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LA CONFISCA DEI DEPOSITI BANCARI: L’”ESPERIMENTO CIPRO” E IL LANCIO DI UNA TENDENZA MONDIALE

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Fonte Altrainformazione DI
VALENTIN KATASONOV strategic-culture.org attualità

A marzo 2013 la vicenda di Cipro ha scioccato il mondo intero quando è entrata nel mirino dei mass media di tutto il mondo.
I depositi bancari sono stati confiscati.
Qualcuno ha cercato di far sembrare il tutto una misura d’emergenza, un’eccezione alla regola che definisce l’attività bancaria e il funzionamento dell’economia di mercato.
Ma esistono delle solide basi per credere che le confische diventeranno un elemento della vita quotidiana.

La confisca dei depositi: un impromptu ben programmato

Gli avvenimenti sono stati descritti normalmente come una qualche decisione mal programmata, improvvisata da parte dell’Unione Europea e portata avanti dal governo cipriota.

È stata un’una tantum, un passo compiuto sotto la pressione delle circostanze. La pensiamo diversamente: dal nostro punto di vista, si è trattato di un’azione concertata e ben preparata, approvata dai vertici, tra i quali attori della scena extraeuropea. L’azione in sé dovrebbe essere definita come un precedente, un esperimento o un test. O, per essere precisi, come il test per lanciare una tendenza mondiale e per diffondere la confisca in tutto il mondo.

Già nel 2009 – 2010, quando nei summit internazionali si discuteva sulle possibili vie d’uscita dalla crisi mondiale (G7, G8, G20 e altri incontri di questo livello), nei programmi di tali riunioni comparivano punti come modalità non standard per salvare, in caso di necessità, le banche. Tra queste modalità si contemplavano dei modelli di bailout a spese dei titolari di conti. Come, per esempio, l’introduzione di tagli ai depositi, totali o parziali; oppure il congelamento dei conti, o fino al completo recupero della banca o attraverso una compulsiva conversione in azioni (capitale sociale autorizzato).

Anche dopo che la prima ondata della crisi finanziaria si è attenuata, tali idee hanno sempre influenzato i programmi delle agenzie finanziarie di tutto il mondo, come la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI)*, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il Financial Stability Oversight Council (FSOC), come pure le banche centrali, le agenzie finanziarie di controllo dei paesi del “golden billion”.

Ad esempio, nel dicembre del 2012, ha visto la luce un documento congiunto della Federal Deposit Insurance Corporation e della Banca d’Inghilterra, dal titolo Resolving Globally Active, Systemically Important, Financial Institutions (Risolvere istituzioni finanziarie attive a livello mondiale e di importanza sistematica, ndt). Gli autori ammettono che le recenti crisi bancarie sono state gestite in gran misura grazie a iniezioni finanziarie. Secondo il loro punto di vista, tale misura è errata, perché, violando le leggi dell’economia di mercato, sposta il fardello sulle spalle dei contribuenti, aggrava il deficit di bilancio e incrementa il debito pubblico. La relazione sostiene che l’uso dei depositi allo scopo di riscattare i creditori è una modalità di affrontare il problema più giusta, efficace e orientata al mercato.

Tale soluzione prevede di utilizzare il denaro dei correntisti nei seguenti modi: a) contributi a fondo perduto, b) crediti, c) investimenti (acquisizione di azioni e di titoli). Il documento riconosce che i depositi trasformati in azioni della banca fanno perdere ai proprietari del denaro il diritto, garantito dallo Stato, alla compensazione delle perdite. Mi sia permesso di ricordare che la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) offriva garanzie sui depositi al di sotto dei 250.000 dollari. Nella relazione si nota inoltre che Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi del ”golden billion” non saranno in grado di fornire alcuna garanzia statale sui depositi che funga da cuscinetto. Questo metodo di utilizzo dei depositi per il salvataggio delle banche diventa inevitabile.

Gli autori in qualche modo eludono una domanda: se le misure proposte sono giuste, democratiche o sono una specie di mercato. Giungono alla conclusione, alquanto poco comprovata, che la garanzia statale sui depositi è evidentemente diventata oggigiorno un anacronismo.

L’idea dei tagli ai depositi nelle banche cipriote era già nell’aria alcuni mesi prima che l’Unione Europea e Cipro annunciassero la loro decisione. A gennaio 2013, il New York Times ha usato la parola russa strizhka per descrivere gli avvenimenti di Cipro: “I russi, che detengono circa un quinto dei depositi bancari a Cipro, riceveranno un duro colpo”. Nessuna sorpresa che i giornalisti statunitensi sapessero, con due mesi di anticipo, quanto sarebbe accaduto a Cipro. Ciò che colpisce è la noncuranza di molti clienti russi, che credevano che l’offshore fosse un paradiso sicuro. Secondo le stime della Commissione europea (chiaramente velate), i depositanti delle due principali banche cipriote (Laiki Bank e Bank of Cyprus) hanno perso, a causa dei tagli, 8,3 miliardi di euro del loro denaro.

Ad aprile 2013 il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha affermato: “ Purtroppo, questo principio europeo fondamentale non è stato rispettato. Al contrario, alcune decisioni, adottate precedentemente dalle parti interessate, sono state imposte in maniera coercitiva. Ha aggiunto: “Spero onestamente che questo precedente in merito a Cipro non sia applicato a nessun altro paese in Europa, sebbene, come ben si sa, la principale ragione d’essere di un precedente è che serva allo scopo di stabilire norme e linee guida da applicare ripetutamente e universalmente”. Certo. Perciò alcuni paesi hanno iniziato a discutere, a scopo pratico, riguardo l’esperienza di Cipro.

Le singole iniziative di alcuni stati

Subito dopo quanto accaduto a Cipro, Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, Grecia e Slovenia sono diventati oggetto di pubblico esame. Si tratta di legami economicamente deboli; i rischi di bancarotta delle banche sono particolarmente alti. A marzo si prevedeva che in uno di questi paesi sarebbero state realizzate le stesse operazioni di salvataggio bancario. Flussi significativi di denaro hanno raggiunto le banche di stati che vantano economie più stabili, in modo particolare la Svizzera. In maniera piuttosto inaspettata, l’eco degli avvenimenti di Cipro ha raggiunto paesi molto lontani, come la Nuova Zelanda e il Canada.

Il governo neozelandese ha iniziato a muoversi per costringere ad accettare la stessa decisione su come affrontare il problema del bailout delle istituzioni finanziarie: il sunto è che i depositi subiranno tagli per salvare le banche. Il sistema si chiama Open Bank Resolution (OBR); il suo autore è Bill English, Vice Primo Ministro neozelandese e Ministro delle finanze. La proposta era stata fatta prima della vicenda di Cipro. Tali avvenimenti gli sono semplicemente serviti d’ispirazione per spostare la discussione nel parlamento del paese. “Bill English sta proponendo una soluzione allo stile di Cipro per gestire qui in Nuova Zelanda il fallimento delle banche. Una soluzione che vedrà i piccoli risparmiatori perdere parti dei propri risparmi per finanziare il salvataggio di grosse banche.” Sostiene Dr. Russel Norman, uno dei leader del partito dei Verdi. “La Reserve Bank (banca centrale, nota dell’autore) è nella fase finale dell’applicazione di un sistema di gestione dei fallimenti bancari chiamato Open Bank Resolution. Con tale schema tutti i depositanti verranno appesi a un gancio per salvare la banca. Da un giorno all’altro si accorgeranno che dai loro risparmi è stata sottratta la quantità di denaro necessaria per far rimanere a galla la banca. Mentre rimangono da definirne i dettagli, pressoché tutti i depositanti si troveranno con i risparmi ridotti della stessa quota”.

L’Open Bank Resolution è uno strumento di confische programmate in anticipo. Prima di allora (marzo 2013) non si era visto nulla di simile. Normalmente gli stati del “golden billion” assicuravano fino a 100-250 mila dollari. Nel caso dato, il denaro della gente è confiscato. Numerosi esperti osservano con perplessità le novità apportate dalla Nuova Zelanda: pensano che la loro applicazione seppellirà il sistema bancario del paese.

Il governo del Canada presenta annualmente al parlamento un piano di azione economica, preparato dal Dipartimento delle Finanze. Il 21 marzo 2013 il piano è arrivato alla Camera dei comuni. A pagina 155 si legge: “ Il Governo propone di applicare un regime di bail-in alle banche di importanza sistematica. Si pianificherà tale regime in modo da assicurare che, nel caso improbabile in cui una banca di importanza sistematica esaurisse i suoi capitali, possa essere ricapitalizzata e ci sia un ripristino della redditività attraverso una conversione estremamente rapida di certi passivi della banca in capitale di vigilanza. In questo modo si ridurranno i rischi per i contribuenti. Il Governo consulterà gli stakeholder riguardo le modalità per introdurre al meglio in Canada un regime di bail-in. Le tempistiche saranno tali da consentire una transizione armoniosa alle istituzioni, agli investitori e agli altri operatori di mercato coinvolti”. In altri termini, il denaro dei depositanti potrebbe essere utilizzato per salvare le banche.

