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LA STRATEGIA TALEBANA HA PERSO. E LA TV SERVE

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Fonte ilfattoquotidiano.it del 27/0/2014 DI ANDREA SCANZI attualità
Casa… Casaleggio, vieni qua. C’è un maalox anche per te”. Nel suo video-messaggio di ieri, Beppe Grillo ha usato una cifra stilistica di cui è ahilui assai parco: l’autoironia. Ha ammesso la batosta, a suo modo un evento in Italia (giusto ieri uno come Gasparri aveva il coraggio di esultare: come se non bastasse già il coraggio di essere Gasparri). Ha giocato sull’hashtag renziano #vinciamopoi, chiudendo con uno sconsolato ma sorridente “vincono loro”. È stato forse il suo messaggio più riuscito, solo che è arrivato a elezioni concluse. Già che c’era, oltre a incolpare i pensionati troppo moderati e citare If di Kipling e La canzone del maggio di De André (ottimi gusti), Grillo poteva fare un po’ di autocritica. Lui, come pure il M5s.

Il Movimento non esisterebbe senza Grillo e Casaleggio, e forse entrambi sono ancora fondamentali. Eppure gli errori sono stati tanti. In primo luogo, una sopravvalutazione incredibile: l’Italia è forse il Paese occidentale meno incline al cambiamento radicale. Ogni movimento anzitutto di protesta, o comunque di opinione, è sempre stato minoritario. In Italia è normale che un neo-democristiano come Renzi sbanchi, mentre è oltremodo anomalo che una forza osteggiata da quasi tutti sia sopra il 20 per cento. Il Movimento ha perso quasi tre milioni di voti in 15 mesi, ma nessuno parlerebbe di asfaltata se Grillo non avesse cocciutamente alimentato il mito irraggiungibile del sorpasso su Renzi: “vinciamo noi” de che? Forse Grillo e i parlamentari hanno confuso le piazze piene con il consenso elettorale: le adunate oceaniche dimostrano che gli attivisti 5 Stelle sono più partecipi di quelli piddini, ma non è una novità. Anche Luttazzi aveva i teatri sempre pieni, anche Santoro ha sempre sbancato l’auditel: poi però le elezioni le vinceva Berlusconi. Grillo e i suoi hanno convinto i già convinti, senza però conquistare gli indecisi. Grillo si è speso con entusiasmo innegabile, ma continua a inciampare nella sua comunicazione satura di iperboli e provocazioni: andava bene all’inizio, ora no.

Se Renzi ha stravinto, è anche per la paura reale di milioni di italiani, convinti che con Grillo al governo sarebbe davvero arrivato un nuovo Pol Pot. I titoli sul “Grillo fascista” e “M5S nazista” sono figli di una disonestà intellettuale giornalistica quasi senza eguali, ma un po’ te le cerchi se regali assist agli avversari. Il post su Auschwitz, “Cosa faresti alla Boldrini?”, “Sono oltre Hitler”, i “processi ai giornalisti”. Tutte esagerazioni semantiche, tutti cortocircuiti linguistici che vogliono fungere da catarsi (la violenza verbale per disinnescare l’eventuale violenza reale): vaglielo a spiegare, però, alla casalinga di Voghera.

Grillo se la prende con gli “italiani che galleggiano” e non vogliono cambiare, ma è anche colpa sua se tra gli over 60 il suo movimento non raggiunge il 10%. Non lo capiscono, ne hanno paura. E andare una volta da Bruno Vespa non basta a conquistare i moderati, ancor più se ci si mostra spumeggianti come artisti ma poco convincenti come forza di governo. Se quello spazio lo avesse usato Luigi Di Maio, avrebbe avuto meno share ma raccolto più voti. A differenza delle politiche 2013, molti stavolta hanno votato non “per Grillo” ma “nonostante Grillo”, magari conquistati da Alessandro Di Battista a Bersaglio mobile o più ancora dalla efficacia del M5s come forza di opposizione autentica. Andare troppo tardi in tivù è stato un altro errore: forse all’inizio non erano pronti, ma il piccolo schermo non è certo morto. Renzi ha giocato sulla speranza contro la paura: una narrazione da asilo nido, ma Grillo gli ha permesso di farlo. Come gli ha permesso di insistere sulle semplificazioni dei “grillini che sanno solo dire di no” e che “hanno messo in frigorifero 9 milioni di voti”.

