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Snowden da Hong Kong (Intervista tradotta in Italiano )

Fonte Stampalibera 29 giugno 2013 readazione attualità

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Crisi e lotte sociali. Le preoccupazioni dei servizi segreti

corelFonte Contropiano.org Mercoledì 08 Maggio 2013
di Enrico Nuccio
La pubblicazione della relazione annuale dei servizi segreti per il “fronte interno” (Aisi), rivela uno spaccato del conflitto sociale nel nostro paese e delle preoccupazioni degli apparati incaricati di prevenire e reprimere le lotte e i movimenti. Ne viene fuori una radiografia interessante… e preoccupante.

Leggere le dinamiche, i conflitti e i movimenti sociali attraverso le lenti dei servizi segreti è un punto di vista estremamente interessante (ed inquietante). Chi si occupa di repressione comprende bene il nesso tra le conseguenze della crisi e le lotte sociali in ogni settore della società. Ma teme fortemente la perdita di controllo degli organismi preposti (es: Cgil, Cisl, Uil) e i tentativi e i percorsi che puntano a unificare le lotte e a saldare soggettività politica con le istanze popolari.

Ecco qui di seguito la parte della relazione dei servizi segreti (Aisi) sui movimenti e i conflitti sociali nel nostro paese. I capitoli sono stati inseriti dalla redazione per facilitare la lettura:

“In parallelo, il fabbisogno informativo in direzione della minaccia eversiva e dell’attivismo antagonista radicale di diverso segno non ha mancato di includere, oltre ai circuiti d’area e agli ambienti dell’estremismo marxista-leninista ed anarco-insurrezionalista, la stessa evoluzione delle dinamiche conflittuali, specie nel mondo del lavoro” (….)

(…) “Nel clima di allarme sociale legato alla difficile congiuntura economica, lo scenario interno, all’attenzione informativa dell’AISI, non ha evidenziato nel corso del 2012 i profili di un conflitto strutturato, virulento e generalizzato.

Non sono mancate, tuttavia, proteste spontanee a carattere territoriale e/o settoriale, espressione del disagio di alcune categorie, tra le quali particolare spessore ha assunto, nei primi mesi dell’anno, la mobilitazione degli autotrasportatori innescata in Sicilia da gruppi portatori degli interessi della piccola proprietà agricola e produttiva. La protesta, estesasi rapidamente in gran parte del territorio nazionale, ha determinato pesanti conseguenze sui collegamenti e sulla distribuzione di beni e servizi, suscitando l’interesse sia di formazioni della destra estrema sia dell’antagonismo di sinistra fautore della pratica dei blocchi ad oltranza in “luoghi strategici”, ritenuta pagante sul piano della visibilità”.

Le proteste contro Equitalia

“Un rilievo emblematico ha inoltre rivestito la campagna contro le attività di riscossione di Equitalia che ha fatto registrare un significativo innalzamento nei toni e nel livello della contestazione, con il ripetersi di azioni di stampo intimidatorio ed iniziative dimostrative nei confronti di sedi e rappresentanti della società di riscossione, assurta a simbolo della crisi economica e delle politiche governative ritenute “vessatorie” in tema fiscale. Gli episodi, maturati negli ambienti più diversificati, sostanziano una forma di protesta di particolare radicalità che accomuna trasversalmente diverse espressioni del dissenso antagonista, formazioni eversive e gruppi clandestini, ma anche soggetti non ideologizzati spinti da motivazioni personali”.

