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Consulta, sul Porcellum voglia di rinvio

pMARTEDÌ L’UDIENZA. PRIMO PUNTO, L’AMMISSIBILITÀ DEL RICORSO. POSSIBILE LO SLITTAMENTO AL 2014

Fatto Quotidiano del 30/11/2013 di Luca De Carolis attualità
U no spartiacque, per il governo e la politica. Comunque vada. Martedì prossimo la Corte Costituzionale dovrà esprimersi sul ricorso contro il Porcellum, o meglio contro due punti della legge elettorale 270 del 2005, quelli che prevedono liste bloccate e il premio di maggioranza. I 15 giudici potranno scegliere tra diverse opzioni: pronunciarsi subito sull’ammissibilità del ricorso, oppure rinviare tutto a una prossima udienza, concedendo ai partiti qualche settimana per cercare di fare quella nuova legge elettorale che non sono riusciti a mettere assieme in otto anni. Ma c’è anche la possibilità che la Corte entri direttamente (pure) nel merito, annullando i punti principali del testo. E per i Palazzi sarebbero davvero guai. 1. Quando e come nasce il ricorso al- la Consulta? A presentarlo nel 2009 sono l’avvocato Aldo Bozzi, nipote dell’omonimo esponente liberale, e altri 27 firmatari. Il ricorso è contro la presidenza del Consiglio e il governo, per “lesione del diritto di voto”. In particolare, i ricorrenti contestano come anticostituzionali le liste bloccate, “perché creano un Parlamento di nominati” e il premio di maggioranza, previsto sia alla Camera che al Senato, “perché è irragionevole senza una soglia minima di voti ottenuti”. Nei primi due gradi di giudizio il ricorso viene respinto come infondato. Ma nel maggio 2013 la Cassazione lo giudica “rilevante”, e inoltra tutto alla Consulta. 2. Come funziona l’udienza presso la Corte? Il 3 dicembre, i giudici dovranno innanzitutto valutare l’ammissibilità del ricorso, sotto un profilo soggettivo (la legittimitazione ad agire in giudizio del ricorrente) e oggettivo, ovvero decidere se il tema rientri tra quelli di competenza della Corte. 3. La decisione sull’ammissibilità de- ve arrivare per forza in giornata? No. La Consulta potrebbe rinviare la decisione sull’ammissibilità a una successiva udienza. Perché si arrivi a un rinvio, per prassi basta che a chiederlo sia anche un singolo giu- dice. 4. Se giudicano ammissibile il ricorso, cosa accade? La Corte potrebbe entrare subito nel merito, ossia decidere se le norme del Porcellum oggetto di ricorso sono incostituzionali o meno. Ma potrebbe anche rinviare questa deci- sione a una successiva udienza. Ipotesi che, stando alle voci delle ultime ore, appare la più probabile: sempre che la Consulta giudichi ammissibile il ricorso. 5. In caso di rinvio, ci sono termini perentori entro cui la Corte dovrebbe riunirsi? No, la fissazione dei tempi rientra nella discrezionalità dei giudici. Se la Consulta annullasse le norme, verrebbe cancellata tutta la legge? No. Il testo rimarrebbe in vigore, seppure privo delle parti “cassate” come illegittime dalla Corte. Ma è chiaro che si creerebbe un vuoto normativo enorme. 6. La Corte potrebbe far tornare in vigore la precedente legge elettorale, ossia il Mattarellum? Assolutamente no. Il potere di varare o modificare le leggi rientra nell’esclusiva competenza del Par- lamento. Perché si torni al Matta- rellum serve il voto delle due Ca- mere, come per ogni provvedimen- to. 7. La Consulta può accogliere o re- spingere il ricorso: ma esiste una terza via? Sì. La Corte potrebbe giudicare il- legittime parti del Porcellum, ma senza annullarle, valutando le con- seguenze del vuoto normativo che verrebbe a crearsi più dannose delle norme da cancellare. Esiste una giurisprudenza in questo senso. 8. Il governo potrebbe emanare un decreto legge in materia elettorale? No. Non rientra nei poteri dell’esecutivo ricorrere alla decretazione d’urgenza in materia elettorale. È invece ovviamente possibile che vari un disegno di legge, da sottoporre al Parlamento. Twi

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NEL REGNO DI NAPOLITANO AMATO VA ALLA CONSULTA

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IL QUIRINALE PORTA IL SUO FEDELISSIMO EX PREMIER NELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE DOVRÀ PRONUNCIARSI SUL PORCELLUM E FORSE SULLA LEGGE SEVERINO.

