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I CONTI 2013 Fiat, “basta soldi per il Corriere”

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MARCHIONNE ED ELKANN DIFENDONO L’INVESTIMENTO IN RCS E INVOCANO BLACKROCK
Fatto Quotidiano Redazione del 1/04/2014 attualità
Sergio Marchionne benedice il governo Renzi, apre le porte del Lingotto al fondo Blackrock e frena su Rcs. Sono queste le novità dall’ultima assemblea della Fiat a Torino in vista dello spostamento della sede legale in Olanda. “Bisogna dare a Renzi – ha detto l’ad – la possibilità di portare avanti le riforme. I mercati stanno apprezzando ciò che sta succedendo in Italia, non vorrei interrompere questo incantesimo”. Il manager ha detto di essere pronto ad accettare “tutti gli azionisti, specialmente chi ha credibilità e la visibilità di Blackrock”, il fondo americano che sta comprando quote delle grandi banche italiane. Sul fronte indu- striale, Marchionne ha fissato per quest’anno un obiettivo di circa 4,6 milioni di auto vendute, ricavi a 93 miliardi di euro, un utile netto tra 600 e 800 milioni e un indebitamento finanziario netto tra 9,8 e 10,3 miliardi. L’assemblea di ieri che ha approvato il bilancio 2013 è stata anche l’occasione per parlare del 20,55 per cento posseduto dagli Agnelli in Rcs che “Fiat-Chrysler non intende scorporare prima della fusionee della quotazione a Wall Street, attesa entro fine anno”, ha assicurato Marchionne. “Ci sono stati pettegolezzi di divergenze tra me e John – ha detto -Ma è stata una decisione condivisa. E sono convinto che l’a- zienda si sta risanando”. Proprio Elkann ha ricordato che un anno faRcs stava per fallire.”Per senso di responsabilità ci siamo impegnati a salvarla”. Ora le cose stanno andando meglio, il titolo in Borsa è salito del 40 per cento. Detto questo, “non ci saranno altri investimenti in Rcs perché la società non ne ha assolutamente bisogno”, ha aggiunto Elkann.

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Fiat, sede fiscale in Gran Bretagna. Non pagherà piu’ le tasse in Italia

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Fonte Altrainformazione.it del 27/01/2014 redazione attualità

Sergio Marchionne, presenterà al consiglio di amministrazione del Lingotto che si riunirà nei prossimi giorni una proposta anticipata oggi dal Wall Street Journal che prevede il trasferimento della sede fiscale del gruppo che nascerà dalla fusione fra Fiat e Chrysler in Gran Bretagna e la quotazione della stessa a New York. In pratica non un euro di tasse verrà versato all’Italia. Il domicilio fiscale in Gran Bretagna consentirebbe a Fiat e Chrysler di pagare meno tasse sui dividendi. E la maggior beneficiaria di questo sarebbe Exor. Il listing a New York, invece, rifletterebbe la possibilità di un maggiore e più facile accesso al mercato dei capitali.
L’idea dell’amministratore delegato sarà valutata dal consiglio di amministrazione di Fiat nei prossimi giorni, prima ancora della diffusione dei risultati del quarto trimestre e del 2013. Gli analisti stimano per Fiat e Chrysler un utile netto combinato in lieve aumento a 400 milioni di euro per il quarto trimestre e una flessione del 24% a 1,07 miliardi di dollari per il 2013. Una flessione – afferma il Wall Street Journal – imputabile ai problemi di Fiat in Europa, dove il Lingotto si trova a far fronte a vendite deboli. “I risultati rifletteranno un’inversione dei ruoli per le due case automobilistiche. Chrysler è stata trainata fuori dalla bancarotta da Fiat, ma ora le attività americane sostengono” la casa italiana.
La proposta di Marchionne arriva a poche settimane dall’accordo con il Veba per rilevare la restante quota di Chrysler e precede la presentazione del piano industriale, nel quale Fiat illustrerà – mette in evidenza il Wall Street Journal – i dettagli del rilancio di Alfa Romeo, soprattutto negli Stati Uniti. Fiat nel piano dovrebbe anche specificare come raccoglierà fondi per realizzare le sue iniziative. Gli analisti prevedono che sarà raccolto almeno un miliardo di euro, perchè nè Fiat nè Chrysler producono abbastanza cash per finanziarsi da sole. «Fiat e Chrysler si trovano in una posizione più debole rispetto alle rivali perchè hanno un portafoglio prodotti più limitato e quote inferiori nei mercati tradizionali. Inoltre sono state anche più lente a espandersi nei mercati emergenti come la Cina».
Fonte: libero
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2014/01/27/fiat-sede-fiscale-in-gran-bretagna-non-pagher-piu-le-tasse-in-italia/#sthash.cUzpokcW.dpuf