Gli scazzi in streaming con Renzi e il non voler vedere le carte del segretario Pd sono decisioni scellerate, che poi si pagano. Come si pagano gli attacchi sgangherati contro “l’uomo Napolitano” di Fabrizio Moro a Piazza San Giovanni. E la figura di Casaleggio continua ad essere percepita come respingente. Grillo e il Movimento hanno perso perché si sono sopravvalutati; perché non hanno ancora imparato che essere coerenti non significa essere talebani; perché oltre il 20-25% non possono andare; e perché hanno dimenticato che la maggioranza degli italiani, non appena sente parlare di “rivoluzione”, mette la mano alla fondina. E cerca subito una nuova balena bianca a cui consegnarsi placidamente.

Andrea Scanzi
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
27.06.2014

UNA DOMENICA ALLE URNE UNA DOMENICA ALLE URNE “Troppi timbri, non puoi votare”

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Fatto Quotidiano del 26/05/2014 di Emiliano Liuzzi attualità
Può non essere semplice votare. Vedi Roma, leggi tessere elettorali. Un caos prevedibile, ma che arriva alle 18 di ieri: elettori in coda perché avevano la famigerata tessera timbrata e tutti in fila, manco fosse domenica a una cassa dell’Ikea. Oggi, il pove- ro sindaco Marino, nome di battesimo Ignazio, dovrà fare i conti anche con quelli che non sono riusciti a votare. Ha già messo le mani avanti: “C’è stato un lavoro molto inten- so, ringrazio tutti i dipenden- ti comunali che si sono adoperati perché i problemi venissero risolti. Non sono un esperto in giurisprudenza, ma penso che forse si sarebbe potuto anche accettare di far votare coloro che per qualche motivo non erano riusciti ad avere la tessera nuova e ave- vano tutti i riquadri occupati da timbri nella tessera elettorale”. L’attesa di ore è stata gestita con i numeri distribuiti a ma no da un commesso elettorale improvvisato. Problemi non potevano mancare nella domenica elettorale. E rientrano in quella serie di imprevisti prevedibili che sono ormai consuetudine, guai non ci fossero. Alle ultime elezioni in Sardegna lo spoglio, causa inceppo burocra- tico, è terminato a distanza di dieci giorni dalle elezioni. IMBRIGLIATO nelle code anche Nanni Moretti, che però ha reagito con stile: “Non sempre è colpa degli altri, anche noi potevamo pensarci prima”, ha risposto al croni- sta che chiedeva se non avesse aspettato troppo. Oltre al caos delle schede elet- torali, poi ci sono le distrazioni, chiamiamole cosi, co- me quella di Matteo Salvini, segretario della Lega nord, fo- tografato all’uscita dal seggio con il tablet in mano. Non si potrebbe, ma se è per questo andrebbero lasciati fuori an- che i telefoni cellulari, ma – presidenti di seggio scrupo- losi a parte –nessuno in realtà lo sottolinea. Perché la legge vieterebbe anche di filmarsi durante il voto. Non è stato così almeno per due elettori del Movimento cinque stelle che, non solo si sono filmati, ma hanno postato anche il video su youtube . “Io ho votato così”, il titolo. Perché tutto deve diventare un gioco e an- che perché le operazioni di voto in Italia, il caso Roma lo spiega bene, sono al livello di un Paese scarsamente industrializzato e per niente proiettato nel futuro: le tessere elettorali non avrebbero bisogno di timbri, al voto sia- mo tra i pochi al mondo che usano ancora la matita e le scuole devono chiudere per tre giorni ogni volta che si in- corre (spesso) in un’elezione. A Venezia, un uomo si è rifiutato di votare perché nell’aula di una scuola media di Noale, paese della provincia, era presente un crocifisso. A Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo, un elet- tore è uscito dalla cabina so- stenendo di aver sbagliato a votare e di volere una seconda scheda. Il presidente ha spie- gato che non era possibile e l’uomo è andato su tutte le furie. E ALLORA armarsi di pazienza. Tanto la giornata di ieri, per i flash, era dedicata principalmente a Beppe Grillo, al seggio in scooter, accolto da uno striscione: “Grillo non fare la cicala, pensa alle for- miche del tuo paese”, appeso su un muraglione a pochi me- tri dal seggio elettorale dove ha votato il leader del dei cin- que stelle, a due passi dalla villa di Grillo tra il verde di Sant’Ilario, la collinetta affacciata sul mare di Genova. Nella giornata di oggi Grillo si sposterà a Milano, alla Casaleggio associati, per valutare i risultati e decidere se con- vocare una conferenza stam- pa o parlare agli elettori di- rettamente dal web. SILVIO Berlusconi, interdetto dai pubblici uffici, non ha potuto votare. Ci ha pensato la sua fidanzata, Francesca Pa- scale, di bianco vestita. Ha ba- ciato la scheda prima di de- porla nell’urna. Alcuni giornalisti hanno anche chiesto al presidente del seggio del liceo Visconti, dove Pascale ha votato, se fosse stato avvisato. No, è stata la risposta. “Si è presentata come una tra le tante”, e non si capisce il mo- tivo per cui non dovrebbe essere stato così. Pascale ha vo- tato a Roma perchè ha tra- sferito la sua residenza a Pa- lazzo Grazioli. Ad accompa- gnare la senatrice forzista e neo tesoriere del partito, Maria Rosaria Rossi, che ha votato qualche ora prima alla sezione di Cinecittà, è stato il capolista di Forza Italia per un seggio a Strasburgo nella circoscrizione al Centro, An- tonio Tajani. Dudù , segna- lano sempre i più informati, sarebbe rimasto ad Arcore insieme a Berlusconi. A Bologna, invece, ha votato Romano Prodi. L’ex premier è andato al seggio elettorale del liceo Galvani, in pieno centro. “Questo è un voto sull’Europa, ma l’Italia c’è dentro fino in fondo”, ha detto uscito dalla cabina elettorale. “Non abbiamo futuro fuori dall’Europa, quindi è un voto anche per noi”.

