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Italia: “taglio tasse non ora”, per Ocse “rischio di una nuova manovra”

corel
Fonte Wall Street Italia 2/05/2013 attualità
Non è assolutamente possibile ridurre la pressione fiscale. Banche deboli, soggette a rischi sistemici. Paese ostaggio dei mercati. Tagliate stime Pil a -1,5%, debito/Pil balzerà al 134% in 2014. Se deficit risale oltre 3%, servirà manovra correttiva. Via l’Imu?: “prima ridurre tasse su imprese e lavoro”.
ROMA (WSI) – L’Ocse rivede di nuovo al ribasso le stime sul Pil italiano per il 2013, prevedendo una contrazione dell’1,5%, contro il -1% stimato a novembre. Il ritorno alla crescita non è previsto prima del 2014, con un +0,5%, anche se qualche segnale potrebbe arrivare anche a fine 2013. Secondo l’organizzazione, la priorità resta la riduzione del debito pubblico che nel 2014 arrivera’ al 134%. “Con un rapporto debito/Pil vicino al 130%”, il Paese, infatti, “rimane esposto all’umore dei mercati”. Sarebbe dunque meglio non avviare un taglio delle tasse in questo momento.

“I dati non sono affatto buoni” “non è assolutamente possibile ridurre la pressione fiscale, anche perchè il Pil continua a scendere”. Non ci sono alternative. Poi il problema del rapporto debito Pil, che salirà al 131,5% nel 2013″.

Ancora, “l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo prevede che lo stesso deficit sia sotto il 3% altrimenti è chiaro che bisognerà fare qualcosa”: lo ha detto il capo economista dell’Ocse, Pier Carlo Padoan, rispondendo alla domanda di un cronista che gli chiedeva se all’Italia sarà necessario attuare una nuova manovra correttiva.

Il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria ha affermato che “una delle priorità in ogni paese, specialmente in questa fase, è la riduzione delle imposte sulle imprese e, per secondo, una riduzione delle tasse sul lavoro”: così ha risposto a chi gli chiedeva un commento sul dibattito in atto in Parlamento circa la revoca o il mantenimento dell’imposta sulla prima casa, ovvero l’Imu.

“La priorità è quindi la riduzione ampia e prolungata del debito pubblico” e i risultati ottenuti grazie alle recenti riforme strutturali “devono essere consolidati e sono necessarie ulteriori misure volte a promuovere la crescita e migliorare la competitività”.

L’Ocse rileva che nel 2012 è stata realizzata una importante azione di risanamento. Nonostante l`impatto a breve termine sulla produzione e i costi sociali generati, tali sforzi sono stati ricompensati da una maggiore fiducia dei mercati finanziari e hanno migliorato le prospettive a medio termine.

Il governo italiano si è giustamente adoperato a frenare l`aumento del rapporto tra debito pubblico e Pil e a ricondurlo verso una traiettoria discendente, cercando allo stesso tempo come utilizzare al meglio le limitate risorse per proteggere le fasce di reddito più basse.

Per riuscirci, prosegue l’Ocse, occorre puntare a un bilancio pubblico in pareggio o leggermente in avanzo e attuare allo stesso tempo una serie di riforme strutturali tese a favorire la crescita e l`istituzione di un nuovo sistema d`indennità di disoccupazione.

Nuove restrizioni di bilancio avrebbero effetti transitori negativi sulla produzione, ma consentirebbero di ridurre il debito in tempi più rapidi e di attenuare, di conseguenza, il rischio di nuove reazioni negative da parte dei mercati finanziari.

Le misure di bilancio dovrebbero concentrarsi sul contenimento della spesa pubblica e un processo continuo di valutazione delle politiche pubbliche dovrebbe mirare a migliorarne l`efficienza.

Secondo l’Ocse è ugualmente possibile ristrutturare il sistema fiscale per ridurre le distorsioni, in particolare tramite la riduzione delle agevolazioni fiscali.

