Archivi Blog

Caos Tasi, in 12 capoluoghi sarà più alta dell’Imu. Uil: “Bonus 80 euro neutralizzato”

Fonte FattoQuotidiano.it di Redazione Il Fatto Quotidiano | 19 maggio 2014 attualità
eurobanconote_640
90% dei Comuni non ha ancora deliberato sull’aliquota da applicare per il calcolo della nuova tassa sulle prime case. Il governo pensa a un rinvio del pagamento della prima rata, previsto per il 16 giugno. Intanto il servizio Politiche territoriali della Uil calcola che l’esborso medio sarà di 240 euro a famiglia, a fronte dei 267 euro pagati nel 2012 con l’Imu. E Brunetta attacca: “Patrimoniale da 30 miliardi”
Slitta o non slitta? Ancora non si sa. Sulla Tasi, la nuova “tassa sui servizi indivisibili” che sostituisce l’Imu sulla prima casa e la cui prima rata – a meno, s’intende, che il governo non decida di rimandare il termine a luglio o a settembre – andrebbe pagata entro il 16 giugno, ci sono poche certezze. Nessuna delle quali rassicurante. Dai calcoli di sindacati e associazioni dei consumatori emerge che il conto finale sarà poco più basso di quello della vecchia imposta municipale, che si applica ancora agli immobili diversi dall’abitazione principale (seconde case, immobili di lusso, negozi e capannoni). Secondo il servizio Politiche territoriali della Uil l’esborso medio sarà di 240 euro a famiglia, a fronte dei 267 euro pagati nel 2012 con l’Imu. Qualche esempio: a Torino mediamente la Tasi costerà 468 euro contro i 475 dell’Imu, a Genova 439 euro contro 372, a Milano 430 euro contro 396, Roma R410 euro – in questo caso meno dell’Imu, che era mediamente di 537 euro. Ma in 12 città capoluogo – sulle 32 che hanno pubblicato le delibere in materia – i cittadini pagheranno più di quanto dovuto nel 2012, quando tutti i proprietari di casa erano soggetti all’Imu. Si tratta di Bergamo, Ferrara, Genova, La Spezia, Macerata, Mantova, Milano, Palermo, Pistoia, Sassari, Savona e Siracusa. I più tartassati saranno gli abitanti di Mantova, che dovranno sborsare 89 euro in più, Pistoia (75 euro in più), Genova (67 euro di aggravio) e Milano (64 euro in più).

Uil: “Bonus 80 euro neutralizzato da tasse” – Mentre il sottosegretario Graziano Delrio, il ministero dell’Economia e il sindaco di Torino e presidente dell’Anci Piero Fassino cercano di trovare una via d’uscita da quello che è e resta un grosso pasticcio – nessuna decisione definitiva è stata presa durante la riunione di lunedì mattina tra tecnici del Tesoro e dell’associazione dei Comuni – è inevitabile che monti la polemica. Tanto più considerando che mancano sei giorni al voto. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha buon gioco ad attaccare il governo Renzi e i precedenti esecutivi Monti e Letta denunciando che il combinato disposto di Imu, Tasi e aumento della tassazione sul risparmio equivale a una “patrimoniale di fatto pari a quasi 30 miliardi di euro“. Senza dimenticare di ricordare che “con Berlusconi nel 2011 il gettito derivante dalla tassazione sulla casa (esclusa la prima) ammontava a poco più di 9 miliardi di euro” mentre “quest’anno il pasticcio Letta-Renzi porterà un gettito da tasse sulla casa, comunque denominate, fino a 35 miliardi”. Come da copione, è spuntato poi il raffronto tra l’esborso fiscale legato alla tassazione sulla casa e il bonus Irpef che arriverà nelle buste paga di circa 10 milioni di italiani a fine mese: “Tra Tasi, Tari (la nuova tassa sui rifiuti, ndr) e addizionali comunali si rischia di neutralizzare il bonus”, attacca Guglielmo Loy, segretario confederale Uil. E “nel caso dei pensionati, esclusi dal bonus fiscale, il rischio è di peggiorare ulteriormente la situazione economica, aumentando il carico fiscale complessivo”. La confederazione sindacale denuncia poi che “si rischiano di avere oltre 75 mila combinazioni differenti di applicazione dell’imposta”, perché oltre alle aliquote differenziate tra prime case e altri immobili c’è la variabile detrazioni. A Bologna, per dire, ci sono 23 detrazioni diverse in base alla rendita catastale (il valore dell’immobile ai fini dell’imposizione): si parte da 175 euro per gli immobili con rendita fino a 327 euro fino ad arrivare a 5 per una casa con rendita catastale di 1.637 euro.

Comuni in ritardo – Il secondo punto fermo è che i Comuni sono in alto mare: su un totale di 8.092, solo 832 hanno deciso quale aliquota applicare tra quella “di base”, che è dell’1 per mille su valore catastale, e il tetto massimo, fissato – considerata anche la possibilità di una maggiorazione fino allo 0,8 per mille da “spalmare” a piacimento tra prima e seconda casa – al 3,3 per mille. Qualche giustificazione c’è: come ha spiegato lo stesso Fassino, quando ad aprile il Parlamento ha approvato le linee guida per l’applicazione della Tasi molti consigli comunali erano già stati sciolti in vista del voto di domenica prossima. Per cui non hanno deliberato in materia (possono ancora farlo entro il 23 maggio). Fatto sta che da questa inerzia è scaturito il caos. Va ricordato che il gettito della Tasi serve a finanziare i servizi comunali, dall’illuminazione alla manutenzione stradale, e Fassino ha già fatto sapere che, in caso di rinvio del pagamento, lo Stato dovrà anticipare ai Comuni almeno 2 miliardi per consentire loro di superare l’estate senza ripercussioni.

