Archivi Blog

Nsa, Snowden: “Stati Uniti hanno fatto pressioni su Ue per favorire spionaggio”

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 7 marzo 2014 attualità
snowden-640
Per la talpa del Datagate, la privacy dei cittadini europei è minacciata dalla National Security Agency che, con le sue pressioni nei confronti dei paesi membri, ha trasformato “l’Europa in un bazar”
a National Security Agency americana ha fatto pressioni sui paesi membri dell’Unione europea per modificare le loro leggi così da rendere possibile lo spionaggio di massa”. Parola della ‘talpa’ Edward Snowden, che ha rivelato questo e altri particolari in un dossier al Parlamento europeo di Bruxelles. Le rivelazioni del candidato premio Nobel per la pace, tuttavia, non finiscono qui e contribuiscono a mettere insieme gli ultimi tasselli mancanti dello scandalo Datagate e il modus operandi degli Stati Uniti d’America in tema di spionaggio digitale. Stando a quanto scrive Snowden nel rapporto all’Europarlamento, infatti, la Nsa “non solo permette e guida, ma condivide alcuni sistemi di sorveglianza di massa” con i paesi Ue, con gli Usa che avrebbero fatto pressioni sugli stati membri dell’Unione europea non concedergli l’asilo dopo l’esplosione mediatica della vicenda che lo vede coinvolto. Sempre in tema di pressioni, la ‘talpa’ del Datagate ha inoltre rivelato che alcuni parlamentari gli hanno detto che gli Stati Uniti “non permetteranno” ai partner europei di offrigli asilo.

Snowden, però, ha scritto anche altro, facendo intendere che la vicenda Nsa potrebbe regalare nuovi, clamorosi sviluppi. “Ci sono molti altri programmi di spionaggio non ancora rivelati che avrebbero un impatto sui diritti dei cittadini europei” ha aggiunto l’informatico statunitense, aggiungendo anche i nomi di altri enti o associazioni del Vecchio continente spiate dal grande fratello made in Usa. “Tutte le operazioni sospettate contro Belgacom, Swift, le istituzioni Ue, l’Onu, l’Unicef e altri basate su documenti che ho fornito sono realmente accadute e mi aspetto che operazioni simili saranno rivelate in futuro” ha detto Edward Snowden nel rapporto all’Europarlamento, assicurando di poter “confermare che tutti i documenti riportati finora sono autentici e non modificati”.

Da questo dato di fatto l’accusa più infamante nei confronti dei ‘suoi’ Stati Uniti. Per la talpa, infatti, la privacy dei cittadini europei è fortemente minacciata dai programmi di spionaggio della National Security Agency americana che, con le sue pressioni nei confronti dei paesi membri, ha trasformato “l’Europa in un bazar”. A sentire Snowden, quindi, il risultato degli accordi che l’Nsa ha preso, più o meno segretamente, con gli stati europei per permettere lo spionaggio di massa, è “un bazar europeo in cui ad esempio la Danimarca potrebbe concedere all’Agenzia americana l’accesso ad un centro raccolta dati ottenendo in cambio che i suoi cittadini non siano spiati. E lo stesso potrebbe fare la Germania“. Il punto però, sostiene Snowden, è che essendo i centri per la raccolta dei dati di Danimarca e Germania collegati, alla fine l’Nsa può ottenere tutte le informazioni che vuole.

Non solo. ”Una delle principali attività della Divisione affari esteri (Fad) della Nsa è fare pressione o incentivare gli stati membri dell’Ue per cambiare le loro leggi per permettere la sorveglianza di massa”, spiega Snowden nelle risposte fornite agli europarlamentari. In particolare, “avvocati della Nsa, così come quelli della corrispettiva britannica, la GCHQ, lavorano molto duramente per cercare ‘buchì nella legislazione e nelle garanzie costituzionali che loro possono usare per giustificare operazioni di sorveglianza indiscriminata e massiccia”. E “questi sforzi di interpretazione di leggi vaghe vaghe è una strategia intenzionale per evitare l’opposizione pubblica e l’insistenza dei legislatori per il rispetto dei limiti legali”, che la GCHQ descrive nei suoi documenti interni, ricorda Snowden, come “dannoso dibattito pubblico“.

Annunci

Datagate. XKeyscore, il nuovo programma di spionaggio della Nsa

corelNuovi documenti rivelano l’esistenza di un altro programma utilizzato dalla Nsa per spiare milioni di cittadini attraverso internet: si tratterebbe, questo, del XKeyscore, in grado di monitorare e-mail, chat e quant’altro compia un individuo sul web.

articolotre Redazione– -3 agosto 2013-attualità
Lo scandalo Datagate non accenna a chetarsi e, anzi, si arricchisce di nuovi colpi di scena. Troppo presi dalle vicissitudini vissute dall’ex analista della Nsa in cerca di asilo politico, ci si era quasi totalmente dimenticati del fulcro della questione, ovvero dei metodi di controllo perpetrati dalle agenzie di spionaggio Usa.

