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Il declino dell’Europa

Preso da Altrainformazione.it 26 maggio, 2014 di Piero Caminaresi attualità
Mentre l’Europa è totalmente presa dall’incantamento delle elezioni del Parlamento europeo sembra che la grande Storia stia imboccando altri sentieri.
Si tratta di cambiamenti epocali che avranno l’effetto di spostare sempre di più il centro geopolitico globale dall’asse USA-UE all’asse Russia-Cina, confinando, nel lungo termine, l’Europa alla periferia del mondo.
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Mi riferisco in prima battuta al contratto di fornitura di gas russo alla Cina[1] che non solo è assolutamente senza precedenti, ma la cui reale importanza va ben oltre gli importi, pur mirabolanti, del controvalore economico.
Infatti, a mio avviso, approfondendo la notizia dello storico contratto di fornitura del gas siberiano alla Cina, pomposamente definito “un contratto senza precedenti”l’attenzione dovrebbe essere rivolta prima di tutto all’aspetto geopolitico di quest’accordo.
Innanzitutto notiamo la singolare sincronia della firma dell’accordo con il ritiro delle truppe russe dai confini ucraini e il conseguente allentamento della tensione su questa delicatissima area dello scacchiere internazionale.
Singolare che Putin abbia gonfiato i muscoli fino a pochi giorni dal suo viaggio in Cina per poi, appena andato in porto il supercontratto, mostrare evidenti segni di rilassamento, giungendo oggi a dichiarare di accettare serenamente gli esiti delle elezioni ucraine
[2].
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Non trovate strano questo comportamento?
La sincronicità in politica internazionale non è mai casuale.
In realtà Putin ha portato a casa ben più dei 400 miliardi di dollari e rotti per la vendita del gas naturale alla Cina e relativa tecnologia, vale a dire una vittoria schiacciante su quelli che si sono dimostrati nemici mortali della Russia: gli USA e i burattini dell’Unione Europea.
Qual’è stato dunque il messaggio che la Russia ha voluto dare con il cambiamento di atteggiamento nei confronti dell’Ucraina, irretita nelle trame della Nato, al fine di costituire una spina nel fianco della difesa russa?
Qualcosa del tipo: “Cari ucraini, fino a ieri eravate importanti perché costituivate un problema politico e economico, visto che eravate in grado di mettere a rischio le nostre forniture di gas all’Europa, ma da oggi lo siete molto di meno. Fate pure come credete, se pensate che l’Europa vi difenderà e pagherà i vostri debiti, andrete incontro a grosse delusioni. Anzi, penso che d’ora in avanti gli USA e i loro servi perderanno molto dell’interesse che vi riservavano”.
Credo sia necessario rimarcare che perdere il gas della Siberia orientale, ora destinato al mercato cinese, abbia costituito, senza ombra di dubbio, un fallimento storico degli Stati Uniti ma soprattutto dell’Unione europea.

Se l’Europa, infatti, invece di creare ad arte conflitti armati in Ucraina per ostacolare la decisione dell’ex-premier Yanukovych di posporre la firma dell’accordo per l’ingresso nell’Unione, avesse dato alla Russia assicurazioni sulla continuità delle forniture di gas, avrebbe mostrato un atteggiamento ben più saggio in termini di politica estera.
Vi siete mai chiesti perché – diversamente dall’Europa – la maggior parte dei Paesi asiatici se ne è altamente fregata, nel corso della crisi ucraina, dei proclami USA-UE, non prendendo assolutamente posizione contro la Russia?
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E adesso il gas della siberia sembrerebbe perduto per l’Europa. Va da sé che a livello di trasporti e d’infrastrutture esistenti, sarebbe stato molto più conveniente il trasporto di tale gas verso l’Europa. Invece, nonostante il prezzo basso che i cinesi hanno offerto inizialmente, la Russia ha chiuso l’accordo con la Cina.
Perché?
Beh, se date una scorsa ai giornali europei di questi ultimi vent’anni troverete ripetuta in tutte le salse la minaccia di non acquistare più forniture energetiche dalla Russia. Una scelta considerata dai miopi strateghi europei il modo migliore per danneggiare l’ingombrante vicino.
Se allora, anno dopo anno, un Paese si sente sulla testa la spada di Damocle di questa chiusura improvvisa dei rubinetti di valuta estera, cosa pensate che faccia?
Appare del tutto naturale che si guardi intorno alla ricerca di compratori alternativi.
Perché l’Europa si è sempre comportata in questo modo, anche se poi, di fatto, ha continuato imperterrita a comprare il gas russo?