Le larghe intese di volontà quirinalizia entrano alla Corte costituzionale con la nomina di Giuliano Amato decisa dal presidente Giorgio Napolitano. Sostituisce Franco Gallo, nominato 9 anni fa, presidente negli ultimi 8 mesi.

Amato, che è stato un papabile primo ministro della maggioranza Pd-Pdl, arriva in un momento delicato: la Corte costituzionale potrebbe dover dirimere due questioni cruciali, che hanno a che fare con la tenuta del governo: la legge elettorale, nota come Porcellum, e la legge Severino che prevede la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore nonché la sua incandidabilità, essendo stato condannato a oltre due anni di pena (4 anni più interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale).

GIÀ IL 19 SETTEMBRE, il giorno dopo il suo giuramento, Amato parteciperà all’elezione del presidente della Corte costituzionale. Sabato, infatti, saluterà il professor Franco Gallo, nominato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il neo giudice Amato, come vuole la prassi più che consolidata della Corte, non può aspirare alla poltrona più alta. Di solito, il presidente si sceglie tra i giudici con più anzianità. In questo caso c’è una parità dei due vice presidenti, eletti giudici costituzionali dal Parlamento. Su indicazione del centrodestra Luigi Mazzella, avvocato generale dello Stato. Su indicazione del centrosinistra, Gaetano Silvestri, professore di diritto costituzionale. Era giugno 2005, ai tempi in cui una maggioranza Pd-Pdl appariva impensabile.

Ancora incerto chi dei due la spunterà. Si profila una spaccatura all’interno della Corte. Secondo le nomine formali, ci sono tre giudici vicini al centrodestra: Mazzella, Paolo Maria Napolitano e Giuseppe Frigo. Vicini al centrosinistra, invece, ce ne sono due: Silvestri e Sergio Mattarella. Ma Amato, per la sua storia politica, viene collocato come uomo di centrosinistra. E non è il solo giudice.

Proprio per ragioni di equilibrio , o di equilibrismo (a seconda dei punti di vista) sta riprendendo quota la candidatura di Mazzella, finora data quasi per persa. Ma per una parte dei giudici resta un’ipotesi indigesta. Luigi Mazzella è il giudice che ha ospitato, nella sua bella casa romana, Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Angelino Alfano nel maggio del 2009, 5 mesi prima che la Consulta votasse sul cosiddetto lodo Alfano, l’ibernazione dei processi per le più alte cariche dello Stato in carica, cioè per Berlusconi. Oltre a Mazzella c’era un altro giudice costituzionale, Paolo Maria Napolitano. Entrambi non hanno ritenuto di doversi dimettere, anzi hanno rivendicato la serata con l’ex presidente del Consiglio, parte in causa di un ricorso su cui si sarebbero dovuti pronunciare.

D’ALTRONDE MAZZELLA è un grande amante dei banchetti conviviali. L’estate scorsa ne ha organizzati diversi, anche con esponenti del centrodestra. E non ha nascosto il suo sogno di diventare presidente della Corte costituzionale.

Sia lui che Silvestri concluderanno il loro mandato il 28 gennaio 2014.

C’è anche un altro nome che sta circolando: è quello di Giuseppe Tesauro, esperto di diritto comunitario e internazionale, nominato dal presidente Ciampi nel novembre 2005. Ma proprio il professore è il relatore sulla legge elettorale su cui la Consulta terrà l’udienza pubblica il 3 dicembre, a meno che il Parlamento non si pronunci prima.

A metà maggio, infatti, la Cassazione ha inviato alla Consulta gli atti sul Porcellum. Alla Suprema Corte si erano rivolti gli avvocati Aldo e Giuseppe Bozzi e l’avvocato Claudio Tani, convinti della lesione del diritto del cittadino a scegliere i propri rappresentanti in Parlamento.

IL 12 APRILE, durante quello che doveva essere il saluto al presidente della Repubblica uscente (non si immaginava che Napolitano sarebbe stato rieletto) il presidente Gallo ha criticato il Parlamento per non aver riformato il Porcellum che “ha profili di incostituzionalità”. “La Consulta”, ha ricordato, “ha invano sollecitato il legislatore a riconsiderare gli aspetti problematici della legge, con particolare riguardo all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti e/o seggi”. Se la politica non sarà in grado di approvare una riforma elettorale e se la Consulta boccerà il Porcellum, allora tornerebbe a vivere la legge, così com’era prima di esser ritoccata e di determinare un Parlamento di nominati dalle segreterie dei partiti.

Il Pdl vorrebbe, invece, che la Corte costituzionale fosse investita della legge Severino. Il partito di Berlusconi sostiene che la norma sulla decadenza e sulla incandidabilità non vale per il Cavaliere perché altrimenti sarebbe applicata retroattivamente. La maggioranza dei giuristi pensa, invece, che il problema non sussista perché è una norma che ha a che fare con i requisiti. In ogni caso, alla Consulta dovrebbe rivolgersi la Giunta del Senato. Ma, a quanto pare, non potrebbe: secondo la dottrina maggioritaria non è un organo giurisdizionale.

Rinvio alla Consulta: il Pd dirà di no

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Da Il Fatto Quotidiano del 28/08/2013. Wanda Marra

Deputato democratico
Matteo Orfini.

La legge Severino è costituzionale e il Pd deve dire no all’ipotesi di sottoporla alla Consulta”. Matteo Orfini, esponente di spicco dei Democratici, da sempre all’ala sinistra del partito, è netto.
Onorevole Orfini, ma allora Berlusconi alla fine lo salvate?
No, non lo salveremo, perché abbiamo chiaro che ci sono principi che vengono prima di tutto. La legge è uguale per tutti. Noi abbiamo detto prima della condanna che si dovevano scindere le vicende di Berlusconi da quelle del governo. E lui una volta che la sua condanna è definitiva deve pagare il suo debito con la giustizia.
Sì, ma ormai le aperture e i distinguo si moltiplicano. Violante al Corriere della Sera ha detto che rimandare la legge alla Consulta non sarebbe dilazione, ma applicazione della Costituzione. Non è d’accordo?
Io ho grande rispetto dell’opinione di tutti, soprattutto di quella di Violante, ma non la condivido. Non penso che la Severino sia incostituzionale, nessuno aveva mai fatto quest’obiezione prima della vicenda Berlusconi. Nemmeno il Pdl.
E quindi?
Ci si deve limitare ad applicare la legge e votare la decadenza. Vedo anch’io la peculiarità di Berlusconi come leader politico sostenuto da milioni di italiani, ma penso che questo ruolo si possa svolgere fuori dal Parlamento.
Come ha detto D’Alema, mettendo insieme Grillo e Berlusconi, in quanto “pregiudicati amati dagli italiani”.
Come Grillo. Ma anche come leader che pregiudicati non sono: D’Alema medesimo , Veltroni, Renzi.
Quella di Violante dunque non è la posizione del Pd?
No, è quella espressa dal segretario in giù sulla decadenza.
Però la questione del rinvio alla Consulta potrebbe essere una scappatoia. Anche per il Pd.
Chiunque ne vede la strumentalità. Il giorno dopo la sentenza si è gridato al colpo di Stato. Poi si è parlato di guerra civile. E poi di grazia, amnistia, salvacondotto. Tutti strumenti tirati in ballo per salvare Berlusconi. Per arrivare al rinvio alla Corte. La posizione del Pd non può cambiare e non cambierà.
Tra i favorevoli a una soluzione come questa, però, ci sono alcuni degli uomini più vicini a Napolitano, a partire da Ranieri. Non sarà che sanno che per il Colle è una strada percorribile, come peraltro scrive anche il Foglio?
Credo che sarebbe sbagliato attribuire al Quirinale volontà di questa natura. Escludo che il Colle faccia pressione in un senso o nell’altro.
Anche se ci sono una serie di costituzionalisti interpellati ad hoc che dicono che si può fare?
Sono generalmente contrario alla dittatura dei costituzionalisti. Ho trovato surreale la vicenda dei saggi che dovrebbero insegnarci come scrivere la Costituzione. La nostra Carta è stata scritta da persone che fino a poco prima tenevano il fucile in mano per difendere l’Italia.
Monti intanto chiede la grazia per Berlusconi.
Monti è piuttosto confuso ultimamente. È preoccupato di trovare uno spazio politico e quindi guarda agli elettori di Berlusconi.
Insomma, il Pd se qualcuno chiederà in Giunta il rinvio della Severino alla Corte, voterà no?
Sì. In un paese normale il Pdl chiederebbe scusa agli italiani e cambierebbe la leadership. Alfano ci chiede di comportarci come se Berlusconi fosse un nostro senatore. Noi col nostro Statuto non l’avremmo nemmeno candidato.
Ma voi con questo Pdl ci governate.
Sì, stiamo riuscendo a fare anche cose positive, come la stabilizzazione dei precari della Pa. Ma il governo può andare avanti se il Pdl scinde i piani, cosa che non mi pare stia facendo. La richiesta di iniziative volte a tutelare Berlusconi è irricevibile.
I Democratici al governo sembrano intenzionati a restarci. Fino a che punto si può forzare?
Non credo sia così. Il primo che non ha questo atteggiamento è il presidente del Consiglio. Che sulla decadenza di B. è stato fermo e condivisibile. I ministri del Pd sono impegnati in un una battaglia difficile sull’Imu.
Il Pdl non demorde: vuole togliere l’Imu a tutti.
Io credo che anche da questo punto di vista sia bene non accettare il ricatto. Chi può, deve continuare a pagare. Noi abbiamo bisogno di ridurre le diseguaglianze, non di aumentarle. E non possiamo accettare bandierine ideologiche.
Si parla di nuove maggioranze, di un Letta bis. Scenari possibili?
Mi pare difficile. Ma se saltasse tutto si dovrebbe comunque cercare una maggioranza per fare legge elettorale. Ma il Pd è l’unico a volerla cambiare. Grillo ha detto che dobbiamo mantenere il Porcellum, perché favorisce loro. Questo dimostra la sua malafede. Spero che i 5 Stelle se ne accorgano.
Il Pd però ha votato contro la mozione Giachetti per il ritorno al Mattarellum.
Quella era una mozione. Ora dal Pd è venuta un’accelerazione

La legge Severino è costituzionale e il Pd deve dire no all’ipotesi di sottoporla alla Consulta”. Matteo Orfini, esponente di spicco dei Democratici, da sempre all’ala sinistra del partito, è netto.
Onorevole Orfini, ma allora Berlusconi alla fine lo salvate?
No, non lo salveremo, perché abbiamo chiaro che ci sono principi che vengono prima di tutto. La legge è uguale per tutti. Noi abbiamo detto prima della condanna che si dovevano scindere le vicende di Berlusconi da quelle del governo. E lui una volta che la sua condanna è definitiva deve pagare il suo debito con la giustizia.
Sì, ma ormai le aperture e i distinguo si moltiplicano. Violante al Corriere della Sera ha detto che rimandare la legge alla Consulta non sarebbe dilazione, ma applicazione della Costituzione. Non è d’accordo?
Io ho grande rispetto dell’opinione di tutti, soprattutto di quella di Violante, ma non la condivido. Non penso che la Severino sia incostituzionale, nessuno aveva mai fatto quest’obiezione prima della vicenda Berlusconi. Nemmeno il Pdl.
E quindi?
Ci si deve limitare ad applicare la legge e votare la decadenza. Vedo anch’io la peculiarità di Berlusconi come leader politico sostenuto da milioni di italiani, ma penso che questo ruolo si possa svolgere fuori dal Parlamento.
Come ha detto D’Alema, mettendo insieme Grillo e Berlusconi, in quanto “pregiudicati amati dagli italiani”.
Come Grillo. Ma anche come leader che pregiudicati non sono: D’Alema medesimo , Veltroni, Renzi.
Quella di Violante dunque non è la posizione del Pd?
No, è quella espressa dal segretario in giù sulla decadenza.
Però la questione del rinvio alla Consulta potrebbe essere una scappatoia. Anche per il Pd.
Chiunque ne vede la strumentalità. Il giorno dopo la sentenza si è gridato al colpo di Stato. Poi si è parlato di guerra civile. E poi di grazia, amnistia, salvacondotto. Tutti strumenti tirati in ballo per salvare Berlusconi. Per arrivare al rinvio alla Corte. La posizione del Pd non può cambiare e non cambierà.
Tra i favorevoli a una soluzione come questa, però, ci sono alcuni degli uomini più vicini a Napolitano, a partire da Ranieri. Non sarà che sanno che per il Colle è una strada percorribile, come peraltro scrive anche il Foglio?
Credo che sarebbe sbagliato attribuire al Quirinale volontà di questa natura. Escludo che il Colle faccia pressione in un senso o nell’altro.
Anche se ci sono una serie di costituzionalisti interpellati ad hoc che dicono che si può fare?
Sono generalmente contrario alla dittatura dei costituzionalisti. Ho trovato surreale la vicenda dei saggi che dovrebbero insegnarci come scrivere la Costituzione. La nostra Carta è stata scritta da persone che fino a poco prima tenevano il fucile in mano per difendere l’Italia.
Monti intanto chiede la grazia per Berlusconi.
Monti è piuttosto confuso ultimamente. È preoccupato di trovare uno spazio politico e quindi guarda agli elettori di Berlusconi.
Insomma, il Pd se qualcuno chiederà in Giunta il rinvio della Severino alla Corte, voterà no?
Sì. In un paese normale il Pdl chiederebbe scusa agli italiani e cambierebbe la leadership. Alfano ci chiede di comportarci come se Berlusconi fosse un nostro senatore. Noi col nostro Statuto non l’avremmo nemmeno candidato.
Ma voi con questo Pdl ci governate.
Sì, stiamo riuscendo a fare anche cose positive, come la stabilizzazione dei precari della Pa. Ma il governo può andare avanti se il Pdl scinde i piani, cosa che non mi pare stia facendo. La richiesta di iniziative volte a tutelare Berlusconi è irricevibile.
I Democratici al governo sembrano intenzionati a restarci. Fino a che punto si può forzare?
Non credo sia così. Il primo che non ha questo atteggiamento è il presidente del Consiglio. Che sulla decadenza di B. è stato fermo e condivisibile. I ministri del Pd sono impegnati in un una battaglia difficile sull’Imu.
Il Pdl non demorde: vuole togliere l’Imu a tutti.
Io credo che anche da questo punto di vista sia bene non accettare il ricatto. Chi può, deve continuare a pagare. Noi abbiamo bisogno di ridurre le diseguaglianze, non di aumentarle. E non possiamo accettare bandierine ideologiche.
Si parla di nuove maggioranze, di un Letta bis. Scenari possibili?
Mi pare difficile. Ma se saltasse tutto si dovrebbe comunque cercare una maggioranza per fare legge elettorale. Ma il Pd è l’unico a volerla cambiare. Grillo ha detto che dobbiamo mantenere il Porcellum, perché favorisce loro. Questo dimostra la sua malafede. Spero che i 5 Stelle se ne accorgano.
Il Pd però ha votato contro la mozione Giachetti per il ritorno al Mattarellum.
Quella era una mozione. Ora dal Pd è venuta un’accelerazione

“CONSULTA , LEGGE INVENTATA PUR DI DISTRUGGERE I NASTRI IL PROFESSOR CORDERO: “NAPOLITANO NON PUÒ PRETENDERE L ’IMMUNITÀ DELLA QUALE GODEVANO I MONARCHI SABAUDI


Fatto Quotidiano 8/12/2012 di Silvia Truzzi attualità
U na gaffe tira l’a l- tra: così nasce l’infelice storia”, spiega Franco Cordero, professore emerito di Procedura penale alla Sa- pienza ed editorialista di Re – p u b b l i ca , che ieri ha ospitato un suo commento contro la decisione della Corte Costi- tuzionale sul conflitto d’a t t r i- buzioni tra la Procura di Pa- lermo e il Colle. Professore, questa vicenda era nata sotto pessimi auspi- ci, a partire dalle inopportune telefonate tra il senatore Mancino e il Quirinale. Era poco persuasivo l’ex mi- nistro testimone su oscuri rapporti tra Stato e mafia: qualcuno lo smentisce; gl’i n- daganti scavano; vuol schiva- re il rischio d’un confronto e cova l’idea d’una fuga dalla Procura palermitana. Tale l’argomento d’un molto irri- tuale sos al Quirinale. La ri- sposta corretta sarebbe: ma- terie simili non competono al Presidente; usi le difese for- nite dal codice. Ma il Colle, invece, risponde… L’appello trova terreno favo- revole presso un consigliere giuridico: da otto dialoghi tra i due vediamo come l’augusta persona s’interessi al caso (af- fiora anche l’ipotesi d’una de- posizione concertata col par- tner dell’ipotetico confron- to); gl’indaganti erano in re- gola, quindi lasciano il tempo che trovano interventi presso la Procura generale della Cas- sazione e la Procura nazio- nale antimafia. Il tutto finisce nei nastri, perché l’ex mini- stro soggiaceva a controllo telefonico. Non li direi retro- scena edificanti: era un passo falso sostenere d’avere eser- citato i poteri dell’altissima carica; qualunque cosa rac- contino i cultori d’un fiabe- sco diritto costituzionale, il Presidente non è organo cen- sorio d’atti giudiziari, legitti- mato a interloquire sottoban- co nei singoli procedimenti. Poi solleva un conflitto d’a t- tribuzioni, affermando che i nastri contenenti quattro dialoghi suoi rimasti segreti vadano clandestinamente di- strutti, subito. Ricorrendo al- la Corte, butta la spada sulla bilancia. Gesto pericoloso, innesca il dilemma segnalato da un presidente onorario: il commento alla decisione ne- gativa sarebbe che l’eversione s’annidi anche lassù; nel caso inverso nasce il sospetto d’un servizio cortigianesco. La Consulta accoglie il ricor- s o. E nella logica perversa della gaffe complica l’affare anzi- hé scioglierlo. L’impresa trascendeva l’intelletto uma- no: riconoscere al Presidente carismi ancien régime, con- fermati a Carlo Alberto e suc- cessori dallo Statuto (persona “sacra e inviolabile”, art. 4), senza uscire dall’attuale siste- ma normativo. Ha scritto su Repubblica che il diritto è in qualche misura anche geometria e che se ne manomettiamo le regole, “vengono fuori faticosi sgor- bi”. Sì, m’ero permessa una me- tafora geometrica: sarebbe come disegnare nello spazio euclideo un triangolo i cui angoli non misurino 180°; e se non vi riesce nemmeno Id- dio (vedi Spinoza contro Cartesio), nessuno poteva aspettarsi miracoli dalla Con- sulta. Siccome le decisioni non sono più oracoli, ma ri- chiedono i motivi in una dia- lettica prestabilita, erano da compatire i quindici o quanti fossero, costretti all’i m p o s s i- bile: da 65 anni non ha più corso la mistica dell’i n v i o l a- bilità; il Presidente è un si- gnore che più o meno bene adempie funzioni laiche; e se finisce casualmente intercet- tato, conversando col sotto- posto a tale misura, non può pretendere l’immunità della quale godevano i monarchi sabaudi. La Corte tira in ballo l’art. 271 c.p.p., i cui conte- nuti non hanno niente da spartire col nostro caso: e non è questione ardua; ogni studente attento la risolve ictu oculi (a prima vista, ndr). Che poi, sepolta nella Carta, una norma implicita restauri l’immunità dei sovrani sa- baudi, non s’è arrischiata a dirlo; diamogliene atto: l’a l- manaccabile ha dei limiti. Negli applausi trasversali vo- lano bolle vaniloque, lontane dalla sintassi del diritto. La Consulta rimprovera alla Procura di non aver violato il principio del contraddittorio e impone ora un’eliminazione sottratta alla conoscenza del- le altre parti. Tutto regolare? Ordinando al giudice una di- struzione imme- diata dei nastri, da nascondere alle parti e pos- sibili interessati, la Corte estrae ex nihilo una norma che, se esistesse, sarebbe invalida: può darsi che i materiali in que- stione fornisca- no argomenti utili; e il con- traddittorio è re- quisito indefetti- bile d’ogni processo, ricor- diamoglielo (artt. 24 e 111 Cost.). Si parla della questione come se la partita fosse chiusa: è co s ì ? Partita chiusa, nel senso che quel giudice sia obbligato alla distruzione clandestina dei nastri galeotti? No, la Corte gl’impone d’applicare una norma che crede d’avere sco- vato nell’art. 271: fantasma d’una norma ma su questo punto la decisione lo vincola; senonché letto così, risulta invalido; e la mossa dovuta è un’ordinanza che investa del- la questione la Corte, affinché dica se e come l’atto coman- dato sia compatibile con i modelli imposti dalla Carta. Qualcuno dirà che sia già ri- solta, qualora ne parlino i motivi della sentenza delibe- rata l’altro ieri. Ancora no: sono due processi dall’o g g e t- to distinto; uno stabilisce il da farsi rispetto al materiale controverso; l’altro vaglia la conformità dell’art. 271 ai ca- noni del contraddittorio. Supponiamo che il giudice sollevi la questione di costitu- zionalità, i nastri nel frattem- po che fine fanno? Restano nella cassaforte, fin- ché la Consulta abbia deciso.

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