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Banche, scivolone del nuovo Rid Ue: “Bollette inevase o pagate più volte

Fonte Fattoquotidiano.it di C. Iotti e G. Scacciavillani | 15 febbraio 2014 attualità
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Il nuovo meccanismo di pagamento Sepa Direct Debit è entrato in funzione il primo febbraio. Negli istituti italian è scoppiato il caos: fatture impagate nonostante i conti correnti siano in attivo, oppure saldate anche due o tre volte. Problemi meramente tecnici che però coinvolgono trasversalmente tutti gli istituti di credito. Le Poste mettono in guardia i correntisti con una comunicazione apposita. Anche Unicredit conferma il problema: “Abbiamo una divisione apposita che se ne occupa”
Primo febbraio: parte il nuovo meccanismo europeo di pagamento Sepa Direct Debit. Si tratta del sostituto del Rid, cioè il sistema per l’addebito delle bollette in conto corrente. Il piano nazionale di migrazione dal vecchio al nuovo sistema è datato 2007. Ma, arrivati al dunque, nelle banche italiane è scoppiato il caos: si va dalle fatture che giacciono impagate da giorni nonostante i conti correnti siano in attivo, a quelle che vengono saldate anche due o tre volte. Tanto da scatenare le ire di molti correntisti che hanno segnalato la loro situazione a ilfattoquotidiano.it. Tutta colpa di problemi meramente tecnici risolti o in via di risoluzione, che però coinvolgono trasversalmente tutti gli istituti di credito. Persino colossi come Unicredit che ha appena inaugurato a Milano una avveniristica sede alla presenza dell’ormai ex premier Enrico Letta e di tutto il gotha della finanza italiana. E naturalmente anche le “privatizzande” Poste, che hanno perfino scritto una lettera ai loro correntisti invitandoli a tenere d’occhio il conto per identificare eventuali addebiti multipli ed esercitare la facoltà di rimborso “entro otto settimane successive alla data di scadenza per le fatture emesse”.

Eppure nella mente di Bruxelles, la Sepa avrebbe dovuto fin da subito portare vantaggi per la clientela consentendo, ad esempio, di addebitare in un conto corrente italiano l’affitto di una casa a Londra senza la necessità di ricorrere ad un istituto di credito straniero. Nell’immediato, però, l’uso del nuovo sistema si è scontrato con i ritardi nei test tecnici tra le banche e gli operatori di telefonia, delle multiutility che vendono gas e luce e di quanti utilizzano nella pratica degli affari questo tipo di richiesta di addebito. “Ci risulta ci sono stati solo limitatissimi casi: le operazioni di addebiti Sepa sono purtroppo ancora molto poche – spiegano fonti ufficiali Bankitalia – Casi di doppio/triplo addebito di bollette sono stati subito sistemati dalle banche di competenza”.

Del resto che ci potesse essere qualche problemino, in Bankitalia lo avevano già intuito. Non a caso, a metà gennaio, i controllori di palazzo Koch hanno chiesto a “tutti i soggetti coinvolti – da prestatori di servizi di pagamento a utilizzatori, gestori di infrastruttura, fornitori di servizi tecnologici” di compiere “ogni sforzo” e di accrescere “ulteriormente l’impegno per rispettare la scadenzade del primo febbraio secondo i piani già approvati”. La Commissione europea, dal canto suo, aveva proposto lo scorso 9 gennaio una modifica del Regolamento sulla data finale per la migrazione alla Sepa, ipotizzando lo slittamento della transizione al primo agosto di quest’anno. Ma la Banca centrale europea di Mario Draghi, pur prendendo atto della proposta della Commissione, ha però confermato la scadenza originaria.

Di qui il caos di una transizione a tappe forzate che dovrà essere gestita rapidamente da banche e operatori. Interpellati in merito, da Unicredit ci fanno sapere che: “E’ un problema che è stato riscontrato in maniera generalizzata da tutte le banche, ma ogni banca compresa la nostra si è attrezzata a risolverlo e sta risolvendo ogni singolo problema. Ovviamente le banche sono dotate di servizi e di uffici che queste le tracciano, le gestiscono e poi si attrezzano per risolvere il problema sul cliente. E’ quello che stiamo facendo e che stanno facendo anche altri”.

