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Finmeccanica alla sbarra, primo guaio per il governo primo guaio per il governo L ’ESECUTIVO INDIANO PRONTO A COSTITUIRSI COME PARTE CIVILE

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Fatto Quotidiano 28/04/2013 Marco Lillo attualità

Finmeccanica potrebbe finire presto alla sbarra in un processo che si an- nuncia come la prima grana per il governo Letta. Il giudizio che si potrebbe aprire tra poche settimane, infatti, per il suo oggetto e i suoi protago- nisti, promette seri imbarazzi per il ministero dell’Economia, primo azionista della so- cietà pubblica quotata in Borsa. E anche per la nostra po- litica estera, visto che la parte lesa è addirittura il governo indiano, con il quale non mancano motivi di attrito. Nel processo sulla corruzione internazionale dei funzionari di Nuova Delhi per l’acquisto dei 12 elicotteri prodotti dalla controllata Agusta Westland, infatti, potrebbero essere conside- rate parti offese e costituirsi co- me parti civili sia il governo destinatario della commessa incriminata, che la società americana Sikorsky, concorrente nella gara e dan- neggiata dai corruttori italiani. IL PM EUGENIO FUSCO, titOlare dell’indagine della Procura di Busto Arsizio sul colosso della tecnologia bellica, ha an- cora pochi giorni per decidere. Il 30 aprile scade il termine per chiedere il giudizio immedia- to. Questo rito alternativo, previsto dall’articolo 453 del codice di procedura penale, può essere chiesto “quando la prova appare evidente” entro 180 giorni dall’esecuzione degli arresti. Il termine non è scaduto ma salvo ripensamen- ti dell’ultima ora tutti danno per scontata l’accelerazione. Il fascicolo è davvero molto vo- luminoso e gli adempimenti necessari per mettere in con- dizione il magistrato di pre- sentare martedì o forse doma- ni la richiesta, sono già stati effettuati. Sono bel 130 i fal- doni pieni di intercettazioni, verbali e contratti, raccolti durante l’indagine dal Noe dei Carabinieri guidato dal Colonnello Sergio De Caprio e dal capitano Pietro Rajola Pe- scarini. La richiesta insomma, anche se non è ancora stata presentata, si dà per scontata. L’ex presidente Giuseppe Orsi e l’ex amministratore delegato di Agusta Westland Bruno Spagnolini sono stati arrestati il 12 febbraio scorso per la mazzetta da 51 milioni di euro pagata in relazione alla com- messa dei 12 elicotteri com- prati nel 2010 dall’India. SPAGNOLINI è agli arresti do- miciliari mentre Giuseppe Or- si è in carcere da allora e i ter- mini della custodia cautelare scadranno tra pochi giorni. Il processo sarà richiesto anche per l’italosvizzero Guido Ral- ph Haschke, che secondo l’accusa sarebbe il mediatore delle mazzette pagate agli indiani da Orsi e Spagnolini, e per il suo socio Carlo Gerosa. La vicenda è nota. Tutto inizia quando i pm della Procura di Napoli Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio ascoltano l’ex direttore centrale di Finmeccanica Lo- renzo Borgogni. Il manager racconta di avere appreso al- l’interno dell’azienda che sulla vendita dei 12 elicotteri all’In – dia sarebbe volata una “me – diazione” di 51 milioni di euro. Gli uomini che avrebbero veicolato questa somma, pari a poco meno del 10 per cento del valore della commessa, erano Guido Ralph Haschke (insieme al suo socio svizzero Carlo Gerosa) e il misterioso Christian Michel, un media- tore che opera da decenni sul mercato delle armi e che è in ottimi rapporti con Orsi. Pro- prio Michel, secondo il rac- conto di Borgogni che deve ancora essere riscontrato, sa- rebbe l’uomo incaricato di incassare una decina di milioni di euro che poi – sempre secondo Borgogni – sarebbero stati poi rigirati indietro a Orsi e ai politici, in testa la Lega Nord, che lo avrebbero appog- giato nella nomina al vertice del colosso pubblico. La ri- chiesta di giudizio immediato, in realtà, dovrebbe riguardare solo la corruzione internazio- nale dei funzionari di Nuova Delhi realizzata da Orsi, Spa- gnolini, Haschke e Gerosa ai danni del governo indiano. Mentre il filone della corruzione italiana, tutta da accer- tare, è stato stralciato. Le in- dagini dovranno accertare se una parte dell’enorme somma ottenuta dalle società legate a Michel con sede all’estero, circa 30 milioni di euro, sia poi tornata in Italia. Sulla richiesta di giudizio immediato il gip dovrà decidere poi entro altri cinque giorni. L’AVVOCATO di Orsi, il prfessor Ennio Amodio, come gli altri difensori, valuterà quale strategia adottare. Orsi e compagni potranno infatti chiedere a loro volta un diverso rito alternativo: il giudizio abbreviato o il patteggiamen- to. Oppure accettare il dibattimento ordinario e un processo che si annuncia davvero interessante.

CATENA DI COMANDO ? E QUALE ?

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fonte Altrainformazione.it DI CARLO BERTANI attualità
carlobertani.blogspot.it

Adesso si dimettono anche i ministri. Va beh… “met’al an sla fnestra” (posalo sulla finestra) diceva mia madre, ricordando i cantori erranti che giungevano per Natale e per Pasqua a porgere gli auguri (in cambio d’elemosina) e dei quali era difficile scorgere chi fosse il più povero, se gli “auguranti” o gli “augurati”.
Così accogliamo le dimissioni del Ministro Terzi di Sant’Agata (complimenti per il nome, se Villaggio facesse ancora Fantozzi lo userebbe di sicuro) non sappiamo se considerarlo un atto dovuto, una libertà dell’ingegno oppure una vigliaccata del solito furbetto di turno. Fate voi.
Aspettiamo il seguito: vale a dire gli altri che si devono dimettere, dopo il clamoroso fallimento di questo governo “tecnico” tenuto in piedi dal FMI e compagnia cantante. Ma torniamo in argomento.
Da quando mondo è mondo, se le acque non sono sicure, si scortano le navi. Prima dell’Ottocento era difficile scorgere delle differenze: le navi mercantili portavano cannoni a bordo e le navi militari, in tempo di pace, erano parzialmente disarmate ed usate per il commercio. Questo avveniva in un mondo nel quale l’armamento navale era costituito per lo più da cannoni su ruote (carronate): difficile, oggi, montare e smontare un sistema lanciamissili.
Una curiosità: nell’URSS vigeva ancora l’antica commistione, al punto che le navi mercantili per il trasporto d’autoveicoli (Ro-Ro) erano dotate di un ulteriore compartimento a poppa, allagabile, per sollevare la prua e poter, così, “consegnare” su una costa ostile una manciata di carri armati. Per quel che ne so, è l’ultima nazione ad aver usato quel sistema: forse la Cina o la Corea del Nord lo usano ancora oggi, ma non sono al corrente se capita.
Ancora nell’Ottocento, il giovane Tenente Carlo Pellion di Persano (il futuro comandante di Lissa) diresse un brulotto (scialuppa incendiaria) contro una nave pirata nel porto di Tripoli, riuscendo a salvare la pelle, giacché era un tipo d’assalto nel quale non s’invecchiava. Era il 1825.
Con la fine dell’Ottocento la pirateria (insieme alla schiavitù, fenomeni assai contigui) perse di significato e quasi cessò: le uniche aree dove continuò una sorta di “pirateria dei poveri” fu la Malacca dove – a causa degli stretti passaggi e dei fondali bassi – era favorita. Era in ogni modo una pirateria conosciuta e quasi tollerata, giacché quel che volevano era un po’ di greggio o di gasolio.
Le coste mediterranee della Turchia, invece, furono il teatro di (rari) episodi di pirateria nei confronti delle imbarcazioni da diporto: altri episodi accaduti casualmente in altri luoghi furono fenomeni di pura criminalità.
Oggi – per molte cause, che necessiterebbero di un articolo ad hoc per essere indagate – la pirateria è ripresa soprattutto nel Corno d’Africa, anche in conseguenza dello sfacelo lasciato dagli italiani in Somalia: siamo bravissimi ad esportare la nostra corruzione ed il nostro malaffare (vedi anche l’Albania). Come difendersi?
Logica direbbe che si tornasse a scortare le navi in convoglio con naviglio militare – ma costa troppo – e quindi bisogna arrangiarsi con quel che c’è.
Così, il ministro della Difesa La Russa inaugurò questo strano modo di difendere le navi: imbarcare i Fucilieri di Marina sulle navi mercantili. Crediamo (e lo dimostreremo) che il ministro La Russa – se è stato Ufficiale di Complemento – fu un pessimo Ufficiale: può aver avuto tutti gli encomi o le decorazioni del caso, ma la scelta operata con l’imbarco dei fucilieri sulle navi mercantili è una scelta stupida, che connota senz’altro di stupidità chi l’ha presa. Scusate la franchezza.
A chi rispondono i Fucilieri di Marina? Siccome sono dei militari di truppa, l’apposita legge li ha nominati ufficiali di polizia giudiziaria ed agenti di polizia giudiziaria (secondo il grado rivestito): riteniamo che Latorre e Girone fossero dei semplici agenti di polizia giudiziaria ai quali era stato affidato il compito di proteggere la Enrica Leixe. Chi li comandava?
In teoria un superiore – magari a Gibuti o a Mogadiscio – ma, nel momento della decisione di far fuoco, praticamente erano soli.
Va detto che i due hanno sbagliato anche le procedure: nessuno ha sentito parlare di colpi in aria? Soprattutto in una zona che, finora, non aveva dato segnali di pericolosità?
La questione delle acque territoriali – al fine di valutare le responsabilità – ha poco interesse: da essa dipende solo il Tribunale che li giudicherà, non la valutazione dell’accaduto.
Piuttosto, sarebbe interessante indagare sui rapporti esistenti a bordo della nave fra i due e gli Ufficiali di Marina Mercantile presenti: il Comandante, su una nave, ha poteri di questore e, quindi, ha ampia discrezionalità (se gli viene riconosciuta).
Ma così non è stato perché la Legge 107 non prevede una sorta di coinvolgimento esterno alle strutture militari:
“Il personale militare componente i nuclei di cui al comma 1 opera in conformità alle direttive e alle regole di ingaggio emanate dal Ministero della Difesa.” (1)
E stop.
Qui è stato l’errore: almeno, il principale dal quale altri ne sono discesi.
I due poveri fucilieri, al momento di prendere la ferale decisione – se premere oppure no il grilletto – furono lasciati soli: questo non giustifica assolutamente l’accoglienza seguita in Patria. Latorre e Girone sono colpevoli – fuor di dubbio – e come tali una maggior sobrietà da parte di tutti – anche le supreme istituzioni – sarebbe stata d’uopo.
Perché furono lasciati soli? (non riteniamo un superiore a 5.000 miglia di distanza una “presenza” autorevole).
Miglior soluzione sarebbe stata quella d’affidare il comando (e quindi il fatidico “spara”) al Comandante mercantile, che non è mai (salvo Schettino) l’ultimo idiota che va per mare.
Ma la Marina non vuole cedere ambiti o restrizioni nella sua catena C3 (Comando, Controllo e Comunicazione) e pretende di sapere – da 5.000 chilometri di distanza – chi sono gli occupanti di un peschereccio.
Il Comandante mercantile – tagliato fuori da tutto – s’è guardato bene dall’intervenire: se non mi vogliono, perché devo occuparmene? Qui è l’errore di La Russa.
Se avesse avuto parola in merito, forse avrebbe rammentato che ovunque – in mare – i pescherecci cercano di vendere il pescato alle navi in transito, per due sostanziali motivi: spuntare un prezzo migliore e, secondo, evitare la fiscalità una volta a terra.
Quanti lo fanno: in Portogallo, le navi si sintonizzano su Matosiňo Radio Pesca per intercettare le comunicazioni ai pescherecci e, quindi, sapere dove c’è stata pesca abbondante (e, dunque, prezzi minori).
Gli indiani s’avvicinavano soltanto per quella ragione – ora è stato acclarato – e si sono visti sparare addosso senza un perché: è giusto farsene carico ma, come sempre, nell’inferno giuridico italiota si cerca sempre di far pagare gli ultimi nella catena di comando.
Eppure, è molto strano che siano imbarcati dei militari su una nave mercantile – trasformandola, giuridicamente, in una nave da guerra – senza che vi sia qualcuno, a bordo, che abbia la responsabilità di comando. Lasciata a due militari di truppa?
L’Italia poteva rifiutarsi di consegnare i due all’India, fregandosene della parola data, in quanto l’India è un Paese dove vige la pena di morte, ed il nostro ordinamento vieta di consegnare chiunque in quei Paesi. Ma ci siamo accontentati di una “rassicurazione” verbale – forse scritta – un “pizzino”, al solito.
Ora, dopo il gran casino e le pessime figure rimediate, non rimane che attendere gli eventi: non c’è altro da fare. Per fortuna di Girone e Latorre la pena di morte in India viene comminata solo in casi rarissimi di strage, e non per un omicidio preterintenzionale.
In ogni caso, saranno condannati e la condanna non sarà lieve: d’altro canto – pur in una situazione intricatissima – hanno sbagliato, ammazzando due poveri pescatori. E chi sbaglia paga: sparando in aria non si fanno morti, lo rammentino.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/03/catena-di-comando-e-quale.html
(1) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-07-12;107~art5

Marò: cosa c’è dietro la tragica farsa? Stupidità o corruzione?

