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L’intelligence tedesca stronca Obama: Assad ha sempre vietato ai suoi l’uso dei gas

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Fonte Quelsi Quotidiano Di Gianni Candotto 9 settembre, 2013 attualità
Oggi Obama negli Stati Uniti ha lanciato la sua offensiva mediatica per convincere l’opinione pubblica della bontà della sua guerra, mostrando immagini strappalacrime di bambini morti “a causa dei gas di Assad”. Le immagini sono raccapriccianti, suscitano sicuramente orrore e sono la mossa disperata di un presidente che deve combattere l’opinione pubblica sempre più contraria a quella che ormai viene definita l’ “assurda guerra di Obama”. L’orrore serve a combattere da un lato la protesta dei soldati e degli ufficiali americani, che nel social network Reddit si sfogano postando foto con cartelli inequivocabili come “non mi sono arruolato per combattere per Al Qaeda” e dall’altro l’opposizione politica dei Tea Parties e della maggioranza del Partito Repubblicano in vista del difficile voto al Congresso. Ed anche a tacitare l’ironia dei comici, un tempo amici, che adesso sbeffeggiano la guerra di Obama, come il celebre showman Stephen Colbet che ieri ha suggerito a Obama di bombardare un’altra zona dove tutti si sparano addosso: Chicago.Ma una tegola che troncherebbe tutti gli alibi giunge oggi dalla Germania: Bild ha pubblicato le confidenze dell’intelligence tedesca, che sono una serie di autentiche bombe, stavolta in senso metaforico, sulle pretese di Obama. Il comandante della BND Gerard Schindler ha rivelato il contenuto di settimane di intercettazioni telefoniche e radio fatte dalle navi spia tedesche, dalle quali si evince che ormai dire ribelli e dire al Qaeda è la stessa cosa e che, cosa ancora più importante, Assad ha vietato espressamente ai suoi comandanti di utilizzare ogni forma di gas o agenti chimici.Da qui la deduzione dei servizi segreti tedeschi che se gas è stato utilizzato dai governativi è stato fatto contro gli espliciti ordini di Assad. E questa non è una fonte russa che può essere considerata la classica “fog of war”, ma una fonte amica e quindi degna della massima considerazione. Anche se fosse dimostrato che i governativi abbiano utilizzato dei gas, cosa tutta da verificare, comunque Assad sarebbe innocente e al limite si dovrebbe cercare l’ufficiale responsabile.Intanto, .mentre la partita politica si gioca fuori dalla Siria, dentro si combatte. La guerra infuria nella cittadina cristiana di Maloula, come ottimamente documentato dall’inviato di guerra Gian Micalessin I ribelli jiahdisti, che vengono dalla Cecenia, dalla Libia, dall’Arabia, dal Pakistan, nel silenzio generale dei media del mondo, terrorizzano i cristiani che possono solo scappare o morire. Questo pomeriggio sono stati sgozzati altri quattro civili cristiani che non avevano accettato di convertirsi all’Islam sunnita. I cristiani terrorizzati pregano per le truppe di Assad e non capiscono perché gli americani vogliano far vincere i loro sgozzatori – See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2013/09/09/lintelligence-tedesca-stronca-obama-assad-ha-sempre-vietato-ai-suoi-luso-dei-gas/#sthash.oOm4njKQ.dpuf

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Syrialeaks: come dare la colpa ad Assad

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Fonte megachip.globalist.it di Pino Cabras. 30/08/2013 attualità
Quando il Daily Mail parlava di «Piano sostenuto dagli USA per lanciare un attacco con armi chimiche contro la Siria e dare la colpa al regime di Assad».
CON AGGIORNAMENTO IN CODA ALL’ARTICOLO

Un titolo netto sul Daily Mail, un quotidiano da due milioni di copie in edicola e da tre milioni di utenti online al giorno: «Piano sostenuto dagli USA per lanciare un attacco con armi chimiche contro la Siria e dare la colpa al regime di Assad».

Il titolo in questione risale al 29 gennaio 2013. L’edizione online delDaily Mail ha pubblicato un’interessante storia – a firma di Louise Boyle – in grado di gettare la giusta luce investigativa sui tragici attacchi col gas verificatisi in Siria sette mesi dopo, ad agosto 2013.

Ogni tanto, la grande stampa riporta qualche fatto importante che suona totalmente diverso dal racconto di fondo, ma quando questo avviene è un fuoco di paglia che viene subito estinto.

