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Goldman Sachs: successo Grillo, il vero problema dell’Europa (le dichiarazioni di Jim O’Neill, numero uno di Goldman Asset

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da Wall Street Italia il 29 marzo 2013 attualità
Fattore Grillo”: per Jim O’Neill, la Germania e l’Unione europea dovrebbero riflettere. Presto gli italiani “cominceranno a chiedersi quali siano i benefici della permanenza dell’euroROMA (WSI)- Non fa tanti giri di parole, Jim O’Neill, numero uno di Goldman Asset Management a spiegare qual è, a suo avviso, il vero problema dell’Europa: si tratta del “successo di Beppe Grillo”, leader del Movimento 5 Stelle.

“La storia piu’ interessante è il fattore Grillo in Italia. Non capisco come i tipi duri del Nord non stiano pensando a questo problema”.

L’Italia- continua – è la terza economia dell’Eurozona, e se non comincia ad avere un po’ di crescita presto, cominceranno a chiedersi quali siano i benefici della permanenza dell’euro”.

“Cosa sta facendo l’Ue per affrontare questo problema? – si chiede O’Neill – sembra che le sue decisioni vengano prese da chi ha la voce grossa, specie in Germania

Euro: suicidio politico?

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Da Coscienzeinrete redazione 19/03/2013 attualità
Pubblichiamo un’articolo di Jaques Sapir, economista e direttore dell’ Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi.

Si parla tanto degli effetti dell’uscita dall’Euro, in questo articolo Sapir, partendo dalla Francia, ma analizzando anche i problemi italiani, ci parla degli effetti nefasti del RIMANERE nell’Euro.

Così, il governo si appresta a utilizzare il procedimento del decreto-legge per accelerare le sue “riforme”. Questo procedimento è stato usato negli ultimi anni, ma era riservato a questioni più tecniche, come ad esempio la pianificazione urbana nel contesto della “Grenelle Environnement”. Il suo utilizzo su temi particolarmente sensibili ci riporta ai decreti-legge adottati nel 1967 da Georges Pompidou, Primo Ministro, sulla sicurezza sociale. Si potrà convenire che questo precedente non depone a favore del governo o del procedimento che ha scelto. In effetti, non possiamo immaginare un momento peggiore per cercar di operare delle forzature in campo sociale.

La crisi si aggrava Le ultime notizie non sono buone, a dir poco, in campo economico. L’annuncio della distruzione di quasi 100.000 posti di lavoro nel 2012, di cui più di 44.000 nell’ultimo trimestre ( qui ), conferma quello che già sapevamo : la crisi si approfondisce. Le perdite di posti di lavoro sono una delle cause della disoccupazione in un paese che la cui situazione demografica vede un continuo rilevante flusso di giovani che si affacciano ogni anno sul mercato del lavoro.

Questa perdita di posti di lavoro è stata particolarmente importante nell’industria. Anche qui, niente di sorprendente. La produzione industriale continua a diminuire. Può essere constatato nel grafico seguente, che mostra il tasso di crescita a scorrimento annuale, vale a dire, come variazione percentuale rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Sapir1

Questo calo della produzione industriale porta con sé il crollo dei servizi. Quando soffre l’industria, soffre l’intera economia. Inoltre, oramai siamo soggetti alla concorrenza di paesi che hanno fatto una forte svalutazione interna, come la Spagna. La bilancia commerciale nei confronti di questo paese è diventata negativa. Ed è comunque gravemente insufficiente, data la debolezza dell’industria spagnola, a porre rimedio alla terribile crisi della Spagna. Tuttavia di giorno in giorno questo pesa sempre di più sull’industria francese, che ben presto dovrà porsi il problema di un forte calo dei suoi salari. Se sarà così, si sa in anticipo quale destino ci attende. La disoccupazione, già alta nel nostro paese, aumenterà ancora. In effetti, qui si può ben vedere che il problema centrale è l’euro: organizza, mettendoli insieme nella condizione di una parità di cambio immutabile, dei paesi le cui condizioni strutturali sono molto diverse, in una battaglia spietata in cui i lavoratori sono le prime vittime. L’euro è un’arena in cui sono sacrificati centinaia di migliaia o addirittura milioni di posti di lavoro: i lavoratori condannati alla disoccupazione dalla moneta unica possono dire “ave euro morituri te salutant”.