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Acqua, bollette incoerenti rispetto al referendum

preso da lettera 43 del 31/01/2013 attualità
corelPer il Consiglio di Stato aumenti in contrasto col quesito popolare.

Acqua, bollette incoerenti rispetto al referendum
Per il Consiglio di Stato aumenti in contrasto col quesito popolare.
.In Italia si spreca il 30% delle risorse idriche.
.Le bollette dell’acqua «non sono coerenti» col quadro normativo uscito dal referendum del 12-13 giugno 2011.
Lo ha detto il Consiglio di Stato in un parere all’Authority per l’energia, giudicando «in contrasto» col referendum il criterio della «adeguatezza della remunerazione dell’investimento» per determinare la tariffa.
AUMENTO APPLICATO LO STESSO. L’Authority ora deve tenerne conto per la adozione del nuovo sistema.
Il Consiglio di Stato ha ricordato in sostanza che il 7% di aumento sulle bollette, legato alla remunerazione del capitale investito, è stato applicato dal 21 luglio 2011 al 31 dicembre 2011 nonostante l’esito referendario.
BOLLETTA ILLEGITTIMA. «Per il Consiglio di Stato i Referendum sull’acqua non sono stati rispettati; gli italiani pagano una bolletta illegittima da luglio 2011», ha afferma il Forum dei movimenti per l’acqua. «Lo ripetiamo ancora una volta: abbiamo vinto, non si possono fare profitti sull’acqua. Le bollette che i gestori consegnano ai cittadini sono illegittimamente gonfiate e non rispettano la volontà referendaria espressa da 27 milioni di persone».

Giovedì, 31 Gennaio 2013

Rio, l’energia del pianeta è un affare per donne (MICHELLE BACHELET, MARGARET CHAN, KANDEH YUMKELLA).

Rio, l'energia del pianeta è un affare per donne (MICHELLE BACHELET, MARGARET CHAN, KANDEH YUMKELLA)..

Conteggi e detrazioni, il sudoku dell’Imu COMMERCIALISTI ALLE PRESE CON I CITTADINI ANGOSCIATI: “UNA BATOSTA DA MIGLIAIA DI EURO”


Fatto Quotidiano 3/06/2012 Attualità di Chiara Paolin
Ormai c’è chi, un po’ alla disperata, butta la domanda direttamente in rete, sul sistema di con-
sultazione aperta Yahoo answers: “Non riesco a vendere la casa di mio nonno che ho ereditato, ma non ho abbastanza soldi per pagare le tasse. Oltretutto non ci vado mai. Cosa succede se non pago l’I mu ? ”. Risposta ritenuta più valida tra tutti quelli che si sono imbattuti nel quesito: “Probabilmente fra un paio di anni ti arriverà un avviso bonario da parte del Comune che ti chiederà di pagare l’Imu non versata quest’anno con applicazione di sanzione e interessi. Se non paghi neppure tale avviso, allora il Comune farà il ruolo e ti arriverà la cartella di Equitalia con ulteriori sanzioni ed interessi. Potrai pagare in un’unica soluzione o rateizzare”. Firmato: Impiegata presso lo studio di un dottore commercialista da 3 anni.
ANCHE ANDANDO più sul tecnico, il clima è lo stesso. Sul portale http://www.professionisti.it la pagina delle consulenze rapide è intasata di domande lunghe un chilometro: la data del 18 giugno, primo versamento dell’Imu 2012, si avvicina minacciosa e la gente comincia a farsi due conti su metri quadri, detrazioni, catasto, soldi da tirar fuori. Le storie sono complicate almeno quanto i conteggi: “Sono separata e ho due figli piccoli, vivo con loro in una casa di proprietà di mio padre (la vecchia casa dove vivevo con mio marito era intestata a lui). Ho comunque una casa a me intestata che però affitto. Cosa devo pagare? Posso detrarre ? ”. Un’altra mamma ex con-vivente e neo separata, al centro di un contorto giro immobiliare tra nonni e case varie, ringrazia per la risposta celere ma commenta: “Mi sembra di capire che io, disoccupata e senza reddito, non posso avere nessun tipo di agevolazione. Mi viene da ridere… come pa gherò?”.
DAL CALCOLO virtuale allo studio di un commercialista in carne e ossa cambia pochissimo. “Rispondo dal sito, ma anche qui è un via vai continuo – spiega Mauro Michelini di Cittadella, vicino Padova –. Il problema vero è che secondo me la gente non ha ancora capito bene a cosa si trova di fronte, lo sta scoprendo piano piano e progressivamente s’arrabbia. Perché tra l’Ici e l’Imu le differenze sono tante.
plicazione. Chi ha una piccola casa di vacanza, l’usufrutto su un immobile, una situazione di famiglia allargata, si becca sberle da mille, duemila, tremila euro. Non parlo di ricchi, parlo di gente normalissima che ha messo via qualcosa in due generazioni di lavoro e adesso deve stare attenta a tutto”. È lo stesso concetto espresso ieri via blog da Beppe Grillo, arrabbiato contro la tassa che considera i beni al di là della condizione economica del proprietario: “L’Imu non rispetta la proporzionalità dei contribuenti e va a incidere meno sulle persone abbienti. È anticostituzionale!”. Più operativa la proposta di Pier Luigi Bersani: alleggerirla sostituendo la parte destinata allo Stato con una bella patrimoniale. “Questo peso dell’I-mu è effettivamente micidiale” aveva ammesso dopo aver votato il p rov ve d i m e n t o in aula, ma la correzione auspicata per bilanciare il tutto è svanita nel nu l l a .
Intanto le famiglie si rendono conto che la tassa sul bene più tradizionale per l’italiano medio sarà un bel pugno nello stomaco, l’incarnazione materiale delle paure e del disagio fin qui percepiti più come minaccia alla stabilità del futuro che come vero e proprio problema di contabilità mensile. Uno scarto psicologico su cui aveva messo in guardia lo stesso Graziano del Rio, sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’associazione che unisce i Comuni italiani: “Già con la rata di giugno siamo a rischio di tensioni sociali” ha detto. Anche perché, come sanno bene dipendenti, artigiani e imprenditori, questo è di per sé un periodo di scadenze assai gravose, con la rumba del modello Unico e il 730 a dominare la stagione.
NEGLI ULTIMI giorni la tragedia del terremoto e i notevoli diversivi di cronaca urgente (dal Vaticano a Calciopoli) hanno allentato l’attenzione sul tema Imu. Ma ora si torna sul punto, i bollettini parlano chiaro, mancano due settimane al salto del primo ostacolo e le gambe traballano. In attesa delle prossime rate: settembre e dicembre.

iniziativa SBANKIAMOLI dal sito sbakiamoli.it(cosa è successo negli ultimi mesi)

SBANKIAMOLI
APPELLO A TUTTI GLI IMPRENDITORI, I CONSUMATORI, I RISPARMIATORI E CITTADINI RESPONSABILI.
SBANKIAMOLI: RIPRENDIAMOCI I NOSTRI SOLDI!
Il Sito dove è spiegata l’inziativa
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CORTOCIRCUITO TRA STATO E BANCHE Autore Gianni Dragoni il Sole24ore
BANCHE SENZA SOLDI CHI PAGA È IL CLIENTE

Oggi le piccole imprese chiedono sempre più finanziamenti agli istituti bancari (dal 36,5% del 2007 al 52,2 % del 2010) ma ne ottengono molti meno (i successi passano dal 87,5% del 2007 al 79,8% del 2010). Per le famiglie è la stessa storia: a gennaio 2012 le domande di mutui per acquistare una casa hanno registrato una flessione del 41% rispetto al gennaio dell’anno precedente (una contrazione che continua da mesi).
Ma ci sono anche “prestatori di credito” che continuano a concedere prestiti, anzi che aumentano la loro erogazione di anno in anno. E’ il caso dei circuiti Etici (Banca Etica, BCC, Mag4 ecc).
Cosa possiamo fare noi cittadini per favorire lo sviluppo di queste realtà, a sostengo di un tipo di economia diversa da quella attuale, fortemente distruttiva? E’ possibile concentrare il risparmio raccolto verso realtà in grado di finanziare attività economiche secondo criteri di sostenibilità etica ed ambientale, senza rinunciare alla qualità dei servizi che solitamente utilizziamo allo sportello.

