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BANKSTER E SERVI DEGLI USA AL GOVERNO

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Fonte la Voce delle voci di Andrea Cinquegrani 16/07/2013 attualità
Fatta la legge, si sa, trovato l’inganno. E’ storia. Ma lorsignori – i ladri di Palazzo – ne stanno studiando una che le supera tutte: dal cilindro saltano fuori i “progetti”, le nobili idee da finanziare. Per la serie: c’erano una volta i soldi pubblici ai partiti, il referendum tanti anni fa bocciò, il tutto comodamente rientrò dalla finestra via rimborsi elettorali, tramite cui i vari Belsito, Lusi ; C. hanno ingrassato le loro formazioni (niente più che associazioni a delinquere). E adesso cosa fanno? Le solite scappatoie, le vie di fuga ladresche: neanche per sogno una bella legge taglia sperperi e taglia furti. Perchè, sennò, muore la democrazia. Vero Sposetti? Lo storico tesoriere Pd – una vita nel Pci, Pds, Ds – piange miseria: «così vincono le lobby e la politica la fanno solo i ricchi». Da noi abbiamo i partiti più poveri, pigola disperato: mentre anche un bimbo dell’asilo fa due calcoletti e vede che siamo in testa alla hit europea. Alla faccia di tagli, austerità e spending review, che valgono solo per i povericristi (cioè il 50 per cento e passa della ormai plebe italica).

Le banche continuano a rubare con tassi da usura e mutui mafiosi, come documenta Elio Lannutti? E chissenefrega, nel governo di bankster e servi a vita degli Usa (e ora caschiamo dal pero per il Datagate!!!). Siamo sommersi da una valanga super tossica che ci farà crepare di derivati venduti dalle solite banche e comprati a mani basse perfino dai comuni? E chissenefrega. Le assicurazioni proseguono nel furto e saccheggio delle tasche dei cittadini, tanto che ormai un’auto su tre viaggia senza polizza, che nemmeno in Burundi? E chi se ne può fregar di meno, a casa Letta, Alfano, Monti & C. Ma il professore, il Bilderberg in salsa bocconiana, alza pure la voce: occorre fare passi più spediti, se no stacco la spina. Più spediti verso che? Il baratro.

Fermi tutti, adesso. Tranquilli perchè arriva la super norma anti corruzione, la “regola lobby”. Vietati i regali sopra i 150 euro ai “decisori pubblici”, va redatto un apposito elenco e si stilano relazioni ad hoc. Guarda caso, nello studiatissimo “progetto”, non sono compresi i parlamentari. Ohibò! E allora? Ma ragioniamo un momento: voi pensate che il mare di tangenti, soldi in nero per corruzione e via smantellando lo Stato, siano stati mai registrati, contabilizzati, resi visibili? Pensate che i già ricordati Lusi e Belsito, per i loro traffici, si siano posti il problema dei 150 euro? Avrebbero scritto verbali d’assemblea con tema del giorno “soldi per mazzette”? Eppure – secondo lorsignori – così si salva l’Italia dalla montagna di soldi mafiosi, sporchi, riciclati, bilanci taroccati, capitali scudati, evasi, neri come la pece.

Pensate che la lobby delle case farmaceutiche se ne fotta del registrino sulle lobby? Per affossare i vari Di Bella anni fa e un Vannoni oggi che caso mai sperimentano cure che non costano, ci pensino su due volte? Intanto, l’ex ministro De Lorenzo è stato eletto presidente della European Cancer Patient Coalition: potrà mai il nostro Stato in mutande esigere da lui – Sua Sanità – 5 miliardi di vecchie lire per i danni d’immagine della farmatruffa anni ‘80? Scordammoce ‘o passato.

E scordammoce il delitto Moro, che 35 anni fa ha cambiato l’Italia. Per la goduria dei Ferrara che nel salottino di Mentana sbraitano come ossessi «ma che cavolo ci volete rompere più con Moro, lo hanno ammazzato le Bierre e basta!», o dei Vespa che quando sente una parola sulle tremende responsabilità di Cossiga e Andreotti cambia scala dei colori, dal violaceo preinfarto al giallo itterico.

Ma avete letto qualcosa sulla stampa progressista? Sulla repubblica della banane o sul corsera tanto bramato dallo scarparo Tod’s? Notizie sulla riapertura del caso da parte della procura di Roma? Qualcosa in più sulle incredibili verità raccontate nel libro di Imposimato “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia”. Un silenzio assordante.

E vi state accorgendo di cosa viene fuori dal processo sulla trattativa? Con un Riina che racconta di Politica & Servizi al servizio delle stragi? Delle verità di Castel Utveggio per via D’Amelio, pista stranamente dimenticata (e osteggiata) da alcuni pm? Misteri nei misteri. Di questo l’Italia continua a morire. Con un governo che di mafia – anzi, di contrasto alle mafie – se ne fotte. Notizie sul varo della “commissione”? Niente. Del resto, sarebbe la solita cura omeopatica…

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L’UOMO CHE FA TREMARE IL CENTRO SINISTRA un tesoro milionario di rimborsi pubblici

dall’Espresso 3/04/2012 DI PRIMO DI NICOLA E EMILIANO FITTIPALDI
he abbia ragione lui? Il centrosinistra rischia davvero di crollare, nel caso uscissero fuori tutti i segreti custoditi nei forzieri di quella che fu la Margherita-Democrazia e Libertà?
Luigi Lusi, senatore del Pd ed ex tesoriere del partito che nel 2007 si è fuso con i Ds formando il Partito democratico, lo ha detto senza giri di parole nell’intervista “rubata” a “Servizio pubblico”. Parole e frasi che sono state interpretate da molti come una minaccia, quasi come
un ricatto. Avvertimenti lanciati per sminuire la propria posizione (Lusi è infatti accusato di aver usato i soldi del partito per aquistare ville da sogno, viaggi di lusso e cene al caviale) tirando in ballo le responsabilità dei big dell’ex Margherita, politici illustri che hanno condiviso con lui – farebbe intendere l’ex uomo di fiducia di Francesco Rutelli – la responsabilità della gestione delle finanze del partito. Foraggiato anche dopo la sua scomparsa politica con decine di milioni di euro ottenuti grazie ai generosi rimborsi elettorali. Lusi ha girato centinaia di migliaia di euro della Margherita quando l’ex sindaco di Roma non solo era uscito dal Pd, ma aveva già fondato un altro partito, Alleanza per l’Italia (Api), antagonista al centrosinistra.
A “l’Espresso” risulta che il Cfs ha ricevuto da Lusi, dal novembre 2009 al luglio 2011, ben 866 mila euro. In media oltre 43 mila euro al mese. Il primo bonifico alla fondazione (conto corrente Unicredit-Banca di Roma numero 000401107758) è del 13 novembre 2009. Sono giorni cruciali per Rutelli: abbandonato in polemica il Pd considerato troppo sbilanciato a sinistra, Francesco insieme a Bruno Tabacci sta lanciando l’Api, il suo partito personale nato appena due giorni prima. La fondazione il 13 novembre riceve da Lusi i primi 48 mila euro della Margherita. Altri 48 mila arrivano a gennaio del 2010. Poi – tra quelli che risultano a “l’Espresso” – ne giungono altri 140 mila a ottobre, 145 mila a novembre, altri 140 mila il 17 dicembre 2010. Anche il 2011 per Rutelli e la sua fondazione comincia bene: il primo febbraio arrivano dalle casse del partito che non esiste più ulteriori 145 mila euro, mentre altri 200 mila piovono con due distinti versamenti nel mese di luglio.
Tutti i versamenti sono inferiori (spesso di poco) alla soglia dei 150 mila euro. Guarda caso, lo statuto della Margherita nel comma 7 delle sue “Disposizioni finali” prevede che durante la fase di costituzione del Pd «gli atti di straordinaria amministrazione e quelli di ordinaria amministrazione di importo superiore a 150.000 euro sono adottati congiuntamente dal Tesoriere e dal Presidente del Comitato Federale di Tesoreria». La norma è stata inserita nel maggio del 2007, e avrebbe dovuto rafforzare il ruolo di controllo su Lusi del Comitato. Peccato che quasi tutte le uscite del tesoriere siano state inferiori a quella somma, cosicché non vi è mai stato bisogno della firma del presidente del Comitato federale di tesoreria. Una carica ricoperta da Giampiero Bocci, deputato Pd della corrente di Dario Franceschini. Non solo. Il comitato che avrebbe dovuto vigilare sulla cassa era costituito da altri cinque componenti, espressioni delle varie

42lE
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«Capisco che può sembrare di gran lunga più grave che i soldi del partito finiscano in spaghetti al caviale. Ma dal punto di vista democratico è più grave se in una competizione interna o esterna sono spesi per far prevalere una componente sull’altra o un candidato sull’altro. Per le conseguenze che produce e per l’idea di politica che c’è dietro». Arturo Parisi, l’inventore dell’Ulivo e delle primarie, il solo a denunciare nel 2011 la gestione opaca della Margherita, sposta il tiro: dalla vicenda giudiziaria dell’ex tesoriere rutelliano Lusi alla lotta di potere, tutta politica, che ha segnato quindici anni di vita del centrosinistra. «Una guerra. Tra i vecchi partiti che lottavano per
LA FONDAZIONE DI RUTELLI PAGA
L’AFFITTO DELLA SEDE DELL’API. MENTRE
UNA PARTE DEI DIPENDENTI DEL
PARTITO CENTRISTA SONO STIPENDIATI
DALLA MARGHERITA
correnti della Margherita: insieme a Bocci c’erano infatti Pierluigi Mantini, rutelliano come il tesoriere Lusi; Ivano Strizzolo, considerato esponente della corrente di Franco Marini; Italo Tanoni, di Lamberto Dini; il deputato Pd Guglielmo Vaccaro, vicino a Enrico Letta; e Maurizio Taormina, ex vicepresidente della provincia di Rimini, buon amico di Renzo Lusetti e dello stesso Francesco Rutelli.

sopravvivere e un popolo nuovo che non si riconosceva nei simboli del passato, che era più grande e troppo autonomo per farsi guidare docilmente ancora da quei vertici. Non riuscendo a dire no a questa domanda, ma rifiutandosi di dire sì, i partiti si sono illusi di cavarsela con tattiche dilatorie fondate sul raggiro. Il finanziamento pubblico è stato decisivo. Penso al luglio 2002 quando i rimborsi elettorali furono più che raddoppiati: da 4 mila lire a elettore a cinque euro. La legge doveva risolvere in particolare i problemi caricati dal passato sui Ds. Ha invece moltiplicato quelli del futuro della nostra democrazia. Con Rutelli cercammo di bloccarla al Senato. Ma la legge passò grazie al soccorso bianco dei popolari di Marini, storico alleato di D’Alema». Cosa c’entra con il caso Lusi? «Già allora nei Ds vinse il vecchio e nella Margherita fu sconfitto il nuovo. Certo, nessuno immaginava che quel fiume di soldi sarebbe finito in ville o al ristorante. Ma anche grazie a quel veleno la Margherita divenne un partito tradizionale, diversa dai Ds solo per la collocazione spaziale: i Ds facevano la sinistra, la Margherita il centro». Una differenza c’era: la Margherita
Possibile che nessuno dei big e dei responsabili dei controlli dei bilanci sapesse che la Margherita finanziava la fondazione di un politico che era uscito dal centrosinistra fondando un partito che si è alleato con l’ex missino Gianfranco Fini? Almeno una persona doveva sapere, si lamentano alcuni ex dirigenti di Democrazia e Libertà. Certo è infatti che ad incassare i soldi della Margherita per conto del Cfs è Giovanni Ca-
era un partito personale, era di Rutelli. «Forse all’apparenza. Nell’impossibilità di farne il suo partito personale, invece che a un progetto forte, Rutelli preferì appoggiare la sua leadership zoppicante alle stampelle della cassa e della comunicazione, gestite da Lusi e da Gentiloni, l’hard power e il soft power, come allora si diceva». La cassa influì sulla scelta di Ds e Margherita di correre separati per il Senato nel 2006? «Di sicuro separati prendemmo quattro punti in meno rispetto alla Camera dove c’era l’Ulivo e il Senato fu perso: la scelta segnò la vita del governo Prodi. Dire però che lo fecero per prendere i rimborsi è una semplificazione. Tra i due partiti c’era un accordo parasociale capace di spartire qualsiasi unità: dalle risorse alle candidature. La domanda è un’altra: perché i partiti che nel 2006 si erano opposti all’Ulivo, a costo di perdere le elezioni, un anno dopo all’improvviso sostennero il Pd? La mia risposta è che il Pd è stato al nascere un nuovo raggiro, un boicottaggio del progetto dell’Ulivo e non il suo inveramento». Perché Lusi oggi fa tremare il Pd? «Perché una volta che si distraggono
stellani, tesoriere della stessa fondazione e, contemporaneamente, revisore dei conti della Margherita. È lui uno dei tre commercialisti che avrebbero dovuto verificare i bilanci del partito. Un rutelliano della prima ora che segue fedelmente il leader dai tempi della lista “Beautiful” con l’appoggio della quale Rutelli trionfò alle elezioni comunali di Roma nel 1997. Di quella lista Castellani era coordinatore.
Foto pagina 40-41: M. Chianura – Agf – Buena Vista,
P. Tre – A3. Foto pagina 42-43: A. Casasoli – A3, D. abbia ragione lui? Il centrosinistra rischia davvero di crollare, nel caso uscissero fuori tutti i segreti custoditi nei forzieri di quella che fu la Margherita-Democrazia e Libertà?
Luigi Lusi, senatore del Pd ed ex tesoriere del partito che nel 2007 si è fuso con i Ds formando il Partito democratico, lo ha detto senza giri di parole nell’intervista “rubata” a “Servizio pubblico”. Parole e frasi che sono state interpretate da molti come una minaccia, quasi come
