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Evasori ed evasivi (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 22/04/2014. Marco Travaglio attualità

Ha fatto il giro del web la foto dell’immigrato arrestato a Roma in piazza del Pantheon e trascinato in manette come un boss mafioso sotto gli occhi esterrefatti della gente impegnata nello shopping pasquale. Non aveva ucciso né picchiato né stuprato né scippato nessuno: vendeva borse taroccate. Naturalmente nessun garantista un tanto al chilo ha protestato contro la “gogna mediatica” e le “manette facili”, come avrebbe fatto se fosse toccato a qualche frequentatore di un palazzo lì vicino: Montecitorio. Intendiamoci: nessuno giustifica i contraffattori e i loro complici, che vanno perseguiti con severità, visto che sottraggono risorse non solo alle griffe della moda, ma anche al fisco e dunque alla collettività.

Ciò che stona non è l’arresto del venditore abusivo: è il mancato arresto di chi fa le stesse cose, frodando il fisco con i più svariati raggiri, ma resta a piede libero. C’è qualcosa di mostruosamente sbagliato in un paese che porta via in catene l’immigrato delle borse farlocche e intanto manda un frodatore incallito, condannato per 7,3 milioni evasi e miracolato dalla prescrizione per altri 300, a fare il volontario in un ospizio per 4 ore alla settimana per 10 mesi fra una campagna elettorale, un Italicum e una riforma costituzionale. Abbiamo dato volentieri atto a Matteo Renzi delle cose buone annunciate nel Def: gli 80 euro in più nelle buste paga più sottili, anche se escludono incapienti e pensionati, sono meglio di un calcio nel sedere; il tetto ai compensi dei manager pubblici e anche dei magistrati è sacrosanto; l’aumento delle tasse alle banche sul regalo miliardario delle quote Bankitalia è un’inversione di rotta dopo anni di bancocrazia (anche se era meglio evitare tout court quel pacco dono). Ma sulla lotta all’evasione la bocciatura è totale. L’altro giorno, intervistato da Repubblica , il premier ha dichiarato che l’evasione “non si combatte con nuove norme”, bensì con “la volontà politica di incrociare i dati” e “perseguire i colpevoli” con l’“uso massiccio della tecnologia”. La solita supercazzola. Per punire i colpevoli, occorrono pene severe e figure di reato efficaci che oggi non ci sono. Infatti il neocommissario anti-corruzione Raffaele Cantone le chiede eccome: prescrizione, falso in bilancio, autoriciclaggio e veri poteri alla sua Authority, oggi ridotta a ente inutile perché non può sanzionare le amministrazioni che non rispettano le regole. Si spera che Renzi sia così evasivo perché non conosce la materia e non perché teme di perdere voti alle prossime elezioni europee (i 10-11 milioni di evasori votano e fanno votare). Nel primo caso, può rimediare informandosi con qualcuno che ci capisca. Nel secondo, è in malafede e non c’è niente da fare. Come ricorda il pm milanese Francesco Greco, “il sommerso del Pil ammonta a 420 miliardi con mancate entrate fiscali per 180 all’anno”. Cifre spaventose che imporrebbero – dice Greco – “una spending review che riduca i costi della criminalità economica, anche con tagli lineari”. Ma nessuna delle slide delle televendite renziane dice niente sulla prima emergenza nazionale: basterebbe grattarne il 10% per far recuperare decine di miliardi, anziché elemosinare le briciole con le spending à la Cottarelli, le pochade delle auto blu su eBay e le false riforme del Senato e delle Province. Per farlo, occorrono proprio le “nuove norme” che Renzi non vuole. La prima è sull’autoriciclaggio, per punire finalmente chi reinveste in proprio il bottino dei suoi delitti e per garantire che il prossimo decreto sul rientro dei capitali dall’estero non diventi l’ennesimo scudo-condono. La seconda è sulla prescrizione, che garantisce l’impunità a qualunque colletto bianco che derubi la collettività. Ma, per approvarle, ci vuole una maggioranza diversa da quelle del governo (avete presente l’Ncd?) e delle riforme istituzionali (col partito dell’evasore e dell’evaso). I 5Stelle, anch’essi finora piuttosto evasivi, si facciano avanti e sfidino Renzi a presentarle, garantendo i loro voti. Tutto il resto è frottola.

Disgrazia e Ingiustizia (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 09/03/2014. Marco Travaglio attualità

Una notizia buona e una cattiva. Prima la cattiva: Renzi non ha le idee chiare sulla giustizia (o, se le ha, le nasconde benissimo). Nel discorso d’insediamento al Senato, ha riassunto la riforma che ha in mente con questa supercazzola: “Sulla giustizia non possono esserci solo derby ideologici. La giustizia è un asset reale”. Poi, rispondendo a Saviano su Repubblica , ha annunciato l’ennesimo “commissario anticorruzione” per combattere mafie e tangenti e recuperare il maltolto. Infine, per difendere i cinque membri inquisiti del governo, ha mandato la Boschi alla Camera a farfugliare di “presunzione di innocenza” e ha accusato Civati di incoerenza perché partecipò alle primarie del Pd essendo ancora indagato. Ora, nell’ordine. 1) Non sappiamo che diavolo sia un “asset reale”, ma sappiamo per certo che in questi 20 anni sulla giustizia non c’è stato alcun “derby ideologico” fra opposte fazioni: c’è stato un attacco sistematico alla legalità dal partito trasversale della corruzione, dell’evasione e della trattativa Stato-mafia, a cui si sono opposti pochi giuristi, magistrati, giornalisti, politici e movimenti della società civile, Costituzione alla mano. 2) Mafie e corruzione non si combattono con i commissari straordinari (ne abbiamo visti sfilare a decine e non sono serviti a un tubo), ma con armi efficaci in mano ai magistrati, alle forze dell’ordine e alla Pubblica amministrazione: dalla riforma della prescrizione al ripristino del falso in bilancio all’introduzione dell’autoriciclaggio (l’apposito emendamento Civati al decreto sui capitali all’estero attende ancora l’ok del governo e il voto della maggioranza e del M5S). 3) La presunzione di non colpevolezza (non di innocenza) riguarda i processi e non c’entra nulla con i requisiti richiesti a chi viene designato a una pubblica funzione (un conto sono le primarie del partito, un’associazione privata, un altro la selezione dei membri del governo). La buona notizia è che, nella confusione renziana, c’è un’eccezione: il No chiaro e netto ad amnistia e indulto. L’altro giorno, con cinque mesi di ritardo, i soliti quattro gatti hanno discusso alla Camera il messaggio di Napolitano sul sovraffollamento delle carceri e sull’urgenza di provvedere prima di maggio, quando scatteranno le prime multe europee (i decreti svuota-carceri Alfano, Severino e Cancellieri – come avevamo ampiamente previsto in beata solitudine – erano buffonate). La neoresponsabile Giustizia del Pd, la renziana Alessia Morani, ha sbaraccato la linea dell’indulgenza plenaria, lasciando soli Ncd, FI e Udc a ululare alla luna il “liberi tutti”. Era ora.

Resta da capire quando arriverà la pars construens: edificare nuove carceri, riaprire Pianosa e Asinara, ristrutturare caserme in disuso per recludere detenuti meno pericolosi, abolire il reato di clandestinità, rivedere la Bossi-Fini e applicarla nella parte che prevede di far scontare agli stranieri gli ultimi tre anni nei loro paesi. Ma il fatto che il Pd cambi rotta, e che dunque la maggioranza dei due terzi richiesta per amnistie e indulti non esista più, è un’ottima novità. Soprattutto per le vittime dei reati, in continuo aumento a causa della crisi (l’Espresso parla di una casa svaligiata ogni due minuti). Finiscono così al museo di paleontologia i tromboni sinistri della decarcerazione, che han fatto danni per 20 anni. Ancora l’altro giorno l’Unità pubblicava un comico “saggio” di Luigi Manconi che tenta pietosamente di difendere l’indulto del 2006: quello che, per salvare Previti e B., mise fuori quasi 30 mila delinquenti e non ne fece più entrare almeno altrettanti. La tesi – tenetevi forte – è questa: chi viene scarcerato al momento giusto torna a delinquere per il 68%, mentre i detenuti liberati anzitempo nel 2006 ci sono ricascati (o meglio, sono stati beccati a ricascarci) “solo” per il 34%, dunque l’indulto conviene e bisogna farne altri. Saranno felici le 10 mila nuove vittime che non avrebbero subìto alcun danno se i loro 10 mila persecutori fossero rimasti dentro a scontare la pena per intero. Poi uno si domanda perché il centrosinistra non vince mai.

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