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Frequenze tv (Passera)La farsa e poi la cancellazione del Beauty contest


Redazione del Fatto quotidiano 11/07/2012 attualita
Il governo Berlusconi aveva proposto il “Beauty contest” – concorso di bellezza – per l’assegnazione di alcune frequenze
televisive e di sei multiplex (sistema di diffusione del segnale televisivo digitale che permette di trasmettere più canali su una stessa frequenza). Questo sistema avrebbe regalato le frequenze televisive all’operatore che più avesse
soddisfatto certi parametri richiesti dal Ministero dello sviluppo. Il concorso si sarebbe dovuto tenere a settembre 2011 e avrebbe favorito Rai e Mediaset, ma, a causa della crisi, è stato rimandato. Ad aprile il governo Monti ha annunciato l’azzeramento del “beauty contest” e l’assegnazione delle frequenze mediante un’asta pubblica onerosa che si dovrebbe tenere fra
agosto e settembre. Questo sistema dovrebbe portare alle casse dello stato, secondo una stima del governo, 1,2 miliardi di euro. Mediaset il 13 marzo ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento ministeriale di sospensione del “beauty contest” del 20 gennaio e il presidente Confalonieri ha dichiarato che il gruppo potrebbe rinunciare anche a partecipare all’asta.

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TELEVISIONE, “RAI E MEDIASET NON TOLLERANO CONCORRENZA ”Di Stefano (Europa7): “Continuano a danneggiare i piccoli”


Redazione
Come dice spesso Marco Travaglio le tv servono e incidono.
E infatti continua la Rai e Mediaset continuano a cercare di monopolizzare il mercato televisivo, nonostante che l’Europa avesse aperto una procedura d’infrazione contro L’italia e la legge Gasparri e di conseguenza il governo aveva aperto il Il beauty Contest che avrebbe dovuto dare la possibilità ad altre emittenti Italiane e straniere di poter entrare nel mercato televisivo pea avere una condizione di pluralismo.
Ma a quanto pare quell’asta per le frequenze televisive serve solo a non far entrare altri gestori nessuno è in grado di presentarsi, e quelli con i requisiti in regola per comprarle come la 7 e sky e le altre emittennti più piccole non paiono intenzionati a parteciparvi perciò per ora rimane tutto così com’è e i soldi dell’asta probabilmente non arriveranno per dare un aiuto ai bilanci pubblici.
Fatto Quotidiano 24/04/2012 Tag Attualità di Carlo Tecce