La vicenda di Cipro ha sollevato negli Stati Uniti la questione dei tagli ai depositi. Alcuni legislatori hanno cercato di inventarsi alcune iniziative allo scopo di introdurre il diritto di utilizzare i depositi per salvare le banche statunitensi, ma tali sforzi sono risultati vani, mancando un benché minimo appoggio. E questa è la ragione. La decisione dei tagli a Cipro si chiama “tassa per i ricchi” e i commenti al riguardo sono stati che i depositanti hanno avuto ciò che si meritavano, perché la grande quantità di denaro tenuta sui conti della banca cipriota appartenevano a oligarchie straniere, evasori fiscali e riciclatori di denaro. L’applicazione dello stesso schema negli Stati Uniti sarebbe equivalso a imporre una tassa ai poveri e alla classe media. Gli americani benestanti si tengono alla larga dal tenere le loro grandi somme di denaro sui conti correnti, dando priorità a borsa, equità, titoli fuori borsa, oro, argento, etc. Negli Stati Uniti l’opinione pubblica non ha ben capito l’idea di applicare tagli ai depositi, che contraddice l’idea diffusa nel paese che ci sia una distribuzione più equa della ricchezza. A proposito, ricordiamo che negli Stati Uniti non sono soltanto i depositi a poter essere sottoposti a tagli, ma anche i beni conservati nelle cassette di sicurezza della banche (soprattutto da persone abbienti). Non ha nulla a che fare con l’esperienza di Cipro, è una cosa tutta americana. Nel 2010 il Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti fece circolare una lettera tra le banche, avvertendo che l’FBI e altre agenzie incaricate dell’applicazione della legge avevano accesso legale alle camere blindate e alle cassette di sicurezza dei clienti delle banche. Documenti, oro, altri metalli preziosi e oggetti di valore potevano essere confiscati se necessario nell’interesse della sicurezza nazionale. Naturalmente allora (2010) le informazioni erano relative alla lotta al crimine organizzato, al traffico di droga, al finanziamento al terrorismo, etc. Il documento doveva attuare in conformità alla legge entrata in vigore dopo l’11 settembre. Le cose sono cambiate e nel 2013 alcuni esperti hanno interpretato la legge, affermando che il fallimento di una banca è una seria minaccia alla sicurezza nazionale. Sono dunque giunti a una conclusione inattesa: si autorizza la revisione delle cassette e gli oggetti di valore che vi sono custoditi possono essere utilizzati per salvare le banche in fallimento. Ecco qui la sacralità della proprietà privata! Rievoca il Bolscevismo, che a suo tempo insegnò che “il fine giustifica i mezzi”.

L’Europa si prepara alla grande “sforbiciata”

L’Europa, o più esattamente l’Unione Europea, sta procedendo rapidamente nel cammino verso l’introduzione di una sforbiciata ai depositi. Il primo passo è stato compiuto il 24 aprile di quest’anno, quando la Commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo ha votato un rapporto sulla proposta di una direttiva sul recupero delle banche e una soluzione. Si tratta di un pilastro fondamentale nella riforma della legislazione europea sulle banche, che segue l’accordo sui requisiti patrimoniali e sul supervisore unico. Gunnar Hökmark, europarlamentare, appartenente al Partito conservatore svedese, è stato uno degli architetti del nuovo sistema. A maggio, nella riunione del Consiglio economia e Finanza (ECOFIN) presieduta da Michel Barnier (commissario europeo per il Mercato Interno e i Servizi), è stato discusso il tema dei tagli ai depositi. Il 20 maggio un gruppo di legislatori della Commissione dell’Europarlamento per l’Economia ha votato a gran maggioranza che, a partire dal 2016, i grandi depositanti nell’Unione Europea potrebbero subire perdite se una banca si trovasse in grosse difficoltà. Il piano è simile a quello applicato a Cipro, dove i ricchi depositanti di due banche hanno preso una batosta per salvare il paese dalla bancarotta. Il Parlamento europeo si è espresso assieme ai 27 stati membri dell’Unione riguardo la normativa che dovrebbe conferire poteri normativi di imporre le perdite ai creditori e di compiere altri passi durante il salvataggio di una banca. La legge prevede la creazione di fondi di risoluzione nazionali basati sui contributi delle banche. Al momento le misure principali sono le seguenti:

• I depositi al di sotto di 100.000 euro verrebbero risparmiati.
• La banca attingerebbe dai grandi depositanti al di sopra di 100.000 euro dopo aver esaurito altre opzioni, quali quelle rappresentate dagli azionisti e dai detentori di obbligazioni.
• Il nuovo sistema bancario di bailout entrerebbe in vigore nel 2016.
• La legge prevede la creazione di fondi di risoluzione nazionali basati sui contributi delle banche. Alcuni legislatori auspicano un fondo di risoluzione europeo. La Commissione europea proporrà tale fondo nei prossimi mesi, che troverà resistenza da parte della Germania.
• I depositari bancari sarebbero divisi in affidabili e a rischio. Le misure di confisca verrebbero definite in base alla categoria di appartenenza.

L’ultima misura è la più interessante. Non ci sono criteri per definire i depositanti. Ma alcuni analisti la interpretano così. Quelli affidabili sono i “nostri”, ossia gli appartenenti alla zona euro. Quelli a rischio sono quelli che vengono da fuori. Evidentemente i depositanti russi sarebbero considerati correntisti a rischio. Tale comportamento nei confronti dei clienti russi non è nuovo. In primavera i depositanti russi a Cipro hanno incominciato a cercare “aeroporti di riserva” in Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia e altri stati dell’Europa dell’est. Bruxelles ha lanciato un avvertimento severo. Gli euro-burocrati hanno detto che i banchieri nell’Europa dell’est dovrebbero astenersi dal gestire clienti russi. La ragione era che le fonti di reddito dei depositanti russi non soddisfacevano i requisiti di legittimità. Non sorprenderà dunque che il denaro di cittadini russi depositato negli stati membri dell’Unione Europea sarà costantemente sotto la spada di Damocle della confisca.

Valentin Katasonov, dottorato di ricerca in Scienze economiche, economista e presidente della S.F. Sharapov Russian Economic Society

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/bank-deposits-confiscation-the-cyprus-experiment-and-the-launch-of-a-global-trend/5338774

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di SIMONA MARINELLI

* http://www.strategic-culture.org/news/2013/02/07/imf-information-leaks-central-banks-gold-manipulations.html

Euro, Germania conferma: in arrivo una patrimoniale

Da wall Strett Italia redazione
15 aprile 2013 attualità
Nei prossimi 10 anni confisca beni privati per finanziare i piani di salvataggio dei paesi piu’ indebitati”. E’ la ricetta dei saggi tedeschi. Ma cosi’ nessun money manager extra europeo mettera’ piu’ un soldo nelle casseforti delle banche dell’Unione Monetaria
BERLINO (WSI) – Anche in Germania hanno i loro saggi. Il consiglio di esperti economici tedeschi (soprannominati “i cinque saggi”) ha appena confermato quello che i media speculavano da settimane, ovvero dopo l’imposizione di un prelievo forzoso (in alcuni casi estremi di anche il 60% dei risparmi) imposto a Cipro: e.l’arrivo di una patrimonial

Come riferisce Il Telegraph, i due professori Lars Feld e Peter Bofinger hanno consigliato a Berlino che d’ora in avanti siano gli stati in difficolta’ a pagare di tasca loro per scongiurare un fallimento delle finanze pubbliche, dal momento che “nelle case e beni privati nel Mediterraneo c’e’ abbastanza benessere da coprire tutti i costi dei piani di salvataggio“.

Colpire i risparmiatori senza criteri e’ un errore, dal momento che “i ricchi non fanno altro che trasferire i loro soldi nelle banche del Nord Europa evitando di pagare”. Nei prossimi 10 anni invece i piu’ benestanti “dovrebbero pagare le tasse su una parte dei loro asset”.

Il fatto che gli italiani siano in media ricchi quanto i tedeschi “dimostra che la Germania ha il diritto di mantenere la linea dura nei piani di aiuti in Eurozona”.

Le implicazioni che avrebbe una tassa patrimoniale – che implicitamente andrebbe a colpire i piu’ ricchi dell’area meridionale dell’Eurozona – agita lo spettro di una spaccatura del blocco a 17.L’imposizione di una patrimoniale potrebbe erodere la fiducia nell’area euro da parte dei ricconi del Sud d’Europa. Le politiche aggressive della Bce di acquisto dei bond dei paesi deboli della periferia ha risparmiato lo strato di classe piu’ benestante finora, mentre l’austerity e’ andata ad abbattersi sulle persone comuni e meno abbienti, creando disoccupazione e disagi sociali.

Il dibattito politico sull’appartenenza all’area euro potrebbe cambiare in modo drastico se i benestanti di Cipro, Italia, Spagna e Portogallo dovessero incominciare a vedere l’Unione Monetaria come una minaccia ai loro risparmi, invece che una corazzata in difesa di essi.

Una patrimoniale finira’ per includere quasi certamente bond e azioni. Cio’ significa che i dividendi e i coupon a reddito fisso saranno tassati. Ma cosi’ facendo, nessun money manager extra europeo mettera’ piu’ un soldo nelle casseforti delle banche dell’Eurozona, in particolare dei paesi piu’ indebitati che sono piu’ a rischio “prelievo forzoso“.

In uno scenario di questo tipo, se in futuro una nazione finira’ in grave difficolta’ finanziaria, a pagare per la salvezza delle casse statali saranno anche i risparmiatori, che proprio come avvenuto a Cipro vedranno espropriati i loro depositi.

IL RUOLO DI WALL STREET NELLA CRISI DI CIPRO

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da altrinformazione Di Rob 2/04/2013 Uriecounterpunch.org attualità
I recenti avvenimenti di Cipro, il sequestro dei depositi bancari per fronteggiare i salvataggi delle grandi banche private e l’implementazione dei controlli sui capitali per limitare la fuga dei depositi bancari verso l’estero, fanno pensare che la crisi bancaria, che i mainstream hanno tanto presentato come Occidente sia ancora viva e vegeta.

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha inquadrato i problemi di Cipro come dovuti ad una combinazione di lassismo fiscale, per cui serve l’”austerità economica” e una mancanza di controllo sui banchieri ciprioti, per cui solo una “risoluzione interna” è il rimedio.
Ha dimenticato di parlare del ruolo svolto dalle banche centrali occidentali, le banche tedesche, e più in generale da Wall Street, in quella catastrofe economica globale che continua a fare danni. La causa immediata della crisi, la scintilla che ha acceso il fuoco, si accese quando due delle più grandi banche private di Cipro risultarono insolvente e bisognose di una “ risoluzione” perché avevano ricevuto depositi all’interno e all’esterno del paese ben oltre la capacità che aveva tutto il paese di risponderne. La causa delle insolvenze era costituita dai prestiti emessi che non potevano essere rimborsati e dalle attività di investimento che avevano perso di valore. La maggior parte delle grandi società di Wall Street erano nella stessa situazione nel 2008 quando, potendo contare sulla capacità degli Stati Uniti di “produrre fondi di ‘salvataggio’ illimitati con la FED che stampava denaro digitale”, potevano reperire facilmente una “solvibilità fittizia” semplicemente ricevendo il denaro necessario.

Ma dato che la moneta di Cipro fa parte della Unione Europea, questa opzione di ‘stampare’ denaro per le banche, all’americana, non è stata prevista.

Da una serie di mosse la BCE sembra essere stata irreprensibile nel suo comportamento sui “guai di Cipro” : ha erogato i finanziamenti necessari al governo cipriota come previsto da una “ risoluzione interna”, indicando che i fondi per il salvataggio delle banche si dovevano trovare da qualche parte e che “qualche parte era nei conti dei depositanti”.

Per i conti dei depositanti-di-passaggio la BCE li ha assicurati che avrebbero potuto portare i loro soldi altrove, non appena possibile, quindi il governo cipriota ha istituito un controllo sui capitali per gestire la quantità di fondi a cui sarà permesso di lasciare il paese. I risultati saranno probabilmente una profonda depressione economica per Cipro e tanti problemi in più per il progetto dell’Unione Europea.
Sono rimasti fuori da questa storia i ruoli degli Stati Uniti e dell’Unione Europea che hanno giocato come principali sostenitori del capitalismo finanziario neo-liberale, il ruolo di Wall Street e delle grandi banche tedesche, nell’ammassare tutte le azioni-spazzatura con cui il sistema bancario globale continua a strozzarsi, e tutte le conseguenze che si incarnano in un impoverimento economico e nella depredazione di Cipro.

Le teorie economiche del neo-liberismo erano dietro l’assenza di controlli sui capitali che avrebbero potuto limitare la dimensione dei depositi esteri accettati dalle banche cipriote e mantenerli entro livelli gestibili. Titoli spazzatura , pensioni USA garantite da ipoteche e altri prodotti finanziari strutturati “creati da fondi di Wall Street” hanno trovato la loro collocazione in quasi tutti i portafogli di investimento delle banche europee. E gli sforzi per convincere tutti i cittadini del mondo della bontà delle politiche neoliberali continuano senza sosta, come prevede l’accordo USA della Trans Pacific Partnership.
Ma limitare la colpa di aver creato e venduto titoli spazzatura solo a Wall Street e alla Deutsche Bank tedesca, sottovaluta il ruolo ben più ampio giocato dal sistema del capitalismo finanziario nelle catastrofi economiche in cui si stanno avvitando i paesi periferici europei.

Flussi di capitali senza ostacoli hanno perturbato l’economia per diversi decenni, ma anche questi sono solo alcuni aspetti di un problema più grande: il sistema del capitalismo finanziario globale. Sia un eccesso di credito (privato) creato dalle banche che la natura scoordinata degli investimenti capitalisti rendono il capitalismo finanziario una macchina del giudizio universale anche quando banchieri corrotti e/ o incompetenti non restano solo dietro le catastrofi che hanno creato.
Il punto di vista economico- capitalistico allineato sugli investimenti internazionali prevede che il commercio si fondi sulla regola : “un paese produce quello che un altro paese compra”. La differenza tra i soldi ricavati e i costi di produzione, il “risparmio”, può essere conservato nella sua forma originale o scambiato con un’altra valuta. Se nel complesso si verifica un ‘eccesso’ di risparmio che resta in un paese, ad esempio quando nel 2000 la Cina vendette più merci agli Stati Uniti di quanto ne aveva acquistato, il capitale si reinveste – per cercare un utile, e questo è il motivo che ha portato alla crescita economica ed a una bassa inflazione – questa è la ‘grande moderazione‘ della tradizione degli economisti.

Se questo eccesso è abbastanza grande – recita la teoria – si potrebbe anche creare una bolla di credito guidato, ecco quindi una delle spiegazioni dell’economia tradizionale sulla bolla immobiliare negli Stati Uniti. Ma resta fuori da questa formulazione il credito bancario e la distribuzione degli investimenti , di quello che l’economista Hyman Minsky chiama il “money manager capitalism”.
Le banche creano credito per finanziare gli investimenti indipendentemente dall’esistenza di squilibri commerciali. Le banche lavorano solo per facilitare gli investimenti di credito bancario a livello globale. Qualsiasi banchiere ragionevole che eroghi prestiti con la dovuta precauzione si confronterebbe con un problema di ‘coordinamento’, non sapendo chi altri stia finanziando prestiti simili e quanto denaro possa essere investito in modo efficace nello stesso settore o nella stessa regione. Aggiungiamo a questo che i banchieri ( per contratto) vengono pagati per fare prestiti anche se questi potrebbero essere rimborsati solo se il valore delle attività continuasse a crescere in eterno, o prestiti che sono destinati a non essere mai rimborsati, oppure all’ osservazione imbelle dell’arrivo di un fiasco immobiliare nell’Occidente degli anni 2000, e dell’ improvvisa crisi della finanza in cui è precipitata l’economia negli ultimi 30 anni …. Detto questo, adesso, si capisce meglio.

Negli ultimi decenni il credito privato è cresciuto esponenzialmente in tutto il mondo, a velocità crescente, sia per mezzo “delle banche” che per mezzo “delle banche ombra”. Una panoramica sugli investimenti globali fatti con le “eccedenze di risparmio” , rivela il ruolo di Wall Street nella creazione e nella distribuzione del credito. Ad esempio, la Deutsche Bank, la grande banca tedesca, è stata uno dei più grandi creatori e distributori di finanza spazzatura di Wall Street dopo il 2000. Così le banche creano denaro finanziando il credito e vendendo prodotti finanziari da acquistare con il denaro prestato, hanno letteralmente “licenza di stampare il denaro”. E sia la creazione del credito che la produzione e distribuzione di prodotti finanziari spazzatura pagano i banchieri molto bene, mentre, guarda caso, fanno aumentare il rischio di una catastrofe economica con un controllo sui flussi di cassa, che ora sono spalmati, secondo convenienza, a livello globale.
Fondamentalmente, la reintroduzione di controlli sui capitali, la soluzione voluta dalla scuola dell’ “eccedenza del risparmio” per gestire i flussi di capitale, e la ri-regolamentazione di banche e banchieri, come vuole la soluzione neo-liberale , guardano entrambe oltre il problema del coordinamento che è un fondamentale per il capitalismo.

La logica di base per il capitalismo è che gli individui e le imprese capitalistiche agiscano in modo indipendente nel loro interesse per produrre i risultati aggregati migliori possibili.

