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I FUNERALI D’Ambrosio, l’addio negato a Di Pietro

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ALL’EX PM È STATO IMPEDITO DI PARTECIPAREAL PICCHETTO D’ONORE ASSIEME AGLI EX COLLEGHI
Fatto Quotidiano del 2/04/2014 di Gianni Barbacetto attualità
Milano Non si è riunito il pool Mani Pulite, davanti al feretro di Gerardo D’Ambrosio, che lo coordinò negli anni caldissimi tra il 1992 e il 1994. Non soltanto perché Piercamillo Davigo, impegnato a Roma in processi in Cassazione, non è riuscito a tornare a Milano, ieri, per i funerali di D’Ambrosio, che si è spento domenica pomeriggio. Ma anche perché Antonio Di Pietro, che di Mani Pulite fu l’iniziatore, non ha potuto sostare accanto alla bara ricoperta di fiori bianchi, insieme ai colleghi in toga, come avrebbe voluto. C’era Francesco Saverio Borrelli, che ai tempi di Mani Pulite era il procuratore della Repubblica. C’erano Ilda Boccassini e Francesco Greco, che nel pool entrarono dopo gli anni ruggenti. C’era Gherardo Colombo, cheieri harimesso latoga dopoaver lasciatola ma- gistratura nel 2007. Anche Di Pietro l’ha lasciata, nel dicembre 1994, e qualche anno dopo si è impegnato in politica. IERI LO HANNO FATTO fermare davanti al feretro, a rispettosa distanza. “Non voglio fare polemiche, in questo giorno in cui ricordiamo Gerardo,per me un padre giuridico, ungrande capo. Ma mi spiace di non poterlo salutare, oggi, come avrei voluto. Quanta ipocrisia vedo qui, in questo grande atrio del pa- lazzo di Giustizia. Quanti ora sono qui, ma nel 1992-93 rema- vano contro Mani Pulite”. Frasi sussurrate a denti stretti, prima di uscire sulla scalinata del palazzo a rilasciare più tranquillizzanti dichiarazioni: “Il pool ha dimostrato che se si lavora in squadra, senza doppi fini, l’unione fa la forza”. I funerali sono celebrati nella chiesa di San Pietro in Gessate, di fronte al palazzo di Giustizia. L’ultimo applauso saluta, alla fine, il magistrato che indagò sulla “pista nera” per la strage di piazza Fontana, sulla morte di Pino Pinelli, sul sistema della corruzione. Pochi i politici presenti: Pierluigi Bersani, Rosy Bindi, Barbara Pollastrini, Virginio Rognoni, Luigi Zanda. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Il presidente del Senato, l’ex magistrato Piero Grasso. Tanti i colleghi magistrati e i cittadini comuni. Nel pomeriggio, quando il Senato commemora in aula Gerardo D’Ambrosio, che dopo essere andato in pensione entrò a Palazzo Madama per il Pd, Lucio Barani, il senatore socialista che rimpiange Bettino Craxi e che gira sempre con un garofano rosso, resta platealmente seduto.

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MILENA GABANELLI “D’Ambrosio, meschine le accuse alla stampa METTERE AL BANDO LE TELEFONATE? FACCIAMOLO CON CERTA POLITICA”


Fatto Quotidiano 31/07/2012 di Silvia Truzzi Attualità
Si torna a parlare di legge bavaglio, con concordia bipartisan (ammesso che di questi tempi inciucisti il
termine abbia ancora un senso), complice la distrazione delle ferie d’agosto: e vale tutto, perfino la scomparsa del consigliere giuridico del Quirinale. Milena Gabanelli, conduttrice di Repor t su Rai3, ha abituato gli italiani a un giornalismo d’in chiesta che si nutre di fatti, nomi e relazioni. Le abbiamo chiesto cosa pensa dell’aria brutta che tira attorno alla libertà d’in formazione. La risposta arriva in un secondo netto: “Conti nuerò a fare il mio lavoro come ho sempre fatto… sono anni che ciclicamente tira una brutta aria, non mi impressiona, ma se ci sarà da battersi contro il bavaglio, io ci sarò”.
Eugenio Scalfari, a proposito della morte di Loris D’Am brosio, ha scritto: “Che sia attribuibile alla campagna d’insinuazioni l’infarto che l’ha fulminato è un’ipotesi, ma è certo che quelle insinuazioni e quelle accuse lo avevano ferito”. Più di un dito puntato.
Le insinuazioni feriscono sempre, il magistrato e l’uomo qualunque, e quando si ‘i n s i nu a ’ occorrono buone ragioni, ma questo non si può certo normare… dipende dalla professionalità e dall’etica del singolo giornalista.
Accadde anche a lei, quando nel 2011 morì Mario Di Carlo, ex assessore della Regione Lazio, che si era dimesso a causa di una puntata di Re por t. Francesco Rutelli disse: ‘Repor t l’ha fatto ammalare’.
Disse che un fuori onda da noi trasmesso era stato la causa del suo tumore: questo riportarono le agenzie. Ho pensato chquando si perde una personacui si è molto legati si cerca sempre di trovare una causa. L’emotività del momento fa dire tante cose, sulle quali è anche giusto riflettere, ma strumentalizzare eventi drammatici è meschino e non porta da nessuna parte.Spinelli ricordava che alcuni imputati di Mani Pulite si tolsero la vita perché coinvolti nell’inchiesta: seguendo i ragionamenti di questi giorni, non si sarebbe dovuta fare l’inchiesta.
I ragionamenti non sono tutti uguali, un conto è l’accusa diretta, un conto è la riflessione sul mestiere. Io sono andata spesso a dormire con il dubbio di aver usato una parola di troppo. Però mi mette a disagio speculare sulle supposizioni, preferirei vedere maggiori energie investite nel portare il Paese fuori dal pantano, quello che porta imprenditori a suicidarsi perché non sono in grado di sopportare il dolore del licenziamento dei loro operai con i figli da mandare a scuola. Di queste vite perdute sappiamo con certezza le ragioni.
Cosa avrebbero dovuto fare i giornali nel caso delle intercettazioni tra il Quirinale e Mancino? Girarsi dall’altra
La conduttrice di “Report”: quando Rutelli disse che avevamo fatto ammalare un ex a s s e s s o re . . .parte? Dopotutto la trattativa Stato-mafia non è un fatterello da poco, di cui si possa pensare di non dar conto all’opinione pubblica.
Della trattativa Stato-mafia non si è chiarito nulla e dubito anche sul fatto che sia possibile… Dopodiché i giornalisti, in tutto il mondo (democratico), danno conto delle informazioni di cui vengono in possesso: questo è il loro, il nostro mestiere.
Si torna a parlare di legge bavaglio: dal Pd, passando per il governo tecnico per finire al Pdl, sembrano tutti d’accordo: persino il Capo dello Stato si è espresso in tal senso. Quando voleva farlo Berlusconi la stampa insorse unita, a colpi di post-it gialli sui giornali…
Quando il politico è coinvolto, è normale che si ribelli e faccia proclami. Finché quella proposta di legge non la vedo scritta però non saprei che dire.
Luciano Violante ha scritto sull’Unità: si potrebbe cominciare dalla messa al bando del “giornalismo di trascrizione”, quello che consiste nel trascrivere ore e ore di telefonate? Si tratta insomma di contribuire a formare un’opinione pubblica che si nutra di notizie e di commenti, non di veleni.
Cosa eliminare dalle trascrizioni prima che diventino accessibili non lo stabilisce il giornalista. Poi occorre valutare caso per caso. Ci sono trascrizioni molto esplicite che l’opinione pubblica è bene conosca, tanto più quando coinvolgono i nostri amministratori. Invece la politica non sta dando un bello spettacolo di sé: questo sì sarebbe da mettere al bando.
Sempre Violante: “Chiedia mo responsabilità ai magistrati, ai politici, ai funzionari pubblici, ma quelli che formano la nostra opinione non rispondono?”.
Io rispondo in tribunale abbastanza spesso… Se Violante si riferisce alla pubblicazione di atti coperti da segreto, bè su questo esiste già una legge che punisce chi la viola, ma il primo a violarla è il pubblico ufficiale che ha passato le informazioni. La mia posizione in questo caso è molto chiara: non voglio essere complice di chi commette un reato e quindi aspetto che gli atti siano depositati.

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