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STANDARD &; POOR’S Le mail che accusano


Redazione Fatto Quotidiano 30/06/2012 Vittorio Malagutti attualità
Sono tre, almeno tre, i messaggi di posta elettronica che incastrano i signori del rating. Ne è convinto il pm di Trani Michele Ruggiero, che ha messo agli atti della sua inchiesta su Standard & Poor’s una mail in cui il responsabile per le banche dell’agenzia americana contesta le valutazioni espresse dagli autori del rapporto sull’Italia. Il messaggio porta la data del 13 gennaio 2012. Quel giorno, a Borsa chiusa, S&P comunicò il taglio del rating del nostro Paese da A a BBB +. Una
bocciatura che ha penalizzato le quotazioni dei nostri titoli di stato. Secondo la procura, che chiederà il rinvio a giudizio per quattro dirigenti e analisti di S&Pquella mail, come altre due allegate agli atti, dimostra che c’è stata una deliberata volontà di declassare l’Italia in assenza dei pre-supposti per farlo. Nel messaggio, il responsabile per il settore bancario di S&P, Renato Panichi, scrive all’analista Eileen Zhang che “non è giusto che tu dica che (in Italia, ndr) c’è un elevato livello di vulnerabilità ai rischi di finanziamenti esterni”. Panichi poi invita la collega a rimuovere dal report ogni riferimento alla banche italiane. In concreto si tratta di capire come la differenza di opinioni tra colleghi potrà essere poi valorizzata processualmente come prova di una manipolazione del reporcon l’obiettivo di penalizzare l’Italia. Non per niente in una nota diffusa ieri la società americana segnala che “la divergenza di opinioni è una naturale e salutare componente” del processo di formazione del rating. Analisti e dirigenti di S&P sono indagati per aver diffuso report a mercati aperti in cui fornivano notizie non corrette (e in parte false) sulla tenuta del sistema economico e bancario italiano, «idonee a provocare un’ alterazione del prezzo degli strumenti finanziari».

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