un ricatto. Avvertimenti lanciati per sminuire la propria posizione (Lusi è infatti accusato di aver usato i soldi del partito per aquistare ville da sogno, viaggi di lusso e cene al caviale) tirando in ballo le responsabilità dei big dell’ex Margherita, politici illustri che hanno condiviso con lui – farebbe intendere l’ex uomo di fiducia di Francesco Rutelli – la responsabilità della gestione delle finanze del partito. Foraggiato anche dopo la sua scomparsa politica con decine di milioni di euro ottenuti grazie ai generosi rimborsi elettorali.
risorse di tutti per obiettivi inconfessabili, può capitare che si finisca per distrarle anche per spaghetti ed attici. Ecco perché distrarre fondi per “attività politiche” non dichiarabili può essere un’aggravante. Un disordine che alimenta altro disordine». Le bastano i chiarimenti dei vertici della Margherita, di Rutelli? «L’unico vertice riconosciuto è l’Assemblea. Rivendicare l’autonomia della responsabilità politica nella gestione interna del partito apre più questioni di quelle che chiude. Questa responsabilità va infatti ora esercitata da chi ne è titolare. E titolare è l’Assemblea. Hai voglia a dire che la Margherita è morta. Il partito ha ancora oggi ha una proiezione internazionale (il Pde) e un quotidiano (“Europa”), esattamente come i Ds con il Pse e con l’“Unità”. Mi chiedo se il desiderio e la fretta di coprire con un velo pietoso la stagione della Margherita nasca dall’affetto e dall’entusiasmo per il Pd. Oppure dall’imbarazzo di essere costretti a ritornare tutti insieme in un luogo che ci ricorda un delitto». L’appropriazione indebita di Lusi? «No, un delitto politico. Il delitto di non essere vissuti come avevamo promesso
La vicenda delle erogazioni al Centro per un futuro sostenibile lambisce an-he un autorevole componente del governo in carica. Animatore e co-fonda-ore della fondazione è infatti pure Guido Improta, attuale sottosegretario ai Trasporti nel governo di Mario Monti finito sulle cronache dei giornali per leue sterminate proprietà immobiliari.mprota, per il salto nel governo dei tecnici, ha potuto contare sulla sponsorizzazione di Rutelli. Non solo: nel Cfs, nato per tutelare «il bene comune» e per realizzare «unaocietà migliore» diffondendo «i valori politici, culturali e sociali in tema di ambiente globale», ci sono altre personalità del gotha politico italiano: da Marianna Madia a Santo Versace nel Comitato dei parlamentari sono rappresentati quasi tutti i partiti, anche con pezzi da novanta del calibro di Piero Fassino, Emma Bonino, Pier Ferdinando Casini ed Ermete Realacci. Torniamo ai bonifici incassati dalla fondazione di Rutelli. A fine 2009 Cfs riceve ben 150 mila euro pure da “Cento Città Italia nuova”. Forse pochi loicordano, ma si tratta del vecchio comitato Centocittà fondato dai sindaci di centrosinistra dei grandi comuni nel 1998 e sciolto – almeno sulla carta – un anno dopo. Tra i promotori c’erano Enzo Bianco, Rutelli, Massimo Cacciari, il leader di Legambiente Realacci e Paolo Gentiloni. Anche dopo lo scioglimento, però, la cassa aveva evidentemente ancora cospicue risorse. Forse perché, nonostante l’organismo fosse morto da più di dieci anni, la Margherita ha continuato a girare sul conto bancario di Centocittà circa 40 mila euro l’anno. Sembra una stranezza, ma una spiegazione c’è: come risulta da un documento del Senato del gennaio 2007, il «tesoriere nazionale» di Centocittà è ancora lui, Lusi. È il 30 novembre 2009 quando Centocittà versa i 150 mila euro alla Cfs e, secondo le movimentazioni documentate dai bonifici bancari presi in visione da “l’Espresso”, il giorno successivo, il 1° dicembre, la fondazione Cfs spedisce

