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Grecia: dietro agli attentati l’ombra della lista Lagarde

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Preso da Wall Street Italia 18/01/2013 di: Francesco De Palo attualità
Molotov contro sedi di partito e colpi di kalashnikov contro lo studio del premier Samaras: giornali collegano l’escalation di violenza alla chiavetta Usb contenente i nomi dei politici evasori con conti all’estero, tra cui ex ministro Papacostantinou.

ATENE (WSI) – Solo colpa di anarchici e antiautoritari? O dietro la nuova spirale di violenza in Grecia si nasconde anche disinformazione e (soprattutto) un preciso conflitto tra poteri? L’interrogativo è legittimo all’indomani di un fine settimana caratterizzato dal duplice attacco contro esponenti e sedi del governo. Nella notte di sabato il lancio di una molotov artigianale contro l’abitazione ateniese del fratello del portavoce dell’esecutivo, Simos Kedikoglou. Tra sabato e domenica altre bombe sono state scagliate contro diverse sedi nella capitale ellenica dei due partiti al governo, i conservatori di Nea Dimokratia e i socialisti del Pasok. Sino ai nove colpi di kalashnikov esplosi all’alba di oggi contro lo studio del premier Antonis Samaras, al terzo piano del palazzo che occupa la direzione nazionale del partito ad Atene. Per questo il quotidiano To Vima questa mattina titola “dalla pennetta alle bombe”, alludendo al fil rouge che esiste tra la chiavetta usb contenente i nomi della Lista Lagarde e le molotov che hanno monopolizzato il fine settimana ellenico.

Ma quale rapporto si snoda tra i due fatti di cronaca? Possibile che la tensione contro la politica sia da ritrovare esclusivamente nella disperazione di cittadini vessati da balzelli e memorandum? Il governo sottolinea che la spirale di violenza è frutto della delegittimazione dell’opposizione e di chi rema contro “l’europeizzazione” del Paese. Ma la storia greca insegna che nulla è come appare, e che quel paese è stato in svariate occasioni crocevia di interessi e dinamiche legate alla geopolitica.

Si pensi ad esempio alle brigate terroristiche del 17 novembre, il nucleo armato più misterioso del panorama europeo, sul cui esito molte domande sono ancora senza una risposta. Per 27 anni hanno agito in libertà senza nomi e volti fino alle condanne nel 2002 per il leader Alexandros Giotopoulus, professore di matematica. Avevano iniziato con l’ assassinio di Richard Welch, capo della missione Cia ad Atene, e terminato nel 2000 con l’attacco a Stephen Saunders, addetto militare dell’ambasciata britannica. Nel mezzo la lotta armata contro diplomatici statunitensi, britannici e turchi, le minacce di molti paesi di non partecipare alle Olimpiadi del 2004 se quegli adepti non fossero stati ‘annullati’. Ma anche numerosi indizi di una strumentalizzazione di cui potrebbero essere stati vittime e tanti interrogativi circa un’impunità pressoché totale per tre decenni. O si pensi all’omicidio del giovane giornalista Sokratis Giolias, il primo forse ad aver avuto sentore della portata della Lista Lagarde: fu ucciso il 19 luglio 2010 colpito da quindici colpi davanti alla sua abitazione in Ilioupoli, vicino Atene. Le armi usate erano legate a precedenti attacchi da parte della Setta dei rivoluzionari, un gruppo di terroristi che il giorno dopo fece perdere le proprie tracce e di cui mai più si è parlato.