Presadiretta del 03/03/2013 – “Tsunami” – Anticipazioni

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In diretta dallo studio 2 di Via Teulada, puntata speciale di PRESADIRETTA sul risultato delle elezioni più importanti dal dopoguerra ad oggi.

L’ultima settimana prima del voto gli inviati di PRESADIRETTA hanno seguito la campagna elettorale nelle regioni decisive per il risultato al Senato, Lombardia, Sicilia e Lazio.

E ancora, PRESADIRETTA ha seguito l’incredibile viaggio di Beppe Grillo attraverso l’Italia, fino all’appuntamento finale di Piazza San Giovanni.

Chi ha vinto, chi ha perso e che Parlamento uscirà da queste elezioni?

Da presadiretta.rai.it

ELEZIONI: PRIMA DELLA SECONDA ONDA

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Fonte Altrainformazione.it Giulietto Chiesa 26 febbraio, 2013 attualità Prevedere cosa succederà nelle prossime giornate e settimane è impresa impossibile. Ma si può, e si deve, ragionare sulle cose che si vedono e che sono accadute. Prima di tutto non cadere nella tentazione di “spiegare” il paese in base ai risultati elettorali di una legge che lo ha depredato della democrazia. Legge truffa=risultato falso.

Ha votato un’Italia piagata dalla crisi, ingannata dai media, parzialmente istupidita dalle televisioni del padrone e del palazzo, impossibilitata a capire. Ma anche un’Italia che non si arrende.

C’è un vincitore ed è il Movimento 5 Stelle, che è, al momento, Beppe Grillo. E c’è uno sconfitto, che è il Partito Democratico. Berlusconi è un guitto che va bene a quella parte degli italiani che è stata formata nel suo teatrino, ma che ha troppi scheletri nell’armadio e troppi nemici in Europa per poter esercitare fino in fondo il suo potere di ricatto.

Del resto Machiavelli aveva già descritto il tipo e la situazione quando scrisse che “sono tanto semplici gli uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare”. E dunque la questione vera, per il futuro, è quanti saranno gli uomini e le donne di questo tipo nella società italiana. Questione di educazione e di etica. Che implica, per essere risolta, di una guida e di un’idea forte.

E tuttavia la possibilità di ricatto del guitto esiste. Una maggioranza non c’è e nemmeno il padre non eterno Napolitano potrà inventarla. O meglio: ce n’è una sola. La stessa maggioranza che sostenne Monti. La Grande, Misera Coalizione del tutti-insieme-aggrappati-alle-poltrone. Del tutti-contro-Grillo. Del dopo-di-noi-il-diluvio.

Ma senza Monti, finito miseramente quarto, cioè finito tout-court. Del resto la sua piccolezza umana gli ha giocato un brutto scherzo, conducendolo a credere di avere la popolarità che gli assegnavano i servi del mainstream. Ruberò una battuta, pronunciata da Dagospia nella serata post elezioni della 7: “non poteva vincere uno che ha la bocca che fa pensare alla fessura di un bancomat”. Aggiungo io: un bancomat che, invece di darti i soldi, te li ruba.

Chi sarà l’uomo di questa insulsa “provvidenza”? Vedremo, non è poi così importante sapere il nome di quel kamikaze. Ma sarà (se lo sarà) una Grande-Misera-Coalizione condannata a trascinarsi dietro due pesanti code di paglia. La prima è che può fare solo guai, cioè preparare la via ad un tracollo istituzionale e a un trionfo a breve scadenza di una seconda onda possente della protesta elettorale e popolare. La seconda coda è, appunto, il fatto che durerà poco.

Poi si tornerà a votare. Nel frattempo i poteri forti della finanza mondiale giocheranno sulle nostre teste come con le bocce di un grande biliardo, pieno di buche. Ci trasformeranno in bersagli. Bisognerà tenere duro, tutti insieme. Senza dimenticare che adesso quei signori senza nome e senza volto hanno paura di noi, così come hanno paura di noi i loro maggiordomi di primo e secondo livello. Ma come scrisse qualcuno, essi stessi, tra di loro «non si amano, ma si temono. Sono solo dei complici.» Potremmo metterli dunque in difficoltà anche se sono potenti e lontani.

Infine abbiamo assistito alla fine del “Secondo Arcobaleno”. Avevamo avvertito gli ultimi residuati della sinistra che sarebbe stato esiziale, per loro, tentare un secondo arcobaleno dopo quello che, nonostante la sua ineffabile leggerezza, li aveva fatti affondare nelle elezioni precedenti. La vernice multicolore che copriva il piombo li ingannò. Non abbastanza da renderli vigili questa seconda volta. La sinistra è finita. Definitivamente. Per proprio ottuso e invincibile demerito. Spiace soltanto che abbia trascinato con sé anche un uomo nobile come Antonio Ingroia che, insieme ad essa, ha sbagliato i suoi conti.

Ora si dovrà ricominciare a tessere una tela che consenta a milioni di persone, rimaste nella “voragine”, di essere rappresentate, così come Grillo è riuscito a trovare la strada per altri milioni, salvandoli dalla disperazione e salvando anche noi. Ma non credo che si possa ripartire dall’infelice esperienza che si è consumata il 31 dicembre del 2012 con “Cambiare si può”. Si dovrà ripartire in altro modo, con altre idee, con un altro orizzonte.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/9859-elezioni-prima-della-seconda-onda.html