Le lotte dei lavoratori e il rischio che i sindacati concertativi non siano più in grado di controllare i conflitti
“Sul versante occupazionale, pur a fronte di contenziosi e vertenze in rilevanti poli industriali, il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali ha contribuito, in linea generale, a contenere le tensioni anche in quei contesti nei quali la crisi si è manifestata con maggiore intensità come, ad esempio, nella piccola e media imprenditoria. Nella seconda parte dell’anno, tuttavia, le proteste e le preoccupazioni per una possibile perdita del posto di lavoro hanno assunto toni di crescente determinazione, con il ricorso a forme eclatanti di lotta, a livello individuale o collettivo, nell’intento di ottenere massima visibilità mediatica per raggiungere in tempi brevi e senza intermediazioni i risultati auspicati. Analoghi timori sono andati inoltre estendendosi, come conseguenza della notevole eco suscitata dalle misure in materia di contenimento della spesa, al settore dei dipendenti pubblici. In assenza di segnali di un’inversione del ciclo congiunturale, l’incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa ed innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità di inserimento ai gruppi dell’antagonismo, già territorialmente organizzati per intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità.

Nel quadro descritto, ad avviso dell’Agenzia interna, si prospetta il rischio di un’intensificazione delle contestazioni nei confronti di esponenti del Governo e personalità di rilievo istituzionale, nonché rappresentanti di partiti politici e sindacati considerati non sufficientemente impegnati nella difesa dei bisogni emergenti”.

Il pericolo proveniente dalla unificazione delle lotte e dei movimenti. No Debito e beni comuni come terreni unificanti

“Le ripercussioni della crisi finanziaria e le trasformazioni che stanno interessando, in particolare, il mondo del lavoro e il contesto sociale hanno continuato a catalizza re l’attenzione del fronte antagonista. Nel tentativo di superare divergenze e frammentazioni che ancora penalizzano l’attività del movimento, le varie componenti hanno manifestato una rinnovata disponibilità al confronto, individuando una convergente linea d’intervento nell’opposizione alla manovra di risanamento intrapresa dall’Esecutivo.

Pur sulla base di differenti impostazioni ideologiche e strategie d’intervento, si è rilevata la comune determinazione ad avviare percorsi generali di lotta, focalizzati sui principi cardine del rifiuto del debito e della difesa dei beni comuni, ritenuti in grado di intercettare ad ampio raggio il consenso popolare. In prospettiva persiste, comunque, il rischio che un eventuale aggravamento dello scenario congiunturale, elevando i sentimenti di allarme nella popolazione, possa costituire fattore di aggregazione e generalizzazione del dissenso, favorendo l’azione delle frange antagoniste che mirano alla radicalizzazione dell’offensiva sociale”.

La Val di Susa e le lotte contro la Tav
“Dinamiche violente hanno continuato a caratterizzare la mobilitazione contro l’Alta Velocità in Val di Susa, assurta negli ambienti antagonisti a modello esemplare di lotta per metodologia ed efficacia. La protesta, già connotata in chiave ambientalista e antigovernativa, ha assunto infatti anche una specifica valenza nell’ottica antirepressiva, a seguito dei numerosi arresti di attivisti NO TAV. Nel corso dell’anno si sono susseguite fasi di particolare dinamismo, con il moltiplicarsi degli episodi di conflittualità, sfociati anche in gravi scontri con le Forze dell’ordine, valsi a ribadire come l’opposizione al progetto costituisca un focolaio di tensione nel contesto nazionale. Un ruolo trainante rivestono le frange anarco-insurrezionaliste, principali protagoniste delle azioni radicali nella Valle, determinate ad alimentare la protesta contro la TAV superandone i limiti localistici per diffondere il “conflitto” nei territori. Ulteriori fermenti di lotta si registrano contro la linea Verona-Brennero, in Trentino Alto Adige, e la tratta Genova-Milano, nell’ambito del progetto denominato Terzo Valico per la linea Genova-Rotterdam. Ciò a testimonianza di una contaminazione dello schema contestativo anche in relazione ad altri interventi infrastrutturali che interessano il Paese.Si è confermato il ricorso ad azioni continue ma di “bassa intensità”, secondo una prassi (cd. strategia di logoramento) ritenuta cautelativa per gli antagonisti ma fortemente onerosa per l’azione di contrasto”.

