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Il Guardian accusa: “Costretti da Cameron a distruggere i file di Snowden”

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In un articolo a firma del proprio direttore, il Guardian rivela come fu oggetto di pressioni da parte dell’esecutivo britannico affinché distruggesse tutte le documentazioni relative allo scandalo legato a Snowden.

articolotre Redazione– -21 agosto 2013- I file consegnati dalla talpa dell’Nsa, Edward Snowden, al Guardian, sono andati distrutti. A denunciarlo è lo stesso quotidiano che oggi, in un articolo a firma del direttore Alan Rusbridger, ripercorre le tappe della curiosa e inquietante vicenda che portò all’eminazione di tutta la documentazione sul Datagate.

Secondo quanto riportato dal giornalista, circa due mesi fa ricevette una telefonata da un alto funzionario statale, che lo avrebbe invitato a restituire tutte le documentazioni riguardanti il sistema di sorveglianza e intercettazione denominato Prism, rivelato da Snowden, o, in alternativa, a distruggerle. Nell’ordinare ciò, l’uomo avrebbe dichiarato di esprimere il punto di vista del primo ministro britannico, Cameron.

A questo primo approccio, seguirono due incontri, durante i quali il misterioso uomo avrebbe continuato a richiedere indietro i file, finché non intervenne un terzo soggetto, anch’egli dichiatratosi appartenente al “nucleo centrale del governo”. Fu lui a minaccirare a Rusbridger: “Vi siete divertiti fin troppo, adesso rivogliamo la roba indietro”, gli disse, sottolineando poi che, in caso le pretese non fossero state adempite, si sarebbe incorsi in una durissima battaglia legale.

“Seguirono ulteriori incontri con oscuri emissari di Whitehall”, prosegue il direttore del Guardian, chiamando in causa l’esecutivo conservatore britannico. “La richiesta era sempre identica: ‘Ridateci indietro il materiale di Snowden, oppure distruggetelo. Il vostro dibattito lo avete già avuto. Non c’è più bisogno di scriverne ancora””.

Alla fine, dopo le lunghe pressioni, il giornale si arrese e, così “si verificò uno dei momenti più bizzarri nella lunga storia della nostra testata”. Alla sede del prestigioso giornale, infatti, giunsero due esperti in sicurezza del Gchq, gli 007 britannici, i quali avevano il compito di “sovrintendere alla distruzione, negli scantinati della redazione, degli hard-disk dei computer” in cui erano custodite le informazioni rilasciate da Snowden. Essi, inoltre, dovevano “accertarsi che in quei frammenti non vi fosse nulla che potesse essere di un qualche interesse per eventuali agenti cinesi di passaggio”.

Nonostante ciò, il direttore del Guardian ha tenuto a sottolineare che, non per questo, la ricerca della verità si fermerà e ha lanciato l’allarme su quanto accaduto a David Miranda, il marito del giornalista che effettuò lo scoop su Snowden. L’uomo è infatti stato tenuto bloccato nove ore presso un aeroporto dalla security, per essere interrogato riguardo le inchieste giornalistiche condotte dal compagno di vita.

INTIMIDIRE I GIORNALISTI

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blog.ilgiornale.it DI MARCELLO FOA 19/08/2013 attualità

Sono passate diverse settimane da quando l’ex informatico della Cia Edward Snowden ha rivelato il Datagate e considerato l’epilogo della sua vicenda oggi lo si possa considerare davvero un eroe della miglior America. Inizialmente il sospetto era che la sua improvvisa e clamorosa ribellione fosse strumentale e concordata con servizi segreti stranieri; insomma che fosse passato “al nemico” (si pensava ai cinesi) e che la mediatizzazione del suo caso potesse servire a rendere ancor più forti e credibili le sue rivelazioni.

Ora, però, questo sospetto – sebbene non possa essere ancora del tutto escluso – appare inverosimile.

Nella foto: David Miranda ( a sinistra) e Glenn Greenwald

Se Snowden si fosse accordato con l’intelligence straniera, la sua “latitanza” non sarebbe stata così lunga e roccambolesca, ma molto più breve, discreta ed efficace nell’epilogo finale. Snowden si è nascosto a Hong Kong, ha chiesto invano asilo a decine di Paesi, è rimasto bloccato all’aeroporto di Mosca per molte settimane, generando non pochi imbarazzi al Cremlino che solo in extremis gli ha concesso un asilo temporaneo. Scenario troppo complesso per essere pianificato ad arte.

A mio giudizio è stato spinto da motivazioni nobile e dal timore di vedere il Paese – a lungo alfiere della libertà e della democrazia – in uno Stato che persegue e realizza la schedatura di tutti i cittadini, che si insinua nella loro vita personale, violando le libertà individuali sancite dalla Costituzione. Un gesto coraggioso, il suo, nel segno della miglior tradizione del suo Paese.

Ieri nuova puntata: la polizia brittanica ha fermato per 9 ore David Miranda, il compagno di Glenn Greenwald, il giornalista che per primo ha rivelato la denunce di Snowden. Gli hanno sequestrato cellulare, computer, fotocamera, lo hanno tenuto 9 ore in isolamento, senza assistenza giudiziaria nè diplomatica. Insomma gli hanno negato diritti normalissimi nei Paesi occidentali, trattandolo alla stregua di un sospetto terrorista, lui che ha una sola colpa: quella di essere il compagno che ha dato voce all’ex spia e che, verosimilmente, è in grado di pubblicare nuove rivelazioni.

Intimidazione ha tuonato il “Guardian”, che ha dedicato tutta la prima pagina alla vicenda. E intimidazione è. Nei confronti di Snowden, ma soprattutto di chi esercita il diritto di informare, in assoluta libertà, come fa da diversi anni, meritoriamente, coraggiosamente il Guardian. Al giornale londinese, a Greenwald, a Miranda tutta la mia solidarietà, con l’auspicio che questa azione abbia l’effetto opposto a quello desiderato, rendendoli non più pavidi ma ancora più coraggiosi. Come capita ai giornalisti di razza.

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2013/08/19/intimidire-i-giornalisti/
19.08.2013

Il Datagate non è finito: Snowden può rivelare ancora almeno 15mila documenti top secret

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Il Datagate non è finito: Snowden può rivelare ancora almeno 15mila documenti top secret

articolotre Redazione- -7 agosto 2013 attualità – Le rivelazioni sul Datagate non sono certo finite. Snowden ha ancora molto da dire, nonostante Mosca abbia gli abbia richiesto esplicitamente di tacere. Tanto più che forse non sarà proprio l’ex analista della Nsa, l’uomo che ha fatto impazzire gli Usa, a rendere note le informazioni, quanto, piuttosto, il giornalista Gleen Greenwald, statunitense trapiantato in Brasile e collaboratore del Guardian.

A lui, infatti, la “talpa” avrebbe consegnato 15-20mila documenti top secret riguardanti il governo americano: a rivelarlo è stato lo stesso giornalista che, però, ha rifiutato di fornire ulteriori dettagli in merito al contenuto della documentazione.

Piuttosto, ha spiegato il giornalista, si tratterebbe di un archivio “molto completo e ampio”. Inoltre, Greenwald ha specificato come quanto fin’oggi pubblicato in merito alle attività di spionaggio dell’amministrazione Obama non sia che la punta dell’iceberg.

“Il pretesto utilizzato da Washington per spiare”, ha illustrato ancora Greenwald, “è solo uno: il terrorismo e la necessità di proteggere il popolo americano. Ma la realtà è che ci sono molti documenti che non hanno niente a che fare con il terrorismo e la sicurezza nazionale, ma riguardano invece la competizione con altri Paesi negli affari economici e industriali“.

Datagate. Il governo britannico “invita” all’autocensura

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Il Guardian ha rivelato come, appena dopo le prime pubblicazioni in merito al Datagate, il governo britannico abbia inviato alle maggiori testate ed emittenti televisive una “D Notice”, un avviso che invita all’autocensura
articolotre Redazione- -18 giugno 2013- attualità E’ partita la censura. A darne notizia è il Guardian, che oggi ha spiegato come, il 7 giugno scorso, appena dopo che le prime rivelazioni sul cosiddetto “Datagate” vennero pubblicate, il Ministero della Difesa britannico si è mosso per censurare il tutto e tagliare così le gambe ai media che dello scandalo hanno parlato.

Si tratterebbe di un avviso di censura, una “D Notice“, ovvero un sistema creato nel Regno Unito per evitare che vengano diffuse informazioni in grado di compromettere operazioni militari o spionistiche; l’avviso, che non è vincolante, fa pressione sulle testate e sull’emittenti perchè non mettano “a rischio la sicurezza nazionale e quella del personale britannico”, evitando di parlare di determinate questioni e dunque autocensurandosi.

Secondo quanto riportato dal Guardian, a ricevere l’inquietante notifica da parte del Ministero sono stati i maggiori quotidiani nel paese, nonché le più importanti televisioni come la Bba, Sky News e Itn.

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