ELEZIONI: MAGGIORANZA ZERO ALLA CAMERA IL CENTROSINISTRA CONDUCE SUL FILO. IL SENATO È INGOVERNABILE

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Fatto Quotidiano 26/02/2013 di Antonello Caporale attualità
È il colpo di accetta che spezza l’Italia in due e la spedisce nel caos durante la più grave crisi economica del dopoguerra. È il capi- tombolo del Partito democratico, il flop personale di Pier Luigi Bersani che non solo non smacchia il bene- detto giaguaro, l’unica frase che si sia sentita da lui durante la campagna elettorale, ma rischia di finire con tutto il corpo nelle fauci dell’animale della savana. Il sistema smotta davanti alla forza d’urto grillina che acquisisce un risultato straordinario perché tocca e supera la già eccellente vetta del 20 per cento dei consensi, un tetto considerato invalicabile solo qualche giorno fa, e si sistema al secondo posto, come risultato assoluto, in quasi tutte le regioni d’Italia, ponendosi invece al primo in Sicilia. Lo choc da rottura, Grillo già parla di “prove generali” per una prossima e definitiva vittoria, rompe anzitutto il fronte del centrosinistra. Perché il Pd collassa dove non era previsto: si piega in Lombardia, evapora in Sicilia, distrugge quote di consensi perfino nelle regioni rosse, accetta di fare da ruota di scorta di Berlusconi al Sud. Il voto al Senato, che consegna al Cavaliere la maggioranza assoluta, illustra la débâcle del Pd. Da dicembre a oggi, dalla fine delle primarie alla fine della campagna elettorale, consuma più di otto punti (alla Camera sono quasi sei, ma il conto è ancora parziale) af- frontando a mani nude l’a vversario che sempre a di- cembre era dato per morto. IL CENTRODESTRA retroce de con un passo da canguro rispetto al risultato del 2008, eppure riesce a sovrastare nel ripiegamento il suo storico avversario. Certo, molto del merito va al Porcellum, perché B. rischia di agguantare la maggioranza dei seggi gra- zie al sistema di scomputo regionale dei voti (vince in Lombardia, è il miglior secondo in Sicilia). È un trucchetto previsto dalla legge, anzi pianificato nella legge che si conferma per quella che è: molto al di sotto di un livello minimo di decenza. Ma anche questo dato non solo non assolve il Pd, contro cui anzi si può rilevare lo storico tiepidissimo contrasto al Porcellum, ma ne acuisce la crisi. “Con questo risultato è possibile immaginare anche il ritorno alle urne”, questa la frase di Enrico Letta pronunciata nel cuore dello choc, quando le proiezioni dei sondaggisti (che hanno clamorosamente bucato le previsioni) ribaltavano quel che cinque minuti prima avevano assicurato (vittoria del Pd sia alla Camera che al Senato). Intenzione che nel volgere di pochi minuti si è an- data affievolendo, e a sera è stata seccamente smentita dallo stesso Letta: “L’ipotesi di un voto anticipato non sarebbe la soluzione”. L’ipotesi è infatti un governo di gran- de coalizione sebbene il Pd punti in prima battuta ad avanzare in modo solitario: ricevere l’incarico, formare il governo e presentarsi in Parlamento senza maggioranza. Alla Camera la maggioranza sembra andare al Pd (le schede scrutinate non mettono ancora al riparo da sorprese), al Senato i conti non tornano per nessuno. Il centrodestra è “vivo e vitale” per Formigoni. Angelino Alfano, quasi in lacrime parla di “straordinario risultato”, Bondi eleva una preghiera al suo Silvio (“maestoso”). Nessuno di lo- ro credeva che fosse possi- bile. Invece ecco il “miraco lo”. È QUESTO MIRACOLO che imporrà un governo degli opposti e non sarà una prova da niente comporlo. Infragi- lito e perso, Bersani non potrà contare nemmeno sul- l’apporto di Mario Monti che ferma la sua corsa a un modesto dieci per cento ri- sultando irrilevante nei numeri. È la campana a morte per i centristi, che invece avevano immaginato di essere il fulcro, lo snodo centrale di ogni avventura governativa. Monti anzi cannibalizza i due alleati, Casini e Fini. Se quest’ultimo neanche mette piede in Parlamento (è c munque il presidente uscente questo quadro non certo rassicurante il Quirinale sce- glie la linea del riserbo. Per l’intera giornata i dati mobili di Montecitorio non hanno consentito nemmeno di affidare la palma di una vittoria mutilata a Pd-Sel o a Pdl-Lega (mentre scriviamo, cinquemila sezioni su 64 mila ancora da scrutinare, alla Camera si registra un solo punto di di- stacco tra la prima e la seconda coalizione). CERTO, A RIVEDERE il film dell’ultimo anno, con Mario Monti issato proprio dal Quirinale alla guida di un Paese nella tempesta dei mercati finanziari, alla mancata definizione di una nuova legge elettorale, alla discesa in campo proprio di quel campione “tecnico” che avrebbe dovuto garantire il Paese nei marosi dello spread, viene in mente quella massima per cui non si fanno quattro uovo da una frittata. 2 5 , 53 % CA M E RA DE P U TAT I 2 3 ,7 9 % S E NAT O R E P U B B L I CA

E Vendola pensa al passo indietro “Se diventano il congresso Pd allora non sono il mio posto” (Concita De Gregorio).

E Vendola pensa al passo indietro “Se diventano il congresso Pd allora non sono il mio posto” (Concita De Gregorio)..

LA POLITICA DELLE NOTIZIE FINTE (Furio Colombo).

LA POLITICA DELLE NOTIZIE FINTE (Furio Colombo)..

I poli accelerano riforma elettorale e voto a novembre (Francesco Bei).

I poli accelerano riforma elettorale e voto a novembre (Francesco Bei)..

Legge elettorale e voto anticipato L’arbitro diventa Monti IL PREMIER CONVOCA (DIVISI) ABC. OGGETTODEGLI INCONTRI: CAOS MONDIALE E URNE IN AUTUNNO

Fatto Quotidiano 25/07/2012 di Wanda Marra attualità
È un voto storico quello con cui il Senato ha dato il via libera al presidenzialismo nella nostra Costituzio-
ne”. Maurizio Gasparri, trionfale, così commenta la resurrezione della vecchia maggioranza Pdl-Lega col voto congiunto a Palazzo Madama sulle riforme costituzionali, mentre Pd e Idv abbandonavano l’aula (e anche Pisanu si asteneva). “Un colpo di mano, un atto di propaganda per far fallire tutto”, lo definisce Massimo D’Alema. Tra le mosse scomposte della politica nostrana, in mezzo al caos impazzito di quella mondiale, mentre Monti convoca (separati) ABC, se ieri doveva essere la vigilia di una bozza d’accordo, oggi nel Comitato ristretto della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama per una legge elettorale, il Pdl manda un messaggio in codice. Sì, perché il voto sul semipresidenzialismo va nella direzione opposta a tutti gli accordi sul tavolo. “Ir r ilevante” definiscono il voto segretario del Pd, Pier Luigi Bersani e quello dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. In effetti, i tempi sono talmente lunghi che è sostanzialmente impensabile che si arrivi mai ad approvarle. Il segnale politico, però, è impor tante.
“NON C’È nulla, nulla. Sulla legge elettorale non ci si mette d’accordo e in realtà il gioco è dare la colpa agli altri – spiega un senatore – si farà se alla fine ognuno trova una qualche conve n i e n z a ”. Contributi alla decodifica di B & C. “Non ci sono novità: non ci hanno comunicato nessun passo avanti verso la stesura di una bozza possibile e dunque non ho idea se nel Comitato troveremo un accordo”.
A parlare non è uno qualsiasi, ma il relatore in suddetto Comitato per il Pdl, Lucio Malan. Singolare situazione, che la dice tutta sul commissariamento della politica tradizionale. Se da una parte il presidente della Repubblica fa pressing per una nuova legge anche per andare al voto in autunno (ieri avrebbe avuto “contatti informali” con alcuni esponenti politici), con l’obiettivo di rafforzare Monti, il Professore “auspica” una riforma, ma formalmente continua a dire di voler arrivare a scadenza naturale, chi tratta ufficialmente si trova ridotto a un ruolo di passacarte “tecnico” o poco più. Per il Pd, nel Comitato ci sono i senatori Enzo Bianco e Luigi Zanda, ma in realtà il tecnico

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