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Fonte Coscienzeinrete 27 Marzo 2013 Scritto da Fausto Carotenuto attualità
Il Ministro degli Esteri Terzi si è clamorosamente dimesso, evidenziando una profonda spaccatura nel governo sulla questione del rientro dei Marò in India. La vicenda è così oscura e incomprensibile che nasconde qualcosa. O una enorme stupidità o altri, indicibili problemi… Probabilmente di corruzione. Sia italiana che indiana.

Nessuno ci ha mai chiarito se i due fucilieri sono colpevoli o no. La magistratura italiana poteva e doveva prendere in mano immediatamente la vicenda, al primo rientro dei Marò per Natale, ed avviare una indagine che avrebbe portato ad un processo. Questo sarebbe servito a chiarire la vicenda. E, nelle more dell’indagine e poi di un processo italiano, i marò sarebbero rimasti in Italia.

Ma, stranamente, non lo ha fatto.

Il governo italiano, su richiesta del proprio Ministro degli Esteri, aveva recentemente deciso di non far rientrare i Marò, appoggiandosi su una complessa motivazione di carattere giuridico internazionale. La reazione indiana è stata fortissima, addirittura con il blocco illegale dell’Ambasciatore italiano.
A quel punto, dopo qualche giorno, il governo italiano ha fatto un penoso e ridicolo dietrofront e ha rimandato in India i due marò. Dicendo che aveva ricevuto garanzie dal governo indiano, che si è affrettato a smentire.

Ma sono stupidi?

L’esperienza di queste vicende dice altro. Non ci sono stupidi a quei livelli, ma solo furbacchioni, e spesso intelligenze piegate all’interesse, personale e fazionale. E quale potrebbe essere un interesse talmente forte da obbligare il paese ed il governo ad una azione così drammaticamente ridicola?

Proviamo a ricostruire come potrebbe essere andata:

In India l’elemento nazionalista è fortissimo, ed una figuraccia internazionale mette seriamente a rischio le posizioni di alcuni politici del governo indiano. La stessa corrente di potere messa a rischio avrà allora usato tutte le armi a disposizione per costringere gli italiani a restituire i marò.
Hanno bloccato l’Ambasciatore, prendendolo in ostaggio, ma questo non poteva andare avanti a lungo, visto che il diritto internazionale impedisce una simile azione. Ma contemporaneamente hanno avviato un qualche tipo di ricatto ad una importante corrente presente nelle strutture di potere italiana. Un ricatto basato sulle scottanti vicende delle vendite di armi (elicotteri in particolare) della Finmeccanica all’India. E forse altro.

Una parte di politici e di fazioni indiane, insieme ad una parte di fazioni italiane indubbiamente negli anni ha guadagnato molto nella corruzione connessa alle vendite di armi italiane all’India. E ora la cordata indiana, già messa a rischio per l’emergere dello scandalo Finmeccanica in Italia, ha visto nella vicenda marò un ulteriore, serio rischio per le proprie posizioni. Ed ha quindi probabilmente minacciato la corrispondente cordata italiana di rivelare vicende e nomi, facendo saltare molte teste in Italia.
Un ricatto che avrebbe avuto efficacia, se ha indotto una parte del governo italiano ad una rapida contromanovra. Sulla pelle dei marò, delle loro famiglie, delle famiglie dei pescatori uccisi, della dignità del nostro Paese e della verità.

Che questa decisione non corrisponda ad una valutazione onesta e obiettiva, ma all’interesse di una cordata molto influente sul governo italiano, è risultato evidente dal fatto che una parte, evidentemente estranea alla vicenda e al ricatto, si è fortemente risentita.

Chi si è fortemente risentito? Il ministro deli Esteri, fino a dimettersi. E poi il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, che ha parlato di “farsa”, e poi naturalmente le famiglie dei marò, fino alle grida di dolore in Parlamento della moglie di uno dei due militari.

E chi ha condotto e difeso questa oscura e poco dignitosa marcia indietro?

Il Presidente del Consiglio, in accordo con il Presidente della Repubblica, ed in modo aperto in Parlamento il Ministro della Difesa, l’Ammiraglio Di Paola.

Chi controlla le pratiche, le autorizzazioni ed i flussi relativi alle esportazioni di armi? Il Ministero della Difesa…
La vicenda sa tanto di scontro tra logge massoniche.

Stupidità o corruzione?
Fate voi…

Noi continuiamo a ricercare Verità, Giustizia, Bellezza…
Brutta la vicenda e il comportamento del governo. Ma bello lo scatto di orgoglio del Ministro degli Esteri che si è dimesso… al di là delle motivazioni personali e fazionali.

1. LA FOLLE DECISIONE DI MONTI E TERZI, CON L’AVALLO DI NAPOLITANO, DI NON RISPEDIRE I DUE MARINAI IN INDIA STA METTENDO L’ITALIA FUORI DALLA LEGGE -CERTO, NON È CONSENTITO NEANCHE IN TEMPO DI GUERRA PRENDERE IN OSTAGGIO L’AMBASCIATORE DI UN ALTRO PAESE. MA DI SICURO NON È CONSENTITO IN TEMPO DI PACE DI NON RISPETTARE I PATTI – LA CORTE SUPREMA DELL’INDIA HA CHIESTO ALL’AMBASCIATORE ITALIANO DI NON ABBANDONARE IL PAESE, E IL GOVERNO DI NUOVA DELHI HA MESSO IN ALLERTA TUTTI GLI AEROPORTI PER EVITARE CHE MANCINI POSSA SALIRE SU UN AEREO – –

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Fonte Dagospia 16/03/2013 attualità Corriere.it

1. LADY ASHTON SUL CASO DEI MARÒ: «COLLOQUI IN CORSO TRA ITALIA E INDIA» – NAPOLITANO: SOLUZIONE IN BASE A DIRITTO INTERNAZIONALE
Siamo in contatto col governo italiano, con l’ambasciatore italiano in India e con il nostro ambasciatore. Sono in corso colloqui tra Italia e India e dobbiamo vedere come vanno». Catherine Ashton, alto rappresentante per la politica estera Ue, interviene sul caso dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

DANIELE MANCINI TRA SALVATORE GIRONE E MASSIMILIANO LATORRE
NAPOLITANO – Venerdì il capo dello Stato Giorgio Napolitano è intervenuto per chiedere che il braccio di ferro che vede contrapposte Italia e India sia risolto in modo «amichevole» sulla base del diritto internazionale. L’auspicio del presidente Giorgio Napolitano è contenuto in un comunicato diffuso dal Quirinale, dopo un incontro con i ministri degli Esteri, Difesa e Giustizia, Giulio Terzi, Giampaolo Di Paola e Paola Severino.

L’AMBASCIATORE MANCINI – Proseguono intanto le restrizioni imposte alla libertà di movimento dell’ambasciatore d’Italia a New Delhi Daniele Mancini, mossa dell’India dopo il mancato ritorno dei marò. Il sindacato più rappresentativo dei diplomatici italiani, il Sndmae, venerdì ha reagito duramente sottolineando che la Convenzione di Vienna vieta che il rappresentante di uno Stato sia preso «in ostaggio».

2. RITORSIONE DELL’INDIA CONTRO L’AMBASCIATORE ITALIANO
UN EX DIPLOMATICO INDIANO: “AVETE RAGIONE VOI. CASO SFRUTTATO DAI POLITICI”
di Daniele Raineri per Il Foglio

Non è consentito neanche in tempo di guerra prendere in ostaggio l’ambasciatore di un altro paese, secondo l’articolo 44 della Convenzione di Vienna del 1965, ratificata sia dall’Italia sia dall’India. Eppure è quello a cui stanno andando pericolosamente vicini la Corte suprema dell’India, che ha chiesto all’ambasciatore italiano Daniele Mancini di non abbandonare il paese, e il governo di Nuova Delhi, che ha messo in allerta tutti gli aeroporti per evitare che Mancini possa salire su un aereo. Il diplomatico evita di creare ulteriori situazioni di conflitto con gli indiani, in raccordo con la Farnesina. Ma sarebbe curioso verificare cosa succederebbe se acquistasse un biglietto e si presentasse al gate d’imbarco. Sarebbe trattenuto?

L’ambasciatore Mancini ha dato alla Corte suprema la sua garanzia che i due marò detenuti in India con l’imputazione di duplice omicidio – avvenuto in mare il 15 febbraio dell’anno scorso – avrebbero fatto rientro al termine del periodo di un mese concesso per le elezioni in Italia.

Il governo italiano ha però annunciato che non restituirà i due militari, perché non ha ricevuto risposta all’offerta di soluzione diplomatica fatta all’India. Un discreto apparato di sorveglianza starebbe ora tenendo d’occhio l’ambasciatore italiano, secondo fonti a Nuova Delhi. Lui ha fatto sapere di non avere intenzioni di muoversi a breve termine – ma gli indiani non sono evidentemente nella disposizione d’animo per fidarsi.

Il ministero degli Esteri indiano ieri ha disposto un abbassamento di grado delle relazioni diplomatiche con l’Italia, trattenendo in patria il nuovo ambasciatore indiano, Basant Kumar Gupta, che sarebbe dovuto arrivare a Roma venerdì prossimo. Nuova Delhi cerca qualcosa da gettare in pasto all’opinione pubblica furiosa, che guarda con rancore all’italianità di Sonia Gandhi, nume politico del partito di governo e che osserva con sospetto come i giudici indiani abbiano bisogno delle carte italiane per andare avanti con le indagini sullo scandalo degli elicotteri Agusta.

SALVATORE GIRONE E MASSIMO LATORRE La rottura dei patti decisa dal governo italiano (in scadenza) è finita al centro della tempesta perfetta del revanscismo indiano. Nitin Pai, direttore della National Interest Review, rivista di affari strategici indiani, saluta con soddisfazione la decisione di limitare gli spostamenti di Mancini: “Buone mosse. Serve di più”. “L’India non dovrebbe prendere di mira i rapporti economici con l’Italia – dice Pai al Foglio – dovrebbe portare la questione all’Unione europea.

L’India dovrebbe dire chiaramente che il comportamento dell’Italia avrà ripecussioni sulla sua capacità di ottenere aiuti dall’Unione europea”. Pai è rassegnato all’idea che i due marò non saranno restituiti, ma sostiene che per l’India è essenziale mantenere intatta la sua capacità di deterrenza: “Chi non rispetta i patti con l’India deve temerne la reazione”.

“ROMA HA CAPITO COME SAREBBE ANDATA”Nel coro dei furiosi, spicca la reazione composta da Nuova Delhi di M. Bhadrakhumar, ex ambasciatore indiano, che su Asia Times loda “la ragionevolezza, l’umanità e la flessibilità della posizione italiana fin dal primo giorno. Tutto quello che volevano era un’indagine congiunta prima di andare a processo per stabilire chi avesse la competenza giurisdizionale, l’Italia o l’India, per giudicare i marò. Gli italiani hanno pagato un risarcimento enorme alle famiglie, che è molte volte quello che avrebbe dato il governo indiano in circostanze simili”.

MARIO MONTI E TERZI DI SANTAGATA A NEW YORK jpeg
Il diplomatico scrive che il caso dei marò è il terzo in cui i politici indiani per motivi di partito giocano la parte degli agitatori e creano problemi internazionali, “come è già successo con lo Sri Lanka e con il Bangladesh”. “Roma ha realizzato che questo stava diventando un caso senza fine, considerato il ritmo a cui si muove il gigantesco sistema indiano e le incursioni politiche.

edward luttwak e annagrazia calabria Intanto, i due marine sarebbero restati prigionieri”. “Oltretutto – continua l’ambasciatore – non capisco cosa è successo ai partiti della sinistra quando la marina americana ha sparato a due pescatori indiani vicino Dubai due mesi fa […] in quel caso, non c’era ciccia politica da ricavare dalla morte di due pescatori ignoti del Tamil Nadu, dove nessuno ha mai sentito nominare la sinistra e il caso è stato subito archiviato. Invece questo caso italiano riguarda il Kerala ed è scoppiato l’inferno”.

3. «MA I PATTI SI RISPETTANO COSÌ L’ITALIA SI DISCREDITA»Monica Ricci Sargentini per il Corriere della SEra

«Pacta sunt servanda, i patti si rispettano». Per Edward Luttwak, economista e politologo vicino al Dipartimento di Stato americano, la decisione italiana di non far tornare in India i marò compromette la credibilità del nostro Paese in modo irreparabile. «È mille volte peggio del caso Ruby – dice al telefono dall’Iraq dove sta seguendo un suo progetto -. È inutile che il governo Monti adotti patetiche scuse giuridiche, quei marinai devono tornare in India. Spero che il presidente della Repubblica intervenga e rovesci la decisione del governo ristabilendo il rispetto delle regole base della vita internazionale».

MONTI STAMANE A NAPOLI L’Italia, però, sostiene di essere nel giusto, giuridicamente parlando.
«Ma questo non c’entra nulla. Il problema è il rapporto tra uno Stato e l’altro. La questione giuridica farà il suo corso nelle sedi preposte. Facciamo un passo indietro: il governo italiano ha chiesto agli indiani di rilasciare i due marò e i giudici hanno detto di sì. La corte del Kerala aveva stabilito una cauzione molto alta ma la Corte Suprema ha detto che i marinai dovevano essere rilasciati perché lo Stato italiano garantiva per loro, dava la sua parola. Se la cauzione fosse stata pagata allora il non ritorno dei marinai poteva avere conseguenze diverse perché i soldi potevano essere considerati una sorta di riscatto. Ma così non c’è scampo».

IL PRESIDENTE INDIANO SINGH jpeg
Quali sono le conseguenze della decisione italiana?
«Il governo italiano ha compromesso lo Stato italiano, la sua credibilità. Bisogna ricordarsi cos’è la Corte suprema in India. Indira Gandhi molti anni fa aveva istituito la legge marziale, messo in prigione gli oppositori e cominciato a costruire una dittatura. Ma la Corte suprema la bloccò con un pezzo di carta dicendo che doveva fare le elezioni e lei ubbidì. Questo le dà l’idea della potenza dell’istituzione».

Ma non crede che l’India tenendo in ostaggio l’ambasciatore italiano stia violando le regole del diritto internazionale?
«No, non lo credo. Per questa Corte suprema se l’Italia non ridà indietro i marinai si mette fuori dalla legge. Siccome lo Stato è fuorilegge non esiste più l’immunità per l’ambasciatore perché rappresenta un Paese illegale. È inutile che il governo usi legalismi che lo screditano ancora di più. Questa visita dei marò in Italia era extragiudiziaria: una concessione di una grande democrazia a un’altra grande democrazia».

I DUE MARO LATORRE E GIRONE Secondo lei perché il governo italiano avrebbe preso questa decisione?
«Forse per piegarsi a un impulso populista. Quello che non capisco è come il ministro degli Affari esteri, Giulio Terzi, un diplomatico rispettato per la sua grande esperienza e capacità diplomatica, non abbia spiegato ai suoi colleghi che tutto il sistema internazionale è basato su un paio di principi e uno di questi è pacta sunt servanda. Anche il patto più cretino va comunque rispettato, casomai si rinegozia».

il caso dei due marò Sempre le solite “notizie”: ma quando la finirete? i soliti schifosi complotti internazionali che sembrano nel dna di certi soggetti


Redazione
Come al solito storie di soldati catturati e ricostruzione fumose nei telegiornali, mi pare di poter dire che molte guerre scatenate da interessi economici da personaggi che forse farebbero una cortesia a tutti se giocassero a Monopoli o a Risiko invece di fare danni.
Preso da Euroean Phoenix di Enrico Galoppini
di Enrico Galoppini

Innanzitutto una premessa: per “notizia” non è da intendersi un fatto importante, un avvenimento degno di attenzione, un evento che in base a parametri oggettivi risulti d’interesse per l’intera comunità. No, si tratta quasi sempre (e mi pongo seri dubbi sul “quasi”) di questioni estremamente marginali ma artificialmente sopravvalutate o stravolte, quando non sono addirittura inventate di sana pianta; di “uscite del giorno” per fini che sono regolarmente diversi da quelli che sembrano in apparenza, inimmaginabili dalla maggior parte dei lettori, ma a tutto beneficio di precisi ed inconfessabili interessi, anche se ogni volta si cerca di coinvolgere emotivamente i boccaloni che danno credito ai media.

Accade così che apri il sito dell’Ansa e scopri una “notizia” di questo tipo: India: Ministero interno contro gay. Premesso che tutta questa simpatia per i “gay” viene ostentata (da chi ha un ruolo di “responsabilità”, intendiamoci) solo nel cosiddetto “Occidente” per motivi che nulla hanno a che fare con il “rispetto”, la “tolleranza” eccetera, la cosa evidente, con una “notizia” del genere (cioè una non-notizia), è l’incoraggiamento presso il pubblico italiano di sentimenti ostili verso l’India, gli indiani e il loro governo. Questo, naturalmente, può avvenire solo presso un certo pubblico, quello per il quale non si è mai abbastanza “moderni”, “avanti”, e che si lamenta in continuazione di cose che stanno solo nelle sue fantasie (“la dittatura della Chiesa”, ad esempio) e che sogna di trasformare il mondo intero in una specie di “Amsterdam”, “senza tabù e restrizioni”.