Il centro di tutto era da ricercare nel programma Prism, ma ora, grazie a nuovi documenti resi pubblici da Snowden, si sa che esso non era l’unico. Almeno un altro progetto era in grado, infatti, di monitorare e tenere costantemente sotto controllo i dati provenienti da mail e chat dei cittadini di tutto il mondo. Il suo nome è XKeyscore e ha tenuto sott’occhio milioni di persone, senza alcuna autorizzazione.

Come scrive il Guardian, il programma è in grado di monitorare “quasi tutto ciò che una persona possa fare su internet”. Attraverso 500 server sparsi per il mondo, soltanto nel 2012 XKeyscore, avrebbe analizzato miliardi di dati spuntando 300 “identificatori unici”, i quali hanno portato inoltre a 12 relazioni per l’Fbi. Grazie ad esso, a quanto pare, è stato possibile rintracciare ed arrestare centinaia di terroristi. Ed è proprio questo il punto su cui si fa forte la Nsa, ormai nella bufera. Dall’agenzia si fa infatti sapere che questa si tratta della dimostrazione di come certi programmi siano stati utilizzati soltanto ed esclusivamente nell’ottica di una sicurezza nazionale contro “gli obiettivi legittimi stranieri”. Non solo. Secondo l’agenzia di spionaggio, “la divulgazione pubblica dei sistemi classificati sulla raccolta di dati NSA, senza alcun contesto non fa altro che mettere in pericolo le sue fonti e metodi, creando una confusione sempre maggiore per quanto riguarda una questione molto importante per il Paese”.

Non dello stesso parere il Congresso che, adesso, vuole fare chiarezza per togliersi da quest’imbarazzante situazione e chiede delucidazioni chiare e nitide, in merito alla necessità di tutelare i propri cittadini. Frattanto, però, la politica statunitense deve stare anche attenta a non intralciare in alcun modo le attività di spionaggio, tanto più che, la scorsa settimana, è stata rigettata dalla Camera dei Rappresentanti la proposta di ridurre i finanziamenti per programmi di spionaggio e la richiesta di metadati.

Datagate, quando “le vite degli altri” diventano le nostre

corel
Lo scandalo Datagate scoppiato negli Usa mette a nudo la fragilità della nostra privacy minacciata non solo dagli hacker ma anche da chi è deputato a proteggerci.

articolotre Salvatore Grasso – 29 giugno 2013- Si è fermata nell’area di transito dell’aeroporto Sheremetyevo di Mosca la fuga di Edward Snowden, l’ex contractor della National Security Agency (NSA), in cerca di un paese che gli offra asilo politico.

L’ex collaboratore della NSA, accusato di spionaggio, dalla Procura Federale della Virginia, delitto per il quale rischia non meno 30 anni di galera, è ricercato per aver rivelato, al Guardian e al Washington Post, l’acquisizione, su larga scala e senza discrimine, da parte del governo statunitense di dati sensibili della popolazione: dalle telefonate a internet.

Gli Usa hanno controllato le telefonate della popolazione accedendo ai tabulati forniti dalla compagnia telefonica Verizon e hanno acquisito informazioni personali (email, chat, chat vocali e video-chat, video, foto, conversazioni VoIP, trasferimento di file) su milioni di internauti dai grandi colossi del web, quali Microsoft, Google, Facebook e Apple, attraverso il programma di sorveglianza Prism.

Una storia degna dei migliori scrittori di spionaggio come John le Carré e Ian Fleming, ma ai tempi di internet.

La vicenda dell’ex collaboraote della NSA che per rimorso di coscienza e per amore della libertà spiffera tutto ai giornali e fugge in cerca di un rifugio, inseguito dai 007 americani, è affascinate ma sarà del tutto vera?

Le rivelazioni di Snowden sono dettate realmente dal pentimento e dalla salvaguardia dei diritti civili? Gli equilibri geopolitici sulla governace di internet non sono, ad esempio, da sottovalutare considerando anche che le sue rivelazioni sono giunte poco prima del vertice di Palm Springs in California tra Obama e il presidente cinese Xi Jinping, in cui tra i punti all’ordine del giorno c’era pure il presunto cyberspionaggio subito dagli Usa da parte della Cina.

Ma il Datagate porta alla ribalta un tema attualissimo: la vulnerabilità della privacy persone, infatti stavolta a essere spiati non sono le nazioni straniere (almeno non solo quelle) ma i privati cittadini americani, i quali forse ingenuamente pensavano che certe cose potessero accadere solo negli altri paesi e non nella terra a cui Tocqueville dedicò il suo saggio più famoso: La democrazia in America.

