, è sbagliato, il ministero ne risponde e Fantozzi deve restituire i suoi 6 milioni di compenso, idem la sua sfilza di consulenti.Se così non è, perché si ricomincia da capo con altri 3 nuovi commissari? Che, tra parentesi, hanno introdotto questa nuova forma di comunicazione delle interviste via telefono, nominati dallo stesso governo, e a loro volta loro incaricano i loro consulenti, i loro avvocati che ovviamente devono essere pagati per primi. In che modo? togliendo a quelli che devono avere da 4 anni i 35.000 creditori. Inoltre, la nuova azione di responsabilità che riduce da 45, da 43, a 5, gli artefici del dissesto, che fine ha fatto? E’ ferma sul tavolo del ministero da luglio dello scorso anno. E se Passera o chi per lui non decide di sbloccarla fra 4 mesi si prescrive e chi è stato artefice,appunto, del dissesto, può dormire sonni tranquilli.. Noi possiamo sperare invece di recuperare qualcosa dal processo penale, dove i nuovi commissari si sono costituiti parte civile.

Anche l’azione di responsabilità che ora è sul tavolo di Passera (da mesi!!!), è a rischio prescrizione. Ma deve per forza finire così, in beffa, questa storia?

Cit: compagnia italiana turismo. Questa società gestisce pista da sci, villaggi e alberghi. Per un paese che dovrebbe vivere sul turismo, si tratta di un assett strategico (come l’energia).Il grossi di Cit è stato acquistato dall’imprenditore Gandolfi (nel 1998), che nel 2006 finisce in amministrazione straordinaria. Non si poteva fare, ma c’erano di mezzo gli amici di B. . Il commissario nominato era il consigliere di Scajola.

La giornalista ricordava i 60 ml di euro che Gandolfi ha preso per fare villaggi e che non si sa dove sono finiti.
Il commissario Abrignani è stato al lavoro per 6 mesi e non è riuscito a portare a termine il suo progetto di rilancio.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPOIl buco è di oltre un miliardo e oggi Gandolfi e otto amministratori sono a processo: avrebbero svuotato il gruppo, pagando fatture false, per portare i ricavi in Svizzera,falsificando i bilanci per nascondere un dissesto già chiaro nel 2005 quando il caso Cit approda a Palazzo Chigi che nomina un Comitato di Garanzia; a rappresentare il Governo, l’avvocato di Letta, Stefano Coen, per la Cit il consigliere Arcangelo Taddeo,che a spese della Cit aveva fatto un ricco Capodanno a Saint Moritz.

Il nuovo commissario Nuzzo, nominato da Bersani, ha firmato un accordo con l’imprenditore Soglia per la cessione di alcuni hotel, con la garanzia del mantenimento del posto di lavoro per 2 anni.
Soglia non aveva i soldi: confesso di averci capito poco di tutto l’intreccio che Giovanna Boursier ha cercato di spiegare. Soglia, che aveva già i conti in rosso nel 2007) ha venduto gli hotel ad una fiduciaria che ha dietro due immobiliaristi trentini (gli unici che hanno messo i soldi).
MILENA GABANELLI IN STUDIOPiù la storia è complicata e meno spiegazioni normalmente si chiedono. Allora, la politica che cosa fa? dice al commissario trova qualcuno che mi risolva il problema dei dipendenti a cui vendi l’isola, gli alberghi i villaggi. Si presenta Areal Bank che dice “l’isola me la prendo io, su cui ho l’ipoteca e me la scalo, e trovo, e finanzio il gruppo Soglia che si prende invece gli alberghi e i villaggi”. E il commissario dice “affarefatto”. Solo che il gruppo Soglia deve restituire quel finanziamento alla banca entro 6 mesi in blocco, e i soldi non ce li ha, e allora, con una mano compra e con l’altra vende a due immobiliaristi trentini i villaggi e gli alberghi, dai cui li riaffitta per gestirli.Ma non ha i soldi neanche per pagare l’affitto. Ed è finita che villaggi e alberghi sono nelle mani dei due immobiliaristi trentini che li tengono dentro a una fiduciaria e li fanno gestire agli stagionali, mentre i dipendenti sono in carico al gruppo Soglia che in 2 e 2 4 fallisce. Tutto questo sotto al naso del commissario che naturalmente non fa tutto da solo, ma si avvale di consulenti e advisor, eccetera.

Morale della favola: i villaggi sono ora gestiti dagli stagionali, che costano meno dei dipendenti assunti dalla Cit. Questi dipendenti sono stati messi in cassa integrazione.

Nuzzo, il commissario, scarica le colpe sui propri consulenti: all’epoca dei fatti non poteva sapere che l’imprenditore scelto aveva dei problemi. Tutti fanno causa a tutti ..
GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPOComunque, è finita che Nuzzo fa causa a Soglia, che non ha mantenuto gli impegni.Soglia fa causa agli immobiliaristi trentini, che non gli han riaffittato gli immobili e a Nuzzo che gli avrebbe rifilato troppi dipendenti; i dipendenti chiedono i danni al Commissario del Gruppo Soglia; i trentini chiedono a Soglia l’affitto arretrato e Taddeochiede al Ministero la revoca di Nuzzo per aver svenduto Cit. Proprio lui che aveva sperperato con la carta aziendale…

Concludeva Milena Gabanelli:

i tempi son lunghi anche perché si passa da un contenzioso all’altro, ma anche da un paradosso all’altro. Il signor Taddeo, che da consigliere Cit avrebbe sperperato, c’è però il processo penale e si vedrà, ma ha lavorato anche per il GruppoSoglia che non lo ha pagato e adesso batte cassa. Il commissario ha incassato 130 milioni e di debiti ne ha per 800, la lista dei creditori è lunga e alla fine, chi doveva avere 100 forse riuscirà ad avere 1. Ci vorrebbe il napalm per far fuori i meccanismiche hanno prodotto una classe manageriale che sta dappertutto, non sa gestire, e viene usata per salvare le imprese.

Tirrenia.
Per 26 anni è stata gestita, male, da un gentiluomo di Wojtila, che ha lasciato un debito da 600 milioni.
Commissario è ora D’Andrea, ex amministratore di una società fallita, nel comitato di sorveglianza siede Brancadoro, uno dei commissari di Alitalia (il mondo è piccolo).Grazie anche ai 500 milioni di contributi statali, si è trovata una cordata (all’inizio l’offerta era da parte di un solo imprenditore ..) per la privatizzazione di Tirrenia.
Dentro questa cordata, Cin, c’è anche il Fondo Clessidra.
In Europa però non hanno gradito quei 500 ml di contributi (un aiuto di stato): senza quei soldi la nuova azienda potrebbe ridurre le tratte e i primi a pagarne le conseguenze potrebbero essere i fornitori.

Quale è il futuro di Tirrenia?

MILENA GABANELLI IN STUDIOAllora, abbiamo capito che se il progetto è quello della veduta lunga, quello di fare impresa e dare occupazione dove i debiti li ripaghi nel tempo, come vuol fare l’armatore, l’azienda vale più da viva, se invece è quello di creare valore, realizzarenel breve come normalmente fa un fondo, vale più da morta. Il commissario l’ha venduta a un fondo e a un armatore. Mettici l’incognita dei contributi statali ed è come tenere insieme la marmellata con l’elastico. Uno Stato serio cosa dovrebbe fare? “Lacompagnia di navigazione è strategica, devo garantire il collegamento con le isole, in più l’Italia è circondata dal mare, c’è tutto il turismo, investo dei soldi in un progettoche mi garantisce un futuro. Obama ha finanziato la Chrysler, ci ha creduto e ha rischiato in proprio, ha chiesto garanzie all’imprenditore, e alla fine Marchionne gli ha restituito i soldi. Ma uno Stato non serio che cosa fa invece? Ristruttura facendolo pagare direttamente ai creditori con un costo sociale alla fine altissimo. Oggi le aziende in mano ai commissari, ce ne saranno anche di bravi, sono 110… C’è da dire che da qualche mese c’è la possibilità per l’imprenditore privato di sfuggire all’amministrazione straordinaria, è una norma che si rivolge soprattutto agli imprenditori onesti e capaci, che possono rivolgersi direttamente al tribunale e dire “sono in momento di difficoltà, dammi un po’ di tempo per pagare i debiti, questo è il mio piano di ristrutturazione, ci penso io”, senza finire nelle mani di un commissario.

Il link alla puntata e il pdf

Il caso IDIDopo i commissari, il caso Idi- .San Carlo di Nancy
Dell’IDI se ne era occupata una inchiesta di Report del 22 aprile 2012. Le persone citate dall’inchiesta sono ora state arrestate. Come padre De Caminada,accusato di aver sottratto 14 ml dalle casse dell’ente.
Come per il caso Mps, Report aveva anticipato sia l’azione della magistratura che quella della politica, nazionale o regionale.
E poi uno si chiede come mai c’è tanta sfiducia nei partiti.Qui il pdf dell’inchiesta.

TV – “Report” su Rai 3 – Primavera 2013 – (1) “Lo Stato fallimentare” 7/04/2013

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Fonte AntonioGennatv Scritto da Antonio Genna 7/04/2013 attualità
Questa sera alle ore 21.35 su Rai 3 prende il via l’edizione primaverile di “Report”, il programma di reportage ed approfondimenti condotto da Milena Gabanelli.
Ecco il sommario della puntata di stasera, tratto dal sito web del programma: l’inchiesta “Lo Stato fallimentare” è stata curata da Giovanna Boursier.

Come vanno a finire i grandi fallimenti di Stato? Siamo l’unico paese al mondo dove i commissari straordinari sono nominati dal governo di turno, e la prassi di risolvere i guai di una grande azienda mettendo i debiti da una parte, per vendere il meglio con le new company, si è dimostrata nel tempo disastrosa. Perché le procedure di dismissione sono lunghissime, costose, poco trasparenti e alla fine i creditori non rientrano mai dei loro crediti? Dove sta la responsabilità di un meccanismo che non funziona?

Giovanna Boursier è andata a vedere a che punto è la procedura Alitalia, dichiarata insolvente nel 2008. Sono passati cinque anni dalla nomina del primo commissario straordinario, Augusto Fantozzi, che nel 2011 è stato sostituito, con norma ad hoc, da tre nuovi commissari: Ambrosini, Fiori e Brancadoro. Fantozzi aveva appena consegnato al Ministero azione di responsabilità contro 43 ex amministratori dell’ex Alitalia. Vedremo come va la nuova azione di responsabilità e come sta proseguendo l’Amministrazione Straordinaria, coi circa 35 mila creditori che aspettano di veder saldate le loro fatture, sulle quali hanno anche dovuto pagare l’iva. Sono soprattutto fornitori dell’ex Alitalia, o ex dipendenti.
Andassero almeno bene le “new company”, nate dalle ceneri dei fallimenti! Alitalia non decolla, Tirrenia, la compagnia marittima di Stato privatizzata nel luglio scorso, è in stallo, per non parlare di Cit, l’ex azienda del Turismo di Stato: privatizzata a fine anni ’90 e poi fallita, con 300 dipendenti che non hanno fatto altro che transitare, come fossero pacchi postali, da un fallimento a un altro; mentre alberghi e villaggi sono finiti nelle mani di una fiduciaria.

A seguire, per lo spazio “Come è andata a finire?”, il servizio “La congregazione” di Emanuele Bellano.
Il gruppo sanitario Idi-San Carlo di Nancy, di proprietà della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione è sull’orlo del fallimento. Fornitori, medici e infermieri non vengono pagati da mesi. Le attrezzature mediche sono fuori uso e non vengono riparate per mancanza di liquidità. Il gruppo ha accumulato 600 milioni di euro di debiti. Anche il Vaticano è intervenuto: Benedetto XVI con uno dei suoi ultimi atti prima di dimettersi ha commissariato la congregazione nominando tre responsabili a cui ha affidato il compito di salvare l’Idi.

La procura di Roma ha appena disposto l’arresto dei manager che hanno gestito gli ospedali negli ultimi anni: padre Franco Decaminada, Domenico Temperini e Antonio Nicolella.

Tra le attività che avevano messo in piedi c’era anche un business nella ricerca e sfruttamento di petrolio in Congo. Hanno costituito due società una a Kinshasa, in Congo, e una in Lussemburgo. Proprio mentre la crisi degli ospedali si faceva più acuta varie centinaia di migliaia di euro sono rientrate in Italia dal Lussemburgo finendo a una società campana

REPORT RAITRE ANTEPRIMA/ La puntata del 16/12/2012 tra Eni e Amazon.it


Roma ultime news Rai Tre – UnoNotizie.it – Nella puntata di Report che andrà in onda questa sera su Rai 3 come consueto, in primo piano”RITARDI CON ENI” di Paolo Mondani. Eni è la prima impresa italiana, tra le prime dieci compagnie petrolifere del mondo. L’estate scorsa ha inventato lo scontone su benzina e gasolio: 20 centesimi in meno al litro ma solo per il weekend. L’Eni ha speso decine di milioni di euro per la pubblicità della campagna estiva di sconti, con quali risultati?

Quanto ha pesato sui risultati dell’Eni l’amicizia fra Berlusconi e Putin? E qual è stato il ruolo di Antonio Fallico e Marcello Dell’Utri negli affari sugli idrocarburi? Il nostro paese consuma 78 miliardi di metri cubi di gas all’anno, 20 dei quali ci arrivano dalla Russia. E ci costano molto.

Tra i principali imputati i contratti di lungo termine con la Russia, i cosiddetti take or pay. Il 10 ottobre scorso Paolo Scaroni ha comunicato al Senato che il take or pay, la clausola per cui prenoti il gas ma se non lo ritiri lo paghi lo stesso, costa all’Eni 1,5 miliardi di euro e ha proposto che parte di questa cifra gravi sui conti dello Stato.

Nello scorso aprile l’Eni ha ottenuto il raddoppio dell’estrazione in Val D’agri. Nello stesso periodo, il ministro Passera ha annunciato di voler fare dell’Italia l’hub europeo del gas. La Basilicata si troverà proprio nel mezzo dei gasdotti che vengono dall’ Algeria e dalla Libia e dei tubi che porteranno gas dalla Turchia e dall’Azerbaigian.
Fare l’hub è un affare per l’Italia?

A questo primo approfondimento seguirà inoltre: “AMAZON.IT” Di Giovanna Boursier. La multinazionale americana Amazon, colosso del commercio on line, vende di tutto. In Europa ha il quartier generale in Lussemburgo, la Amazon Eu Sarl, che controlla anche le 2 società italiane: la Logistica, con il magazzino di Castel San Giovanni dove 400 dipendenti spediscono gli ordini, e la Corporate a Milano, con circa 200 dipendenti che negoziano i contratti con editori e distributori per mettere libri ed ebook on line.

Ci chiediamo: siccome gran parte dell’attività commerciale sembra sia qua, perché anziché pagare le tasse in Italia Amazon le paga in Lussemburgo dove conviene? La stessa domanda l’ha fatta il 12 novembre scorso la Commissione sui conti pubblici del Parlamento inglese, ad Andrew Cecil, capo delle relazioni esterne di Amazon, che in Gran Bretagna sarebbe sotto inchiesta per evasione fiscale

Report del 18/11/2012 – la banca degli amici – la puntata.

Report del 18/11/2012 – la banca degli amici – la puntata..

Legge bavaglio, Gabanelli: ”È intimidazione alla libertà di stampa”.

Legge bavaglio, Gabanelli: ''È intimidazione alla libertà di stampa''..

Report e la Cassa depositi e prestiti. (stasera di cosa parlerà Report inchiesta Sulle colline dell’IMU )

Report e la Cassa depositi e prestiti..

Report del 07/10/2012: I garanti, di Michele Buono.

Report del 07/10/2012: I garanti, di Michele Buono..

Report del 30/09/2012 – Oggi in parlamento.

Report del 30/09/2012 – Oggi in parlamento..

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