Le manifestazioni studentesche
“Anche la protesta studentesca ha fatto registrare momenti di particolare tensione, con disordini e scontri nel corso di manifestazioni di piazza, specie in occasione della ripresa autunnale. Il movimento è parso impegnato ad ampio raggio, sia in relazione alle problematiche di specifico interesse del settore, come il rincaro delle tasse universitarie e i tagli all’istruzione, sia sui temi – strettamente connessi alla crisi economica – del disagio giovanile e della mancanza di prospettive occupazionali. In tale contesto, si sono riproposte, a sviluppo di un trend che appare destinato a consolidarsi, le sinergie tra gli ambienti studenteschi, i lavoratori e le fasce del disagio sociale, con l’obiettivo di ampliare la visibilità ed il portato rivendicativo delle mobilitazioni”.

I movimenti contro le basi militari e le discariche. Il rischio di saldatura con i “comitati popolari

“Dopo una fase di relativa stasi operativa, si sono evidenziati segnali di rilancio della campagna antimperialista/antimilitarista, anch’essa in grado di favorire convergenze in chiave antisistema tra le componenti antagoniste nonché di saldare la protesta con quella dei vari “comitati popolari” impegnati, in una prospettiva prettamente ambientalista e localista, a contestare la presenza di installazioni militari nei territori.

Un progressivo incremento dei toni e del livello contestativo ha caratterizzato la protesta dei comitati “antidiscarica”nel Lazio, determinati a contrastare la prevista apertura di nuovi siti di smaltimento. La mobilitazione è rimasta sostanziale appannaggio della popolazione locale. In prospettiva, tuttavia, potrebbero intensificarsi i tentativi di strumentalizzazione da parte dell’estremismo antagonista che, sostenendo ad ampio raggio le rivendicazioni dei comitati, mira a conferire anche alla questione dei rifiuti un rilievo politico generale, sulla falsariga di quanto prospettato per la mobilitazione contro l’Alta Velocità” (….)

il testo integrale della relazione lo trovate su: http://www.sicurezzanazionale.gov.it/web.nsf/documenti/Relazione-2012.pdf

La pubblicazione della relazione annuale dei servizi segreti per il “fronte interno” (Aisi), rivela uno spaccato del conflitto sociale nel nostro paese e delle preoccupazioni degli apparati incaricati di prevenire e reprimere le lotte e i movimenti. Ne viene fuori una radiografia interessante… e preoccupante.

Leggere le dinamiche, i conflitti e i movimenti sociali attraverso le lenti dei servizi segreti è un punto di vista estremamente interessante (ed inquietante). Chi si occupa di repressione comprende bene il nesso tra le conseguenze della crisi e le lotte sociali in ogni settore della società. Ma teme fortemente la perdita di controllo degli organismi preposti (es: Cgil, Cisl, Uil) e i tentativi e i percorsi che puntano a unificare le lotte e a saldare soggettività politica con le istanze popolari.

Ecco qui di seguito la parte della relazione dei servizi segreti (Aisi) sui movimenti e i conflitti sociali nel nostro paese. I capitoli sono stati inseriti dalla redazione per facilitare la lettura:

“In parallelo, il fabbisogno informativo in direzione della minaccia eversiva e dell’attivismo antagonista radicale di diverso segno non ha mancato di includere, oltre ai circuiti d’area e agli ambienti dell’estremismo marxista-leninista ed anarco-insurrezionalista, la stessa evoluzione delle dinamiche conflittuali, specie nel mondo del lavoro” (….)

(…) “Nel clima di allarme sociale legato alla difficile congiuntura economica, lo scenario interno, all’attenzione informativa dell’AISI, non ha evidenziato nel corso del 2012 i profili di un conflitto strutturato, virulento e generalizzato.

