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Corrado Clini arrestato per peculato. Ex ministro dell’Ambiente ai domiciliari

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Fatto Quotidiano del di Marco Zavagli | 26 maggio 2014 attualità
L’inchiesta è incentrata su un finanziamento per il risanamento del settore idrico in Iraq: secondo la Guardia di finanza, in concorso con un altro imprenditore, avrebbe sottratto fondi per oltre 3,4 milioni di euro. Le misure sono state disposte dal gip di Ferrara, su richiesta della Procura guidata da Bruno Cherchi

Corrado Clini, ex ministro dell’Ambiente del governo Monti, è stato arrestato per peculato. Con lui ai domiciliari è finito anche Augusto Calore Pretner, ingegnere padovano. Secondo l’ordinanza, emessa dal gip Piera Tassoni della procura di Ferrara, i due avrebbero sottratto 3 milioni e 400mila euro da un finanziamento ministeriale di 54 milioni destinato al progetto “New Eden”, volto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzare in Iraq e finanziato con il sostegno internazionale.

Clini risultava indagato già dall’ottobre 2013 in qualità di direttore generale del ministero dell’Ambiente. Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Ferrara, erano partite dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società cartiera con sede in Olanda, a favore della Med Ingegneria srl, studio ferrarese i cui vertici risultano indagati per una frode fiscale da un milione e mezzo di euro (per questi fatti a luglio la Procura iscrisse cinque persone nel registro degli indagati e sequestrò beni per 330mila euro).

Le fatture di Med Ingegneria facevano capo a due organizzazioni non governative con sede negli Stati Uniti, la Nature Iraq (cui partecipava lo Studio Galli Ingegneria di Padova di cui è socio Pretner) e Iraq Foundation. Sono le due ong che nel 2003 stipularono un accordo bilaterale con gli uffici del ministero dell’Ambiente, poi rinnovato nel 2008 per altri cinque anni. Obiettivi del programma di cooperazione erano il ripristino ambientale e il controllo dei fenomeni di piena e gestione integrata dei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate. Di quella attività però il nucleo di polizia tributaria non ha trovato alcun riscontro. Per quel progetto le due ong chiesero 57 milioni all’Ambiente, ottenendone 54.

Tra settembre 2007 e gennaio 2011 parte di quelle somme finiscono in conti “direttamente riconducibili ai due arrestati”. A parlare di “grossi elementi probatori a carico” degli indagati è il procuratore capo di Ferrara, Bruno Cherchi che, assieme al colonnello delle Fiamme gialle Sergio Lancerin ricostruisce i passaggi di denaro attraverso tre continenti. Una parte dei soldi del ministero, incassati da Nature Iraq, venivano accreditati su un conto ad Amman in Giordania, per poi partire in direzione dell’Olanda, verso la società Gbc con fatturazioni per operazioni inesistenti.

Questa tratteneva una commissione del 5% per poi girarli nei paradisi fiscali delle Isole Vergini e dei Caraibi. Da qui il malloppo, decurtato di un altro 2%, ripartiva per la Svizzera per essere depositato “in conti correnti di prestanome direttamente riconducibili agli indagati”. Un vorticoso giro di denaro “provato senza ombra di dubbio” afferma Lancerin, che anticipa come “la Procura di Roma (che sta valutando anche altri fronti con il pm Galanti, ndr) sta operando numerosissime perquisizioni in tutto il Paese”, mentre le indagini della Finanza proseguono anche in altre direzioni. In particolare in Svizzera, dove si batte la pista del riciclaggio internazionale di denaro.

Corrado Clini, medico, è stato per venti anni – dal 1991 al 2011 – direttore generale del ministero ed è stato nominato ministro il 16 novembre 2011 nel governo guidato da Mario Monti. Dopo la guida del dicastero, è tornato a ricoprire l’incarico di direttore generale per lo Sviluppo sostenibile, il clima e l’energia sempre al dicastero di via Cristoforo Colombo. Per anni sempre in prima linea ai vertici internazionali, si è occupato di ambiente e di cambiamenti climatici, è stato anche chairman dell’European Environment and Health Committee, composto dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai ministeri della Salute e dell’Ambiente di 51 paesi europei e centro asiatici.

Come ministro ha affrontato alcune questioni spinose come il caso Ilva, il naufragio della Costa Concordia e l’emergenza rifiuti a Roma. Clini è anche noto per le sue posizioni a favore del nucleare e, di un possibile ritorno in Italia ed è sempre stato favorevole agli ogm (organismi geneticamente modificati), due temi caldi, che ha sostenuto in vari ambiti anche appena nominato ministro, a ridosso dell’incidente di Fukushima in Giappone. Ad aprile 2012 ha presentato al Cipe il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e, insieme con i ministri Corrado Passera e Mario Catania (Politiche Agricole), la riforma degli incentivi alle energie rinnovabili

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Report del 19/01/2014 – Patto D’acciaio – Anticipazioni.

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Fonte report.rai.it del 19/01/2014 attualità

Sulla vicenda Ilva è necessario non far calare l’attenzione perché il commissario Bondi da sette mesi al timone dell’Ilva non ha ancora iniziato il risanamento, un decreto poco chiaro dovrebbe sbloccare i fondi ma forse a beneficio dei proprietari, infine due giorni fa c’è stata l’ultima udienza londinese del processo per estradizione di Fabio Riva, vicepresidente del Gruppo Riva, per il quale sarebbero “una minchiata i due tumori in più all’anno” causati dalle emissioni dell’acciaieria di Taranto che, grazie alla complicità dei poteri forti, ai blandi controlli, alle regole su misura, è una barca alla deriva con la cassaforte vuota (mentre, com’è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Milano, due miliardi di euro erano nei paradisi fiscali).

Report farà vedere dove sono finiti i generosi profitti intascati dai Riva grazie alla produzione d’acciaio a Taranto e che sarebbero dovuti essere investiti nel risanamento a tutela della salute pubblica e degli operai.

Di Sabrina Giannini – Domenica 19 gennaio alle 22.40 su Rai3

Da report.rai.it

Dall’amicizia con il ministro Clini alle raccomandazioni di Vendola così funzionava il Sistema Ilva

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Da La Repubblica del 29/11/2013.CARLO BONINI GIULIANO FOSCHINI attualità

Tutte le telefonate (intercettate) di Archinà a politici e sindacalisti
L’inchiesta.

TARANTO— Nessuno può dirsi innocente di fronte ai veleni dell’Ilva. Nel triangolo Taranto- Roma-Milano, tutto e tutti hanno avuto un prezzo. Non necessariamente economico. Tutto e tutti ne sono irrimediabilmente rimasti sporcati e dunque prigionieri. Nei trentuno faldoni di atti e nelle 50mila intercettazioni telefoniche dell’inchiesta della Procura di Taranto depositati in questi giorni e di cui Repubblica è in possesso, è la prova documentale che il Sistema Riva e il capitalismo di relazioni di cui è stato espressione hanno appestato, insieme all’aria, all’acqua, al suolo di Taranto, il tessuto connettivo della politica, della pubblica amministrazione, dei controlli a tutela dell’ambiente e della salute. A Girolamo Archinà, il Rasputin dei Riva, l’ex onnipotente capo delle relazioni esterne Ilva da qualche giorno tornato libero dopo un anno e mezzo di carcere, si sono genuflessi nel tempo segretari di partito, ministri della Repubblica, arcivescovi, sindacalisti, giornalisti. Ascoltarne la voce chioccia al telefono mentre blandisce, lusinga, minaccia i suoi interlocutori, dà la misura di quanto estesa, profonda e antica fosse la rete che ha consentito di collocare l’acciaieria in uno stato di eccezione permanente.
A DESTRA E A SINISTRA
Il cuore e il portafoglio dei Riva battono a destra. Da sempre. Dagli anni 2004-2006. È di 575mila euro il finanziamento a Forza Italia, di 10mila quello a Maurizio Gasparri e di 35mila quello all’ex governatore della Puglia e poi ministro Raffaele Fitto. Uomo cui la famiglia è particolarmente grata per aver ritirato, il giorno prima della (unica) sentenza di condanna, la costituzione di parte civile della Regione nei confronti dell’Ilva, consentendo un risparmio di qualche milione di euro. Ma il capitalismo di relazioni impone di scommettere anche sui cavalli di altra sponda.
«Bersani? Si sentono tutte le settimane», assicura Archinà a chi lo avvisa di un interesse dell’allora segreterio del Pd ad un contatto con la famiglia Riva (che per altro ne ha finanziato la campagna elettorale del 2006 con 98 mila euro). Quel Pd, il cui deputato Ludovico Vico eletto a Taranto, è telecomandato come un uomo azienda. E anche con il governatore della Regione, Nichi Vendola, che pure sarà l’unico alla fine a battezzare due leggi contro i fumi dell’Ilva, è un salamelecco di “auguri sinceri” per le feste comandate, attestati di stima. Non solo nella telefonata ormai nota in cui si ghigna della protervia nell’azzittire un giornalista petulante e per la quale Vendola ha fatto pubblicamente ammenda. Ma anche in un’altra conversazione in cui Archinà si offre di fare da “mezzano” per un incontro tra il governatore e l’allora presidente di Confindustria Marcegaglia («Così diamo uno scossone al centro-destra»), cogliendo l’occasione per sollecitare un intervento «caro ai Riva» sulle nomine all’autorità portuale di Taranto. Non esattamente il core business dell’acciaieria.
«Apriamo gli occhi sull’autorità portuale di Taranto», dice Archinà a Vendola. Che risponde: «L’ammiraglio va bene. Non è un ladro. E’ una persona sobria e seria. Siccome è di destra, ho detto al ministro: “È uno vostro, ma è una persona per bene. Niente da eccepire». Ma il problema di Archinà non è «l’ammiraglio». È impedire la nomina di tale Russo, «sponsorizzato dal traditore Michele Conte». «Lei lo sa — insiste con il governatore — che Conte è passato coordinatore cittadino del Pdl?». Vendola conviene: «Michele Conte, mamma mia. Uno raccomandato da tutti. Dalle organizzazioni per la liberazione della Palestina ai gruppi comunisti estremisti. Noi abbiamo il potere di fare bene, ma il ministro ha quello di fare le scelte. Comunque grazie di questa informazione ».
“IL NOSTRO AMICO CORRADO”
Non c’è ente locale o ministero dove Archinà e i Riva non possano arrivare. Dove non si inciampi in «un amico». Come all’Ambiente, dove Corrado Clini, allora direttore generale e futuro ministro del governo Monti, architetto dell’Aia che assicurerà la sopravvivenza dell’acciaieria, viene rappresentato come uomo a disposizione. «Stamattina ho visto per altri motivi il nostro amico Corrado — confida ad Archinà tale Ivo Allegrini del Cnr — Nel casino che adesso praticamente sta investendo il ministero dell’Ambiente, ho praticamente un’opportunità. A Corrado hanno dato la delega che danno pure ad altri direttori generali no! Allora mi ha detto: “Fatemi una
nota del casino che sta succedendo giù a Taranto, poiché nel limite del possibile io cerco di rimettere le cose in sesto». Una solerzia che troverebbe spiegazione — per quanto si ascolta in una seconda telefonata tra Allegrini e Archinà — in qualcosa che «sta a cuore a Clini in Brasile» e per la quale «è necessario un passaggio con i Riva».
QUEL LIBRO CON RAVASI
Già, nel Sistema Riva niente si fa per niente. Anche con gli uomini di Chiesa. Come quando don Marco dell’Arcivescovado di Taranto bussa a quattrini per la presentazione di un libro cui presenzierà Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per i Beni culturali. «Su cosa mi devo sbilanciare?», chiede Archinà. «La sponsorizzazione totale costerà 25mila — fa di conto don Marco — E l’impresa Garibaldi ha detto che vuole contribuire per 7-8 mila. Va bene?». Naturalmente va bene. Come vanno bene i sette assegni da 15mila euro l’uno staccati alla Curia e all’Arcivescovo Monsignor Benigno Papa per rendere più liete le feste comandate e far tacere sui veleni dell’acciaieria.
IL RAGAZZO BRUNO DI AVETRANA
Del resto, per i Riva comprarsi le indulgenze sembra facile quasi quanto scegliersi i sindacalisti. E per giunta, Archinà non deve neppure chiedere. «Senti Girolamo — gli spiega al telefono Daniela Fumarola della Cisl — siccome io sto lavorando sul nuovo gruppo dirigente della Fim, mi fai sapere qualcosa rispetto al ragazzo, al delegato nostro alla Rsu, aspetta come si chiama.. quello di Avetrana.. ora mi salta il nome.. un ragazzo bruno con gli occhi neri, è giovane.. Io ce l’ho sempre a mente perché è una cosa che ti devo chiedere e ora mi è sfuggito il suo cognome. Praticamente io devo fornire indicazioni anche alla segreteria nazionale su chi puntare per il dopo Lazzaro».
UN REGALO DI GOVERNO
Non deve sorprendere, allora, che anche dati per politicamente e industrialmente morti, i Riva continuino a incassare i dividendi del loro sistema di relazioni. Ancora oggi e con un nuovo governo. È diventata recentemente legge dello Stato il decreto voluto dai ministro del governo Monti, Balduzzi (sanità) e Clini (Ambiente) sulla valutazione del danno sanitario per i cittadini di Taranto. Norme che, di fatto, di qui al 2017, lasceranno che i cittadini di Taranto, soprattutto gli abitanti del quartiere Tamburi, continuino ad ammalarsi di cancro senza che questo obblighi l’Ilva a modificare il proprio livello di emissioni. Il governo ha infatti accettato di congelare la valutazione del possibile danno sanitario alla popolazione basandosi sulle rilevazioni dei veleni liberati dall’Ilva in questa fase di produzione limitata. Peccato che, già da oggi, l’azienda sia autorizzata ad aumentare la sua produzione fino a 8 milioni di tonnellate di acciaio. Dice Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, «Il Rompicoglioni», come lo aveva battezzato Fabio Riva: «È un omicidio di Stato. Identico, nella sostanza, a quello già autorizzato dal ministro Prestigiacomo nel 2011». Contro la legge, Assennato e la Regione hanno presentato ricorso. E non sono gli unici a pensarla così. Un dirigente del ministero dell’Ambiente, in una recente riunione con l’Arpa, ha riassunto così il senso dell’ultimo regalo ai Riva: «È come quell’uomo che si getta dalla cima di un grattacielo alto cento metri e che, arrivato al sesto piano, dice: “Fino a qui, tutto bene”».

Ilva, la telefonata choc di Vendola: risate al telefono per le domande sui tumori.

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VIDEO ILVA TARANTO

Fonte ilfattoquotidiano.it Francesco Casula e Lorenzo Galeazzi da ilfattoquotidiano.it attualità

Nel luglio del 2010 il leader di Sel viene intercettato con Girolamo Archinà, il pr della famiglia Riva. “Dica che non mi sono defilato”. E dà della ‘faccia da provocatore’ a chi chiedeva spiegazioni sui morti. Per tutta la giornata di ieri non ha risposto al Fatto.

E’ il 19 novembre 2009. La conferenza stampa di presentazione del “Rapporto ambiente e sicurezza” dell’Ilva è appena terminata. Luigi Abbate, giornalista dell’emittente tarantina Blustar Tv, si avvicina a Emilio Riva, 87enne ex patron dell’acciaio e gli chiede: “La realtà non è così rosea visti i tanti morti per tumore…”. Riva non è abituato a domande scomode. Abbozza una risposta bofonchiando: “Ve li siete inventati” e si salva grazie all’intervento del suo addetto alle relazioni istituzionali Girolamo Archinà, che strappa letteralmente il microfono dalle mani del giornalista. Il video finisce su Youtube e comincia a fare il giro d’Italia. Diversi mesi più tardi, nel luglio del 2010, appena tornato da un viaggio in Cina anche Nichi Vendola lo vede. A mostrarglielo sono stati “degli amici di Roma”, in quei giorni interessati al caso Ilva perché in quei giorni l’azienda era tornata sulle pagine dei giornali a causa della diffusione dei dati dell’Arpa sui livelli allarmanti di benzo(a)pirene a Taranto. Il video della conferenza stampa sarà al centro di una telefonata tra il governatore della Puglia e Archinà, considerato dai pm la “longa manus” dei Riva.

