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Allarme rosso per Europee, Ue teme ondata populista

Fonte Altrainformazione.it 26 marzo, 2014 attualità
Allarme rosso per Europee, Ue teme ondata populista
BRUXELLES MARINE LE PEN LANCIA DESTRA ANTI-UE. SALVINI, NOI CI SAREMO
– La marea nera avanza. Il voto alle municipali in Francia conferma quello che per molti, a Bruxelles, è visto come un vero e proprio incubo: un grande successo, alle prossime elezioni di maggio, delle forze radicali e populiste che hanno come obiettivo la fine della Ue e del suo nocciolo duro, l’euro. Ne è convinto l’europarlamentare leghista Mario Borghezio, secondo il quale l’affermazione del Front National altro non è che il segnale che annuncia lo “tsunami” che la Le Pen ed i suoi alleati, grazie ai risultati delle Europee, lanceranno contro la costruzione europea.
L’ultimo sondaggio realizzato il 19 marzo da Poll Watch dà 90 seggi ai partiti che ora si trovano sotto le insegne dei non iscritti, sigla che riunisce formazioni di estrema destra e populiste che fino ad ora non sono riuscite a fare famiglia.
Oggi sono solo 32, poco più di un terzo di quanto potrebbero essere a urne chiuse. A loro vanno inoltre aggiunti partiti, come la Lega Nord, che al momento sono nel gruppo dell’Europa della libertà e della democrazia, EDF, ma che hanno già promesso fedeltà a Marine Le Pen. E’ proprio lei, assieme all’olandese Geert Wilders, a guidare questa crociata che punta a creare un nuovo soggetto anti-Ue, più marcatamente nazionalista e di destra, da affiancare all’EDF ed al gruppo dei conservatori, altre formazioni che mal digeriscono l’Europa e le sue istituzioni.
Altra incognita, la posizione del Movimento 5 Stelle.
Al di là dei sondaggi, non si annunciano semplici i giochi per formare un gruppo politico a Strasburgo. Per crearlo ci vogliono 25 deputati da 7 Paesi diversi, la coppia Le Pen-Wilders non ha problemi di numeri, ma sì di passaporti.
Oltre al FN ed al Partito della libertà olandese, ci sono gli austriaci del FPO e del BZO, i belgi del Vlaams Belang e il Carroccio (se supererà la soglia del 4%), mancano alla conta ancora 2 paesi. La Le Pen, alla ricerca di una patina di moderazione, ha escluso le formazioni estremiste dell’Est Europa – dagli ungheresi di Jobbik ai romeni di Romania Mari, dai bulgari di Ataka al Partito Nazionale Slovacco – perché bollate come troppo di destra. Altro fronte aperto quello della Scandinavia, ma qui le posizioni si invertono. Il Partito del Popolo danese guarda ai conservatori e non vuole stare con La Pen mentre i democratici svedesi hanno già avuto contatti con la leader del FN ma non hanno ancora deciso se seguire lei o il Partito del Popolo danese. I Veri finlandesi sono nell’EFD. Altra ipotesi: qualora né gli euroscettici dell’EFD né la Le Pen arrivassero a trovare deputati da 7 paesi, allora potrebbero unirsi in un unico supergruppo anti-Ue in grado di diventare la quarta o quinta forza dell’emiciclo. “Saranno tanti, ma diversificati, un ‘fritto misto’ che difficilmente avrà grande influenza nel Parlamento”, l’opinione di Yves Meni, politologo ex direttore della Scuola europea di Firenze. “Ma il segnale che sarà inviato all’Europa il 25 maggio – continua – sarà fortissimo: la Ue deve prendere in considerazione le conseguenze delle sue azioni, è l’unica istituzione in cui chi decide non assume le responsabilità finali di fronte agli elettori. Questo voto dimostrerà che c’è un limite a questa mancanza di responsabilità”.

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GRILLO IN TV: “VOLEVANO MANDARE BERSANI AL MACELLO. LETTA ERA GIA’ PRONTO: HO LE PROVE. EUROPA ? POTREMMO ALLEARCI CON ALTRI GRUPPI”

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Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it 22 marzo, 2014 attualità

Il leader del Movimento 5 stelle, intervistato da Enrico Mentana per la trasmissione “Bersaglio Mobile”, racconta il suo retroscena sulla decisione di formare il governo Letta ed escludere Pier Luigi Bersani. Poi parla di Europee: “Non escludo alleanze con altri gruppi. Sceglieremo i nostri candidati online con il doppio turno”. E sull’Ucraina dice: “In piazza a Kiev non sparavano i russi, erano gli Stati Uniti”.
C’era un piano per rovesciare Pier Luigi Bersani. Beppe Grillo torna in televisione e spiega “il suo retroscena”. La campagna elettorale per le lezioni Europeee è partita e, in una lunga intervista a Enrico Mentana per il programma “Bersaglio mobile” racconta quello che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe successo nei giorni prima della nascita del overno di Enrico Letta.g “Bersani”, rivela, “è stato mandato al massacro dai suoi. L’hanno mandato al macello perché dietro c’era già un piano. L’ambasciatore inglese ci invita a pranzo, a me e Casaleggio. Arrivo e scopro che al piano di sopra c’era Letta che mi aspettava. Questo un mese prima di Gargamella”, il nomignolo che Grillo ha dato a Bersani. “Quindi i giochi erano già fatti, era tutto già deciso. E anche il bamboccio che è lì”, dice riferendosi a Matteo Renzi, “continua a fare il gioco delle banche e della Bce”.
Parla di tutto Grillo, per la prima volta dopo tanto tempo (quasi un anno) in televisione e a tu per tu con un giornalista. Parla di Europa, ma anche dell’Italia che lo ha spinto a fare politica, rovinata da Napolitano e ora da Matteo Renzi. “Uno stupido, che ormai non so più come prendere in giro”. L’obiettivo sono le prossime elezioni Europee. Si dice pronto a valutare l’alleanza con altri gruppi, una decisione da considerare però una volta arrivati a Bruxelles. La scelta dei candidati, questa volta con il doppio turno per rappresentare tutti, dovrà essere online. Dai palchi d’Italia invoca la vittoria ad ogni costo, ma parlando con Mentana abbassa il tiro: “Ora siamo nella forbice tra il 20 e il 25 per cento. Ma anche fossimo sotto il venti, sarebbe comunque un buon risultato. Noi abbiamo già vinto”. Risponde a tutto Grillo, perfino alle domande sul Movimento e allo stato di salute del gruppo: “Casaleggio è l’organizzatore. E nessuno di noi due guadagna dal blog”. Sono loro, dice Grillo, gli autori del post. E il tour nei palazzetti per gli spettacoli servirà per rientrare dalle perdite. “Espulsioni? Siamo gli unici che offriamo tre gradi di giudizio”.
La strategia in Europa: “Alleanze possibili e candidati scelti online”
E il centro della discussione i elezioni Europee e nuove strategie politiche. “In Europa”, dice, “non escludo alleanze. Vedremo se ci saranno gruppi di altri Paesi che vogliono le nostre stesse cose.Potremmo anche fare alleanze, ma se mettiamo 25 dei nostri nel Parlamento cambia l’Europa. Andiamo là per cambiare le leggi qua”. Tra le proposte, c’è quella del vincolo di mandato e lo strumento del “recall”, cioè la possibilità per i cittadini di revocare una carica a un eletto nel caso in cui ritengano che il mandato non venga svolto correttamente. Per i candidati alle Europee, Grillo ha in mente un vincolo, da far sottoscrivere “privatamente, davanti a un notaio”, ai candidati M5s. “Se non rispetteranno il vincolo -tuona – dovranno pagare una multa di 250mila euro“. Le prossime elezioni di maggio restano un banco di prova importante per il Movimento 5 stelle. Obiettivo per Grillo è la vittoria e soprattutto la crisi del governo Renzi: “Se vinciamo le elezioni come primo partito, come si comporta la sinistra? Abbiamo una forbice da 20% a 25%. Sotto il 20%? Sarebbe una buona cosa comunque. Noi abbiamo già vinto. Abbiamo messo una opposizione che non hanno mai visto là dentro. Io candidato? Non faccio parte di quel mondo lì, non ho quella cultura né la passione di vivere lì”.
Il programma per Bruxelles: “Stracciare il fiscal compact e rinegoziare i trattati
Programma elettorale per l’Europa? Grillo ribadisce la volontà di fare un referendum sull’euro e soprattutto, “stracciare il fiscal compact”.
“Cari signori, una parte di questo debito è immorale. Facciamo quel che ha fatto la Germania nel 1953, che ha pagato la metà dei debiti di guerra e poi con l’unificazione con Kohl ha pagato pochissimo. Strappiamo il fiscal compact. Io sono per fare il referendum e lasciare scegliere i cittadini -aggiunge poi- ma per me è giusto uscire se non accettano le nostre condizioni”. I candidati per Bruxelles invece, il Movimento 5 stelle li sceglierà online: “Alle europee si ragiona per 5 macroregioni. Le piccole regioni però rischiano di non essere rappresentate e non è giusto. Noi perciò faremo due tipi di elezioni online: si parte dalle regionali, chi prende più voti va in lista per le macroregioni e poi si vota. Sono 110mila gli aventi diritto a scegliere i candidati”.
Blog, Movimento e guadagni: “Casaleggio? Senza di lui non c’era niente di tutto questo”
Casaleggio, ribadisce Grillo, è il braccio destro fondamentale per un’avventura che comincia ad avere i suoi costi: “Il ruolo di Casaleggio nel M5S? “Senza di lui non c’era il Movimento, è un organizzatore straordinario”. Si occupa, tra le altre cose, “della gestione della comunicazione”. Su presunti guadagni della Casaleggio associati rispetto al blog di Grillo e al M5S, “l’anno scorso – chiarisce il leader M5S – Casaleggio è andato in rosso, mentre il mio 740 è a zero perché da 3,5 anni non faccio spettacoli”. Il tour di Grillo partirà a breve e “ora voglio vedere se la gente è disposta a pagare il mio biglietto”. Quanto al blog, “io la pubblicità non l’ho mai voluta”, assicura, spiegando però che gestire un server con un tale numero di accessi è oneroso, dunque il blog “a un certo punto era sotto. Il blog di Grillo è di Grillo, gestito da una società per l’alto numero accessi) – puntualizza poi – i post li scriviamo in due, io e Casaleggio. Adesso non posso reggere un movimento da solo, senza soldi”, aggiunge poi. Ma niente soldi pubblici, ribadisce. “Per finanziare la campagna elettorale – chiarisce – apriamo una sottoscrizione”. Grillo non accetta nemmeno la provocazione sui dissidenti espulsi nelle scorse settimane dal Movimento 5 stelle: “E’ la prima volta in Italia e in Europa che, da una forza politica, vengono mandate via delle persone con tre gradi di giudizio: sfiducia del meetup, assemblea dei parlamentari e rete. Io nemmeno li conosco questi qua, non mi permetto di mandar via nessuno”.
Gli attacchi a Napolitano e Renzi
Tra i responsabili della difficile situazione italiana, Grillo individua il Presidente della Repubblica Napolitano: “Napolitano si è raddoppiato la carriera. Lui è il responsabile dello sfracello politico e dei partiti, delle larghe intese”. “L’impeachment non l’hanno neanche letto. E’ durato 20 minuti. Continueremo su quella linea perché – ha aggiunto Grillo – lui ha distrutto le intercettazioni. Quando c’è stato il movimento M5S che ha fatto il 25% ha detto che non c’è stato nessun boom”. Ma il leader del Movimento 5 stelle attacca anche il Presidente del consiglio: “Non riesco neanche più a prenderlo in giro. E’ spietato è cattivo, mente sapendo di mentire. Sono andato all’incontro con Renzi non per non farlo parlare, ma un attimo prima di sedermi mi dice: ‘non voglio nulla da te, solo che mi ascolti’ e questo suo snobismo mi ha dato fastidio. Io rappresentavo 9 milioni di persone, lui nessuno. Io non sono voluto rimanere a sentire il compitino di questo bambinone. Se la gente voterà Renzi vuol dire che questo Paese è da recuperare. Letta lo ha pugnalato alle spalle: dice un miliardo di risparmio poi non hanno trovato 90 milioni per i sardi alluvionati“.
Ucraina, “Non erano i russi a sparare a Kiev”
Nella lunga intervista, Grillo ha commentato anche quello che succede oltre il confine italiano. E ha posto alcune questioni sulla crisi Ucraina: “Un governo è stato cacciato dalla piazza. Vorrei capire perché un governo che vince le elezioni viene mandato a casa. Chi c’è nella piazza? Chi sparava sulla folla in piazza a Kiev non erano i russi. Lì ci sono forze statunitensi. E’ una situazione complessa”. In Crimea “c’è stato un referendum con 150 ispettori dell’Onu che hanno visionato, vi ha partecipato l’85% degli aventi diritto e il 95% ha detto sì. Io lo rispetto”.
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Provaci ancora, esperto (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 21/02/2014. Marco Travaglio attualità

A dar retta agli “esperti”, da quando sono entrati in Parlamento i 5Stelle non ne hanno azzeccata una. Dunque il MoVimento dovrebbe veleggiare intorno allo zero per cento nei sondaggi e i suoi parlamentari cercare affannosamente ospitalità nei vecchi partiti o nel gruppo misto, avverando così l’eterna profezia della stampa sull’imminente fuga di massa del poderoso esercito dei “dissidenti”. Purtroppo i sondaggi del M5S vanno a gonfie vele, i fuoriusciti restano i quattro gatti di un anno fa e i dissidenti altrettanti, poco a che vedere con Sacharov e Solgenitsin e molto con i due professionisti del finto suicidio sul cornicione del teatro Ariston. Del resto nel 2011-2012 gli “esperti” salutavano Monti salvatore della Patria e la fine del berlusconismo; un anno fa annunciavano il trionfo del Pd di Bersani e di Scelta civica, la fine del berlusconismo e i 5Stelle relegati al 15-18%; nove mesi fa turibolavano Letta nipote e la “rivoluzione dei quarantenni”; e tre mesi fa, con la decadenza di B. e la spaccatura del Pdl, oracolavano la nascita di “un governo più forte” e la solita fine del berlusconismo soppiantato dall’irresistibile Ncd di Alfano & C. Ne avessero mai azzeccata una. Il guaio degli “esperti” è che sono tutti imbullonati alle redazioni e non hanno la più pallida idea di quel che accade fuori. Rieccoli dunque, pensosi e un po’ spettinati, a domandarsi chi abbia vinto la partita in streaming fra Renzi e Grillo. Tralasciamo la risposta dei maestri di cerimonie e dei liberi docenti di bon ton (ha vinto il ragazzo bene educato e ha perso il vecchio teppista), e concentriamoci sulla domanda: ma che senso ha?

Renzi non ha perduto la calma e ha infilato due o tre buone battute, dunque ha vinto davanti al suo pubblico: l’elettorato del Pd e dei partiti, che vede in lui l’ultima speranza di un’uscita normale e tradizionale dalla crisi. Grillo ha vomitato tutto il suo repertorio come fosse in piazza, ma è stato anche attento a distinguere fra la persona del suo giovane interlocutore (“buono”) e il sistema retrostante (“marcio”), e ha vinto davanti al suo pubblico: l’elettorato dei 5Stelle e degli scontenti dei vecchi partiti, che non si fida più di nessuno e non crede più alla parodia che chiamiamo “democrazia” (di qui l’“io con te non sono democratico” grillesco). Con buona pace degli esperti che passano il tempo a spiegargli cosa vogliono i suoi elettori, Grillo lo sa benissimo da sé. Così come lo sa Renzi, giustamente poco preoccupato dall’applausometro post-streaming e molto dai ministri e dal programma del suo governo. Alla frottola della democrazia in pericolo perché Grillo non fa parlare Renzi credono soltanto gli esperti nei loro circuiti onanistici (dove poi non si fa un plissè dinanzi alle ghigliottine boldrinesche, alle crisi extraparlamentari, alle riforme piduiste della Costituzione, ai governi e ai presidenti fabbricati nelle segrete stanze contro il volere degli elettori). Quella dell’altroieri non era la partita (che comincia ora), ma solo il “selfie” delle due Italie irriducibili, incomunicabili, inconciliabili. Ma davvero qualcuno può pensare che gli elettori, quando saranno chiamati alle urne, voteranno Pd o M5S in base a quei 9 minuti di streaming? L’elettorato, per quanto idiota possano considerarlo i suoi esegeti e aruspici, è sempre un filo più intelligente di loro. E vota sempre senz’ascoltare i loro preziosi e sapienti consigli: con una mano sul cuore (sempre più incazzato) e l’altra sul portafogli (sempre più vuoto). La percezione di affidabilità dei leader e dei partiti è senz’altro alterata dallo specchio deformante della tv (il conflitto d’interessi: do you remember?). Ma non cambia in due ore di talk o qualche minuto di streaming. Cambierà se oggi Renzi leggerà una lista di nomi presentabili, competenti e nuovi rispetto alla solita sbobba, e se questi riusciranno a combinare qualcosa.

Certo, la sfilata di anime morte e vecchie pantegane che entra ed esce dalle consultazioni è un gigantesco spot per Grillo. Ma la speranza è l’ultima a morire. Anzi, è sempre la penultima.

Grillo arriva a Sanremo e parte all’attacco

E’ già Grillo-show a Sanremo. Il comico, davanti all’Ariston, è già partito all’attacco della Rai e ha avuto modo di parlare anche di Matteo Renzi.
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Articolotre Redazione- 18 febbraio 2014- attualità
Grillo arriva davanti all’Ariston che sono circa le 19.30. Subito è partito all’attacco della televisione pubblica, sottolineando che la Rai sia responsabile del disastro in cui versa l’Italia. Colpa di una cattiva informazione, parrebbe.
Sul suo blog ha pubblicato i dati in cui evidenzia che “per il festival di Sanremo in tre edizioni (2010/2011/2012) la Rai ha perso circa 20 milioni di euro” e continua sottolineando i saldi negativi di anno in anno: 7.8 milioni nel 2010, 7.5 nel 2011 e 4.8 nel 2012. Poi è il turno di parlare di Fabio Fazio, che prende “5.5 milioni di euro per 3 anni. Per Sanremo percepisce circa 600 mila euro lordi l’anno”.
E’ quindi il turno di Matteo Renzi che sarebbe l’uomo “delle banche”. Se lavorare o meno con lui sarà un sondaggio indetto sul sito di Grillo a deciderlo, lui resta comunque contrario perché il primo cittadino di Firenze sarebbe un “uomo vuoto” e che è stato “mandato lì da De Benedetti”
Ora tutta l’attenzione è sulla serata, visto che il comico genovese sembra aver comprato non un solo biglietto, ma addirittura dieci, una fila in pratica.

Renzi-Grillo, la sfida e la sfiga (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 17/12/2013. Marco Travaglio attualità

Tutto si può dire di Beppe Grillo, ma non che sia un fesso. Anzi, sempre più spesso la sua naïveté di neofita della politica sembra aver assorbito le furbizie dei politici politicanti. Dunque è impossibile che l’altroieri non abbia colto il senso e le possibili conseguenze dell’apertura di Renzi. Il neosegretario del Pd, anche se non può dirlo fuori dai denti, ha gli stessi nemici che hanno Grillo e il popolo italiano: Napolitano (vedi l’incredibile monito di ieri, che aveva Renzi e Grillo come bersagli unici), Letta Nipote e tutto il cucuzzaro delle Strette Intese, cioè Alfano e quel che resta di Monti&Casini. In poche parole: gli eterni gattopardi che lavorano all’imbalsamazione dell’Ancien Régime e vogliono rinviare le elezioni a chissà quando, possibilmente a mai. Domenica, mentre Renzi lanciava la sfida all’assemblea milanese del Pd, Napolitano e Letta incrociavano le dita nella speranza che Grillo la respingesse. E devono aver tirato un bel sospiro di sollievo quando, dal blog dell’ex comico, è arrivato il niet alla “scoreggina” renziana. Intendiamoci. L’aut-aut di Renzi era carico di propaganda (“o firmi qui o sei un pagliaccio”), la tassa da pagare a un partito che considera i 5Stelle un branco di usurpatori e di brubru. Il suo messaggio di “novità” era viziato dalla presenza nella “nuova” Direzione di impresentabili come De Luca. E conteneva uno scambio assurdo tra la rinuncia del Pd alla prossima rata di finanziamento pubblico e l’appoggio grillino alle sue proposte anti-casta: se, come dice, Renzi ritiene immorali i soldi dello Stato ai partiti, già peraltro abrogati dal 90% degl’italiani nel ’93, dovrebbe rifiutarli subito, spontaneamente, senza condizioni, per sempre. Ma il fatto stesso che per la prima volta abbia evocato con un impegno concreto, e non con le solite parole a vanvera, un cavallo di battaglia dei 5Stelle è un loro innegabile successo politico. Così come il fatto che il leader Pd tenti di uscire dalla prigione della maggioranza di governo per cercare una sponda nel M5S. E allora perché non raccogliere la sfida e rilanciarla, magari con la richiesta al Pd di restituire la rata di “rimborsi elettorali” appena incassata e di scrivere insieme le riforme anti-casta nell’unico luogo deputato a queste cose, cioè il Parlamento?

Sia che Renzi faccia sul serio, sia che bluffi, Grillo e i suoi hanno tutto da guadagnare e nulla da perdere ad “andare a vedere”. Se Renzi bluffa, scredita se stesso e la sua leadership finisce prim’ancora di cominciare, mentre Grillo e i suoi si prendono il merito di averlo smascherato e incamerano quegli elettori “di confine” che si sono lasciati incantare dalle sirene della rottamazione. Se Renzi fa sul serio, il Pd sarà comunque il secondo partito a rinunciare ai fondi pubblici, a rimorchio dei 5Stelle, i quali potranno dire di avervelo costretto; la macchina elefantiaca di quel partito carico di palazzi, soldi, tesori e tesorieri, ma pure di tessere fasulle, di debiti e cambiali da pagare a questo e quel potentato economico, è costretto alla fame ed entra in crisi con i suoi capibastone e le sue rendite di posizione e, se non si dà una nuova struttura più snella e adeguata ai tempi, si estingue; intanto i 5Stelle concordano in Parlamento una legge elettorale che non condanni l’Italia all’eterno inciucio, per esempio il Mattarellum rilanciato ieri da Grillo, e votano il taglio delle indennità e l’abolizione dei “rimborsi” ai consiglieri regionali, e magari altri risparmi più sostanziosi e coraggiosi, intestandosene a buon diritto gran parte del merito; ma soprattutto rompono il fronte Pd-Ncd-Monti-Casini, mandando a gambe all’aria la maggioranza e il governo Napo-Letta, trasformando Alfano, Monti, Casini & C. in quel che del resto sono: peli superflui della politica; condannano B. all’irrilevanza proprio mentre tenta di ritagliarsi un nuovo ruolo decisivo sul tavolo delle famose “riforme”; e, destabilizzando la maggioranza, avvicinano le elezioni e neutralizzano gli intrighi del Quirinale.

Per questo domenica Napolitano, Letta, Berlusconi, Alfano e le altre frattaglie erano terrorizzati da un Sì o anche da un Ni di Grillo. E quando è arrivato il No hanno stappato lo champagne. Il No al buio, senza prima “andare a vedere”, consente loro di continuare a dipingerlo come uno sfascista (anche senza la s) che tiene in freezer i suoi voti e i suoi parlamentari, che non vuole cambiare niente per lucrare sul disastro dei Paese; ma soprattutto di riprendere a inciuciare tutti insieme appassionatamente con la scusa delle “riforme”. A partire da quella elettorale, che incredibilmente Napolitano vuole appaltare in esclusiva alla maggioranza perché trovi il sistema migliore di fregare l’opposizione (come già fecero Pdl, Udc e Lega col Porcellum). Dire – come fa Grillo – “non c’è più tempo, meglio votare col Mattarellum”, è assurdo: senza una nuova legge, si voterà col proporzionale puro del 1992 riesumato dalla Consulta e i 5Stelle resteranno irrilevanti anche con il 30 o il 40 o anche il 49,9 per cento dei voti.

Naturalmente la partita è appena iniziata, come dimostrano i commenti possibilisti dei “cittadini” Di Maio, Giarrusso e Lezzi per un confronto in Parlamento. Ma siccome il tono del match lo dà Grillo, è a lui che tocca riflettere, magari contando fino a 10, prima di parlare. Ed evitando di sottovalutare troppo i risultati fin qui ottenuti dai 5Stelle (a cominciare dallo stop alla controriforma dell’articolo 138 della Costituzione, che è sostanzialmente merito loro, oltreché della nostra petizione con 450 mila firme e di movimenti come Libertà e Giustizia). Altrimenti ripeterà l’errore di marzo, quando spedì sul Colle i capigruppo senza un candidato premier e consentì ai gattopardi di accollargli tutta la responsabilità dell’inciucio. A furia di vedere trappole dappertutto, anche dove non ci sono, rischia di non notare quelle che si tende da solo

Il Merlo martire (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 11/12/2013. Marco Travaglio attualità

Siccome non se n’era accorto nessuno, Francesco Merlo tiene a precisare sulla prima pagina di Repubblica che tra le vittime della “gogna di Grillo” c’è anche lui. Mo’ me lo segno, direbbe Troisi. Naturalmente quella che lui chiama gogna è un mini-post molto asciutto e asettico in cui Grillo, anziché insultarlo come sciaguratamente fece con Maria Novella Oppo, gli rende forse il servizio peggiore: lo cita. Riporta alcuni passi deliranti del suo commento al caso Oppo, paragonava il leader di 5Stelle ai “terroristi, camorristi, mafiosi” che assassinarono rispettivamente Tobagi, Siani e Fava. Cioè usava frasi infinitamente più violente di quelle mai usate da Grillo, che pure non scherza. Ora però Merlo ha scoperto, con notevole prontezza di riflessi, il lato oscuro del web: cioè quell’esercito di insultatori di professione che approfittano dell’anonimato dei nickname e usano la rete come la parete dei cessi pubblici, per sfogare le prime frustrazioni offendendo e minacciando a destra e a manca. Sono cose che purtroppo capitano a tutti coloro che abbiano un minimo di notorietà e almeno un piede nei social network. Come dimostra il caso tragicomico dell’on. Giachetti, che ieri ha scritto a Grillo per denunciare il commento di uno squilibrato che chiedeva l’eliminazione fisica dei deputati nominati dal premio di maggioranza incostituzionale del Porcellum, salvo poi scoprire che l’autore è un fervente renziano proprio come Giachetti.

Se il Merlo volesse sentirsi meno solo, potrei regalargli un’antologia di insulti e minacce che ricevo da anni sul blog (il mio) e sulla pagina facebook (la mia). Il picco massimo di violenza lo registrai dopo il maggio 2008, quando il giornale di Merlo, che per qualche anno fu anche il mio, inaugurò la macchina del fango riportando la voce che mi ero fatto pagare le ferie in Sicilia da un mafioso: la notizia era naturalmente falsa, come provvidi subito a documentare con le ricevute dei miei pagamenti, ma il linciaggio proseguì e prosegue tuttora, anche perché le scuse non sono mai arrivate. Ma Merlo è convinto che gli insulti che gli arrivano in rete abbiano un mandante. Che, tenetevi forte, non è neppure Grillo: sono io. “Tutto quel diluvio di scaracchi” – scrive nel suo dolce stil novo il maestrino di bon ton – è “figlio di una sola nuvola: l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano che è purtroppo la casa nobile di cotanta indecenza”. Perché, “in simbiosi con i picciotti dell’odio, che sono ammaestrati pavlonianamente (si direbbe pavlovianamente, ma lasciamo andare, ndr), Travaglio possiede la tecnica di innesco”.

Qualcuno potrebbe pensare che io abbia istigato le masse dei miei picciotti a odiare il Merlo e a minacciarlo di morte. Gli piacerebbe che qualcuno lo ritenesse così decisivo da meritare odio. In realtà stiamo parlando di un peso piuma del cicisbeismo specializzato nell’attaccare le opposizioni, anche se ama presentarsi come molto scomodo, dunque degno di odio. Si tranquillizzi: nel paese che pensa di far viaggiare il pm Nino Di Matteo su un Lince, manco fossimo l’Afghanistan, quelli in pericolo sono altri, anche se lui evita di parlarne. Ma il guaio più grosso del Rushdie de noantri è di giudicare gli altri come se fossero lui. Siccome nel mio articolo criticavo Grillo e solidarizzavo con la Oppo, ha pensato che lo facessi per “finta”. E siccome mi riferivo agli “house organ del Pd”, per esempio l’Unità, vi si è subito identificato, come se nella vita uno non avesse di meglio che pensare a lui. Che nel-l’articolo era citato di sguincio in una domanda retorica: “chissà dove cinguettava Merlo un mese fa, quando il neostatista Alfano chiese al padron Silvio la cacciata di Sallusti dal Giornale”. Lo sanno tutti dove cinguettava: altrove, come sempre. Ma, per il Linosotis catanese, quella domandina maliziosa sarebbe nientemeno che uno “spruzzo di lordume” con cui “Travaglio ha indicato alla truppa dei grillini l’obiettivo da colpire e ha fornito loro anche il lessico”.

Insomma “Travaglio ha dato il la a tutto quello che poi sarebbe stato spurgato sul blog”, perché a colpi di “fuoco e lerciume” “crede di vendere qualche copia in più o di far crescere l’audience”. Per fortuna “tutti i padri nobili del giornalismo italiano di ieri e di oggi, da Montanelli a Scalfari, inorridiscono”. Scalfari, passi. Ma Montanelli è scomparso nel 2001: chissà, forse gli è apparso in sogno; poi però Merlo s’è svegliato troppo presto e non ha fatto in tempo ad apprendere che Montanelli assunse il sottoscritto per ben due volte in entrambi i giornali da lui fondati, trascurando colpevolmente il Merlo. Il bello è che pensa davvero che abbiamo atteso l’avvento di Grillo per inquadrare lui e tutta la voliera dei terzisti furbastri. Ma si sottovaluta. Quando stava al Corriere ai tempi della Bicamerale, il protomartire scriveva da perfetto cerchiobottista ton sur ton. Il 20 dicembre 1997, per esempio, alle facili critiche a Previti faceva seguire le seguenti amenità: “È anche vero quel che dice Berlusconi. Hanno cominciato a indagare quando è partita l’avventura politica di Forza Italia (falso, avevano cominciato negli anni 80 e ricominciato nel ’92, ndr)… L’azione penale è stata anche accanimento politico, risentimento. La giustizia che viene dal risentimento è qualcosa di arcaico, è una soluzione predemocratica, una pratica asiatica. La frase che pronunciò Di Pietro… (“Io quello lì lo sfascio”) è orribilmente significante, e tradisce… una concezione mesopotamica del giustizialismo che deve inquietare tutti, tanto i colpevoli quanto gli innocenti”. Nel 2003, quando il Merlo aveva già trasferito il cerchio e la botte a Repubblica , e si divertiva a mettere sullo stesso piano coi suoi paradossi barocchi gli epurati dall’editto bulgaro e l’epuratore, mi chiamò inorridito Cesare Garboli, per chiedermi un mini-saggio per la sua rivista su Merlo e il merlismo. Giuliano Ferrara aveva appena insultato il direttore dell’Unità Furio Colombo e Antonio Tabucchi come “mandanti linguistici del mio prossimo assassinio”. Un po’ come fa ora, mutatis mutandis, il Politkovskayo della mutua col sottoscritto.

IL 10 OTTOBRE Merlo provvide subito a ribaltare la frittata, parlando della “polemica di Tabucchi con Ferrara”. Poi s’infilò nei consueti paradossi paraculi: “Tabucchi è berlusconiano e Ferrara è comunista… Tabucchi è berlusconiano nella maniera più sostanziale… infatti ha dato corpo alle sue ossessioni. Il regime, l’Italia imbavagliata, la fine della democrazia raccontati da Tabucchi sono come i comunisti di Berlusconi e i suoi giudici matti… Alla maniera di Berlusconi, anche Tabucchi vive e crede solo nel virtuale, in un mondo inesistente e tuttavia verosimile” (un mondo talmente inesistente che da un anno Biagi, Santoro e Luttazzi erano spariti dal video per ordine del premier). Non contento, il Merlo si fece beffe della “sindrome dell’esule” di Tabucchi, del suo “giocare a fare il Gramsci e a cingersi la testa con l’aureola dell’eroismo civile”. E pazienza se Tabucchi, uno degli scrittori italiani più noti e tradotto nel mondo, scriveva sull’Unità e su Le Monde perché i giornaloni italiani respingevano i suoi articoli troppo critici con Berlusconi, con la finta opposizione e col presidente Ciampi. Per il Merlo, chi denunciava le minacce alla democrazia era affetto da “ossessione apocalittica” e “girotondina”, “spaccia l’astio per pensiero critico”, è “petulante e noioso”, ma soprattutto “ideologico”, insomma “farnetica”, insegue “fantasmi”, combatte “mulini a vento”. Invece Ferrara è“la storia vitale della sinistra”, rappresenta “una generazione che è vissuta negli ideali”, è insieme “fazione, intelligenza e fegatosità… ha creduto in Craxi e ora consiglia Berlusconi, sempre per passione e mai per calcolo”. E poi – garantiva il Merlo – Giuliano è “intelligente, vitale, sanguigno, goliardico”: uno spirito libero che “ogni giorno fatica a restare con Berlusconi”. Una fatica che dura da vent’anni. Roba da fiaccare un bufalo. Non un Merlo.

LA LINGUA BIFORCUTA DELLA MASSONERIA

corel
Fonte altrainformazione.it 30/04/2013 attualità
Tutti a condannare la violenza di un folle, ma Gasparri, La Russa e Alemanno si spingono un po’ più in là e indicano nella benzina gettata sul fuoco dal M5S la causa del gesto di Luigi Preiti. La sceneggiata si ripresenta uguale a quella degli anni di piombo, che andava sotto il nome di strategia della tensione.
Lo scopo è sempre lo stesso: rinsaldare il potere che in questi ultimi mesi è andato sfilacciandosi nella coscienza collettiva degli italiani. Paragonando quanto successo davanti a Palazzo Chigi ai più clamorosi atti definiti terroristici degli ultimi tempi, sembra di assistere ad un attentato “false flag”, in cui ad essere colpiti sono membri della nazione da cui partono le direttive massoniche di controllo della popolazione.
Come a Pearl Harbor nel 1941 e a New York l’undici settembre 2001 a morire furono cittadini americani le cui vite spezzate diedero al governo USA il pretesto, rispettivamente, per entrare in guerra contro il Giappone e invadere Afghanistan e Iraq, così con l’attentatore calabrese solitario il governo massonico appena eletto potrà indicare il prossimo nemico da sconfiggere, magari proprio il M5S che si è unito al coro dei camerieri nel condannare la violenza, ma che potrebbe non essere del tutto credibile di fronte all’opinione pubblica. Far scendere la percentuale di votanti per il movimento di Beppe Grillo potrebbe già essere un buon risultato, nel caso in cui il governo neoeletto dovesse cadere e si tornasse alle urne. La vita di due carabinieri varrebbe tale risultato.
Una cosa deve essere chiara: non è il M5S a fomentare l’odio verso “Il Palazzo”. Semmai ne è lo strumento per attutirlo, per fungere da collettore dei malumori che nascono spontanei nella popolazione. Il potere dovrebbe ringraziare Grillo per questo servigio, se mai si desse il caso che il potere ringrazi se stesso.
I commenti dei benpensanti sono marcatamente manicheistici. Il male è quello che spara sui carabinieri, da sempre cani da guardia delle istituzioni, fedeli, nei secoli, come cani. I buoni sono quelli che siedono sugli scranni del parlamento e che si fanno in quattro per affrontare la crisi assassina che porta alla chiusura di fabbriche e al suicidio di chi non ce la fa più. Peccato che la crisi l’abbiano creata loro, su disposizione dei loro padroni banchieri.
La massoneria che gestisce la vita di milioni di persone è abituata a dire bianco pensando al nero. A dire nero pensando al bianco. E quando Monti dice che stiamo uscendo dalla crisi, in realtà vi stiamo appena appena entrando. Quando il magistrato di turno dice ai giornalisti che è convinto che la piccola Yara Gambirasio sia viva, significa che è già morta. Quando tutti i giornalisti e i loro inviati ripetono reiteratamente che si tratta dell’opera di un pazzo, significa che in realtà si tratta di un manovale della ‘Ndrangheta che sta solo eseguendo gli ordini dello Stato/Mafia.
Lo Stato mafioso, conosciuto anche come Mafia statale, ha bisogno di martiri per consolidare il proprio potere, ma anche per fare sacrifici cruenti nei momenti topici del passaggio dal vecchio al nuovo, sacrifici propiziatori per benedire con il sangue la nascita del nuovo governo. E quale migliore “agnello sacrificale” se non due membri del corpo in fase di smembramento come i carabinieri? Stanno per confluire nell’Eurogendfor, super corpo di polizia dai poter illimitati, germe del NWO.
Se i due carabinieri fossero morti sarebbe stato un bel rito, pienamente riuscito, ma il picciotto non ha fatto le cose per bene. Avrebbero dovuto sceglierne uno con una mira migliore.
La parte più ottusa della popolazione, dopo questo episodio, vedrà di cattivo occhio i ragazzi del movimento di Grillo, nonostante le rassicuranti parole di Crimi e della Lombardo. Ad essere poco credibili saranno proprio loro, mentre i mafiosi Alemanno, La Russa e Gasparri, insieme a Grasso, alla Boldrini e a tutti gli altri compagni di merende, risulteranno credibili e rispettabili. Loro sono le istituzioni, immacolate e oneste (si fa per dire), solo un poco al di sotto delle affermazioni del Papa.
Dei deputati 5 Stelle ce n’era uno che voleva entrare in parlamento addirittura senza giacca e cravatta! Figuriamoci che serietà può avere un partito simile!
I massoni restano nell’ombra. Fanno parlare le vecchie volpi della politica, che dopo questo “vile” attentato vedono allontanarsi il momento in cui i loro corpi profumati e vestiti elegantemente penzoleranno dai lampioni delle città.
Per ora se la sono cavata. La presa della Bastiglia è rimandata sine die. Dichiarare guerra ai pazzi non si può perché sono già tutti in manicomio. O quasi.
Le folle sono per l’ennesima volta distratte dai suicidi di persone che non ce la fanno, dalle aziende che falliscono e dai pensionati costretti a rubare nei supermercati o a cercare cibo nei cassonetti.
La profezia di Grillo sull’Italia in bancarotta in autunno può essere messa da parte. Abbiamo cose più importanti a cui badare: gli squilibrati armati di pistole calibro 22.

Fonte: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it
Link: http://freeanimals-freeanimals.blogspot.it/2013/04/la-lingua-biforcuta-della-massoneria.html

Mps, Grillo: “David Rossi l’hanno buttato giù?” IL FONDATORE DEL M5S, CHE RIFIUTA LA SCORTA NONOSTANTE LE MINACCE, TORNA SULLA BANCA DI SIENA: “CHI SARÀ IL PROSSIMO?”

corel
Fatto Quotidiano 7/03/2013 Martina Castigliani e Giulia Zaccariello attualità

Le preoccupazioni sono tante: Beppe Grillo che si rifiuta di accettare la scorta, le passeggiate da solo per portare a spasso il cane e il buio pe- sto quando scende la sera nella villa di Sant’Ilario, a Genova. Se il leader politico si mostra tran- quillo e a tratti anche guascone, il messaggio “niente comici e froci al governo” fatta arrivare al pm Di Matteo in Sicilia, non fa dormire la moglie Parvin e i figli Rocco e Ciro. La minaccia è chiara, ma il lea- der dei 5 Stelle continua la vita di sempre rifiutando misure di sicurezzae attenzioni.Moltele cose che dovrebbero cambiare, primo fra tutti i capannelli di persone davanti a casa. Per fare un esempio: nella via dove abita Pier Luigi Bersani a Piacenza, nessuna telecamera o giornali- sta può avvicinarsi senza essere fermato dagli uomini della Di- gos. Segretario di uno dei prin- cipali partiti politici in Italia, ha dovuto accettare alcune tutele. E Grillo, che di partito per il Movimento 5 Stelle non vuole sentir parlare, deve ora fare i conti con la sua posizione sem- pre più rilevante nel panorama politico italiano. A PRENDERE sul serio la que- stione sono invece non solo le autorità, ma anche i militanti sparsi per l’Italia. “Nessuno tocchi Beppe”, è il messaggio la- sciato dagli attivisti sulle pagine del MeetUp di Napoli. Gli fa eco Luigi Di Maio, il giovane vice presidente della Camera, che scrive con preoccupazione: quando David Rossi – scrive Grillo – si è buttato (lo hanno buttato?) dalla finestra di un uf- ficio dopo una lunga telefonata, sulla città è calata una cappa che si taglia con il coltello. Qualcu- no si chiede chi sarà il prossi- mo”. NEL FRATTEMPO, denuncia il leader, l’informazione sembra essersi dimenticata della que- stione, mentre, sempre secon- do Grillo, le responsabilità sono da attribuire non solo a Mus- sari, maa Pd (hagià dettoche i democratici crolleranno dopo questo scandalo, ndr) e ai suoi segretari dal 1995 in poi. “Il buco ammonta ad almeno 20 miliardi di euro. I poteri che han- no gestito la distruzione del Mps devono essere molteplici. La vicenda assomiglia sempre più a quella del fallimento del Banco Ambrosiano in cui c’era di tutto e avvenne di tutto, in una brodaglia che vide coinvolti partiti, mafie, Ior, massoneria. Forse questa ne è la replica”. A preoccuparlo, dice lui, sono i licenziamenti e il futuro. Ma il 5Stelle si candida anche alla guida della città di Siena. “Che fossimo una forza politica pericolosa lo sapevano tutti. Forse non si aspettavano un ri- sultato così grande. Sembra che Beppe abbia rifiutato la scorta. Lo comprendo. Devono essere i cittadini a difendere gli altri cit- tadini. Spero davvero sia così”. Chi invece non ha voglia di parlare della questione è il leader del Movimento, che sul suo blog ieri ha scelto di pubblicare il quadro di De Chirico dal titolo “La solitudine del guerrie- ro” e un articolo dedicato a Monte dei Paschi di Siena. “Da quando David Rossi – scrive Grillo – si è buttato (lo hanno buttato?) dalla finestra di un uf- ficio dopo una lunga telefonata, sulla città è calata una cappa che si taglia con il coltello. Qualcu- no si chiede chi sarà il prossi- mo”. NEL FRATTEMPO, denuncia il leader, l’informazione sembra essersi dimenticata della que- stione, mentre, sempre secondo Grillo, le responsabilità sono da attribuire non solo a Mussari, maa Pd (hagià dettoche i democratici crolleranno dopo questo scandalo, ndr) e ai suoi segretari dal 1995 in poi. “Il buco ammonta ad almeno 20 mi- liardi di euro. I poteri che han- no gestito la distruzione del Mps devono essere molteplici. La vicenda assomiglia sempre più a quella del fallimento del Banco Ambrosiano in cui c’era di tutto e avvenne di tutto, in una brodaglia che vide coinvol- ti partiti, mafie, Ior, massoneria. Forse questa ne è la repli- ca”. A preoccuparlo, dice lui, sono i licenziamenti e il futuro. Ma il 5Stelle si candida anche alla guida della città di Siena.

Goldman Sachs: successo Grillo, il vero problema dell’Europa (le dichiarazioni di Jim O’Neill, numero uno di Goldman Asset

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da Wall Street Italia il 29 marzo 2013 attualità
Fattore Grillo”: per Jim O’Neill, la Germania e l’Unione europea dovrebbero riflettere. Presto gli italiani “cominceranno a chiedersi quali siano i benefici della permanenza dell’euroROMA (WSI)- Non fa tanti giri di parole, Jim O’Neill, numero uno di Goldman Asset Management a spiegare qual è, a suo avviso, il vero problema dell’Europa: si tratta del “successo di Beppe Grillo”, leader del Movimento 5 Stelle.

“La storia piu’ interessante è il fattore Grillo in Italia. Non capisco come i tipi duri del Nord non stiano pensando a questo problema”.

L’Italia- continua – è la terza economia dell’Eurozona, e se non comincia ad avere un po’ di crescita presto, cominceranno a chiedersi quali siano i benefici della permanenza dell’euro”.

“Cosa sta facendo l’Ue per affrontare questo problema? – si chiede O’Neill – sembra che le sue decisioni vengano prese da chi ha la voce grossa, specie in Germania

LA PAURA DELLO SCOUTING Grillo: “Sul web pagano per tirarmi schizzi di merda”

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Fatto Quotidiano 25/03/2013 di Emiliano Liuzzi attualità

Non ho la palla di cristallo, può accadere di perdere qualcuno. Ma oggi siamo com- patti. Dirlo sarebbe un forzatura. Noi andiamo al voto della fiducia uniti”. È quello che spiega Giuseppe Brescia, giovane deputato pugliese. E non svela nessun mistero: anche Grillo prima delle elezioni aveva palesato apiù volte del rischio di defezioni. Il caso Grasso era ab- bondantemente previsto. Sarà anche per questo che dal blog, il leader del Movimento 5 stelle, fa di tutto per tenere la truppa compatta e parla di “schizzi di merda digitale”, riferendosi a commenti che lui definisce or- chestrati, sul suo blog, firmati da anonimi pagati per questo. Trascorre così, la domenica pri- ma di quella che sarà una settimana decisiva, per il Paese, ma anche per i 5 stelle, tra gli acuti del leader, sopra le righe e senza freni inibitori, e un’ostentata tranquillità dei parlamentari. Che il tema scouting lo hanno presente, ma non lo temono. LO RIPETONO in coro, e lo spie- ga anche qualcuno che Grasso lo ha votato. “Su questo punto non c’è dibattito”, taglia corto Marino Mastrangeli, senatore eletto nel Lazio. Su di lui ci sono le luci puntate: ilgiorno dopol’elezio – ne di Grasso, ammise di essere stato tra coloro che avevano scritto sulla schedail nome del- l’ex procuratore nazionale del- l’antimafia. E ora c’è chi teme possa cedere di nuovo alle sirene IL CANTAUTORE-ASSESSORE Battiato: “Beppe sta esagerando Casaleggio? Come Richelieu” “Grillo sta esagerando, in questo momento l’Italia è un paese dilaniato”, dice il cantautore siciliano che dal 2012 è anche assessoreal Turismoe alloSpettacolo dellagiunta Crocetta in Sicilia. “In Sicilia – prosegue – ero sicuro che la coabitazione con 5 stelle avrebbe funzionato e infatti sta andando benissimo. Per quanto riguarda la formazione del governo invece non lo so. Grillo a volte sembra che stia per cedere ma poi le frasi sono sempre quelle”. Secondo Battiato, Casaleggio è come Richelieu “perchè sta dietro le quinte, è uno che manovra ”. IL PRESIDENTE DELLA CAMERA “Ho detto a mia figlia ‘mi hanno eletta’ e lei ‘ma non lo avevano già fatto?’” “Mi hanno eletta!”. La prima telefonata di Laura Bol- drini dopo l’elezione a presidente della camera è per la figlia che vive all’estero. “Ma non ti avevano già elet- t a? ”risponde lei ancora nel dormiveglia. “Poi ti spiego” chiude la mamma. Il siparietto familiare è stato raccontato dalla Boldrini da Fabio Fazio a “Che tempo che fa ”. E a proposito di figli, ha ribadito la sua idea di con- cedere la cittadinanza ai figli di immigrati “prima pos- sibile”. “I migranti devono essere rivalutati, non sono dei poveracci ma sono la sfida del futuro perchè hanno conoscenze e saperi che possono arricchirci”. del Pd e addirittura votare la fi- ducia: “Non considero il mio un voto a favore di Grasso, ma un voto contro Schifani. In ogni ca- so quello è un capitolo chiuso”. Certo, ma anche questa volta potrebbe riproporsi lo stesso di- lemma: votare il governo o met- tere indifficoltà unPaese chedi una guida, seppur sotto forma di transizione, ha bisogno? “Noi non temiamo di perdere la pol- trona, ma solo di far spendere soldi inutili agli italiani”, pun- tualizza Barbara Lezzi, anche lei eletta a palazzo Madama. “Ma se dobbiamo perderetempo indiscussioni inutili, che non porta- no da nessuna parte, tanto vale votare di nuovo. Tanto la nostra ottica è quella di un incarico a tempo determinato”. Il pensiero di una possibile trattativa con il Pd, dice, non la sfiora nemmeno. “Quello di Grasso era un ca- so diverso, perché si trattava di votare un’istituzione e tra noi qualcuno ha preso un abbaglio. Mentre ora si parla di politica. E non ci devono essere esitazioni”. DELLA STESSA opinione il senatore della Toscana, Maurizio Romani, che ammette come il dibattitosia statoal centrodelle loro discussioni interne, soprattutto dal momento in cui alcuni giornali scrivevano di 20, trenta persone pronte a migrare: “Non abbiamo dubbi. Ormaiè diven- tato solo un dibattito vostro, su carta. Noi la nostra posizione l’abbiamo ben chiara in testa. Questa mattina mi sono letto le mail degli altri colleghi al senato – continua Romani – e non ci sono tentennamenti”. Nessuna paura di far cadere il governo o di portare il Paese all’ingoverna – bilità. “Abbiamo fatto una cam- pagna elettorale basata intera- mente sul non voto al governo dei partiti, come potremmo a questo puntorimangiarci lap ola? Un governo con a capo Bersani è tutto ciò contro cui ci siamo sempre battuti”. Grillo, invece, va diretto al pun- to: “Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con re- golarità dai due ai tremila com- menti al giorno sul blog. Qual- cuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera”. ‘”Questi schizzi di merda di- gitali – prosegue il post non firmato – si possono suddividere in alcune grandi categorie. Quella degli appellanti per la go- vernabilità per il bene del Paese, del votaBersani, votaBersani, o del votaGrasso, votaGrasso (l’unico procuratore antimafia esti- matore di Berlusconi). Quella dei divisori, venuti per separare ciò che per loro è oscenamente unito, che chiedono a Grillo di mollare Casaleggio, al M5s di mollare Grillo e a tutti gli elettori del M5s di mollare il M5S per passare al sol dell’avvenire delle notti polari del pdmenoelle”. E chiude: “Dato che nel blog chiunque può commentare questo non vuol dire nulla. Prima vomitano i commenti sul blog e poi li rivomitano nelle tv”. Sui presidenti delle Camere, Grillo è altrettanto pesante: Laura Boldrini e Piero Grasso sono “la più moderna manif stazione della partitocrazia”. Grillo sostiene che i due presidenti non siano stati“democraticamente scelti” con votazioni nei loro gruppi, ma nominati da Bersani. Secca la replica di Boldrini – “evidentemente non conoscela miastoria”-e quelladi Bersani: “Anche Grillo si deve rendere conto che non ha il mo- nopolio del cambiamen

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