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Ilva. I medici lanciano l’allarme: “I tarantini pagheranno conseguenze sanitarie per le prossime tre generazioni

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Articolotre Redazione– 29 settembre 2013-attualità L’allarme lo lancia Agostino Di Ciaula, presidente della sezione pugliese dell’Associazione internazionale Medici per l’ambiente: “Se anche l’Ilva dovesse spegnersi in questo momento i tarantini continueranno a pagare conseguenze sanitarie almeno per le prossime tre generazioni, per cui è urgente chiudere i rubinetti dell’inquinamento prima di pensare a qualsiasi altra cosa”.
“L’area a caldo – ha detto ancora Di Ciaula – continuerà a produrre una quantità impressionante di inquinanti nonostante le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale“.Cosimo Nume, il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, sostiene che “il primo modo per risolvere il problema è affrontarlo, conoscerlo, e cercare le soluzioni. Non siamo qui – ha aggiunto – per fare allarmismo, ma ci dobbiamo muovere. Sono a confronto tutti i medici d’Italia perché Taranto, attraverso la conoscenza seria e rispettosa delle regole della scienza, arrivi a non subire oltre l’insulto di malattie gravi”.

Altro grave problema è quello dell’infertilità causato dall’inquinamento. “Bisogna istituire un osservatorio epidemiologico” dice la ginecologa Raffaella Depalo, dell’Unità di Fisiopatologia Riproduzione Umana Policlinico di Bari. I dati sono preoccupanti: una coppia su 4 nell’area di Taranto è sterile e il 26% delle donne è in menopausa precoce. La dottoressa aggiunge: “In uno studio che abbiamo presentato l’anno scorso al congresso della Società europea di embriologia abbiamo evidenziato nelle donne, e in particolare nelle cellule della granulosa che sostengono l’ovulo nella crescita e lo portano nella maturità, delle alterazioni nella catena di espressione dei recettori per gli estrogeni, sostanze che sostengono la crescita folicolare e la maturazione ovocitaria”.

Non si può non affrontare poi il caso dei tumori. Oggi sono 22.500 gli abitanti di Taranto che rischiano di ammalarsi di cancro, considerando la sola inalazione degli inquinanti, le 4mila tonnellate di polveri, le 11mila tonnellate di diossido d’azoto, le 11.300 tonnellate di anidride solforosa, le 7 tonnellate di acido cloridrico che gli impianti dell’Ilva scaricano nell’aria ogni anno.

Scrive Repubblica:

“Ma gli inquinanti emessi dagli impianti dell’area di Taranto non si assorbono solo respirando: nei bambini, la quantità di diossina assunta per ingestione – attraverso la catena alimentare, soprattutto negli alimenti grassi, pesce, latte, carni – è due volte e mezzo quella per inalazione. “I registri dei tumori indicano, nel nostro Paese, un aumento di circa il 2% annuo dell’incidenza del cancro – spiega il presidente dell’Isde, Ernesto Burgio. – Questo significa che, se continuiamo così, nel 2020, in Italia, almeno una persona su due svilupperà una neoplasia. La normalità sarà dunque avere il cancro, non essere sani”.

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