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Soldi, ma come sono opache le primarie

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Da Il Fatto Quotidiano del 05/12/2013. Wanda Marra attualità

SPOSETTI: “CIVATI E RENZI SPENDONO TROPPO”. LA REPLICA: “NON È VERO”. PER ORA NESSUNA RENDICONTAZIONE.

Pippo Civati? Non mi piace, è il tappetino di Renzi e dice solo cose che portano acqua al sindaco di Firenze. E poi ha speso troppo in questa campagna per le primarie. Come Renzi, peraltro, che solo per mettere un annuncio su Repubblica , ieri, per far sapere che era al Teatro Olimpico a Roma, ha speso 7.000 euro”. Ugo Sposetti, l’ex tesoriere dei Ds, uno dei grandi elettori di Gianni Cuperlo, va giù duro. E accusa: “C’è un’informazione di regime. Possibile che nessuno si chieda quanto spende Civati, il web costa, e quanto spende Renzi?”. La questione delle spese per le primarie è spinosa, ed è di quelle destinate a rimanere in una zona di parziale opacità. Il tetto è di 200 mila euro, ma per ora è praticamente impossibile capire quanto abbiano effettivamente speso i vari concorrenti. Le primarie non sono ancora chiuse e quindi ognuno di loro è legittimato a fornire cifre a spanne, pronto a giurare di essere pienamente nei limiti richiesti. Dice Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Big Bang, da sempre delegato a far quadrare i conti del Sindaco di Firenze: “Abbiamo speso circa 85 mila euro, prevediamo di spenderne circa altri 25. Il Teatro Olimpico a Roma è costato 5 mila euro. A mia conoscenza su Repubblica non è apparsa nessuna propaganda elettorale. È apparsa la notizia di un incontro con Renzi, che è cosa ben diversa da un annuncio di sostegno o di propaganda”. E le iniziative in giro per l’Italia, a partire da Bari? I renziani garantiscono che tutto questo è pagato dai comitati locali e che comunque non si supererà il tetto di spesa. Duri anche i civatiani : “Non accettiamo lezioni di trasparenza da chi sostiene un candidato che non sta rendicontando agli elettori quanto raccoglie e come lo spende. Gianni Cuperlo è l’unico dei tre candidati a non aver reso queste informazioni disponibili on line”, dice Paolo Cosseddu, campaign manager per Civati. “La cifra raccolta da noi è pubblicata online sul sito civati.it   e attualmente si aggira attorno ai 90.000 euro”. In campo scende anche la tesoriera del comitato Cuperlo, Donata Lenzi: “Non so quanto abbiamo speso, alla fine tireremo le somme”. La polemica è di quelle destinate a tornare. Nel degttaglio chi ha finanziato le primarie dell’anno scorso di Renzi? Nel dettaglio non si sa. E la rendicontazione delle spese sostenute da Bersani per la sua corsa contro Renzi? Gli ultimi capitoli di spesa non sono mai stati resi noti. Cosa ne è stato del “tesoretto”, i 6 milioni ricavati dalle consultazioni dall’anno scorso? Ufficialmente non si sa come siano stati utilizzati. C’è poi il tallone d’Achille del Rottamatore, dal punto di vista dei soldi: la Leopolda. Dice Bianchi che costerà intorno agli 85mila euro, ma che non fa parte della campagna congressuale, e quindi non fa cifra per il tetto. Motivazione discutibile. E comunque, chi la finanzia? Lo scopriremo solo nella prossima primavera. Sono gli ultimi fuochi polemici di una campagna che si avvia alla conclusione. E intanto Matteo Renzi continua a ricevere endorsement dei più variegati. Da Pippo Baudo a Max Giusti, arrivando a Belen Rodriguez, che la mette così: “È il più bello tra i tre candidati alle primarie del Pd. Il suo accento fiorentino mi diverte molto, mi piace fisicamente, ha dei begli occhi chiari”. E dunque, per chi voterà alle primarie? “Non saprei, mi devo informare”. Rischi che si corrono.

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Parla il Lìder Maximo le correnti Pd vanno in tilt

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LE RIVELAZIONI DEL “FATTO ” FANNO SALTARE I NERVI AI DEMOCRATICI: LETTA, LIQUIDATO, NON L’HA PRESA BENE. I BERSANIANI: VOTO SUBITO, NIENTE CONGRESSO.

Se dovesse precipitare tutto, il congresso non sarebbe più per eleggere un segretario ma un candidato premier e Letta sarebbe il profilo giusto”. Il velo delle reticenze si squarcia di mattina. E il responsabile organizzazione del Pd, Davide Zoggia, ospite ad Omnibus, dice quello che tutti i suoi colleghi di corrente bersaniani pensavano da tempo, ma finora si limitavano a far capire. Voto subito (“nessuna maggioranza alternativa”, anche perché “pensare di allearsi” con i grillini, dunque “con forze politiche che offendono il capo dello Stato è impensabile”) e Letta in campo.
NIENTE primarie, per la segreteria, ma (forse) per la premiership. Le parole di D’Alema riportate dal Fatto evidentemente arrivano come pietre nel dibattito congressuale del Pd. E in effetti, il Lìder Maximo propone il suo schema di gioco, allo stato puro e senza mezzi termini. “Letta è solo un leader di transizione, non sarà utile una seconda volta. Per il futuro io immagino Gianni Cuperlo alla segreteria del partito e Matteo Renzi a Palazzo Chigi”. Uno schema al quale lavora da tempo, accarezzando il progetto di tenersi il Pd e di essere lui quello che dà l’investitura al giovane Matteo (l’aveva detto qualche tempo fa a Otto e mezzo: se segue i miei consigli, se studia, sarà presidente del Consiglio). Adesso però lo schema si aggiorna, immaginando l’attuale premier se non proprio a casa, in un ruolo assolutamente marginale. Tant’è vero che una smentita che in realtà non smentisce nulla si fa attendere, ma alla fine arriva. Alle 15 e 52, l’Ansa batte le dichiarazioni di Daniela Reggiani, la portavoce dell’ex premier: “’Le dichiarazioni attribuite da Il Fatto a Massimo D’Alema sono il frutto di un resoconto parziale, talora distorto e forzato. Ne esce fuori una ricostruzione del suo incontro con i militanti del Pd alla festa di Taizzano che non è fedele ed è gratuitamente ed esageratamente polemica”. Sui contenuti e sulle posizioni sostanziali nessuna correzione. D’Alema costringe i Democratici a uscire allo scoperto. Provocando corti circuiti e reazioni scomposte. Nessuno sembra essere d’accordo con lui, ma al solito le correnti sono l’une contro l’altre armate. Se è per i bersaniani, loro Cuperlo non lo vogliono, preferiscono tenersi Epifani al partito e Letta al governo, nell’illusione di poter mantenere il controllo della situazione. Ecco Nico Stumpo: “D’Alema fa esperimenti. In laboratorio due corpi di peso diverso cadono alla stessa velocità, dal centesimo piano di un palazzo non è così. La politica non è la fisica”. Mentre spiega che se si va al voto le primarie per la premiership sono obbligate, quelle per la segreteria no. Bersani e D’Alema hanno litigato in occasione del voto per la presidenza della Repubblica e non si sono più ripresi. Anche le considerazioni su Letta qualcuno dei più maliziosi tra i Democratici le attribuisce almeno in parte a rancori personali: lui, Massimo, ci teneva a fare il ministro degli Esteri, ma è stato lasciato fuori. Sacrificato nel nome di larghe intese il più possibile rispettabili. I lettiani reagiscono in maniera gelida. Nello stile sobrio, abile e ostentatamente al di sopra delle parti del loro capofila non si lasciano andare ad attacchi frontali o a dichiarazioni urlate. “Ha smentito”, provano a dire. Nessuno vuole parlare. Sembra proprio un ordine di scuderia. Nessun commento neanche da Letta, ma chi lo conosce lo descrive come piuttosto irritato, anche perché finora ha detto in tutti i modi che vuole rimanere fuori dalle dinamiche congressuali. Però, se il governo dovesse cadere, è pronto a candidarsi contro Renzi. Una scelta che valuta quasi obbligata.

NESSUNA dichiarazione entusiasta nemmeno da Matteo Renzi (che peraltro sta in America) e dei suoi. La posizione del sindaco di Firenze è abbastanza chiara: non ci pensa proprio a passare per il prescelto da D’Alema (peraltro il suo primo rottamato). Senza contare che non ha rinunciato affatto a correre per la segreteria. Interessante a questo proposito il ragionamento di Alfredo d’Attorre (bersaniano): “Cuperlo segretario dovrebbe avere l’appoggio anche di Renzi”. Ma in base a cosa ? I renziani con Dario Nardella però attaccano frontalmente Zoggia: “Mi chiedo che senso abbia che un partito si chiami democratico se rifiuta un congresso ed esclude le primarie per la scelta del candidato premier”. Poi: “Queste dichiarazioni irresponsabili non fanno altro che danneggiare inutilmente Letta e il governo lasciando pensare che la crisi sia cosa già scontata”. Anche uno degli storici dalemiani come Latorre prende le distanze: “Massimo fa sempre riflettere, ma non la penso come lui. Segretario e candidato premier devono coincidere”.

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