Centinaia di ricorsi, decine di lettere, anni di nulla. E poi il canale Europa 7 che s’accende lenta-
mente perché l’abusiva Rete 4 non s’era mai spenta. L’abruzzese Francesco Di Stefano non è soltanto un imprenditore, ma una sentinella di truffe e trame che s’i n fi l t ra n o nel mercato televisivo: “Non occorre fare sofisticate previsioni oppure ragionamenti burocratici, l’a z z e ra m e n t o del beauty contest non aiuta il pluralismo italiano. L’asta sarà un fiasco: non cambia niente, i piccoli non crescono, i nuovi non entrano, i monopolisti godono. Vi siete chiesti perché Mediaset ha protestato così timidamente?”. Domanda complicata, Di Stefano prova a rispondere: “Pe rò facciamo un salto indietro nel tempo. Il famoso beauty contest, che doveva assegnare gratuitamente le frequenze, viene pensato perché l’Europa aveva aperto una procedura d’infrazione (rischio multe milionarie, ndr) che diceva che la Gasparri aveva fatto un disastro ammazzando la concorrenza. Non finisce qui”.
IL RACCONTO è ingarbugliato non per colpa di Di Stefano: a volte, la lentezza è una qualità tipicamente politica. “E anche a Bruxelles – a ggiunge l’imprenditore – C’era stata pure una sentenza storica che riguardava Europa 7: la Corte di Giustizia europea spiegava che le storture causate con la legge Gasparri andavano sistemate e il mercato finalmente aperto”. E invece il governo di Silvio Berlusconi, eventi ancora recenti, istituisce un concorso di bellezza, il beauty contest , l’errore sta in quell’atto sciagurato. Mediaset e Rai, i monopolisti, non dovevano partecipare: non potevano. Il beauty contest serviva per le società, italiane o straniere, che potevano rinfrescare un quadro immobile con il Biscione e viale Mazzini a spartirsi ascolti e pubblicità”. Senza scivolare nel conflitto d’interessi, s’immagini al governo: come rimediare? “Il premier Mario Monti e il ministro Corrado
“A Confalonieri non interessano nuove frequenze, ma che non ci siano rivali e il risultato è raggiunto”
Passera conoscono benissimo la materia. Sanno perfettamente che una parte di quelle frequenze in gara, fra poco, cioè nel 2015, sono riservate agli operatori telefonici. La soluzione è semplice: Rai e Mediaset non possono iscriversi, le frequenze disponibili vanno a quelli danneggiati come me oppure a quelli che vogliono investire”. Lei non è a palazzo Chigi, dunque non si toccano le pedine. Il governo prevede un’asta pubblica fra quattro mesi, che succede? “Non credo che Telecom Italia Media (La7) o Rai saranno dei giochi. L’unico dubbio forse è Sky, che sarebbe anche l’unico timore di Mediaset. Quando Fedele Confalonieri avrà la certezza che il campo sarà libero, terrà la sua azienda fuori: al Biscione possono interessare nuove frequenze per impedire che vadano la concorrenza, altrimenti può farne a meno”. Mediaset protesta, però: ci tengono fuori,dicono, c’è il divieto di cinque multiplex e noi siamo esattamente a cinque. Vero o falso? “Questo è l’ennesimo regalo. Confalonieri si finge vittima perché intuisce e spera che le frequenze per la tv sul telefonino – che già possiedono – saranno convertite al digitale terrestre. Identico omaggio per la Rai. Il rischio c’era anche con il beauty contest, perché ora fanno questa scenata?”. Il racconto si trasforma in romanzo. Non s’intravede la fine. Come sarà? “Non ci sarà la gara per le televisioni, semmai fra chissà quanti anni verranno coinvolti i telefonici. Fra avere più frequenze e misurarsi con la concorrenza, Mediaset preferisce la prima scelta. Anche la Com-missione europea ha colpe gravissime. La procedura d’infrazione è stata attivata sei anni fa, sono maestri nel perdere tempo e nel cincischiare. Non dimenticherò facilmente l’ex ministro Paolo Gentiloni che difesa le legge Gasparri a Bruxelles. La Commissione per la concorrenza non ha più alibi”. Europa 7 farà l’asta? “Non ci penso nemmeno, faremo i nostri ricorsi. Noi avevamo vinto il beauty contest, ci avevano messo in un lotto vuoto perché in Italia neppure tentano di fare televisioni. Mi dispiace perché l’ultimo treno è passato, e il mercato televisivo italiano sarà sempre lontano dai principi di un paese europeo: la concorrenza ce la sogniamo”.

Frequenze tv, dagli emendamenti trapela il dietrofrontIL PDL BOCCIA I TENTATIVI DI RISCRIVERE LE REGOLE DEL BEAUTY CONTEST CAMBIANDO IL DECRETO LIBERALIZZAZIONI


Il Fatto Quotidiano 17/02/2012 Autore Sara Nicoli
Redazione
Continua la questione molto combattuta dell’assegnazione delle frequenze televisive, e continuano a slittare le decisioni appare abbastanza chiaro che ci siano in atto delle trattative da parte del governo con i partiti come al solito il pdl i prima linea vista la proprieta e il controllo del mercato televisio di Berlusconi.
Come dice spesso Marco Travaglio avere le televioni serve, infatti alla richiesta di un emendamento fatta dall’Idv e Pd (modifica di legge)per mettere all’asta subito le frequenze televisive che non sono ancora state assegnate e che potrebbero portare secondo le stime nelle casse dello stato qualche miliardo di euro ma ha trovato l’opposizione del presidente della commissione Industria, Cesare Cursi del Pdl, la questione cmq rimane ancora aperta in atto c’è una trattativa tra governo e Silvio Berlusconi sul futuro assetto del sistema televisivo italiano sarebbe effettivamente in corso, in parallelo a quella sulla riforma della Raisi attende Il beauty contest sulle frequenze? Ufficialmente il ministro
dello Sviluppo Corrado Passera lo ha sospeso, ma non tutto sembra davvero deciso. Il Partito democratico e l’Italia dei Valori avevano presentato in commissione Industria del Senato, dove si sta discutendo la conversione in legge del decreto liberalizzazioni, una serie di emendamenti perché fosse soppressa l’a s s egnazione gratuita delle frequenze tv. E anche perché fosse reintrodotto il contributo annuo alle tv locali (270 milioni di euro) a partire dal 2014, recentemente soppresso. Modifiche che avrebbero parecchio irritato chi ha più da guadagnare dal beauty contest nella sua forma attuale, cioè Mediaset.
Il presidente della commissione Industria, Cesare Cursi del Pdl, ha dichiarato inammissibili tutti gli emendamenti sul tema “asta”. Perché? Per manifesta “e s t ra n e ità” della questione frequenze al ddl liberalizzazioni. Nell’ar ticolato non c’è infatti una parte riferita esplicitamente al beauty contest, e dunque gli emendamenti non erano “a gganciabili” al testo. Capito l’accaduto, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro è andato su tutte le furie: “Con la bocciatura dell’emendamento, che imponeva di mettere subito all’asta le frequenze televisive abbiamo avuto la conferma che questo governo continua a essere prigioniero di Berlusconi e dei suoi sodali; mentre si chiedono sacrifici alla povera gente, si fanno lauti regali a Mediaset e alla Rai”. La questione è un po’ più com-
plessa, ma una trattativa tra governo e Silvio Berlusconi sul futuro assetto del sistema televisivo italiano sarebbe effettivamente in corso, in parallelo a quella sulla riforma della Rai. Il senatore Vincenzo Vita, del Pd, che giovedì si è visto bocciare da Cursi un omologo emendamento proprio su beauty contest, dice: “Noi vogliamo sperare che il mancato inserimento dell’asta delle frequenze nel dl liberalizzazioni sia solo la vigilia del provvedimento atteso del governo”. Ecco il nodo. Il ministero dello Sviluppo Economico starebbe preparando un articolato (non si sa ancora se un disegno di legge oppure un decreto) attraverso il quale intende rimescolare gli equilibri di forza in campo telev i s i vo . Ecco, allora, che nell’intero pac-
chetto entrerà prepotentemente anche la Rai e la riforma della sua governance, argomento su cui in questi giorni in una parte del Pdl si è visto accusare un crescente nervosismo. In caso di mancato accordo Berlusconi potrebbe perfino decidere di andare alle elezioni per salvare se stesso e le
sue aziende. C’è tempo, comunque, fino al 30 maggio (data di scadenza della sospensiva del beauty contest) per risolvere la materia, di fatto sottraendola al confronto parlamentare. Ma “si tratta di un argomento – spiegano alcuni parlamentari di centrodestra – che deve essere trattato direttamente ai più alti livelli”. Cioè Monti, Berlusconi, Passera e, probabilmente, Napolitano. Nell’Idv, però, si mastica veleno. Tanto che Felice Belisario, presidente dei senatori dipietristi, denuncia: “Gli oligopoli nel settore televisivo impediscono l’apertura del mercato e il decreto liberalizzazioni non sta facendo altro che blindare e rafforzare le posizioni consolidate. Quest’ennesima decisione illiberale peserà come un macigno sul governo e la sua maggioranza politica”.

Frequenze tv Se Passera non decide si rischia l’assegnazione(che sarà in base alla graduatorie e gratuita)


da redazione fatto quotidiano 8/01/2012
Ma il beauty contest per le frequenze tv va avanti o no? Nonostante il governo si sia
impegnato in Parlamento a bloccarlo per indire un’asta onerosa, nessuno lo sa ancora: alla commissione che sta analizzando le varie domande – ha scritto ieri Mf-Milano Finanza – nessuno ha ancora detto niente e alla
graduatoria finale manca solo il parere dell’advisor tecnico, la Fondazione Ugo Bordoni. Se Corrado Passera non si dà una mossa, in buona sostanza, le frequenze verranno assegnate e, a quel punto, se si vorrà tornare indietro i ricorsi in giudizio si sprecheranno. Secondo altre voci, però, lo Sviluppo economico avrebbe già individuato una via
d’uscita: una modifica al Codice delle comunicazioni elettroniche che vieti il t ra d i n g di frequenze assegnate gratuitamente (per il bando del beauty contest, invece, dopo 5 anni si può vendere): andasse così, l’asta potrebbe aprirsi anche alle compagnie telefoniche interessate alla banda larga per i tablet. Resta da capire cosa ne penserà l’Unione europea.

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