Invece la fantapolitica distopica è entrata direttamente in casa loro. I paragoni con 1984, il romanzo di Georg Orwell, si sono sprecati, e secondo noi anche a sproposito, perché quello che è successo in America (e probabilmente c’è da sospettare avvenga nella stragrande maggioranza del mondo), con la scusa di garantire la sicurezza degli States da eventuali attacchi terroristici, è ancora più grave, in quanto verificatosi in una democrazia e non in uno stato totalitario come quello a cui Orwell si era ispirato per scrivere 1984.

E ancora in Nineteen Eighty-Four gli abitanti dell’Oceania erano consapevoli di essere spiati dai teleschermi disseminati in ogni edificio di quella nazione, qui invece se alludi a una situazione del genere vieni etichettato come paranoico. Un po’ è quello che è successo al grillino Paolo Bernini dopo aver dichiarato a Ballarò che l’America aveva incominciato a impiantare i microchip sotto la pelle delle persone. Quell’intervista adesso non ci appare più così fantascientifica, e dopo esserci fatti delle grasse risate, l’idea che possa essere anche vera non ci sembra più così peregrina. Infatti nell’ambito di questo scandalo si è parlato pure del prelievo del DNA da parte della polizia americana nei confronti dei criminali e non solo di questi.

Mettendo un attimo da parte il web e le telefonate, forse non ci rendiamo neanche più conto che la nostra vita è controllata diuturnamente attraverso i gesti abituali che compiamo, ormai ritenuti talmente normali da essere assimilati a un semplice respiro. L’uso della carta di credito, della tessera sanitaria, del telepass, delle fidelity card, non fa altro che tracciare a ogni istante la nostra vita.

La priorità di garantire sicurezza nazionale può giustificare una tale invasione nelle “vite degli altri”?

A chi e a che serve sapere con chi parliamo e dove si trova in quel momento il chiamato o il chiamante? A chi a che serve conoscere il nostro pensiero politico o le foto dei nostri cari e il contenuto delle e-mail?

Noi occidentali siamo cresciuti nel mito della bugia di vivere in un’effettiva democrazia e nell’illusione di essere gli unici privilegiati a fruire pienamente di (posticci) diritti civili, perché il controllo delle “vite degli altri” – ci dicevano – era un’esclusiva degli ex paesi comunisti, soprattutto durante la guerra fredda, e, nell’epoca attuale, di alcuni paesi afro-asiatici. Che a noi tutto questo non poteva mai succedere!

Ne siamo usciti con le ossa rotte adesso che abbiamo scoperto (anche se lo sospettavamo) che le “vite degli altri” sono e forse sono sempre state anche le nostre.

Ci siamo sentiti nudi, come quando abbiamo patito un furto in casa, fermi immobili dinanzi alle stanze a soqquadro, ai cassetti svuotati dai propri effetti personali e dalla biancheria intima riversa per terra. In quel momento non pensi ai preziosi rubati. Ti senti violato nel profondo della tua anima, nelle viscere della tua intimità.

No, non è questa l’osmosi giusta tra sicurezza e privacy, non è una scusa che regge, ma è una mera invasione nella vita di milioni di cittadini onesti che s’illudevano di manifestare il loro pensiero in assoluta riservatezza. Non siamo ingenui, lo sappiamo che ciò non serve solo a proteggere un paese dal terrorismo.

E tristemente guardiamo disincantati il mito sgretolarsi nelle macerie di una democrazia che adesso ha tutto l’aspetto di una patina che ne copre le sue degenerazioni.

Datagate, Usa all’attacco: “Arrestate Edward Snowden”

corel
Datagate, Usa all’attacco: “Arrestate Edward Snowden”„Procuratori federali dello stato della Virginia hanno presentato una denuncia penale nei confronti di Edward Snowden, la “talpa” del Datagate, e hanno chiesto alle autorità di Hong Kong di arrestarlo“
Datagate, Usa all’attacco: “Arrestate Edward Snowden”

Gli Usa passano all’attacco: “Arrestate Ed Snowden”. E’ stato il Washington Post, citando fonti ben informate, il primo a dare la notizia.

Procuratori federali dello stato della Virginia hanno presentato una denuncia penale nei confronti di Edward Snowden, la “talpa” del Datagate, e hanno chiesto alle autorità di Hong Kong di arrestarlo. Le autorità Usa hanno approntato una richiesta di estradizione da Hong Kong, ma è facile prevedere che il tentativo di estradare Snowden dall’ex colonia inglese darà vita a una lunga e complessa battaglia legale.