Prima rata entro il 16 giugno per tutte le seconde case – Per ora, e a meno di proroghe che potrebbero essere annunciate nei prossimi giorni, gli abitanti dei Comuni che non hanno deliberato non dovranno pagare nulla il mese prossimo, bensì verseranno l’intera somma in un’unica soluzione entro il 16 dicembre. Al contrario, sugli altri immobili si dovrà pagare comunque entro il 16 giugno in misura pari allo 0,5 per mille, che è l’aliquota base. A dicembre arriverà la seconda rata, con eventuale conguaglio alla luce delle aliquote prescelte dagli amministratori locali. Alla faccia dello Statuto del contribuente, che predica trasparenza e “completa e agevole” informazione sulle disposizione in materia tributaria. Tanto che il Codacons si spinge a scrivere in una nota che “il caos che si sta determinando è intollerabile e potrebbe spingere gli utenti a non pagare le tasse con danni pesantissimi per il Fisco”.

Alto il rischio di ricorsi – Secondo Unimpresa, ad aggravare la situazione ci si mette il rischio di una valanga di ricorsi: l’87% dei Caf (Centri di assistenza fiscale) prevede alte probabilità di errore nei versamenti dovute a difficoltà di calcolo e incertezza sulle aliquote e le detrazioni. E chi pagherà più del dovuto potrebbe poi decidere di rivalersi facendo causa al Fisco. A fronte di tutte queste incertezze “sarebbe stato opportuno uno slittamento di tre o sei mesi”, commenta Paolo Longobardi, presidente dell’organizzazione che rappresenta imprese medie, piccole e “micro”.

Le aliquote città per città –
Non è facile districarsi nel valzer delle cifre. Diciamo però che su un un punto è difficile sbagliarsi: eccezion fatta per Aosta – dove per le case non di lusso l’aliquota è stata fissata al livello base dell’1 per mille – e Pordenone – con l’1,25 per mille – tutte le altre città che si sono già pronunciate hanno aumentato le aliquote rispetto a quelle applicate per il calcolo dell’Imu. Ancona, Bologna, Cagliari, Cremona, Ferrara, Genova, La Spezia, Piacenza, Reggio Emilia, Torino e Vicenza hanno fissato l’asticella al livello massimo, il 3,3 per mille. Milano ha scelto di fermarsi al 2,5 per mille, introducendo detrazioni legate alla rendita catastale (fino a 770 euro) e in base al reddito Irpef (fino a 21 mila euro). Roma ha scelto il 2,5 per mille con detrazioni decrescenti con il crescere della rendita catastale. Il capoluogo lombardo e la Capitale ricorrono però all’addizionale sulle seconde case, arrivando in questo caso all’11,4 per mille. Tornando alle abitazioni principali, Torino ha scelto un aliquota del 3,3 per mille con detrazione fissa di 110 euro per immobili con rendita catastale fino a 700 euro, più 30 euro per ogni figlio minore di 26 anni, Genova ha previsto detrazioni decrescenti da 114 euro per immobili con rendita catastale fino a 550 euro per arrivare a 50 euro per immobili con rendita fino ai 900 euro. Palermo ha optato per il 2,9 per mille con detrazione fissa di 50 euro, più 20 euro per figli minori di 18 anni. Bologna applica il 3,3 per mille con detrazioni decrescenti con il crescere delle rendite.

Annunci

Roba da Chiodi (Marco Travaglio).

foto-marco-travaglio-servizio-pubblico-150x150
Da Il Fatto Quotidiano del 30/01/2014. Marco Travaglio attualità

Massima solidarietà ai lettori del Corriere , costretti a esercizi enigmistici sempre più complicati per decrittare titoli e articoli. Ieri chi riusciva a superare indenne l’altalena di notizie sulla legge elettorale (Renzi spinge, Berlusconi apre, Alfano chiude, Quagliariello frena, Brunetta stringe, Casini rompe in tutti i sensi, Verdini telefona, la Boschi sale al Colle, stop di Cuperlo, alt di Fassina chi?, la Pascale twitta, Dudù abbaia, Napolitano monita, Tizio alza la soglia, Caio abbassa il premio, Sempronio sfonda il tetto, insomma è accordo, anzi patto, magari asse, pardon contratto, senza contare che c’è sempre uno che “gela” e non si sa mai chi lo scongela), doveva risolvere il rebus del titolo di apertura, roba da far impallidire il più arduo dei Bartezzaghi: “Sì sull’Imu oppure si paga”. In che senso? Che vor dì? Stremato, il lettore gira pagina e s’imbatte in un’altra supercazzola: “Imu-Bankitalia a rischio caos. Corsa per salvare il decreto. Ostruzionismo M5S”. Il poveretto capisce che la maggioranza, sempre più virtuosa, vuol far pagare l’Imu a Bankitalia, ma i 5Stelle, i soliti irresponsabili, per misteriosi motivi si oppongono e si rischia il caos. Solo chi fosse munito di un microscopio elettronico, o avesse acquistato anche un giornale senza banchieri nel patto di sindacato, capirebbe di che si parla: una delle più incommensurabili porcate mai viste nella porcellosa storia della politica italiana, un regalo di 7,5 miliardi alle banche private con soldi di Bankitalia, cioè nostri. Siccome la maialata rischia di non passare inosservata a causa di quei rompipalle dei 5Stelle che osano financo fare opposizione, cosa mai vista dalla notte dei tempi, ecco l’idea geniale del governo: infilarla nello stesso decreto che cancella la seconda rata dell’Imu. Così chi si oppone ai Robin Hood alla rovescia che rubano ai contribuenti per dare alle banche può essere dipinto come un affamatore del popolo perché resuscita l’Imu. Per evitare il “rischio caos” bastava separare il decreto Imu dal decreto Bankitalia, come chiesto da Napolitano in svariati moniti, sulla scorta di innumerevoli sentenze della Consulta contro i decreti omnibus. Ma, quando si tratta di banche, nessuno fiata: destra e sinistra marciano compatte, precedute dalla contraerea dei giornali dei banchieri e dei partiti sottostanti. “Ostruzionismo M5S, può tornare la seconda rata Imu”, titola Repubblica . E persino l’Unità, un tempo organo della sinistra, fa la guardia ai caveau, con titoli truffaldini tipo “5Stelle, ostruzionismo sul decreto Imu” e “Barricate grilline: torna il rischio Imu”. Lo scandalo del secolo è il peone a 5 stelle che dà del “boia” a un vecchio fan della repressione sovietica a Budapest.