Nell’intercettazione, il governatore di Puglia ride di gusto dicendo ad Archinà di aver apprezzato “lo scatto felino”. Confessa di essersi divertito insieme al suo capo di gabinetto. Definisce una “scena fantastica” l’immagine di Archinà che impedisce al giornalista di intervistare Emilio Riva. Il leader di Sel, ridendo, rivolge anche i suoi “complimenti” ad Archinà. Non solo. Riferendosi al giornalista lo definisce una “faccia di provocatore”. Vendola, che afferma di aver fatto davvero le battaglie a difesa della vita e della salute, suggerisce di “stringere i denti” di fronte a questi improvvisatori “senza arte né parte”. E aggiunge: “Dite a Riva che il presidente non si è defilato”.

Oggi Nichi Vendola è tra i 53 indagati dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Per la procura di Taranto, che ha coordinato l’attività investigativa della Guardia di finanza, il leader di Sinistra ecologia e libertà ha fatto pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché ammorbidisse il suo atteggiamento nei confronti dell’Ilva. Concussione. Girolamo Archinà, invece, è finito in carcere il 27 novembre 2012. Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Sono le ipotesi di reato da cui dovrà difendersi l’ex pr dell’Ilva insieme a Emilio, Fabio e Nicola Riva, all’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso. Ma non è tutto. Archinà, infatti, è accusato anche di corruzione in atti giudiziari per aver versato una tangente di diecimila euro a Lorenzo Liberti, ex consulente della procura, incaricato di svolgere una perizia sulle emissioni nocive dello stabilimento siderurgico. Nel corso dell’inchiesta è anche emerso come molti cronisti locali (e alcune testate) fossero di fatto a libro paga di Archinà. Soldi per nascondere lo scandalo inquinamento e, soprattutto, per non fare domande.

Per tutta la giornata di giovedì 14 novembre i cronisti de Il Fatto Quotidiano hanno provato a contattare telefonicamente Vendola e i suoi collaboratori. Il cellulare del governatore ha sempre suonato a vuoto. E nonostante l’invio di sms, il leader di Sel non ha mai risposto nè richiamato.

Svendola (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 15/11/2013. Marco Travaglio attualità

Ci sono tanti modi per finire una carriera politica. Quello che la sorte ha riservato a Nichi Vendola è uno dei peggiori, proprio perché Nichi Vendola non era tra i politici peggiori. Aveva iniziato bene, con un impegno sincero contro le mafie e l’illegalità. Aveva pagato dei prezzi, ancor più cari di quelli che si pagano di solito mettendosi contro certi poteri, perché faceva politica da gay dichiarato in un paese sostanzialmente omofobo e da uomo di estrema sinistra in una regione sostanzialmente di destra. Ancora nel 2005, quando vinse per la prima volta le primarie del centrosinistra e poi le elezioni regionali in Puglia, attirava vastissimi consensi e altrettanti entusiasmi e speranze. E forse li meritava davvero. Poi però è accaduto qualcosa: forse il potere gli ha dato alla testa, forse la coda di paglia dell’ex giovane comunista ha avuto il sopravvento, o forse quel delirio di onnipotenza che talvolta obnubila le menti degli onesti l’ha portato a pensare che ogni compromesso al ribasso gli fosse lecito, perché lui era Nichi Vendola. S’è messo al fianco, come assessore alla Sanità (il più importante di ogni giunta regionale) un personaggio in palese e quasi dichiarato conflitto d’interessi, come Alberto Tedesco. S’è lasciato imporre come vicepresidente un dalemiano come Alberto Frisullo, poi finito nella Bicamerale del sesso di Gianpi Tarantini, a mezzadria con Berlusconi. Ha appaltato al gruppo Marcegaglia l’intero ciclo dei rifiuti, gratificato da imbarazzanti elogi del Sole 24 Ore quando la signora Emma ne era l’editore. Ha attaccato, con una lettera di chiaro stampo berlusconiano, il pm Desirée Di Geronimo che indagava su di lui. Ha incassato un’archiviazione da un gip risultata poi in rapporti amichevoli con lui e la sua famiglia. Ha stretto un patto col diavolo del San Raffaele, il famigerato e non compianto don Luigi Verzé, consegnandogli le chiavi di un nuovo ospedale a Taranto da centinaia di milioni. E si è genuflesso dinanzi al potere sconfinato della famiglia Riva, chiudendo un occhio o forse tutti e due sulle stragi dell’Ilva. Il fatto che, come ripete con troppa enfasi, non abbia mai preso un soldo dai Riva (diversamente da Berlusconi e Bersani), non è un’attenuante, anzi un’aggravante. Non c’è una sola ragione plausibile che giustifichi il rapporto di complicità “pappa e ciccia” che emerge dalla telefonata pubblicata sul sito del Fatto fra lui e lo spicciafaccende-tuttofare dei Riva: quell’Archinà che tutti sapevano essere un grande corruttore di politici, giornalisti, funzionari, persino prelati. Un signore che non si faceva scrupoli di mettere le mani addosso ai pochi giornalisti non asserviti. In quella telefonata gratuitamente volgare, fatta dal governatore per complimentarsi ridacchiando con il faccendiere della bravata contro il cronista importuno, non c’è nulla di istituzionale: nemmeno nel senso più deteriore del termine, nel più vieto luogo comune del politico scafato che deve tener conto dei poteri forti e delle esigenze occupazionali. C’è solo un rapporto ancillare e servile fra l’ex rivoluzionario che si è finalmente seduto a tavola e il potente che a tavola ha sempre seduto e spadroneggia nel vuoto della politica e dei controlli indipendenti, addomesticati a suon di mazzette. Il darsi di gomito fra gli eterni marchesi del Grillo, “io so’ io e voi nun siete un cazzo”. Questo ovviamente in privato, mentre in pubblico proseguivano le “narrazioni” e le “fabbriche di Nichi”. La poesia sulla scena, la prosa dietro le quinte. La telefonata con Archinà è peggio di qualunque avviso di garanzia, persino di un’eventuale condanna. Perché offende centinaia di migliaia di elettori che ci avevano creduto, migliaia di vittime dell’Ilva e i pochi politici che hanno pagato prezzi altissimi per combattere quel potere malavitoso. Perché cancella quello che di buono (capirai, in otto anni) è stato fatto in Puglia. Perché diffonde il qualunquismo del “sono tutti uguali”. Perché smaschera la doppia faccia di Nichi. Perché chi ha due facce non ce l’ha più, una faccia.