Sebbene il sistema bancario si sia dimostrato complessivamente solido, diversi istituti di credito hanno incontrato gravi difficoltà e il settore finanziario rimane esposto a rischi sistemici. Occorre quindi proseguire gli sforzi in atto per rafforzare l`adeguatezza patrimoniale e gli accantonamenti per perdite. Di questo parla anche il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, che sottolinea che: “faremmo di tutto per fare uscire il paese dalla recessione nel 2013, ma sarà difficile. Banche sono troppo deboli e sopratutto restano sottoposte a rischio sistemico”. (AGENZIE)

GOVERNO: INCIUCIO CON SAGGI (lo schema del nuovo esecutivo IL PATTO: ENRICO LETTA PREMIER, ALFANO E MONTI VICE. ).

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Da Il Fatto Quotidiano del 21/04/2013. di Stefano Feltri e Carlo Tecce attualità

NAPOLITANO ACCETTA PER MASSIMO 2 ANNI E VUOLE I “SUOI” MINISTRI IL PATTO: ENRICO LETTA PREMIER, ALFANO E MONTI VICE. IPOTESI GALLOIl negoziato sul Quirinale si è sempre svolto in parallelo a quello per il nuovo governo, il bis di Giorgio Napolitano è arrivato anche perché c’è uno schema su cui costruire il nuovo esecutivo. “Napolitano agirà guardando gli interessi del Paese”, dice lo storico amico Emanuele Macaluso. Ieri mattina, durante l’ascesa di pellegrini al Colle, Napolitano è stato chiaro: “Resto, sì, massimo due anni però”. E poi ha cercato un compromesso con i partiti che dovranno sostenere un governo commissariato dal Quirinale: dentro, tanti ministri tecnici attingendo fra i dieci saggi; ai vertici, un tridente di politici tra Pd-Pdl-Scelta Civica. I democratici avranno la guida di palazzo Chigi: Enrico Letta è il nome più credibile, anche se non troverebbe il sostegno immediato di Matteo Renzi; scarse le speranze per Giuliano Amato, inviso a tanti tra destra e sinistra e soprattutto tra i leghisti.
SILVIO BERLUSCONI ha posto una condizione dirimente: Angelino Alfano vice premier, possibilmente con una delega esplicita alla Giustizia, per garantirlo sul fronte dei processi. Ma il Cavaliere spinge sempre per “l’uomo di Stato” Gianni Letta. Nel Pdl in tanti, però, sentono odore di elezioni e vogliono un governo debole, transitorio. E B. vuole riservarsi la possibilità di mandare tutti a casa quando gli conviene. L’altro vice premier potrebbe toccare a Scelta Civica, magari con un orientamento economico se diventasse quella la casella in cui collocare Mario Monti. Il premier in carica è stato il primo a cercare di intestarsi l’operazione Napolitano, e ora spera nel bis anche del governo. In fondo è lui l’uomo della grande coalizione, quello della maggioranza ABC: Monti chiedeva la garanzia di un re-incarico a Romano Prodi in cambio del sostegno, a maggior ragione farà un tentativo con Giorgio Napolitano. L’ipotesi Enrico Letta è quella più forte perché non avrebbe ostacoli nel gruppo Pdl: è stato lui il principale mediatore nella notte di venerdì tra Pd e Pdl. Ma Letta sarà anche il reggente del Pd, forse è troppo cumulare entrambi gli incarichi. Soprattutto visto che, dentro il Pd, Matteo Renzi rivendica di essere ormai l’unico leader con un consenso popolare: il sindaco di Firenze non ha alcuna intenzione di partecipare al governo ma, confidando in elezioni nel giro di sei mesi o un anno, ha bisogno che il partito non venga devastato dalla prossima fase. E un governo Letta significherebbe dare l’etichetta Pd all’esecutivo, garantendo anche la sopravvivenza a un gruppo dirigente che Renzi è ben contento di aver spazzato via (anche se con la vittima collaterale di Romano Prodi).

