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“Fate male al Paese” La delusione dei militanti ’ACCORDO CON BERLUSCONI E LA BASE DEI GIOVANI “OCCUPANTI VOLEV AMO CAMBIARE IL PAESE, E CI RITROVIAMO ASSIEME AL PDL ””

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Fatto Quotidiano 11/05/2013 i Enrico Fierro attualità

Vogliono rottamare la vecchia nomenklatura del Pd. Pre- parano la madre di tutte le battaglie, quella dell’Assemblea di oggi che dovrà eleg- gere un segretario già scelto dai “facilitatori”, ma sono pochi, divisi tra di loro e straordinariamente moderati. Prudentemente contestatori. Una trentina in tutto, venuti da Prato, Torino, Benevento, Napoli, giova- ni dirigenti allevati nelle stanze del movimento giovanile e ge- nerosi militanti che in fatto di banchetti, volantinaggi e porta a porta hanno poco o nulla da invidiare ai coetanei grillini. Trenta facce giovani, contesi da giornalisti e telecamere, che si perdono tra parabole dei net- work satellitari e taccuini dei reporter, riuniti nel circolo Pd in- titolato a Woody Allen. Ci sono i deputati under 35 che voglio- no confrontarsi, e c’è uno che giovane lo è stato, David Sasso- li, capo dei parlamentari euro- pei democrat. È un “facilitatore” e porta subito la buona novella. Il segretario che dovrà traghettare il partito al congresso di ottobre c’è, certo il dibattito è aperto e altre candidature sono possibili, ma un nome lo hanno trovato: Guglielmo Epifani. Gelo in sala, neppure un accenno di applauso, indifferenza totale. IL CLIMA si riscalda solo quando Sassoli diventa più realista del re e si avventura in una di- fesa a spada tratta del governo di pacificazione. “Non possiamo permetterci che un governo presieduto dal Pd fallisca. È presieduto dal vicesegretario del Pd: non è un governo che abbiamo voluto ma adesso lo stiamo dirigendo. Dobbiamo esserne fieri. Non abbiamo conse- gnato tutto il Paese nelle mani di Berlusconi”. I ragazzi si guardano un po’stupiti, sui loro volti è difficile leggere la fierezza invocata dall’ex mezzobusto del Tg1. Qualcuno si alza ed esce, ma nessuno contesta. Solo un avvo- cato 55enne, Antonio Manca Graziadei (il suo bisnonno fu uno dei fondatori del Partito co- munista d’Italia, fastidiosissima età della pietra per gli under 35). “Ma cosastai dicendo –dice rivolto al facilitatore Sassoli –come fai a dire queste cose. Siete la classe dirigente che ha fallito, ve ne dovete andare: stai dicendo cose che non stanno in piedi, mi fanno star male. Dovete sentirvi delle merde: io lo voglio far ca- dere questo governo perché fa male al Paese”. Sassoli incassa, l’avvocato si siede, ma a questo punto accade una cosa che la di- ce lunga sul Pd, quello dei vecchi e quello dei nuovi. Un ragaz- zo di Prato lo interrompe, anche a lui non piace il governo, ma vale la pena difenderlo, si fac- ciano delle cose e poi si vada al voto. Riunione fiacca, forse oggi all’Assemblea andrà meglio. Parlano i ragazzi venuti da lon- tano. Luca Bosoletto, è partito da Torino. “La verità è che noi le elezioni le abbiamo perse, abbiamo detto che volevamo cam- biare il Paese e ci ritroviamo con Berlusconi”.“Ci sentiamo delusi, traditi da un gruppo dirigen- te che ha scaricato sul momento più alto della vita politica, l’ele – zione del Capo dello Stato, ten- sioni congressuali e miserabili giochi di correnti”, dice Antonella Pepe,segretaria deigiova- ni democrat della Campania. “Vengo dalla militanza di base, dove si decide insieme e invece in 101 hanno deciso di affossare Romano Prodi, il fondatore del partito. Il Pd deve decidere chi vuole rappresentare”. È Valen- tina Paris, giovane deputata di Avellino. Fausto Raciti è il leader nazionale dei giovani democratici, postura e modo di parlare ricordano il D’Alema giovane della Fgci. Getta acqua sul fuoco. Occupy non è un movimento controil partito,ma “un momento di discussione”, e dietro questi ragazzi “non ci sono correnti”, ma ammette la sconfitta elettorale e i disastri delle settimanesuccessive alvoto.Di Epifani Lorenzo Proto non par- la. Lui ha occupato le sedi del Pd in Toscana nei giorni del voto per il Quirinale. “Questo non è il nostro governo, qui ci vuole un congresso, bisogna ricostruire identità e linea politica del partito”. E Pippo Civati dov’è?, si chiedono in tanti. Civati ha esaurito tv e taccuini (“non c’è il rischio di morire democristiani, madi morireebasta”),ed è andato via.

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