Servizio Pubblico – Corruzione Regione Lombardia, Lega Nord (2) 22/03/2012 e intervento di Di pietro


L U S I – S T O RY “866 MILA EURO A RUTELLI”Tranche mensili da 43 milaalla fondazione del leader dell’Api


Fatto Quotidiano 16/02/2012 di Rita Di Giovacchino
Uno scoop annunciato, il primo di tanti bocconi avvelenati destinati ad ammorbare l’aria nel-
l’ex Margherita e che, stando alle previsioni dell’ex tesoriere Luigi Lusi, potrebbero “fa r cadere l’intero centrosinis t ra ”. Il destinatario, come previsto, è Francesco Rutelli, fondatore del partito, poi transfugo dal Pd, a caccia di nuove sponde politiche che, prima dell’avvento del governo dei “professor i”, disegnavano future maggioranze post berlusconiane. Ebbene, Luigi Lusi avrebbe girato quasi un milione, per l’esattezza 866 mila euro, alla fondazione “Centro Futuro Sostenibile” p re s i e d u t a dallo stesso Rutelli che, subito dopo l’addio al centrosinistra, ha aperto nella stessa sede Alleanza per l’Italia. A rivelarlo è L ‘ E s p re s s o , oggi in edicola.
I M M E D I ATA la reazione furibonda di Rutelli, seguita dalla querela degli avvocati Titta Madia e Zeno Zincovich al settimanale. Dietro le rivelazioni “depistanti” dell’articolo c’è soltanto Lusi, afferma Rutelli: “Le informazioni, quelle vere e quelle false, sono state fornite dall’ex tesoriere nella sua azio-
ne di inquinamento del processo penale… anche precedenti articoli sono verosimilmente ispirati dall’indagato. Sono circostanze che non emergono dal fascicolo processuale e che, qualora veritiere, sarebbero note al solo Lusì”. Motivo per il quale è stato necessario procedere, l’ 8 marzo scorso, al sequestro di ulteriori beni e dell’intervista “r ubata” trasmessa da Servizio P u bbl i c o . Rutelli non smentisce dunque che il Cfs abbia ricevuto finanziamenti dall’ex Margherita. Il fatto del resto non costituisce reato, sostengono gli inquirenti. Semmai la questione è politica, vediamo. A conti fatti, secondo l’Espresso, dal novembre 2009 al luglio 2011, la fondazione avrebbe ricevuto in media 43 mila euro al mese, accreditati sul conto corrente Unicredit-Banca di Roma numero 000401107758. Siamo nel periodo in cui, abbandonato il Pd, troppo sbilanciato a sinistra, Rutelli è impegnato a lanciare la nuova formazione politica, Tutti i versamenti sono inferiori alla fatidica soglia dei 150 mila euro, sotto la quale il tesoriere può decidere in autonomia: lo stabilisce il comma 7 dello Statuto approvato soltanto nel 2007, con lo scio-
glimento dell’ex partito che continuerà a ricevere rimborsi elettorali per un ammontare di ulteriori 8o milioni. I leader concordano però che i fondi siano distribuiti soltanto a chi non abbandona l’area di centrosinistra per non tradire il patto con gli elettori, cui Rutelli però volta le spalle.
L’ex sindaco: “Mai ricevuto un cent È una manovra ispirata dall’ex t e s o r i e re ”
Ma i versamenti non vengono fatti all’Api, ma l’accorto Lusi li versa alla fondazione Centro Futuro Sostenibile che, oltre a un comitato scientifico di tutto rispetto, ospita parlamentari di varia provenienza come Emma Bonino, Pierferdinando Casini, Piero Fassino, Fabio Granata, Maurizio Lupi, Santo Versace ed Ermete Realacci. Del resto il tema unificante è l’ambiente. L’Api nasce nel 2009, la fondazione risale invece al 1989. “Non ho mai preso un quattrino. Metto su Facebook il mio estratto conto: 56 mila euro. Da quando faccio politica il mio patrimonio è diminuito. Sul mio impegno trasparente non posso accettare ombre. Quando ho fondato Api ho tagliato la carta di credito che avevo come presidente della Margherita e l’ho restituita a Lusi”, sbraita Rutelli e con tutta probabilità i fatti gli daranno ragione. Ma ormai il giro dei soldi e dei finanziamenti passa tutto attraverso comitati e fondazioni, centinaia di milioni provenienti dai finanziamenti pubblici che, strada facendo, finiscono per perdere memoria della propria origine. Lo stesso Lusi è tesoriere di un altro comitato, quello di Centocittà, fondato dai sindaci all’inizio degli anni Novanta, nelle cui casse sono rimasti fondi che è sempre lui ad amministrare. Da Centocittà il 30 novembre 2009 parte un finanziamento di altri 150 mila euro allo stesso C t f.
A LT R E coincidenze. Secondo l’Espresso a incassare i soldi della Margherita per conto della fondazione è il tesoriere Gio-vanni Castellani, che è anche revisore dei conti della Margherita, rutelliano della prima ora. Sono queste le carte che Lusi intende centellinare tra allusioni e minacce? Sono davvero in grado di distruggere il centro sinistra? L’orientamento della procura di Roma appare inflessibile: indaghiamo sol-
tanto su reati, soltanto se qualcuno, come Lusi, ha intascato soldi per uso personale. In caso contrario se la vedano loro. Ma nei prossimi giorni Lusi sarà nuovamente interrogato. Non si esclude che Rutelli sia convocato in procura come testimone, oltre che come parte lesa.

Una legge sulla responsabilità giuridica dei partiti. Il Fatto Quotidiano raccoglie le firme (Falli smettere di rubare)


Redazione
dopo il referendum del 1993 che aboliva il Finanziamento pubblico ai partiti è seguita nello stesso anno da una legge che rifinanziava i partiti sotto il nome di contribuzione dopodichè le successive modifiche che porta nelle tasche dei partiti cifre altissime sotto l’iniziative del Fatto quotidiano di una petizione per una legge guiridica sui partiti che si attende dal 1948.
Proposta legge giuridica per i partiti petizione online

Non mangiate le margherite(Marco Travaglio)


Redazione
I sottosegretari di partito minacciano sempre provvedimenti a chi gli sottrae i soldi dalle casse a sua insaputa, ma poi si vede che si dimenticano e dire che sono soldi del partito.
Fatto Quotidiano 1/02/2012 Marco Travaglio
Facciamo finta che davvero il senatore Pd Luigi Lusi, già braccio destro di Rutelli nella Margherita e tesoriere della medesima (peraltro defunta da tre anni), abbia fatto tutto
da solo. Cioè abbia distratto dalle casse del fu partito 13 milioni di euro con 90 bonifici verso società sue o della moglie, senza che nessuno si accorgesse di nulla, gli tenesse il sacco, gli facesse da palo o spartisse il bottino con lui. Ecco, se così fosse, lo scandalo non sarebbe meno grave, ma molto di più. Confermerebbe quel che ripete da anni il giudice Davigo: “In Italia i partiti hanno controlli interni meno rigidi di quelli di una bocciofila”. Dieci anni fa fu arrestato il forzista Luigi Odasso, direttore generale dell’ospedale Molinette di Torino, per bieche storie di mazzette. Disse che non rubava per sé (“sono ricco di fa m i g l i a ”), ma per scalare il partito in Piemonte, visto che aspirava a diventare sottosegretario alla Sanità e gli avevano spiegato che doveva comprare molte tessere. Il coordinatore regionale di Forza Italia, Roberto Rosso, cadde dal pero: “Odasso stava scalando il partito e non ce n’eravamo accorti”. Scalava il partito all’insaputa del partito. Lo stesso faceva da una ventina d’anni, secondo la Procura di Monza, Filippo Penati, accusato di intascare mazzette nella repubblica autonoma di Sesto San Giovanni dal 1992-‘93, incurante di un piccolo dettaglio chiamato Mani Pulite. Così, di tangente in tangente, era diventato presidente della Provincia, capogruppo in Regione e capo della segreteria di Bersani. Ma, quando fu beccato, Bersani cadde dal pero: il suo braccio destro sguazzava nei milioni a sua insaputa. Così alcuni fedelissimi di D’Alema ne combinavano di cotte e di crude all’insaputa del viceconte Max. E non parliamo dei fedelissimi di B. e di Bossi per motivi di spazio. Qui però non si tratta di tangenti: cioè di ladri che rubano fuori di casa. Ma di uno che ruba in casa sua. Persino ai tempi di Tangentopoli, i democristiani evitavano di farsi derubare nominando tesorieri come Citaristi, che arraffava a man bassa sugli appalti, ma almeno sulla refurtiva non faceva la cresta Indagato senatore Lusi per milioni allahé
pure su quella). Invece Lusi, ex Dc, ex Acli, ex capo scout, è accusato di essersi appropriato di soldi del suo partito, da un conto cointestato a Rutelli. Possibile che Rutelli, in tre anni, non abbia mai controllato gli estratti conto? E, se l’ha fatto, possibile che non abbia notato che mancavano 13 milioni? E chi li stila e chi li certifica i bilanci della Margherita? Pietro Gambadilegno? Il Madoff dei Parioli? È vero che i partiti sono talmente imbottiti di soldi pubblici (1 miliardo di “rimborsi elettorali” a legislatura, anche per quelle durate solo 2 anni, come quella del 2006-2008: il quadruplo delle spese sostenute per le elezioni, il resto è mancia) che certi dettagli possono sfuggire. Ma 13 milioni sono 13 milioni. Ora che Lusi ha ammesso tutto e si accinge a patteggiare, ci si attenderebbero fulmini e saette da parte dei derubati. Invece sentite la prima dichiarazione ufficiale di Rutelli, Bianco e Bocci: “Lusi ha goduto della massima stima e fiducia degli organi del partito, concorrendo a fare della Margherita un raro caso di partito con bilanci sani e in attivo”. Cioè: il tuo commercialista ti svaligia il conto corrente e tu elogi i suoi bilanci sani? Bersani è ancora meglio: “Non sappiamo nulla di questa vicenda: se verranno accertate responsabilità individuali, il Pd prenderà provvedimenti secondo le regole. Stiamo raccogliendo gli elementi e la vicenda finirà alla commissione di garanzia, che deciderà in proporzione alle responsabilità. Non facciamo sconti, abbiamo le nostre procedure”. Bersani è fatto così: se, rincasando, becca il suo vicino che scappa col piede di porco in una mano e la sua argenteria nell’a l t ra , non lo insegue, non grida al ladro e non chiama i carabinieri. Lo minaccia di provvedimenti secondo le regole, gli rammenta le procedure, poi si fa una birretta e, dopo essersi a lungo interrogato sull’eventuale accertamento di responsabilità individuali, gli scatena contro la commissione di g a ra n z i a .

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