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L’impero della finanza alla prova delle Europee

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Fatto Quotidiano del 27/04/2014 di Loretta Napoleoni |attualità

Notizie ed analisi contrastanti continuano a caratterizzare l’economia mondiale e quella italiana in particolare ed a riempire le prime pagine dei giornali. Per l’agenzia Fitch la recessione in Italia si è conclusa e quindi venerdì ha rivisto al rialzo le prospettive (outlook) della Penisola portandole da una valutazione “negativa” “stabile“. La capitalizzazione delle banche italiane è migliorata, sempre secondo Fitch, peccato che nel rapporto non si spieghi come ciò sia avvenuto, dando alla Banca d’Italia il potere di trasformare parte del patrimonio nazionale (di cui il popolo è proprietario) in capitale bancario, una mossa che ha prodotto una ricapitalizzazione ed il corrispondente aumento del valore dei pacchetti azionari di chi ne è proprietario, tra cui le grosse banche commerciali italiane.

Negli Stati Uniti intanto ha grande successo il libro di Thomas Pikkety, che non solo dimostra la fallacità delle teorie neo-liberiste in termini di benessere economico ma suggerisce un sistema di tassazione mondiale per alleviare a disgustoso sistema di sperequazione dei redditi prodotto dal sistema economico mondiale gestito in primis dall’alta finanza di cui le agenzie di rating come Fitch fanno parte.

C’è poi chi parla addirittura di nuovo apartheid in relazione ai privilegi connessi con il censo. Come nel lontano Medioevo chi nasce ricco ha vantaggi che chi nasce povero o semplicemente all’interno di una famiglia della classe media non avrà mai.

Alcuni dati sembrano contraddire l’entusiasmo per la ripresa europea: circa 26 milioni persone sono ancora disoccupate ed in molte nazioni, come la Grecia, salari e pensioni sono stati ridotti all’osso, infine il debito pubblico continua a salire. Nel 2013 quello italiano è aumentato raggiungendo quota 132,2 per cento del Pil, bastano questi numeri per farci dubitare della validità della formula lacrime e sangue applicata da Bruxelles.

Per chi poi voglia conoscere la verità si consiglia di andare a fare la spesa al supermercato e confrontare il potere d’acquisto odierno con quello di 10 anni fa, oppure mettere a confronto le bollette della luce e del gas o quanto costa un pieno di benzina. Ormai il benessere delle masse non interessa più a nessuno, neppure ai politici che da una parte usano i giudizi degli organi dell’alta finanza, come le agenzie di rating, o soprannazionali, come il Fondo monetario o l’Unione Europea, per legittimare il loro operato ed una abilissima propaganda verbale per convincere l’elettorato che sono dalla parte del popolo.

A ridosso delle elezioni europee è bene riflettere su tutti questi punti, chi ci dice che i candidati faranno ciò che promettono durante la campagna elettorale? Ancora più incerti sono i programmi d’azione. In fondo il ruolo del Parlamento europeo è molto limitato, può sì esprimere giudizi ma non governa; chi dirige l’Unione è la Commissione che certamente non è eletta dal popolo ma dalla macchina burocratica europea e dai leader dei paesi membri, a loto volta ‘aiutati’ economicamente nelle campagne elettorali dall’élite del denaro.

Forse la propaganda maggiore è proprio quella che ci vuole far credere nel funzionamento della macchina democratica nel regime imperiale dell’alta finanza.

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Fitch interviene nella nostra crisi in sintonia con Napolitano

corel
Da Coscienze in rete 8/03/2013 di Fausto Carotenuto attualità
Napolitano declama: «la crisi non aspetta» ed è quindi indispensabile che l’Italia «sappia darsi subito un Governo».

Ed ecco che puntuale poche ore dopo L’Agenzia di rating Fitch declassa l’Italia da A- a BBB+. Per le prospettive incerte di governabilità emerse dal voto e per la gravità della recessione italiana. così l’agenzia si allinea a Standard & Poor’s e Moody’s, che nei mesi scorsi avevano già abbassato il giudizio sull’Italia. Il downgrade rispecchia «il risultato inconcludente delle elezioni» che «rendono improbabile la formazione di un nuovo governo stabile per le prossime settimane», afferma Fitch, spiegando che i «dati del quarto trimestre 2012 confermano che la recessione in corso in Italia è una delle più profonde in Europa».

La mossa di Fitch sostanzia e trasforma in pressioni le parole di Napolitano.
Pressioni che servono a dirigere la crisi verso soluzioni gradite alla finanza internazionale. Governo tecnico oppure inciucio, o una via di mezzo, con i grillini “del gran rifiuto” a fare da strumento di pressione e di tensione. Per indurre gli altri ad ingoiare il rospo di un governo favorito dagli equilibri internazionalisti, e a portarli verso un ulteriore indebolimento del sistema politico italiano.

(vedi l’articolo La tempesta perfetta prosegue il suo corso. (vedi l’articolo
Vedremo ancora scandali, arresti, pressioni dei mercati finanziari, delle agenzie di ratings…. Spread che si impenna a tempo… Tutto quello che sarà necessario per indebolire l’Italia e metterla ancora di più in ginocchio di fronte ai poteri finanziari mondiali.

Ma chi sono le agenzie di ratings come Fitch… che ruolo svolgono? Lasciamolo dire a uno che se ne intende, il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti:

« Finalmente è emerso e si è presa coscienza del fatto che le «tre sorelle», Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch sono un pericolo vagante per la sovranità degli stati in materia economica e finanziaria e che emettono report a orologeria, visto che fra i loro soci ci sono le banche più importanti e potenti al mondo, la Credit Union, la Ing e altre. Insomma sono molti i conflitti di interesse presenti in queste agenzie di rating e ora se ne ha consapevolezza, anche politica, che si tratta di entità private che rappresentano un pericolo per la stabilità economico-finanziaria degli Stati e per i risparmiatori»

Ma qualcuno potrebbe ancora tentare di impedire la soluzione favorevole ai poteri finanziari… e’ Grillo, che potrebbe “sparigliare” e rovesciare il tavolo, dicendosi favorevole all’assunzione di responsabilità di governo in cambio di precise garanzie. (vedi l’articolo Beppe si può fare perchè non lo fai?Beppe, lo puoi fare… fallo per favore e te ne saremo grati… Si può fare per il bene del Paese.

Ma allora perché non lo fai? Pechè vuoi fare un favore ai grandi poteri mondiali che vogliono schiavizzarci?

Non possiamo crederci

IL TAGLIO DEL RATING Disoccupati e banche, incubo Pil (il declassamento di Fitch)

corel
Fatto Quotidiano 9/03/2013 Stefano Feltri attualità

Se voleva rassicurare non ci è riuscito del tutto. Il ministro dell’E- conomia Vittorio Grilli commenta il taglio del rating sul debito pubblico, deciso venerdì dall’agenzia Fitch, e dice: “Il Tesoro farà di tutto per mettere in sicurezza il nostro Paese”. Fitch ha ridotto il giudizio di affidabilità dell’Italia da A- a BBB+ per tre ragioni: lo stallo dopo le elezioni, la recessione è “una delle più gravi in Europa”, la ri- duzione del Pil che farà saltare gli obiettivi di bilancio (tutti in percen- tuale sul Pil, tipo il debito che arriverà al 130 per cento nel 2013) e perché un governo debole non riuscirà ad affrontare questo disastro. COME SEMPRE le agenzie di rating hanno un doppio ruolo: sono il termometro che misura la febbre dell’economia ma, misurandola, possono aggravarla. Secondo le analisi che si fanno in queste ore nelle banche d’affari, iltaglio del rating sveglierà un po’i mercati che osservano inebetiti l’Italia paralizzata dal voto. E quindi da lunedì ci si può attenere un po’ di ri- percussioni su spread e Borsa, anche Più che il termometro, il problema è però la febbre. Se ha ragione Fitch e nel 2013 il Pil crollerà dell’1,8 per cento, quasi il doppio di quanto previsto dalla Banca d’Italia, saranno guai seri. Dal la- to dei conti pubblici, il problema è il solito: le stime del governo sono ferme a -0,4, adattare a -1,8 o almeno a -1,5 significa rimettere in discussione i saldi preventivati (cioè accettare un deficit più alto). E se non si ottiene prima una deroga dall’Europa, si rischiano basto- nate dai creditori che ci vedranno come inadempienti e inaffidabili, dunque in- capaci di gestire un debito al 130 per cento del Pil. Ma di fare nuove manovre non se ne parla: anche i nostri creditori si preoccuperebbero, altri tagli e tasse (non scordiamoci che a luglio l’Iva salirà ancora) darebbero il colpo di grazia alla moribonda economia italiana. L’UNICA SPERANZA è che in Europa il timido ravvedimento delle istituzioni e dell’asse del rigore diventi un vero cambio di linea: non si possono snaturare vincoli codificati in trattati, regolamen- ti e direttive. Ma si possono approvare “pacchetti”di misure su giovani, occupazione, imprese che permettano di annacquare i tetti a debito e deficit. Nel caso dell’Italia il tema più urgente è quello dei pagamenti arretrati alle im- prese fornitrici della Pubblica amministrazione, tra i 70 e i 90 miliardi: bi- sogna pagarle emettendo debito pub- blico che però non non venga però con- teggiato ai fini dei parametri europei. Se ne parlerà al Consi- glio europeo di giovedì e venerdì, in cui l’Italia sa- rà sotto osservazione particolare. Ci sarà ancora Mario Monti, un po’ indebolito dalla campagna elettorale, e spetterà a lui convincere partner a dare fiducia a un Paese in confusione. I lenti tempi della politica sono diversi da quelli dell’economia. Se il Pil andrà a -1,8,sarà una catastrofe. I disoccupati sono già tre milioni, per fortuna la caduta del Pil negli anni della crisi non si è tradotta immediatamente dal lato dell’occupazione. Ma come nota l’Istat ogni mese la tendenza è preoc- cupante, anche chi non cercava lavoro ora ha finito i risparmi e ha bisogno di un reddito. Che non trova: per la Com- missione europea la disoccupazione nel 2013 arriverà al 12 per cento, 700 mila disoccupati in più in due anni. IL PROTRARSI della recessione mette a rischio anche il sistema bancario: a gennaio 2013 le sofferenze, cioè i pre- stiti che forse non saranno rimbor- sati, nei bilanci delle banche italiane erano 95,9 miliardi, calcola Bankitalia, il grosso nell’industria (24,5 miliardi) e nelle costruzioni (22,5). Sen- za ripresa e con una recessione più grave, quei soldi difficilmente torneranno indietro e le banche daranno sempre meno credito. E tutti quelli che tifano per una richiesta di aiuti internazionale avranno sempre più argomenti: un intervento di Bce e Fondo monetario per dare prestiti al- lo Stato e ripulire i bilanci delle banche. In cambio della rinuncia totale alla sovranità nazionale. Il prossimo governo avrà il suo bel da fare.

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