La crisi si aggrava (bis)
Queste politiche di svalutazione interna, eufemisticamente chiamate politiche di austerità, provocano effetti contrari a quelli desiderati. Abbiamo già scritto qui sulla Spagna e la Grecia, dove si assiste a una forte contrazione del credito che rafforza gli effetti dell’austerità, condannando moltissime imprese al fallimento. Oggi stiamo assistendo a un fenomeno simile, questa volta in Italia. Nel grafico 2, costruito a partire dai dati della Banca d’Italia, troviamo che la contrazione del credito di questi ultimi sei mesi è anche superiore a quella del 2009, dopo la crisi Lehman Brothers.
Sapir2

Va ricordato che uno degli argomenti avanzati nel 2011 per costringere Berlusconi a dimettersi era che una crisi italiana avrebbe potuto portare ad una crisi dell’euro, con effetti ancor peggiori rispetto a quelli della crisi Lehman Brothers nel 2008. Si può constatare, dalle statistiche ufficiali, che gli effetti della politica di Mario Monti, l’esecutore fallimentare designato dall’Europa, sono stati di gran lunga peggiori delle conseguenze della crisi del 2008/2009. E se non si troverà una soluzione rapida alla contrazione del credito, nei prossimi tre mesi assisteremo a un’ecatombe di piccole e medie imprese italiane. Le conseguenze, sia economiche che sociali e politiche, di una tale catastrofe saranno disatrose. Ma credere che questi effetti possono essere limitati alla sola Italia è una profonda illusione. Se l’Italia entra in una fase acuta della sua crisi, l’impatto si farà sentire anche in Francia.

Un suicidio politico
Perché, allora, in questo contesto drammatico, François Hollande ha deciso di procedere per decreti-legge? Non c’è urgenza nella questione delle pensioni. Ricordiamo, d’altronde, che su questo punto la vera variabile critica è il tasso di disoccupazione. (Se la disoccupazione è alta, i contributi non bastano a finanziare le pensioni, ndt). Siamo dunque di fronte a una politica che si è rassegnata, senza dirlo, ad un aumento significativo della disoccupazione. Queste misure porteranno a un ulteriore deterioramento della situazione economica e, in particolare, dei consumi, causando un ulteriore aumento della disoccupazione.

Ma siamo anche di fronte, e forse soprattutto, a una reazione di panico per le critiche dei tedeschi (qui ) sulla politica francese. Il governo dimostra così di prendere gli ordini da Berlino. Che questi ordini siano trasmessi da alcuni settori dell’elite francese non cambia nulla. Abbiamo già vissuto una situazione del genere nella storia … Certo, si dirà che è per una buona causa, per salvare l’euro che risulterebbe compromesso dalla “debolezza ” delle riforme francesi. Il prezzo da pagare sarà molto alto, molto probabilmente alle elezioni europee del 2014. Ma nel frattempo, il governo ha commesso un vero e proprio suicidio politico.

Articolo di Jaques Sapir

Fonte: http://vocidallestero.blogspot.it/2013/03/sapir-un-suicidio-politico.html

Cipro dice NO all’Europa. Pesante sconfitta per tutti i banksters Ue

coreldi: WSI Wall street Italia Pubblicato il 19 marzo 2013
Sussulto di dignita’ del parlamento di Nicosia: con 36 voti contrari e 19 astensioni, bocciato il prelievo forzoso sui depositi bancari, chiesto dalla troika come parte del piano di salvataggio da 17 miliardi di euro, pari al 140% del Pil. La Bce promette liquidita’. Ma l’Europa trema. Non possiamo non dirci ciprioti. NICOSIA (WSI) – Il parlamento di Cipro, con 36 voti contrari e 19 astensioni, ha bocciato l’introduzione di un prelievo forzoso sui depositi bancari bancari, una misura chiesta dagli altri partner dell’Eurozona e del Fondo Monetario Internazionale, per dare il via al piano di salvataggio di circa 17 miliardi di euro, pari al 140% del Pil.

Leggi anche:
Non possiamo non dirci ciprioti

”La Bce prende atto della decisione del parlamento di Cipro e resta in contatto con gli altri partner della Troika (Bce-Ue-Fmi,NdR). Ribadisce l’impegno a fornire tutta la liquidita’ necessaria nell’ambito delle attuali regole”, cosi’ la nota dell’Eurotower. Il comunicato arriva dopo il voto del parlamento di Cipro che ha bocciato il prelievo forzoso sui depositi bancari. Una misura richiesta dai partner dell’Eurozona e dal Fondo Monetario Internazionale come condizione per attivare il salvataggio del sistema bancario del paese.

Commenta l’utente di WSI Cheshire Cat:

… si riproverà con un altro piano, perchè il punto importante della questione non è (ancora) l’uscita di un paese dall’euro, cosa che l’UE tenterà di impedire in tutti i modi.

Il succo di questo voto è che per la prima volta un paese si è rifiutato di mettere in pratica un piano richiesto dall’UE (la quale ora cerca di disconoscerne la paternità, attribuendola al solo Anastasiades). Il che significa che i vari Tsipras, Grillo, Berlusconi, Moya etc. potranno invocare un precedente in cui un piano UE è stato rifiutato, o almeno rinegoziato (stanotte molta gente a Nicosia, Strasburgo e Berlino non va a letto).

Il che è di per sè clamoroso. Fino ad adesso la UE aveva sempre ottenuto quello che voleva. Ora questo evento rischia di essere come la battaglia di Ajn Jalut per i Mongoli (1265), l’assedio di Malta per gli Ottomani (1566) o la Battaglia aerea d’Inghilterra per i nazisti. Oppure, ricorrendo ad esempi più politici, la sconfitta sul divorzio per la DC (1974) o il primo arretramento dei comunisti alle elezioni (1979). Una prima battuta d’arresto.

Che ne presagisce altre…

:Leggi anche: Che succede adesso?

Gli aiuti servono per salvare un paese che paga la crisi del proprio sistema bancario, gravido di sofferenze verso la Grecia. Il prelievo forzoso doveva servire come contributo (5,8 miliardi) del paese alle spese del piano, ma le manifestazioni popolari contro questa misura, considerata un salvataggio delle banche, non a carico degli azionisti, ma dei clienti, ha indotto il parlamento alla marcia indietro. Il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha invitato i partiti al dialogo, mentre le banche restano chiuse per evitare una nuova massiccia fuga di capitali dall’isola.

Si dovra’ tornare al negoziato, non solo tra i partiti ciprioti, ma anche con gli altri partner dell’Eurozona, l’Eurogruppo e’ convocato per venerdi’. Sembra di assistere al ”deja vu” del famoso Psi fatto sulla Grecia, quando i detentori di titoli di Stato ellenici furono chiamati, anche in modo forzoso, a condividere le perdite, innescando un calo di fiducia sui titoli di Stato dei paesi dell’Eurozona, divenuti all’improvviso suscettibili di ristrutturazione forzosa. Nel caso di Cipro si e’ optato per un prelievo forzoso sui depositi bancari che, oltre a favorire la fuga di capitali dall’isola, innesca un calo nella fiducia dei depositanti, che diventano oggetto di una ristrutturazione delle loro disponibilita’ liquide. Per ora l’Eurogruppo si e’ limitato a dire che il prelievo forzoso rimarra un ”caso unico”, ma lo stesso spartito era stato suonato per la Grecia.

I mercati finanziari di fronte a questo proliferare di ”unicita” oggi hann penalizzato i paesi periferici dell’Eurozona con significative flessioni per le borse di Milano (-1,5%) e Madrid (-2,2%) ed inevitabile aumento dello spread. Per i trader, Italia e Spagna hanno ancora le maggiori probabilita’ di entrare in stress finanziario, soprattutto se la recessione dovesse approfondirsi. In calo anche l’euro, sceso fino a sotto 1,29 sul dollaro, sui minimi da fine novembre.

Crisi Europa, Stiglitz: “E’ un disastro creato dall’euro”

corel
Fonte wall street Italia 3/02/2013 attualità
Per il Premio Nobel, i problemi dell’Europa sono stati provocati dalla moneta unica. “Ha creato disparità”. Adesso serve solidarietà, altrimenti ristrutturazione Ue. George Soros: caos politicamente inaccettabile.
Roma (WSI) – La crisi dell’euro è colpa dell’euro. Per il professore della Columbia University, Joseph Stiglitz, i problemi economici dell’Europa sono tutti racchiusi lì: nella moneta unica. L’agonia che alcuni Paesi continentali più di altri stanno vivendo è “un disastro provocato dall’uomo e soprattutto dall’euro”, ha denunciato il premio Nobel. Ma forse “abbiamo abbastanza solidarietà per cercare di dare vita davvero al progetto dell’euro.”

La soluzione che suggerisce è quella di sacrificare l’euro e riformare il “quadro europeo”. Una tesi basata sulla realtà dei fatti. L’analisi di Stiglitz parte infatti riconoscendo lo stato di recessione in cui si trovano oggi molti paesi europei. Stiglitz definisce questa situazione una depressione, che sta comportando una perdita enorme di capitale umano.

Mentre in questi anni è stato cavalcata la politica dell’austerity come strategia di crescita, adesso sarebbe più opportuno valutare una completa ristrutturazione dell’Unione europea, piuttosto che degli Stati che la compongono. Una tesi condivisa dal guru di Wall Street, George Soros, convinto che “l’euro abbia fatto nascere a una situazione viziata fin dall’inizio”.

Per l’esperto di investimenti è palese che la moneta unica abbia fatto emergere divisioni fra i Paesi europei che sono diventati col passare del tempo sempre più evidenti a causa di Paesi in surplus e in deficit. Una situazione a suo avviso politicamente inaccettabile

Grillo: “Sull’Euro referendum online”. No al governissimo

corel.Il leader del Movimento 5 Stelle chiude all’ipotesi di un eventuale esecutivo di grande coalizione con Pd e Pdl. Ribadisce il ‘Tutti a casa’. E rilancia l’idea di una consultazione via web sulla moneta europea.

ROMA (WSI) – “Sono un convinto europeo. Sono per una votazione online sull’euro, voglio un’Europa unita che sia moderna, parli una lingua comune e non undici diverse come nel Parlamento europeo”. Beppe Grillo, dopo l’intervista rilasciata a Focus, parla con un altro giornale tedesco, la Bild am Sonntag. Sul numero in uscita domenica 3 marzo spiega la sua visione politica ed economica del Paese e commenta i risultati del governo tecnico di Monti. Un esecutivo che, spiega, “non ha fatto vere politiche di risparmio”. Infatti, prosegue, “invece di togliere ai privilegiati, per primi ai politici, si è servito coi risparmi delle famiglie che ora non sanno più come andare avanti senza soldi. Una cosa simile può essere per il bene dell’Italia? E dell’Europa?”.

Nell’anticipazione del colloquio con i cronisti Andrea D’Addio e Katharina Windmaisser, che l’Ansa ha avuto in anteprima, il leader del Movimento 5 Stelle precisa che se fosse premier farebbe “ricomprare all’Italia i suoi titoli di Stato da Paesi come Francia e Germania” e “contratterebbe nuovamente il tasso d’interesse”. Grillo vuole “portare onesti ai vertici del Paese. Com’è in Europa, ma non in Italia”. Un Paese che secondo cui è perso da tempo. “In un anno – prosegue – non avremo più soldi per pagare le pensioni e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Non c’è più molto da salvare”.

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Beppe Grillo chiude definitivamente all’ipotesi di un eventuale governissimo. Ribadisce con forza il suo vecchio slogan ‘Tutti a casa’. E rilancia l’idea di un referendum sull’euro. Quindi, in un’intervista alla ‘Bild’ avverte: se dovessi diventare premier “farei ricomprare all’Italia tutti i suoi bond da paesi come la Francia e la Germania”. Non e’ che ci sia “piu’ molto da salvare in Italia”, sottolinea ai cronisti tedeschi, ma bisogna provarci soprattutto per riportare ai vertici del Paese “gente onesta”.

In tutta Europa e’ cosi’, afferma, “ma in Italia no”. Il leader del M5S, infine, non risparmia la sua stoccata a Monti che “non ha fatto bene all’Italia ne’ all’Europa”. Dal ‘fortino’ della sua villa a Marina di Bibbona dove trascorre il weekend in vista della convention con i ‘suoi’ parlamentari a Roma, Grillo si rende ‘off limits’ per i cronisti che inutilmente lo tampinano. Ma dal suo blog imperversa. E smentisce categoricamente la possibilita’, ‘letta’ da alcuni media in una sua intervista a ‘Focus’, che con i voti del M5S nasca un governo che riformi la legge elettorale e riduca i costi della politica.

Decisione che conferma anche a due supporter che lo attendono ore fuori della villa per farsi fotografare con lui: “Andiamo dritti per la nostra strada e non ci alleiamo con nessuno”, gli assicura. “Se il Pd di Bersani e il Pdl di Berlusconi proponessero un cambiamento immediato della legge elettorale, l’abolizione dei rimborsi dei costi della campagna elettorale e al massimo due legislature per ogni deputato, noi sosterremmo naturalmente, subito un governo del genere. Ma non lo faranno mai”, diceva Grillo nell’intervista.

L’interpretazione ‘autentica’ delle sue parole arriva via web dalla villa al mare, dalla quale il leader M5S esce imbacuccato solo per una breve passeggiata sulla battigia con lo scrittore Stefano Benni: “Per quanto mi riguarda, lo ripeto per l’ultima volta, il M5S non dar… la fiducia a nessun governo (tanto meno a uno Pd-Pdl), ma voter… legge per legge in accordo con il suo programma”. Parole chiare, affidate al blog dopo un pranzo di famiglia a base di baccala’ alla livornese, che stroncano ogni speranza di soluzione al caos politico in atto.

E sempre sul blog se la prende con Nichi Vendola. Grillo accusa il leader di Sel di essersi “ingrillato all’improvviso dopo le elezioni. Si Š vestito di nuovo come le brocche dei biancospini. Sembra un’altra persona. Ha un rinnovato il linguaggio, comunque sempre variegato, e adopera inusitate e pittoresche proposizioni verso il M5S. Vendola ci ama”, sostiene, accusandolo di avere “due facce”. E dopo averne riportati gli attacchi da lui ricevuti in campagna elettorale, affonda: “Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Vendola, perciò, deve essere molto intelligente!”.

Vendola non raccoglie, ma glissa: “Dobbiamo rispettare il nostro interlocutore. Lui ci propone uno schema di gioco nuovo, inedito”, osserva. E mentre si lavora alla convention degli eletti del M5S, che dovrebbe aprirsi domani a Roma, i grillini laziali invitano i cittadini ad approfittare di ‘Montecitorio a Porte aperte’ per “invadere” la Camera che e’ “la casa degli italiani”. Grillo restera’ in Toscana anche domani: a prepararsi per il primo faccia a faccia con quelli che per lui siederanno in Parlamento.

La crisi, la svendita, : riflessione sull’art. 18 (art di Alberto Bagnai Prof di Economia Politica)


Articolo di Alberto Bagnai del 12/01/2012 preso da blog Gooffynomics
Alberto Bagnai prof di economia politica all’Università di Chieti Pescara , si occupa di economie emergenti e della sostenibilità del debito pubblico ed estero. è uno degli economisti più i e popolari e intervistati del momento.
Ultimamente è stato intervistato dal Fatto Quotidiano ,e ha rilasciato una lunga intervista sul blog Byoblu.

Per motivi dell’articolo non l’ho postato tutto chi vuole leggere la parte rimanente metto il linkla crisi e la svendita
I saldi di fine stagione

Un lettore molto attento di questo blog (sono molto orgoglioso dei miei lettori!) mi indica che secondo Emiliano Brancaccio l’uscita dall’euro aprirebbe la strada alla svendita di imprese italiane a imprenditori esteri. L’Italia, uscendo, svaluterebbe la “nuova lira” di circa il 20% rispetto al “nuovo marco” o al “neuro” (Nord-euro). Per gli imprenditori tedeschi le imprese italiane da un giorno all’altro verrebbero a costare il 20% in meno (a spanna). Lieti di questo sconto, gli imprenditori del “centro” europeo ne approfitterebbero per comprare le migliori imprese della “periferia”.

Notate bene: stiamo dicendo che in effetti l’uscita dall’euro favorirebbe l’afflusso di capitali esteri (che entrerebbero in Italia per comprarsi imprese). Altro che “saremo isolati dai mercati dei capitali, i capitali fuggiranno da noi, saremmo reietti, verremo gettati nelle tenebre dell’autarchia finanziaria, ubi erit fletus et stridor dentium…”! Esattamente il contrario. Saremmo inondati di capitali esteri, in particolare sotto forma di quelli che il manuale della bilancia dei pagamenti chiama “foreign direct investments (FDI) in reporting country” e che noi chiamiamo “investimenti diretti esteri (IDE) in entrata”.

Lezioncina: cosa sono gli IDE
Gli IDE sono definiti dall’ottava edizione del manuale della bilancia dei pagamenti come:

“a category of cross-border investment associated with a resident in one economy having control or a significant degree of influence on the management of an enterprise that is resident in another economy” (una categoria di investimento internazionale legata al fatto che un operatore residente in una economia – es.: la Germania – acquisisce il controllo o comunque un significativo livello di influenza nell’amministrazione di un’impresa che risiede in un’altra economia – es.: l’Italia). Bop manual, par. 6.8.

Se le imprese sono quotate, lo shopping avviene attraverso l’acquisto di azioni. Il Bop manual (par. 6.12) ci dice che si ritiene “significativo livello di influenza” l’acquisto di un pacchetto di almeno il 10% del capitale, e “controllo” l’acquisto di un pacchetto di maggioranza (più del 50%). Insomma, si ha un IDE quando le azioni non vengono acquistate per motivi speculativi (cioè perché ti aspetti che il loro prezzo salga), ma per aver voce in capitolo nell’azienda. Risparmio le ulteriori complicazioni (scatole cinesi, imprese non quotate, ecc.). Il senso è comunque che se le nostre imprese costassero da un giorno all’altro il 20% in meno, ciò attirerebbe capitali esteri, sotto forma di IDE in entrata (in Italia).

Quindi tutto bene? I capitali arrivano! I giornalisti, i nostri “informatori”, che tanto deploravano la scarsa attrattività dell’Italia, dovuta (secondo loro) all’assenza di politica industriale del Satiro, tireranno un sospiro di sollievo. I sindacalisti anche, e soprattuttola Camusso, per la quale, par di capire, lo scopo della “politica industriale” è quello di vendere aziende alle multinazionali straniere.<a E gli economisti, che in tante occasioni hanno studiato la relazione fra IDE e crescita, e hanno cantato le lodi degli IDE, a causa della loro natura “produttiva” e non “speculativa”, e quindi della loro maggiore stabilità (perché chi acquisisce il controllo di un’azienda lo fa perché questa faccia profitti, e non – almeno in teoria – per rivendere il pacchetto azionario il giorno dopo), si aggiungeranno al coretto degli informatori: “Alleluia! In exitu Israel de Egipto…”. Se i capitali arrivano, vuol dire che siamo attraenti (alla nostra età è sempre una soddisfazione), quindi ne siamo quasi fuori. Un po’ di Purgatorio, ed è fatta.

Invece no, assolutissimamente no.

E la svalutazione dell’ipotetica “nuova lira” non c’entra nulla. Sono convinto che la segnalazione del lettore derivi da una lettura affrettata (un po’ di confusione è scusabile quando si leggono troppe cose, soprattutto se si legge solo di economia, stante la lecita, ma un po’ fuorviante, abitudine dei colleghi di dire tutto e il contrario di tutto). Brancaccio, non va dimenticato, è stato fra i primi economisti italiani a denunciare la reale natura degli squilibri determinati dall’euro. E l’aritmetica, ne sono certo, la sa. Quindi è difficile che abbia messo la cosa in questi termini. Vediamo perché.

Cosa ci dice l’aritmetica.
Il 20% sembra un bello sconto, finché non si aprono gli occhi. Quando lo si fa, e ci si guarda in giro, si vede un campo di macerie. Gli attacchi speculativi iniziati questa estate, tradottisi in vendite coordinate di titoli di stato italiani da parte di chi ne deteneva quantità sufficienti a influenzare il mercato, hanno determinato ondate successive di panico e sbriciolato le quotazioni delle imprese italiane. Fornisco a caso alcune performance a un anno:

Geox – 40%
Fiat –48%
Mediobanca -39%
Mps –68%
Safilo -63%
Unicredit -75%

(I dati vengono dal sito http://www.borsaitaliana.it/borsa Italiana e sono riferiti alla data di pubblicazione di questo post. Ringrazio il prof. Santarelli, PhD ai Bagni 93 Luigi di Cattolica, emerito di Goofynomics all’università di Topolinia, nonché mio private banker – disoccupato, visto che col mio stipendio non riesco a risparmiare).

A chi volesse acquistare un’impresa italiana, la crisi finanziaria ha già fatto uno sconto che va dal 40% al 75%. Certo, la svalutazione farebbe un ulteriore sconto del 20%. Questo, però, non andrebbe applicato ai valori di un anno fa, ma a quelli odierni, e sarebbe quindi sostanzialmente trascurabile. Esempio: supponiamo che una banca tedesca sia interessata ad acquistare Unicredit. Poniamo costasse 100 un anno fa. Oggi costerebbe 25. Se svalutassimo, costerebbe 20 (perché il 20% di 25 è 5). Quindi con la svalutazione del 20% il nostro fratello teutone non risparmierebbe 20, rispetto ai 100 iniziali, ma solo 5. Certo, questi 5 in pratica non sono bruscolini. Ma non mi sembra siano determinanti, rispetto ai 75 già risparmiati a causa della crisi finanziaria, e degli attacchi speculativi scatenati, guarda caso, dai grossi investitori istituzionali del centro (perché i titoli li vende chi li ha, e la casalinga di Voghera, per quanto sia sfiduciata, difficilmente influenza il mercato).

Siamo seri, per favore! Agli investitori del “centro” lo sconto glielo ha fatto l’euro, ponendo (come abbiamo più volte chiarito) le condizioni per la fragilità finanziaria della periferia. Questa fragilità e il conseguente tonfo sono stati il vero saldo di fine stagione. La svalutazione aggiungerebbe poco. Quindi non credo che Brancaccio abbia detto questa cosa (sbagliata), tanto più che gli ho visto spesso dire la cosa giusta, cioè che una qualche forma di controllo dei movimenti di capitale sarà un ingrediente necessario per ristabilire ordine in Europa.

Purtroppo, però, non sono in grado di controllare la fonte perché, guarda caso, l’articolo citato dal mio lettore, ambiziosamente intitolato “L’unica cosa da fare”, è anche l’unico articolo che non riesco a scaricare dal sito di Brancaccio. Chi ci riesce e me lo manda vince… una svalutazione del 20%!

Il vero sconto
Naturalmente il tonfo in borsa riguarda solo le imprese quotate in borsa. E per le altre (posto che interessino)? Mettiamola così: nello scenario attuale, dopo il crollo delle quotazioni, il vero sconto, il maggiore regalo agli investitori esteri, arriva dalle politiche di austerità e di svalutazione “interna”. Il motivo è semplice: deprimendo la domanda sul mercato interno, quello più immediatamente accessibile, queste politiche intaccano pesantemente la redditività delle imprese italiane, mettendo alle corde (come diceva Dornbusch) i pochi imprenditori italiani rimasti. I quali, a questo punto, hanno un ovvio incentivo a svendere a imprenditori esteri e ritirarsi a vita privata. Che bello, arrivano i capitali…

Anche le politiche di “svalutazione interna”, cioè di taglio dei salari, concorrono a questo quadro. Queste politiche ci vengono richieste dalla Germania sulla base del fatto che da loro sono state attuate, e che noi dovremmo seguire il loro virtuoso esempio. Mi chiede però con affettuosa insistenza Marino Badiale: “che senso ha da parte della Germania, con la quale siamo sostanzialmente in una guerra commerciale, indicarci la strada da seguire per sconfiggerla? (cioè invitarci a recuperare competitività con politiche dei redditi aggressive in senso commerciale: pago meno gli operai, faccio un miglior prezzo all’estero)”. La risposta è che se lo scopo fosse quello dichiarato (indicarci la strada per essere più competitivi verso di loro) la cosa non avrebbe senso. Ma lo scopo è un altro, ed è duplice. Primo, mettere le imprese italiane in ginocchio mettendo in ginocchio i loro lavoratori. Una strada che, come ho detto più volte e come sta sui libri, le imprese italiane hanno imboccato da sole, ma sulle quali ora viene loro chiesto di proseguire. Tagliare i salari significa, in definitiva, compromettere il fatturato delle aziende (chi compra, se tutti hanno meno soldi?), ottenendo lo stesso risultato delle politiche di austerità: intaccare la redditività per indurre a cedere le aziende. Secondo… ve lo dico dopo una breve parentesi.

VERTICE, 10 INCOGNITE A CUI È APPESO L’EURO Oggi il Consiglio europeo decisivo


Fatto Quotidiano 28/06/2012 di Stefano Feltri attualità
Comincia oggi il vertice europeo più importante dall’inizio della crisi, secondo alcuni il più importante
della storia dell’Europa unita. Buxelles, Palazzo di Giusto Lipsio, oggi alle 14.15 arrivano i capi di Stato e di governo che partecipano al Consiglio europeo. Ecco quello che bisogna sapere sui due giorni che potrebbero salvare l’Europa. O affossarla.
1.
Perché questo vertice è così importante?
Dall’inizio della crisi del debito nell’Eurozona, due anni fa, ci sono stati oltre 20 vertici. Ma ora tutti i problemi latenti sono deflagrati: la Spagna è nel pieno di una crisi bancaria, Cipro ha chiesto aiuto, la Grecia non sta riuscendo a rispettare gli impegni presi in cambio dei finanziamenti di emergenza, l’Italia continua ad avere un costo del debito pubblico molto elevato, nonostante mesi di sacrifici e finanze pubbliche quasi in ordine. Perfino la crescita tedesca sta rallentando. I mercati non credono più che economie così diverse possano sopravvivere dentro la gabbia di una moneta unica. I leader dei Paesi membri dell’euro hanno detto agli investitori: tranquilli, al vertice del 28 e 29 giugno prenderemo decisioni importanti che rilanceranno l’E u ro p a .
2.
igore e rispetto dei patti, anche ora. In Germania
in autunno si vota e la rielezione della Merkel è incerta. Non può chiedere ai tedeschi di accollarsi parte dei debiti degli altri Paesi. A meno che tutto il potere decisionale non passi a livello europeo.
Cosa devono decidere i capi di Stato e di governo
a Bruxelles?
Il Financial Times: il premier ha fino
a luglio per evitare il peggio
Ci sono vari punti in agenda. Un piano per la crescita, che cambierà destinazione a 120-130 miliardi di euro di fondi europei già stanziati, soldi che dovrebbero essere indirizzati a progetti dall’effetto immediato sulla crescita (infrastrutture, finanziamento alle imprese tramite la Banca europea degli investimenti, fondi strutturali per lo sviluppo distribuiti nei singoli Paesi). La crisi delle banche spagnole ha reso urgente anche l’unione bancaria – regole comuni, supervisione accentrata e garanzia dei depositi comunitaria – che eviti il contagio. Di eurobond, cioè di emissioni di debito pubblico euro-peo al posto di quello nazionale, non si parlerà, la Germania non vuole.
3.
Che cosa cerca di ottenere l’Italia al summit?
Mario Monti ha detto che è disposto a negoziare a oltranza, finché non avrà un aiuto mirato per l’Italia. Visto che noi abbiamo fatto un risanamento contabile che ha azzerato il deficit primario (ci indebitiamo sul mercato soltanto per sostenere il vecchio debito e pagare interessi), è ingiusto che lo spread sia così alto. Serve quindi un intervento europeo a difesa dei Paesi virtuosi ingiustamente penalizzati dai mercati (l’Ita lia): finanziamenti agevolati dai fondi salva Stati, ma senza l’an nessa imposizione di drastiche riforme prevista dai programmi di assistenza (come quello per la Grecia), perché abbiamo già fatto “i compiti a casa”.
4.
M
Tutti accusano la Germania di bloccare i nego-
ziati e mettere a rischio il futuro dell’euro. È davvero così?
si ad alto debito, soprattutto della Grecia che ha sempre violato gli impegni presi. Angela Merkel non è disposta a concedere misure di solidarietà che rallentino i processi di aggiustamento (di riduzione di deficit e indebitamento, spesso accompagnato però da pesanti recessioni). Per la Merkel una maggiore solidarietà sui debiti deve essere accompagnata da una forte integrazione politica. Tradotto: se vuoi i soldi, noi te li diamo, ma poi decidiamo come li spendi e quali riforme devi adottare per essere in grado di restituirli. Questa linea di Berlino, finora, ha ritardato l’adozione di misure che poi si sono rivelate tardive e poco efficaci e ora sta diffondendo l’impressione che l’Eu ropa sia priva di leadership e di capacità di reazione.
5.
Con chi stanno Francia, Gran Bretagna e gli altri
Paesi principali?
La Francia di François Hollande è allineata con l’Italia, vuole il fondo anti-spread e l’inter vento diretto dei fondi salva Stati
nelle banche (magari anche francesi). La Spagna è fuori dai giochi, dopo aver chiesto aiuto. La Gran Bretagna, essendo fuori dall’euro, è un po’ ai margini ma sarà importante la sua posizione sull’unione bancaria. L’unico Paese più oltranzista della Germania sul rigore è la Finlandia (anche l’Olanda non scherza).
6.
Un accordo a Bruxelles può cambiare la situazio-
ne dell’Eurozona e rassicurare i mercati?
Dipende. Gli investitori, ma anche i cittadini europei, non si fidano più delle promesse. E dal Consiglio europeo si aspettano due cose: un intervento immediato contro la recessione ormai continentale (cioè il piano da 120 miliardi più qualche provvedimento sul mercato interno, che aumenti la concorrenza) e una lista molto precisa di passi verso una maggiore integrazione, resa credibile da un forte accordo politico e una netta scansione temporale. Per arrivare a un’unione bancaria e a un coordinamento da Bruxelles della politica economica e dei diversi Paesi. L’unico modo per imporre subito la serenità sui mercati sarebbe però un intervento della Bce, o almeno la disponibilità della Bce a intervenire.
7.
Se il vertice va male può davvero crollare l’e u ro ?
Non nell’immediato. Ma all’apertura dei mercati, lunedì mattina, gli investitori trarranno le loro conclusioni: o il vertice trasmette l’impressione del rilancio dell’Europa, oppure l’e u ro apparirà condannato a una lenta agonia. Nel secondo caso comincerà una rapida fuga dai Paesi considerati più fragili (Spagna ma anche e soprattutto Italia), gli spread saliranno, quindi crolleranno i valori di Borsa delle banche che hanno investito tanto in titoli di Stato grazie ai finanziamenti agevolati della Bce. In una situazione di
tale estrema tensione si rischiano disastri: la Grecia potrebbe non riuscire a rispettare gli impegni e non ottenere la nuova tranche di finanziamenti, un’asta di debito, magari italiana, potrebbe non riscontrare sufficiente domanda, ma soprattutto potrebbe scoppiare una nuova crisi bancaria (dopo quelle di Irlanda, Spagna e Cipro), magari in Francia. In assenza di meccanismi d’emergenza funzionanti, il Paese in improvvisa difficoltà potrebbe trovarsi costretto a uscire dalla moneta unica dichiarando di non rimborsare tutti o parte dei debiti contratti in euro.
8.
Quali saranno le conseguenze del summit euro-
peo sul governo Monti?
Il premier si è impegnato davanti al Parlamento a ottnere risultati concreti. Se non riuscirà
politica economica e dei diversi Paesi. L’unico modo per imporre subito la serenità sui mercati sarebbe però un intervento della Bce, o almeno la disponibilità della Bce a intervenire.
7.
Se il vertice va male può davvero crollare l’e u ro ?
Non nell’immediato. Ma all’apertura dei mercati, lunedì mattina, gli investitori trarranno le loro conclusioni: o il vertice trasmette l’impressione del rilancio dell’Europa, oppure l’e u ro apparirà condannato a una lenta agonia. Nel secondo caso comincerà una rapida fuga dai Paesi considerati più fragili (Spagna ma anche e soprattutto Italia), gli spread saliranno, quindi crolleranno i valori di Borsa delle banche che hanno investito tanto in titoli di Stato grazie ai finanziamenti agevolati della Bce. In una situazione di
tale estrema tensione si rischiano disastri: la Grecia potrebbe non riuscire a rispettare gli impegni e non ottenere la nuova tranche di finanziamenti, un’asta di debito, magari italiana, potrebbe non riscontrare sufficiente domanda, ma soprattutto potrebbe scoppiare una nuova crisi bancaria (dopo quelle di Irlanda, Spagna e Cipro), magari in Francia. In assenza di meccanismi d’emergenza funzionanti, il Paese in improvvisa difficoltà potrebbe trovarsi costretto a uscire dalla moneta unica dichiarando di non rimborsare tutti o parte dei debiti contratti in euro.
8.
Quali saranno le conseguenze del summit euro-
peo sul governo Monti?
Il premier si è impegnato davanti al Parlamento a ottnere risultati concreti. Se non riuscirà

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