La rimozione dei controlli sui capitali ha fatto anticipare l’ondata di disastri economici legati alla finanza globale e lo stesso ha fatto la de-regolamentazione delle banche. Tuttavia, la reintroduzione dei controlli di capitale e la ri-regolamentazione delle banche, se dovessero verificarsi, sarebbero – di fatto – l’evidenza che gli individui e le imprese che agiscono nel solo proprio interesse non producono buoni risultati aggregati.

Perché allora restare nel “capitalismo dei manager” se le sue premesse fondamentali sono contraddette dal fatto che il welfare sociale ne soffre e si prende atto delle considerazioni sociali alla base della “gestione capitalista” ?
In altre parole, quale miglior sistema si potrebbe concepire per saccheggiare e depredare il mondo, di quello che usano i i banchieri creando credito e creando anche i prodotti finanziari che rappresentano il credito con cui si possono comprare le “attività reali”? Attualmente gli hedge funds degli Stati Uniti stanno comprando una quantità di case per pochi dollari, perché il credito privato (delle banche) è servito per gonfiare i prezzi delle case in un boom alimentato dal credito – boom che è fallito.

Dopo che gli hanno pignorato casa i “proprietari” devono ancora pagare decine di miliardi alle banche, anche se ormai hanno perso le loro case. Gli acquisti di tante case influiranno (sul credito bancario) dando un po’ di soldi agli investitori di hedge fund e cedendo il valore residuo a banche ombra che hanno creato l’economia del “cash-flow” . Economia che continua ad alimentarsi con la politica dei bassi costi dei finanziamenti e dell’espansione del credito per gli “ex-proprietari di case” per consentire che possano pagare anche il valore residuo del debito non pagato ancora.

E questa stessa dinamica sta giocando la sua partita in tutta l’Europa periferica, dove le economie sono stritolate dalle banche (con l’aiuto delle banche centrali e di attori statali come Angela Merkel e Barack Obama) e le imprese strategiche vengono acquistate, anche qui, per pochi cent per una urgente necessità di contanti (pensiamo all’acqua pubblica e all’energia).
Ma per essere chiari, questo sistema è distruttivo solo in modo casuale, non per una brillante cospirazione. Come si capisce dal consolidamento della ricchezza che deriva dal capitale finanziario, concentrata solo tra piccoli gruppi di addetti ai lavori collegati tra loro che si godono tutto il bottino del saccheggio economico. Ma il problema del coordinamento (che era giustamente valutato al tempo degli economisti capitalisti, prima dell’avvento del neo-liberismo) è fondamentale sia per la produzione capitalistica che per i risultati negativi causati dalla mancanza di informazioni e dal saccheggio che avviene a caso all’interno dello stesso sistema.
Le crisi valutarie asiatiche degli ultimi anni ‘90 erano il risultato dell’azione indipendente di molti “ money managers” che decisero di investire capitali importanti in economie con una ridotta capacità per ricavare il massimo profitto dalle loro produzioni.

Il problema del “coordinamento” significa anche che se questi “money managers” avessero saputo quanto denaro si stava investendo, complessivamente, in quelle economie, rispetto alla quantità che avrebbero potuto realmente assorbire, forse non avrebbero fatto l’errore di metterci tanti soldi, di cui si avrebbero potuto fare un miglior uso altrove – solo che nessuno ne aveva idea.

Il risultato è stato un eccesso di investimenti, con soldi buttati in molti progetti assolutamente inutili per l’economia. Appena si è capito che troppi soldi erano stati messi in investimenti sbagliati, il denaro è stato immediatamente ritirato, abbandonando a se stesse e lasciandole ancora più povere delle economie locali ormai distrutte.
In Europa e negli Stati Uniti gran parte della crescita del debito ‘sovrano‘ , che viene curata con l’austerità fiscale, deriva dallo spostamento, voluto dai governi, dei debiti bancari sui bilanci pubblici. Tre miliardi di euro del “debito pubblico di Cipro” è stato prodotto dal suo contributo alla BCE per il “salvataggio della Grecia” che in realtà è andato a pagare le banche europee e gli hedge fund occidentali per i loro «investimenti» fatti sui titoli di Stato greci.

Gli Stati Uniti hanno avuto più successo dell’Europa nel nascondere i costi del salvataggio delle loro banche che alla fine sono finiti nel bilancio pubblico come programmi residui del New Deal, quelli che permettono di trovare sempre qualche buco dove nascondere gli asset bancari fasulli. Ma anche gli “stabilizzatori automatici ” come l’assicurazione contro la disoccupazione e i programmi federali di stimolo all’economia, proposti sia da Obama che dai Repubblicani, fanno aumentare il debito pubblico tanto da essere presi a pretesto per spingere i fautori dell’austerità a chiedere altri tagli sui programmi di assicurazione sociale.
Cipro e il resto dei paesi della periferia europea affrontano l’ostacolo di aver lasciato le proprie monete in mano all’Unione monetaria europea. Questo probabilmente significa che l’Unione europea in certi momenti può anche essere distratta o rilassata. Malgrado ciò il capitalismo della finanza predatoria e globale continuerà a colpire sempre,fino a quando non verrà abbattuto.

Gli economisti allineati alla fine proporranno sempre nuove riforme e nuovi salassi. Ma ancora una volta, quale può essere la logica che regola un sistema economico la cui premessa fondamentale è che funziona meglio quando viene lasciato “senza regole”?
Il capitalismo finanziario è fatalmente viziato in teoria e in pratica. Il suo prodotto finale è quello che vediamo: una plutocrazia globale che sta occupando gli stati e il potere e sta prendendo il controllo sul saccheggio, inevitabile, su popolazioni sempre più ostili.

La moderazione del periodo post-guerra citato dagli economisti allineati è servito per limitare la creazione del debito privato. Tuttavia, l’imperativo base del capitalismo finanziario di oggi è favorire una espansione infinita del debito(privato) come fonte del suo potere politico ed economico. Tutti quelli che negli Stati Uniti continuano a credere di essere divisi tra democratici e repubblicani sono tutti ciechi e non vedono dove sta veramente il potere reale.

Eventi come quelli di Cipro hanno dato un assaggio a tutti quelli che ancora hanno paura di vederlo.
Rob Urie è un artista e un economista politico di New York. Fonte: http://www.counterpunch.org Link : http://www.counterpunch.org/2013/03/29/wall-streets-role-in-the-crisis-in-cyprus/
Traduzione per http://www.ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

EUROCRISI Cipro, assalto alle banche mentre la Slovenia trema (continua l’attacco dell’U.e-Bce-Fmi all’economia Europea)

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Fatto Quotidiano di Stefano Feltri del 29/03/2013 attualità

L’ immagine che resterà della crisi di Cipro è quella del convoglio di tir che, nella notte, scortati da auto della polizia ed elicotteri, portano ver- so le banche cinque miliardi di euro freschi di stampa dalla Bce. Banconote che servivano ad affrontare la riapertura, il momento temuto in cui, dopo quasi due settimane di incertezze e paure, ai cittadini dell’isola mediterranea è stato restituito l’accesso ai propri risparmi. Se il sistema ha tenuto, evitando il temuto collasso, è soltanto perché sono stati posti limiti alla circolazione di capitale: non si possono ritirare più di 300 euro dal bancomat, non si possono portare all’estero più di mille euro in contanti, vietato incassare assegni. Quasi tutto il resto, bonifici e pagamenti soprattutto verso l’estero, sono bloccati o sottposti a rigida approvazione preventiva. I paletti ai capitali, spiega il ministro delle Finanze Ioannis Kasoulides, verranno gradualmente rimossi. Ma ci vorrà almeno un mese. Poi la crisi di Cipro potrà, forse, essere archiviata. Gli strascichi, ovviamente, saranno tantissimi. A Cipro ci sarà una commissione di inchiesta sul disastro della Cyprus Bank e della Laiki, che costerà al Paese 16 miliardi di euro (10 dal fondo Salva Stati e Fmi, 5,8 dai prelievi sui depositi della Cyprus bank, la cui entità ancora non è nota, potrebbero arrivare addirittura all’80 per cento) e un crollo del 20 per cento del Pil. Ma l’effetto contagio dovrebbe fermarsi. ALMENO IN TEORIA. Perché da quando il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha fatto capire che il “modello Cipro” (salvataggi bancari a carico di azionisti e creditori della banca invece che dello Stato) potrebbe essere esportato, gli investitori cercano di indovinare chi sarà il prossimo. E ormai tutti puntano sulla Slovenia che, per la verità, è considerata sull’orlo del crac da oltre un anno. Ma il 18 marzo, nel suo rapporto annuale sul Paese, il Fondo monetario internazionale ha presentato l’economia di Lubiana come avvitata in un “circolo vizioso tra ten- sioni finanziarie, risanamento fiscale e fragilità delle imprese” che sta “pro – lungando la recessione”. Semplificando: le banche hanno finanziato ope- razioni di fusioni e acquisizioni delle imprese le quali, causa recessione, tagli e tasse, ora hanno ben poche prospettive e vacillano, minacciando di far crollare anche i finanziatori. La Slovenia è entrata nell’euro nel 2008, ma già ora comincia a scoprire gli effetti negativi, che passano per lo spread e il costo del debito: nelle ultime settimane il tasso di interesse imposto dal mercato ai titoli di Stato decennali di Lubiana si è impennato arrivando al 6,2 per cento (l’Italia è al 4,72). E questo è un guaio, visto che lo Stato dovrebbe raccogliere sul mercato 3 miliardi di euro. Le banche hanno crediti in sofferenza pe r il 14 per cento del totale, avrebbero bisogno di un miliardo di ricapitalizzazione che al momento non si trova. Le imprese slovene sono tra le più indebitate d’Europa. Il deficit è troppo alto, 5,1 per cento del Pil (ma anche quello strut- turale, corretto per gli effetti della recessione, è sopra il 3,2) e questo è il preludio per una sta- gione di rigore per ridurlo. La Slovenia è il candidato ideale per l’effetto domino. E secondo il Sole 24 Ore, le nostre banche sono esposte verso la Slovenia per 7,6 mi- liardi, mentre per Cipro erano solo 1,3. La Germania, protagonista della gestione della crisi, invece era esposta verso Nicosia per 7,6 miliardi e quindi si è data molto da fare per trovare una soluzione. Chissà se i 3,1 miliardi che rischia a Lubiana sono sufficienti per garantire una pronta soluzione. Lo si vedrà presto, a meno che il vuoto di potere in Italia non riporti gli inve- stitori a occuparsi più di Roma che di Slovenia. Ieri il nostro spread ha chiuso a 347 punti.

Economista Borghi: “Italia fuori dall’euro? Fattibile”

corel
video d Claudio Borghi
di: WSI Wall Street Italia 21/03/2013 attualità
E’ gestibile secondo Claudio Borghi, che spiega le tappe e le conseguenze di un eventuale progetto drastico di questo tipo. “Timore di corsa agli sportelli”, certo, ma e’ un piano “gestibile e auspicabile“. Impatto gia’ scontato nello Spread: VIDEO
ROMA (WSI) – Italia fuori dall’euro? Uno scenario di questo tipo e’ a tutti gli effetti “gestibile” e senza dubbio “auspicabile” per la nostra economia. Spiega come il professore di economia Claudio Borghi, che ha elencato tappa per tappa queli sono le precauzioni da prendere per i risparmiatori e quali saranno le conseguenze di una eventuale uscita dall’area euro per l’economia zoppicante italiana.

“Chi ragiona sulla distruttivia’ di questo processo spesso e volentieri lo fa come se fosse una cosa imprevista e immediata”. In realta’, ha aggiunto il professore dell’Università Cattolica di Milano, “gran parte di questo processo e’ gia’ avvenuto”.

“E’ gia’ successo in passato che ci sono stati cambi di valuta, ma spaventa passare da una valuta debole a una forte”. Perche’, come si suol dire, “la moneta buona scaccia quella cattiva”.

“Per mettersi in salvo l’operazione e’ molto semplice. Io ho dei risparmi in una banca italiana. Se i titoli di stato diventano a rischio, perche’ tutto il debito e i contratti effettuati ritornano in lire, io posso invece comprare “un titolo di stato tedesco, nessuno me lo tocca”.

In questo modo gli effetti negativi saranno azzerati. Chi mastica la materia finanzaria “sa che questo fenomeno e’ gia’ avvenuto e si chiama Spread”.

“Se domani mi dicessero, ‘guarda non dirlo a nessuno ma tra una settimana usciamo dall’euro e torniamo alla lira’, posso prelevare i miei risparmi, ma non credo che venderei un titolo italiano a 70 per comprare un titolo tedesco a 130, pensando di fare non so quali guadagni”.

A lungo termine sarebbe un titolo italiano in lire che si svalutera’, ma che e’ gia’ svalutato. “In questo momento lo spread ha gia’ fatto arrivare la svalutazione sui titoli del debito. Quotano prezzi molto bassi rispetto ai titoli sicuri tedesci: cio’ significa che le cose sono gia’ state fatte”.

Starei invece attento alle scadenze a breve termine, quello si, prenderebbe la conversione. Se avessi un Bot che scade a 4 mesi e sapesi che tra due settimane torniamo alla Lira, quel titolo non vorrei averlo e mi comprerei un titolo di stato americano o qualsiasi cosa anche fuori dall’euro”.

” di Il Fatto QuotidianoL’italia puo’ uscire dall’euro? “Fattibile

CENSURA, CONTROLLI AI CAPITALI, SQUALLIDI (la censura sulle notizie provenienti dagli altri paesi e da Cipro)

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Fonte Comedonchisciotte 20/03/2013 attualità
lunedì tutti i giornali italiani e (da quello che mi dicono perchè non uso più l’aggeggio) le TV nazionali hanno CENSURATO la notizia del prelievo forzoso sui conti correnti a Cipro. Sul Corriere della Sera ho dovuto scorrerlo tre volte per trovarlo nascosto a pagina 19, non appariva nemmeno nell’inserto economico ad esempio e il titolo del pezzo era fatto in modo tale da sembrare una notizia di routine. Sulla stampa tedesca, inglese e americana invece era la notizia di prima pagina ovunque…. Anche MilanoFinanza, che è costretta a parlare di tutti i fatti di mercato (con i mercati finanziari che aprivano a -3%…), aveva solo commenti che dicevano che era un problema secondario e circoscritto e che minimizzavano. QUESTO PERCHE’ LA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA HA (come è successo in ottobre 2011, come so da fonte certa) quasi sicuramente ha inviato una direttiva ai direttori di giornali e telegiornali indicando di non parlare di Cipro. E’ assolutamente ovvio che lunedì hanno provato a far passare la notizia sotto silenzio in TV e sui giornali sperando che tutto si chiudesse entro la giornata come prevedeva la Troika

2) A meno di una retromarcia completa della UE e dei paesi nordici le banche di Cipro non aprono per un altra settimana, con tutti i trasferimenti bloccati sopra una cifra minima e quando riaprono ci saranno i controlli sui trasferimenti di capitali. Per chi non lo sa sono previsti nel trattato UE. Quando riaprono bloccheranno quasi tutto ai correntisti perchè al momento il loro capitale è quasi sparito e quindi la UE non estende a loro l’ELA (leggere gli articoli precedenti su cosa è (1), cioè le lascia scoperte per un 20 o 30% dei loro impieghi e questa notizia è sufficiente a scatenare il panico.

3) per quelli che pensano che in Italia è diverso c’è un intervista ieri a Patuelli, capo della ABI, che dice che in Italia le banche prestano un 20% in più dei depositi che hanno e incita il governo a trovare modi di far vincolare i depositi per anni e a spingere la gente a mettere più soldi in conti deposito vincolati per cinque o dieci anni. Per chi lo abbia dimenticato (anche se su questo sito abbiamo previsto nel 2007 il crac delle banche usando questi numeri e li abbiamo spiegati cinquanta volte) in Europa le banche hanno impieghi pari al 350% del PIL! (in USA meno del 100% del PIL ad es). Ovvio quindi che i depositi corrispondono a una quota che va dall’80% al 40% di questi impieghi. Come colmano il deficit ? Come spiegato, in realtà le banche estendono credito senza nemmeno guardare ai depositi che hanno, “creano denaro” e la Banca Centrale da loro contanti quando ne hanno bisogno verso il pubblico. Il problema è che ora la Banca Centrale è in comune tra 20 o 25 paesi che litigano se dare i soldi. All’Italia nel 2011 hanno fatto lo scherzo di negare soldi per far cadere il governo e mettere Monti ad esempio…

4) Le perdite di circa 20-25 miliardi di questre tre banche cipriote erano quasi tutte dovute al default greco di Febbraio dei bonds greci di cui avevano comprato circa 40 mld. Per cui non è colpa dei ciprioti o della loro economia o del deficit pubblico, ma del meccanismo della UE in generale oltre del fatto che queste banche non erano regolamentate e supervisionate (come poi tutte). In realtà tutto il problema di queste banche si risolverebbe con un una decina di miliardi di ricapitalizzazione, forse meno, perchè hanno un sacco di depositi (circa 90 mld) e circa 140 mld di impieghi (quindi con 10 mld di capitale sono a posto).

5) Perchè tutto questo casino con corsa agli sportelli, chiisura e forse fallimento delle banche cipriote, controlli ai capitali in arrivo o uscita dall’Euro per Cipro ? La politica dei paesi nordici. Oggi in Germania o Austria se vuoi essere eletto non dai 16 miliardi a banche cipriote che in pratica sono offshore e tengono miliardi russi… Anche loro hanno una rivolta strisciante dell’opinione pubblica tedesca o olandese che non vuole continuare coi salvataggi in eterno. E hanno anche ragione perchè, come spiegato sono già incastrati per almeno 700 miliardi tramite Target2 (2). Anche dalla loro parte insomma intuiscono che è una strada senza uscita…

6) il governo Monti in questa circostanza si è comportato in modo squallido, ha fatto schifo al c… (nessuna parola volgare risulta eccessiva in questa circostanza) scomparendo completamente, come se non avesse partecipato e votato nelle riunioni a Bruxelles in cui si decideva tutto. Non ha sollevato obiezioni anche se era ovvio che l’Italia e le sue banche ne avrebbero subito le conseguenze, ha fatto finta di niente e si è limitato a dire ai giornali e TV italiani (UNICI AL MONDO!) di censurare lunedì la notizia

7) il M5S non si è accorto che succedeva qualcosa, il loro blog o blog di supporto tipo Byoblu e le loro dichiarazioni di esponenti sono da giorni tutte sul fatto drammatico per il destino dell’Europa che 16 di loro una settimana fa non hanno votato quello che gli ha detto Grillo (per il presidente della Camera)…. E chi razzo se ne frega ? E poi sulle commissioni in cui devono occupare dei posti e infine strillano sul fatto che i giornalisti non li lasciano mai stare e cercano di intervistarli per cui gli tocca chiudere tutte le porte. Dalle parti del M5S Cipro è un posto di vacanze

Ricorda Paolo Rebuffo che il famoso “The Final Countdown” (“Il conto alla rovescia finale”) era cantato dagli Europe! Un segno del destino ! Quando vai su Youtube trovi “Europe – The Final Countdown” (3)

Compra ORO, tieni posizioni short, muovi soldi all’estero… (non perchè ci sarà un panico proprio ora, ci metteranno una pezza di sicuro questa volta, ma la prossima in Spagna e Portogallo questa estate sarà il vero casino)

Giovanni Zibordi
Fonte: http://www.cobraf.com
20.03.2013

1) http://www.cobraf.com/blog/default.php?idr=123516903
2) http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?topic_id=869&reply_id=123517820
3) http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=9jK-NcRmVcw>

Cipro dice NO all’Europa. Pesante sconfitta per tutti i banksters Ue

coreldi: WSI Wall street Italia Pubblicato il 19 marzo 2013
Sussulto di dignita’ del parlamento di Nicosia: con 36 voti contrari e 19 astensioni, bocciato il prelievo forzoso sui depositi bancari, chiesto dalla troika come parte del piano di salvataggio da 17 miliardi di euro, pari al 140% del Pil. La Bce promette liquidita’. Ma l’Europa trema. Non possiamo non dirci ciprioti. NICOSIA (WSI) – Il parlamento di Cipro, con 36 voti contrari e 19 astensioni, ha bocciato l’introduzione di un prelievo forzoso sui depositi bancari bancari, una misura chiesta dagli altri partner dell’Eurozona e del Fondo Monetario Internazionale, per dare il via al piano di salvataggio di circa 17 miliardi di euro, pari al 140% del Pil.

Leggi anche:
Non possiamo non dirci ciprioti

”La Bce prende atto della decisione del parlamento di Cipro e resta in contatto con gli altri partner della Troika (Bce-Ue-Fmi,NdR). Ribadisce l’impegno a fornire tutta la liquidita’ necessaria nell’ambito delle attuali regole”, cosi’ la nota dell’Eurotower. Il comunicato arriva dopo il voto del parlamento di Cipro che ha bocciato il prelievo forzoso sui depositi bancari. Una misura richiesta dai partner dell’Eurozona e dal Fondo Monetario Internazionale come condizione per attivare il salvataggio del sistema bancario del paese.

Commenta l’utente di WSI Cheshire Cat:

… si riproverà con un altro piano, perchè il punto importante della questione non è (ancora) l’uscita di un paese dall’euro, cosa che l’UE tenterà di impedire in tutti i modi.

Il succo di questo voto è che per la prima volta un paese si è rifiutato di mettere in pratica un piano richiesto dall’UE (la quale ora cerca di disconoscerne la paternità, attribuendola al solo Anastasiades). Il che significa che i vari Tsipras, Grillo, Berlusconi, Moya etc. potranno invocare un precedente in cui un piano UE è stato rifiutato, o almeno rinegoziato (stanotte molta gente a Nicosia, Strasburgo e Berlino non va a letto).

Il che è di per sè clamoroso. Fino ad adesso la UE aveva sempre ottenuto quello che voleva. Ora questo evento rischia di essere come la battaglia di Ajn Jalut per i Mongoli (1265), l’assedio di Malta per gli Ottomani (1566) o la Battaglia aerea d’Inghilterra per i nazisti. Oppure, ricorrendo ad esempi più politici, la sconfitta sul divorzio per la DC (1974) o il primo arretramento dei comunisti alle elezioni (1979). Una prima battuta d’arresto.

Che ne presagisce altre…

:Leggi anche: Che succede adesso?

Gli aiuti servono per salvare un paese che paga la crisi del proprio sistema bancario, gravido di sofferenze verso la Grecia. Il prelievo forzoso doveva servire come contributo (5,8 miliardi) del paese alle spese del piano, ma le manifestazioni popolari contro questa misura, considerata un salvataggio delle banche, non a carico degli azionisti, ma dei clienti, ha indotto il parlamento alla marcia indietro. Il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha invitato i partiti al dialogo, mentre le banche restano chiuse per evitare una nuova massiccia fuga di capitali dall’isola.

Si dovra’ tornare al negoziato, non solo tra i partiti ciprioti, ma anche con gli altri partner dell’Eurozona, l’Eurogruppo e’ convocato per venerdi’. Sembra di assistere al ”deja vu” del famoso Psi fatto sulla Grecia, quando i detentori di titoli di Stato ellenici furono chiamati, anche in modo forzoso, a condividere le perdite, innescando un calo di fiducia sui titoli di Stato dei paesi dell’Eurozona, divenuti all’improvviso suscettibili di ristrutturazione forzosa. Nel caso di Cipro si e’ optato per un prelievo forzoso sui depositi bancari che, oltre a favorire la fuga di capitali dall’isola, innesca un calo nella fiducia dei depositanti, che diventano oggetto di una ristrutturazione delle loro disponibilita’ liquide. Per ora l’Eurogruppo si e’ limitato a dire che il prelievo forzoso rimarra un ”caso unico”, ma lo stesso spartito era stato suonato per la Grecia.

I mercati finanziari di fronte a questo proliferare di ”unicita” oggi hann penalizzato i paesi periferici dell’Eurozona con significative flessioni per le borse di Milano (-1,5%) e Madrid (-2,2%) ed inevitabile aumento dello spread. Per i trader, Italia e Spagna hanno ancora le maggiori probabilita’ di entrare in stress finanziario, soprattutto se la recessione dovesse approfondirsi. In calo anche l’euro, sceso fino a sotto 1,29 sul dollaro, sui minimi da fine novembre.

Cipro: bloccati i trasferimenti di denaro. E le banche chiudono per ferie

corel
Fonte l’Indipendenza 17/03/2013 attualità
La Banca Centrale di Cipro ha dato disposizione a tutte le banche e agli istituti di credito dell’isola di bloccare i trasferimenti di denaro e i pagamenti dei loro clienti. Lo riferiscono oggi i media ciprioti. In particolare, il sito web ’24H’ rivela che la Banca Centrale, con una lettera inviata ieri alle banche, ha chiesto loro di bloccare ”qualsiasi forma” di pagamento sui conti presenti nelle loro succursali, compresi anche i trasferimenti da conto a conto sulla stessa banca. Lla misura restrittiva e’ gia’ in vigore da ieri pomeriggio. La decisione della Banca Centrale e’ venuta in seguito alla richiesta, avanzata ieri dai ministri delle Finanze dell’eurozona, di concedere a Cipro aiuti economici per 10 miliardi di euro in cambio dell’imposizione di una tassa fra il 6,75 e il 9,9% sui depositi bancari che ha provocato un giustificato panico fra i risparmiatori ciprioti.

Il governo di Cipro, nel timore che le banche dell’isola possano perdere altri miliardi a causa del panico innescato dalla decisione dell’eurozona di tassare i depositi, ha deciso che martedi’ prossimo gli istituti di credito resteranno chiusi per ”ferie”. La chiusura – come riferiscono vari siti web locali – potrebbe essere estesa anche a mercoledi’ dopo che gia’ domani, lunedi’, le banche resteranno chiuse in seguito alla festa religiosa del cosiddetto ‘Lunedi’ pulito’, l’equivalente ortodosso del ‘Mercoledi’ delle Ceneri’. Il governo di Nicosia, intanto, ha rinviato a domani il voto del Parlamento, previsto inizialmente per oggi, per approvare l’accordo raggiunto ieri con i ministri delle Finanze dell’eurozona che prevede, in cambio di un piano di aiuti per circa 10 miliardi di euro, un pesante prelievo sui depositi bancari.

Media Sussidiati Italiani da Avanspettacolo, Tutto il Mondo Mette in Prima Pagina Cipro e noi…

mFonte www,rischicalcolato.it 17 marzo 2013 Di FunnyKing attualità
Devono sparire dalla faccia del pianeta. Non più un centesimo ne direttamente ne indirettamente ai Media Sussidiati Italiani, non più contributi carta, ne contributi per copia: BASTA!

Signore e Signori, sulle prime pagine economiche (o sulla prima in assoluto) di TUTTO il mondo occidentale campeggia l’incredibile, folle, gravissima decisione dell’Unione Europea di far pagare il salvataggio delle banche cipriote ai correntisti dell’isola.

Immaginate di essere un pescatore cipriota, uno che si spacca la schiena 12 ore al giorno, i guadagni messi in una piccola banca regionale, fuori dai circuiti internzaionali. Niente derivati, niente russi depositanti.

E cosa fa l’Europa?

Vi espropria dal 6,75% al 9,9% di quanto avete sul conto.

Non ha nessuna importanza se la vostra banca è stata sana e gestita con prudenza e oculatezza oppure no. Per ulteriore beffa vi viene anche detto che chi ha investito in obbligazioni subordinate e senior non verrà toccato.

Capiamo le enormi implicazioni:
• Ogni banca è uguale all’altra, e anzi a questo punto gli scemi sono i banchieri che non si buttano in un orgia di derivati e operazioni a rischio. A pagare tanto saranno sempre tutti.
•Perchè Cipro si e la Spagna no? La Spagna ha beneficiato di un enorme aiuto europeo per le proprie banche. I cittadini ciprioti sono schifosi europei di serie B? Possono anche morire? E’ QUESTA MERDA l’EUROPA?
•Se il sistema bancario Italiano o lo stato italiano andasse in seria crisi (uso il condizionale per pura formalità) cosa impedirebbe agli lluminati europei di adottare lo stesso criterio.
Cari amici lettori di Rischio Calcolato, siete avvisati, guardate i ciprioti e traetene le conseguenze. L’Italia è un paese a rischio con un sistema bancario in sofferenza. Lasciate il minimo necessario sul conto corrente e salvaguardate i risparmi della vostra vita.

E ora date un occhiata alla prima del Financial Time on line e del Sole 24 ore:

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(ft)
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(??)

Questi due sono solo piccoli esempi.

Gli Italiani non sanno che a Cipro i bancomat sono chiusi, che le banche lo saranno almeno fino a mercoledì per conteggiare quanto espropriare ai clienti correntisti.

Ma soprattutto gli Italiani non sanno COME HA VOTATO l’ITALIA SU QUESTO SALVATAGGIO!

•Quale sia la posizione del governo Monti
Ne alcuna domanda è stata posta in merito a Grili o Mario MontiE’ una vergogna nazionale. Basta, questa non è più la mia Europa

L’Europa mostra la sua vera faccia a Cipro: banche chiuse, prelievo forzato sui conti

corel
Fonte wall Street Italia 17/03/2013 attualità
Prove tecniche di default nell’isola mediterranea: lo Stato in bancarotta impone (succede sempre di venerdi’ notte) un’imposta addizionale del 9,9% su tutti i depositi superiori a 100.000 euro e del 6,75% su tutti gli altri. Una misura annunciata dall’Eurogruppo, la Spectre che con Ue e Fmi ha varato un salvataggio di emergenza da 10 miliardi. Coinvolti molti capitali italiani e russi.
NICOSIA (WSI) – Il governo di Cipro, nel timore che le banche dell’isola possano perdere altri miliardi a causa del panico innescato dalla decisione dell’eurozona di tassare i depositi, ha deciso che martedi’ prossimo gli istituti di credito resteranno chiusi per ”ferie”. Lunedi’ le banche saranno chiuse per una festa religiosa.

La Banca Centrale di Cipro ha dato disposizione a tutte le banche e agli istituti di credito dell’isola di bloccare i trasferimenti di denaro e i pagamenti dei loro clienti. Lo riferiscono oggi i media ciprioti. In particolare, il sito web ’24H’ rivela che la Banca Centrale, con una lettera inviata ieri alle banche, ha chiesto loro di bloccare ”qualsiasi forma” di pagamento sui conti presenti nelle loro succursali, compresi anche i trasferimenti da conto a conto sulla stessa banca. (ANSA)

Il governo cipriota ha rinviato oggi una sessione d’urgenza del Parlamento, che doveva iniziare il processo di rafica di un controverso piano di salvataggio europeo. Lo ha riferito la tv pubblica, precisando che il dibattito inizierà domani. Anche il presidente Nicos Anastasiades ha rinviato a domani un discorso in Parlamento e un messaggio alla nazione, previsto inizialmente per oggi, per difendere il piano di aiuti che ha definito “doloroso” e che prevede che tutti i depositi bancari siano tassati in cambio di un prestito da 10 miliardi di euro. (TmNews, fonte Afp)

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Rabbia e incredulita’ sono palpabili oggi sull’isola mediterranea dopo che ciprioti e stranieri qui residenti si sono svegliati stamani con la brutta notizia che lo Stato si prendera’ una consistente fetta dei loro risparmi per salvare il Paese dalla bancarotta. Una misura annunciata nella notte, alla fine dell’Eurogruppo, che ha raggiunto l’accordo per un piano di salvataggio che prevede un tetto massimo di aiuti di 10 miliardi, di cui 1 dal Fondo Monetario Internazionale.

Dalle prime ore del giorno, lunghe file di cittadini, a piedi e in auto, si sono infatti create davanti alle succursali delle banche dotate di uno sportello automatico per effettuare prelievi di contante. E durante la lunga attesa la gente sfogava la propria rabbia contro il precedente presidente della Repubblica, il comunista Demetris Christofias, accusato di aver temporeggiato e non aver preso tempestive misure contro la crisi imminente. Ma anche la propria frustrazione per l’operato del nuovo capo dello Stato, Nikos Anastasiades (centro-destra), cui rimproverano di non aver mantenuto la promessa, piu’ volte ripetuta in campagna elettorale, “che i risparmi in banca non sarebbero mai stati toccati”.

Anche le banche cooperative, che in genere il sabato mattina sono aperte, oggi hanno dovuto sprangare gli sportelli in fretta e furia a causa della ressa di clienti arrabbiati e preoccupati che – imprecando contro quello che in molti hanno definito “una catastrofe” e “un furto bello e buono”, volevano prelevare tutto il loro denaro e chiudere i conti. Il presidente cipriota ha spiegato che il prelievo sui depositi e’ stata una decisione “dolorosa” da prendere ma si e’ resa necessaria per ottenere gli aiuti finanziari internazionali ed “evitare la bancarotta”.

“Avremmo potuto optare per uno scenario catastrofico con una bancarotta disordinata oppure per uno scenario doloroso con una gestione ordinata della crisi”, ha sottolineato Anastasiades. Con un approccio nuovo e radicalmente diverso da quello adottato per i precedenti salvataggi di Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo, i ministri delle Finanze dell’eurozona e il Fondo monetario internazionale hanno dunque raggiunto la scorsa notte un accordo per un piano d’aiuti a Cipro.

Ma, in cambio (e per ridurre la loro partecipazione al prestito), i creditori hanno chiesto che i depositi nelle banche dell’isola siano sottoposti ad una pesante tassa straordinaria e ad una ritenuta alla fonte sugli interessi. Quindi e’ questa la prima volta che i correntisti bancari di un Paese vengono colpiti direttamente dalle misure di un piano di aiuti europeo. Il prelievo consistera’ in un’imposta unica del 9,9% su tutti i depositi superiori a 100.000 euro e del 6,75% per quelli inferiori, e dovra’ essere approvato dal Parlamento che si riunira’ in sessione straordinaria domani.

Le banche effettueranno i prelievi martedi’ mattina, dopo la festivita’ religiosa e bancaria del cosiddetto ‘Lunedi’ pulito’, l’equivalente ortodosso del Mercoledi’ delle Ceneri, ma hanno gia’ ricevuto disposizioni di ‘congelare’ l’ammontare dell’imposta qualora l’intestatario del conto volesse trasferire il denaro all’estero. Agli istituti e’ stato inoltre imposto di bloccare durante questo fine settimana la possibilita’ di effettuare trasferimenti di denaro via internet. Dal prelievo sui depositi bancari sono attesi introiti per circa 5,8 miliardi di euro. Secondo quanto riferito nei giorni scorsi da molti media europei, circa la meta’ dei depositi nelle banche dell’isola sarebbero intestati a cittadini russi non residenti.

Un’informazione non corrispondente a verita’ che pero’ ha senz’altro contribuito ad aumentare nei Paesi creditori il timore che un aiuto economico a Cipro sarebbe poi finito in un sistema bancario pieno di soldi russi dall’origine non proprio trasparente. Secondo fonti attendibili, dei circa 69 miliardi di euro presenti nel sistema bancario cipriota, solo un 37% (ovvero 25,5 miliardi) sarebbe detenuto da non residenti, russi ma anche di altre nazionalita’. La somma concordata la scorsa notte a Bruxelles per il piano di aiuti a Cipro e’ nettamente inferiore ai 17,5 miliardi di euro chiesti inizialmente da Nicosia.

Il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, ha spiegato che “la situazione di Cipro e’ unica” in ragione del suo “settore bancario ipertrofico” ed e’ per questo che “dal momento che si tratta di un contributo alla stabilita’ finanziaria di Cipro, abbiamo ritenuto giustificato chiedere un contributo a tutti i titolari di depositi bancari. Non stiamo penalizzando Cipro – ha concluso Dijsselbloem – ma stiamo affrontando i suoi problemi”.

“La soluzione che abbiamo scelto e’ dolorosa ma e’ l’unica che ci consentira’ di proseguire la nostra vita senza sconvolgimenti”, ha detto da parte sua Anastasiades al suo rientro a Nicosia sottolineando il rischio di “crollo” dell’intero sistema bancario dell’isola.

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Accordo Ue, 10 miliardi per salvare Cipro. In arrivo un prelievo forzoso sui depositi
Previsto l’aumento della tassazione dal 10 al 12,5% e una serie di privatizzazioni. Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea i fondi destinati a un salvataggio vengono prelevati dai conti corrente. Che a Cipro sono dei cittadini, ma anche e soprattutto di società russe.

di RAFFAELE RICCIARDI

MILANO – Gli italiani che nella notte tra il 9 e il 10 luglio del 1992 avevano un deposito su un conto corrente bancario sanno bene di che cosa si tratta. In quei giorni – o meglio in quelle ore – il governo guidato da Giuliano Amato mise mano ai c/c degli italiani con il noto “prelievo forzoso” del sei per mille sulle cifre depositate, ideato per sventare l’attacco alla lira.

Ora – fatte le debite proporzioni e ricordate le profonde differenze – la storia si sta per ripetere, ma in quella piccola isola del Mediterraneo che è Cipro. Nella notte, infatti, il nuovo governo di Cipro guidato dal presidente Nikos Anestesiades ha ottenuto, al termine di una lunga riunione notturna dell’Eurogruppo, l’ok a un piano di aiuti “fino a 10 miliardi”. Serviranno a sostenere il sistema bancario dell’isola messo a dura prova, negli ultimi tre anni, dalla crisi greca e dalla ristrutturazione del debito di Atene, verso il quale le banche cipriote erano molto esposte.

Un punto cruciale del programma di assistenza verrà proprio dai depositi bancari; è infatti prevista una tassa straordinaria che sarà del 6,75% per le giacenze inferiori a 100mila euro e del 9,9% per quelle superiori. Complessivamente, il contributo dei correntisti di Nicosia e dintorni raggiungerà i 5,8 miliardi di euro. La stima è stata fatta dal neo presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, che ha definito “ipertrofico” il settore creditizio di Cipro.

Corsa ai depositi. In effetti il risveglio stamani dei ciprioti – quando le radio hanno annunciato l’accordo raggiunto in nottata – è stato brusco. Secondo quanto riportano le agenzie, dalle prime ore del giorno, lunghe file di cittadini, a piedi e in auto, si sono recate davanti alle succursali delle banche che dispongono di uno sportello automatico per effettuare prelievi di contante. La prima reazione della gente è stata di incredulità poi di rabbia, sia per le tante promesse “che i risparmi non sarebbero mai stati toccati” fatte sia dal vecchio sia dal nuovo governo, ma anche perché questa è la prima volta che i correntisti bancari di un Paese vengono colpiti direttamente dalle misure di un piano di aiuti europeo. Il calendario gioca però un brutto scherzo alla popolazione: nella giornata di lunedì, infatti, ai ciprioti non sarà possibile accedere ai conti corrente perchè è un giorno di festività nazionale e il ministro delle Finanze, Michalis Sarris, ha garantito che il governo impedirà una corsa ai ritiri “elettronici”.

Alle entrate provenienti da queste imposte, per contribuire alla ristrutturazione del sistema bancario, si aggiungeranno quelle provenienti dal piano di privatizzazioni da 1,4 miliardi e da un aumento della tassa sulle società dal 10 al 12,5%. “Non penalizziamo Cipro – ha assicurato Dijsselbloem in una conferenza stampa a Bruxelles – Siamo al fianco del governo cipriota, questo pacchetto permetterà una ristrutturazione del settore bancario e renderà sostenibile il debito”. “La soluzione presentata – ha fatto eco la direttrice dell’Fmi, Christine Lagarde – è durevole, sostenibile e nell’interesse dell’economia cipriota”. Il Fondo, secondo fonti diplomatiche, potrebbe contribuire al pacchetto con circa un miliardo di euro.

La decisione di intervenire sui depositi ha escluso un salvataggio completo da 17 miliardi, che avrebbe portato il rapporto tra debito e Pil per Cipro al 145%. Invece l’Eurogruppo ha espresso l’auspicio che il percorso di risanamento che verrà avviato con questo prestito – il quarto per la zona euro dopo quelli di Irlanda, Portogallo e Grecia (ma anche le banche spagnole hanno ricevuto per ora 40 miliardi) – porterà il debito al 100% del Pil entro il 2020. Cipro ha anche dato il benestare a un percorso di audit interno (sia attraverso il sistema Moneyval che con esperti indipendenti) per affrontare il tema del riciclaggio di denaro. Se è vero, infatti, che la misura colpisce duramente la popolazione cipriota, per le autorità dovrebbe anche andare a ricadere sull’estero.

Un sistema bancario basato sull’estero. La fotografia scattata al sistema bancario cipriota dal Fondo monetario internazionale nel 2011 è significativa. Allora gli asset delle banche dell’isola erano 152 miliardi di euro, ben l’835% del prodotto interno lordo. Sul fronte dei depositi, su un totale di quasi 94 miliardi censiti nel sistema quasi 34 miliardi provenivano dall’estero e oltre 17 erano stati raccolti in Grecia. Proprio i rapporti con l’estero e l’esposizione alla Grecia (pari nel 2011 al 160% del prodotto interno lordo) hanno da una parte attirato le critiche alla finanza cipriota e dall’altra l’hanno messa in crisi.

L’anomalia del sistema bancario cipriota è stata proprio la smisurata presenza di filiali e succursali di banche estere (in prevalenza da Grecia e Russia), che nel 2011 avevano asset nell’isola rispettivamente per 8 e 35 miliardi (il 42 e il 195% del Pil cipriota) pur senza avere interazioni sostanziali con l’economia reale. Lo stesso Fmi diceva chiaramente che erano “attratte a Cipro quasi esclusivamente per motivi fiscali e il loro rapporto con il tessuto economico è limitato”. In questo filone si inserisce il rapporto privilegiato con la Russia, additato dai regolatori di Bruxelles come uno dei nodi da sciogliere per arrivare al trasferimento di fondi.

Dalla Russia con i miliardi. L’amore della Russia per Cipro è iniziato negli anni ’90, quando molti furono attratti dal tax rate sulle imprese al 4%. Da quando l’isola è entrata nell’euro, nel 2008, le compagnie russe hanno raddoppiato la loro presenza nel settore dei servizi finanziari dell’isola, arrivando a contare per il 40% circa del prodotto totale dell’economia cipriota. Per il Global Financial Integrity, organizzazione specializzata in report che tracciano appunto il rischio riciclaggio, nel 2011 Cipro ha attratto qualcosa come 120 miliardi di dollari di investimenti dalla Russia, mentre il flusso di capitali inverso ha sfiorato i 130 miliardi. L’anno prima hanno lasciato il Mediterraneo per il Cremlino e dintorni la bellezza di quasi 180 miliardi di dollari, mentre il percorso inverso è stato fatto da 154 miliardi. I depositi di matrice russa, infine, nelle banche cipriote dovrebbero aggirarsi intorno a 25 miliardi di euro. Lo stesso Cremlino, in contatto con le autorità europee, starebbe ora pensando di alleggerire la pressione nei confronti di Nicosia allungando e rendendo meno onerose alcune linee di credito (recentemente da Mosca sono partiti 2,5 miliardi di prestiti, anche in nome dei buoni rapporti tra i due Paesi).

Ecco perché a lungo il governo di Cipro ha cercato di evitare il ritocco della tassazione al rialzo – che ha dato origine all’afflusso di capitali – e di fare pulizia nel sistema finanziario. Decisione ormai improrogabile, che rischia di far scappare le società russe. Per loro la strada da fare potrebbe però essere poca: potrebbero pensare a Malta, che ha un tax rate intorno al 5%, e un clima simile.

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da La Repubblica – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

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