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IL MONSIGNORE, IL BROKER E L’AGENTE SEGRETO (ARRESTATI) HANNO MESSO IN PIEDI UN’OPERAZIONE PER RIPORTARE IN ITALIA A BORDO DI UN JET 20 MILIONI DI EURO DI PROVENIENZA ILLECITA

corelFatto Quotidiano 29/06/2013 Valeria Pacelli attaulità

Avevano ideato una dettagliata opera-zione per riportare in Italia venti mi- lioni di euro di provenienza illecita. L’accordo salta, ma i reati commessi restano. Per questo un alto prelato, mon- signor Nunzio Scarano, insie- me a un ex funzionario dei servizi segreti italiani Giovanni Maria Zito, e ad un broker finanziario, Giovanni Carenzio sono stati arrestati ieri mattina nell’ambito di un’indagine della procura di Roma, di cui sono titolari i pm Nello Rossi, Rocco Fava e Stefano Pesci. A svolgere gli accertamenti invece sono gli uomini del nucleo valutario della guardia di fi- nanza, guidati dal generale Giuseppe Bottillo. L’indagine che ha portato all’arresto dei tre è una costola di quella più ampia sui conti dello Ior. Sta- volta però i reati sono corruzione, truffa e calunnia, che vengono contestati a vario ti- tolo agli arrestati. I tre infatti volevano far rientrare in Italia venti milioni di euro di cui era fiduciario inizialmente il bro- ker Carenzio, lo stesso che alla fine farà saltare l’operazione. Ma è leggendo l’ordinanza di custodia cautelare che si capi- sce come ogni cosa fosse or- ganizzata nei minimi dettagli e come ognuno avesse delle mansioni specifiche. Stando alle intercettazioni, il tentativo di riportare quel denaro in Italia avrebbe rappresentato un favore per la famiglia degli ar- matori napoletani D’Amico, i fratelli Paolo e Cesare, indagati anche questi per evasione fiscale, come anticipato dal Fa t to qualche giorno fa. “Il pm – scrive nell’ordinanza la gip Barbara Callari – ha ritenuto di individuare i titolari della somma di denaro in questione negli imprenditori Cesare e Paolo D’Amico, con i quali monsignor Scarano intrattie- ne frequenti e stretti rappor- ti”. ED È DEI FRATELLI D’Amico, che smentiscono il loro coinvolgimento, che si parla anche in un’intercettazione del 13 giugno 2012, quando il mon- signore e lo 007 fanno riferi- mento agli armatori. Zito chie- de a Scarano: “la somma com- plessiva quant’è?”. Scarano ri- sponde: “Penso che per Cesare e Paolo saranno introno ai 20″. Così monsignor Scarano e il broker Carenzio si accordano. La somma da far rientrare era più alta: 40 milioni di euro, che poi diventano 20. A conferma dell’esistenza del denaro in Svizzera i pm forniscono agli atti una mail inviata da un fun- zionario del servizio finanzia- rio usb, dal quale emerge come l’istituto elvetico, il 20 giugno 2012, abbia messo a disposizione di Carenzio la somma di 41 milioni di euro, proveniente appunto dai fondi dei titoli. Per mettere a segno il tiro, però il duo ha bisogno di una terza persona, l’uomo degli agenti segreti Giovanni Maria Zito. Grazie all’agente infatti po- tranno eludere i controlli alla frontiera, e portare il denaro in contanti in Italia tranquilla- mente. È Zito, infatti, che si at- tiva per trovare un jet privato da utilizzare per il trasporto del denaro in contante. Coinvolge anche un uomo, Bruno, del tutto inconsapevole, che por- terà con sè chiedendogli di presentarsi armato, e trova an- che delle schede telefoniche “coperte” intestate ad ignari. Mentre prepara tutto questo, lo 007 presenta anche delle giustificazioni mediche non veritiere all’Aisi: per questo è indagato anche per truffa. OVVIAMENTE il lavoro “pa – rallelo” di Zito viene