TTT: TUTTO TRANNE TORINO – IL “WSJ” CONFERMA: FIAT AVRÀ SED E FISCALE IN INGHILTERRA E SARÀ QUOTATA A NEW YORK MARPIONNE E IL NUOVO ASSETTO DELLA FIAT

Fonte Dagospia.com del 26 GEN 2014 attualità
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Per il quotidiano americano, il gruppo guidato da Marpionne è pronto al nuovo assetto, che sarà votato dal cda il 29 gennaio: sede legale in Olanda (per avvantaggiare il controllo degli Agnelli), sede fiscale in GB (per pagare meno tasse) e titolo a Wall St. (perché ormai è Chrysler la padrona) – A Piazza Affari resterà una quotazione secondaria del gruppo

QUALCUNO DICA A NICK O MARPIONNE CHE IL “PIANO MARSHALL” SERVE ALLA FIAT: PERDITE 2012 A 1,35 MILIARDI (ERANO 791 NEL 2011)

Fonte Dagospia 14/06/2013 attualità
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Fiat e Chrysler rinegoziano i prestiti mentre crollano tutti gli indici – Margine di gestione in rosso per 1,5 miliardi (900 milioni nel 2011) – Cala il saldo della gestione finanziaria: attivo da 577 a 354 milioni – Fiat sopravvive solo con i conti americani e la produzione di Mirafiori e Cassino scende da 230mila a 138mila vetture…

Fiat, Sergio Marchionne indagato dai pm di Nola ’AMMINISTRATORE DELEGATO E IL CAPO DELLO STABILIMENTO DI POMIGLIANO SOTTO ACCUSA PER LE DISCRIMINAZIONI ALLA FIOM

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da Fatto Quotidiano 30/03/2013 di Salvatore Cannavò attualità

Lo scontro, questa volta, è di natura penale. Sergio Mar- chionne è stato indagato dalla Procura di Nola per il mancato riconoscimen- to in Fabbrica Italia Pomigliano dei diritti sindacali alla Fiom e per discrimazione verso gli iscritti a quel sindacato nelle procedure di assunzione. Insieme a lui, indagato anche il direttore dello stabilimento, Sebastiano Garofalo. Ed è la stessa azienda ad aver comu- nicato, ieri, la ricezione del provvedimento di “chiusura indagini” che precede il rinvio a giudizio. QUESTA VOLTA non si tratta di una diatriba di fronte al giu- dice del lavoro ma di un reato penale. Non vedremo mai Marchionne in manette, sia chiaro, però i reati possono configurare anche la condanna a una pena pesante, sia pure simbolica. I magistrati campa- ni, su denuncia dei legali della Fiom-Cgil, si sono mossi ad- debitando all’azienda torinese i reati di discriminazione (arti- coli 15 e 28 dello Statuto dei lavoratori) e di mancata ot- temperanza agli ordini dei giudici. Hanno ascoltato diversi testimoni, soprattutto i lavoratori dell’azienda ma, ancor di più, si sono letti le tante sentenze che nel corso degli ultimi due anni hanno scandito il conflitto tra la Fiat e la Fiom. In particolare la sentenza del Tribunale di Roma, in due gradi di giudizio, relativa ai 19 operai Fiom, fatti reintegrare dal giu- dice sulla base del principio della non discriminazione, poi estromessi dalla Fiat, poi di nuovo fatti rientrare e infine collocati nel calderone della cassa integrazione. Con quella sentenza, la storia dello stabilimento di Pomigliano è mutata in profondità. La Fiat, infatti, ha dapprima rein- tegrato i lavoratori, poi, però, è giunta all’ipotesi di licenziarne altrettanti. Infine, dopo le prociato l’esistenza di un piano aziendale che, all’interno della Fga, suddivide gli operai in tre fasce, A, B e C, dove i primi possono lavorare sempre e gli altri restano collocati in cassa integrazione, con un alleggeri- mento per la fascia B ma non per quella C. La fascia in cui si trovano tutti gli iscritti alla Fiom. SE LA DISCRIMINAZIONE esiste ancora o se invece sia stata rimossa lo deciderà il Tribunale, una volta stabilito il rinvio a giudizio. La Fiat, ieri si è detta “sconcertata” e ha ricondotto l’iniziativa giudiziaria “all’inusitata offensiva giudiziaria av- viata dalla Fiom nei confronti teste di tutti i sindacati, ha de- ciso di chiudere “Fabbrica Ita- lia Pomigliano” (Fip) per ritor- nare alla vecchia denomina- zione, Fiat Group Auotomobiles (Fga). In questo modo, rompendo la divisione tra nuovo stabilimento – in cui erano stati assunti operai privi della tessera Fiom – e vecchia azienda, in cui si trovavano tutti gli altri, l’accusa di discri- minazione veniva, secondo i piani dell’azienda, a cadere. In realtà, il sindacato ha denun- della Fiat”. Un’iniziativa di cui l’azienda torinese contesta i successi visto che su 62 ricorsi “45 sono stati decisi in favore dell’azienda, 7 in favore della Fiom, 7 con rinvio alla Corte Costituzionale e 3 non defini- ti”. “In realtà mescolano giudizi diversi – risponde il legale della Fiom, Lello Ferrara – i numeri non sono questi. Basti pensare che sull’articolo 19 [quello re- lativo alla rappresentanza sin- dacale, ndr] su 27 cause siamo 12 a 10 per la Fiat mentre sulle deleghe sindacali su 26 cause ne abbiamo persa solo una a Brescia”. Ma al di là dello scon- tro sui numeri, è palese l’insofferenza Fiat per l’iniziativa dei giudici. Nel comunicato, infat- ti, si parla di “interminabile, strumentale e infondato contenzioso”. Poi, si giudica “pa – radossale” che a essere destinatario del provvedimento sia lo stesso amministratore delegato che “nessuna parte ha mai avuto nella gestione delle rappresentanze sindacali e dei processi di assunzione in Fabbrica Italia Pomigliano”. LA FIOM “prende atto” dell’iniziativa dei giudici e annuncia che, se ci sarà il rinvio a giudizio, si costituirà “parte civile”. Per la Uilm, invece, si “tratta di un’ennesima mazzata per il Sud e per l’industria metalmeccanica” mentre l’Ugl parla di “errore della magistratura”.

FIAT, LE VENDITE PRECIPITANO LA PAGA DEI MANAGER VOLA PER MARCHIONNE 7,4 MILIONI (PIÙ 46 IN AZIONI). MONTEZEMOLO 5,5

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Fatto Quotidiano 20/03/2013 Salvatore Cannavò attualità

Si possono perdere quote di mercato e contemporaneamen- te vedersi aumentare lo “stipendio” a dismisura? Si può, se ci si chiama Sergio Marchionne, si fa l’amministratore delegato del gruppo Fiat-Chrysler e si è considerati uno dei manager migliori al mondo. Il paradosso vale 7,4 milioni di euro, la “retribuzione”complessiva –fisso più incentivi – guadagnata dall’ad italo-canadese nel 2012 e resa nota ieri dalla relazione sulle remunerazioni del gruppo. A questa vanno aggiunte però al- tre voci più o meno comprensibili a un comune lettore visto che sono nascoste nel bilancio. In particolare le stock options che ammontano a 16,9 milioni di azioni Fiat e che Marchion- ne ha diritto ad acquistare a un prezzo prefissato. Poi ci sono le “stock grants”, azioni gratuite del gruppo che gli sono state devolute come “premio” dall’azienda: nel 2012 sono state 4 milioni per Fiat Group e 4 milioni per Fiat Industrial, anche se di queste ne ha do- vute vendere 980 mila per pagare le tasse relative (e, come ha scritto Vittorio Malagutti sul Fa t to , con una tassazione favorevole al 30 per cento). Ai valori azionari di ieri, si tratta di un bonus di quasi 45 milioni di euro (equivalente a denaro liquido da subito) che vanno ad aggiungersi alla paga ordi- naria (oltre ai compensi ricevuti dalla Philip Morris, l’unica compagnia esterna al mon- do Fiat in cui Marchionne sie- de nel consiglio direttivo). LA “BUSTA PAGA”di colui che si è definito un “metalmeccanico” è comprensiva di svariate voci. Da FiatGroup, Marchionne ha incassato lo scorso anno 4,5 milioni di euro di cui 1,4 provenienti da società controllate e collegate. Di questi, 2,3 milioni sono relativi a compensi fissi mentre altri 2 mi- lioni da “bonus e altri incen- tivi” mentre 226 milioni provengono da benefici non monetari. Il compenso percepito da Fiat Industrial, invece, am- monta a circa 2,9 milioni di euro: 1,25 proviene da compensi fissi mentre 1,58 da bonus e in- centivi. In totale 7,387 milioni contro i cinque del 2011. Un aumento secco di 2,4 milioni di euro, circa il 50% in un anno mentre ai suoi dipendenti la Fiat ha corrisposto 40 euro di aumento mensili. La differenza dipende dai circa 2 milioni di bonus e incentivi avuti dalla società automobi- listica e dagli oltre 300 mila euro di “aumento” ricevuti da Fiat Industrial. Benefici che ri- guardano il solo Marchionne e non le altre figure apicali del gruppo come il presidente John Elkann e il presidente Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo. Il primo ha ricevuto un compenso di 1,46 milioni di euro contro l’1,34 del 2011 (cui occorre aggiungere circa 2 mi- lioni percepiti in qualità di pre- sidente della Exor, la finanzia- ria della famiglia Agnelli). Leggero calo di stipendio anche per Montezemolo che passa da 5,55 milioni del 2011 ai 5,53 dello scorso anno: una piccola spending review per chi ha de- ciso di dedicarsi, sia pure marginalmente, alla politica. A queste cifre, come abbiamo visto, occorre aggiungere la montagna di stock options che fa affluire nelle tasche dell’amministratore delegato del gruppo svariate decine di mi- lioni di euro. Anche l’attività di amministratore della Chrysler, contraria- mente alle apparenze, prevede una retribuzione, sia pure sot- to forma di diritti azionari, Unit appreciate rights, che saranno esigibili solo alla scadenza della carica. Si tratta in ogni caso di 1,1 milioni di dollari che si aggiungono a tutto il resto. Non male per chi, a febbraio del 2013, ha visto la propria azienda scontare in Europa una perdita del 14% relativa- mente ai primi due mesi dell’anno. Una tendenza negativa che prosegue l’andamento del 2012, anno in cui la Fiat, sem- pre nei paesi europei, aveva perso il 16% del mercato pas- sando da 948 mila vetture a 798 mila (unico dato in controtendenza, la Jeep Chrysler). IERI MARCHIONNE non ha commentato i dati limitandosi a ribadire che i “target del 2013 sono tutti confermati” anche se il primo trimestre di que- st’anno non sarà “eccezionale”. Sicuramente non come la sua busta paga.

FIAT, BALLE DA EXPORT Il Lingotto: “Puntiamo sull’estero ”. Come i Paesi dell’Est Europa. Ma la sfida sui costi è persa in partenza


Fatto Quotidiano 25/09/2012 di Vittorio Malagutti attualità
Milano Dunque Sergio Marchionne ha escogitato la strategia che salverà la Fiat. Il Lingotto vende sempre meno auto in Italia? E allora, qual è il problema? Basta puntare sui mercati esteri. Non l’Europa, però, dove la posizione del gruppo torinese è precipitata al minimo storico. No, no, il manager dal maglioncino nero pensa proprio all’America, nel senso di Stati Uniti. Geniale. Quindi, se abbiamo capito bene, in un futuro prossimo usciranno dalle fabbriche italiane centinaia di migliaia di vetture destinate al mercato Usa. La notizia dell’ideona di Marchionne non farà molto piacere al governo di Washington che da anni fa fuoco e fiamme, per esempio, contro i produttori cinesi, sovvenzionati alla grande da Pechino, che esportano auto e soprattutto componenti verso gli Stati Uniti. Se poi alla Casa Bianca dovesse arrivare il repubblicano Mitt Romney, ancora più agguerrito sul fronte della difesa del made in Usa, riesce difficile pensare che l’atteggiamento dell’amministrazione americana verso le nuove strategie Fiat possa c a m b i a re . C’È ANCHE un problema strettamente commerciale da risolvere. Gli americani fin qui hanno dimostrato di non gradire granché le auto con i marchi italiani del gruppo Fiat. Proprio ieri il quotidiano economico Wall Street Journal ha rilanciato l’indiscrezione che il lancio in grande stile dell’Alfa negli Stati Uniti, inizialmente previsto per questi mesi, è stato rinviato al 2014. Non sembra un bel segnale, se davvero il capo del Lingotto si prepara a varare una nuova strategia fondata sull’export. Certo, in teoria Marchionne potrebbe decidere di produrre negli stabilimenti della Penisola alcuni modelli Chrysler al momento fabbricati in America. Già, ma vallo a spiegare ai sindacati Usa. E anche al governo di Washington che ha finanziato con miliardi di dollari di prestiti a tasso agevolato il salvataggio della Chrysler affidato all’azienda italiana. A QUESTOpunto vale la pena di chiedersi se è possibile che Marchionne non abbia ben presente tutte le incognite della svolta che ha appena annunciato urbi et orbi. Una svista, chiamiamola così, di questa portata sembra piuttosto improbabile. E allora viene il sospetto che l’idea di puntare tutto sull’export non sia altro che una trovata per prendere tempo. Una sorta di piano “Fabbrica Italia” rivestito con un involucro nuovo. Tutti sapevano fin dall’inizio che sarebbe stato impossibile raddoppiare la produzione in Italia nell’arco di quattro-cinque anni. Adesso ci risiamo con l’export, che ha tutte le caratteristiche di una balla spaziale. E per smontarla basta citare qualche numero. Per esempio: quali sono i Paesi che davvero puntano tutto sull’export di auto per creare occupazione e reddito? Restiamo in Europa e vediamo che i campioni di questa particolare categoria si chiamano Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca. Dalle fabbriche polacche nel 2011 sono uscite circa 740 mila auto, da quelle slo- Svelato il bluff di Fabbrica Italia: il gruppo di Torino chiede aiuti di Stato per vendere oltre confine vacche 640 mila. Il record va alla Repubblica Ceca con quasi 1,2 milioni di vetture. Per dare un’idea della situazione va precisato che in Italia, un tempo terzo produttore europeo dietro Germania e Francia, l’anno scorso non abbia mo superato quota 490 mila e per il 2012 forse si scenderà sotto le 400 mila. Ovviamente le auto prodotte nei tre Paesi citati dell’Europa orientale sono destinate per la quasi totalità a essere vendute oltreconfine. La Polonia, per dire, assorbe non più di 270 mila auto nuove all’anno, solo un terzo di quelle che escono dagli stabilimenti che Volkswagen, Opel e Fiat hanno aperto in territorio polacco. A quanto sembra Marchionne vorrebbe fare concorrenza a questi Paesi sul fronte dell’export. Le vendite oltrefrontiera sarebbero la medicina capace di far ripartite alla grande le fabbriche italiane, che ovviamente hanno una capacità produttiva ben superiore (di tre o quattro volte) alle 400 “M a n d e re m o più vetture negli Usa”, ma intanto il lancio dell’Alfa in America è posticipato al 2014 mila auto messe sul mercato nel 2012. Il problema è che il costo del lavoro in Polonia, Slovacchia o Repubblica Ceca è pari alla metà o anche meno di quello italiano. Questo svantaggio competitivo pare difficile da colmare, almeno nel breve periodo. E neppure i fantomatici sussidi all’expor t richiesti da Marchionne nei giorni scorsi, ammesso che passino l’esame delle autorità europee (e anche quelle dell’Organizzazione mondiale del commercio) sembrano in grado di risolvere il problema. Niente paura, predica il capo del Lingotto, l’America ci darà una mano. Il gruppo Fiat si attrezzerà per vendere al di là dell’Atlantico. Una scelta obbligata. Perché Cina e India, i mercati con le maggiori prospettive di crescita, restano lontane, lontanissime. Da quelle parti il Lingotto ha accumulato almeno dieci anni rispetto ai principali concorrenti. E allora hai voglia a spingere sull’expor t.

FIAT, NULLA DI FATTO (Marco Palombi).

FIAT, NULLA DI FATTO (Marco Palombi)..

Modello tedesco: un operaio della Volkswagen guadagna il doppio di un collega della Fiat (Vittortio Malagutti).

Modello tedesco: un operaio della Volkswagen guadagna il doppio di un collega della Fiat (Vittortio Malagutti)..

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