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“LA SOLIDARIETÀ HA UN PREZZO” GERMANIA CONTRO TUTTI

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LA MERKEL RITIRA FUORI I ‘COMPITI A CASA’. SCHULZ CHIEDE IL VOTO PER P
ORTAREUN TEDESCO ALLA GUIDA DI BRUXELLES. ANCHE I CECHI DISERTANO LE URNE

Fatto Quotidiano del 25/05/2014 di Stefano Citati attualità
Il richiamo della patria potrebbe rivelarsi un boomerang per Martin Schulz, ex presidente dell’Europarlamento ora candidato socialdemocratico alla presidenza della Commissione Ue: il capò (per Berlusconi) o crapò (per Grillo) d’Europa. Nei manifesti del 59enne rena- no si ammonisce che “Solo se votate Schulz e la Spd (il partito socialdemocratico, ndr ) un tedesco potrà andare a capo della Commissione europea”. Non è solo Schulz a battere il tasto ‘nazionalista’. Durante la manife- stazione elettorale a Worms Renania), la cancelliera Angela Merkel ha ribadito la sua contrarietà agli aiuti incondizionati. “Noi siamo solidali, noi aiutiamo, ma chiediamo anche a quelli che hanno bisogno di aiuto che facciano i loro compiti a casa”, ha detto la leader cristiano-democratica. Merkel ha poi chiuso la campagna per le elezioni europee del suo par- tito Cdu con un appello alla so- luzione pacifica del conflitto in Ucraina e di altri conflitti. LA CANCELLIERA ha ricordato la nascita dell’Unione dopo la Seconda guerra mondiale e la disposizione alla pace serbata finora. “Il nostro compito ancora oggi – ha detto – è quello di continuare il lavoro per la pace e, proprio con lo sguardo rivolto all’Ucraina, continuare sempre a parlare con la Russia, ten- dere sempre la mano, anche se non siamo d’accordo su tutto”. Intanto i partiti europeisti sa- rebbero i vincitori delle elezioni europee nella Repubblica Ceca dove però si è registrata una bassa affluenza alle urne. È quanto è emerso dagli exit poll pubblicati dal giornale Dnes , dopo la chiusura nel primo po- meriggio dei seggi aperti ieri a mezzogiorno, secondo i quali il partito d’opposizione conservatore Top 09 sarebbe in testa con il 18%, incalzato dal partito socialdemocratico del premier Bohuslav Sobotka al 17%. Il partito anti-europeista e anti immigrati Usvit avrebbe ottenuto solo il 2%. Terzo si sarebbe piazzato il partito centrista del ministro delle Finanze Andrej Babis, anche questo europeista, con il 15,5%.Secondo l’ exit poll , l’affluenza alle urne sarebbe sta- ta appena del 20%, alle prece- denti elezioni europee, nel 2004 e nel 2009, l’affluenza era stata intorno al 28%. E in Gran Bretagna l’Ukip punta al “trionfo”,dopo esser divenuto primo partito nelle ammi- nistrative. Oggi il verdetto, dopo la chiusura dei seggi in tutti i 28 paesi Ue, quando verrà reso noto come il Regno Unito ha votato giovedì per il rinnovo dell’Europarlamento.

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LA GERMANIA DRIBLA IL DOLLARO E APRE AL COMMERCIO DIRETTO IN YUAN

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Preso da Altrainformazione.it Fonte rischiocalcolato.it DI FUNNYKING attualità
Nota di Rischio Calcolato: direi che la seguente è la notizia dell’anno, la Germania ha preso accordi con la Cina per commerciare direttamente in Yuan senza passare dal dollaro. Ovviamente l’accordo prevede da parte di Pechino una maggiore apertura dello sterminato mercato interno cinese. Ora comincio a comprendere meglio a chi fosse rivolto il “fuck the EU” recentemente pronunciato da un funzionario USA.
Signore e signori, è tempo di grandi cambiamenti, il dollar standard è certamente sulla via del tramonto e si intravede un mondo multipolare anche per quanto riguarda la valute. Sono pronto a scommettere che si scoprirà a breve che in realtà la vera sede di al-Qaeda è proprio la Germania e che la Merkel in realtà è la sorella segreta di Bin Laden.
Siate MOLTO consapevoli e siate perparati.
p.s. Germania vuole dire Europa, dunque non mi stupirei se a breve anche Ignazio Visco volerà a Pechino.
da Kappa di Picche
BANK OF CHINA E BUNDESBANK SI ACCORDANO SULLO YUAN (nel frattempo, Obama va in Arabia saudita)
Via Liberty Blitzkrieg blog:
Non ho prestato troppa attenzione al ritardo degli accordi tra la Cina e le altre nazioni riguardo l’estensione dell’uso dello yuan (renminbi) a livello internazionale, perche’ a riguardo le valutazioni dei commentatori del mercato sulle implicazioni a breve termine mi sono sempre sembrate esagerate. Detto questo, data l’importanza della Germania all’interno dell’economia globale, e della UE in particolare, l’accordo tra la Banca Popolare della China (PBOC) e la Bundesbank tedesca mi sembra abbastanza significativo:
Via BusinessWeek:
“La Bundesbank tedesca e la PBOC cinese hanno accettato di cooperare nella compensazione e nella liquidazione dei pagamenti in renmimbi, spianando la strada a Francoforte per accaparrarsi una quota del mercato off-shore. Le due banche centrali hanno firmato un memorandum d’intesa oggi a Berlino, quando il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il cancelliere tedesco Angela Merkel, da Francoforte la Bundesbank ha rilasciato una dichiarazione ufficiale via email.
La capitale finanziaria della Germania ha prevalso su Parigi e Lussemburgo in una gara all’interno della zona euro per conquistarsi la leadership del commercio di renminbi, moneta che secondo la “Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication” superera’ in ottobre l’euro come seconda moneta piu’ usata nella finanza e nel commercio globale.
Il Ministero del Tesoro del Regno Unito il 26 marzo ha dichiarato che la Banca d’Inghilterra avrebbe firmato per il 31 marzo un accordo iniziale con la PBOC per chiarire e regolare a Londra le transazioni in yuan.
«Francoforte è uno dei centri finanziari piu’ importanti d’Europa ed e’ la sede di due banche centrali, che ne fanno un luogo particolarmente adatto» – ha detto Joachim Nagel, membro del comitato esecutivo della Bundesbank, e poi ha aggiunto: «Regolare qui il renminbi rafforzera’ gli stretti legami economici e finanziari tra la Germania e la Repubblica Popolare Cinese».
Secondo l’Ufficio Federale di Statistica di Wiesbaden, l’anno scorso la Cina era il terzo partner commerciale estero della Germania, con 140 miliardi di euro di interscambio commerciale tra i due paesi. La Cina si colloca al quinto posto tra gli importatori di merci tedesche ed e’ il secondo piu’ grande esportatore verso la Germania.
Le aziende tedesche, tra cui la Siemens AG, la piu’ grande societa’ di ingegneria del paese, e la Volkswagen AG, stanno integrando il renmimbi come terza valuta per le transazioni commerciali trans-frontaliere. «il potenziale e’ enorme» – ha detto Stefan Harfich, il Manager per i Servizi Finanziari della Siemens, che a ottobre ha gestito l’introduzione dello yuan nella societa’ di Monaco di Baviera, e poi ha aggiunto: «l’introduzione del renmimbi come valuta ufficiale della societa’ avra’ un impatto importante sugli affari della Siemens dei prossimi anni».
Daimler AG, il produttore della Mercedes che ha venduto 235.644 auto in Cina l’anno scorso, il 14 marzo ha emesso 500 milioni di yuan nell’economia piu’ grande dell’Asia, nel cosidetto panda-bond di una societa’ estera non finanziaria.”