Ma basta fare il classico due più due per mettere insieme la suddetta non-notizia con l’altra, sempre riguardante l’India, che sta mettendo in grave imbarazzo il “nostro” governo (il virgolettato è d’obbligo). Stiamo parlando dei due marò italiani messi in stato di fermo dalle autorità indiane: una vicenda che ancora ai tempi della vituperata “Prima Repubblica” – quella del “mostro” Craxi, per intenderci – sarebbe stata impensabile… Ma oggi, questa colonia della Nato, della BCE e di qualsiasi altro predone camuffato da “salvatore della patria” chiamata Italia, per compiacere i padroni – pardon, i “Badroni” – s’è imbarcata in cose più grosse di lei, che non può controllare, rischiando di mettere in moto conseguenze inimmaginabili ed ingestibili. Siamo all’autolesionismo totale, eppure si va avanti su questa china, fino allo schianto finale, cioè l’estremo tentativo di questo “Occidente” di rimandare apparentemente il suo fallimento (morale e materiale) per mezzo di una guerra mondiale che cerca di aizzare in ogni modo.

Dunque il giochetto è chiaro: attraverso i media-pappagallo (e mi scuso con i pappagalli veri) si dipinge l’India come un covo di “intolleranti” perché va ringalluzzito il sentimento “nazionalistico” offeso (noto già da alcuni messaggi su internet che alcuni “patrioti di destra” sono già, da bravi cani di Pavlov, con le bave alla bocca)… E non mi sorprenderei se in questi giorni venissero commissionati, su tv e giornali, “approfondimenti” sulla “cultura indiana” mirati a far inorridire il pubblico: scommettiamo che il fermo dei due militari italiani si prolungherà ci stresseranno a non finire con la “crudeltà del sistema della caste”, le “vedove che si gettano nel fuoco” eccetera?

Ma il vero problema – per chi sa andare oltre queste pinzillacchere – è che l’India s’è messa dalla parte del “no” già espresso da Russia e Cina sull’ipotesi d’intervento in Siria, sulla quale quotidianamente vengono raccontati fiumi di menzogne (è fresca fresca la notizia di agenti francesi catturati dalle autorità di Damasco: che facevano in Siria, anche loro “manifestavano pacificamente”?).

Povera Italia! Prima ci siamo imbarcati nella scellerata campagna di aggressioni occidentali per “l’esportazione della democrazia”, per “combattere il terrorismo” ed altre favole (le “missioni di pace”); poi, un po’ per volta, ci siamo finiti sempre di più fino al collo, coi nostri militari che guarda un po’ muoiono in Afghanistan solo per “incidenti automobilistici”, ed ora addirittura vengono messi alla berlina in mondovisione, col sentimento anti-italiano che oramai va montando nel mondo né più né meno come quello anti-americano… E pensare che ancora negli anni Novanta potevi andare in giro, in tutto il mondo islamico e non solo, come “italiano” ed ottenere dimostrazioni di simpatia ovunque! Chi dobbiamo ringraziare per questa caduta a picco anche della nostra considerazione?

Sembra che ci siamo avvitati in una spirale senza via di ritorno, ammanettati mani e piedi alle “imprese dell’Occidente”, e hai voglia te a spiegare che “l’Islam è vario e complesso”, che “l’India ha una cultura millenaria”, che “la Cina è un deposito di saggezza” eccetera: no, c’è sempre questa insopportabile insolenza e perfidia dei media a rovinare completamente il lavoro di chi cerca, in mezzo a questo mare di menzogne, di far ragionare un po’, di far capire che il mondo non finisce dove arriva il proprio limitato ‘orizzonte occidentale’.

E così, quando invece un’Italia libera, indipendente e sovrana, “faro del Mediterraneo” (questa è la sua unica funzione sensata), potrebbe operare ben diversamente, ad ogni livello, se solo esistessero uomini degni di tal nome e non degli scendiletto, oggi siamo ridotti a questi mezzucci, a queste uscite patetiche come quella di dare dell’”intollerante”, del “nemico dei gay” al Ministro dell’Interno di una nazione così importante e dalla millenaria civiltà come l’India, con la sua storia e la sua spiritualità, nemmeno si trattasse di un’accozzaglia di “selvaggi”.

In questo scadimento, in questa volgarità che utilizza ogni meschino espediente per darsi l’illusione di essere sempre i “primi della classe”, “avanti” rispetto al resto del mondo che è rimasto “indietro”, quale differenza sostanziale c’è rispetto all’epoca del colonialismo ottocentesco, quello in cui le trombe del Progresso incitavano a sottomettere “popoli retrogradi”, rimasti “indietro sia materialmente che “moralmente”?

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