Naturalmente, pochi giorni dopo la pubblicazione, l’articolo era già sparito dagli archivi online del giornale, ma per fortuna non è così facile fare sparire l’informazione da internet una volta che vi abbia fatto capolino. Pertanto siamo in grado di riproporvi l’articolo ed esporre qui i tratti salienti.

Lo scrittore Roberto Quaglia parla di «Legge delle Prime Ventiquattrore. Nell’epoca dei mass media informazioni reali e significative vengono occasionalmente riferite al pubblico da giornalisti in buona fede durante le prime ore che seguono un evento. Poi una invisibile catena di comando evidentemente si attiva e le notizie vere, ma scomode, scompaiono in fretta e per sempre dal proscenio dei media. Solo le notizie comode – non importa se vere o se false – rimangono in circolazione. Per capire il mondo diventa quindi particolarmente interessante soffermarsi proprio sulle notizie soppresse.» Anche per il pezzo di Louise Boyle, è così. Fortuna che c’è Webarchive.

Il sottotitolo dell’articolo della Boyle recita così:

«E-mail trapelate da un fornitore della difesa trattano di armi chimiche dicendo che ‘l’idea è approvata da Washington’.»

Parte il racconto:

«Secondo Infowars.com, la e-mail del 25 dicembre è stata inviata dal direttore dell’area di sviluppo degli affari della Britam, David Goulding, al fondatore della società, Philip Doughty.

Vi si legge: “Phil … Abbiamo una nuova offerta. Si tratta di nuovo della Siria. I Qatarioti propongono un affare interessante e giuro che l’idea è approvata da Washington.

Dovremmo consegnare dell’armamento chimico (CW nell’originale, NdT) a Homs, una g-shell (bomba a gas, Ndt) di origine sovietica proveniente dalla Libia simile a quelle che Assad dovrebbe avere.

Vogliono farci dispiegare il nostro personale ucraino che dovrebbe parlare russo e realizzare una registrazione video.

Francamente, non credo che sia una buona idea, ma le somme proposte sono enormi. Qual è la tua opinione?

Cordiali saluti, David.”»

Come interpretare il messaggio? Nell’articolo si riassume così: «L’e-mail sarebbe stata inviata da un alto ufficiale a un appaltatore della Difesa britannica in merito a un attacco chimico “approvato da Washington” in Siria, da poter attribuire al regime di Assad.»

Insomma, il classico casus belli da scatenare con un atto spregevole “sotto falsa bandiera”, da attribuire al nemico. Una cosa impensabile per la stampa allineata, ma ben presente ai piani alti della pianificazione bellica. Abbiamo visto ad esempio con quanto candore uno dei frequentatori di questi piani alti, Patrick Lyell Clawson,dichiarava la necessità di un simile pretesto, in quel caso per attaccare l’Iran:

«Francamente, penso che sia molto difficile dare inizio ad una crisi. E faccio molta fatica a vedere come il presidente degli Stati Uniti possa davvero portarci in guerra contro l’Iran. Questo mi porta a concludere che se non si troverà un compromesso, il modo tradizionale con cui l’America entra in guerra sarebbe nel miglior interesse degli Stati Uniti.» Ossia con un casus belli generato da una provocazione.«Stiamo giocando una partita coperta con gli iraniani, e potremmo anche diventare più cattivi nel farlo», concludeva il falco di Washington.

Non sempre il potere si rivela in un modo così sfrontato ed esplicito. Nell’epoca di Wikileaks e di Edward Snowden le rivelazioni passano più spesso attraverso canali elettronici e contro il volere del governo. L’articolo del Daily Mail precisava che «le e-mail sono state diffuse da un hacker malese che ha anche ottenuto i curricula degli alti dirigenti e le copie dei passaporti attraverso un server aziendale non protetto, secondo quanto riferito da Cyber War News.»

E per far capire quanto i ribelli siriani alleati degli USA e del Qatar potessero essere spregiudicati (oltre che ben addestrati) nell’uso di armi chimiche, l’articolo incorporava anche un video nel quale questi provavano gli effetti delle armi chimiche sui conigli. Il video mostra immagini particolarmente crude, attenzione

Quando il Daily Mail parlava di «Piano sostenuto dagli USA per lanciare un attacco con armi chimiche contro la Siria e dare la colpa al regime di Assad».

È quantomeno curioso, per non dire di peggio, che oggi la grande stampa non ritorni sulla notizia del quotidiano londinese per approfondirla. Invece succede che tutto venga stravolto dai tamburi della propaganda bellica.