Tenendo questo a mente, non dimentichiamoci che Obama adesso e’ in Arabia Saudita a cercare di ripristinare i legami col regno medievale, ovvero, sta cercando di trovare un modo per armare Al-Queda in Siria senza che l’opinione pubblica americana lo sappia:
Via Wall Street Journal:
“La visita di Barack Obama in Arabia Saudita e’ il tentativo di riaccendere rapporti che i regnanti sauditi sperano si concretizzino nell’impegno da parte del Presidente degli Stati Uniti di aumentare la fornitura di armi sofisticate ai ribelli siriani. La sosta di Obama dopo il tour europeo siglera’ la sua prima visita al Regno Saudita da quando le relazioni USA-Arabia Saudita erano state messe a dura prova dalla scelta americana di rinnovare i contatti statunitensi d’alto livello con l’Iran e di cancellare gli attacchi aerei pianificati contro il regime del presidente siriano Bashar Al-Assad.
I funzionari sauditi sperano anche che Obama porterà ad una svolta nell’opposizione di USA e Giordania ad armare i ribelli siriani con armi piu’ tecnologicamente avanzate, inclusi lanciamissili a spalla – conosciuti come manpads – che secondo i Sauditi, un diplomatico occidentale e degli analisti della sicurezza regionale che conoscono la situazione in Siria, sarebbero capaci di abbattere i caccia dell’aviazione siriana.
La Giordania ha bloccato la consegna di armi supplementari ai ribelli attraverso il suo territorio per paura di ritrovarsi ancora piu’ coinvolta nel conflitto siriano (uno dei motivi per cui le forze governative stanno recuperando terreno, ndt).
Un diplomatico occidentale e due funzionari dell’opposizione siriana hanno detto che il governo ad Amman e’ in attesa che gli Stati Uniti approvino la distribuzione dei lanciamissili a spalla acquistati dai sauditi e attualmente sono custoditi nei magazzini giordani. I reali sauditi hanno smesso con la rabbiosa retorica dalla spaccatura di autunno.
Il principe Turki Al Faisal, la cui critica della politica dell’amministrazione Obama sull’Iran e la Siria ha fatto il giro delle prime pagine nel mese di dicembre, non ha praticamente fatto menzione del Governo Americano durante il discorso sull’Iran che ha fatto questo mese negli Stati Uniti. L’ambasciatore saudita che a dicembre ha scritto sul New York Times che l’Arabia Saudita dovrebbe rompere le relazioni con gli Stati Uniti e’ stato pubblicamente messo a tacere.

Sembra che l’ipotesi di invischiarsi di piu’ nella Guerra Civile Siriana sia ancora seriamente sul tavolo… Ci sono un sacco di cose sul cammino del fronte Macro in questo momento, i prossimi mesi dovrebbero essere molto interessanti, per non dire altro. Per la Liberta’
MICHAEL KRIEGER (tradotto da @FedericoNero)
Rischio Calcolato
Link: http://www.rischiocalcolato.it/2014/03/clamoroso-germania-sfancula-dollaro-apre-commercio-diretto-in-yuan.html
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2014/03/31/la-germania-dribla-il-dollaro-e-apre-al-commercio-diretto-in-yuan/#sthash.ypJiIquZ.dpuf

nnenschiff – la citta’ tedesca che produce 4 volte l’energia che consuma

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new-173-728x485new-154new-136new-119Stampalibera.com 28 novembre 2013 | Autore Maria Rita D’Orsogna attualità

