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Trattativa Stato-mafia, la lettera premonitrice sull’addio al 41-bis FIRMATA DA UN ANONIMO, È STATA SCRITTA FORSE DA UOMINI DEL ROS NEL 1992


Fatto Quotidiano 1710/2012 i Dina Lauricella Attualità
C’ è una lettera anonima che è circolata nel 1992. Otto pagine inviate a 39 destinatari, tra istituzioni e organi d’i n f o r m a- zione, a cavallo tra la morte di Falcone e la morte di Borsellino, anche lui destinatario di questa missiva. Un cahier de doléance, co- me lo stesso misterioso autore la definisce, al quale oggi, dopo le stragi e anni d’i n- dagini sulla trattativa tra Stato e mafia, bi- sogna riconoscere un profondo valore pre- monitore. Nella fattispecie la lettera, già vent’anni fa, parlava del reinserimento dei latitanti nella società attraverso la dissocia- zione dell’abolizione del 41 bis e del blocco della confisca dei beni alla mafia. “Mio fratello Paolo mi aveva parlato del pa- pello”, affermava Rita Borsellino nel 2009. Una conversazione familiare nata dalla pubblicazione di quella lettera sulle pagine de La Sicilia, il primo luglio 1992. Lo stesso giorno in cui il giudice Borsellino incontrò l’ex Ministro dell’Interno Nicola Mancino. L’a n o n i- mo, ribattezzato “il corvo 2”, narra la rapidissima di- scesa dell’onorevole Giulio Andreotti facendo riferi- mento a personaggi di spic- co della DC siciliana, come Calogero Mannino e Pier- santi Mattarella che avreb- bero agito per scardinare quel potere. Da qui la morte di Salvo Lima e tutto ciò che ha poi portato alla stagione stragista. Il personaggio chiave intorno al quale, scri- ve il corvo, sarebbe ruotato l’intreccio tra mafia, politica e appalti è Piero Di Miceli. CLASSE 1938,il professore – così è conosciuto a Palermo – dopo una fulgida carriera al Banco di Sicilia e un pas- sato al consolato Usa, entra nelle confidenze dei miglio- ri salotti della città; quelli dove i buoni e i cattivi hanno la stessa faccia e la stessa tes- sera del Rotary Club. Cava- liere all’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusa- lemme, comincia a frequen- tare il Palazzo di giustizia negli anni Ottanta. Ammi- nistra i beni sequestrati, per un periodo anche quelli di Vito Ciancimino. I pentiti lo descrivono come uomo vi- cino a Cosa Nostra e ai ser- vizi segreti. Finisce al centro di diverse inchieste su mafia e politica. La procura di Cal- tanissetta è convinta che Di Miceli approfitti del suo in- carico come consulente tec- nico del tribunale di Paler- mo per favorire pezzi grossi della mafia. Ne esce indenne nel 2006. Appena due anni dopo finisce nelle inter- cettazioni fiorentine sull’inchiesta “Grandi Eventi”. É al telefono con Riccardo Fusi, l’im – prenditore al centro del “sistema gelatinoso”. I magistrati ipotizzano che fosse lui a spartire i finanziamenti pubblici ben prima della pub- blicazione delle gare d’appalto; anche questa indagine finisce su un binario morto. Ad ogni modo un tipo eclettico e ben inserito Piero Di Miceli che, secondo il corvo 2, sa- rebbe stato il punto di contatto tra l’ono – revole Mannino, in prima linea nell’arrestare l’ascesa di Andreotti e i corleonesi, arruolati per far fuori Lima prima e Falcone poi. Se all’allora ministro Mancino, oggi imputato nell’inchiesta sulla trattativa, la lettera sem- bra legata ad ambienti mafiosi, altri ci vedono dietro la stessa mano che ha redatto le 900 pagine di rapporto che stava alla base del- l’inchiesta “mafia e appalti”: i Ros. “Ho deciso di rompere il muro di silenzio”, a parlare è un accorato senatore del partito comunista, Lucio Libertini, un siciliano tut- to d’un pezzo. È il 7 settembre del 1992, Libertini interviene a Palazzo Madama alla presenza del ministro Nicola Mancino. Il dibattito è interamente dedicato alla situa- zione siciliana e ai possibili collegamenti tra mafia, terrorismo e P2. L’Italia è ancora sconvolta dalle stragi, la notte precedente è stato arrestato il super latitante Giuseppe Madonia, considerato il numero due di Co- sa Nostra, ma in Senato ci si interroga sulle indagini riguardo la strage di Capaci, per capire se esistano legami con l’inchiesta Mani Pulite e se il tutto non sia parte di un unico sistema criminoso collegato anche all’omicidio Lima. IL SENATORE in aula, quella lettera la legge tutta, “vi so- no precise circostanze da chiarire, lei ministro può addirittura essere una voce dall’interno”. Mancino prende parola snocciolando dati e statistiche per dimo- strare quanto l’impegno del governo abbia messo al mu- ro Cosa Nostra. Dalla con- fisca dei beni, ai quintali di droga sequestrati, fino al- l’arresto del super latitante Madonia. In merito alla let- tera, si limita a dire che in- dagherà la Procura di Paler- mo. In quali rivoli della giustizia si sia persa l’indagine sul “corvo 2” non è dato sapere. Massimo riserbo dalle Pro- cure siciliane, da chi c’era e da chi c’è. All’ombra dei neon del tribunale di Paler- mo, qualcuno bisbiglia ad- dirittura che se si dovesse riaprire il processo sulla strage di Capaci, quella let- tera verrebbe tirata fuori. Di sicuro il Dipartimento Na- zionale Antimafia non ha mai indagato. Lo ha detto l’ex direttore della Dia, Gianni De Gennaro, ascol- tato di recente in commis- sione antimafia. C’è un particolare che infit- tisce la nebbia che avviluppa questa vicenda. Il maresciallo Carmelo Canale racconta che secondo quanto gli avrebbe riferito Borsellino, il Prefetto Finoc- chiaro, allora Alto Commissario per il coor- dinamento della lotta contro la mafia, so- spettava che l’autore dell’anonimo potesse essere Bruno Contrada e che proprio a lui erano state affidate le indagini. “É lo stesso Finocchiaro a smentire quanto affermato da Canale, i sospetti erano sui Ros”, ribatte Con- trada, ex numero due del Sisde condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa e ormai giunto a fine pena. “Il Sisde mi chiese solo di effettuare le prime verifiche. Da un’analisi del testo emerse che la lettera proveniva da ambienti alti, istituzionali – ag – giunge Contrada – poi non me ne occupai più e non so che iter abbiano seguito le in- dagini”. A POCHI GIORNI dalla prima udienza sulla trattativa, gli interrogativi di Libertini re- stano ancora aperti. Chi siederà sul banco degli imputati, ricorderà il suo tumultuoso appello: “Ci attendiamo che lei, Ministro Mancino, affronti esplicitamente tali que- stioni, faccia luce sugli elementi di fatto, assuma impegni precisi. Così agendo, lei dimostrerà di essere indipendente rispetto alla trama presente all’interno del potere politico con la criminalità organizzata e capace di resistere alle pressioni di quelle parti del ceto politico che sono in collu- sione con la criminalità”. Si conclude così, fra applausi e strette di mano, l’intervento del senatore Lucio Libertini. Pace all’a n i- ma sua.

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