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POMPIERI ALL’AMIANTO 20 ANNI SU ELICOTTERI FINMECCANICA A RISCHIO

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Fatto Quotidiano del 26/01/2014 di Stefano Feltri e Valeria Pacelli Attualità
Tutto comincia con una tettoia sospetta, al nucleo elicotteri dei Vigili del fuoco a Torino. Sembra amianto. Alcuni pompieri protestano, fanno esposti in procura: è amianto. Se c’è l’amianto nelle tettoie, non sarà che se ne trova anche negli elicotteri? In Italia la fibra usata per decenni nell’indu- stria, soprattutto per la sua re- sistenza al calore, è fuori legge dal 1992. Ma quello che allora era in circolazione, tantissimo, non è stato quasi mai smaltito in modo corretto. Gli elicotteri hanno una vita lun- ga, anche cinquant’anni. Quanto amianto c’è nei componenti, soprattutto nelle guarnizioni, le più pericolose perché tra frizione e calore si usurano rilasciando fibra cancerogena? LA DOMANDA del sindacato dei vigili Conapo sembrava destinata a rimanere priva di risposte. Solo l’azienda produttrice degli elicotteri dovrebbe conoscere la verità: AgustaWestland, una controllata del gruppo Finmecca- nica. Il 29 ottobre 2013, l’A- gusta risponde alle richieste del ministero dell’Interno, di- partimento dei Vigili del fuoco. Oggetto della lettera: “Componenti contenenti amianto su elicotteri VVF”. Agusta spiega di aver proce- duto, dopo il 1992, a sostituire i componenti a rischio pre- senza amianto, ma visto che è difficile tracciare la prove- nienza di tutte le parti dell’e- licottero, “quanto sopra non consente di stabilire con cer- tezza” se “materiali installati attualmente sugli elicotteri contengano o meno amian- to”. Però segue una lista di no- ve pagine di tutte le compo- nenti potenzialmente perico- lose.sono rimaste in circolazione parti e guarnizioni prodotte prima del 1992 e prive di in- dicazioni. Il 19 dicembre 2013, il ministero dell’Interno scrive ai direttori regionali dei vigili del fuoco una lettera che allarma tutti i piloti: ogni volta che si maneggiano i compo- nenti sospetti bisogna indos- sare mascherine e guanti, in alcuni casi la tuta. Fino al gior- no prima si faceva tutto a ma- ni nude. La circolare del mi- nistero specifica che le prote- zioni sono di “natura pretta- mente cautelativa”. Ma questo non basta a rassicurare i 240 tecnici e piloti in servizio e gli oltre 700 in pensione che ora hanno la conferma di aver maneggiato per vent’anni componenti potenzialmente cancerogene, come le pastiglie del freno rotore. Quando sono in volo, le vibrazioni logorano guarnizioni e liberano fibre pericolose, non c’è alcuna protezione a proteggerli. Un pilota racconta: “L’Agusta, oltre a fornire gli elicotteri ai vigili del fuoco, organizza a Varese per noi piloti e tecnici corsi di nove mesi. Ci spie- gavano come manovrare gli elicotteri e come fare la ma- nutenzione, ma in nove mesi non ci hanno mai accennato al fatto che c’era un qualche pe- ricolo nel maneggiare questo materiale”. Perché l’azienda non ha mai messo in guardia dai pericoli? Da Finmeccanica rispondono con una nota: “La società ha sempre agito nel pieno rispetto delle normative in materia di amianto, procedendo all’eliminazione del materiale contenente amianto dalle nuove produzioni”. E poi è difficile fissare il discri- mine tra l’esposizione all’absesto accettabile e quella eccessiva: “La scienza chiarisce che, con appositi controlli e cautele, alcune esposizioni al- l’amianto non rappresentano pericolo per le persone. Per ta- le ragione, con appositi con- trolli e cautele, alcune espo- sizioni sono consentite dalla normativa vigente”. Sui corsi di formazione in cui non si parlava di amianto, però, non si ottiene risposta. Secondo i dati che ha ottenuto il pm to- rinese Raffaele Guariniello, ci sono almeno 58 casi di pom- pieri uccisi dall’amianto: me- soteliomi pleurici e del peri- toneo. LA SITUAZIONE dei vigili del fuoco non è isolata. Oltre a quella di Torino, anche la pro- cura di Padova sta indagando sui possibili casi tumorali le- gati al contatto dei lavoratori con l’amianto. Sette militari della guardia di finanza, che ogni giorno sono a contatto con l’absesto e che temono di contrarre patologie correlate, hanno sporto denuncia. Il pm Marco Peraro, titolare dell’inchiesta, avrebbe già iniziato gli interrogatori, partendo proprio dai militari. E tra questi c’è anche il caso di una persona che non c’è l’ha fatta. Si tratta di un maresciallo, in servizio prevalentemente nel settore navale, mancato in seguito a mesotelioma, tumore provocato proprio dall’esposi- zione alle fibre dell’amianto. E non è la prima volta che la procura di Padova affronta casi del genere. Dopo la chiu- sura di un’altra inchiesta, di cui è titolare il pm Sergio Dini, ad ottobre scorso, 14 persone –che negli anni 80 e 90, hanno fatto parte, ricoprendo diversi ruoli, della marina militare – sono state rinviate a giudizio. Il processo di primo grado inizierà il prossimo 25 marzo. Come aveva già rivelato il Fatto , il 18 gennaio scorso, i vertici della Guardia di Finanza hanno ammesso la presenza di amianto negli elicotteri. Lo testimonia una circolare del tenente colonnello delle fiam- me gialle, Carmine Cortese, del 9 gennaio 2013, sulla “Pre – senza amianto sui mezzi ae- rei”. Nei giorni scorsi, l’effetto immediato è stato quello di chiudere la parte della base militare di Pratica di Mare (vi- cino Roma) in cui si è fatta in questi anni la manutenzione degli elicotteri. Ma non sareb- be l’unico caso di base piena di amianto. L’avvocato Ezio Bo- nanni – che si è anche fatto promotore delle istanze di prepensionamento dei tecnici della Guardia di Finanza, co- me della Marina Militare, del- l’Aeronautica militare e del- l’Esercito, che sono rimasti esposti a polveri e fibre can- cerogene – ha già ricevuto se- gnalazioni dai militari che la- vorano nelle basi di Napoli e Palermo. Nel settore elicotteri ci sono sempre state norme meno stringenti che, per esempio, in quello delle auto e per anni