Ilva, Vendola non va dal vescovo Santoro

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IL GOVERNATORE, INDAGATO, HA PREFERITO NON PARTECIPARE AL CONVEGNO. IL PORPORATO: “OGNUNO RISPONDE PER SÉ
Fatto Quotidiano del 8/10/2013 di Sandra Amurri attualità
inviata a Taranto La Chiesa a Taranto illumina il buio della politica e cammina sulle gambe di chi è rassegnato, abbandonato dalle Istituzioni e si trova solo a fare i conti con la malattia, la morte, l’ansia di un lavoro che non c’è o che teme di perdere . E diventa promotrice del convegno “Ambiente, Salute, Lavoro, un cammino possibile per il Bene Comune” a cui ieri hanno par- tecipato i ministri dell’Ambiente Andrea Orlando e della Salute Lorenzin. Mentre, seppure invitati “ca- lorosamente” come sottolineato dal vescovo Filippo Santoro, il presidente della Regione Vendola, il sindaco Ippazio Stefàno e il direttore dell’Arpa Assennato, indaga- ti, hanno deciso di sottrarsi al confronto. “Una scelta personale, ognuno risponde per sé”, è stato il laconico commento del vescovo, che dopo tanto tempo in Brasile da un anno e mezzo è nella città ferita in cui chi lo ha preceduto non ha disdegnato “opere di bene” dal Gruppo Riva in cambio dell’indifferenza di fronte a quella che la dotto- ressa Annamaria Moschetti ha definito una “strage di uomini, donne e bambini”.“Non posso chiedere scusa alla città per conto altrui, sapete il peccato è debito di chi lo compie” spiega il vescovo “di certo io mi sto muovendo in un’altra direzione da quella passata. Vogliamo provocare gli amministratori con le nostre domande per avere risposte”. Domande che non piacciono al ministro Lorenzin che, dopo un inter- vento accompagnato dai fischi, si è affrettata a uscire infilandosi, scortata, nell’auto blu. Niente conferenza stampa come auspicato dal vescovo, a cui ha parte- cipato solo il ministro Orlando: “Il problema dell’Ilva, oggi, dopo connivenze di ogni genere, si presenta più difficile ma non im- possibile da risolvere. L’Aia può accogliere sug- gerimenti, correzioni e vi invito a segnalare ritardi negli interventi di risana- mento”ribadisce. “La di- scarica Mater Gratia e va prima bonificata” dice rassicurando chi, a ragione, dalla platea esprime forte preoccupazione per l’autorizzazio- ne data al suo utilizzo. “Nulla è scontato, di certo il commissariamento dell’Ilva rappresenta un passo rivoluzionario che segna una strada percorribile anche per altre real- tà” spiega il ministro. Intervento apprez- zato quello di Orlando, seppure con tante riserve di chi, in tutti questi anni ha ricevuto solo promesse disattese a scapito della sa- lute e della tutela dell’ambiente. Parla di ri- sanamento il ministro, da attuare anche “con un’ag- gressione dei beni della famiglia Riva” che, precisa “non è così semplice come appare”. IL MINISTRO della Salute Lorenzin, invece, non rac- coglie l’invito del vescovo di creare una rete di la- boratori per la prevenzione delle malattie derivanti dall’inquinamento con l’esenzione del ticket: “stiamo vivendo un’emergenza sanitaria… essere una società avanzata significa far convivere lavoro e salute”, si limita a dire. La platea ascolta sgomenta e fischia. Mentre strappa applausi il vescovo Santoro quando dice: “Sono arrivato a Taranto prima di papa Francesco a Roma, ma oggi sono travolto dal suo entusiasmo e mi sento più forte. Taranto è ferita e avverto su di me una grande responsabilità che mi impedisce di restare indifferente di fronte a chi deve risanare questa ferita e non lo fa. Cari ministri, vi prego di farvi portatori della sofferenza dei bambini dell’oncologi – co, di chi ha perso i propri cari perché voglio pensare a Taranto come a un luogo dove si possa rinascere, additata come esempio di ripresa anche di una classe politica nazionale e regionale che torni vicina a chi soffre. Vogliamo una parola chiara per sapere se sia- mo condannati o se c’è via di salvezza per la salute dei tarantini, per i lavoratori e soprattutto per i più po- veri. Il telegramma che ci ha inviato papa Francesco sarà la nostra Magna Carta: prodigarsi per una soluzione che metta al centro uno stile di vita sostenibile”, e conclude: “Le nostre processioni non hanno mai avuto un soldo da Riva”.

Ilva, l’ultimo ricatto dei Riva: via 1400 persone per protesta

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COME REAZIONE AI SEQUESTRI GIUDIZIARI L’AZIENDA METTE I LAVORATORI “IN LIBERTÀ
i Francesco Casula Taranto Al di là dei numeri, il nuovo ricatto occupazionale dei Riva dopo il sequestro da un miliardo di euro disposto dal gip Patrizia Todisco, quasi non stupisce. Il Gruppo industriale gioca la carta che negli ultimi quattordici mesi è riuscita a piegare il Governo: la catastrofe occupazionale. L’annuncio di 1500 li- cenziamenti dopo il blocco di beni e conti correnti delle 13 società collegate alla Riva Fire spa, è solo la nuova formula di una mossa già vista. A fermarsi, stando a quanto annunciato ieri, saranno gli stabilimenti sparsi in tutta Ita- lia e che, secondo l’azienda, non rientrano nel perimetro gestionale dell’Ilva e non hanno quindi alcun legame con le vicende giudiziarie: quelli di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero e Cerveno in provincia di Brescia, Annone Brianza (Lecco) e le società sono Riva Energia e Muzzana Trasporti. Per gli inquirenti, invece, le aziende sono colle- gate alla holding Riva Fire, la società nella quale sono con- fluiti i tesori accumulati evi- tando di mettere a norma la fabbrica di Taranto. I vertici aziendali hanno infor- mato l’amministratore giudiziario Mario Tagarelli e i sin- dacati spiegando che il sequestro dei soldi sui conti correnti impedisce “il normale ciclo di pagamenti aziendali” e quindi “fa sì che non esistano più le condizioni operative ed economiche per la prosecuzione della normale attività”. IL LEGALI IMPUGNERANNO nelle sedi competenti il prov- vedimento di sequestro, ma intanto gli operai – a esclusione degli addetti alla messa in si- curezza, conservazione e guar- diania degli stabilimenti e dei beni aziendali – finiscono per strada. Ma se il sequestro da 8,1 miliardi di euro firmato del gip Patrizia Todisco è stato esteso alla società collegate direttamente o indirettamente da Ri- va Fire, non si può escludere che il provvedimento norma- tivo del governo possa essere esteso da Ilva spa alle tante so- cietà che compongono l’impe – ro dei padroni dell’acciaio. Un emendamento – come avvenu- to per liberare l’acciaio – o un decreto “salva Ilva ter”? Questo sarà il tempo a chiarirlo. Tutto dipenderà dalle propor- zioni che questa nuova minac- cia dei Riva assumerà nelle prossime settimane. Del resto, gli ultimi due governi, Monti e Letta, sono riusciti a varare ben due decreti ad aziendam oltre all’autorizzazione per l’uso delle discariche interne dell’Il – va. Tutto in nome della salva- guardia del lavoro e dell’interesse nazionale. Norme che, di fatto, garantiscono l’impunità a una fabbrica che continua a inquinare. Leggi che inoltre limitano il potere della magi- stratura inquirente, costretta a guardare impotente l’eventuale commissione di altri reati ambientali. Tutto nella convi- zione che i Riva vogliano dav- vero mettersi a norma. Un’a- zienda che negli anni ha stipulato diversi protocolli d’intesa con le istituzioni locali e regio- nali, tutti puntualmente disattesi tanto che la procura di Ta- ranto li ha definiti un “colossale presa in giro”. E INTANTO, mentre gli operai rischiano di perdere il lavoro e i loro salari, dalle carte dell’inchiesta “ambiente svenduto” spuntano gli stipendi d’oro d’oro dei fiduciari arrestati nei giorni scorsi dai finanzieri. Come quello del responsabile dell’area a caldo con il compito di massimizzare la produzione, Alfredo Ceriani, che nel 2011 percepiva un corrispetti- vo annuale di 108mila euro netti e un “premio produzione” di ben 225mila euro. Op- pure Agostino Pastorino, re- sponsabile dell’area ghisa e di tutti gli investimenti nella fabbrica, che percepisce un cor- rispettivo annuo di poco superiore agli 80mila euro e nel di- cembre 2011 ottiene un “complemento anno” di 125mila euro che per i finazieri rappresenta “il premio personale at- tribuito al fiduciario per il rag- giungimento degli obiettivi”. E, per arrivare al vertice, Lan- franco Legnani, ritenuto il “di – rettore ombra” che nell’otto – bre 2009 comunica a Riva Fire spa di voler risolvere il contrat- to di assistenza e consulenza tecnica stipulato nel 2002 per il quale percepiva un corrispet- tivo annuo di 250mila euro al netto dell’Iva. Veri e propri te- sori di fronte allo stipendio di un operaio. Fiumi di soldi per i finazieri hanno una duplice fi- nalità: evitare l’appiattimento del personale e ottenere la con- divisione degli obiettivi di pro- duzione. Premi concessi a tutti (impiegati, tecnici, capiturno, capireparto e capiarea), tranne agli operai, la cui opera è in- dispensabile per raggiungere gli obiettivi. La produzione, quindi, arricchisce i Riva, i loro fiduciari e i vari capie capetti della fabbrica. Non gli operai. Loro rischiano e basta. Sia la salute che il posto di lavoro.

Il decreto “salva-Ilva” è legge: ecco tutti i modi in cui il Parlamento è riuscito a peggiorarlo

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Da Il Fatto Quotidiano del 04/08/2013. Gabriele Paglino attualità

Il cosiddetto decreto “salva-Ilva bis” è legge. Dopo quello della Camera dei deputati, è infatti arrivato anche il via libera di Palazzo Madama (senza alcuna modifica, rispetto a quelle apportate a Montecitorio). Ma se da un lato forse servirà a salvare l’azienda dei Riva, dall’altro il provvedimento approvato potrebbe rivelarsi per Taranto (e non solo) una vera e propria sciagura, soprattutto alla luce delle modifiche introdotte alla Camera. Ecco, in breve, perché il decreto varato dal governo il 4 giugno scorso e divenuto legge dello Stato venerdì, con la sola opposizione del Movimento 5 Stelle “rischia – come paventa Legambiente – di divenire la pietra tombale del risanamento degli impianti”.
DANNO E BEFFA Lo studio dell’Arpa Puglia non conta più. La Valutazione del danno sanitario (Vds), redatta dall’Arpa Puglia e alla base dall’Autorizzazione integrale ambientale (emanata il 26 ottobre scorso), di fatto non avrà più valore. Lo studio aveva evidenziato che l’attuale produzione autorizzata di 8 milioni di tonnellate di acciaio non è compatibile con lasalute dei tarantini (“deve scendere a 7 milioni”). La nuova legge esclude infatti la ridefinizione dell’Aia, così come aveva invece previsto la Regione Puglia, sulla scorta della scrupolosa relazione dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, nel caso in cui i risultati delle emissioni dell’Ilva fossero divenuti preoccupanti per la salute dei cittadini.

La Regione Puglia può, sì, richiedere l’eventuale riapertura dell’Aia sulla base di una Vds, ma questa dovrà essere formulata con una metodologia stabilita da un decreto interministeriale già previsto dalla “salva-Ilva I” (dello scorso anno). “Una metodologia più blanda, rispetto a quella protettiva dell’Arpa Puglia” denuncia Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto.

GARANTE ADDIO Il provvedimento mette fine al duello sulla validità della diffida ministeriale del 14 giugno scorso, innescatosi tra il commissario Bondi e il garante dell’Aia, Vitaliano Esposito. Come? Epurando quest’ultimo, secondo il quale – in base alla suddetta diffida, che accusava sostanzialmente l’Ilva di violare le prescrizioni dell’Aia – l’azienda è sanzionabile.

La figura del Garante è stata eliminata nel corso dell’esame del decreto da parte della Camera. Sarà lo stesso commissario adesso ad informare i cittadini sulle operazioni di risanamento.

AIA AL RALLENTATORE I tempi per l’attuazione delle prescrizioni imposte dall’Aia vengono ulteriormente allungati di circa un anno. I 36 mesi, entro i quali dovranno essere risanati gli impianti ai fini della salvaguardia di salute e ambiente, partono dal 2 agosto. Il termine ultimo dunque non sarà più il 26 ottobre 2015, ma slitterà all’agosto 2016.

BONDI E LE BANCHE Nel decreto non vengono specificati i criteri che hanno portato alla scelta del commissario. E così, in barba alle norme esistenti, secondo le quali il commissario nominato non deve aver avuto in passato nessun rapporto professionale con l’azienda che andrà a “guidare”, Enrico Bondi è il risanatore dell’Ilva. E poco importa se c’è un palese conflitto di interessi. D’altronde, come fatto intendere dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, non poteva non essere che lui il commissario: “È il garante nei confronti delle banche”.

FINANZA AMICA Un ordine del giorno votato in Senato impegna il governo, in buona sostanza, a pagare le banche prima di ogni altro creditore in caso di fallimento dell’Ilva.