Sbrigati Ministro. Il ritardo “Costa”

News – 27 gennaio, 2012 da Greenpeace Italia

Siamo andati a chiedere il decreto sulle rotte a rischio direttamente al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In tute bianche sporche di petrolio i nostri attivisti protestano: “Un altro disastro quanto ci Costa?”.

zoom
Sono passate già due settimane dalla tragedia della Costa Concordia e, dopo le misure di sicurezza promesse, ora si parla di “accordi volontari” con le compagnie rinviando interventi da tempo necessari per regolamentare il traffico in aree a rischio, come quella del Santuario dei Cetacei.

La legge 51 del 2001 (art. 5, comma 2) permette di regolamentare, con un decreto del Ministro delle Infrastrutture di concerto con il Ministro dell’Ambiente, il traffico marittimo nelle aree “a rischio”. Il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si è già espresso per una regolamentazione severa promettendo, una settimana fa, un decreto per regolare le rotte più pericolose. Adesso tocca al Ministro Corrado Passera assumersi le proprie responsabilità e tutelare la sicurezza dei trasporti, la salute pubblica e l’ambiente, come è scritto nella lettera che gli abbiamo consegnato.

Purtroppo il silenzio del Ministro Passera e l’annuncio di un possibile accordo volontario con gli armatori, ci spinge a pensare che, passata l’emozione dovuta all’ennesimo disastro, il governo ci stia ripensando. Dopo i morti, adesso rischiamo un disastro ambientale: una regolamentazione precisa e vincolante del traffico marittimo nelle aree sensibili non è rinviabile.

L’Isola del Giglio si trova all’interno del Santuario dei Cetacei, un’area protetta nata con un Accordo tra Italia, Francia e Monaco, in vigore dal 2001, ma che non è mai stata tutelata davvero. Da tempo denunciamo una serie di minacce al Santuario tra cui la pericolosità del traffico marittimo: in estate nell’area circolano ogni giorno oltre duecento imbarcazioni tra navi passeggeri, petroliere e cargo.
Quello della Costa Concordia non è certo il primo incidente navale: solo a metà dicembre, a poche decine di miglia più a nord, il traghetto della Grimaldi Lines “Eurocargo Venezia”, aveva perso in mare, durante una tempesta, circa quaranta tonnellate di sostanze tossiche.

Secondo Greenpeace nel Santuario dovrebbero essere adottate queste misure di controllo dei traffici navali:
– una canalizzazione del traffico nelle aree sensibili (Canale di Piombino, Arcipelago Toscano, ingresso porti principali)
– la limitazione della velocità (e della rumorosità)
– un’anagrafe degli idrocarburi scaricati nei terminali petroliferi (oil fingherprint)
– un preciso controllo del traffico navale di imbarcazioni con carichi pericolosi e grandi navi da crociera superiori a una certa stazza, con opportune disposizioni per garantire la sicurezza del traffico e la tutela dell’ambiente.

Costo della vita Cgia: i settori riformati incidono sul 15%(presi dai dati istat)

Redazione
I dati sono stati presi Cgia di Mestrè che li elabora per l’Istat.
redazione del Fatto Quotidiano del 21/01/2012
I settori che il governo s’appresta a liberalizzare incidono su circa il 15% della spesa media di una famiglia italiana. La stima
esce da un’analisi che la Cgia di Mestre ha fatto calcolando il peso sul bilancio familiare delle voci interessate dal provvedimento che il governo Monti presenterà nelle prossime ore. A fronte di una spesa media annua complessiva pari a 29.520 euro, i beni e i
servizi che saranno liberalizzati hanno un valore economico di poco inferiore ai 4.500 euro (precisamente 4.437), pari al 15% della spesa totale. Difficile anche per la Cgia dire quanto le famiglie potrebbero risparmiare dall’apertura al mercato dei vari settori, visto che le liberalizzazioni all’“italiana” fatte in passato – osservano gli artigiani mestrini non hanno sortito effetti positivi per i consumatori.
La Cgia ricorda che solo per i medicinali e i servizi telefonici la deregolamentazione ha portato vantaggi economici. Nel primo caso, tra il 1995 ed oggi, i prezzi sono diminuiti del 10,9%, a fronte di un aumento del costo della vita del +43,3%. Nel secondo caso, tra il 1998 ed il 2011, le tariffe sono diminuite del 15,7%, mentre l’inflazione è aumentata del 32,5%

“Acqua più cara e privata” il popolo del referendum scende di nuovo in piazza (Corrado Zunino e Fabio Tonacci) Domani si decide nel consiglio dei ministri.


Da La repubblica del 19/01/2012.
I comitati: tradito il voto. E le tariffe non calano Apertura del governo dopo le proteste: potrebbe essere cancellato il divieto per gli enti di diritto pubblico di gestire acquedotti e rete.

ROMA – Rischia di passare alla storia come il referendum tradito due volte. Tradito nei fatti, visto che niente si è mosso dopo che 27 milioni di italiani hanno votato “sì” il 12 e 13 giugno scorso alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Unica eccezione, la città di Napoli. Mortificato, poi, dalla bozza del decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti, che al momento, negando agli enti di diritto pubblico (le aziende speciali) di gestire acquedotti e rete, apre di nuovo ai privati il grande affare dell´acqua italiana. A sette mesi dal voto, le tariffe sono in aumento costante: +12,5% in media dal 2009. Gli ultimi ritocchi per la stagione in corso sono segnalati tra Vicenza e Padova (4%), a Modena (6%), nel Chietino (30 euro). I gestori sono sempre gli stessi. Gli investimenti sulla rete un terzo di quelli promessi: 600 milioni contro i due miliardi necessari per aggiustare reti colabrodo.
Ieri sera davanti a Montecitorio i comitati dell´acqua pubblica hanno organizzato un rumoroso sit-in per rispondere al sottosegretario all´Economia, Gianfranco Polillo, che aveva definito il referendum sull´acqua «un mezzo imbroglio». Ricevuti dal sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti, professore vicino al Pd che a giugno aiutò il comitato del “no”, ne hanno ricavato indicazioni incoraggianti. «Il sottosegretario ci ha fatto sapere che Monti non vuole passare come quello che ha affossato un referendum così popolare», urla al megafono Marco Bersani, leader del comitato per il “sì”. Le poche righe sul divieto alle “aziende speciali” potrebbero scivolare via domani in Consiglio dei ministri

sono 24 ore di tempo per capire come fare senza tradire il grande impianto liberalizzatore del decreto.
Sulla carta il referendum era stato uno scacco matto alle spa in due mosse. Il primo quesito bloccava la corsa dei privati, lanciata dal governo Berlusconi. Il secondo toglieva la possibilità ai gestori di fare soldi con l´acqua, abrogando la norma che consentiva di ottenere profitti garantiti sulla tariffa caricando sulla bolletta un minimo del 7% (remunerazione del capitale investito). Questa quota di guadagno oggi si è attestata attorno al 20%, con picchi al Nord del 25%. «È partita la nostra campagna di obbedienza civile al referendum», dice Giuseppe De Marzo, portavoce di “A Sud”, «invitiamo gli utenti ad autoridursi la bolletta del 7 per cento».
Senza profitto, il privato esce. Ma non è andata così. Solo nell´Ato (Ambito territoriale ottimale) di Napoli si è passati da una spa pubblica (Arin spa) a un
nte di diritto pubblico (Abc Napoli), quindi senza l´obbligo di fare profitti. Nel resto d´Italia, negli Ato dove il servizio idrico è gestito da spa miste (12), da privati (6), dai tre multicolossi Acea, Iren e A2A (13), non è cambiato niente. Non solo. I sindaci non hanno avuto la forza né i fondi per eliminare dalle bollette la remunerazione del capitale investito. Nichi Vendola, governatore della Puglia, tra i primi sostenitori dell´acqua pubblica, ha provato a spiegarlo ai lettori del Manifesto: «I sindaci non possono autorizzare una riduzione, a questo corrisponderebbe la diminuzione degli investimenti su acqua, fogne, salute».
Federutility raggruppa le imprese idriche ed energetiche e spiega: «L´Italia ha le bollette dell´acqua più basse al mondo e questo produce un elevato consumo, ma non ci sono soldi per i depuratori». L´abrogazione del 7%, dicono, non si applica ai piani d´ambito in corso: se ne riparlerà tra quindici anni. Sostiene Alberto Lucarelli, giurista e assessore ai Beni comuni di Napoli: «Non sono validi atti amministrativi e contratti basati su una legge che è stata abrogata». Abrogata dal referendum da 27 milioni.

Sviluppi della battaglia referendaria per la pubblicizzazione dell’acqua, situazione Nazionale e del Biellese

Sviluppi della battaglia referendaria per la pubblicizzazione dell'acqua, situazione Nazionale e del Biellese.

Sviluppi della battaglia referendaria per la pubblicizzazione dell’acqua, situazione Nazionale e del Biellese

Redazione
dopo l’esito referendario del 12 giugno riguardante la privatizzazione dell’acqua pubblica con la consenguente vittoria dei si che prevede abrogazione degli articoli all’interno dei due
quesiti di legge richiesti dal Comitato Referendario Nazionale di cui riporto il testo
i quesiti referndari
Si sono succedute nel periodo estivo del dopo referendum una serie di manovre legislative Nazionali contrarie alla volontà popolare espressa metto un rissunto preso dal sito del comitato sito Comitato acqua pubblica
Il comitato Referendario Nazionale rappesentato dal Presidente Bersani oltre a esprimere il suo dissenso in risposta agli atti legislativi Nazionali successivi al 12 giugno ha promosso la campagna di obbedienza civile, che è una forma di protesta civile che comporta una serie di iniziative tra cui quella del controllo delle tariffe idriche locali sulle bollette per riportare alla volontà popolare l’esito referendario , la richiesta di adesione e
stata effettuata via email ai vari comitati locali tutt’italia .
Campagna di obbedienza civile
Alcuni territori mi risulta che abbiano aderito altri no.
Il Comitato Biellese per ora non ha dato risposta alla richiesta, e non entro nel merito della questione perchè in fase di sviluppo e le delibere sono state a approvate da poco tempo.
Intanto per quanto il Biellese è passata la delibera per quanto riguarda il territorio
Biella,Vercelli e Casale Monferrato ovvero l’A.T.O n2( ambito territoriale ottimale , è un territorio del territorio Nazionale su cui sono organizzati servizi pubblici integrati, nel caso del Servizio Idrico Integrato che fa riferimento ai bacini idrografici, e su di essi agiscono le Autorità d’Ambito,)
essendo materia specifica metto i riferimenti per capire di cosa si tratta A.T.O. ambito di territorio ottimaleCon l’applicazione delle nuove normative ci sono state delle variazioni sulle modalità di calcolo delle bollette questo avviene anche secondo il gestore dei vari Comuni.
metto il link del nuovo regolamento tariffario e dei vari gestori.
Al di fuori del Biellese ci sono state realtà come Napoli che hanno rispettato pienamente l’esito
referandario e altre come Bologna, Cremona, Imola e altri centri , alcuni che stanno aplicando la Campagna di obbedienza civile, e altri ancora dove sono in atto contestazioni, in Lombardia c’è
stata l’approvazione della Corte Costituzionale del ricorso fatto da del Comitato per il
rispetto dell’esito referendario .
Alcune delle zone calde, dove ci sono proteste
Corte Costituzionale Acqua Pubblica: illegittima la legge lombarda
approvato il golpe sulla bolletta
Cremona ritrova i propri sindaci
manifestazione belluno-17 dicembre
Obbedienza Civile ad Arezzo

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