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“Il governo vuole trasformare la Difesa in un trafficante d’armi”. La denuncia del generale Mini

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-Articolotre Redazione- -19 giugno 2013- Non è certo l’ultimo arrivato. Si tratta del generale Fabio Mini, ex comandante della missione Nato in Kosovo che, interpellato dal Fatto Quotidiano, ha espresso un parere durissimo in merito al provvedimento sulle semplificazioni che il governo intende discutere

“Vogliono istituzionalizzare il ruolo della Difesa come trafficante di armi e piazzista estero al servizio di Finmeccanica, sdoganando il gigantesco conflitto di interessi tra apparato militare e industria bellica”, ha infatti dichiarato il militare, riferendosi a quella modifica al Codice dell’ordinamento militare che prevede l’intervento della Difesa in “attività di supporto tecnico-amministrativo ovvero contrattuale per l’acquisizione di materiali di armamento prodotti dall’industria nazionale” per conto di Stati esteri.

“L’approvazione di questa norma”, ha illustrato il generale, “ufficializzerebbe una prassi consolidata, ma sottaciuta, che ha sempre visto i nostri generali, in missione all’estero come rappresentanti militari o comandanti di operazioni, attivamente impegnati in attività di promozione e intermediazione per la vendita di armamenti italiani ai governi locali. “Anche a me”, ricorda Mini, “quando ero rappresentante militare italiano a Pechino, veniva chiesto di promuovere la tecnologia militare italiana presso il governo cinese, ma lo feci con pessimi risultati”, ha precisato “Non conosco colleghi che non l’abbiano fatto, e molti, quelli che io chiamo ‘piazzisti’, hanno costruito così le loro carriere e le loro ricchezze“.

”Questi servigi vengono ricompensati con importanti avanzamenti di carriera oppure con un pagamento differito sotto forma di importanti incarichi aziendali e ricchi contratti di consulenza una volta in pensione”, ha inoltre denunciato il generale “Tutti i capi di stato maggiore sono ‘nominati’ da Finmeccanica, a volte perfino i ministri della Difesa, come dimostra il caso Di Paola. Ma penso anche al suo amico Venturoni” E, prosegue, “Per aggirare il divieto di consulenza durante i cinque anni di servizio ausiliario molti sanissimi ex capi di stato maggiore diventano improvvisamente inabili, passando subito alla riserva, che non prevede divieti di sorta”.

“Questo provvedimento”, si legge ancora sulle pagine del quotidiano di Padellaro, “faciliterebbe la vendita di armi italiane a governi con i quali è difficile costruire rapporto di intermediazione, cioè governi instabili e coinvolti in conflitti interni come nel caso dell’Afghanistan, della Libia o della Somalia: scenari dove in passato, penso a Mogadiscio, a trafficare armi erano i nostri servizi segreti“.

L’AZIENDA DI STATO Finmeccanica, le pulizie di Pansa fuori gli indagati e gli amici di Orsi

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Fatto Quotidiano 22/02/2013 Giorgio Meletti attualità