Le pagine online del 28 e 29 agosto 2013 di tutti i principali quotidiani italiani, ad esempio, titolano che “la Siria minaccia di colpire l’Europa con le armi chimiche”, distorcendo in totale malafede una frase di un politico siriano che diceva tutt’altro. Il viceministro degli Esteri Faisal Maqdad criticava infatti i paesi che hanno aiutato «i terroristi» (ossia i ribelli jihadisti) ad usare le armi chimiche in Siria, ammonendo sul fatto che gli stessi gruppi nemici di Damasco «le useranno presto contro il popolo d’Europa». Tradotto: attenta Europa, ti stai allevando da sola le serpi in seno. La frase era correttamente riportata in mezzo all’articolo. Ma il lettore osservi qual è invece la cornice scelta da la Repubblica e da La Stampa (e tutti gli altri, compreso Il Fatto Quotidiano, fanno lo stesso):
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La Stampa attribuisce addirittura la frase ad Assad (giusto per fabbricare l’ennesimo Hitler da strapazzare). Proprio Assad, inun’intervista a un giornale russo ignorata dalle redazioni italiane, due giorni prima dichiarava: «A quei politici vorrei spiegare che il terrorismo non è una carta vincente che si possa estrarre e utilizzare in qualsiasi momento si voglia, per poi riporla in tasca come se niente fosse. Il terrorismo, come uno scorpione, può pungerti inaspettatamente in qualsiasi momento. Non si può essere per il terrorismo in Siria e contro di esso in Mali.»

Basta poco per capire che i giornali italiani danno una copertura della crisi siriana totalmente manipolata e inattendibile. In Italia è ormai impensabile che un giornalista mainstream possa produrre un’articolo controcorrente come quello del Daily Mail.

Ancora oggi, quel giornale britannico, pur in mezzo a omissioni e distorsioni, in uno dei suoi più recenti articoli manifesta comunque il sospetto fortissimo che l’attacco chimico non sia opera di chi vorrebbero farci credere i governi.

A Londra i giornali vogliono ancora vendere qualche copia fra chi non si accontenta della propaganda. Da noi i giornali non fanno nemmeno il minimo sindacale per essere comprati. E il lettore si trova in guerra senza nemmeno sapere perché.

AGGIORNAMENTO DEL 1° SETTEMBRE 2013:
La giornalista Maria Melania Barone mi segnala gentilmente che la ragione più importante che ha spinto il Daily Mail a ritirare l’articolo sta nella citazione in giudizio per diffamazione presentata da Britam, ilcontractor della Difesa menzionato nel pezzo di Louise Boyle. Le e-mail in questione, in base ala denuncia, sono state manipolate prima della divulgazione. Il Daily Mail ha pertanto rettificato la sua posizione ritirando l’articolo controverso.
E’ in ogni caso significativo che il sospetto di azioni “false flag” abbia raggiunto la prima pagina del secondo quotidiano britannico già molti mesi fa. La clamorosa bocciatura della mozione presentata dal primo ministro David Cameron alla Camera dei Comuni per l’attacco alla Siria è stata preceduta da un dibattito parlamentare in cui il vero convitato di pietra era proprio la possibilità che l’attacco chimico fosse un pretesto, tutte le volte che i parlamentari ponevano i loro dubbi sul suo vero autore. Ed è in ogni caso clamoroso il fatto che queste inchieste, e il risultato stesso della storica disfatta parlamentare di Cameron, siano stati praticamente ignorati dalla stampa italiana.

TRA VENERDI E SABATO INIZIA L’ATTACCO ANGLO-AMERICANO ALLA SIRIA ?

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Fonte clarissa.it di ALFATAU del 28/08/2013 attualità

Secondo fonti israeliane, gli Stati Uniti hanno programmato l’inizio dell’attacco aereo alla Siria per la notte fra venerdì 30 e sabato 31 agosto prossimi.
I preparativi comprendono anche il rafforzamento, effettuato nelle ultime ventiquattro ore, delle forze aeree dislocate nella base americana di Al Udeid nel Qatar, dove sarebbero stati posizionati bombardieri B-1 e cacciabombardieri “invisibili” F-22 Raptor, provenienti dalla base aerea di Masirah nell’Oman e dalla grande base aero-navale di Diego Garcia nell’Oceano Indiano.
Significativamente, queste forze non sono destinate all’attacco contro la Siria, che, più probabilmente, scatterà dalle unità navali che stazionano da alcuni giorni nel Mediterraneo orientale e dalle basi saudite e giordane: questi velivoli sono pronti per non meglio specificate complicazioni che si potrebbero produrre nel corso delle operazioni contro la Siria.
A nostro avviso, il rafforzamento descritto potrebbe costituire una forza di intervento aereo non solo a copertura di Israele, Turchia e Giordania, ma, assai più probabilmente, è rivolto contro eventuali reazioni o coinvolgimenti dell’Iran, che offrirebbero agli Usa ed a Israele un’ottima occasione per colpire i siti “nucleari” del paese.
Si tratta quindi di un elemento di ulteriore preoccupazione, rispetto al possibile allargamento delle operazioni Usa in Medio Oriente, che aprirebbe la via ad un conflitto di maggiori proporzioni.
La certezza dell’imminenza di un attacco contro la Siria viene anche dai primi provvedimenti presi da Israele, che ha ordinato una parziale mobilitazione delle proprie forze, in particolare difesa aerea e anti-missile, intelligence e difesa civile, iniziata con la massiccia distribuzione di maschere anti-gas, con evidenti effetti anche di natura psicologica sulla popolazione.
Per parte sua, pare che la Siria, consigliata anche dal personale militare russo, stia disperdendo in rifugi protetti le proprie forze aeree, unità di élite come la 4a armata e le divisioni della guardia repubblicana, adottando quindi una strategia di difesa passiva, senza che perciò si debba escludere la possibilità di impiego di armi anti-aeree di fabbricazione russa.
Interessante sarebbe conoscere, in questo contesto, che valore abbiano le ripetute affermazioni dei politici italiani circa la non partecipazione alle attività militari degli alleati, tenuto conto del fatto che le principali basi Usa in Italia, anche a seguito di protocolli di intesa tuttora coperti da segreto militare, operano in condizioni di sostanziale extra-territorialità. Per questo, il fatto che l’Italia voglia restare al di fuori di questa nuova, pericolosa dimostrazione di forza occidentale, non esclude affatto che gli alleati utilizzino invece intensivamente il nostro paese come linea logistica essenziale per alimentare il loro sforzo offensivo.
Alfatau
Fonte: http://www.clarissa.it
Link: http://www.clarissa.it/editoriale_n1905/Tra-venerdi-e-sabato-inizia-l-attacco-angloamericano-alla-Siria

SARIN IN SIRIA. COMPLIMENTI MEDECINS SANS FRONTIERES !

corelFonte francescosantoianni.it di
FRANCESCO SANTOIANNI del 26/08/2013 attualità
Certo, sono lontani i tempi in cui Médecins Sans Frontières (MSF) doveva giustificarsi agli occhi dell’allora forte movimento pacifista per le tendenze belliciste di uno dei suoi fondatori,Bernard Kouchner, nominato per queste ministro degli Esteri da Sarkozy. E così pure sono state archiviate tutta una serie di incontrollate “ voci” sul perché MSF avesse scelto – a differenza di altre – di operare quasi “in clandestinità” in Siria.
Acqua passata, che non lede il prestigio di Médecins Sans Frontières, ritenuta – giustamente – una delle poche che possa fregiarsi del titolo di autentica organizzazione umanitaria.

Ecco perchè sono rimasto sbigottito davanti al comunicato di MSF che, ininterrottamente strombazzato dai media Mainstream (per non parlare della bolgia su Internet) sta supportando l’ipotesi un attacco missilistico alla Siria.

Ma prima di soffermarmi sul comunicato, sono costretto a ritornare sulla questione del Sarin che, a differenza di altri gas militari, uccide agendo sulla pelle: una microgocciolina e via. Questo, tra l’altro, impedisce il soccorso a personale che non sia incapsulato in tute NBCR di terzo livello. Guardate, invece, questo video: dovrebbe raffigurare l’affranto padre che abbraccia il suo bambino morto per Sarin. E poi guardatevi tutti gli altri video circolanti in Rete. Fosse stato gas Sarin, che speranza di sopravvivenza dovrebbero avere i “soccorritori”? Prevengo l’obiezione: “E vabbè, questione di lana caprina. Invece del Sarin, sarà stato qualche altro gas.” No. La sintomatologia denunciata nei comunicati dell’”Opposizione anti-Assad” e delle “organizzazioni umanitarie” sono ascrivibili esclusivamente a gas neurotossici (nervini), di cui il Sarin (insieme al Tabun, Soman, VX….) è il più conosciuto.

E torniamo al comunicato di Médecins Sans Frontières. Preceduto, almeno in Italia, da uno, sostanzialmente analogo, emanato dalla leader di una organizzazione certamente meno prestigiosa di MSF, che descriveva dettagliatamente la sintomatologia dei gas nervini riferitagli telefonicamente da suoi medici (ovviamente, anonimi e operanti in non meglio precisati “ospedali” in Siria)..

Anche il comunicato di Médecins Sans Frontières si sofferma su questa sintomatologia, aggiungendo alcuni punti francamente incredibili.

Innanzitutto: “Tre ospedali nel governatorato di Damasco supportati da Medici Senza Frontiere (MSF) hanno riferito di aver ricevuto circa 3.600 pazienti con sintomi neurotossici in meno di tre ore.” Quali ospedali? Dopo un vorticoso giro di telefonate ad amici siriani, ho telefonato (e poi ritelefonato il giorno dopo) all’addetta stampa di MSF Italia per saperlo. Ma la sua risposta è stata sempre la stessa: “Médecins Sans Frontières non può divulgare i nomi degli ospedali per motivi di sicurezza.” Tre ospedali che si trovano a Damasco?! Potrei capirlo per qualche ambulatorio di MSF sperduto in un territorio ancora presidiato dai “ribelli”. Ma a Damasco? Oggi piena di Ispettori dell’ONU (giunti proprio per indagare su analoghe accuse di “gas tossici” di qualche mese fa) e di giornalisti al seguito. Quali sarebbero i “motivi di sicurezza” che legittimano l’omissione del nome dei tre ospedali che avrebbero accolto “3.600 pazienti con sintomi neurotossici in meno di tre ore”?

Francesco Santoianni
Fonte: http://www.francescosantoianni.it
Link: http://www.francescosantoianni.it/wordpress/?p=958

Terza Guerra Mondiale a un passo. L’Onu frena, ma Usa e Russia pronte a intervenire in Siria

corelFonte articolotre 6/06/3013 readazione attualità

G.C.- -5 giugno 2013- La denuncia arriva dalle Nazioni Unite, le quali hanno reso noto come esistano “motivi fondati” per ritenere che in Siria si stiano utilizzando armi chimiche, seppure in quantità limitata. Una conferma questa, che andrebbe ad avallare i timori che nei mesi sono stati esposti da più fronti. Tra chi incolpava dell’utilizzo di veleni i lealisti e chi invece puntava il dito contro i ribelli, anche il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama s’era messo in allarme, dichiarando che se l’utilizzo fosse stato provato, le forze americane sarebbero intervenute.

Per fare luce sull’avvenuto, l’Onu ha incaricato recentemente una Commissione ad hoc, la quale ha dovuto indagare sulle eventuali violazioni dei diritti umani e sull’utilizzo di armi tossiche nel conflitto che ormai da due anni si sta trascinando, provocando oltre 70mila morti. Sebbene si supponga che sia stato utilizzato il Sarin, il micidiale gas che agisce sul sistema nervoso, non è stato possibile determinare con esattezza quali siano le sostanze adoperate, così come chi, effettivamente, ne abbia fatto uso. Anche se, ovviamente, i sospetti ricadono sui militari in forza a Bashar al Assad, anche in relazione alle numerose denunce ricevute da parte dei ribelli.

Le indagini della Commissione, presieduta dal brasiliano Paulo Pinheiro si sono concentrate principalmente su quattro episodi d’attacco: quelli di Khan Al-Asal e di Oteiba, entrambi del 19 marzo, quello che ha visto colpire il quartiere di Aleppo, Sheikh Maqsud il 13 aprile e, infine, quello di Saraqeb del 29 dello stesso mese. Secondo i commissari, quasi sicuramente in queste occasioni sono state utilizzate armi chimiche, sebbene anche “altri incidenti rimangono sotto inchiesta”.

La difficoltà nel trovare risposte soddisfacenti e definitive nasce dal fatto che le Nazioni Unite non sono ancora in grado di poter effettuare analisi sui campioni di terra dei siti in cui si teme possano essere state utilizzate le armi chimiche, in quanto il regime ha fin’ora impedito agli ispettori dell’Onu di accedere nel Paese. Per adesso, dunque, le conferme hanno origine soltanto dalle dichiarazioni e dalle testimonianze dei rifugiati, dei medici e dei feriti siriani. Nonchè dal governo francese, che proprio ieri ha annunciato di possedere prove inconfutabili al riguardo. Il Ministro degli Esteri, Laurent Fabius, ha infatti dichiarato che la Francia ha effettuato alcune analisi su dei campioni raccolti in Siria ad aprile e, in essi, è stata riscontrata la presenza dell’agente chimico del sarin. Queste rivelazioni sono state inserite in un report, ora in mano all’Onu, nel quale vengono passati in rassagna anche diversi casi di tortura e massacri ai danni dei bambini, le vittime preferite di questa guerra.

Se tutto ciò risultasse vero, allora l’intervento delle grandi potenze sarebbe ad un passo. Gli Usa, infatti, partirebbero alla volta della Siria schierandosi con i ribelli, scontrandosi, di conseguenza, con la Russia che appoggia Assad. Un’eventualità, questa, che farebbe tremare il mondo e, proprio in virtù di ciò, ci si augura che l’incontro che si terrà prossimamente a Ginevra, tra le due superpotenze, possa in qualche modo sciogliere le tensioni che aleggiano, intensificatesi dalla richiesta d’embargo per l’opposizione, voluta da Putin.

In questa panoramica, e in previsione di un’eventuale terza guerra mondiale, il Palazzo di Vetro cerca di frenare e prender tempo, ricordando che è necessario, prima di tutto, che “il gruppo di esperti Onu, guidato dal professor Sellstrom, possa condurre indagini sulle armi chimiche e biologiche, avendo possibilità di entrare liberamente in Siria”, procrastinando dunque le strategie degli stati esteri a una volta che saranno ottenuti riscontri definitivi.

QUI’ E’ COME CHERNOBYL (DALL’ IRAQ UN TRAGICO PROMEMORIA PER PERSEGUIRE I CRIMINALI DI GUERRA)

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Fonte johnpilger.com DI JOHN PILGER 29/0572013 attualità

In Iraq la polvere scivola per le lunghe strade, dita del deserto. Penetra negli occhi, nel naso, in gola, mulinella nei mercati e nei cortili delle scuole, filtra nei bambini mentre giocano a pallone, e trasporta, secondo il dottor Jawad Al-Ali, “i semi della nostra morte”.
Oncologo di fama internazionale al Teaching Hospital Sadr di Bassora, il dottor Ali, me lo disse nel 1999, e oggi il suo avvertimento è comprovato. “Prima della guerra del Golfo”, disse, “c’erano due o tre pazienti affetti da cancro al mese. Ora ogni mese ne muoiono 30-35. I nostri calcoli indicano che in questa zona contrarrà il cancro dal 40 al 48 per cento della popolazione; dapprima nei prossimi cinque anni, poi molto tempo dopo. Parliamo di circa la metà della popolazione. Molti tra i miei famigliari ne sono stati colpiti, cosa mai successa nella storia della nostra famiglia.
Qui è come Chernobyl; gli effetti genetici sono nuovi per noi; i funghi crescono enormi, perfino gli acini dell’uva nel mio giardino hanno subito una mutazione e non possono più essere mangiati”.
Nel corridoio, la dottoressa Ginan Ghalib Hassen, pediatra, teneva un album di foto dei bambini che stava cercando di salvare. Molti avevano il neuroblastoma infantile. “Nei due anni precedenti la guerra c’era stato un solo caso di questo strano tipo di tumore”, ha detto. “Ora di casi ne abbiamo molti, per lo più con nessuna familiarità riscontrata. Ho studiato quello che è successo a Hiroshima, e notato che l’improvviso aumento di queste malformazioni congenite è lo stesso.”
Tra i medici che ho intervistato, pochi dubitano che la causa sia riconducibile ai proiettili all’uranio impoverito utilizzati dagli americani e britannici nella guerra del Golfo. Un fisico militare statunitense assegnato a ripulire il campo di battaglia oltre il confine col Kuwait ha detto: “Ogni raffica sparata da un caccia A-10 Warhog conteneva oltre 4.500 grammi di uranio solido. Sono state usate più di 300 tonnellate di uranio impoverito. È stata una sorta di guerra nucleare”.
Nonostante il legame con il cancro è sempre difficile da provare con certezza, i medici iracheni sostengono che “l’epidemia parla da sé”. L’oncologo britannico Karol Sikora, direttore del programma di ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1990, scriveva sul British Medical Journal: “la richiesta di attrezzature per la radioterapia, i farmaci chemioterapici e gli analgesici sono costantemente bloccati dagli Stati Uniti e dai consulenti britannici [del comitato per le sanzioni in Iraq]. Mi disse: “siamo stati esplicitamente avvisati [dall’OMS] di non parlare della faccenda irachena. L’OMS non è un’organizzazione cui piace far politica.”
Di recente, Hans von Sponeck, l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite e Alto Funzionario Umanitario delle Nazioni Unite in Iraq, mi ha scritto: “Il governo degli Stati Uniti ha cercato di evitare che l’OMS controllasse le zone nel sud dell’Iraq dove l’uranio impoverito è stato utilizzato e dove ha causato gravi pericoli per la salute e per l’ambiente.”
Oggi, un resoconto dell’OMS, risultante da uno storico studio intrapreso in collaborazione col Ministero della Sanità iracheno, è stato “differito”. Lo studio copre 10.800 famiglie, e contiene “prove schiaccianti”, asserisce un funzionario del ministero e, secondo uno dei suoi ricercatori, resta secretato. Il dossier indica che i difetti di nascita hanno raggiunto il livello di “crisi” in tutta la società irachena dove l’uranio impoverito ed altri metalli pesanti tossici sono stati utilizzati da Stati Uniti e Gran Bretagna. Quattordici anni dopo aver dato l’allarme, il dottor Jawad Al-Ali riporta “sbalorditivi” tumori multipli in intere famiglie.
L’Iraq non fa più notizia. La scorsa settimana, l’uccisione di 57 iracheni in un solo giorno è stato un non-evento, paragonato all’omicidio di un soldato britannico a Londra. Eppure le due atrocità sono connesse. La loro simbolicità potrebbe diventare il prossimo film sprecone di Scott Fitzgerald… “distruggevano cose e persone per poi tornare ai loro soldi o al loro enorme menefreghismo… e lasciavano ad altri il compito di ripulire il caos”.
Il “caos” lasciato da George Bush e Tony Blair in Iraq è una guerra settaria, le bombe del 7/7 e adesso un uomo che agita una mannaia sanguinante a Woolwich. Bush è tornato alla sua “biblioteca presidenziale e museo” da Mickey Mouse e Tony Blair ai suoi viaggi da uccello del malaugurio e al suo denaro.
Il loro “caos” è un crimine di proporzioni epiche, come scrisse Von Sponeck, riferendosi ai calcoli del Ministero per gli Affari Sociali iracheno che stimava in 4 milioni e mezzo i bambini che hanno perso entrambi i genitori. “Ciò significa che un orrendo 14 per cento della popolazione irachena è composto da orfani”. “Si ritiene che un milione di famiglie sono condotte da donne, in maggior parte vedove”. Abusi sui bambini e violenza domestica sono temi giustamente urgenti in Gran Bretagna; ma la catastrofe innescata dalla Gran Bretagna stessa in Iraq ha portato la violenza e l’abuso in milioni di case.
Nel suo libro ‘Dispacci dal lato oscuro’, Gareth Peirce, la più importante avvocatessa britannica sui diritti umani, applica il principio di legalità a Blair, al suo propagandista Alastair Campbell e al suo gabinetto di collusi. “Per Blair – ha scritto – gli esseri umani che si presumeva avessero punti di vista ‘islamici’, dovevano essere debellati con ogni mezzo possibile, e in modo permanente … nel linguaggio di Blair erano un ‘virus’ che doveva essere ‘eliminato’ e che richiedeva ‘una miriade di interventi [sic] nel cuore degli affari di altre nazioni’.” Il concetto stesso di guerra è stato mutato in “i nostri valori contro i loro”. Nonostante questo, scrive Peirce, “nelle e-mail e nei comunicati governativi interni non si rileva alcun dissenso”.
Per il ministro degli Esteri Jack Straw, mandare innocenti cittadini britannici a Guantanamo era “il modo migliore per raggiungere il nostro obiettivo di lotta al terrorismo”.
Questi crimini, la loro iniquità alla pari con quanto è successo a Woolwich, sono in attesa di processo. Ma chi sarà a richiederlo? Nel variegato teatro della politica di Westminster, la lontana violenza causata dai “nostri valori” non è di alcun interesse. Anche noi ci giriamo dall’altra parte?

John Pilger
Fonte: http://johnpilger.com
Link: http://johnpilger.com/articles/from-iraq-a-tragic-reminder

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

L’OBBLIGO DELLA FRANCIA (Bernardo Valli).

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L’OBBLIGO DELLA FRANCIA (Bernardo Valli)..

Partono i sommergibili… rapidi ed invisibili!!(altre spese per l’esercito Italiano)

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Preso da Coscienze in rete 08 Gennaio 2013 Scritto da Fausto Carotenuto attualità
Una sola cosa funziona, spende senza problemi ed è in piena fioritura in Italia. La Guerra!

Secondo il Fatto Quotidiano di oggi “per l’acquisto di due sottomarini militari U-212 lo Stato spenderà 2 miliardi (170 milioni l’anno) grazie a una norma confermata dalla legge di Stabilità voluta dal governo Monti e approvata da Pdl, Pd e Terzo Polo. Un altro spreco dopo gli F-35″.

Si tratta di costosi e inutili (per combattere chi?) sommergibili di progettazione tedesca, eredi degli U-boat del “glorioso e vittorioso”… asse italo-germanico.