Oggi alcuni commentatori vorrebbero unire il disagio sociale incarnato dal leader dell’opposizione Alexis Tsipras alla ripresa della contesa armata per le strade di Atene, come lascia trapelare anche il deputato del Syriza Manolis Glenzos, eroe della resistenza greca (issò sul Partenone la bandiera ellenica ammainando quella tedesca). Ma altri analisti si spingono a ragionare sul fatto che il cambiamento delle circostanze, ovvero l’eliminazione delle principali minacce alla moneta unica rappresentate dal rischio default greco e il salvataggio de facto da parte della troika, sia stato controbilanciato dalla Lista Lagarde, deflagrata contro l’intera classe dirigente ellenica (ancora incapace di offrire ai cittadini una risposta credibile), vero elemento di disordine interno. Si pensi che l’ex segretario dello Sdoe (il dipartimento crimini finanziari), John Kapeleris, confutando le accuse fatte dal suo ministro, il signor Papaconstantinou, ammette oggi di non aver “mai visto la lista Lagarde e non ho mai ricevuto il mandato per un controllo approfondito”. Una testimonianza che, se confermata, inchioderebbe entrambi gli ex ministri dell’Economia. L’argomento sarà senza dubbio anche al centro dell’incontro berlinese tra Tsipras e il ministro delle Finanze Schaeuble, dopo che il giovane leader del Syriza in un comizio nella serata di ieri al teatro Volksbühne di Berlino è stato incoronato “la diva europea della sinistra continentale”.

In quell’occasione i co-presidenti del partito tedesco Die Linke, Kipingk e Rixingker Byrd, hanno consegnato proprio a Tsipras un assegno vale 40mila euro per i bambini ricoverati negli ospedali greci. Ma sono state le sue dichiarazioni a provocare la reazione della maggioranza di governo ad Atene. Secondo Tsipras la Grecia è stata la “prima cavia della barbarie neoliberista dell’eurozona”. Anche se una volta resa pubblica la notizia dell’attentato contro la sede di Nea Dimokratia, è stato uno dei primi a telefonare al premier Samaras. In questa storia di depistaggi, bombe ed evasori milionari, forse un po’di chiarezza la si ritrova nelle parole della coriacea leader comunista Alexa Papariga, che commentando l’attentato dice: “Il sistema è marcio e il marcio penetra in ogni cosa”.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da Il Fatto Quotidiano – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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ANTIFASCISTI GRECI TORTURATI DALLA POLIZIA

Preso da Altrainformazione
By admin / 11 ottobre, 2012 /

“Nessuno lo saprà mai …. A meno che non direte queste cose all’estero
Manifestanti con uno striscione che recita Mai più il fascismo, durante una protesta al Pireo vicino Atene. Foto: Kostas Tsironis / AP.

Quindici manifestanti antifascisti sono stati arrestati ad Atene durante uno scontro con i neo-nazisti di Alba Dorata e hanno detto di essere stati torturati nella Centrale di Polizia dell’Attica (GADA) – l’equivalente di Atene di Scotland Yard – e sono stati sottoposti ad un trattamento che il loro avvocato descrive umiliante come ad Abu Ghraib.
Un altro gruppo di 25 persone, che è stato arrestato dopo aver dimostrato a sostegno dei loro compagni antifascisti, ha dichiarato che molti di loro sono stati picchiati, fatti spogliare nudi e fatti piegare di fronte a ufficiali e altri manifestanti all’interno della stessa stazione di polizia.

I manifestanti hanno mostrato ferite e lividi.
Molti dei manifestanti arrestati dopo la prima dimostrazione di Domenica 30 Settembre hanno detto al Guardian che sono stati schiaffeggiati e colpiti dagli agenti di polizia mentre cinque o sei altri agenti guardavano, che gli hanno sputato e “usati come posacenere” perché “puzzavano”, e li hanno tenuti svegli tutta la notte con torce e laser puntati negli occhi.

Qualcuno ha detto che sono stati bruciati sulle braccia con un accendino, e che gli agenti di polizia li hanno video registrati con i telefonini, minacciandoli di pubblicare le foto su internet e dare i loro nomi e indirizzi a Alba Dorata, che ha un una registrazione della violenza politica.

La popolarità di Alba Dorata è aumentata dopo le elezioni di giugno, quando ha guadagnato 18 seggi in parlamento, ma di recente è arrivata terza in diversi sondaggi, dietro il partito conservatore Nuova Democrazia e la sinistra di Syriza.