n linea di principio, l’Abruzzo, la Basilicata sarebbero posti ideale dove portare avanti esperimenti di sostenibilita’ ambientale seria. Sono regioni scarsamente popolata, che si fregia del titolo di “regione verde d’Europa” e che quindi potrebbe usare questi punti di partenza per interventi creativi e futuristici.
Invece, come per tutto, stiamo a guardare il resto del mondo che ci corre avanti, ancorandoci a modelli antichi e petroliferi che risalgono — come dice Confindustria — al 1930.
Eccoci allora una ennesima lezione di vera sostenibilita’ da parte dei tedeschi, che invece guardano al 2030!
Sonnenschiff e’ una costruzione del 2004 che sorge a Friburgo ed e’ stata disegnata dall’architetto Rolf Disch. La traduzione del nome e’ “Nave del sole” perche’ rassomiglia ad una nave e perche’ e’ costruita con il sole in mente – per produrre energia, e per risparmiarla.
Le finestre sono a tripla vetrata, con intercapedini sotto vuoto. Ci sono 1000 metri quadrati di pannelli solari che producono sul tetto, 135 kWp e il tutto e’ studiato per usare la minor quantita’ di energia possibile. kWp sta per kilo-Watt peak, cioe’ i kilo-Watt (energia per secondo erogata) a massima irradiazione solare del pannello.
Accanto a Sonnenschiff c’e’ Solarsiedlung che sta per Villaggio Solare, dove 52 case sono state costruite con simili accorgimenti, secondo il criterio “Passivhaus”: circondate dal verde, con tetti sporgenti per far ombra, coperti da pannelli solari e da giardini, raccolta di acqua piovana per l’irrigazione e per gli scarichi del bagno, e con riscaldamento prodotto da scarti di legna del giardino.
Il tutto fa si che questo sistema di case produca 4 volte piu’ energia di quanta non ne usi.
Ora gia’ lo so cosa diranno i piu’ “intelligenti” : sono cose possibili su scala piccola, ci vogliono soldi, non siamo la Germania etc etc.
Eppure da qualche parte si deve partire – perche’ non creare un progetto pilota, che ne so, di prendere un villaggio dei monti d’Abruzzo e non renderlo totalmente autosufficente?
Tocco Casauria l’ha fatto con le sue 4 pale eoliche.
E invece no, a noi in Italia ci piacciono le trivelle sul bordo dei laghi, nei vigneti, nei parchi, e fra le case della gente.

LA UE SI SVEGLIA TARDI: BERLINO HA SPREMUTO I PAESI DEBOLI

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LA COMMISSIONE EUROPEA: “LA POLITICA DI EXPORT DELLA GERMANIA HA AZZOPPATO I PARTNER DELL’UNIONE”. MA NON HA LA FORZA PER IMPORSI.
Da Il Fatto Quotidiano del 14/11/2013. Marco Palomb attualità
Buona ultima – dopo economisti d’ogni corrente ideologica, il Tesoro Usa e il Fmi – anche la Commissione Ue s’è accorta che gli squilibri regionali dell’eurozona sono un problema e che, in particolare, il surplus commerciale della Germania (oltre il limite del 6 per cento negli ultimi tre anni) ha finito per azzoppare i suoi presunti partner europei. Ha spiegato il governo americano: “La crescita anemica della domanda interna tedesca e la dipendenza dalle esportazioni hanno ostacolato un riequilibrio in un momento in cui altri paesi dall’area euro erano sotto forte pressione per rallentare la domanda e contenere le importazioni per promuovere aggiustamenti”. Tradotto: Berlino comprime i salari dei suoi lavoratori per abbassare il prezzo delle merci mandando così i suoi alleati dell’eurozona (coi quali il cambio è fisso, dunque non può fungere da fattore di riequilibrio) e il resto del mondo in costante deficit commerciale. Il risultato è stata l’esplosione del debito privato con l’estero nei cosiddetti Piigs e a Washington una crescente irritazione nei confronti degli alleati germanici che non vogliono cooperare alla ripresa globale (e, in particolare, alla loro). Curiosamente – va ricordato – solo di recente l’esecutivo europeo ha avuto il potere di lavorare sugli squilibri macroeconomici: prima era come se per Bruxelles non esistessero. Ieri, dunque, la Commissione ha finalmente avviato “un’indagine approfondita che si concluderà in primavera per verificare esistenza e qualità di quattro squilibri” nei numeri tedeschi: debito pubblico, perdita di quote di mercato e, quel che più ci interessa, surplus nei conti esteri e svalutazione reale del cambio.