Non sono mancate, tuttavia, proteste spontanee a carattere territoriale e/o settoriale, espressione del disagio di alcune categorie, tra le quali particolare spessore ha assunto, nei primi mesi dell’anno, la mobilitazione degli autotrasportatori innescata in Sicilia da gruppi portatori degli interessi della piccola proprietà agricola e produttiva. La protesta, estesasi rapidamente in gran parte del territorio nazionale, ha determinato pesanti conseguenze sui collegamenti e sulla distribuzione di beni e servizi, suscitando l’interesse sia di formazioni della destra estrema sia dell’antagonismo di sinistra fautore della pratica dei blocchi ad oltranza in “luoghi strategici”, ritenuta pagante sul piano della visibilità”.

Le proteste contro Equitalia

“Un rilievo emblematico ha inoltre rivestito la campagna contro le attività di riscossione di Equitalia che ha fatto registrare un significativo innalzamento nei toni e nel livello della contestazione, con il ripetersi di azioni di stampo intimidatorio ed iniziative dimostrative nei confronti di sedi e rappresentanti della società di riscossione, assurta a simbolo della crisi economica e delle politiche governative ritenute “vessatorie” in tema fiscale. Gli episodi, maturati negli ambienti più diversificati, sostanziano una forma di protesta di particolare radicalità che accomuna trasversalmente diverse espressioni del dissenso antagonista, formazioni eversive e gruppi clandestini, ma anche soggetti non ideologizzati spinti da motivazioni personali”.

Le lotte dei lavoratori e il rischio che i sindacati concertativi non siano più in grado di controllare i conflitti

“Sul versante occupazionale, pur a fronte di contenziosi e vertenze in rilevanti poli industriali, il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali ha contribuito, in linea generale, a contenere le tensioni anche in quei contesti nei quali la crisi si è manifestata con maggiore intensità come, ad esempio, nella piccola e media imprenditoria. Nella seconda parte dell’anno, tuttavia, le proteste e le preoccupazioni per una possibile perdita del posto di lavoro hanno assunto toni di crescente determinazione, con il ricorso a forme eclatanti di lotta, a livello individuale o collettivo, nell’intento di ottenere massima visibilità mediatica per raggiungere in tempi brevi e senza intermediazioni i risultati auspicati. Analoghi timori sono andati inoltre estendendosi, come conseguenza della notevole eco suscitata dalle misure in materia di contenimento della spesa, al settore dei dipendenti pubblici. In assenza di segnali di un’inversione del ciclo congiunturale, l’incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa ed innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità di inserimento ai gruppi dell’antagonismo, già territorialmente organizzati per intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità.

Nel quadro descritto, ad avviso dell’Agenzia interna, si prospetta il rischio di un’intensificazione delle contestazioni nei confronti di esponenti del Governo e personalità di rilievo istituzionale, nonché rappresentanti di partiti politici e sindacati considerati non sufficientemente impegnati nella difesa dei bisogni emergenti”.

Il pericolo proveniente dalla unificazione delle lotte e dei movimenti. No Debito e beni comuni come terreni unificanti

“Le ripercussioni della crisi finanziaria e le trasformazioni che stanno interessando, in particolare, il mondo del lavoro e il contesto sociale hanno continuato a catalizza re l’attenzione del fronte antagonista. Nel tentativo di superare divergenze e frammentazioni che ancora penalizzano l’attività del movimento, le varie componenti hanno manifestato una rinnovata disponibilità al confronto, individuando una convergente linea d’intervento nell’opposizione alla manovra di risanamento intrapresa dall’Esecutivo.

Pur sulla base di differenti impostazioni ideologiche e strategie d’intervento, si è rilevata la comune determinazione ad avviare percorsi generali di lotta, focalizzati sui principi cardine del rifiuto del debito e della difesa dei beni comuni, ritenuti in grado di intercettare ad ampio raggio il consenso popolare. In prospettiva persiste, comunque, il rischio che un eventuale aggravamento dello scenario congiunturale, elevando i sentimenti di allarme nella popolazione, possa costituire fattore di aggregazione e generalizzazione del dissenso, favorendo l’azione delle frange antagoniste che mirano alla radicalizzazione dell’offensiva sociale”.

La Val di Susa e le lotte contro la Tav

“Dinamiche violente hanno continuato a caratterizzare la mobilitazione contro l’Alta Velocità in Val di Susa, assurta negli ambienti antagonisti a modello esemplare di lotta per metodologia ed efficacia. La protesta, già connotata in chiave ambientalista e antigovernativa, ha assunto infatti anche una specifica valenza nell’ottica antirepressiva, a seguito dei numerosi arresti di attivisti NO TAV. Nel corso dell’anno si sono susseguite fasi di particolare dinamismo, con il moltiplicarsi degli episodi di conflittualità, sfociati anche in gravi scontri con le Forze dell’ordine, valsi a ribadire come l’opposizione al progetto costituisca un focolaio di tensione nel contesto nazionale. Un ruolo trainante rivestono le frange anarco-insurrezionaliste, principali protagoniste delle azioni radicali nella Valle, determinate ad alimentare la protesta contro la TAV superandone i limiti localistici per diffondere il “conflitto” nei territori. Ulteriori fermenti di lotta si registrano contro la linea Verona-Brennero, in Trentino Alto Adige, e la tratta Genova-Milano, nell’ambito del progetto denominato Terzo Valico per la linea Genova-Rotterdam. Ciò a testimonianza di una contaminazione dello schema contestativo anche in relazione ad altri interventi infrastrutturali che interessano il Paese.Si è confermato il ricorso ad azioni continue ma di “bassa intensità”, secondo una prassi (cd. strategia di logoramento) ritenuta cautelativa per gli antagonisti ma fortemente onerosa per l’azione di contrasto”.

Le manifestazioni studentesche

“Anche la protesta studentesca ha fatto registrare momenti di particolare tensione, con disordini e scontri nel corso di manifestazioni di piazza, specie in occasione della ripresa autunnale. Il movimento è parso impegnato ad ampio raggio, sia in relazione alle problematiche di specifico interesse del settore, come il rincaro delle tasse universitarie e i tagli all’istruzione, sia sui temi – strettamente connessi alla crisi economica – del disagio giovanile e della mancanza di prospettive occupazionali. In tale contesto, si sono riproposte, a sviluppo di un trend che appare destinato a consolidarsi, le sinergie tra gli ambienti studenteschi, i lavoratori e le fasce del disagio sociale, con l’obiettivo di ampliare la visibilità ed il portato rivendicativo delle mobilitazioni”.

I movimenti contro le basi militari e le discariche. Il rischio di saldatura con i “comitati popolari”

“Dopo una fase di relativa stasi operativa, si sono evidenziati segnali di rilancio della campagna antimperialista/antimilitarista, anch’essa in grado di favorire convergenze in chiave antisistema tra le componenti antagoniste nonché di saldare la protesta con quella dei vari “comitati popolari” impegnati, in una prospettiva prettamente ambientalista e localista, a contestare la presenza di installazioni militari nei territori.

Un progressivo incremento dei toni e del livello contestativo ha caratterizzato la protesta dei comitati “antidiscarica”nel Lazio, determinati a contrastare la prevista apertura di nuovi siti di smaltimento. La mobilitazione è rimasta sostanziale appannaggio della popolazione locale. In prospettiva, tuttavia, potrebbero intensificarsi i tentativi di strumentalizzazione da parte dell’estremismo antagonista che, sostenendo ad ampio raggio le rivendicazioni dei comitati, mira a conferire anche alla questione dei rifiuti un rilievo politico generale, sulla falsariga di quanto prospettato per la mobilitazione contro l’Alta Velocità” (….)

il testo integrale della relazione lo trovate su: http://www.sicurezzanazionale.gov.it/web.nsf/documenti/Relazione-2012.pdf

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