è vero che petrolio e gas naturale valgono una parte sostanziale del PIL russo – e questo ha costituito l’asso nella manica di Putin durante il braccio di ferro in Ucraina – la Germania, tanto per fare un esempio, importa dalla Russia un terzo delle sue forniture di gas e l’Europa, pur ricevendo gas a sufficienza al momento, avrà in futuro bisogno di quantità sempre maggiori di gas. È vero che potrebbe riceverne dagli USA ma, dato che questi lo estraggono con il fracking, se si verificassero dei disastri provocati da questo metodo, sarebbe possibile una interruzione dell’estrazione, se non addirittura una sospensione.
Motivi di politica squisitamente europea non ce ne sono; spiritualmente, storicamente, culturalmente ed economicamente la Russia ha maggiori affinità con l’Europa che con la Cina.
E allora?
Chiedetelo ai nostri padroni a Washington, che dettano regole e impongono condizioni ai vassalli europei.
Ma la politica estera americana che ha sempre cercato di far litigare tra loro i propri nemici – il classico divide et impera – questa volta ha segnato un clamoroso autogol.
Obama è riuscito nel non – per lui – auspicabile intento di spingere la Russia tra le braccia della Cina; esattamente il contrario di quello che più astutamente fece a suo tempo Richard Nixon, siglando un accordo con Mao Zedong in modo da far capire ai sovietici che USA e Cina erano uniti contro di loro, mentre, grazie alla miopia politica di oggi, Russia e Cina sono contrapposti agli USA.
Ma c’è di più.
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Putin a Pechino ha ancora una volta parlato di stabilire negli scambi commerciali con la Cina“reciproci pagamenti in valuta nazionale”, che in soldoni equivale a tagliar fuori il dollaro USA.
Questo è l’incubo più grande per i padroni del mondo; non a caso hanno sino a oggi annientato tutti i Paesi che avevano iniziato a non usare i petroldollari nelle loro transazioni energetiche.
Ma Russia-Cina è un boccone troppo grande da ingoiare.
Già oggi il dollaro – pur essendo ancora la valuta di riserva più importante – è passata dal 55% degli scambi internazionali nel 2000 al 33% alla fine del 2013, mentre, per converso, le riserve in “altre valute” dei mercati emergenti hanno visto, dal 2003, un incremento del 400%.
Senza contare che prendere le distanze dal dollaro potrebbe costituire la prima tappa di un percorso che conduce ad una nuova valuta internazionale, probabilmente costituita da un “paniere” di valute dell’area BRICS.
Putin ha parlato di ottimizzare la cooperazione tra banche russe e cinesi: in termini politico-strategici questo significa stabilire meccanismi tali da rendere inoffensive le eventuali sanzioni economiche che USA-UE volessero imporre ai due Paesi.

“Nel corso dell’incontro, abbiamo preso in considerazione anche modalità di diversificazione commerciale per ridurre la dipendenza dalla situazione economica globale….”[3]
Non dimentichiamo che da quest’anno la Cina è la prima potenza economica globale, avendo portato a termine lo storico sorpasso sull’economia a stelle e strisce.
Da questo all’incremento degli scambi commerciali e a possibili collaborazioni nel settore militare il passo è breve
.
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E qui i pentastellati generali del Pentagono iniziano a mostrare segni di nervosismo.
Tuttavia, nonostante gli strateghi americani vedano come il fumo negli occhi il delinearsi di un mondo in cui non ci sia una sola potenza egemone, le linee di sviluppo economiche e politiche stanno andando in quella direzione e non è difficile incominciare ad intravedere le prime crepe nel progetto del“New american century”.

Per carità, non sarà certo questione di mesi o di pochi anni, ma a partire da questo Maggio 2014, si è manifestato qualcosa di veramente importante: il primo passo verso un mondo meno sbilanciato verso l’Estremo Occidente.
E l’Europa è la grande esclusa.
[1] http://www.theguardian.com/business/2014/may/23/russia-china-agree-gas-supply-chain
[2] http://www.nytimes.com/2014/05/24/world/europe/putin-indicates-hell-respect-result-of-ukrainian-election.html?hp&_r=0
[3] http://eng.kremlin.ru/transcripts/7200#sel=
– See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2014/05/26/il-declino-delleuropa/#sthash.hffR6PBL.dpuf

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ExpoMazzette2015 (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 10/05/2014. Marco Travaglio attualità

Chiunque sia stato a dedicare l’Expo Milano 2015 alla mancanza di cibo in vaste zone del mondo dev’essere un genio, dotato per giunta di un sopraffino sense of humour. Come dimostrano le carte della retata, i politici, i costruttori e i faccendieri intenti a costruirlo avevano una fame da lupi e mangiavano a quattro palmenti. Una fame atavica, abbondantemente soddisfatta grazie a zanne e ganasce collaudate fin dai tempi di Tangentopoli. Il fatto stesso che se ne occupassero i Frigerio e i Grillo (Luigi, per la destra) e i Greganti (per la sinistra), tangentisti di provata fede ed esperienza, dimostra che la corruzione è ormai considerata una variabile indipendente della politica e dell’economia. La mazzetta simpaticamente lubrifica,agevola,risolve.Guai se non ci fosse.