SE NON C’È l’accordo su un nome politicamente connotato, si studieranno altre opzioni. Due che si faranno trovare pronti sono il ministro dello Sviluppo Corrado Passera (per ora silente, giusto un Tweet “grazie presidente”) e il presidente dell’Istat Enrico Giovannini, uno dei saggi, il coordinatore informale del gruppo che si è occupato di economia producendo un rapporto che, con Napolitano riconfermato, sarà l’inevitabile programma di governo. Il mandato di Giovannini all’Istat scade ad agosto, ha una sensibilità al sociale e piace a una parte del mondo a Cinque stelle (anche se una sua nomina non basterebbe certo a placarli), è cattolico e non compromesso con i governi precedenti. Quanto ai ministri, i partiti sono pronti a rimettersi a Napolitano: “Io no sono stato contattato”, dice il “saggio” Filippo Bubbico del Pd. E infatti lui e il suo omologo Giancarlo Giorgetti (Lega) sono i presidenti delle commissioni speciali di Senato e Camera, gli unici due organismi parlamentari funzionanti, e quindi lì resteranno. Ma per gli altri saggi è quasi certa una promozione al governo: da Luciano Violante per il Pd a Gaetano Quagliariello per il Pdl (il suo nome però sarebbe contestato da una parte del partito). Forse perfino il costituzionalista Valerio Onida, nonostante le gaffe. Dei saggi economici difficile immaginare che Salvatore Rossi lasci la Banca d’Italia, di cui è vice direttore, mentre è assai più probabile che Enzo Moavero Milanesi resti alla guida degli Affari europei. Probabile il reclutamento del presidente della Consulta Franco Gallo, magari poprio come premier istituzionale. Così come è quasi certo un coinvolgimento di Mario Mauro, ex Pdl che ora è il principale negoziatore per Scelta Civica. C’è poi Anna Ma-ria Cancellieri: Monti l’ha candidata alla presidenza della Repubblica, Napolitano la stima e, sul suo nome, si stava verificando una convergenza con il Pdl. Quindi in tanti sarebbero d’accordo a una sua riconferma al ministero dell’Interno.

Le Promesse del Governo Sono come degli Allucinogeni

corel
Preso da http://www.risciocalcolato.it

Le Promesse del Governo Sono come degli Allucinogeni.

Antiriciclaggio, così il governo ha coperto lo Ior A STRASBURGO “IMB AVAGLIATA ”L’AUTORITÀ DI TRASPARENZA BANCARIA