Tornando al povero lettore del Corriere , la via crucis non è finita. C’è un altro titolo-sciarada da decodificare a pag. 15: “Una debolezza quella ragazza in hotel. Ma non l’ho aiutata al concorso”. Intervista allo sgovernatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi, inquisito per truffa, falso e peculato, per lo scandalo della giunta granturismo che gira l’Italia con amanti aviotrasportate e alloggiate a spese nostre: notizia rivelata dal Fatto e mai ripresa dal Corriere . Che ora la fa commentare all’interessato senza citarla né citarci (“la debolezza del Governatore è spuntata dalle carte”: così, spontaneamente). Il noto statista marsicano “sta soffrendo, la voce gli si incrina un paio di volte”, però “cita Terenzio e poi anche Gandhi cercando conforto nella letteratura”. La colpa naturalmente è dell’“ufficio regionale o della Ragioneria” che gli hanno rimborsato le spese della gentile accompagnatrice a sua insaputa. Come la segretaria di Cota con le mutande verdi. Ergo Chiodi è “amareggiato”: qualcuno (non si dice chi) ha fatto “pura macelleria: famiglie massacrate, carriere esposte al pubblico ludibrio, per un puro obiettivo politico: il 25 maggio in Abruzzo si vota”. E il direttore del Fatto , com’è noto, sarà candidato contro di lui. Ma questo il Corriere non può dirlo, perché il Fatto è innominabile. Un po’ come con lo scandalo De Girolamo: le notizie, o le dà il Corriere , oppure “spuntano”.

Gli Apoti (Marco Travaglio).

foto-marco-travaglio-servizio-pubblico-150x150
Da Il Fatto Quotidiano del 01/12/2013.Marco Travaglio attualità

Ogni tanto qualche impiegato o ex impiegato di Berlusconi – tipo Pigi Battista, che andò a vicedirigere Panorama quando l’editore era già un leader politico e poi tentò di sostituire l’epurato Enzo Biagi su Rai1 con i risultati a tutti noti – annuncia la fine del berlusconismo, e dunque dell’antiberlusconismo, e dunque del Fatto . Questi buontemponi passano la vita a incensare i governi, non importa il colore, e a bastonare le opposizioni senza accorgersi che la stampa libera fa esattamente l’opposto. Dunque pensano che un giornale libero possa nascere al solo scopo di combattere B. e debba morire con B. Il Fatto , come i nostri lettori ben sanno, è sorto con una missione un po’ più ambiziosa: dare le notizie che gli altri non danno. E gli altri, seguitando a non darle, lavorano per noi, del che li ringraziamo di cuore. Ora, per esempio, dopo aver molto laudato le larghe intese dei governi Monti e Letta con B., si dannano l’anima a magnificare il governo Letta senza B.. E a bastonare B. non perchè è B., ma perché non sta più al governo. L’impresa è titanica ma, siccome affratella il 99 per cento della cosiddetta informazione, rischia persino di riuscire. Noi rappresentiamo quell’1 per cento di Apoti che non la bevono. Il berlusconismo è un male in sé, con Berlusconi, ma anche senza. Anzi, il berlusconismo senza Berlusconi è ancor più insidioso, perché si camuffa meglio, e si fa scudo del presunto merito di aver allontanato Berlusconi. In realtà Berlusconi non l’ha allontanato nessuno: se n’è andato lui quando ha capito che chi gli aveva garantito l’unica cosa che gli interessi, il salvacondotto, non voleva o non poteva mantenere la promessa. Ed è pronto a tornare per darselo da solo, il salvacondotto, se l’ennesimo governo delle tasse e delle banche lo resusciterà dall’avello: Monti docet. Il berlusconismo è illegalità sbandierata e rivendicata, allergia alla Costituzione e ai poteri di controllo, guerra alla giustizia, conflitto d’interessi, commistione tra affari e politica. Possiamo dire che questo micidiale cocktail di cinque ingredienti il governo Napo-Letta è immune dopo la decadenza di Berlusconi e la sua uscita dalla maggioranza? 1) Illegalità sbandierata: da sette mesi Vincenzo De Luca (Pd renziano) siede abusivamente sulla doppia poltrona di sindaco di Salerno e viceministro delle Infrastrutture, senza contare che ha tanti processi quanti B., e nessuno l’ha sloggiato fino all’intervento dell’Antitrust; ma forse non basterà e bisognerà chiamare Gondrand. 2) Allergia alla Costituzione e ai poteri di controllo: la maggioranza Napo-Letta sta scardinando l’articolo 138 della Carta per poterne scassinare l’intera seconda parte e rafforzare vieppiù il governo a scapito del Parlamento (già da anni ridotto a ente inutile a colpi di decreti e fiducie), e ora insegue B. per ricomprarsi i suoi voti e impedire ai cittadini di votare al referendum finale. 3) Guerra alla giustizia: sull’altare della controriforma costituzionale, i pd Violante e Speranza e gli ncd Alfano, Cicchitto e Lupi vogliono mettere il guinzaglio alla magistratura e il bavaglio alla stampa per reimbarcare Forza Italia e ampliare gli spazi d’impunità dei soliti noti. 4) Conflitto d’interessi: a regolare la materia sono ancora le leggi Gasparri e Frattini, scritte dai prestanome di B., e nessuno parla o pensa di spazzarle via. 5) Commistione affari- politica: dalle fondazioni bancarie alle Asl, da Expo2015 alle aziende municipalizzate alle partecipate dallo Stato, Rai inclusa, i partiti gestiscono direttamente enormi affari; persino la legge-brodino sui fondi ai partiti, annunciata sei mesi fa da Letta jr., è scomparsa dai radar. Su questi temi cruciali, non sul teatrino delle alleanze & decadenze, si misura il tasso di berlusconismo. Al momento, in Parlamento, solo i 5Stelle ne sono immuni. Il Nuovo Centrodestra è uguale al vecchio. E così il Quirinale e Letta jr., sponsor di Alfano & C. Tra una settimana sapremo se lo è anche il Pd di Matteo Renzi, o se magari cambia qualcosa.

La bufala dell’Imu. In oltre 600 comuni si pagherà una quota

rifiuti-tossici-1-interna-nuova
Il Governo ha abolito la seconda rata dell’Imu. O meglio: avrebbe. Perché in realtà in oltre 600 città i residenti dovranno pagare una quota per coprire i mancati introiti dell’extragettito

articolotre del 28/11/2013 Redazione attualità –
La seconda rata dell’Imu è stata cancellata. Questo sembrava dalle parole di molti politici che in trasmissioni e interviste annunciavano la fine della tanta odiata tassa. Ma è davvero così? In realtà no.
Perché il Consiglio dei Ministri ha deciso che l’extragettito mancato dall’aumento di aliquote in 600 città, deciso nel 2013, verrà coperto per metà dallo stato e per metà dai cittadini. Quindi una sorta di mini-tassa o mini-stangata, come alcuni l’hanno chiamata.
Come ha detto il presidente dell’Anci Fassino, ma anche molti primi cittadini, “Non si può abusare della loro pazienza e tanto meno si può abusare della pazienza dei cittadini”.
Anche perché sono interessate anche alcune grandi metropoli e diversi comuni capoluogo. Come nel caso di Milano, dove l’aliquota è salita dal 4 al 6 per mille, Bologna, dal 4 al 5, Napoli dal 5 al 6 o Genova dal 5 al 5.8.
Una rata che potrebbe aggirarsi fino a poco più di una quarantina di euro ma che varierà da città a città.

Caos sull’Imu, triplo rischio per la benzina

letta4
Da Il Fatto Quotidiano del 23/11/2013.Stefano Feltri attualità

LETTA ATTACCA GLI “AYATOLLAH DEL RIGORE” MA LA MANOVRA PREPARA NUOVE STANGATE.

In principio fu la guerra in Abissinia, 1935: 1,90 lire, poi la crisi di Suez nel 1956, 14 lire, e ancora il disastro del Vajont, l’alluvione di Firenze, fino alla manovra di Mario Monti nel 2011 e il sisma in Emilia nel 2012, e 0,051 euro per l’Abruzzo. In Italia niente è più duraturo delle provvisorie accise sulla benzina. L’esecutivo di Enrico Letta in queste ore sta sperimentando una novità: ipotizzare addirittura un triplo aumento del carico fiscale sul carburante, uno subito, uno evocato per il 2015, un altro ancora da mettere in conto per il 2017 e 2018, cioè addirittura dopo l’orizzonte della legge di Stabilità che si ferma al 2016. La colpa è sempre la stessa: la scelta di abolire l’Imu 2013 sulla prima casa senza avere coperture adeguate.

Il primo pericolo è noto e riguarda la prima rata, cancellata, almeno in teoria, a giugno. Molte delle coperture che dovevano compensare il mancato gettito della prima rata si stanno rivelando (come ampiamente previsto dai giornali ma non dal Tesoro) solo virtuali: mancano i soldi che dovevano arrivare dal condono per i concessionari di slot machine, i pagamenti degli arretrati della Pubblica amministrazione vanno a rilento e quindi forse non arriverà mai l’Iva prevista. Mancano almeno 300 milioni di euro. E il decreto del 31 agosto avvertiva che in caso di “un andamento che non consenta il raggiungimento degli obiettivi di maggior gettito […] il ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto, da emanare entro il mese di novembre 2013, stabilisce l’aumento della misura degli acconti ai fini dell’Ires e dell’Irap, e l’aumento delle accise” su benzina, tabacco e alcolici.

POI C’È IL SECONDO aumento. Il governo cerca risorse per cancellare anche la seconda rata dell’Imu, vale 2,4 miliardi. E anche in questo caso si pensa di usare la benzina: martedì il governo dovrà presentare un decreto legge, c’è ancora incertezza sulle coperture per una cifra tra i 400 e i 900 milioni. L’idea che circola al Tesoro in queste ore è di prendere tempo: si aumentano (ancora) gli acconti sull’Ires, tassa che colpisce le imprese, e si mette a bilancio un aumento delle accise dal 2015 (salasso che dovrebbe generare 1,5 miliardi nel 2015 e 42 milioni nel 2016). Agli automobilisti inferociti dal governo rispondono che questo aumento non scatterà davvero: da qui al 2015 si saranno visti i miracolosi effetti della revisione di spesa iniziata dal commissario Carlo Cottarelli. La lotta agli sprechi genererà risorse sufficienti a non far scattare questo ennesimo salasso. Chissà. Le “clausole di salvaguardia”, cioè i piani B inseriti nelle leggi che scattano se il governo fallisce nell’attuare le riforme previste, hanno spesso conseguenze spiacevoli. Stiamo ancora pagano il conto di una riforma fiscale da 40 miliardi messa a bilancio due anni fa dall’allora ministro Giulio Tremonti e mai realizzata.

Il terzo aumento della benzina ipotizzato sarebbe, stando a indiscrezioni circolate ieri, inserito in un emendamento governativo alla legge di Stabilità in discussione al Senato: un aumento del carico fiscale da 419 milioni di euro spalmati su due anni, 2017-2018, ancora non è chiaro per compensare quale mancato incasso.

Mentre si arrabatta tra questi equilibrismi contabili che servono a prendere tempo, rimandando i salassi al futuro (e forse al prossimo governo), Enrico Letta prova a conquistarsi i titoli dei giornali con la retorica del pugno sul tavolo: “Sul fronte europeo per alcuni ayatollah del rigore questo non è mai abbastanza, ma di troppo rigore l’Europa finirà per morire e le nostre imprese finiranno per morire”. Lo dice proprio lui che ha preferito approvare sacrifici e tagli pur di non tornare sotto procedura d’infrazione, promettendo a Bruxelles il rispetto della soglia di deficit al 3 per cento del Pil.

Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, per festeggiare i suoi 71 anni, è volato a Bruxelles per ottenere un incoraggiamento dall’Eurogruppo dopo la bocciatura (non formale ma nei contenuti) della Commissione europea che non ha apprezzato la manovra.

L’Eurogruppo, cioè il coordinamento dei Paesi dell’euro, “accoglie con favore l’impegno del-l’Italia ad affrontare i rischi” segnalati dalla Commissione e “prende nota delle misure aggiuntive che sta prendendo”. La lo stesso Enrico Letta ammette: “Se si continua con tasse e tagli Beppe Grillo avrà la maggioranza”.

IMU, 3 MILIARDI IN DUE MESI PER SALVARE IL GOVERNO LETTA

ilfatto_20131106
Da Il Fatto Quotidiano del 07/11/2013. Marco Palombi attualità

ALFANO MINACCIA: LA SECONDA RATA SULLA CASA VA ABOLITA. I CONTI DEL 2013 GIÀ BALLANO: VERSO LA STANGATA DI NATALE SU ACCISE E ANTICIPI DELLE TASSE.

Servono tre miliardi in due mesi per tenere in vita il governo Letta: è il prezzo del riscatto, per così dire, della seconda rata dell’Imu più i soldi per finanziare la Cassa integrazione per gli ultimi mesi del 2013. Senza l’abolizione completa della tassa sulla prima casa, infatti, l’esecutivo perde per intero il Pdl, Angelino Alfano compreso, senza gli ammortizzatori sociali si rivolta il Pd. Spese improrogabili, insomma, che valgono per la precisione circa 2,8 miliardi: poco più di 2,4 serviranno per compensare l’Imu, almeno 330 milioni se ne andranno per la Cig. “Trovare le coperture è difficile”, aveva mandato a dire Fabrizio Saccomanni da Londra. A seguire, come al solito, il ministro del-l’Economia è diventato il bersaglio dei berlusconiani e ha finito per essere smentito dai suoi colleghi di governo: prima dal suo viceministro Fassina, poi da un perentorio Alfano (“la seconda rata non si paga”). Il ciellino Maurizio Lupi è stato il più chiaro: “Qualunque governo, ma in particolare il nostro, non può permettersi, laddove ha preso degli impegni formali, di non mantenerli”. Tradotto: qua rischiamo di andare a casa. Il problema, insomma, è dove e come trovare i soldi: nuovi aumenti di tassazione (anche indiretta come le accise) non sono digeribili dalla maggioranza, su ministeri e enti locali già gravano i tagli della “manovrina” correttiva da 1,6 miliardi di inizio ottobre, l’unica strada è dunque trovare entrate straordinarie a compensazione.

AL TESORO, come sempre, vagliano ogni possibilità, ma stavolta il livello di astrazione delle proposte rischia di connettere direttamente la scrittura del bilancio pubblico con la metafisica. Al ministero, intanto, cercano di ridurre il danno: hanno presentato simulazioni per escludere dal beneficio i terreni agricoli e alcune categorie di case assimilabili a quelle di lusso (che pagano). In questo modo il costo da coprire risulta di 1,8 miliardi, cioè circa 650 milioni in meno rispetto alla “promessa” fatta da Enrico Letta in Parlamento (ma esistono anche versioni da trecento milioni): c’è, però, il problema che il Pdl di un’operazione di questo genere non vuole sentir parlare. Le fonti di finanziamento straordinario sono altrettanto ballerine. C’è chi pensa, ad esempio, all’incasso derivato da quel regalo alle banche che va sotto il nome di “rivalutazione delle quote di Bankitalia”: se il valore fissato fosse sette miliardi, come anticipato da Saccomanni, la tassazione delle plusvalenze porterebbe all’erario 1,3 miliardi circa. Problema: difficile incassare nel 2013 anche perché serve il via libera preventivo di Bruxelles. C’è chi pensa poi alle eterne dismissioni: qualche introito è possibile se si tratta di svendere – all’improvviso e con basse quotazioni – le partecipazioni azionarie come quelle in Eni (che comunque, ha detto Enrico Letta ieri sera, saranno vendute comunque), ma se si pensa invece agli immobili lo spazio è abbastanza esiguo anche ricorrendo alla consueta partita di giro della vendita a Cassa depositi e prestiti. Assai quotata, infine, l’ipotesi di aumentare gli anticipi Ires e Irap (oggi al 101 per cento) per gli istituti finanziari.

Tutto fa brodo, come si vede, per salvare le larghe intese da loro stesse, ma il problema vero è che i conti 2013 già ballano per conto loro, anche senza lo scoglio dei tre miliardi da trovare. Già le coperture per abolire la prima rata sono infatti assai dubbie: un miliardo e mezzo, infatti, doveva arrivare alle casse dello Stato tramite la sanatoria per le concessionarie delle slot machine e dagli introiti Iva dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione. Difficile: il minicondono, per dire, è già scaduto e solo metà delle aziende che avevano evaso ha aderito (mancano almeno 260 milioni). Pure sui debiti della P.A. il risultato è assai dubbio, almeno per il 2013: secondo il sito del Tesoro, infatti, su 27,2 miliardi teorici ne sono ad oggi stati erogati agli enti pagatori circa diciotto (altri 3,5 miliardi sarebbero in arrivo), di cui solo 14 effettivamente pagati.

QUINDI l’Italia non rispetterà i vincoli di bilancio? Non sia mai, ha messo le mani avanti il commissario Ue Olli Rehn: “Nel caso, il governo dovrà far scattare la clausola di salvaguardia”. Espressione complessa che però indica una cosa sola: aumenti di varie accise (da definire con apposito decreto) e degli anticipi Ires e Irap da riscuotere in tutta fretta entro il 31 dicembre. La mazzata di Natale.

PAGHEREMO L’IVA E ANCHE L’IMU A RISCHIO LA LEGGE DI STABILITÀ

corel
Da Il Fatto Quotidiano del 29/09/2013. Stefano Feltri attualità
DOPO LA CRISI SI RIMETTE IN DISCUSSIONE L’ESENZIONE PER TUTTE LE PRIME CASE.

La crisi di governo non cambia le scadenze della politica economica, ma può rivoluzionare le scelte necessarie per rispettare i saldi di bilancio concordati con l’Europa. Da martedì partirà l’aumento di un punto dell’Iva, sale dal 21 al 22 l’aliquota più alta: il governo ha scelto di scaricare la responsabilità del rincaro sul Pdl di Silvio Berlusconi, come sanzione per le dimissioni di massa dei parlamentari. Poi tornerà, almeno in parte l’Imu sulla prima casa, visto che Berlusconi sarà fuori dalla maggioranza e i soldi per compensare l’esenzione non sono mai stati trovati. Due settimane per fare tutto Il governo ha tempo fino al 15 ottobre per scrivere la legge di stabilità e spedirla a Bruxelles. Per la prima volta, grazie alle regole note come Two pack, la Commissione europea esaminerà il bilancio triennale dello Stato prima del Parlamento. Letta e il suo ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni sono consapevoli che il passaggio è delicato: il premier sa che senza un governo con pieni poteri il negoziato con Bruxelles rischia di essere un disastro. La Commissione farà le sue osservazioni, soprattutto sulle coperture, poi toccherà a palazzo Chigi e alTesoro (oltre che al ministro per gli Affari europei Enzo Moavero) difendere le proprie scelte a Bruxelles. Un esecutivo in carica solo per gli affari correnti, dopo una sfiducia parlamentare, sarebbe debolissimo. La manovra rimandata È meno urgente, invece, la manovra da 3 miliardi circa per portare il deficit 2013 dal 3,1 per cento del Pil al 3, in linea con le soglie europee. C’è tempo fino a dicembre, ma visto che i soldi andranno trovati nel bilancio 2013 si tratterà di un intervento di sole tasse, o con aumenti di acconti (Irpef, Ires, Irap) o di accise, un salasso inevitabile. La questione Iva Il ministro Saccomanni, d’a ccordo con Letta, non ha alcuna intenzione di rimettersi a cercare il miliardo di euro che servirebbe per evitare l’aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento che scatta martedì. Discorso diverso per il 2014: l’incremento di aliquota è indicato a bilancio come strutturale, cioè destinato a rimanere per sempre. La legge di stabilità dovrebbe esserel’occasione per rivedere però almeno i “panieri”, cioè per spostare qualche bene di consumo nelle fasce ad aliquota ridotta. Sull’Imu si riapre tutto Ora che Berlusconi è fuori, si risolve il principale problema contabile per Saccomanni (o suoi eventuali successori): l’Imu sulla prima casa. Il governo non aveva mai indicato dove trovare i 2,4 miliardi di euro necessari per evitare il pagamento della rata di dicembre. E anche le coperture per la prima rata di giugno da 2 miliardi sono sempre più evanescenti (i 600 milioni del condono per le slot machine in contenzioso col fisco, per esempio, non ci sono). Morale: è quasi certo che sull’Imu cambierà tutto. Pd e Scelta Civica (ma anche Sel) sono favorevoli a conservare l’e s e nzione per i redditi bassi, ma sicuramente la lista delle case a cui si applicherà ancora l’Imu si allungherà parecchio. Con inevitabili ripercussioni sulla Service Tax che dovrebbe entrare in vigore dal 2014, sempre centrata sulla casa. Un bilancio minimalista. Al Tesoro stanno già ragionando su come affrontare il caos che potrebbe seguire a una sfiducia di Letta in Parlamento. L’idea è di scrivere una legge di stabilità minimalista, con il solo obiettivo di evitare che lo Stato finisca in esercizio provvisorio (cioè scavalli il 31 dicembre senza aver approvato i conti per l’anno seguente), lasciando poi le scelte vere di politica economica al prossimo esecutivo. Incluso il taglio del cuneo fiscale (cioè delle imposte pagate dai lavoratori in busta paga) per 3-4 miliardi che Letta aveva più volte annunciato. Il sistema è questo: le leggi di Stabilità sono su base triennale, quindi il governo Monti a fine 2012 ha impostato interventi per gli anni 2013,2014 e 2015. A Letta toccherebbe fissare le direttrici per 2014-2015-2016. Ma se non avrà il consenso politico per farlo, può scrivere una legge di stabilità che sia semplicemente una copia di quella di Monti, priva di interventi strutturali politicamente delicati. Basta proiettare avanti di un anno ancora i numeri e le tendenze ereditate dal Professore della Bocconi. Una soluzione passiva che evita conseguenze peggiori e che sarebbe approvata anche da un Parlamento spaccato e in piena campagna elettorale. Confermando così la cifra stilistica del governo Letta: non risolvere oggi il problema che puoi rinviare a domani.

Tutte le fregature dell’Imu: tasse, tagli e la mazzata nel 2014

corel
Da Il Fatto Quotidiano del 03/09/2013. Marco Palombi attualità

PER (NON) ABOLIRE L’IMPOSTA NE METTONO UN’ALTRA E RISPARMIANO SU OCCUPAZIONE E CONTROLLI FISCALI.

L’abolizione dell’Imu su prime case e terreni agricoli è “una vera e propria manovra di finanza pubblica da quasi cinque miliardi di euro” realizzata “senza mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Renato Brunetta, ancora ieri sul Giornale, festeggiava la fine dell’imposta sugli immobili coi toni d’un trionfo guerresco. Pure Enrico Letta, a fine Consiglio dei ministri, era felicissimo per “la necessaria riforma del’Imu e il cambiamento radicale di una tassa che ha riscontrato vari punti di iniquità”. Angelino Alfano, al suo fianco, sprizzava soddisfazione: “È un decreto tax free”, si vantava in anglosiculo. È così? Non proprio. Come sempre, il diavolo è nei dettagli. E il decreto del governo abbonda in dettagli.

TAX NON FREE. Almeno una nuova tassa, o meglio un aumento di imposizione, nel testo c’è e serve a coprire la tutela di 6.500 esodati. Sostanzialmente viene dimezzata la deducibilità delle assicurazioni sulla vita e sugli infortuni, il che comporta che una certa quota di italiani pagherà più Irpef. Si tratta precisamente di di 6,3 milioni di italiani che dovranno sborsare in media duecento euro circa in più all’anno (il prelievo medio dell’Imu sulla prima casa era di 195 euro a contribuente).

COPERTURE BALLERINE. I soldi per abolire l’Imu 2013 dovrebbero arrivare dal gettito Iva dovuto al pagamento di dieci nuovi miliardi di debiti commerciali della Pubblica amministrazione, da alcuni tagli lineari al bilancio dei ministeri e da un condono per le concessionarie di slot machine che evasero il fisco tra il 2004 e il 2007: invece di 2,5 miliari potranno cavarsela sborsando 620 milioni. Problemi: non è detto che si riesca a pagare abbastanza in fretta i fornitori della P.A. ed è dubbio pure che tutte le concessionarie – alcune in forte perdita – siano in grado di pagare forti somme in così poco tempo. E la situazione è già critica: ad agosto il fabbisogno (quanto spende lo Stato) è salito a 9,2 miliardi, contro i 6 del 2012.

TASSE EVENTUALI. Esistono anche queste. Il decreto, infatti, è dotato di una cosiddetta “clausola di salvaguardia” fatta solo di aumenti d’imposta. Tradotto: se le coperture ufficiali dovessero non funzionare, ipotesi tutt’altro che implausibile, scatterebbero automaticamente altre misure. Queste: “L’aumento della misura degli acconti dell’Ires e dell’Irap, e l’aumento delle accise”.

TAGLI TREMONTIANI. Circa un miliardo di copertura del decreto arriva da tagli lineari a 35 autorizzazioni di spesa di vari ministeri: si tolgono fondi alle assunzioni di nuovi agenti di polizia e pure di altri ispettori contro l’evasione fiscale. Trecento milioni vengono poi sottratti alla manutenzione della rete ferroviaria, 250 al fondo per l’occupazione e trecento al settore elettrico (ve ne parliamo qui accanto).

LA RATA FANTASMA. È la seconda. A sentire il governo o Brunetta l’Imu è già stata abolita, ma la seconda rata è ancora lì: se non si trovano i soldi nella legge di stabilità, a dicembre tutti dovranno pagare mezza Imu.

IL GIOCO DELLE TRE CARTE. Prima carta: abolita l’Imu. Ammesso che sia vero, questo vale per il 2013 essendo le coperture una tantum. Seconda carta: la service tax. Che la chiamino Taser o in un altro modo al momento dovrà portare a Stato e Comuni lo stesso gettito dell’odiata Imu. Terza carta: il federalismo. Nel 2014 l’imposta patrimoniale sugli immobili sarà gestita dai Comuni: toccherà ai sindaci tartassare i loro elettori, ma solo fino a un tetto massimo. Quale tetto? Facile: il gettito Imu stimato per l’anno prossimo. Il banco vince sempre

Polizze vita, Irpef più cara per sei milioni di italiani

corel
Da La Repubblica del 02/09/2013. VALENTINA CONTE E ROBERTO MANIA attualità
Tutti gli effetti del dimezzamento della detrazione sulle assicurazioni.
L’aggravio fiscale riguarderà in particolare i redditi fino a 55mila euro lordi.
L’articolo del decreto assicura parte delle coperture al taglio Imu e per gli esodati.
Le misure
Visco: il calo del debito non impone tagli perenni ai conti
Con il giro di vite sulle polizze vita Irpef più cara per 6 milioni di italiani pagheranno 200 euro in più all’anno.

ROMA— Meno Imu, più Irpef. Per cancellare l’imposta sulla casa (per ora solo la prima rata), il governo farà salire quella sui redditi. Almeno per 6 milioni e 300 mila italiani che pagheranno 125 euro in più di Irpef sul 2013. E ben 201 euro sul 2014. Un salasso inatteso che sconfessa la filosofia “ tax free”, sbandierata in conferenza stampa da Letta e Alfano. «La copertura del decreto Imu è stata gestita senza alzare le tasse», aveva detto il premier. «È un provvedimento
tax free che non porta altre tasse», si esaltava il suo vice. Così non è. Purtroppo. E a rimetterci sarà soprattutto il ceto medio, visto che la maggior parte di questi italiani, tartassati a sorpresa, ovvero il 90% di quei 6,3 milioni di contribuenti, è sotto i 55 mila euro lordi annui. E il 54% sotto i 26 mila euro. Tra loro, quattro milioni di lavoratori dipendenti e un milione e 300 mila pensionati.
L’ARTICOLO 12
Il guaio è nascosto nell’articolo 12 del decreto Imu, in vigore da sabato scorso. Lì si dimezza per quest’anno «il limite massimo di fruizione» per detrarre dall’Irpef il 19% dei premi di assicurazione sulla vita, contro gli infortuni e la non autosufficienza. Se fino ad oggi quel tetto era di 1.291 euro, per il 2013 diventa 630 euro. E addirittura 230 euro dal 2014 in poi. Appena un quinto. Tra l’altro l’operazione è ancora una volta retroattiva e dunque in violazione dello Statuto del Contribuente, una legge dello Stato che impone la valenza solo per il futuro delle norme fiscali. Che cosa significa in concreto? Se fino a pochi mesi fa – nella dichiarazione dei redditi di maggio – al rigo E12 del 730 si poteva “scalare” dall’imposta sui redditi un massimo di 245 euro (il 19% del vecchio tetto), dal prossimo maggio quel rigo potrà contenere al più 120 euro. E dal 2015 appena 44 euro. Con la conseguente impennata dell’Irpef.
CHI CI RIMETTE
Secondo gli ultimi dati disponibili,
quelli delle dichiarazioni 2012 (dunque riferite ai redditi 2011), oltre sei milioni di italiani usufruiscono di questo vantaggio fiscale che costa allo Stato 685 milioni l’anno. Per di più vivono al Centro-Nord, oltre un milione nella sola Lombardia, mezzo milione ciascuno in Piemonte e Lazio. Un bonus che Vieri Ceriani – ex sottosegretario all’Economia con Monti e ora ascoltatissimo consigliere di Saccomanni – inseriva tra le “misure a rilevanza sociale” nell’ormai famoso Rapporto sull’erosione fiscale del 2011. «L’agevolazione esiste perché riduce l’intervento del welfare pubblico», conferma Dario Focarelli, direttore generale dell’Ania (assicurazioni). «Un domani, dovesse succederti qualcosa, peserai di meno sulle casse pubbliche. Ma l’effetto di questa norma, che giudichiamo estremamente negativa, si abbatterà soprattutto su chi vuole assicurarsi, sui cittadini ». Su 65 miliardi totale di premi, il ramo della protezione ne vale 4. E chi vi ricorre lo fa non tanto come opzione di risparmio (in passato era così), quanto proprio per lasciare un capitale ai propri cari in caso di morte, infortunio o handicap grave. È vero che spesso questi prodotti sono abbinati alla previdenza integrativa. Ma ne sono del tutto svincolati e scelti a prescindere.
IL NODO COPERTURE
Il problema ora è tutto politico. Il bilancio dello Stato è veramente al limite. Lo si è visto nel tira e molla dei giorni scorsi sulle coperture al decreto Imu. Alla fine, per non spaventare Bruxelles e assicurare che il 3% del rapporto tra deficit e Pil non sarà valicato ancora, il governo ha pure messo una clausola di salvaguardia con il possibile aumento di acconti delle imprese (Ires e Irap) e delle accise (benzina inclusa). Il taglio alle detrazioni sulle polizze vale moltissimo: 458 milioni nel 2014, 661 milioni nel 2015, 490 milioni dal 2016. Un’enormità. Non facile da rimpiazzare. Se ne riparlerà durante l’iter di conversione parlamentare del decreto. Ieri il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha ammesso che i tagli ai conti pubblici sono recessivi, eppure hanno «contribuito a evitare scenari peggiori, a contenere e ridurre gli spread e a scongiurare nuove crisi di liquidità». Ma poi ha aggiunto che non saranno «permanentemente restrittivi». Non saranno cioè perenni.

Imu, penalizzare gli affitti immobilizza il Paese

corel
Da Il Fatto Quotidiano del 31/08/2013.Sandro Trento attualità

EFFETTI COLLATERALI.

È paradossale che in un paese nel quale vi è un’alta diseguaglianza nella distribuzione del reddito e della ricchezza (siamo molto simili a Regno Unito e Stati Uniti, sotto questo aspetto) il governo abbia ritenuto prioritario cancellare, almeno in parte, una delle pochissime tasse sui patrimoni: l’Imu.
In Italia vi sono quattro milioni e mezzo di famiglie in affitto e che molto probabilmente ci sono tantissimi italiani che vorrebbero poter affittare una casa, ma non possono. L’Italia è il Paese europeo in cui il mercato degli affitti ha subito negli ultimi quarant’anni il ridimensionamento più vistoso, a favore della quota di abitazioni occupate dal proprietario o tenute sfitte a sua disposizione. La scarsità di case in affitto ha un impatto negativo sul sistema economico: frena la mobilità del lavoro e le dinamiche demografiche, molti giovani rinviano il matrimonio anche per l’assenza di case in affitto. La tassazione immobiliare presenta un problema di equità: l’accesso alla proprietà della prima casa è facilitato, mentre l’accesso all’affitto lo è molto meno. É molto probabile che chi vada in affitto sia meno abbiente rispetto a chi acquista casa. Analisi molto interessanti sono contenute nel volume “Le tendenze del mercato immobiliare: l’Italia e il confronto internazionale” pubblicato dalla Banca d’Italia di recente.
LE GRANDI NOVITÀ degli ultimi anni, sono state la cedolare secca e l’introduzione dell’Imu al posto dell’Ici, che sono valutate nello studio Bankitalia in funzione dei loro effetti potenziali sul mercato degli affitti: entrambe le riforme sembrano aver temporaneamente condotto su questo mercato molte case precedentemente sfitte, perché con l’Imu è cresciuto il costo fiscale di detenere una casa sfitta e si è ridotto, con la cedolare secca, quello di dare in affitto, proprio quando molti proprietari dovevano affrontare la recessione. Ma esaurito questo effetto, e guardando al più lungo periodo, gli studiosi della Banca d’Italia sostengono che il peso fiscale che deve affrontare chi voglia investire per costruire o ristrutturare abitazioni da dare poi in affitto si è aggravato, sia per gli investitori persone fisiche, sia, soprattutto, per società ed enti. Sono proprio questi ultimi che all’estero rappresentano la parte più rilevante del-l’offerta di case in affitto e che in Italia hanno subito l’aggravio dell’Imu senza beneficiare della cedolare secca (che si applica solo alle persone fisiche, come i cospicui benefici fiscali per le ristrutturazioni).
Il lavoro della Banca d’Italia contiene poi suggerimenti per rendere più razionali altre caratteristiche della cedolare secca e dell’Imu e per rilanciare la compravendita delle seconde case. La cedolare secca presenta l’inutile complicazione di un divieto d’indicizzazione dei canoni all’inflazione. Quanto all’Imu, nello studio si ritiene necessaria una revisione del catasto, per contenere o eliminare la variabilità del rapporto fra rendite catastali e valori di mercato. L’attuale sistema delle detrazioni o franchigie non tenie conto del fatto che le stesse rendite catastali sono mediamente molto diverse a seconda che si abiti in una delle grandi città italiane e dintorni oppure nel resto del Paese e che un analogo trattamento non viene accordato a tutti coloro che vivono in affitto .
Eliminare la tassazione sulla proprietà delle case rischia di accrescere il numero di case tenute sfitte e di ridurre ulteriormente l’asfittico mercato degli affitti con effetti negativi sui giovani, sui ceti più deboli, sulla mobilità geografica.
NEL PROVVEDIMENTO del governo sembra però esserci un aggravio delle imposte sulle seconde case sfitte: il 50 per cento della rendita, rivalutata, viene considerato alla stregua di reddito fondiario per il proprietario. Per gli affitti, il decreto del governo, prevede una riduzione della cedolare per i contratti di affitto a canone concordato dal 19 al 15 per cento e una parziale deduzione dell’Imu dall’imposta sulle società. Non sono stati però trovati modi per estendere gli effetti della cedolare secca a enti e imprese proprietari di immobili dati in affitto, cosa che avrebbe rappresentato un incentivo importante al mercato degli affitti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: