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Corrado Clini arrestato per peculato. Ex ministro dell’Ambiente ai domiciliari

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Fatto Quotidiano del di Marco Zavagli | 26 maggio 2014 attualità
L’inchiesta è incentrata su un finanziamento per il risanamento del settore idrico in Iraq: secondo la Guardia di finanza, in concorso con un altro imprenditore, avrebbe sottratto fondi per oltre 3,4 milioni di euro. Le misure sono state disposte dal gip di Ferrara, su richiesta della Procura guidata da Bruno Cherchi

Corrado Clini, ex ministro dell’Ambiente del governo Monti, è stato arrestato per peculato. Con lui ai domiciliari è finito anche Augusto Calore Pretner, ingegnere padovano. Secondo l’ordinanza, emessa dal gip Piera Tassoni della procura di Ferrara, i due avrebbero sottratto 3 milioni e 400mila euro da un finanziamento ministeriale di 54 milioni destinato al progetto “New Eden”, volto alla protezione e preservazione dell’ambiente e delle risorse idriche, da realizzare in Iraq e finanziato con il sostegno internazionale.

Clini risultava indagato già dall’ottobre 2013 in qualità di direttore generale del ministero dell’Ambiente. Le indagini, condotte dalla Guardia di finanza di Ferrara, erano partite dall’individuazione di un flusso di false fatturazioni provenienti da una società cartiera con sede in Olanda, a favore della Med Ingegneria srl, studio ferrarese i cui vertici risultano indagati per una frode fiscale da un milione e mezzo di euro (per questi fatti a luglio la Procura iscrisse cinque persone nel registro degli indagati e sequestrò beni per 330mila euro).

Le fatture di Med Ingegneria facevano capo a due organizzazioni non governative con sede negli Stati Uniti, la Nature Iraq (cui partecipava lo Studio Galli Ingegneria di Padova di cui è socio Pretner) e Iraq Foundation. Sono le due ong che nel 2003 stipularono un accordo bilaterale con gli uffici del ministero dell’Ambiente, poi rinnovato nel 2008 per altri cinque anni. Obiettivi del programma di cooperazione erano il ripristino ambientale e il controllo dei fenomeni di piena e gestione integrata dei bacini idrografici del Tigri e dell’Eufrate. Di quella attività però il nucleo di polizia tributaria non ha trovato alcun riscontro. Per quel progetto le due ong chiesero 57 milioni all’Ambiente, ottenendone 54.

Tra settembre 2007 e gennaio 2011 parte di quelle somme finiscono in conti “direttamente riconducibili ai due arrestati”. A parlare di “grossi elementi probatori a carico” degli indagati è il procuratore capo di Ferrara, Bruno Cherchi che, assieme al colonnello delle Fiamme gialle Sergio Lancerin ricostruisce i passaggi di denaro attraverso tre continenti. Una parte dei soldi del ministero, incassati da Nature Iraq, venivano accreditati su un conto ad Amman in Giordania, per poi partire in direzione dell’Olanda, verso la società Gbc con fatturazioni per operazioni inesistenti.

Questa tratteneva una commissione del 5% per poi girarli nei paradisi fiscali delle Isole Vergini e dei Caraibi. Da qui il malloppo, decurtato di un altro 2%, ripartiva per la Svizzera per essere depositato “in conti correnti di prestanome direttamente riconducibili agli indagati”. Un vorticoso giro di denaro “provato senza ombra di dubbio” afferma Lancerin, che anticipa come “la Procura di Roma (che sta valutando anche altri fronti con il pm Galanti, ndr) sta operando numerosissime perquisizioni in tutto il Paese”, mentre le indagini della Finanza proseguono anche in altre direzioni. In particolare in Svizzera, dove si batte la pista del riciclaggio internazionale di denaro.

Corrado Clini, medico, è stato per venti anni – dal 1991 al 2011 – direttore generale del ministero ed è stato nominato ministro il 16 novembre 2011 nel governo guidato da Mario Monti. Dopo la guida del dicastero, è tornato a ricoprire l’incarico di direttore generale per lo Sviluppo sostenibile, il clima e l’energia sempre al dicastero di via Cristoforo Colombo. Per anni sempre in prima linea ai vertici internazionali, si è occupato di ambiente e di cambiamenti climatici, è stato anche chairman dell’European Environment and Health Committee, composto dall’Organizzazione mondiale della sanità e dai ministeri della Salute e dell’Ambiente di 51 paesi europei e centro asiatici.

Come ministro ha affrontato alcune questioni spinose come il caso Ilva, il naufragio della Costa Concordia e l’emergenza rifiuti a Roma. Clini è anche noto per le sue posizioni a favore del nucleare e, di un possibile ritorno in Italia ed è sempre stato favorevole agli ogm (organismi geneticamente modificati), due temi caldi, che ha sostenuto in vari ambiti anche appena nominato ministro, a ridosso dell’incidente di Fukushima in Giappone. Ad aprile 2012 ha presentato al Cipe il Piano nazionale di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e, insieme con i ministri Corrado Passera e Mario Catania (Politiche Agricole), la riforma degli incentivi alle energie rinnovabili

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Editoria, nel 2013 versati 68 milioni di contributi illeciti. Coinvolte 13 testate

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Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 7 aprile 2014 attualità

E’ di 68 milioni il bilancio delle attività di controllo condotte l’anno scorso dalla Guardia di Finanza sulle società editoriali. Gli uomini del Nucleo speciale per la radiodiffusione e l’editoria hanno scoperto, nel corso di tre diverse operazioni (“Free Press”, “Money on Newspapers” e “Grey News”) che 11 editori hanno percepito contributi pubblici illeciti per 13 diverse testate: avevano creato società strumentali (di fatto scatole vuote) il cui unico scopo era nascondere agli occhi dello Stato l’effettivo titolare della proprietà. In modo da poter moltiplicare le richieste di fondi. “Una truffa aggravata ai danni dello Stato”, spiega il colonnello Paolo Occhipinti, comandante del nucleo. Tra le testate coinvolte ci sono Libero e Il Riformista (chiuso nel 2012), entrambe dell’ex deputato di Forza Italia Antonio Angelucci, Il Giornale di Toscana e il settimanale Metropoli degli onorevoli Denis Verdini e Massimo Parisi, entrambi FI, e Il Roma, allora di Italo Bocchino, finito in liquidazione proprio in seguito alla richiesta di restituzione dei contributi ricevuti senza averne diritto. Diciassette persone e 11 imprese sono state denunciate “e”, continua Occhipinti, ”circa metà dei 68 milioni usciti dalle casse dello Stato sono stati recuperati sequestrando beni mobili e immobili, titoli, depositi bancari e quote di società”. Alcune irregolarità erano emerse già alla fine del 2013.

Allargando il campo anche alle imprese radiotelevisive, gli accertamenti svolti nel corso dell’anno salgono a 344 (di cui 258 su delega dall’autorità di garanzia sulle comunicazioni) e le violazioni di legge portate alla luce a 625. Tra le operazioni più rilevanti in quest’ambito c’è quella battezzata “Tv Fee”, sull’omesso versamento del canone di concessione da parte di emittenti radio e tv (tutte locali): non hanno pagato allo Stato quanto dovuto, cioè l’1% del fatturato riferibile all’attività di radiodiffusione. Gli accertamenti sono stati 35 e hanno permesso di scovare un “buco” di base imponibile di 34 milioni. L’operazione “User Protection”, infine, ha visto segnalare all’Authority delle comunicazioni 39 emittenti responsabili di aver trasmesso programmi nocivi per i minori, interruzioni pubblicitarie e programmi di cartomanzia, lotto e lotterie.

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