fuori gli intraprendenti ex magistrati Giuseppe Grechi e Manuela Romei Pasetti: a giudicare dalle intercettazioni uscite nei mesi scorsi interpretavano il loro ruolo nell’Organismo di vigilanza di Finmec- canica nel senso di vigilare sui magistrati che indagavano sul loro mentore Giuseppe Orsi. Fuori Bruno Spagnolini, amministratore delegato di AgustaWestland arrestato il 12 febbraio scorso insieme a Orsi per la storia delle tangenti indiane. Fuori Renzo Lunardi, amministratore delegato della Wass (sobria fabbrica di siluri e altre raffinatezze tecnologiche), e Carlo Gualdaroni, numero uno della Telespazio, indagati il primo per le tangenti indiane e il secondo nell’inchiesta di Napoli sulle forniture alla polizia. E FUORI l’influente capo ufficio stampa Carlo Maria Fenu che in perenne contatto con l’amico Ettore Gotti Tedeschi organizzava per conto di Orsi i più astuti e disinvolti stratagemmi per imbavagliare i giornalisti scomodi. Il nuovo amministratore delegato di Fin- meccanica, Alessandro Pansa, si è fatto approvare ieri sera dal consiglio Finmeccanica la sua piccola rivoluzione di fine inverno. Il successore di Orsi deve ancora capire quanto gli costeranno, cioè se gli costeranno il posto le velenose accuse di Alberto Nagel, il numero uno di Mediobanca che si è precipitato a raccontare ai ma- gistrati di un Pansa impegnatissimo a chiedere alle banche sconti o altri favori sui pesanti debiti di Lisa Lowenstein, ex moglie del ministro dell’Economia Vittorio Grilli, cioè l’a- zionista di Finmeccanica che decide le nomine al vertice. In pratica, mentre Grilli si avvia a chiudere tra pochi giorni in modo inglorioso la sua breve parentesi ministeriale, Pansa aspetta di sapere chi sarà, dopo le elezioni, il nuovo mi- nistro che deciderà la sua sorte. L’appuntamento è per l’assemblea degli azionisti di Finmeccanica, che ieri è stata fissata per il 15 aprile: in quell’occasione dovrà essere reintegrato il consiglio d’amministrazione, dal quale si sono di- messi Orsi, in seguito all’arresto, e ancora prima l’indagato Franco Bonferroni, potente protettore di Orsi targato Udc. Ma lì si saprà se il nuovo governo vorrà salvare Pansa (no- minato da Mario Monti pochi giorni fa con la benedizione di tutte le anime Pd, da Enrico Letta a Stefano Fassina). PER ADESSO il clima politico è soprattutto di grande imbarazzo, come dimostrano le parole dette ieri dal premier Mario Monti a proposito del suo ministro Grilli, trattato come uno sconosciuto: “Ha fornito a me, da tempo, e anche pubbli- camente, tutti i chiarimenti, che mi bastano e sono suffi- cienti”. Fine, e non una sola parola sulle accuse di Nagel, emerse solo dopo i “chiari menti sufficienti”. Nel frattempo il nuovo amministratore delegato non vuol perdere tempo. Ha già nomnato i nuovi ad di AgustaWestland, Wass e Telespazio (rispettivamente Daniele Romiti, Alessandro Franzoni e Luigi Pasquali). Ieri ha completamente rivoluzionato l’azienda: ha eliminato una decina dei riporti diretti di Orsi, e se n’è tenuto sei. Tra essi appare destinato a un ruolo forte, una sorta di numero due, Giovanni Soccodato, responsabile delle strategie e delle tecnologie, in pratica il braccio industriale di Pansa, che è uomo di finanza. L’altro fronte dell’emergenza Finmeccanica è quello dei rap- porti con il governo indiano, che vuole sciogliere il contratto da oltre 500 milioni per gli elicotteri, vinto da AgustaWestland con il presunto aiuto di tangenti. Ieri Pansa ha incon- trato il team di investigatori indiani, a quanto pare in un “clima positivo” come ha fatto sapere il nuovo team di comunicazione guidato dall’ottimi sta Marco Forlani.i Giorgio Meletti F uori gli