Cosa produce la Guerra?

Morti, feriti, paura, vortici di ansia e di odio. L’unico incremento di produzione perseguito da questo governo e da chi lo ha appoggiato.

Come ha speso i soldi il governo Monti?

Per darli alle banche che ci hanno ridotto in grave crisi, per farci la TAV che non serve ed è dannosa, per darli al Superstato europeo insieme alla nostra sovranità, e per fare la Guerra.

A chi li ha presi?

Alle classi medie, agli operai, agli impiegati, ai pensionati, agli imprenditori, ai piccoli proprietari…

A chi non li ha presi?

Alla finanza, ai ricchi, al Vaticano.

Nel nostro mondo, là dove il poteri oscuri ancora non sono entrati, nel mondo parallelo delle coscienze in risveglio, vale ancora l’art 11 della Costituzione:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Piccoli droni crescono «il terribile missile dell’esercito degli Stati Uniti

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Piccoli droni crescono «.

L’opinione pubblica britannica è contraria agli interventi militari in Siria’ un sondaggio ComRes rivela la contrarietà della maggior parte dei cittadini del Regno Unito al piano del primo ministro Cameron per aiutare le unità anti-Assad


Da Indepent Telegraf 30/12/2012 Andrew Greews attualità
Mentre David Cameron sta cercando il sostegno dei leader europei per inviare armi ai ribelli che si oppongono al regime di Assad in Siria, si scontra con l’opinione pubblica Britannica che non gradisce questa azione . Secondo un sondaggio di The Independent, la gente non crede Gran Bretagna dovrebbe fornire forniture militari ai ribelli.

n un sondaggio circa il 48% per cento dei cittadini britannici e sfavolrevole rispetto a un 35% che è d’accordo con Cameron, la gente non crede che la Gran Bretagna dovrebbe fare forniture militari ai ribelli – anche se il Regno Unito non ha inviato delle forza armate, – mentre il 18 per cento ha risposto “non so”.
Ora dobbiamo esplorare tutte le opzioni per l’opposizione e per permettere un maggiore sostegno per la protezione dei civili … penso che vale la pena guardare l’embargo e chiedendo come possiamo meglio lavorare con le parti dell’opposizione siriana che vogliono un passaggio proprio una libera e democratica in Siria. “Ha detto che l’embargo sulle armi sarebbe rimasto per il regime di Assad.
Cameron sta cercando il sostegno degli altri leader dell’Unione europea di non applicare sanzioni in materia di attrezzature militari alla Siria in modo che i ribelli anti-Assad può essere aiutato. Anche se ha convinto l’Unione europea a prendere in considerazione tutte le opzioni in un vertice di Bruxelles di questo mese, i paesi hanno espresso riserve in merito armare i ribelli.

Secondo ComRes, gli uomini sono più ostile per l’invio di rifornimenti militari rispetto alle donne, con il 51 per cento degli uomini e il 45 per cento delle donne che si oppongono alle decisioni del primo minisstro . David Cameron ha detto parlamentari all’inizio di questo mese: “Ora dobbiamo esplorare tutte le opzioni per l’opposizione e per permettere un maggiore sostegno per la protezione dei civili … sta valutando l’attuazzione di un embargo e chiede di poter collaborare con le fazioni dell’oppozione siriana che vogliono una transizione proprio di una libera e democratica in Siria. “Ha detto che l’embargo sulle armi sarebbe rimasto per il regime di Assad
Il Primo Ministro ha sostenuto che non esiste un obbligo morale e strategico per agire. secondo Cameron “La Siria sta cercando di rafforzare una nuova schiera di esremisti di al-Qaeda-linked, e vi è un rischio crescente di instabilità diffusione ai paesi vicini alla Siria e delle potenze regionali in diretto conflitto.
Alcuni deputati sono preoccupati per l’invio di armi a una zona di guerra e temono una deriva verso l’azione militare. Richard Ottobiano, presidente conservatore della Camera dei Comuni Esteri Select Committee, ha detto che “è sempe più preoccupante rischio che si stiano costruendo da parte ‘Occidente i pressuposti per un azione militare, e che il governo stia pensando di farsi coinvolgere in un azione che pare imminente, senza consultare il Parlamento “.

In una lettera al ministro degli Esteri, William Hague, Ottobiano e tutti i partiti del comitato condividono il desiderio di porre fine urgentemente alle violenze in Siria. ComRes ha intervistato 1.000 adulti in Gran Bretagna per telefono tra il 14 e il 16 dicembre

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