PRIMA DI SPIEGARE, conviene tenere a mente una cosa: “Siccome c’è questo atteggiamento moralistico sulle questioni economiche, allora va chiarito questo: se sei bravo sei hai un surplus, allora sei bravo anche se hai un deficit, perché non esiste l’uno senza l’altro”, premette Alberto Bagnai, economista dell’università di Pescara che sull’insostenibilità di squilibri persistenti dei saldi esteri (e l’impossibilità di porvi rimedio oggi nell’eurozona) ha basato gran parte della sua critica alla moneta unica. Parlando di surplus estero e svalutazione reale, peraltro, la commissione va proprio nella direzione dei dati citati da Bagnai nel suo libro (Il tramonto del-l’euro): “Sintetizzando molto, forse troppo, significa in buona sostanza che la Germania comprime i salari dei suoi lavoratori, penalizzando la domanda interna, per poter esportare di più. In sostanza pratica una politica di deflazione finendo per imporre agli altri paesi le stesse politiche se non vogliono accumulare deficit insostenibili. Solo che non tutti possono arricchirsi vendendo all’estero: qualcuno dovrà pur comprare”. Più in generale, e qui viene fuori il professore che è in Bagnai, il problema è come “il capitalismo si è strutturato in questi anni: se liberalizzi i movimenti di capitale, e l’euro è una funzione di questa liberalizzazione, comprimi i salari. In classe faccio un esempio, diciamo , teatrale per illustrare il concetto. Personaggi: un imprenditore e un operaio. Prima scena: ‘Ti pago poco’, dice il primo; ‘No, sciopero’, risponde il secondo; ‘Allora delocalizzo’. Fine. Seconda scena: ‘Compra i miei bei prodotti’, dice l’imprenditore; ‘Non ho più una lira’, risponde l’operaio; ‘Allora facciamo un debito’. Ecco, nel-l’Italia degli anni Ottanta e dello Sme (l’antenato dell’euro, ndr) il debito fu pubblico, oggi è privato, ma il meccanismo è simile”.

TORNANDO alla Germania, se la Commissione europea certificherà la violazione su surplus e svalutazione interna (e pare difficile che non lo faccia) dovrà chiedere a Angela Merkel di adottare politiche espansive – più spesa pubblica, crescita degli stipendi, cose così – per riequilibrare la situazione. “E con quale potere politico? – reagisce Bagnai – Con quale se nemmeno quando per primi violarono la regola del 3 per cento sul deficit venne aperta una procedura d’infrazione? L’obiettivo esplicito dovrebbe essere proprio l’azzeramento dei saldi esteri, ma alla fine non riusciranno ad imporre niente alla Germania e gli americani saranno sempre più nervosi”. Se può valere come anticipo del prossimo futuro, Hermann Grohe, segretario generale della Cdu, il partito di Angela Merkel, ha già chiarito che a Berlino non ci pensano proprio: le esportazioni, ha detto, “sono la pietra miliare della nostra prosperità” e “non si può rafforzare l’Europa con una Germania debole”.

LE “INDAGINI approfondite” della commissione, peraltro, non riguardano solo i tedeschi: anche altri quindici paesi sono nel mirino dell’esecutivo europeo. Tra questi c’è anche l’Italia per il debito elevato, la disoccupazione, l’aumento della povertà e la perdita di quote globali sulle esportazioni. Enrico Letta, però, è fiducioso: “Ci sono segnali macroeconomici che non si vedono né si toccano, ma ci dicono che la ripresa nel 2014 è a portata di mano”. Il problema, chiosa un altro ottimista, il ministro Fabrizio Saccomanni, è l’instabilità politica e pure gli emendamenti alla manovra: “A Bruxelles sono preoccupati per il loro numero, ma noi abbiamo garantito sui saldi finali”.

Riotten und Battisten (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 25/09/2013. Marco Travaglio attualità

C’è una sola categoria che, sulle elezioni tedesche, riesce a essere più ridicola dei politici: i giornalisti. Siccome la legge elettorale tedesca è davvero democratica, dunque non prevede mostruosi premi di maggioranza come il Porcellum, alla Merkel non basta aver ottenuto il maggior trionfo dai tempi di Adenauer: mancandole un pugno di seggi, deve coalizzarsi coi Verdi o coi Socialdemocratici. Dunque, secondo i trombettieri italioti dell’inciucio – gli stessi che per vent’anni l’hanno menata con la “religione del maggioritario” (o di qua o di là) – questa sarebbe la prova che le larghe intese sono cosa buona e giusta in tutta Europa, e dunque in Italia. Ma i fautori di questa presunta “lezione tedesca” fingono di ignorare chi sono i protagonisti delle grandi coalizioni in Germania e altrove: partiti normali, guidati da politici normali, che prendono un sacco di voti e poi mettono insieme i punti comuni dei loro programmi in ampie discussioni, alla luce del sole, sotto gli occhi degli elettori. L’ultima volta che la Merkel governò con l’Spd, nel 2005, i due partiti – che mai avevano giurato agli elettori di non governare insieme – si riunirono in conclave per più di due mesi e ne uscirono solo con un programma comune e dettagliato, con tanto di firme e carte bollate. Poi, per una legislatura, lo realizzarono. Infine si presentarono al giudizio degli elettori. In Italia le larghe intese le han fatte due partiti che hanno sgovernato l’Italia per 20 anni e infatti hanno perso le elezioni (-10 milioni di voti) per emarginare il M5S che le aveva vinte (8,5 milioni da zero). Due partiti che in campagna elettorale si erano giurati eterna ostilità. Poi, dopo due mesi di melina, hanno rieletto un capo dello Stato di 88 anni che ha accolto in un nanosecondo la proposta di restare per altri 7, dopo aver giurato fino al giorno prima che non l’avrebbe mai fatto. Costui ha riunito in mezza giornata le delegazioni dei partiti, comunicando loro chi doveva entrare nel governo e chi no, dopo aver già fatto scrivere un programma fumoso da dieci presunti “saggi” amici suoi. L’indomani ha comunicato il nome del premier: il vicesegretario Pd, casualmente nipote del braccio destro del boss Pdl. E gli ha guidato pure la mano per la lista dei ministri: gente che non ha un’idea in comune con gli altri, se non l’amore per la cadrega e il terrore di nuove elezioni. Infatti, da allora, il governo non ha fatto una mazza, se non rinviare la prima rata dell’Imu, cambiandole nome per fingere di abolirla. E, per il resto, litigare. Anche perché il Pd è un partito nato morto che passa il tempo a discutere di cose incomprensibili anche a un bravo psichiatra. E il Pdl è proprietà di un pregiudicato che ha altro a cui pensare: i disastri delle sue aziende e come non finire in galera e conservare l’impunità (detta “agibilità” o “pacificazione”). Ma di tutto questo i giornaloni non parlano. Pigi Battista si illumina dinanzi alla Germania, che fa le grandi coalizioni senza chiamarle “inciuci”: forse perché inciuci non sono, mentre da noi sì. In Germania, se un politico finisce sotto inchiesta o in uno scandalo, anche per una fesseria, si dimette: da Kohl (fondi neri Cdu) a Guttenberg (tesi copiata) al presidente Wulff (prestito agevolato alla moglie). Anche perché a nessuno viene in mente di chiamare gli scandali e i processi “guerra civile”, né d’invocare ridicole “pacificazioni” fra guardie e ladri. In Italia ancora ieri il direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano sosteneva che la “malattia italiana” sono “vent’anni di conflitti fra poteri” (cioè fra un imputato e i suoi giudici). E Gianni Riotta, su La Stampa, sosteneva che i mali dell’Italia non sono i partiti che l’han rapinata per vent’anni, ma una fantomatica “sinistra populista” e un’immaginaria tentazione di “maggioranze rosse” e additava i nemici dell’euro sul “blog 5Stelle di Grillo”, come se la guerra all’Europa non l’avessero fatta per anni B. e la Lega. Il vero spread fra Germania e Italia è tutto qui: noi abbiamo i Napoletano, i Battista, i Riotta e i tedeschi no.

Il denaro Ue destinato alla Grecia utilizzato per pagare forniture militari tedesche e francesi e per salvare le banche

corelarticoltre Redazione– 8 luglio 2013- Il sito Attac Austria ha pubblicato i risultati delle ricerche sulla destinazione degli aiuti economici ricevuti dalla Grecia dall’inizio della crisi.Dal marzo del 2010 la Grecia ha ricevuto un totale di 206,9 miliardi di euro suddivisi in 23 tranche da Unione europea e Fondo monetario internazionale, nessuna docum,entazione ufficiale è stata prodotta in merito all’utilizzo di queste ingenti risorse. Attac Austria ha quindi deciso di approfondire la questione arrivando a scoprire che il 77% del totale dei fondi di salvataggio sono finiti direttamente o indirettamente nelle tasche della finanza.
Le ricerche di Attac Austria hanno rintracciato le destinazioni dei pagamenti. Il documento specifica in dettaglio la destinazione delle risorse: 58,2 miliardi (28,13%) sono stati utilizzati per la ricapitalizzazione del settore bancario e 101,331 miliardi (48,89%) sono andati ai creditori dello stato greco, di cui 55,44 miliardi sono stati utilizzati per coprire la scadenza di titoli di stato, invece di lasciare ai creditori il peso del rischio per il quale erano già stati indennizzati dal pagamento degli interessi, aggiunge il report di Attac. Altri 36,6 miliardi sono serviti come incentivo per fare accettare ai creditori l’haircut del marzo 2012, mentre 11,3 miliardi sono stati utilizzati per ricomprare pezzi di debito senza valore.

Lisa Mittendrein, responsabile nazionale di Attac Austria afferma: “L’obiettivo delle elite politiche non è quello di salvare la popolazione greca ma il settore finanziario del paese. Centinaia di milioni di euro di risorse finanziarie pubbliche sono stati utilizzati per salvare le banche ed altri istituti finanziari dalla crisi finanziaria che loro stessi hanno causato”.

Ad aver beneficiato dei fondi sono state banche come Eurobank Ergasias, posseduta dalla famiglia Latsis una delle più ricche del paese e speculatori come l’hedge fund Third Point, che hanno intascato 500 milioni di euro dal riacquisto del debito nel dicembre 2012. Come commenta Lisa Mittendrein, “la solidarietà con la Grecia espressa dal Presidente della commissione europea Barroso non si capisce verso chi sia stata”.

Dei 43,6 miliardi (22,46%) destinati alle finanze pubbliche più di 34,6 miliardi sono stati pagati ai creditori sotto forma di interessi, senza considerare che 10,2 miliardi sono andati alle spese militari, sembra sotto pressione dei governi di Berlino e Parigi che avrebbero voluto proteggere gli interessi delle industrie militari nazionali.

il PROGRAMMA DEL PARTITO CHE SCONVOLGERA’ LE ELEZIONI TEDESCHE

corelFonte megachip.info 8/05/3013
CABRAS attualità
Europa. La grande crisi europea sta generando in molti importanti paesi, ciascuno secondo la sua fisionomia, l’esplodere di nuove forze politiche in grado di sfondare il muro del 25% dell’elettorato: Syriza in Grecia, UKIP nel Regno Unito, il M5S in Italia e appunto – stando ai sondaggi – Alternative fra i tedeschi.
Sono movimenti estremamente diversi e dai programmi non sovrapponibili, ma hanno due cose in comune: 1) crescono esplosivamente mentre crolla l’attuale dominante “narrazione europea”, quella raccontata fin qui dai frequentatori del club Bilderberg; 2) incassano milioni di voti intanto che i partiti di sinistra tradizionali non sanno captare nessuna onda di cambiamento e diventano puntelli conservatori – se non reazionari – di un potere in fase di arrocco.

Colpisce che il primo punto del programma di Alternative für Deustchlandsia «il rispetto del diritto e della parola data». Sembrerebbe quasi un concetto pre-politico, ma dobbiamo fare un paragone: quello con il tradimento degli elettori e il vilipendio del popolo italiano che abbiamo visto dopo le ultime elezioni nostrane.

Dire “rispetto della parola data” ha un suono rivoluzionario.

Poi viene il resto del programma, che risente dell’influenza diretta di una parte del padronato germanico, con idee dell’economia molto convenzionali, sebbene più pragmatiche rispetto alle pazzie ideologiche dei Draghi, dei Monti, della Merkel e della troika (che forse mai oserebbero chiedere «che agli Stati eccessivamente indebitati e senza speranza sia accordato un taglio del debito»).

Il nuovo partito rimette in discussione le avanzate politiche energetiche tedesche sulle energie rinnovabili. Forse c’è un calcolo legato al boom estrattivo degli idrocarburi in USA, che sta restituendo competitività all’industria nordamericana con prezzi ambientali certamente enormi.

Le istituzioni europee verrebbero drasticamente limitate e depotenziate, ma non viene illustrato un quadro geopolitico coerente.

La nostra idea di Alternativa ha dunque basi politiche molto differenti. Ma pure ci sembra utile far conoscere cosa bolle nel caldissimo pentolone dell’Europa inquieta e in crisi.

La traduzione è a cura di Gaetano Colonna. Buona lettura.

Alternative für Deustchland sostiene:

•il rispetto del diritto e della parola data,
•il controllo, la trasparenza e la vicinanza ai cittadini della democrazia,
•l’autodeterminazione, l’autoresponsabilità e la solidità finanziaria per tutti gli Stati.
Questi valori sono stati trascurati nell’attuale crisi europea. Vogliamo dar loro nuovamente valore su questo piano e in altri importanti ambiti politici.

Politica Monetaria
•Esigiamo un ordinato scioglimento del sistema monetario dell’euro. La Germania non ha bisogno dell’euro. L’euro ha danneggiato altri Paesi.
•Esigiamo la reintroduzione delle valute nazionali o la creazione di più limitati e più stabili accordi monetari. La reintroduzione del DM non deve essere un tabù.
•Esigiamo un cambiamento dei trattati europei per rendere possibile l’uscita di ogni Stato dall’euro. Ogni popolo deve poter decidere democraticamente sulla propria valuta.
•Esigiamo che la Germania pretenda questo diritto al ritiro, bloccando con il suo veto ulteriori crediti dell’ESM.
•Esigiamo che i costi della cosiddetta politica di salvataggio non vengano sostenuti dal contribuente. Le banche, gli Hedge-funds e i grandi investitori privati sono i beneficiari di questa politica. Devono per questo risponderne per primi.
•Chiediamo che agli Stati eccessivamente indebitati e senza speranza sia accordato un taglio del debito.
•Nella crisi del debito le banche devono sostenere le loro perdite, ovvero venir stabilizzate gravando sui loro maggiori creditori.
•Esigiamo un divieto immediato dell’acquisto di carta straccia dalla Banca Centrale Europea. L’inflazione non può azzerare il risparmio dei cittadini.
Politica europea

•Noi sosteniamo un’Europa di Stati sovrani con un mercato comune. Vogliamo vivere insieme in amicizia e buon vicinato.
•Noi chiediamo un illimitato potere del parlamento in materia di bilancio. Respingiamo decisamente una Unione di trasferimento [il progetto di integrazione dei flussi finanziari a livello europeo] e nemmeno uno Stato europeo centralizzato.
•Faremo in modo che le competenze legislative ritornino ai Parlamenti nazionali.
•Ci adopereremo fortemente per una riforma della UE per eliminare la burocrazia di Bruxelles e per sostenere la trasparenza e l’attenzione alle esigenze dei cittadini.
•Il Parlamento europeo non ha funzionato nel controllare Bruxelles. Noi appoggiamo energicamente le posizioni di David Cameron, che snellisca la UE con più concorrenza e autoresponsabilità.
Stato di Diritto e Democrazia

•Chiediamo che lo Stato di diritto valga senza limitazioni. Gli organi dello Stato non devono non tenere conto nemmeno in casi particolari delle leggi e dei trattati. Essi devono essere rispettati nella lettera e nello spirito.
•L’operato di ogni governo tedesco trova i suoi limiti nel diritto internazionale, nella costituzione e nei trattati europei. Essi sono di importanza fondamentale per la nostra società e devono essere rispettati rigorosamente.
•Chiediamo una rafforzamento della democrazia e della cittadinanza democratica. Vogliamo introdurre, secondo il modello svizzero, i referendum di iniziativa popolare. Ciò vale specialmente nel caso di cessione di importanti diritti all’EU.
•I partiti devono collaborare col sistema politico ma non dominarlo.
•Chiediamo più democrazia diretta anche nei partiti. Il popolo deve stabilire la volontà dei partiti, non il contrario.
•Chiediamo che i parlamentari si dedichino interamente al lavoro parlamentare. Il loro mandato non può tollerare attività part-time retribuite.
Finanza pubblica e tassazione
•Chiediamo che si pongano freni all’indebitamento ed alla creazione di montagne di debiti. Anche la Germania ha permesso troppi debiti.
•Chiediamo che siano tenuti presenti nella programmazione finanziaria i rischi di responsabilità finale derivanti dalla politica di salvataggio dell’euro. Fino ad oggi è stata consapevolmente gettata sabbia negli occhi ai cittadini.
•Chiediamo una drastica semplificazione delle normative fiscali sulla base di un modello realmente progressivo di tassazione alla Kirchhof [esponente neo-con tedesco, fautore di una radicale riforma fiscale, NdT]. I cittadini devono poter comprendere perché sono tassati in alte percentuali.
Pensioni di anzianità e Famiglia

•La crisi europea mette in pericolo tutte le forme di previdenza pensionistica, a causa dell’eccessivo indebitamento e della riduzione degli interessi.
•Chiediamo che i bambini siano considerati nel calcolo delle pensioni.
•La Germania ha troppi pochi bambini. Le assicurazioni pensionistiche e di malattia hanno i piedi d’argilla. La Germania deve diventare un paese che favorisce i bambini e le famiglie.
•Noi vogliamo la difesa della famiglia come cellula base della società. Una solidale politica per la famiglia è un investimento nel nostro comune futuro ed una parte essenziale del contratto fra generazioni.
Educazione

•Chiediamo standard educativi unitari a livello statale sulla base del miglior sistema scolastico tedesco.
•Vogliamo che l’educazione sia il compito centrale della famiglia. Asili e scuole devono completare questo lavoro in modo significativo. Niente è così importante per il nostro futuro della educazione dei nostri bambini.
•In primo luogo sono responsabili dell’educazione dei figli i genitori. Lo Stato deve aiutarli a svolgere questo compito. Devono essere disponibili corsi di educazione infantile, indipendentemente dal contesto familiare.
•Sosteniamo un sistema universitario qualitativamente di valore elevato, che offra agli studenti adeguate possibilità di assistenza e di sviluppo. Deve anche essere possibile un ritorno agli sperimentati corsi di diploma e degli esami di Stato.
Politica energetica

•Sosteniamo un concetto applicabile di energia a buon prezzo. È impensabile che la popolazione debba essere penalizzata dai prezzi in grande crescita dell’energia per una politica energetica del governo centrale priva di raziocinio e di strategia.
•Chiediamo una riforma delle normativa sulle energie rinnovabili. È asociale finanziare sovvenzioni per energia solare ed eolica con le tariffe elettriche.
•Chiediamo che le sovvenzioni per le energie rinnovabili siano finanziate dal gettito finanziario ordinario. Deve essere reso noto quale tipo di energia verrà maggiormente sovvenzionata.
Politica di integrazione

•Chiediamo un riordino del diritto di immigrazione. La Germania ha bisogno di un’immigrazione qualificata che voglia integrarsi.
•Chiediamo una legge sull’immigrazione secondo il modello canadese. Un’immigrazione disordinata nel nostro sistema sociale deve essere assolutamente impedita.
•Veri perseguitati politici devono poter trovare asilo in Germania. Un trattamento umanitario esige che possano trovare lavoro qui.
•Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/10214-il-programma-del-partito-che-sconvolgera-le-elezioni-tedesche.html

Euro, Germania conferma: in arrivo una patrimoniale

Da wall Strett Italia redazione
15 aprile 2013 attualità
Nei prossimi 10 anni confisca beni privati per finanziare i piani di salvataggio dei paesi piu’ indebitati”. E’ la ricetta dei saggi tedeschi. Ma cosi’ nessun money manager extra europeo mettera’ piu’ un soldo nelle casseforti delle banche dell’Unione Monetaria
BERLINO (WSI) – Anche in Germania hanno i loro saggi. Il consiglio di esperti economici tedeschi (soprannominati “i cinque saggi”) ha appena confermato quello che i media speculavano da settimane, ovvero dopo l’imposizione di un prelievo forzoso (in alcuni casi estremi di anche il 60% dei risparmi) imposto a Cipro: e.l’arrivo di una patrimonial

Come riferisce Il Telegraph, i due professori Lars Feld e Peter Bofinger hanno consigliato a Berlino che d’ora in avanti siano gli stati in difficolta’ a pagare di tasca loro per scongiurare un fallimento delle finanze pubbliche, dal momento che “nelle case e beni privati nel Mediterraneo c’e’ abbastanza benessere da coprire tutti i costi dei piani di salvataggio“.

Colpire i risparmiatori senza criteri e’ un errore, dal momento che “i ricchi non fanno altro che trasferire i loro soldi nelle banche del Nord Europa evitando di pagare”. Nei prossimi 10 anni invece i piu’ benestanti “dovrebbero pagare le tasse su una parte dei loro asset”.

Il fatto che gli italiani siano in media ricchi quanto i tedeschi “dimostra che la Germania ha il diritto di mantenere la linea dura nei piani di aiuti in Eurozona”.

Le implicazioni che avrebbe una tassa patrimoniale – che implicitamente andrebbe a colpire i piu’ ricchi dell’area meridionale dell’Eurozona – agita lo spettro di una spaccatura del blocco a 17.L’imposizione di una patrimoniale potrebbe erodere la fiducia nell’area euro da parte dei ricconi del Sud d’Europa. Le politiche aggressive della Bce di acquisto dei bond dei paesi deboli della periferia ha risparmiato lo strato di classe piu’ benestante finora, mentre l’austerity e’ andata ad abbattersi sulle persone comuni e meno abbienti, creando disoccupazione e disagi sociali.

Il dibattito politico sull’appartenenza all’area euro potrebbe cambiare in modo drastico se i benestanti di Cipro, Italia, Spagna e Portogallo dovessero incominciare a vedere l’Unione Monetaria come una minaccia ai loro risparmi, invece che una corazzata in difesa di essi.

Una patrimoniale finira’ per includere quasi certamente bond e azioni. Cio’ significa che i dividendi e i coupon a reddito fisso saranno tassati. Ma cosi’ facendo, nessun money manager extra europeo mettera’ piu’ un soldo nelle casseforti delle banche dell’Eurozona, in particolare dei paesi piu’ indebitati che sono piu’ a rischio “prelievo forzoso“.