intraprendenti ex magistrati Giuseppe Grechi e Manuela Romei Pasetti: a giudicare dalle intercettazioni uscite nei mesi scorsi interpre- tavano il loro ruolo nell’Organismo di vigilanza di Finmeccanica nel senso di vigilare sui magistrati che indagavano sul loro mentore Giuseppe Orsi. Fuori Bruno Spagnolini, am- ministratore delegato di Agu- staWestland arrestato il 12 febbraio scorso insieme a Orsi per la storia delle tangenti indiane. Fuori Renzo Lunardi, amministratore delegato della Wass (sobria fabbrica di siluri e altre raffinatezze tecnologiche), e Carlo Gualdaroni, numero uno della Telespazio, indagati il primo per le tangenti indiane e il secondo nell’in- chiesta di Napoli sulle forni- ture alla polizia. E FUORI l’influente capo ufficio stampa Carlo Maria Fenu che in perenne contatto con l’amico Ettore Gotti Tedeschi organizzava per conto di Orsi i più astuti e disinvolti strata- gemmi per imbavagliare i gior- nalisti scomodi. Il nuovo am- ministratore delegato di Fin- meccanica, Alessandro Pansa, si è fatto approvare ieri sera dal consiglio Finmeccanica la sua piccola rivoluzione di fine inverno. Il successore di Orsi deve ancora capire quanto gli costeranno, cioè se gli costeran- no il posto le velenose accuse di Alberto Nagel, il numero uno di Mediobanca che si è precipitato a raccontare ai ma- gistrati di un Pansa impegna- tissimo a chiedere alle banche sconti o altri favori sui pesanti debiti di Lisa Lowenstein, ex moglie del ministro dell’Economia Vittorio Grilli, cioè l’a- zionista di Finmeccanica che decide le nomine al vertice. In pratica, mentre Grilli si avvia a chiudere tra pochi giorni in modo inglorioso la sua breve parentesi ministeriale, Pan- sa aspetta di sapere chi sarà, dopo le elezioni, il nuovo mi- nistro che deciderà la sua sorte. L’appuntamento è per l’as – semblea degli azionisti di Fin- meccanica, che ieri è stata fissata per il 15 aprile: in quel- l’occasione dovrà essere rein- tegrato il consiglio d’ammini – strazione, dal quale si sono di- messi Orsi, in seguito all’arre – sto, e ancora prima l’indagato Franco Bonferroni, potente protettore di Orsi targato Udc. Ma lì si saprà se il nuovo go- verno vorrà salvare Pansa (no- minato da Mario Monti pochi giorni fa con la benedizione di tutte le anime Pd, da Enrico Letta a Stefano Fassina). PER ADESSO il clima politico è soprattutto di grande imba- razzo, come dimostrano le parole dette ieri dal premier Mario Monti a proposito del suo ministro Grilli, trattato come uno sconosciuto: “Ha fornito a me, da tempo, e anche pubblicamente, tutti i chiarimenti, che mi bastano e sono suffi- cienti”. Fine, e non una sola parola sulle accuse di Nagel, emerse solo dopo i “chiari – menti sufficienti”. Nel frattempo il nuovo ammi- nistratore delegato non vuol perdere tempo. Ha già nominato i nuovi ad di AgustaWe- stland, Wass e Telespazio (ri- spettivamente Daniele Romiti, Alessandro Franzoni e Luigi Pasquali). Ieri ha completamente rivoluzionato l’azienda: ha eliminato una decina dei riorti diretti di Orsi, e se n’è tenuto sei. Tra essi appare destinato a un ruolo forte, una sorta di numero due, Giovanni Soccodato, responsabile delle strategie e delle tecnologie, in pratica il braccio industriale di Pansa, che è uomo di finanza. L’altro fronte dell’emergenza Finmeccanica è quello dei rap- porti con il governo indiano, che vuole sciogliere il contrat- to da oltre 500 milioni per gli elicotteri, vinto da AgustaWe- stland con il presunto aiuto di tangenti. Ieri Pansa ha incon- trato il team di investigatori indiani, a quanto pare in un “clima positivo” come ha fatto sapere il nuovo team di comunicazione guidato dall’ottimi – sta Marco Forlani.