Redazione del Fatto Quotidiano 5/07/2012 attualità
Il governo italiano ha imbavagliato la delegazione della propria Autorità antiriciclaggio in Europa per aiuta-
e il Vaticano. E il capo dell’U I F, per protesta contro il Governo, ha ordinato il ritiro dei suoi uomini da Strasburgo. Ieri la Santa Sede è stata sottoposta all’esame finale dagli ispettori di Moneyval, l’organismo antiriciclaggio del Consiglio d’Europa riunito in seduta plenaria a Strasburgo. Ma il Governo italiano ha scelto di non parlare alla sessione plenaria in cui si discuteva il caso. Anche grazie a questo assordante silenzio italiano sulle tante inadempienze delle autorità della Santa Sede, il Vaticano èiuscito a ottenere una mezza promozione insperata alla vigilia. La partita vinta dalla Santa Sede con l’aiuto del governo italiano era fondamentale per lo Ior e le istituzioni finanzia-ie d’Oltrete vere. Moneyval è il fratello minore della principale organizzazione internazionale antiriciclaggio, il GAFI, e si occupa di dare le pagelle agli Stati membri del Consiglio d’Europa o agli esterni (come è accaduto prima della Santa Sede con Israele) che chiedono di esserealutati. Lo scopo di chi si assog-etta alle forche caudine di Moneyval è quello di essere inseriti nella lista dei Paesi affidabili per accedere poi alle procedure semplificate delle operazioni bancar ie.
a sessione plenaria dell’or ganismo europeo è iniziata il 2 luglio e si concluderà domani. Ieri però è stato il giorno del Vaticano. Il Fa t t o aveva già pubblicato i contenuti della bozza della valutazione sulla Santa Sede stilata dagli ispettori di Moneyval e spedita ai Paesi membri (tra cui l’Italia) nella quale il Vaticano aveva ottenuto un voto insufficiente: solo 8 delle 16 raccomandazioni fondamentali del GAFI erano rispettate. Grazie anche all’atteggiamento dell’e s e c u t i vo italiano, ieri si è passato da un 5 in pagella (8 su 16) a un 6 risicato: 9 promozioni e 7 bocciature. In polemica con questa scelta del governo Monti, il direttore dell’UIF, cioè l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, Giovanni Castaldi ha ritirato i suoi due dirigenti dalla delegazione che rappresentava il nostro Paese a Strasburgo per non essere complice di una posizione sbagliata.
Grilli: “Non c’e n t ro ” di tacere davanti al Consiglio di Europa sulle inadempienze di Oltretevere in materia bancaria – secondo quanto riferito da alcuni membri autorevoli della delegazione ministeriale a Strasburgo – sarebbe stata sponsorizzata dal viceministro dell’Eco nomia Vittorio Grilli. Una circostanza molto grave, se confermata, perché il ministro dell’Econo mia (Monti che delega Grilli) è la prima autorità dello Stato in materia di antiriciclaggio secondo il decreto 231 del 2007. Grilli ha negato al Fa t t o ieri tramite il suportavoce di avere fatto pressioni sulla delegazione, ma il risultato di cui l’esecutivo si dovrà assumere la responsabilità è che lo Stato italiano non ha tutelato gli interessi dei cittadini alla traspa-enza bancaria, ma quelli del Vaticano e dello Ior all’opacità dei conti dei suoi correntisti incappati in indagini come Luigi Bisignani o Angelo Balducci. I rappresentati dell’UIF di Bankitalia, cioè i principali testimoni “a carico” del Vaticano e a favore della trasparenza del sistema bancario nel piccolo processo allo Ior, al Vaticano e alle sue prassi opache che si teneva a Strasburgo, ieri erano assenti. Non c’era dall’inizio della sessione di Moneyval il rappresentante del ministero della Giustizia, che avrebbe potuto raccontare
Rivolta dell’UIF di Bankitalia, da via XX Settembre sarebbe arrivato lo stop: “Non dovete i n t e r v e n i re ”
le rogatorie mai arrivate alla Procura di Roma da Oltretevere nelle indagini sui misteri della morte di Roberto Calvi. Ma non c’e-ano nemmeno i dirigenti dell’UIF che all’inizio erano partiti convinti di poter dire la loro e che invece si sono sentiti impor-e un bavaglio dal ministero. Il 3 luglio, infatti, alla vigilia dell’esame decisivo, la dirigente del ministero dell’Economia che guidava la delegazione del go-erno italiano ha comunicato al rappresentante UIF che non avrebbe parlato nessuno perché così era stato deciso a Roma. A quel punto Castaldi, informato dai suoi due dirigenti dell’acca duto, ha ordinato loro di rientrare a Roma. A nome dell’UIF, Castaldi aveva inviato a fine giugno una lettera al ministero dell’Eco nomia nella quale specificava la sua posizione sulla bozza di rapporto trasmesso da Moneyval come base della discussione che si sarebbe tenuta a Strasburgo di lì a poco. In quella bozza, svelata dal Fa t t o , il Vaticano riceveva 8 bocciature e 8 promozioni sulle 16 raccomandazioni del GAFI in materia di antiriciclaggio. L’UIF riteneva quella pagella troppo benevola ed elencava le ripetute inadempienze del Vaticano: le mancate risposte alle rogatorie, l’involuzione della nuova normativa voluta dal segretario di Stato Tarcisio Bertone nel gennaio del 2012 rispetto alla legge del dicembre 2010 che rappresentava un passo avanti e istituiva l’AIF, l’autorità antiriciclaggio del Vaticano e via elencando inadempienze su inadempienze della Santa Sede.
Bertone e così sia Dopo avere letto quella lettera il governo italiano ha deciso di impedire all’UIF di commentare pubblicamente il rapporto ieri davanti agli ispettori Moneyval. Così a rappresentare l’Italia in questo dibattito sono rimasti solo gli uomini della quinta direzione del ministero dell’Economia preposta alla lotta contro il riciclaggio, guidata da Giuseppe Maresca che però ha inviato l’av vocato Francesca Picardi, la dirigente del ministero che, in qualità di capo della delegazione, ha trasmesso il diktat di Roma. Castaldi, per evitare l’effetto silenzio-assenso, ha ordinato ai suoi due uomini di rientrare a Roma immediatamente. Una scelta accolta con sollievo dalla delegazione vaticana guidata dal braccio destro del segretario di Stato Tarcisio Bertone, monsignor Ettore Balestrero. L’obietti vo del Vaticano era quello di ottenere almeno una valutazione migliore di quella di partenza che permettesse l’inser imento della Santa Sede nella cosiddetta grey list, la lista grigia dei Paesi ancora inadempienti secondo i parametri Moneyval che però stanno migliorando il loro sistema al fine di aderire alle raccomandazioni del GAFI. L’ostacolo principale per il Vaticano sulla strada verso la lista grigia era proprio l’UIF, l’autor ità aveva segnalato infatti il peggioramento del sistema antiriciclaggio nel 2012 grazie alla nuova normativa voluta da Bertone. E così l’obiettivo del Vaticano è stato raggiunto.
M. L.

“Semplificati” anche gli abusi edilizi sui beni tutelati. Allarme sul decreto di Monti (le cose che non dicono quando fanno i decreti)

Ambiente & Veleni | di Emanuele Giordana | 25 marzo 2012 Redazione Fattoquotidiano.it
L’articolo 44, in discussione al Senato il 28 marzo, indebolisce la legge Urbani del 2004 che definiva “insanabile” qualunque intervento non autorizzato su edifici di valore storico e ambientale. Il nuovo testo prevede invece una parziale depenalizzazione. Le associazioni ambientaliste esortano il Parlamento a disinnescare gli effetti del provvedimento
Il titolo è rassicurante: “Semplificazioni in materia di interventi di lieve entità”. Ma l’articolo 44 del nuovo decreto legge (semplificazioni e sviluppo), che sarà discusso nuovamente da mercoledì prossimo al Senato, nasconde scappatoie per delitti ambientali: una sorta di condono mascherato che non sembra affatto di lieve entità. Già passato alla Camera indenne, l’articolo 44 – sufficientemente fumoso da sembrare, a prima vista, del tutto innocuo – dovrebbe rendere più semplici gli adempimenti riparatori qualora sia stato commesso un abuso edilizio in aree di particolare valore paesaggistico e su beni di importante valore storico culturale. Ma più che semplificare, l’articolo apre la strada a nuovi abusi che saranno puniti meno severamente

Le modifiche introdotte si riferiscono a una legge dello Stato – innovativa in materia ambientale – che nel 2004 fu firmata dall’allora ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani e nella quale il legislatore aveva definito assolutamente inestinguibili e insanabili tutta una serie di abusi che violavano le leggi di tutela del paesaggio, anche urbano, e dei beni culturali di primaria importanza pubblica. In sostanza, se spostare una finestra può adesso costare solo un’ammenda e il piccolo abusivo se la può cavare con una sanzione amministrativa, se mette mano a modifiche non autorizzate di un edificio tutelato per il suo valore culturale – modifica ad esempio la merlatura di un castello – rischia sino a quattro anni di carcere. Che ora potrebbero sparire, se non in casi di estrema gravità.

Di fatto, se un bravo avvocato vi aiuta decifrare la gimcana tra commi, regolamenti e riferimenti giuridici, l’articolo depenalizza tutta una serie di reati che fino ad ora la legge sanzionava anche con il carcere senza la condizionale. “Delitti ambientali” che potrebbero diventare semplici abusi da sanzionare. Il problema non è tanto se si sposta una finestra o si cambia il caminetto di casa propria, ma se si mette mano con operazioni speculative su un castello, un edificio storico, un paesaggio (in molti casi sono vincolate anche le piante di alto fusto). Quel che molti temono è che adesso, con la modifica del Codice urbani, sarà meno rischioso compiere abusi edilizi gravi su beni tutelati e quindi in qualche maniera collettivi anche se, ovviamente, l’ultima parola spetta alle interpretazioni dei tecnici comunali, delle Soprintendenze e, infine, dei magistrati. Non è che la nuova normativa faccia carta straccia della vecchia legge. Ma l’articolino inserito nel decreto “lenzuolo” delle semplificazioni (che dopo il Senato tornerà alla Camera) apre la porta a una nuova stagione di abusi: possibili ecomostri sanzionabili primi col carcere, adesso riparabili col portamonete.

Il mondo degli ambientalisti italiani, ma anche i magistrati che si occupano di tutela ambientale, temono non tanto un colpo di spugna sul passato, ma una nuova era di sfregi all’ambiente, al paesaggio, agli immobili di pregio del Belpaese.

Guido De Maio, presidente titolare della III sezione penale di Cassazione (qui l’intervista a De Maio) esprime la «preoccupazione di coloro che hanno a cuore le sorti del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese». Rosalba Giugni, presidente di MareVivo e una delle prime ambientaliste italiane a essere venuta a conoscenza dell’articolo nascosto nelle pieghe del decreto, aggiunge carne al fuoco: «In un momento in cui i nostri Beni culturali e ambientali sono sotto attacco, un peggioramento della legge o un allentamento della maglia che tiene a bada gli abusi viene visto dal mondo ambientalista con grande timore. Ci auguriamo che ci sia un grande dibattito parlamentare e ci auguriamo un’attenzione particolare da chi ama il nostro maggior gioiello e il nostro maggior bene primario. I paesaggi, i centri storici, le coste e la natura».

Fortunatamente anche qualche parlamentare ci ha fatto caso. Anzi, per la verità uno soltanto in maniera orizzontale. Il senatore dell’Idv Francesco Pardi, che ha presentato, in Commissione Affari costituzionali, un emendamento che chiede la soppressione dell’intero articolo. In cui, secondo il parlamentare, ci sarebbe anche un’eccezione di congruità giuridica della norma che di fatto viola lo spirito del cosiddetto “Codice Urbani” (Codice dei beni culturali e del paesaggio), la legge che ormai quasi dieci anni fa modificò la legislazione sugli abusi rendendola più specifica e nettamente punitiva. Un passo indietro dunque rispetto a quella che allora apparve come invece come un primo deciso passo avanti a tutela del paesaggio in senso lato.

In buona sostanza si tratta di una modifica di alcune parti dell’articolo 181 che prevede ora due distinte ipotesi di reato: la prima (comma 1) è semplicemente una contravvenzione, punita con l’arresto fino a due anni (quindi coperto dalla condizionale) e un’ammenda; l’altra (comma 1-bis), nella quale si sottolinea la gravità dell’abuso su beni vincolati di particolare interesse pubblico (evidentemente non quello di spostare una porta), configura l’azione come un delitto e lo punisce con la reclusione da uno a quattro anni. La gravità riguarda infatti lavori abusivi in aree vincolate o su beni dichiarati di notevole interesse pubblico e che quindi necessitano di maggiori tutele. A tal punto che, secondo la legge attuale, il reato non si estingue nemmeno quando il trasgressore ripristina spontaneamente la situazione precedente all’abuso (abbattendo o risistemando le cose come erano prima).

In attesa che in parlamento si discuta del caso, viene da chiedersi per quale motivo il ministero di Beni culturali, che ha introdotto la modifica nel “lenzuolo” delle semplificazioni, abbia deciso la controversa innovazione. Necessità di cassa? O semplicemente il primo scivolone del professor Lorenzo Ornaghi?

COMMERCIO: L’ANDAMENTO DEI CONSUMI VA SEMPRE PEGGIO. AGIRE CON URGENZA SULLE SPECULAZIONI IN ATTO E SULLA TASSAZIONE DEI CARBURANT( e fare qualcosa per lo sviluppo?)I.

da federconsumatori.it del 24/02772012
redazione
In questi due primi due mesi del 2012 l’aumento delle tassazioni, il pessimo livello delle infrastrutture a favore dell’imprenditoria la difficoltà di avere prestiti in banca(che a loro insaputa si messe in pancia in fondi della Bce 9 rischiano di far chiudere un gran numero di imprese i comuni tardono a adeguarsi agli standard europei della banda larga e dei servizi a favore dell’economia.
L’Istat attesta che, a dicembre 2011, le vendite hanno registrato un calo del 3,7% su base annua. Nel 2011, rispetto all’anno precedente, la diminuzione è stata del -1,3%.
“Che scoperta! Il potere di acquisto delle famiglie è in caduta libera, per di più intaccato dalla manovra economica e dalla forte crescita dei prezzi, anche sulla spinta dell’aumento dei carburanti.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.
Quel che è peggio, è che i dati Istat sulla caduta dei consumi risultano, a nostro parere, ancora fortemente sottostimati. Secondo le stime dell’O.N.F., nel 2011, la caduta è stata del -2,1 / -2,2% con una diminuzione complessiva della spesa di oltre 15 miliardi di Euro.
Una situazione allarmante, soprattutto perché a diminuire sono anche i consumi nel settore alimentare che, lo ricordiamo, è sempre l’ultimo ad essere intaccato dalla crisi.
Per questo è urgente intervenire immediatamente, prima di tutto avviando maggiori controlli sulle filiere, per contrastare le speculazioni sui prezzi, nonché calmierando la tassazione sui carburanti (che incidono in materia determinante sia sul trasporto che sulla produzione di molti beni) anche attraverso il meccanismo dell’accisa mobile.
Infine è essenziale avviare misure di rilancio dell’economia e portare avanti con coraggio e determinazione processi di liberalizzazione veramente efficaci, vincendo le insopportabili pressioni delle lobbies.
In assenza di interventi in tal senso, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente, alimentando sempre più il decadimento economico-sociale del nostro Paese.

Proposta di legge antisommerso: reato anche l’autoriciclaggio


Da redazione Del Fatto Quotidiano 21/02/2012
Un deciso intervento nella lotta contro l’economia sommersa, sia quella attiva nei circuiti “legali”, ovvero l’evasione
fiscale e contributiva, che quella “illegale e criminale”, frutto dell’attività delle organizzazioni mafiose. Questo il contenuto del documento depositato ieri in Senato, a cura di Giorgio R u f fo l o, ex onorevole di area socialista, Elio
Ve l t r i , giornalista e politico, cofondatore dell’Idv, e Luigi Zanda, senatore del Partito Democratico. Le proposte ricalcano molte delle misure avanzate dal Fatto Quotidiano, nel settembre 2010, in tema di corruzione. Nel testo, risulta prioritaria la messa in funzione dell’Agenzia dell’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati, nei quali dovranno confluire anche quelli acquisiti con corruzioni accertate.
Prevista l’introduzione del reato di autoriciclaggio e l’approvazione delle Convenzioni europee in materia. Infine, è necessario, secondo i promotori del documento, emanare una direttiva europea sull’esportazione di capitali nei paradisi fiscali: in questa direzione, bisogna accelerare l’accordo con il governo svizzero, considerati i 200/400 miliardi di euro esportati nelle banche elvetiche dall’Italia.

Governo – Lesti contro i pensionati Lenti contro i corrotti (Paolo Flores d’Arcais).

Governo – Lesti contro i pensionati Lenti contro i corrotti (Paolo Flores d’Arcais)..

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