fornito dietro lauto compenso: nell’in – tercettazione del 21 giugno 2012 infatti Carenzio e Zito parlano anche di questo. Zito: “Io le assicuro il risultato fina- le, stia tranquillo senza alcun problema (…) in modo che io mi faccio già un… lei sa per- fettamente che ci sono delle piccole spese di carburante e quelle ovviamente sono sue, poi ne riparliamo a voce… co- munque sono sciocchezze”. Carenzio: “Si si”. Zito: “Il resto e gratis et amor dei”. Sembra tutto pronto insomma, ma a pochi giorni dall’operazione Carenzio ci ripensa e agisce in modo incomprensibile per gli stessi magistrati. Il 15 luglio chiama i carabinieri e denun- cia anonimamente un attenta- to nei confronti del giudice Franco Roberto, capo della procura di Salerno. Secondo i magistrati, questa iniziativa era volta unicamente “a bru- ciare l’utenza telefonica provo- cando su di essa controlli da parte delle forze dell’ordine dopo la denuncia fatta”. Mentre brucia la scheda telefonica, però, Giovanni Zito è già in viaggio da Roma verso Padova, dove incontrerà il legale rappresentante di una società che mette a disposizione il jet privato. Il 16 luglio arrivano a Lo- carno, ma il broker non si pre- senta, inscena addirittura un attentato all’aeroporto di Ca- podichino tentando così di giustificare il ritardo del suo aereo. Ormai i rapporti sono totalmente deteriorati e l’ope – razione salta. LO 007 però vuole esser pagato lo stesso. Così a dover fronteg- giare le spese interviene Mon- signor Scarano. Che stacca due assegni. Il primo ammonta a 400 mila euro e viene incassato da Giovanni Zito; il secondo di altri 200 mila. Per quest’ultimo però Scarano tenta di evitare il pagamento. Si presenta ai ca- rabinieri e denuncia le scomcarno, ma il broker non si pre- senta, inscena addirittura un attentato all’aeroporto di Ca- podichino tentando così di giustificare il ritardo del suo aereo. Ormai i rapporti sono totalmente deteriorati e l’operazione salta. LO 007 però vuole esser pagato lo stesso. Così a dover fronteg- giare le spese interviene Mon- signor Scarano. Che stacca due assegni. Il primo ammonta a 400 mila euro e viene incassato da Giovanni Zito; il secondo di altri 200 mila. Per quest’ultimo però Scarano tenta di evitare il pagamento. Si presenta ai ca- rabinieri e denuncia le scom-parsa del libretto degli assegni in bianco. Azione che gli costa anche il reato di calunnia nei confronti di Zito. Scarano non ci sta e vuole il suo denaro. Pensa una seconda opzione per farlo recuperare quello perso. E con l’ausilio dell’av – vocato Francesco Carluccio pensa addirittura di denuncia- re lo 007 affermando di avergli prestato quel denaro per un’immobile che lui effettiva- mente compra. Era un prestito nella mente di Scarano, non il compenso per un’operazione che anche lui voleva mettere a segno. Ma di questi assegni staccati è a conoscenza anche Maurizio D’Amico, della fami- glia degli armatori salentini. In una intercettazione del 19 lu- glio 2012 Scarano infatti informa l’amico Maurizio di aver incontrato Zito nella serata precedente al quale “ho dovuto firmare 2 da 200 mila”. Poi il 20 luglio, ribadisce di stare in una situazione precaria a causa “dell’elevato importo a favore del tuo amico se servizi”. Ma ci sono anche altri che san- no di questa brutta faccenda. Come Don luigi Noli, amico del monsignore salernitano che, scrivono i pm, “ha letto una lettera fattagli pervenire da Zito nella quale ha esposto le ragioni in merito al mancato rientro dei capitali svizzeri”.

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