E pazienza se poi le opere costano il doppio o il triplo che negli altri paesi: i costruttori sono contenti, i politici anche, i mediatori-professionisti-consulenti pure.Ci rimettono solo i cittadini,con tasse sempre più alte e servizi sempre più scadenti, ma a distrarli e a trascinarli alle urne ci pensano i giornaloni e le tv a colpi di annunci e di slide. La corruzione ci ruba 60 miliardi di euro all’anno e l’evasione 180, però su eBay abbiamo venduto sei auto blu per 57 mila euro, mica bruscolini: basta venderne un altro milione e siamo a cavallo. La reazione dei politici agli arresti fa rimpiangere Genny ‘a Carogna, che avrebbe trovato parole più adeguate. Napolitano, per gli amici Giorgio ‘o Gnorri, apre la sua consueta campagna elettorale invitando gli italiani a evitare “il populismo” (cioè Grillo) e a non farsi influenzare dalle retate: “Non tirerei in ballo le Europee su vicende che sono strettamente italiane”. Il fatto che in Italia si rubi più che in tutto il resto d’Europa e che lui sia il presidente strettamente italiano e non di un altro paese, non lo tange (scusi il termine). Anzi, “il superamento di fenomeni di corruzione, che non sono esclusivi del nostro Paese, sono legati molto alla creazione di un impegno e di regole comuni in Europa”.Ecco:tuttoil mondo è paese, così fan tutti. E, per combattere la corruzione, non bisogna smettere di rubare né emarginare i ladri, ma creare un impegno e regole comuni europee. Il conte Mascetti, con le supercazzole, era un dilettante.

Si rifà vivo anche D’Alema, che al nome “Greganti” salta su come la rana di Galvani. Nel 1993, appena finì dentro il Compagno G, Max attaccò il pool Mani Pulite chiamandolo “il soviet dei golpisti”, mentre l’amico Amato e l’amico Conso preparavano il colpo di spugna. Ora che il Compagno G torna dentro, la Volpe del Tavoliere filosofeggia: “Non è la riedizione di Tangentopoli e comunque la corruzione non è un fatto legato ai partiti, ma è endemico della società italiana”. Ah, meno male, chissà che credevamo. Poi aggiunge: “Io resto un garantista e ho preso una certa prudenza in materia: ho calcolato che il 40-45% degli accusati vengono poi prosciolti”. Forse dovrebbe cambiare pallottoliere: solo il 5% degli imputati di Tangentopoli furono dichiarati innocenti; gli altri “prosciolti” erano colpevoli e spesso rei confessi, anche se poi furono salvati da leggi che cambiavano i reati o cestinavano le prove, e dalla solita prescrizione (che fra l’altro salvò anche lui). Nemmeno una parola sulle mazzette accertate, filmate e fotografate dagl’inquirenti: sono “endemiche”. Ora però – intima il Foglio – Renzi deve “cambiare i poteri della magistratura”: in effetti fu un grave errore affidare ai giudici il potere di arrestare i ladri, bisogna rimediare. “Questa roba non fa bene”, commenta il renziano Matteo Richetti, anche se il Matteo supremo ha invitato a “non commentare”. “La cosa è preoccupante, potrebbe essere il grimaldello per scardinare tutto”, conferma Quagliariello (Ncd). E la “roba” che non fa bene, la “cosa” che li preoccupa non è la corruzione che, vista la notorietà dell’Expo, fa il giro del mondo qualificando l’Italia per quello che è; bensì il fatto che – come intonano a una sola voce Sallusti, Belpietro, Ferrara, Berlusconi (centrodestra), Cicchitto (Ncd) e Pisicchio (centrosinistra) – “gli arresti portano voti a Grillo”, dunque è “giustizia a orologeria” (Toti). Ora, per essere giusti, i giudici devono arrestare qualche grillino a caso, anche se non ruba.

Tre anni, schiavi (Marco Travaglio ).