In uno scenario di questo tipo, se in futuro una nazione finira’ in grave difficolta’ finanziaria, a pagare per la salvezza delle casse statali saranno anche i risparmiatori, che proprio come avvenuto a Cipro vedranno espropriati i loro depositi.

L’Europa dei tecnocrati. Helmut Kohl ha ammesso: il popolo tedesco era contro l’euro

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alrainformazione FONTE: TELEGRAPH.CO.UK 10/04/2013 attualità
Helmut Kohl, ex cancelliere tedesco, ha ammesso di aver agito come un “dittatore” per portare alla moneta unica il paese, altrimenti se fosse stato indetto un referendum “avrebbe perso”.
In un’intervista per la tesi di dottorato di un giornalista, il cancelliere tedesco più longevo del dopoguerra ha detto che avrebbe perso con una maggioranza schiacciante, ogni votazione popolare sull’euro.
“Sapevo che non avrei mai potuto vincere un referendum in Germania,” ha detto. “Avremmo perso il referendum sull’introduzione dell’euro. Questo è abbastanza chiaro. Avrei perso sette a tre.”
L’intervista è stata condotta dal giornalista tedesco Jens Peter Paul nel 2002, l’anno in cui il marco tedesco è stato sostituito dall’euro in banconote e monete, ma è stata pubblicata soltanto ora.
In questa (intervista), il signor Kohl descrive che adottando l’euro come emblema del progetto europeo, si sarebbe scongiurata la guerra sul continente. Nato nel 1930, la politica del signor Kohl è stata modellata dalla storia del suo paese negli anni ’30 e negl’anni ’40, i suoi ultimi anni al potere si sono concentrati sulla promozione dell’Unità Europea.
Nel corso dell’intervista, ha detto: “Se un Cancelliere cerca di spingere su qualcosa, questo deve essere un uomo di potere e se è furbo, sa quando il tempo è maturo. Nel caso dell’euro, sono stato come un dittatore… L’euro è sinonimo di Europa. L’Europa, per la prima volta, non avrà più la guerra.”
Il Signor Kohl ha ammesso di aver superato la riluttanza del pubblico tedesco ad abbandonare il marco tedesco, dicendo che la politica democratica doveva essere basata su convinzioni, piuttosto che sul flusso e riflusso delle elezioni.
“La vita politica è così, le elezioni vanno avanti ed indietro. La democrazia rappresentativa può avere successo solo se uno si siede e dice:- “E’ così”. prenderò me stesso’- come ho fatto – unendo la mia esistenza ad un progetto politico.’ Poi automaticamente si disporrà nel vostro partito un sacco di gente che dirà: ‘Se fallisce, fallirò anch’io.”
Kohl, che ha vinto quattro elezioni generali di fila, aveva intenzione di consegnare nel mezzo del suo ultimo mandato l’incarico al suo successore, ma cambiò idea a causa delle incertezze dell’euro da lui introdotto.
Nell’intervista, ha dichiarato che secondo lui Wolfgang Schaeuble, che ora è ministro delle finanze in Germania ma fu suo successore consacrato al momento, non avesse l’autorità politica per gestire il cambiamento.
“Schaeuble è un uomo di grande talento, non c’è dubbio al riguardo, ma questo non era un problema per un nuovo arrivato. Doveva essere per qualcuno con un’autorità totale.”
L’ex leader tedesco, che ha guidato il paese per 16 anni, è ora costretto su una sedia a rotelle dopo aver subito per una combinazione ad una caduta, un ictus.
Nell’intervista, Kohl ha detto che gran parte della resistenza in Germania era l’idea di un’unione monetaria senza un’unione economica e fiscale. La mancanza di unione fiscale alla base della moneta unica è il cuore della crisi del debito in Europa.
Nelle ultime settimane, si è formato in Germania un nuovo partito euroscettico per sfidare l’ortodossia politica secondo cui la più grande economia europea dovrebbe rimanere nell’euro zona. L’alternativa per la Germania è quella di contare sul sostegno di un quarto degli elettori tedeschi, i quali nei sondaggi affermano di voler votare per un partito anti-euro. Il fondatore del partito Bernd Lucke, un economista, sostiene la progressiva dissoluzione dell’euro – esortando i paesi del sud dell’Europa a lasciare immediatamente la moneta.

Fonte: http://www.telegraph.co.uk
Link: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/germany/9981932/Helmut-Kohl-I-acted-like-a-dictator-to-bring-in-the-euro.html
Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RUFFY

Goldman Sachs: successo Grillo, il vero problema dell’Europa (le dichiarazioni di Jim O’Neill, numero uno di Goldman Asset

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da Wall Street Italia il 29 marzo 2013 attualità
Fattore Grillo”: per Jim O’Neill, la Germania e l’Unione europea dovrebbero riflettere. Presto gli italiani “cominceranno a chiedersi quali siano i benefici della permanenza dell’euroROMA (WSI)- Non fa tanti giri di parole, Jim O’Neill, numero uno di Goldman Asset Management a spiegare qual è, a suo avviso, il vero problema dell’Europa: si tratta del “successo di Beppe Grillo”, leader del Movimento 5 Stelle.

“La storia piu’ interessante è il fattore Grillo in Italia. Non capisco come i tipi duri del Nord non stiano pensando a questo problema”.

L’Italia- continua – è la terza economia dell’Eurozona, e se non comincia ad avere un po’ di crescita presto, cominceranno a chiedersi quali siano i benefici della permanenza dell’euro”.

“Cosa sta facendo l’Ue per affrontare questo problema? – si chiede O’Neill – sembra che le sue decisioni vengano prese da chi ha la voce grossa, specie in Germania

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