A proposito di spese militari.(Presa diretta 3/02/2013

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A proposito di spese militari..

Finmeccanica, Haschke ai pm Sì, davo soldi a Pozzessere


Fatto Quotidiano del 20/11/2012 attualità
Un verbale pieno di nomi e di omissis fa tre- mare Finmeccanica. Il consulente ita- lo-svizzero Guido Ralph Haschke, l’uomo chiave dell’indagine per corruzione internazionale (nel- la quale viene contestata al presidente di Finmec- canica Giuseppe Orsi una mega mazzetta volata a margine della vendita di 12 elicotteri per 560 mi- lioni di dollari al Governo indiano) ha deciso di parlare e ha svelato uno scenario che va oltre l’im – maginazione: i direttori commerciali delle socie- tà del gruppo pubblico dell’elettronica militare si facevano pagare lautamente per inserire i con- sulenti nel giro di Finmeccanica al punto che una volta, ha raccontato Haschke ai pm: “A Londra diedi 10mila euro al direttore commerciale Paolo Pozzessere e lui se li mise in tasca ma poi mi disse di averli smarriti”. Haschke ha detto di avere pa- gato Pozzessere in più occasioni “per una somma che andava dai 50mila ai 100mila euro”. I soldi giravano talmente vorticosamente tra consulenti e manager che Pozzessere a detta di Haschke per- deva una mazzetta da 10 mila euro nelle strade di Londra neanche si trattasse di un ombrello. Una versione negata da Pozzessere venerdì scorso quando è stato interrogato sul punto alla presen- za del suo avvocato Carlo Marchiolo. Il verbale di Haschke, pieno di omissis sui nomi dei manager accusati, è stato depositato all’udienza che ri- guarda l’ex direttore commerciale di Finmecca- nica, Paolo Pozzessere, arrestato il 23 ottobre scorso con l’accusa di corruzione internazionale per le forniture panamensi del gruppo. Haschke, un consulente torinese da tempo trasferito in Svizzera e da molti anni in affari con Finmec- canica, ha raccontato: “ho conosciuto Pozzessere quando era in Alenia e l’ho pagato perchè mi in- troducesse in altri settori”. L’intermediario ha di- chiarato inoltre di avere avuto consulenze tra- mite Luciano Fava, direttore dello sviluppo com- merciale di Alenia dopo Pozzessere, al quale avrebbe “retrocesso” una somma che dovrebbe aggirarsi sui 30 mila euro. “Fava ha preso il posto di Pozzessere in Alenia e Pozzessere – ha detto Haschke – me lo presentò come suo successore dicendo che gradiva gratifiche economiche”. Haschke ha spiegato poi di aver ottenuto un con- tratto di consulenza da 360mila euro annui per due anni. Sul punto c’è da segnalare un giallo: Finmeccanica il 16 maggio in un comunicato ufficiale alla Consob sosteneva che Alenia aveva stipulato un contratto annuale dal primo aprile del 2011 con Haschke in relazione al sub- continente indiano del valore di 300 mila euro, pagato al maggio 2012 per 220 mila euro. Mentre non aveva fatto cenno a un rinnovo del contratto per il secondo anno. Haschke aveva fatto scena muta quando era stato sentito dai pm svizzeri insieme a quelli italiani, saliti a Lugano nel maggio scorso. Dopo essere stato arrestato e scarcerato a ottobre a tempo di record dalle autorità svizzere, ha deciso di cam- biare atteggiamento. Probabilmente la pubblica- zione sui giornali dell’informativa del NOE dei Carabinieri guidato dal colonnello Sergio De Ca- prio, con le sue intercettazioni e i documenti se- questrati a casa della mamma, gli hanno consi- gliato il cambio di strategia. Agli atti era finita una conversazione con il partner di affari, anche lui indagato, Carlo Gerosa. Le parole intercettate da una cimice dei Carabinieri riguardavano proprio Luciano Fava: “Noi a Luciano piacciamo per il solito motivo per cui piac- ciamo a Paolo, perché da noi si può suggere il nettare divino, l’ambrosia degli Dei”. E i Cara- binieri annotavano: “è chiaro il senso della metafora, riferita al denaro che i due danno a Lu- ciano e Paolo”. La conversazione risale al 17 apri- le scorso. Dopo aver lasciato Fava all’aeroporto, scrivono i Carabinieri: “Gerosa e Haschke risal- gono in auto e commentano l’incontro avuto da poco con Fava. Emerge un quadro di estremo interessechelilegaa Favachehauncreditocon loro di 300 mila euro e che è stato un signore (a non chiedere i soldi) e a Paolo Girasole, (il capo di Finmeccanica in India Ndr) poi – proseguono sempre i Carabinieri – Gerosa è ancora più espli- cito sui rapporti con Fava e Girasole Paolo”ed è lì che i due parlano dell’ambrosia degli Dei per Paolo e Luciano. Dopo aver letto le intercetta- zioni sui giornali il 13 novembre scorso Haschke si è seduto di fronte al procuratore capo di Busto Arsizio Eugenio Fusco, che ha rilevato l’indagi – ne, e ha riempito pagine e pagine di verbali.

SISTEMA FINMECCANICA Il banchiere del Vaticano tranquillizza Orsi: “Persone importantissime ti difenderanno”


Fatto Quotidiano 4/07/2012 di Marco Lillo attualità
IIl sistema ti proteggerà”. A capo del sistema che dovrebbe proteggere un uomo non proprio debo-
le, come Giuseppe Orsi, numero uno di Finmeccanica, la principale azienda pubblica dell’elettronica italiana, ci sarebbe Ignazio Moncada, un uomo sconosciuto ai più che però è considerato da molti una sorta di punto di equilibrio del sistema di potere occulto che guida l’Italia.
“Il sistema ti proteggerà” Molti hanno pensato, per esempio, che fosse stato proprio questo professore torinese con la passione del Medio Oriente il saggio anziano consultato da Domenico Siniscalco poche ore prima di rassegnare le dimissioni da ministro del Governo Berlusconi. E questa influenza sul ministero dell’economica da parte di Moncada, raccontano a via XX settembre, sarebbe continuata anche nell’era di Giulio Tremonti. Ora si scopre secondo quanto hanno scritto ieri alcuni quotidiani che la Procura di Napoli starebbe accertando se la ex moglie del viceministro Vittorio Grilli ha avuto una consulenza dalla Fata, azienda del gruppo Finmeccanica presieduta da Ignazio Moncada. Il viceministro cade dalle nuvole mentre fonti vicine alla Fata e a Finmeccanica negano che ci siano riscontri. Anche se la Procura sta verificando l’episodio, anche con domande poste nell’inter rogatorio delle scorse settimane a Gotti Tedeschi, forse perché la storia della consulenza potrebbe essere stato oggetto della conversazione intercettata tra Gotti e Orsi. Comunque quando Gotti Tedeschi dice “il sistema ti proteggerà” a Orsi, fa sul serio. Le parole sono appena sussurrate nella saletta più riservata del ristorante Rinaldi al Quirinale. Quella stanza era stata prenotata appositamente perché è piccola e non ci sono altri commensali: solo Ettore Gotti Tedeschi e Giuseppe Orsi, il banchiere del Papa e l’uomo delle armi pubbliche. O meglio pensano di essere soli e invece ci sono anche i Carabinieri del reparto operativo del NOE guidato dal capitano Pietro Raiola Pescarini che su mandato della Procura di Napoli hanno disseminato il locale di microspie.
Cimici e perquisizioni Praticamente Henry John Woodcock, Vincenzo Piscitelli e Francesco Curcio sono a cena con i due presidentissimi. Ascoltano tutto quasi in diretta. Quella conversazione intercettata ieri ha portato gli uomini del NOE guidato dal
colonnello Sergio De Caprio a perquisire la casa di Moncada nel centro di Torino e il suo ufficio di presidente della Fata, gruppo Finmeccanica. I pm cercavano “elementi di prova (appunti, relazioni, schemi, rubriche, elenchi etc) circa rapporti intrattenuti tra Moncada e altre persone non identificate, costituenti secondo le riferite parole di Gotti Tedeschi parte di un ‘sistema’ più ampio”. Perquisizione che avrebbe soddisfatto gli inquirenti, che avrebbero trovato documenti e supporti informatici giudicati molto interessanti. Il sistema per i pm di Napoli “parrebbe condizionare le scelte aziendali del gruppo Finmeccanica ma potrebbe anche aver svolto un ruolo sulla gestione di provviste illecite all’e s t e ro ” for mate sempre dal gruppo.
Il ristorante Il banchiere che voleva proteggere Orsi nel ristorante Rinaldi al Quirinale è in quel momento ancora presidente dello IOR, ed è anche (tuttora in carica) rappresentante in Italia del peso massimo della finanza spagnola: il Banco Santander, la stessa banca che ha concesso una consulenza anni fa proprio a Moncada. Gotti Tedeschi cerca di mettere sotto l’ala del “Sistema p ro t e t t o re ” di Moncada & c.
l’amico Giuseppe Orsi, a diril vero un po’ titubante. E’sera del 23 maggio. Gotti Tdeschi scoprirà di essere statoatto fuori proprio all’indomani dal gran consiglio dello IOR. Il sistema, almeno in Vticano, non lo ha protetto abastanza. Orsi da poche settimane ha scoperto di esserindagato. In quella converzione piena di allusioni Gottiedeschi cerca di convincerGiuseppe Orsi a incontrarIgnazio Moncada, da lui definito “un gran burattinaio”.
La guerra interna Orsi spiega di non conoscerlo e fa capire di non stimarlo. Inoltre nella lotta interna aluppo Finmeccanica cheede contrapposto al mana-er Alessandro Pansa, Orpensa che Moncada giocdalla parte di quest’ultimo.
Un drammatico colloquio con Gotti Tedeschi per difendere il posto da capo dell’azienda di Stato Ma Gotti Tedeschi insiste: “non semplificarlo come un agente della CIA o un massoncello qualsiasi”, per il banchiere “Moncada è un grandissimo burattinaio però leale e onesto”. Orsi cerca di resistere: “istintivamente Moncada non mi è mai piaciuto” ma Gotti insiste: “E’ uno che non mi ha mai mentito e non mi ha mai chiesto nulla e mi poteva chiedere mille volte”. Alla fine Orsi cede: “E organizza
Giuseppe Orsi e Gotti Tedeschi (ELABORAZIONE GRAFICA DA FOTO LAPRESSE)
una cena!”. Gotti Tedeschi gli chiede un atto di fede e come per metterlo in guardia di fronte a un titano che lui scambia per una pulce, aggiunge: “non scontrarti con lui, portalo dalla tua parte”. A impressionare è il momento in cui Gotti Tedeschi riferisce il messaggio ricevuto in mattinata da Moncada: “sape vo che ti avrei visto stasera e sono passato da lui stamattina” dice Gotti, e poi aggiunge:
“Moncada mi ha detto persino con quali persone importantissime ha discusso ieri sera il caso Orsi. E gli hanno detto Orsi è una persona che va difesa e va supportata. Sappilo”. Poi Gotti Tedeschi aggiunge: “Quindi il sistema è a tuo favore e ti difenderà. Per quanto tempo nessuno lo può sapere. Però oggi sei l’unica persona che può stare là”. Ora i pm di Napoli vogliono capire cosa è questo sistema.

IOR-FINMECCANICA ECCO LE TELEFONATE Perquisita la casa di Gotti Tedeschi: i pm a cacciadi documenti sugli affari. Intercettati gli sfoghi con Orsi


Fatto Quotidiano 6/06/2012 Attualità di Marco Lillo
Altro che corvo. Altro che Vatileaks. I documenti che hanno fatto infuriare il Vaticano,
quelle lettere formali piene di ossequio cerimonioso pubblicate nei mesi scorsi dal Fa t t o e nel libro Sua santità, impallidiscono al confronto della nuova tempesta che si sta scatenando sul Vaticano stavolta sul versante giudiziario e non più giornalistico. Tutto lascia credere che nel caso “scr itto” e finora “in bianco e nero” del Corvo vaticano possa irrompere il colore. Nel film a due dimensioni andato in onda sugli schermi dello IOR e basato sulle lettere e i documenti fuoriusciti dalle stanze della Santa Sede, arriverà nelle prossime settimane, se non il 3D, almeno il sonoro delle intercettazioni. Sono quelle registrate dalla Procura di Napoli nell’ambito dell’inda gine Finmeccanica per le presunte mazzette pagate ai politici italiani vicini alla Lega e a Cl con la complicità (tutta da dimostrare) del numero uno del gruppo, Giuseppe Or si.
L’ I N C H I E S TA si basa sulle accuse dell’ex numero tre del gruppo, Lorenzo Borgogni, secondo il quale mediante una consulenza pagata allo svizzero Guido Ralph Haschke, in occasione della vendita di 12 elicotteri all’India, si sarebbe creata la provvista per una mazzetta da 10 milioni di euro per la Lega e Cl. Accuse finora non riscontrate e smentite dal gruppo con tanto di comunicati alla Consob. I pm però, in questi mesi, hanno continuato a indagare su Orsi, presidente e amministratore delegato del gruppo pubblico, e tramite lui si sono imbattuti in Ettore Gotti Tedeschi, un manager di formazione cattolica, come Orsi, nonché suo grande amico. Proprio con Orsi, Ettore Gotti Tedeschi si sfogava nei giorni che hanno preceduto e seguito la sua defenestrazione dal-scorso. E proprio quelle conversazioni potrebbero essere all’origine dell’a c c e l e ra z i o n e di ieri nell’i n ch i e s t a . Se – come appare scontato – Orsi era intercettato dai pm di Napoli e sono state ascoltate
L’inchiesta di Napoli sulle mazzette da 10 milioni alla Lega e l’i n t re c c i o con il Vatileaks
anche le conversazioni di Gotti Tedeschi con alti prelati (il codice prevede di intercettare persone non indagate), in questi dialoghi potrebbero essere stati svelati i retroscena sulla contesa interna al Vaticano, sul ruolo del cardinale Tarcisio Bertone e persino su quello del Papa. Quelle conversazioni, registrate per trovare riscontri alle accuse sulla corruzione in Finmeccanica, potrebbero essere depositate e diventare benzina sullo scontro che divampa Oltretevere tra la fazione vicina al cardinale Tarcisio Bertone e quella che gli si oppone. Uno scontro che somiglia più a una mattanza per l’esito a senso unico, con la soccombenza di quasi tutti i nemici di
Bertone, come Ettore Gotti Tedeschi. L’ex presidente dello IOR in questi giorni stava preparando una sorta di memoriale difensivo da sottoporre alle massime autorità pontificie per discolparsi. Ma probabilmente i pm napoletani confidavano di trovare nell’abitazione e nell’uf ficio del banchiere qualcosa di molto diverso: documenti relativi agli affari di Finmeccanica che Orsi potrebbe avergli consegnato.
GLI UOMINI del Nucleo tutela dell’ambiente guidato dal colonnello Sergio De Caprio, più famoso come Ultimo, hanno perquisito di prima mattina l’appartamento dell’ex presidente dello IOR e il
Il braccio di ferro tra magistratura italiana e Istituto Opere Religiose suo ufficio a Milano a due passi dalla Scala, presso il Banco Santander, nel quale Gotti Tedeschi riveste alcune cariche importanti, come quella di presidente di Santander Consumer e rappresentante della holding.
POI I PM Piscitelli e Woodcock che con il terzo sostitutorancesco Curcio e con l’a ggiunto Francesco Greco, conducono l’indagine, hanno ascoltato Gotti Tedeschi come persona informata dei fatti negli uffici della caserma del NOE di via Pasuvio alla pe-iferia di Milano. L’inter rogatorio è stato secretato e Gotti Tedeschi uscendo è apparso molto provato psicologicamente. Non è un buon momento per il banchiere. Dopo il colpo inatteso della cacciata dallo IOR con una lettera di inusitata durezza del board nella quale era accusato di va-ie inadempienze, Gotti Tedeschi aveva cercato di veicolare in lunghi colloqui con i suoi potenti amici ai vertici della Chiesa, delle società pubbliche e delle redazioni dei giornali, l’immagine di un paladino della trasparenza sconfitto dall’ala conservatrice annidata nella Segreteria di Stato. L’uomo che si vantava di scrivere passi delle encicli-he papali e che si permetteva di bacchettare gli alti prelati al cospetto di Benedetto XVI, dopo essere stato accusato dal board dello IOR di non avere combattuto la “d i s-
seminazione” dei documenti, si è ritrovato a dover dare spiegazioni ai pm sui suoi rapporti con Orsi. La Procura di Napoli ha precisato che l’indagine non ha nulla a che fare con lo IOR, anche per sedare l’ir ritazione della Procura di Roma che indaga dal 2010 sul banchiere e non aveva ricevuto alcuna informazione prima del blitz. In serata, i vertici delle due procure si sono sentiti telefonicamente per chiarire le incomprensioni e i pm partenopei hanno promesso di trasferire al più presto le carte relative allo IOR che sono state trovate nella perquisizione.
(ha collaborato Chantal Dumont)

FINMECCANICA, GUAI PER ORSI INDAGINI SULLE COMMESSE IN INDIA Si parla già di successione con Franco Bernabè (Telecom)


Fatto Quotidiano 3/03/2012 di Valeria Pacelli
Giuseppe Orsi è alla guida di Finmeccanica soltanto da pochi mesi ma già si parla di un imminente
cambio al vertice. Non tanto per ragioni industriali quanto per lo sviluppo di alcune vicende giudiziarie. Il presidente di Telecom Italia Franco Bernabé è stato contattato per una successione a breve ma, per il momento, ha declinato l’i nv i t o perché vuole completare il lavoro nell’azienda telefonica. Ma le cose potrebbero cambiare in fretta se, come raccontano in molti da Finmeccanica, in alcune vicende giudiziarie arrivasse una svolta che in molti si attendono, viste le indiscrezioni uscite in questi ultimi giorni.
COME IL SUO p re d e c e s s o re Pier Francesco Guarguaglini, anche Orsi ha le sue grane in tribunale, ma per il momento non risulta indagato. A Napoli, al centro delle indagini c’è l’Agusta Westland, controllata di Finmeccanica che produce elicotteri. Prima di sostituire Guarguaglini alla presidenza del gruppo, Orsi era l’amministratore delegato di Agusta che è protagonista di due
diversi filoni di inchiesta. Di uno di questi si discute da giorni sulla stampa indiana, complice il clima di tensione tra i due Paesi per la vicenda dei marinai italiani incarcercati. Al centro della vicenda c’è una cospicua commessa dal valore di almeno 560 milioni di euro di Agusta in India, contratto firmato nel maggio 2010
Un elicottero Agusta. In alto Giuseppe Orsi (FOTO ANSA)
dall’amministratore delegato Orsi. In quei giorni la società di Finmeccanica si aggiudica una gara per la vendita di dodici elicotteri Agusta Westland 101, modelloVip, allestiti per il trasporto di personalità di governo, sbaragliando diverse società concorrenti, come la statunitense Sikorsky Aircraft Corporation
che era intenzionata a mettere su piazza i suoi elicotteri S-92.?Ma questo affare, come anche altri, è finito sotto l’osser vazione dei pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesco Curcio e ha attirato l’atten zione perfino delle autorità indiane. Infatti pochi giorni fa il ministro della Difesa indiano,
Antony Ak, ha chiesto al segretario generale della Difesa Shashi Kant Sharmit di accertare se ci furono episodi di corruzione per la stipula del contratto che Agusta Westland firmò nel 2010 con la Indian Air Force. Inoltre nell’ambito delle indagini napoletane sarebbero state richieste in via informale alle autorità indiane alcune conferme circa le trattative che portarono alla stipula della commessa. Di questo nuovo affare, finito nel mirino della magistratura, secondo alcune indiscrezioni avrebbe parlato Lorenzo Borgogni, ex direttore generale delle relazioni esterne di Finmeccanica, interrogato più volte sia a Napoli che a Roma. Dal capoluogo campano, però, proprio partendo dalle testimonianze di Borgogni, gli inquirenti stanno cercando di capire se dietro quel giro di denaro si nascondessero fondi neri utilizzati per versare denaro a politici o a manager. Così si è creato un filo rosso tra Napoli e Nuova Delhi: l’ipotesi di una corruzione internazionale. Ma da piazza Monte Grappa dicono: in India tutto regolare, ”nessuna comunicazione è stata notificata a società e dirigenti del gruppo né in Italia né in India”.
MA OLTRE all’appalto per gli elicotteri da mezzo miliardo, ci sono anche altre commesse che Finmeccanica e le sue consociate hanno firmato negli ultimi anni e che la magistratura sta vagliando. Come il contratto della
C’è il sospetto di tangenti, il governo indiano vuole chiarimenti, l’azienda: tutto regolare.
Selex Sistemi Integrati con la società statale Cochin Shipyard Limited, per la fornitura di radar navali per le portaerei della marina indiana in costruzione nei cantieri di Kochi. Oppure quello della stessa Finmeccanica, che ha già fornito tre sistemi di comando e controllo per le fregate di classe Brahmaputra e il sostegno supplementare logistico, oltre che la fornitura dei radar e dei sistemi per il controllo del traffico aereo da installare negli aeroporti delle città indiane del sud.
MA C’È ANCHE un altro affare che coinvolge Orsi. Sarebbe stato sempre Lorenzo Borgogni a parlare e a citare un politico importante, Marco Reguzzoni, deputato della Lega Nord fedelissimo di Umberto Bossi, e varesotto come Orsi, considerato al momento della nomina come molto ben visto dal mondo leghista. Orsi, quando era a capo di Agusta, trasferisce parte dell’attività dell’azienda in capannoni industriali vicino a Malpensa, nei dintorni di Varese, di proprietà di imprendiotri che, secondo quanto ha detto Borgogni, sarebbero vicini a Reguzzoni. Visto che l’affitto di quegli immobili è molto elevato i pm stanno verificando se il prezzo sia congruo o non nasconda una sovvenzione occulta. In un’intervista a Re pubblica, lo scorso novembre, Borgogni parla di questo affare e alla domanda se il trasferimento delle attività di Agusta in zona Malpensa fosse un favore per l’uomo della Lega, Borgogni si limita a dire: “Non posso andare oltre, è un argomento oggetto di domande e approfondimento dei pm”. Reguzzoni ha subuito annunciato querela. Èd è sempre Borgogni a parlare della parentopoli in Agusta, quando alla guida c’era Orsi: cita il figlio del senatore Pd Nicola Latorre, poi il fratello del leghista Giancarlo Giorgetti, e la figlia del banchiere (a lungo vicino alla Lega) Massimo Ponzellini, tutti assunti nella controllata.

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