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Da Il Fatto Quotidiano del 23/03/2014 Marco Travaglio attualità
In una delle scene più celebri della saga di Fantozzi, il visconte Cobram – nuovo megadirettore totale, fanatico della bicicletta – annuncia ai dipendenti la prossima gara ciclistica aziendale, ovviamente obbligatoria. Inizialmente il percorso della Coppa Cobram dovrebbe snodarsi su una ventina di chilometri, ma il servilismo dei subalterni li induce a continui rilanci (“20 sono pochi, facciamone 30!”, “ma che dice, 30? Almeno 40!”, “Già che ci siamo facciamone 50!”), sicché alla fine i chilometri saranno 70. All’arrivo tutto bene. Ma “tre ore dopo Fantozzi ebbe qualche leggerissima difficoltà di movimento: ‘Pina aiutami che non arrivo alla maniglia, ho qualcosa che non va alle articolazioni elementari’”. Poi iniziò a deambulare strisciando a terra a quattro zampe, fino ad accasciarsi sul letto matrimoniale, che la Pina aveva nel frattempo diviso, e a schiantarsi sul pavimento. “Il giorno dopo in sala mensa entrò un plotone di supermutilati di tutte le guerre”. Al momento, in letteratura, non esiste migliore ritratto della classe politica italiana degli ultimi tre anni alle prese con i trattati e i vincoli europei. Abbiamo firmato tutto: non solo l’Europlus e il Fiscal Compact, ma anche il Six Pack (nomen omen) che rivedeva il vecchio Patto di Stabilità e ci imponeva il traguardo del pareggio di bilancio. Non contenti, grazie a B., ci siamo pure fatti mandare la lettera dalla Bce per anticipare le scadenze. Ma tutto ciò pareva ancora troppo poco, così sotto il regno Napolitano-Monti il Parlamento urlò all’unisono: “Di più, di più, siiii, siiii, ancora, ancora!”, come i sadomasochisti che si fanno frustare, poi picchiare, poi tagliare, e non ne hanno mai abbastanza. E il pareggio di bilancio – furbi, noi- l’abbiamo inserito addirittura nella Costituzione in tutta fretta. L’ha raccontato ieri Marco Palombi in un pezzo magistrale sul Fatto : una classe politica di dementi – tutti i partiti della scorsa legislatura – votò a tempo di record la più demenziale riforma costituzionale della storia dell’umanità: come se un’azienda, per statuto, si vietasse di investire e si obbligasse a chiudere tutti i bilanci almeno in pari. Roba che neanche Fantozzi e Tafazzi messi insieme. Il ddl che riformava gli articoli 81, 97, 117 e 119 della Carta (riscritti fra l’altro coi piedi) fu presentato dal morente governo B. il 7 settembre 2011, ma sfondava una porta aperta perché simile a quelli avanzati da Pd (prima firma quel gran genio di Bersani) e Terzo Polo.

Il 17 aprile 2012 era tutto fatto: doppia lettura Camera-Senato in 7 mesi e niente referendum, vista la maggioranza del 99% (in due letture, complessivi tre No alla Camera e 11 al Senato). Il Fatto , il manifesto e pochi altri piccoli giornali provarono a far notare la follia. Ma i giornaloni di destra, sinistra e centro turibolavano sull’Italia sobria e virtuosa che faceva “i compiti a casa”. A parte gli eroici ex dc Iannacone e Cutrufo e il vecchio La Malfa, nessuno si alzò in Parlamento per domandare ai colleghi se fossero diventati matti: ci furono invece alcuni dissenzienti, come Cazzola e Della Vedova (ora nell’Ncd e in Sc), che invocavano norme ancor più giugulatorie. Siii, daiii, ancoraaaa, di piùùù! Tra i pasdaran del pareggio di bilancio in Costituzione, c’erano quasi tutto il futuro governo Renzi e la sua maggioranza, ma anche gran parte della cosiddetta opposizione (i 5Stelle, contrarissimi, non c’erano ancora). E Renzi mica andava all’asilo: era già sindaco a Firenze e candidato a segretario del Pd. Ma non disse una parola. Ora fa il bullo in Europa (“non sono qui a prendere ordini”), reclama deroghe al tetto del 3% deficit-pil e, siccome siamo al 2,6%, annuncia che saliamo al 3. Qualcuno, per favore, lo informi che l’Europa non ci ha imposto nulla: è l’Italia che s’è messa in gabbia da sola. E non s’è impegnata a fermarsi al 3%, ma a tagliare il traguardo del pareggio strutturale di bilancio, cioè lo zero%. Quindi il 2,6 non significa che possiamo risalire un po’, ma che dobbiamo ancora scendere di parecchio. E se in Europa ridono a crepapelle non è perché ce l’hanno con noi: è proprio perché siamo ridicoli.

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