Il mese scorso il Guardian ha scritto (1) che alcune vittime di reato erano state consigliate dagli agenti di polizia di chiedere aiuto a Alba Dorata, che poi li avrebbe fatti sentire obbligati ad una donazione.

Una delle due donne arrestate ha detto che gli ufficiali hanno usato con loro brutali insulti sessuali e le hanno tirate per i capelli quando cercavano di evitare di essere riprese. I manifestanti hanno detto che per 19 ore non hanno potuto bere né chiedere l’intervento di un avvocato. “Eravamo così assetati che abbiamo bevuto acqua dai gabinetti”, ha detto uno di loro.

Un uomo con una ferita alla testa sanguinante e un braccio rotto che dice che gli hanno rotto durante il suo arresto ha sostenuto che la polizia ha continuato a picchiarlo nelle stanze della GADA e gli ha rifiutato il trattamento medico fino al mattino dopo.

Un altro ha detto che la polizia lo ha costretto a tenere le gambe aperte e che lo ha preso a calci nei testicoli durante l’arresto. “Mi hanno sputato e mi hanno detto che saremmo morti come i nostri nonni durante la guerra civile”.

Un terzo è stato colpito sul dorso con un Taser, mentre cercava di scappare e la bruciatura si può ancora vedere.

“E’ come una scossa elettrica,” ha detto. “Le gambe si sono paralizzate per qualche minuto e sono caduto a terra. Mi hanno ammanettato con le mani dietro la schiena e hanno cominciato a colpirmi nelle costole e in testa con i calci. Poi mi hanno detto di stare in piedi, ma non ce la facevo, così mi hanno tirato con una catena, mentre mi trascinavo sugli stinchi. Hanno continuato con calci e pugni per cinque isolati fino all’auto della pattuglia.”

I manifestanti hanno chiesto di non pubblicare i loro nomi, per timore di rappresaglie da parte della polizia o di Alba Dorata.

Un secondo gruppo di manifestanti ha anche detto di essere stato “torturato” negli uffici del GADA.

“Siamo dovuti passare davanti a un ufficiale che ci ha fatto spogliare nudi nel corridoio, piegarci e girarci di fronte a tutti quelli che erano lì,” ha detto un manifestante al Guardian. “Ha fatto tutto quello che voleva con noi -ci ha preso a schiaffi, ci ha colpito, ci ha detto di non guardarlo e di non sedere a gambe incrociate. Nessuno degli ufficiali che sono passati in tutto quel tempo ha fatto nulla per fermarli.

“Tutto quello che potevamo fare era guardarci a vicenda girando gli occhi, senza muoverci, per darci coraggio. Quell’ufficiale ci ha tenuto lì per più di due ore mentre telefonava al cellulare e diceva ‘sto lavorando e me li sto inculando, proprio per bene’. Alla fine solo quattro di noi sono stati accusati, per resistenza all’arresto. E’ stata una giornata del passato, come quando c’era la giunta dei colonnelli.”

In risposta alle accuse, Christos Manouras, portavoce della polizia ellenica, ha detto: “Non c’è stato uso della forza da parte degli agenti di polizia, contro nessuno, negli uffici del GADA. La polizia greca sta esaminando e studiando approfonditamente ogni singola relazione per quanto riguarda l’uso della violenza da parte di agenti di polizia, se saranno riscontrate responsabilità, la polizia intraprenderà ogni azione disciplinare prevista contro gli agenti responsabili. Non c’è nessun dubbio che la polizia greca rispetterà sempre i diritti umani e non userà la violenza.”

Le proteste di domenica sono avvenute dopo un attacco vandalico contro una comunità tanzaniana da parte di un gruppo di 80-100 persone in un quartiere centrale di Atene, nei pressi di Aghios Panteleimon, una roccaforte di Alba Dorata, dove già ci sono stati molti attacchi violenti contro gli immigrati.

Secondo i manifestanti, circa 150 persone hanno attraversato il quartiere in moto distribuendo volantini. Hanno detto che alla testa della sfilata c’erano due o tre uomini con delle magliette nere con scritto “Alba Dorata” e poi è scoppiata una rissa. Un gran numero di poliziotti sono subito arrivati dalle strade circostanti.

Secondo Manouras: “Durante la protesta con le moto ci sono stati scontri tra manifestanti e gente del posto. La polizia è intervenuta per evitare che la situazione degenerasse e per ristabilire l’ordine pubblico, forse c’è stata qualche contusione di lieve entità, durante gli scontri tra residenti, i manifestanti e la polizia… ”

Marina Daliani, un avvocato di uno dei tanti gruppi di manifestanti arrestati ad Atene, ha detto che l’accusa era di “disturbo della quiete pubblica con volto coperto” (perché i manifestanti indossavano caschi da motociclista), e di lesioni personali gravi nei confronti di due persone. Ma, ha detto, finora nessuna prova di questi fatti è stata presentata. I manifestanti sono stati rilasciati su cauzione di € 3.000.

Secondo Charis Ladis, un altro avvocato dei manifestanti, il maltrattamento di cittadini greci durante la custodia di polizia è stato raro fino a quest’anno: “Questo caso dimostra che abbiamo girato pagina. Fino ad ora eravamo convinti che chiunque fosse stato arrestato, anche per violenza, sarebbe stata al sicuro in mano alla polizia, ma questi giovani hanno detto di aver vissuto una notte di buio interminabile.

Dimitris Katsaris, un avvocato che difende quattro dei manifestanti, ha detto che i suoi clienti hanno patito una umiliazione sullo stile di Abu Ghraib, riferendosi al centro di detenzione dove alcuni detenuti iracheni sono stati torturati dai soldati americani durante la guerra in Iraq:

“Questo non è un caso di brutalità della polizia come quelli di cui si sente parlare di tanto in tanto in tutti i paesi europei. Questo sta accadendo ogni giorno. Abbiamo le foto, abbiamo le prove che quello che succede alle persone arrestate per aver protestato contro l’ espansione del partito neonazista in Grecia. Questo è il nuovo volto della polizia, con la collaborazione del sistema giudiziario”.

Uno dei manifestanti arrestati, un uomo tranquillo di trent’anni, in piedi da una parte isolato, ha detto: “I giornalisti qui non denunciano queste cose. Dovete dirlo voi quello che sta succedendo qui, in questo paese che ha sofferto così tanto per il nazismo. Nessuno lo saprà mai …. A meno che non direte queste cose all’estero”.

Note :

Fonte
: http://www.guardian.co.uk/>fonte:

Link: fonte

La Grecia s’inchina alla troika: falcerà pensioni e welfareMANOVRA DA OLTRE 13 MILIARDI MENTRE LA DISOCCUPAZIONE CONTINUA A SALIRE. BERLINO: POSSIBILI “A G G I U S TA M E N T I ”DEGLI ACCORDI


Fatto Quotidiano 24/08/2012 di Giampiero Gramaglia attualità
Il governo greco di coalizione di Antonio Samaras, centro-destra e socialisti insieme, china il capo alla ‘ragion d’E u ro p a ’ e s’a p p re s t a a somministrare al Paese una dose di sacrifici supplementare: tagli al- la spesa pubblica per 13,5 miliardi di euro, più degli 11,5 miliardi fi- nora chiesti dalla troika delle isti- tuzioni finanziarie internazionali (Ue, Bce, Fmi). Che il conto sareb- be stato più salato lo aveva anti- cipato Der Spiegel e lo confermava ieri la stampa ellenica: il ministero delle Finanze s’è accorto che le ri- duzioni apportate a stipendi e pen- sioni incideranno su entrate fiscali e contributi previdenziali, allar- gando la voragine di bilancio di al- tri due miliardi di euro. UFFICIALMENTE, Samaras an- nuncerà il nuovo pacchetto prima del ritorno della troika ad Atene previsto a settembre. Ma è certo che il premier ne anticiperà i con- tenuti al presidente dell’Eurogr up- po, il lussemburghese Juncker, oggi in visita in Grecia. E, poi, Samaras ne parlerà giovedì con il presidente francese Hollande e venerdì con la cancelliera tedesca Merkel, recan- dosi a Parigi e a Berlino. La speranza del premier e del ministro delle Fi- nanze Stournaras è che l’ampiezza del piano induca i leader dell’Ue a concedere alla Grecia una proroga di due anni, dal 2014 al 2016, sui tempi previsti per portare il deficit di Atene sotto il 3%. Con Samaras, Juncker intende proprio discutere “la crisi del debito pubblico nell’Eu- rozona, la situazione delle finanze pubbliche greche e il piano di ri- sanamento previsto dal governo ateniese”. Nonostante i dati di luglio indichino un ulteriore aumento della disoccu- pazione greca e, quindi, del disagio sociale, la mossa del governo, che non ha ancora suscitato echi nelle piazze, contribuisce alla giornata positiva delle borse europee, con lo spread sotto 410, e incoraggia l’a- pertura di spiragli a Berlino circa le richieste greche: la Germania è la chiave di volta, perché la Francia pare già acquisita alla causa elleni- ca. Dal Parlamento europeo, fa sen- tire la sua voce il vice-presidente Gianni Pittella (Pd): sollecita l’Ue ad evitare alla Grecia una doppia ban- carotta finanziaria e sociale. A BERLINO,diversi responsabili di alto rango della maggioranza di centro-destra lasciano intendere che degli “a ggiustamenti” agli ac- cordi con la Grecia potrebbero es- sere accettabili, sia per quanto ri- guarda le riforme promesse da Ate- ne sia sulle modalità di versamento degli aiuti alla Grecia. Michael Mei- ster, numero due della Cdu al Bun- destag, parla di “aggiustamenti pos- sibili all’interno dell’attuale quadro finanziario –niente nuovi aiuti, cioè -: le riforme concordate devono es- sere fatte, ma ci si può chiedere qua- li siano le priorità e quale possa es- serne il processo”. E Norbert Barthle, il portavoce del- la Cdu sulle questioni di bilancio, non esclude una revisione al ribasso dei tassi d’interessi pagati d’Atene sui prestiti ricevuti. Christian Lin- dner, invece, uno dei tenori del par- tito liberale, alleato della Cdu nella

12 luglio 2012 – 15.32 IL CAVALLO DI TROIKA


Tra le molte misure che il memorandum della Troika (BCE, UE, FMI) ha imposto alla Grecia, ci sono le privatizzazioni. Tenetevi forte: vi leggo uno stralcio tratto da “La guerra dell’Europa” (p.63) di Monia Benini:

Uno degli allegati che si riferiscono al programma di privatizzazioni fornito dal Fondo Monetario a marzo di quest’anno assomiglia a un bollettino di guerra, anzi all’inventario del bottino di guerra combattuta senza armi. Ricorda il programma di cento punti affidato dagli Usa al generale che guidava l’esercito di occupazione dell’Iraq che, un po’ più dettagliatamente, recava anche i nomi delle multinazionali alle quali assegnare il bottino. Si va dal Gas pubblico (DEPA e DESFA) alle scommesse sul calcio, dal sistema di difesa ellenico (EAS) alla Hellenic Petroleum (HELPE); per poi passare al servizio idrico di Atene (EYDAP) e di Thessalonica (EYATH), alla Compagnia Mineraria e Metallurgica (LARCO), alle Poste Greche, alla Compagnia per l’Elettricità (PPC), alle ferrovie, all’aeroporto di Atene, alle autostrade. E ancora sono in elenco le lotterie di stato, i porti e i grandi beni immobili statali. Una totale spoliazione “.

Se è vero che le guerre non si fanno più con i carrarmati, è altrettanto vero che per fare un golpe non serve più l’esercito. Basta lavorare sui media e farli titolare “FATE PRESTO!”, all’unisono. Il volgo cresciuto a colpi di “Ok, il prezzo è giusto!” si beve tutto. La Troika in Italia, almeno formalmente, non è mai arrivata. Non ne ha avuto bisogno: abbiamo fatto tutto da soli. Non abbiamo avuto neanche la dignità di costringere l’invasore alla conquista. Servi, ruffiani e leccaculo hanno confermato il ruolo che storicamente ci appartiene. I traditori hanno aperto i portoni al cavallo di troika e l’hanno tirato dentro, dove lentamente sta eseguendo la confisca del nostro benessere e delle nostre cose. Eni, Finmeccanica e il resto seguiranno. Ogni cosa a suo tempo.

Il default della Grecia. le similitudini con L’Italia

Il default della Grecia..

Le sofferenze dei greci in nome delle banche


redazione
Ritardi incomprensibili nei tagli, i tagli non hanno le assicurazioni alle spalle una disastrosa gestione finanziaria del debito .
Fatto Quotidiano 12/02/2012 di Marco Onado
La Grecia è in ginocchio: dopo tre anni di terapia intensiva per curare
l’eccesso di debito pubblico, il reddito nazionale è crollato del 12 per cento, la disoccupazione ha superato il 20, la protesta dilaga e il governo di coalizione è in pezzi. Eppure, l’Europa non è soddisfatta e chiede ulteriore rigore. I tempi stringono: i 130 miliardi della rata di prestito concesso dal Fondo monetario e dalle istituzioni europee sono indispensabili per le necessità correnti e soprattutto per pagare gli interessi in scadenza la settimana prossima (15 miliardi). Il Parlamento greco dovrebbe votare questa sera le nuove misure imposte dai creditori. E’ probabile che alla fine Papademos ottenga i voti necessari, ma non per questo la situazione sarà risolta. Il fatto è che il problema fondamentale, quello dell’insolvenza dello Stato greco, continua ad essere affrontato in modo improprio e questo soprattutto per proteggere gli interessi delle banche internazionali e delle stesse banche centrali, Bce in testa. Il debito greco, che ha superato il 170
per cento del Pil (era il 106 cinque anni fa), non può essere ragionevolmente rimborsato e dunque i creditori devono accettare un taglio. Ma per compiere questo apparentemente ragionevole passo si sono costruiti non uno, ma tre pasticci. Primo: la misura del taglio quindi delle perdite sopportate dai creditori. Per non far troppo male alle banche, si sono concordate riduzioni nettamente inferiori a quanto la realtà avrebbe dovuto imporre: un micragnoso 21 per cento a luglio, 50 per cento a novembre e ovviamente nessuna di quelle proposte è andata in porto. Oggi si discute se arrivare al 70 per cento, ma l’a c c o rd o non arriva. Secondo pasticcio: per non creare problemi alla Bce e agli altri organismi pubblici che detengono titoli greci, l’accordo deve riguardare solo il settore privato, cioè le banche. Terzo pasticcio: sempre per evitare ulteriori problemi alle banche, il taglio viene spacciato come un accordo volontario, che non fa scattare l’a s s icurazione sul rischio di credito sottoscritto attraverso derivati chiamati credit default swap. Un capolavoro di ipocrisia, dietro cui si celano tutti i
problemi della finanza di oggi e che è motivato dal fatto che il mercato dei Cds è cresciuto, sotto l’occhio sonnacchioso dei regolatori, al di fuori di ogni controllo, tanto che nessuno è in grado di sapere chi dovrebbe pagare quanto a chi nel caso la Grecia cadesse in un default conclamato. Nel dubbio, si preferisce non far scattare la protezione assicurativa e così le banche che hanno venduto l’a s s i c urazione, cioè hanno incassato il premio, si tengono i soldi mentre quelle che l’hanno comprata possono utilizzare il contratto per l’uso che tutti immaginano. Chi ha avuto, ha avuto e amici come prima. Meglio così del resto che mettere in moto una reazione a catena forse inarrestabile, tanto più che le banche hanno svalutato in bilancio i loro crediti verso la Grecia e dunque l’operazione etichettata come “volontar ia” non comporta ulteriori salassi per il bilancio. Nel frattempo, le banche centrali e la Bce in particolare stanno inondando di liquidità il mercato e dunque consentono alle banche facili profitti: chi osa mettere in discussione gli interessi della gallina dalle uova d’o ro ?
Ma chi ha comprato Cds se solo avesse interesse a porsi al di fuori del sistema, avrebbe tutte le ragioni per considerarsi come quello che ha perso nell’incendio due terzi della casa e si sentisse dire che l’a s s i c u ra z i o n e non copre i danni perché la definizione che dà delle macerie fumanti non è esattamente quella dell’i n c e ndio. Nessuno si sogna di dire che quanto sta succedendo è la dimostrazione lampante del fatto che il mercato dei Cds, come molti altri settori dei derivati, non solo è inefficiente, opaco e al di fuori di ogni controllo, ma soprattutto che è la dimostrazione di come le soluzioni della crisi dipendano sempre più non da considerazioni reali sull’economia dei Paesi e sulla loro capacità effettiva di sopportare i costi dell’aggiustamento, ma dalle esigenze del mondo della finanza. Tutte queste considerazioni non fanno parte della real politik che guida le scelte del Fondo monetario e delle istituzioni europee nei confronti della Grecia. Spetta a Papademos che – guarda caso – fino ad ieri sedeva nel consiglio direttivo della Bce, assicu-
La protesta di Atene di venerdì (FOTO LAPRESSE
rare il consenso interno. Ma come dimostrano le cronache di questi giorni, non è detto che questa nuova tornata di sacrifici, ammesso che ottenga i voti in Parlamento, venga accettata da una popolazione sempre più esasperata. Se così fosse, si apriranno due scenari molto inquietanti, che sono stati finora accuratamente nascosti sotto il tappeto. O un default conclamato che coinvolga tutti i creditori e non solo quelli privati, oppure una soluzione ancora più traumatica che associ il default all’uscita della Grecia dall’euro e forse anche dall’Unione europea. Scenari apocalittici, ma che diventeranno di drammatica attualità nei prossimi giorni.

La gogna greca per chi ha provato a fregarare l’erario (una storia parallela all’Italia)


redazione
La Grecia si sta muovendo a livello economico parallelamente all’Italia con i vantaggi che ne comporta per l’euro, chi ci è cascato dentro prima ora è in fase più avanzata, vedremo gli sviluppi.
redazione del Fatto Quotidiano 24/01/2012
I4 mila 152 nomi sono on line da ieri: sono i grandi evasori della Grecia che il governo di Atene ha deciso di esporre alla gogna
mediatica. Si tratta di privati e aziende che sono in debito con l’erario di oltre 14 miliardi e 800 milioni di euro, una cifra superiore al 5% del prodotto interno lordo. Il ministero delle Finanze finora ha inserito nella black list solo i cittadini che devono
allo Stato più di 150 mila euro ma – se l’Authority per la privacy darà il consenso – prossimamente sarà consultabile in rete anche l’elenco di coloro che hanno evaso il fisco per cifre inferiori. Al primo posto nella lista dei 4.152, c’è la compagnia Nikol Kasimatis di Salonicco, una società di consulenza e revisione che non avrebbe versato l’Iva per un ammontare di oltre 952.000 euro. In Grecia, a fronte
di un totale di evasione fiscale valutato intorno ai 42 miliardi di euro, soltanto 5.000 contribuenti dichiarano un reddito di oltre 100.000 euro all’a n n o. Il governo di Atene ha dichiarato guerra all’ev a s i o n e fiscale dal 2009 ma, nonostante un forte rialzo delle aliquote dell’Iva, lo scorso anno le entrate fiscali sono diminuite in seguito al persistere della recessione per il terzo anno consecutivo.

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