CONFLITTI E INTERESSI Il doppio ruolo dei tecnici di Bondi

corelFatto Quotidiano 16/07/2013 Francesco Casula attualità

Taranto Non ho mai detto, né scritto che ‘il tabacco fa più male delle emissioni dell’Ilva’, come risulta precisato solo da alcuni giornali”anzi “le emissioni inquinanti dello stabilimento Ilva di Taranto hanno, a quanto risulta da indagini svolte in sede scientifica e dagli accertamenti disposti della magistratura, avuto rilevanti impatti anche sanitari”. La retromarcia del commissario Enrico Bondi è giunta a distanza di due giorni dallo scoop del Fa t to sul dossier che l’ex amministratore delegato dell’azienda dei Riva ha inviato al governatore Nichi Vendola e che esclude le responsabilità dell’Ilva dai tumori causati invece da fumo, alcool e povertà. PRECISAZIONI, tuttavia, che sembrano non tenere conto delle frasi contenute nella lettera di trasmissione firmata da Bondi nella quale il commissario scrive che dalla perizia sono emersi “numerosi profili critici, sia sotto il profilo del- l’attendibilità scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte” dalla valutazione danno sanitario redatto dall’Arpa Puglia. Non solo. Bondi nella stessa lettera chiede che queste cri- ticità siano “compiutamente e specificamente esaminati e considerati”. Profili critici scritti da quattro esperti tra i quali Paolo Boffetta e Carlo La Vecchia già firmatari delle contro perizie de- positate dai legali dell’Ilva a novembre scorso e sulla base delle quali l’azienda chiese senza ot- tenerlo il dissequestro degli impianti bloccati a luglio. Insomma, Bondi come commissario nominato dal go- verno, recepisce e sostiene una relazione firmata dai consulen- ti dei Riva a dimostrazione, se- condo molti, del palese conflit- to di interessi nato con la sua nomina. “Bondi dovrebbe riti- rare quella perizia, chiedere al presidente Vendola una proro- ga e affidare il commento del Danno sanitario ad altri, maga- ri a Edo Ronchi e agli esperti nominati dal ministro Orlan- do” ha detto Giorgio Assennato, direttore ge- nerale di Arpa Puglia durante un convegno in cui è esplosa la rabbia dei tarantini. L’esaspe- razione dei cittadini ha preso di mira il sindaco, Ippazio Stefano, aspramente contestato durante un convegno sui temi ambientali e costretto a lasciare l’Università scortato dai carabinieri. “Dimettiti!” urlavano i cittadini indignati dalle parole di Bondi. A scatenare la rabbia è stata anche l’assenza di una pronta reazione del sindaco, giunta solo a distanza di 24 ore dalla notizia della relazione-scandalo di Bondi. Nella nota il primo cittadino e l’assessore all’ambiente, Vincenzo Baio, si sono detti “sconcertati e costernati”e hanno aggiunto che “non è accettabile che lo stupro ambientale che Taranto ha subito per decenni e che ha provocato un netto aumento della mortalità dei tarantini possa essere ridi- mensionato a banali considerazioni”. Parole forti, ma che non sono bastate ai tarantini, vittime oramai da decenni di emissioni dannose che, co- me hanno testimoniato le perizie disposte dal gip Patrizia Todisco, diffondo “malattia e morte”. INTANTO l’Ilva di Taranto resta sotto la lente di Bruxelles. La Commissione Ue, infatti, in attesa di chiudere la valutazione dei documenti ricevuti a metà giugno da Roma, acquisiti nell’am- bito di una procedura di informazione, lo scorso 8 luglio ha inviato all’Italia nuove richieste a cui bisognerà rispondere entro un termine di tre set- timane. Una procedura aperta nel marzo 2012 che ha dato vita a vari scambi tra la Commissione Ue e le autorità italiane

Caso Ministro Bondi Pediatra e primario I medici di Taranto: “Relazione offensiva, adesso se ne vada

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Fatto Quotidiano 115/07/2013 di Sandra Amurri attualità
Il Commissario straordinario, Enrico Bondi, nominato da Letta per rendere l’Ilva compatibile con sicurezza e ambiente, dopo pochi mesi scopre che a provocare i tumori a Taranto non è l’inquinamento del siderurgico ma il fumo di sigarette e l’alcol, contraddicendo lo stesso governo che, un anno fa, ha fatto proprio lo studio Sentieri dell’allora ministro della Salute Balduzzi. Parole che provocano indigna- zione e sconcerto. “Che non sia così è scientificamente provato, dati ritenuti incontrovertibili anche dal governo che lo ha nominato. Ma noi, per un attimo, voglia- mo credere che ciò che afferma sia vero e per questo gli diciamo: chieda a Letta di ritirare tutte le misure economiche appro- vate peril risanamentoe diritirarsi anche lui, visto che non c’è un problema connes- so all’inquinamento industriale”. Il com- mento chiaro e forte è della pediatra An- namaria Moschetti, responsabile della commissione ambiente dell’Ordine dei Medici della provincia di Taranto e re- sponsabile di ambiente-salute dei pediatri di Puglia e Basilicata. “Avete mai sentito un Commissario che contraddice il governo che lo ha nominato – continua – perchè dovrebbe continuare ad essere pagato, per far smettere le persone di fumare e di bere? Mettesse nero su bianco che l’Ilva non deve essere risanata perchè qui si muore per ta- bagismo e alcolismo diversamente da quanto dichiarato il 22 ottobre scorso dal ministro dellaSalute Balduzzi”. Edal mo- mento che è stato contestato lo studio Sentieri, l’Ordine dei medici provincia di Taranto, presieduto da Cosimo Nume, che è Ente ausiliare del ministero della Salute, sta valutando di intraprendere iniziative adeguate. A restare attonito è anche Patrio Mazza, Primario di Ematologia dell’Ospedale Moscati di Taranto: “Che il tabacco sia collegato ai tumori è come scoprire l’ac- qua calda ma qui, a parità di fumatori, c’è una incidenza maggiore del 30% dei lin- fomi, dei tumori dell’apparato respiratorio che vuol dire che esistono concause diver- se e i dati epidemiologici (registro dei tu- mori) ormai validati lo dimostrano. Io ho fatto almeno dieci perizie su operai, diri- genti dell’Ilva malati o morti di leucemia e a tutti è stato riconosciuto il risarcimento a seguito della causa-effetto tra malattia e la- voro. A Taranto da giorni l’aria è divenuta ancora più irrespirabile, non scaricano più dal camino alto, ma a bassa quota così i fumi non si vedono ma si sentono”e con- clude: “Non so per conto di chi parli Bondi, crede di parlare a degli incapaci di in- tendere e di volere”.

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