Snowden è accusato di spionaggio e furto di proprietà del governo. L’ex analista dei servizi segreti americani è in fuga da quando ha svelato l’esistenza del programma di spionaggio informatico Prism.

SNOWDEN: “DELUSO DALLE PROMESSE TRADITE DI OBAMA”
In Virginia c’è la sede della Booz Allen Hamilton, l’azienda di consulenze high-tech per cui lavorava Snowden. La procura locale ha un “glorioso” passato in vicende giudiziarie che riguardano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

PRONTO UN AEREO PER PORTARE SNOWDEN IN IRLANDA
Prism è un programma di sorveglianza, classificato come di massima segretezza, usato per la gestione di informazioni raccolte da internet ed altri fornitori di servizi elettronici. È stato messo in esecuzione dalla National Security Agency (NSA) sin dal 2007.

IL CURRICULUM DI SNOWDEN – Il governo federale americano sta conducendo un’indagine nei confronti di una società che ha effettuato controlli sul curriculum e sul passato di Edward Snowden. Usis, questo è il nome della società in questione, si occupa infatti di effettuare verifiche sul passato dei dipendenti del governo, per conto di un centinaio di agenzie federali. Snowden, che è riuscito a ottenere i documenti per rivelare i programmi dell’intelligence lavorando per Booz Allen Hamilton, un’azienda che fornisce servizi e consulenza al dipartimento della Difesa, è stato sottoposto ai controlli di Usis nel 2011. Ed è proprio da quell’anno, hanno chiarito ieri i membri del Senato durante un’udienza, che Usis è oggetto di un’indagine da parte del governo, sospettata di non “non aver condotto in modo appropriato” i controlli. “La mancanza di un controllo indipendente sulle organizzazioni che compiono queste importanti operazioni è una chiara minaccia per la sicurezza nazionale”, ha detto ai membri del Congresso Robert McFarland, ai vertici di Opm, l’agenzia del governo americano che si occupa della gestione del personale e che appalta lavoro a Usis.

JULIAN ASSANGE: “SNOWDEN E’ UN EROE”
INTERCETTATE LE CHIAMATE A FIBRA OTTICA
L’agenzia di spionaggio britannica Gchq ha ottenuto accesso in gran segreto alle rete di cavi che trasporta il traffico telefonico e internet mondiale e ha iniziato a elaborare grandi flussi di informazioni personali sensibili che sta condividento con la sua ‘consorella’ americana, la Nsa (agenzia di sicurezza nazionale). Lo riporta il Guardian. La portata dell’ambizione dell’agenzia è rispecchiata dai titoli delle sue principali componenti – ‘Mastering the internet’ (Padroneggiare internet) e ‘Global Telecoms Exploitation’ (Sfruttamento globale delle telecomunicazioni) – volte a scovare quanto più traffico dati e voce possibile. Tutto questo senza alcuna forma di informazione nei confronti dell’opinione pubblica, né tanto meno di dibattito. L’esistenza del programma è stata rivelata in documenti mostrati al Guardian dalla “talpa” della Nsa, Edward Snowden, nell’ambito del suo tentativo di portare a galla ciò che ha chiamato “il più grande programma di sorveglianza senza sospetti nella storia umana”.

Potrebbe interessarti: http://www.today.it/mondo/richiesta-arresto-snowden-datagate.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/Todayit/335145169857930

Datagate. Il governo britannico “invita” all’autocensura

corel
Il Guardian ha rivelato come, appena dopo le prime pubblicazioni in merito al Datagate, il governo britannico abbia inviato alle maggiori testate ed emittenti televisive una “D Notice”, un avviso che invita all’autocensura
articolotre Redazione- -18 giugno 2013- attualità E’ partita la censura. A darne notizia è il Guardian, che oggi ha spiegato come, il 7 giugno scorso, appena dopo che le prime rivelazioni sul cosiddetto “Datagate” vennero pubblicate, il Ministero della Difesa britannico si è mosso per censurare il tutto e tagliare così le gambe ai media che dello scandalo hanno parlato.

Si tratterebbe di un avviso di censura, una “D Notice“, ovvero un sistema creato nel Regno Unito per evitare che vengano diffuse informazioni in grado di compromettere operazioni militari o spionistiche; l’avviso, che non è vincolante, fa pressione sulle testate e sull’emittenti perchè non mettano “a rischio la sicurezza nazionale e quella del personale britannico”, evitando di parlare di determinate questioni e dunque autocensurandosi.

Secondo quanto riportato dal Guardian, a ricevere l’inquietante notifica da parte del Ministero sono stati i maggiori quotidiani nel paese, nonché le più importanti televisioni come la Bba, Sky News e Itn.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: