Archivi Blog

Borse di corsa, Krugman: “non è una buona notizia”

corel
Fonte wall street Italia 8/03/2013 attualità
Nel suo ultimo editoriale sul New York Times, il premio Nobel interpreta il messaggio che ci danno i mercati. E’ un riflesso del crescente scollamento tra produttività e salari.
NEW YORK (WSI) – Le borse continuano a correre, incuranti della crisi del debito sovrano europea e della debolezza persistente del mercato occupazionale americano.

“Vorrei poter dire che tutto questo è una buona notizia, ma non lo è – scrive però sul New York Times il Nobel Paul Krugman, facendo riferimento ai guadagni incamerati nelle ultime sedute dalle borse mondiali, con il Dow Jones, l’indice Usa dei 30 titoli a maggiore capitalizzazione, che ha raggiunto i massimi di sempre.

“Questi bassi tassi di interesse sono il segno di un’economia che non è affatto in piena ripresa dalla crisi finanziaria del 2008, mentre il livello elevato dei prezzi delle azioni non dovrebbe essere motivo di festa, ma è, in gran parte, un riflesso del crescente scollamento tra produttività e salari“.

Anche i bassi tassi di interesse, a giudizio di Krugman, riflettono sì l’attivismo delle Banche centrali ma anche, in fondo, la crisi stessa: “In questo momento tutti vogliono risparmiare e nessuno vuole investire. Quindi siamo inondati da risparmi che non hanno nessun posto dove andare, e questo risparmio in eccesso comporta una riduzione dei costi finanziari”.

Le politiche economiche anticicliche
Da qui la riflessione che da mesi Krugman ha avviato sulle ragioni della crisi e sulle cure per superarla: nel breve periodo le cancellerie dovrebbero ignorare il deficit pubblico e attuare anzi politiche di deficit spending, seguendo i precetti keynesiani. Così non è stato e così non è perché “purtroppo – dice Krugman – i politici sono stati intimiditi da quei falsi sacerdoti che li hanno convinti a perseguire l’austerità se non vogliono affrontare l’ira degli dei invisibili del mercato”.

Chi paga la ripresa della finanza
Ma come spiegare, allora, l’ottimo andamento delle Borse? Concorrono in questa direzione più fattori, fra i quali anche i rendimenti obbligazionari bassi, “e gli investitori devono mettere i loro soldi da qualche parte. E ‘anche vero, però – riconosce Krugman – che mentre l’economia continua ad essere profondamente depressa, i profitti aziendali hanno messo in atto una forte ripresa. E questa è una brutta cosa!”

“Non solo i lavoratori non riescono a condividere i frutti della propria produttività in aumento, ma centinaia di miliardi di dollari si stanno accumulando nelle casse delle società che, di fronte a una domanda debole dei consumatori, non vedono alcuna ragione per mettere quei dollari al lavoro”.

“Quindi – conclude Krugman – il messaggio dei mercati non è affatto una buona notizia”. (RaiNews24)

Italia: downgrade di Moody’s in vista? Non per il Tesoro

corel
Da Wall Street Italia 4/03/2013 attulalità
Da qualche ora circolano voci circa l’intenzione dell’agenza di rating di abbassare il giudizio del credito italiano dopo lo stallo politico. Se il declassamento arrivera’, sara’ a mercati chiusi.
ROMA (WSI) – La prima era stata Fitch, che aveva avvertito in una nota come l’instabilita’ politica pone chiaramente dei rischi di tenuta del credito italiano. L’agenzia aveva sottolineato la presenza ingombrante di pericoli “per le scelte di governo e per la continuità delle politiche”, che gravano “su un’economia già debole”.

Da qualche ora gira, ancora senza conferme ufficiali, la voce secondo cui Moody’s starebbe per decidere un declassamento del debito sovrano italiano.

Qualcuno forse vuole far scricchiolare la credibilità dell’Italia all’estero e forse il mondo della finanza prova a forzare la mano del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in vista dell’incarico del prossimo governo, almeno utilizzando solo le indiscrezioni.

Fonti del Tesoro contattate da milanofinanza.it, infatti, hanno smentito che al momento una decisione del genere sia alle viste anche se la tensione sullo spread Btp-Bund e sulle banche oggi si è fatta altissima.

E’ utile ricordare che Moody’s, finita sotto inchiesta a Trani proprio per aver divulgato un report sull’Italia a borsa aperta, comunque vada, presumibilmente deciderà di parlare a mercati chiusi. (Agenzie)

Elezioni, Krugman: voto anti austerity, punito Monti proconsole Germania

corel
Fonte wsi Italia 24/02/2013 attualità
Ora tutta la Ue dovrebbe riflettere sui suoi errori. Gli italiani hanno bocciato una politica troppo dipendente dall’influenza di Berlino, che vuole imprre politiche di austerita’ in un’economia gia’ in difficolta’.

NEW YORK (WSI) – Commentando il voto italiano sul New York Times, l’economista Paul Krugman fa un’analisi molto critica della situazione. Gli italiani, dice il premio Nobel, di fatto hanno bocciato una politica troppo dipendente dall’influenza di Berlino.

Il grande sconfitto è Monti, “il proconsole installato dalla Germania per imporre l’austerità fiscale su un’economia già in difficoltà”. E con Monti, aggiunge, è punito tutto l’establishment della Ue, che sta imponendo politiche di austerity eccessive e ricattatorie a tutti i paesi dell’Europa meridionale.

Il punto è che il termine “maturità” sempre usato dai media internazionali per invitare di fatto l’Italia a seguire la strada segnata dall’Europa, dalla Germania e da Monti, non è un termine neutro, per Monti. “Vorrei porre un’ovvia domanda – scrive l’economista – che cos’è, esattamente, ciò che attualmente viene fatto passare per maturo realismo in Italia o in Europa?”

La risposta non lascia adito a dubbi. “Per il signor Monti, il proconsole installato dalla Germania per imporre l’austerità fiscale su un’economia già in difficoltà, in effetti, ciò che definisce la rispettabilità nei circoli politici europei era la volontà di perseguire l’austerità senza limiti. Questo andrebbe bene se le politiche di austerità avessero effettivamente funzionato, ma non è così. E più che sembrare maturi o realistici, i sostenitori dell’austerità sembrano sempre più petulanti e deliranti”.

Quanto alle conseguenze internazionali del voto italiano e alle sue incognite, Krugman non nasconde la sua apprensione ma ricorda che l’Italia non è un caso isolato.

“Gli osservatori esterni sono terrorizzati dalle elezioni italiane, ed è giusto così: anche se l’incubo di un ritorno di Berlusconi al potere non si materializzasse, una dimostrazione di forza da parte di Berlusconi, o di Grillo, o di entrambi destabilizzerebbe non solo l’Italia ma tutta l’Europa…
Ma l’Italia non è unica nel suo genere: i politici poco raccomandabili sono in aumento in tutta l’Europa meridionale.

E la ragione per cui questo accade è che i funzionari europei non ammettono che le politiche che sono state imposte ai debitori sono un fallimento disastroso. Se questo non cambia, le elezioni italiane saranno solo un assaggio della pericolosa radicalizzazione che verrà”. (TMNews).VOTA L’ARTICOLO

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: