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GRILLO IN TV: “VOLEVANO MANDARE BERSANI AL MACELLO. LETTA ERA GIA’ PRONTO: HO LE PROVE. EUROPA ? POTREMMO ALLEARCI CON ALTRI GRUPPI”

grillo
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it 22 marzo, 2014 attualità

Il leader del Movimento 5 stelle, intervistato da Enrico Mentana per la trasmissione “Bersaglio Mobile”, racconta il suo retroscena sulla decisione di formare il governo Letta ed escludere Pier Luigi Bersani. Poi parla di Europee: “Non escludo alleanze con altri gruppi. Sceglieremo i nostri candidati online con il doppio turno”. E sull’Ucraina dice: “In piazza a Kiev non sparavano i russi, erano gli Stati Uniti”.
C’era un piano per rovesciare Pier Luigi Bersani. Beppe Grillo torna in televisione e spiega “il suo retroscena”. La campagna elettorale per le lezioni Europeee è partita e, in una lunga intervista a Enrico Mentana per il programma “Bersaglio mobile” racconta quello che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe successo nei giorni prima della nascita del overno di Enrico Letta.g “Bersani”, rivela, “è stato mandato al massacro dai suoi. L’hanno mandato al macello perché dietro c’era già un piano. L’ambasciatore inglese ci invita a pranzo, a me e Casaleggio. Arrivo e scopro che al piano di sopra c’era Letta che mi aspettava. Questo un mese prima di Gargamella”, il nomignolo che Grillo ha dato a Bersani. “Quindi i giochi erano già fatti, era tutto già deciso. E anche il bamboccio che è lì”, dice riferendosi a Matteo Renzi, “continua a fare il gioco delle banche e della Bce”.
Parla di tutto Grillo, per la prima volta dopo tanto tempo (quasi un anno) in televisione e a tu per tu con un giornalista. Parla di Europa, ma anche dell’Italia che lo ha spinto a fare politica, rovinata da Napolitano e ora da Matteo Renzi. “Uno stupido, che ormai non so più come prendere in giro”. L’obiettivo sono le prossime elezioni Europee. Si dice pronto a valutare l’alleanza con altri gruppi, una decisione da considerare però una volta arrivati a Bruxelles. La scelta dei candidati, questa volta con il doppio turno per rappresentare tutti, dovrà essere online. Dai palchi d’Italia invoca la vittoria ad ogni costo, ma parlando con Mentana abbassa il tiro: “Ora siamo nella forbice tra il 20 e il 25 per cento. Ma anche fossimo sotto il venti, sarebbe comunque un buon risultato. Noi abbiamo già vinto”. Risponde a tutto Grillo, perfino alle domande sul Movimento e allo stato di salute del gruppo: “Casaleggio è l’organizzatore. E nessuno di noi due guadagna dal blog”. Sono loro, dice Grillo, gli autori del post. E il tour nei palazzetti per gli spettacoli servirà per rientrare dalle perdite. “Espulsioni? Siamo gli unici che offriamo tre gradi di giudizio”.
La strategia in Europa: “Alleanze possibili e candidati scelti online”
E il centro della discussione i elezioni Europee e nuove strategie politiche. “In Europa”, dice, “non escludo alleanze. Vedremo se ci saranno gruppi di altri Paesi che vogliono le nostre stesse cose.Potremmo anche fare alleanze, ma se mettiamo 25 dei nostri nel Parlamento cambia l’Europa. Andiamo là per cambiare le leggi qua”. Tra le proposte, c’è quella del vincolo di mandato e lo strumento del “recall”, cioè la possibilità per i cittadini di revocare una carica a un eletto nel caso in cui ritengano che il mandato non venga svolto correttamente. Per i candidati alle Europee, Grillo ha in mente un vincolo, da far sottoscrivere “privatamente, davanti a un notaio”, ai candidati M5s. “Se non rispetteranno il vincolo -tuona – dovranno pagare una multa di 250mila euro“. Le prossime elezioni di maggio restano un banco di prova importante per il Movimento 5 stelle. Obiettivo per Grillo è la vittoria e soprattutto la crisi del governo Renzi: “Se vinciamo le elezioni come primo partito, come si comporta la sinistra? Abbiamo una forbice da 20% a 25%. Sotto il 20%? Sarebbe una buona cosa comunque. Noi abbiamo già vinto. Abbiamo messo una opposizione che non hanno mai visto là dentro. Io candidato? Non faccio parte di quel mondo lì, non ho quella cultura né la passione di vivere lì”.
Il programma per Bruxelles: “Stracciare il fiscal compact e rinegoziare i trattati
Programma elettorale per l’Europa? Grillo ribadisce la volontà di fare un referendum sull’euro e soprattutto, “stracciare il fiscal compact”.
“Cari signori, una parte di questo debito è immorale. Facciamo quel che ha fatto la Germania nel 1953, che ha pagato la metà dei debiti di guerra e poi con l’unificazione con Kohl ha pagato pochissimo. Strappiamo il fiscal compact. Io sono per fare il referendum e lasciare scegliere i cittadini -aggiunge poi- ma per me è giusto uscire se non accettano le nostre condizioni”. I candidati per Bruxelles invece, il Movimento 5 stelle li sceglierà online: “Alle europee si ragiona per 5 macroregioni. Le piccole regioni però rischiano di non essere rappresentate e non è giusto. Noi perciò faremo due tipi di elezioni online: si parte dalle regionali, chi prende più voti va in lista per le macroregioni e poi si vota. Sono 110mila gli aventi diritto a scegliere i candidati”.
Blog, Movimento e guadagni: “Casaleggio? Senza di lui non c’era niente di tutto questo”
Casaleggio, ribadisce Grillo, è il braccio destro fondamentale per un’avventura che comincia ad avere i suoi costi: “Il ruolo di Casaleggio nel M5S? “Senza di lui non c’era il Movimento, è un organizzatore straordinario”. Si occupa, tra le altre cose, “della gestione della comunicazione”. Su presunti guadagni della Casaleggio associati rispetto al blog di Grillo e al M5S, “l’anno scorso – chiarisce il leader M5S – Casaleggio è andato in rosso, mentre il mio 740 è a zero perché da 3,5 anni non faccio spettacoli”. Il tour di Grillo partirà a breve e “ora voglio vedere se la gente è disposta a pagare il mio biglietto”. Quanto al blog, “io la pubblicità non l’ho mai voluta”, assicura, spiegando però che gestire un server con un tale numero di accessi è oneroso, dunque il blog “a un certo punto era sotto. Il blog di Grillo è di Grillo, gestito da una società per l’alto numero accessi) – puntualizza poi – i post li scriviamo in due, io e Casaleggio. Adesso non posso reggere un movimento da solo, senza soldi”, aggiunge poi. Ma niente soldi pubblici, ribadisce. “Per finanziare la campagna elettorale – chiarisce – apriamo una sottoscrizione”. Grillo non accetta nemmeno la provocazione sui dissidenti espulsi nelle scorse settimane dal Movimento 5 stelle: “E’ la prima volta in Italia e in Europa che, da una forza politica, vengono mandate via delle persone con tre gradi di giudizio: sfiducia del meetup, assemblea dei parlamentari e rete. Io nemmeno li conosco questi qua, non mi permetto di mandar via nessuno”.
Gli attacchi a Napolitano e Renzi
Tra i responsabili della difficile situazione italiana, Grillo individua il Presidente della Repubblica Napolitano: “Napolitano si è raddoppiato la carriera. Lui è il responsabile dello sfracello politico e dei partiti, delle larghe intese”. “L’impeachment non l’hanno neanche letto. E’ durato 20 minuti. Continueremo su quella linea perché – ha aggiunto Grillo – lui ha distrutto le intercettazioni. Quando c’è stato il movimento M5S che ha fatto il 25% ha detto che non c’è stato nessun boom”. Ma il leader del Movimento 5 stelle attacca anche il Presidente del consiglio: “Non riesco neanche più a prenderlo in giro. E’ spietato è cattivo, mente sapendo di mentire. Sono andato all’incontro con Renzi non per non farlo parlare, ma un attimo prima di sedermi mi dice: ‘non voglio nulla da te, solo che mi ascolti’ e questo suo snobismo mi ha dato fastidio. Io rappresentavo 9 milioni di persone, lui nessuno. Io non sono voluto rimanere a sentire il compitino di questo bambinone. Se la gente voterà Renzi vuol dire che questo Paese è da recuperare. Letta lo ha pugnalato alle spalle: dice un miliardo di risparmio poi non hanno trovato 90 milioni per i sardi alluvionati“.
Ucraina, “Non erano i russi a sparare a Kiev”
Nella lunga intervista, Grillo ha commentato anche quello che succede oltre il confine italiano. E ha posto alcune questioni sulla crisi Ucraina: “Un governo è stato cacciato dalla piazza. Vorrei capire perché un governo che vince le elezioni viene mandato a casa. Chi c’è nella piazza? Chi sparava sulla folla in piazza a Kiev non erano i russi. Lì ci sono forze statunitensi. E’ una situazione complessa”. In Crimea “c’è stato un referendum con 150 ispettori dell’Onu che hanno visionato, vi ha partecipato l’85% degli aventi diritto e il 95% ha detto sì. Io lo rispetto”.
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Ma l’amore no (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 08/01/2014. Marco Travaglio attualità

Ci risiamo. Appena un politico si sente male, i soliti sciacalli che infestano il web si abbandonano a scene di esultanza, messaggi mortiferi, auspici jettatori. E ogni volta giornali e tv rilanciano i loro deliri, con articoloni di cronaca ed esegesi parola per parola, deplorando degrado, denunciando mandanti, impugnando estintori e predicando bon ton. Era accaduto con Bossi e Berlusconi, ora la scena si ripete con Bersani. Domanda: ma perché l’informazione rilancia e amplifica questa robaccia? Dov’è la notizia nel fatto che 60 milioni di italiani nascondono migliaia di teste di cazzo che augurano la morte a questo o a quel politico o a tutti? Quando non c’era il web, c’erano le pareti dei cessi pubblici, ma nessun cronista li visitava giornalmente per annotare le scritte e riportarle in un articolo. Quando Radio Radicale apriva i microfoni senza filtro, era come spalancare una fossa biologica. Un altro sfogatoio di flatulenze verbali sono da sempre le curve degli stadi e le manifestazioni di piazza, dove il branco garantisce l’anonimato oggi assicurato dal nickname. Ma che c’entra il diritto e il dovere di cronaca con il tizio frustrato o incazzato che vuole morto Bossi o Berlusconi o Bersani o tutti? Delle due l’una: o chi amplifica questo fenomeno non si accorge di fare il gioco di questa gentaglia a caccia di visibilità, e allora è uno stupido; o se ne accorge benissimo, ma lo fa apposta per criminalizzare tutta l’area del dissenso, e allora è un mascalzone. Il sospetto è proprio questo: che tutta questa attenzione agli insulti in Rete serva a tutelare il potere costituito screditando le aree di critica e di opposizione più intransigenti. È ovvio che chi vuol morti i politici va a cercare audience e adepti sui social network più frequentati. E, siccome la tv e la grande stampa sono viste (perché lo sono) come i guardaspalle del potere, è giocoforza che ogni malcontento si sfoghi in Rete. Non a caso prima i girotondi, poi i movimenti “contro”, compreso il 5Stelle, trovando otturati tutti i canali d’accesso, siano nati e cresciuti nel web. E qui il sillogismo è facile quanto truffaldino: siccome chi non ci sta frequenta certi blog e certe pagine facebook, allora i mandanti delle frasi assassine sono i titolari di quei social network, solo perché non hanno il tempo o i mezzi per moderarli e depurarli all’istante.

Grillo augura la morte politica ai partiti e al caravanserraglio di parassiti che ci ingrassano, poi si permette di non fare subito una dichiarazione d’amore a Bersani ricoverato? Eccolo lì il violento, il cattivo maestro, l’istigatore di chi vuol morto Bersani. Tant’è che Grillo, l’indomani, è costretto ad augurare precipitosamente pronta guarigione a un malato mai visto né conosciuto in vita sua, con cui molti parlamentari a 5Stelle, che invece lo conoscono, avevano già solidarizzato. Il tutto per non passare per il mandante dell’aneurisma. Ma davvero l’unico modo per dimostrare umanità e compassione è sfilare in passerella nei corridoi di un ospedale a favore di telecamera rilasciando dichiarazioni insulse con la faccia triste? Questa storia dei politici da amare è una follia ricattatoria introdotta dal berlusconismo (il Partito dell’Amore, che semina odio da 20 anni) e dilagata in tutta la politica, che deve finire. Ogni cittadino dev’essere libero di amare, odiare o ignorare i politici, senza che nessuno si senta autorizzato a chiedergliene conto. Invece questi signori, non contenti di ammorbarci con la loro pestilenziale presenza a reti ed edicole unificate da mane a sera, pretendono pure che li trattiamo come persone di famiglia, soffriamo quando stanno male e piangiamo ai loro funerali. Fermo restando l’elementare sentimento di umanità, che però vale per tutti, dovremmo tutti quanti rivendicare il sacrosanto diritto, se non all’odio, almeno all’indifferenza. Come l’anonimo cittadino che da tre giorni viene linciato dai commentatori dei giornaloni col ditino alzato per avere twittato una frase di genuino buon senso: “Anche mio nonno è stato in ospedale, ma non se n’è fregato nessuno”.

Oggi sposi (Marco Travaglio).

foto-marco-travaglio-servizio-pubblico-150x150Da Il Fatto Quotidiano del 09/07/2013. Marco Travaglio attualità

La verità è testarda. Magari fatica ad affermarsi, specie quando l’informazione è fatta apposta per depistarla. Ma alla fine prorompe fuori. Da quando è nato il governo-inciucio Pdl-Pd, i trombettieri del centrodestra passano il tempo a sottolineare che ha vinto B., il che incredibilmente è vero; e quelli del centrosinistra, nel tentativo di placare la rabbia di molti elettori, vivono con le braccia allargate e raccontano che è tutta colpa di Grillo. Bastava un suo cenno, e sarebbe nato il “governo del cambiamento” Pd-M5S che avrebbe liberato l’Italia da B. trasformandola nel Regno di Saturno. Ma purtroppo Grillo disse no, perché – come scrisse l’Unità in uno dei suoi titoli più dadaisti – ha stretto “un patto con Berlusconi”, essendo notoriamente “di destra” nonché molto avido di denaro (va addirittura in ferie in Costa Smeralda e fa pubblicità sul blog, non so se mi spiego). Bastava rivedersi la diretta streaming dell’incontro Bersani-Letta-Crimi-Lombardi per rammentare che quella ricostruzione, ormai assurta a dogma di fede, è una panzana. Bersani non propose affatto ai 5Stelle di entrare in un governo di cambiamento: altrimenti non si sarebbe proposto come premier dopo aver perso le elezioni, con la lista dei ministri Pd-Sel già pronta, e col programma già scritto (i famosi 8 punti di sutura). All’indomani del voto, il Pd tentò subito di comprarsi una ventina di senatori grillini, con lo “scouting” (neologismo coniato per nobilitare lo scilipotismo “de sinistra”), in nome di un “modello Sicilia” non esportabile a Roma (nelle regioni non c’è voto di fiducia, in Parlamento sì). Ma gli andò buca. Allora Bersani chiese ai 5Stelle, o ad alcuni di essi, di dare la fiducia o la non sfiducia (astensione o uscita dal-l’aula), al suo governo di minoranza. La classica proposta che si deve rifiutare: i 5Stelle avevano promesso agli elettori di spazzare via “Pdl e Pdmenoelle” e non potevano sposare a scatola chiusa un monocolore Pd+Sel. Tantopiù senz’avere voce in capitolo nella scelta del premier e dei ministri, né tantomeno nel programma. Che, a parte qualche accenno al “web” e al “wi-fi” (le classiche perline colorate dei colonialisti per abbindolare i pigmei), non conteneva alcun punto qualificante del programma 5Stelle (No-Tav, via i fondi pubblici ai partiti ecc.).

Solo un governo presieduto da un indipendente col programma aperto ad alcuni cavalli di battaglia del M5S avrebbe giustificato un suo appoggio. Ma quella proposta che non si poteva rifiutare non venne mai. Anzi, quando i 5Stelle provarono a proporre un governo Settis, o Rodotà, o Zagrebelsky, Napolitano li stoppò. E quando candidarono Rodotà al Colle, il Pd fu ben lieto di impallinare Prodi e accordarsi col Pdl su Napolitano. Che aveva già pronto l’agognato inciucio, peraltro già esistente nei fatti dalla Bicamerale in poi. Marina Sereni confessò poi a Porta a Porta: “Non c’è mai stata di fare un governo con i 5 Stelle”. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ora per fortuna confessa pure Bersani: “Mica io volevo fare l’alleanza con Grillo! Son mica matto! Proponevo: su 8 punti di cambiamento avviamo la legislatura, consentite come ritenete – mica mi rivolgevo solo a loro, a tutti quanti – al Senato fate partire… un gesto tecnico, poi provvedimento per provvedimento ci misuriamo in Parlamento”. Cioè un governo di minoranza (peraltro escluso fin da subito da Napolitano) che prendesse la fiducia dai 5Stelle e poi aprisse il mercato delle vacche acquistando voti ora da M5S, ora dal Pdl. Un super-inciucio coperto dalla foglia di fico a 5 Stelle. Ma la parola inciucio non basta più: l’inciucio si fa tra diversi, e questi ormai sono uguali. Un partito unico. Basta leggere la delirante intervista al Foglio del capogruppo bersaniano Speranza sulla (anzi contro la) giustizia. Al suo confronto, Ferrara, Ghedini, Santanchè, Brunetta e Nitto Palma sono dei pericolosi moderati. Però, se si dà una calmata, magari un posto nel Pdpiùellemenoelle glielo trovano.

TUTTI CONTRO IL ROMPICOJIONI DI FIRENZE – D’ALEMA, BERSANI E FRANCESCHINI SIGLANO L’ARMISTIZIO ANTI-RENZI

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Fonte Da http://www.ilretroscena.it 3/07/2013 attualità
Il problema di Matteuccio è che da solo non controlla il 51% del partito – Ma tutti gli altri, con l’ok di Letta, stanno già organizzando la “resistenza” puntando sul surgelamento di Findus-Epifani – Perfino D’Alema e Bersani tornano a parlarsi dopo lo choc del Quirinale

PD LA BANDA DEL CULATELLO E COMPANY

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PD, LE TESSERE STRACCIATE E L’ATTACCO AL CUORE DELLO STATO

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Fonte libreidee.org DI GIORGIO CATTANEO 21/04/2013 attualità

Vent’anni di guerriglia verbale con Berlusconi , per poi andarci a nozze definitivamente, all’ombra del Quirinale, contro la volontà della stragrande maggioranza del paese e persino dei propri iscritti, esasperati dalla protervia marmorea di una nomenklatura grottesca. Nella inquietante “notte della Repubblica” che si spalanca sull’incerto 2013, brilla il bagliore – non scontato – dei roghi delle tessere del Pd, il “popolo delle primarie” che sembra aver finalmente capito di esser stato ferocemente preso in giro: a personaggi come Bersani, Letta, Bindi, Violante, D’Alema e Finocchiaro non è mai passata nemmeno per l’anticamera del cervello l’ipotesi di un vero cambiamento.

Se l’antiberlusconismo tanto sbandierato era solo un collante di comodo, fragile e insincero, ora è scaduto anche quello. Così si comprende meglio l’irruzione sulla scena di Beppe Grillo, come sostiene Giovanni Minoli: «Grillo ha fatto un miracolo democratico, ha evitato una guerra civile».

Sul versante di sinistra, la democrazia italiana sembra sotto choc. Ha scoperto all’improvviso che i presunti paladini del progressismo erano in campo per tutt’altra ragione. E cioè: addormentare l’opinione pubblica e impedirle di pretendere un vero riscatto civile. Meglio imbrigliarla con falsi obiettivi e abili diversivi, per far digerire al popolo del centrosinistra le misure più impopolari di sempre. Avverte l’economista italo-danese Bruno Amoroso: a partire dallo scandalo Mps, la storia si sta incaricando di smascherare una “democratura” infiltrata da poteri fortissimi, esterni agli interessi dell’Italia, ai quali obbedire puntualmente, ogni volta mentendo al proprio elettorato e magari agitando bersagli di carta: la finta crociata contro l’ineleggibilità del Cavaliere, l’antimafia come orizzonte politico di parte e la denuncia dell’evasione fiscale come male assoluto, perfettamente adatto a colpevolizzare il paese. Evasione e mafia, due metastasi italiane. Nulla, però, in confronto all’attacco al cuore dello Stato, organizzato dall’élite neoclassica e neoliberista di Bruxelles, intenzionata a confiscare quel che resta della sovranità democratica per privatizzare tutto, a costo di gettare milioni di persone nell’incubo della precarietà e del bisogno.

Rinnegati di sinistra, li chiama il filosofo Costanzo Preve: fino a ieri hanno potuto agire impunemente, protetti da un mainstream prezzolato e ipocrita, sempre pronto a non vedere, non dire, non discutere, e quindi ostile alla contro-narrazione improvvisata da Grillo, che ora è arrivata – nonostante l’interdizione sovietica di giornali e televisioni – a costruire una scomoda testa di ponte in Parlamento e nelle piazze indignate che assediano il Palazzo. Niente di rassicurante all’orizzonte: da una parte il bunker della partitocrazia in sfacelo, al guinzaglio dei signori di Bruxelles, e dall’altra un’opposizione di governo tutta da costruire, guardando all’Europa di domani. Quella della Francia che ormai fischia Hollande, del Portogallo che dichiara anticostituzionale il Fiscal Compact, della Grecia dilaniata dal ricatto della nuova schiavitù, dell’Inghilterra sovrana che fa assorbire quote di debito dalla propria banca centrale. Centrosinistra inesistente anche a Berlino, dove – mentre la Spd condivide con la Merkel il delirio del rigore spacciato per virtù – è la destra liberale di “Alternativa per la Germania” a mettere in discussione l’euro come sistema ingiusto, fallimentare e anche pericoloso, vista l’ondata di risentimento anti-tedesco che sta suscitando nel resto del continente.

La sinistra italiana, capace di imporre una sterzata popolare alla Costituzione materiale del paese, era quella guidata da Enrico Berlinguer e da personalità d’altri tempi come Sandro Pertini, in grado di parlare alla nazione, e come Gino Giugni, l’architetto democratico dello Statuto dei Lavoratori, che portò anche in fabbrica la democrazia nata dalla Resistenza antifascista. Con l’inaudita rielezione di Napolitano al Quirinale sembra terminare un lungo equivoco, coltivato dallo strano regime bipolare (ma in realtà bipartisan) insediatosi dopo Tangentopoli con la promessa di riscattare il paese dal cancro della corruzione: distratta dai meritati applausi ai giudici di Mani Pulite, l’opinione pubblica non si era accorta che – lontano dai riflettori – il Trattato di Maastricht rappresentava l’inizio della fine della democrazia parlamentare e quindi della libertà. Era una cessione semi-clandestina della sovranità nazionale, concessa senza validazione popolare e senza neppure la contropartita democratica di un governo federale europeo. I risultati arrivano oggi e si chiamano catastrofe dell’economia , pareggio di bilancio e massacro sociale, manovre lacrime e sangue imposte da “ministri della paura” di ieri, di oggi e di domani.

Giuliano Amato, ricorda Franco Fracassi nel libro-inchiesta “G8 Gate”, fu il premier che, un anno prima della mattanza di Genova, fece pestare a sangue i disoccupati che protestavano a Napoli: per la prima volta, osserva Fracassi, alla polizia antisommossa di Gianni De Gennaro fu ordinato di non lasciare vie di fuga ai manifestanti, trasformando la piazza in una trappola. Dieci anni di letargo, dopo la sanguinosa liquidazione del movimento No-Global e l’infarto democratico mondiale dell’11 Settembre, hanno incubato i fronti più atroci di quella che Giulietto Chiesa annunciò col suo vero nome, la Guerra Infinita. Poi il crac della Lehman, gli Indignados, Occupy Wall Street. In Italia, nonostante la sordità non casuale del Pd, parla una lingua internazionale la resistenza civile della valle di Susa contro l’assurda violenza di una “grande opera inutile” come il Tav Torino-Lione. Nel fatidico 2011, l’anno del luttuoso avvento di Monti & Fornero, l’Italia sembrava essersi svegliata dal sonno: il clamoroso plebiscito democratico dei referendum per i beni comuni portava la firma, tra gli altri, di Stefano Rodotà. Ancora una volta, il Palazzo ha votato contro la volontà popolare, sfidandola. Ma oggi – a partire dalla rivolta di Vendola e dei militanti del Pd – i rottami del centrosinistra non potranno più ingannare l’opinione pubblica ricorrendo ai vecchi alibi, ora che sembrano apprestarsi a consegnare definitivamente il paese al super-potere straniero che lo sta sbranando.

Giorgio Cattaneo
Fonte: http://www.libreidee.org
Link: http://www.libreidee.org/2013/04/pd-le-tessere-stracciate-e-lattacco-al-cuore-dello-stato/
21.04.2013

ETERNI RITORNI Come ti resuscito un Caimano

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Fatto Quotidiano 21/04/2013 di Andrea Scanzi attualità

È un’onda che viene e che va. Soprattutto va. A inizio 2013, Pier Luigi Bersani aveva già vinto e Silvio Berlusconi era finito. Un’altra volta. La situazione, quattro mesi dopo, è appena diversa. Dopo le Primarie, Bersani non poteva non trionfare. Aveva un vantaggio abissale: lo squadrone, il giaguaro da smacchiare, Nanni Moretti a tirargli la volata. Ep- pure ce l’ha fatta. Rigori su rigori sbagliati, e tutti a porta vuota. M a tc h point sprecati con precisione così fantozzianamente chirurgica da lasciar pensare che, dietro a quei di- sastri insistiti, ci fosse un metodo. Una collusione. Una connivenza. In cento giorni o poco più, Bersani è riuscito a sbagliare tutto. Consegnandosi alla storia come il sicario (il più noto, ma non l’unico) del Pd. Una sorta di virus che ha distrutto dall’interno quel che restava del cetrosinistra. Spolpandolo con bulimia certosina. Dall’altra parte, o per me- glio dire dalla stessa, Berlusconi. Quello che a novembre sembrava un po’ rincitrullito, a gennaio riusciva a far sembrare financo Giletti un gior- nalista incalzatore (“Me ne vado? Me ne vado?”) e che due sere fa suonava allegramente il pianoforte alla serata dedicata ad Alemanno, dedicando canzoncine amene a Rosy Bindi e gioendo – con tutta la claque – per le dimissioni di Bersani. Ovvero uno dei suoi scudieri più instancabili. L’ennesima resurrezione del Caima- no ha i connotati arcinoti. UN MIX di talento mediatico, genia- lità del male e – soprattutto – in – sipienza degli avversari. Ogni volta che il centrosinistra lo ha visto in dif- ficoltà, si è guardato bene dall’assestare il colpo definitivo. Nel ‘97/98 fu la Bicamerale di D’Alema, nel 2007/8 il neonato (già mor- to) Pd di Veltroni, nel 2011 Napo- litano, nel 2013 Bersani. L’elettrocardiogramma di Berlusconi è irregolare. Ogni volta che sembra prossimo alla calma piatta, la presun- ta opposizione accorre – trafelata – col defibrillatore. La trama non concede particolari va- riazioni. Funziona così: si arriva ci- clicamente a un punto in cui, per mandare Berlusconi in fondo al pre- cipizio, basterebbe una spinta. Una piccola spinta. Anche solo un refolo di vento. È però qui che, puntual- mente, accadono due cose: la “sini – stra” si intenerisce e – al contempo – Berlusconi recita la parte dello “statista responsabile”. I primi, con fare pen- soso, cominciano a straparlare di rispetto del “nemico” (quale nemico?) e propongo- no genericissime “larghe intese”. Il secondo, con mae- stria consolidata, ab- bassa i toni. Naviga sottotraccia. Non ap- pare. Si nasconde. Rilascia poche considerazioni che i so- liti editorialisti cerchiobottisti defini- scono (mal celando l’eccitazione) “altamente responsabili”. È avvenuto anche prima del Napolitano Bis. Per osmosi la finta moderazione colpisce anche falchi e colombe, droidi e fe- delissimi. Al di là delle irrilevanti psionarie caricaturali, ora una Mussolini e ora una Biancofiore, i Cicchitto e financo i Gasparri (per quan- to possa un Gasparri) paiono meno invasati. Alludono al “paese che ha bisogno di essere governato”. Preconizzano “alleanze per il bene comu- ne”. SEMBRANO posseduti dal fuoco sa- cro della passione politica. La sen- sazione, vista con occhi minimamen- te smaliziati, è quella di tanti Jack Torrance (il protagonista di Shining) che a metà film si reinventano Richie Cunningham e ti offrono una gazzosa al bar di Happy Days. Un guasto narrativo che metterebbe in guardia persino Oldoini. Eppure, non si sa come (o forse si sa benissi- mo), la sinistra ci casca. Sempre. Dicendo e scrivendo: “Dai, Berlusconi in fondo non è poi così cattivo”. Ovviamente, un attimo dopo aver teso la mano (un Presidente, un sal- vacondotto, un inciucio), Jack Torrance spacca il locale e torna quello di prima. Tra le resurrezioni del Caimano, quella del 2013 è forse la più scombinata. La sceneggiatura è particolarmente forzata. Del resto è almeno la quarta saga del Lazzaro di Arcore, e anche Rocky IV era più debole del primo episodio. Ciò che non cambia mai è il finale. L’happy ending, però sui generis. In queste pellicole di cinema civile è sempre Jack Torrance che vin- ce. Non tanto perché riesce a uscire dal labirinto, ma perché sono le vit- time a indicargli la strada. A porger- gli (con sussiego) l’ascia. Nel frattempo i processi restano. La polizia in- daga. I testimoni giurano che “è stato lui”. Ma qualcuno, alla fine, un alibi glielo trova sempre. E quel “qualcno” ha sempre la stessa faccia-

occupy Pd, la rivolta di una base sfinita (Chiara Paolin).

pd
Da Il Fatto Quotidiano del 20/04/2013. attualità

GLI ELETTORI CONTESTANO TUTTI I VERTICI E TEMONO L’INCIUCIO COL CAIMANO: “IL VOSTRO È SUICIDIO DI MASSA”.
Twitter non è mai stato il luogo della disperazione a sinistra come ieri notte. É stato lì che #occupypd è diventato il grido di dolore di tutti quelli che, dopo essersi sorbiti due giorni di dirette web e messaggini criptati, hanno deciso molto semplicemente di mandare a quel paese il partito che li teneva faticosamente insieme.

Perchè dopo l’occupazione fisica delle sedi cittadine, dopo le chiacchiere arrabbiate nei circoli di paese, la valanga del dissenso ha invaso definitivamente la rete. La pagina di Pier Luigi Bersani è un cimitero. “Candidare D’Alema alla Presidenza della Repubblica e vederlo votato da Berlusconi e dai suoi ruffiani sarà la cosa più vergognosa che il Pd avrà fatto prima di scomparire. Spero solo che se va via Bersani non arrivi Renzi. Non voglio morire democristiano e il Pd dovrebbe essere un partito di sinistra” scolpisce Stefano Bregliano.

NOME E COGNOME. Iscritti, simpatizzanti, amanti sfegatati e traditi che rovesciano bile anche sulle prospettive. Ammesso ce ne siano: “Prima di suicidarvi in massa, evitate di lasciarci D’Alema in eredità. Mettetevi in ginocchio davanti a Grillo, chiedete scusa e ringraziatelo per aver proposto Rodotà” urla Gina Franklin. “Massimino Baffino si prepara ad inciuciare con B. alla quinta votazione. Il Movimento 5 Stelle dice: ‘Votate Rodotà, e si apriranno praterie per il governo’. Unica uscita d’emergenza a sinistra Rodotà!” allunga il passo Marco Magagnini.

Ormai il capo non c’è più, le dimissioni rimbalzano ovunque e non si sa se sia una notizia davvero buona. Il lavoro di chi ama la politica è durissimo: “Noi siamo il Pd, noi abbiamo fatto politica, noi abbiamo appoggiato la democrazia con i nostri sforzi, col nostro lavoro all’interno dei Circoli, con la diffusione, con la comunicazione sui nostri post, con le Manifestazioni e quant’altro! E per questo motivo: dobbiamo restare, ci dobbiamo far sentire, lottare dall’interno, sempre col Partito Democratico!”.

I giochi del potere diventano un mistero: i sospetti, i 101 traditori, l’incrocio delle accuse. “Ma che cavolo succede? Certe manovre nascoste non ve le perdoneranno! Se non sono leali quelli che ci rappresentano , di chi possiamo fidarci?” scrive Maria Fanelli mentre già Lara Abatangelo twitta crudele: “La prima dichiarazione dell’ex segretario del #Pd è ‘domani ci asteniamo’. Perché, fino a ora, di fatto, che avete fatto??”.

ORA, TUTTI SI METTONO a guardare dalla parte di Matteo Renzi. Molti pensano sia stato lui a tradire Bersani, fin dal principio. Altri invece credono alla sua versione: non c’entro nulla con l’affossamento di Prodi. “Pensare che la sconfitta di #Prodi sia opera di #Renzi è da bugiardi o ignoranti. E lo dico non avendolo votato alle primarie” giura Veronica Orrù. Ma la frattura spacca fino a dentro il gruppo: i 300 spartani di Tommaso Giuntella, giovane uomo comunicazione delle primarie, lancia un messaggio in bottiglia: “Segretario, prima vogliamo il cambiamento. Ferma l’accordo Berlusconi-Renzi-D’Alema”. Cioè, prima di andartene, fai fuori il grande vecchio rimasto in piedi dopo l’uscita di Prodi. E sotto parte il lancio di pietre. Pietro Raffa: “Ragazzi ma siete seri?”. Peggio. Francesco Nicodemo: “Vi siete rincoglioniti o troppe canne o troppe birre? Ma vergognatevi anche voi!”. La guerra nel Pd è appena iniziata.

Striscioni e tende, parte Occupy-Pd anche l’Emilia si ribella al suo leader (il pd a un passo dall’implosione)

pdDa La Repubblica del 19/04/2013. Giovanna Casadio attualità

Da Torino a Bari, i militanti processano la linea-Bersani. Molte sedi invase dai militanti. A Roma bruciate tessere in piazza. “Cambiate o non vi rivotiamo”.

Grandi manovre tra capicorrente. Letta a Renzi: è urgente ricucire.
ROMA— La protesta si accende lungo la dorsale appenninica, nell’Emilia bersaniana, e si estende a macchia d’olio. La prima votazione è ancora in corso quando i “grandi elettori” modenesi del Pd, una decina, decidono di rendere pubblico il loro dissenso: «Voteremo scheda bianca, Marini è una persona di sicuro prestigio ma non è questa la strada del cambiamento». A fine giornata poi, tutti gli emiliani, dalla vice presidente del gruppo Paola De Micheli al giovane ex segretario modenese del Pd, Davide Baruffi al cattolico Edo Patriarca (in tutto sono 54) si riuniscono per riemergere dal «disastro Pd». «Abbiamo le federazioni occupate… «, compulsa le notizie «che arrivano dal territorio», Matteo Orfini. Nell’aula di Montecitorio, il voto per Franco Marini frantuma i Democratici: Laura Puppato tiene i conti («Mi sembra di essere diventata una statistica») e calcola che più della metà dei pd hanno votato contro. «La nave democratica era a un passo dal porto — ragiona — e stiamo per farla affondare sullo scoglio dell’intesa con Berlusconi ». Intanto a Torino, comincia l’occupazione della federazione. Occupazione a Bari. Una ventina di militanti di Prato si riuniscono nella federazione e espongono uno striscione: “Per un presidente di cambiamento occupy il Pd».
Il partito è nel caos. La rivolta della base, le occupazioni, le valanghe di tweet, mail e sms si saldano con il “no” dei parlamentari alla linea di Bersani, alle larghe intese con Berlusconi sul nome per il Quirinale che, nelle file democratiche, è liquidato semplicemente come «inciucio». Stefano Bonaccini, segretario del Pd dell’Emilia Romagna, bersaniano, scandisce l’alt: «Non è per Marini, ma questo metodo non va. I segretari dei circoli emiliani sono pronti a dimettersi». Attorno alla sede democratica, a Largo del Nazareno, si temono contestazioni e
il partito allerta la Digos. Il Pd ribolle. I renziani ripetono: «Abbiamo interpretato bene il sentimento del nostro elettorato». Renzi lancia altre bordate contro il segretario, e arriva a Roma in serata. Non c’è l’incontro tra il sindaco “rottamatore” e Bersani per dare almeno l’idea che i cocci dei Democratici si possano ricomporre. Però Enrico Letta sente Renzi: «Dopo la deflagrazione del partito a cui abbiamo assistito — gli dice — vediamo di riunire i pezzi». La soluzione starebbe nella candidatura di Prodi, che peraltro Letta ha sempre ritenuto il possibile approdo, una volta tramontato l’abbraccio con il Pdl. In realtà, nell’assemblea dei gruppi di oggi — senza l’alleato Vendola — il match per la candidatura al Colle sarà tra Prodi e D’Alema, forse con voto segreto. «Evitando di ripetere l’errore — spiega Francesco Verducci, uno dei “giovani turchi” — di cercare la condivisione con l’altro schieramento mentre la condivisione indispensabile deve esserci nel partito». Stessa opinione di Stefano Fassina: «Abbiamo sottovalutato la difficoltà, il nome per il Quirinale deve tenere soprattutto insieme il partito». Walter Verini, veltroniano, prende fiato: ora un’altra partita è possibile, la linea fin qui era «de-sintonizzata dalla base».
C’è chi come il sindaco di Bari, Michele Emiliano chiede le dimissioni di Bersani. Ci pensano anche i renziani: «Cavallo ferito va abbattuto», mormorano. Ma nel vortice di riunioni di corrente, di incontri, il Pd è a un passo dall’implosione. Areadem, la corrente di Dario Franceschini, è sotto stress. Franceschini è stato uno dei registi della scelta del nome condiviso e di Marini. Beppe Fioroni, leader dei Popolari, si sfoga: «Chi ha rovesciato il tavolo delle larghe intese, adesso trovi la soluzione, perché è chiaro che questa è un’altra linea politica organizzata ». Sospetti, stillicidio di dichiarazioni alle agenzie di stampa per prendere le distanze dalla sconfitta. Daniela Sbrollini, deputata vicentina, afferma che non ce l’ha fatta a votare come voleva Bersani e mostra gli 80 “no” che i presidenti dei circoli vicentini le hanno inviato per mail: ha votato Rodotà. «Ora si cambia schema di gioco», è la certezza del prodiano Gozi. «L’ho detto anche a Errani: non volete bene a Pierluigi per avergli lasciato prendere questa strada», commenta Sandra Zampa. Chiti è «preoccupato »; Bindi amareggiata. Il renziano Gentiloni sostiene che se si fosse eletto Marini, Bersani avrebbe messo la capsula alla pentola a pressione che il Pd oramai è, ma ora… Molti vanno a complimentarsi con Walter Tocci, a cui si deve l’elogio del “franco tiratore”Pd, in realtà una truppa, più di 200.

Perché (Marco Travaglio). (Perchè il pd da 20 anni salva sempre Berlusconi)

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Fatto Quotidiano 19/04/2013 Marco Travaglio attualità

Quello che accade lo vedono tutti. Ma a molti sfugge il perché. Il gruppetto dirigente del centrosinistra, sempre lo stesso che da vent’anni non ne azzecca una e salva sempre B. che garantisce la reciproca sopravvivenza, cerca ancora una volta di salvare se stesso (e dunque B.) mandando al Quirinale un uomo controllabile e ricattabile, anche in vista di un governo di largo inciucio. Ma la parola inciucio è riduttiva, perché non siamo di fronte a un accordo momentaneo, provvisorio. Ma a un patto permanente e strategico che regge dal 1994, a una Bicamerale sempre aperta, anche se mascherata qua e là con finti scontri per abbindolare gli elettori e trascinarli alle urne agitando gli speculari spauracchi dei “comunisti” e del “Cavaliere nero”. Se la memoria degl’italiani non fosse quella dei pesci rossi, che dura al massimo tre mesi, i contestatori in piazza o nel web contro Marini e chi l’ha scelto ricorderebbero che sono vent’anni che manifestiamo per la stessa cosa. Dal popolo dei fax ai girotondi, dal Palavobis al popolo viola, da 5Stelle alle altre emersioni del fenomeno carsico che Ginsborg chiama “ceto medio riflessivo”, l’obiettivo è sempre il compromesso al ribasso destra-sinistra contro la Costituzione, la legalità, la magistratura indipendente e la libera informazione. È ora di cambiare slogan e prendere atto della realtà: urlare “Perché lo fate?” o “Non fatelo!” è troppo ingenuo per bastare. Perché l’hanno sempre fatto e sempre lo faranno. E non perché si sbaglino ogni volta. Non si può sbagliare sempre, ininterrottamente, per vent’anni. Se uno, rincasando ogni sera, trova la moglie a letto con un altro, sempre lo stesso, deve rassegnarsi al suo status di cornuto e al fatto che la signora e il signore si piacciono. Perciò le domande da porre al Pd sono altre. Perché nel ’94 avete “garantito a B. e Letta che non gli sarebbero state toccate le televisioni” (Violan – te dixit)? Perché per cinque legislature avete sempre votato per l’eleggibilità di B., ineleggibile in base alla legge 361/1957? Perché nel ’96 D’Alema andò a Mediaset a definirla “una grande risorsa del Paese”? Perché nel ’96 avete resuscitato lo sconfitto B. promuovendolo a padre costituente per riformare la Costituzione e la giustizia? Perché nel 1996-2001 e nel 2006-2008 non avete fatto la legge sul conflitto d’interessi? Perché avete demonizzato i Girotondi, accusandoli di fare il gioco di B.? Perché non avete spento Rete4, priva di concessione, passando le frequenze a Europa7 che la concessione l’aveva vinta? Perché nel 1996-2001 avete depenalizzato l’abuso d’ufficio, abolito l’ergastolo, depotenziato i pentiti, chiuso le supercarceri del 41-bis a Pianosa e Asinara? Perché, negli otto anni in cui avete governato da soli, non avete mai cancellato una sola legge vergogna di B.? Perché le vostre assenze hanno garantito l’appro – vazione di molte leggi vergogna, dallo scudo fiscale in giù, che non sarebbero passate a causa delle assenze nel centrodestra? Perché nel 1999 una parte di voi salvò Dell’Utri dall’arresto? Perché nel 2006 i dalemiani chiesero a Confalonieri, Dell’Utri e Letta i voti per D’Alema al Quirinale? Perché nel 2006 faceste un indulto esteso ai reati di corruzione, finanziari, fiscali e al voto di scambio politico-mafioso? Perché nel 1998 e nel 2008 avete affossato i due governi Prodi? Perché nel 2011, anziché mandarci a votare, avete scelto di governare con B., salvandolo da sicura sconfitta, all’ombra di Monti? Perché preferite accordarvi al buio con B. per Marini, D’Alema, Amato sul Colle, anziché scegliere Rodotà e dialogare con i 5Stelle per il nuovo governo, come vi chiedono i vostri elettori? Tante domande, una sola risposta: o siete coglioni, o siete complici. Tertium non datur.

Da Il Fatto Quotidiano del 19/04/2013

Quello che accade lo vedono tutti. Ma a molti sfugge il perché. Il gruppetto dirigente del centrosinistra, sempre lo stesso che da vent’anni non ne azzecca una e salva sempre B. che garantisce la reciproca sopravvivenza, cerca ancora una volta di salvare se stesso (e dunque B.) mandando al Quirinale un uomo controllabile e ricattabile, anche in vista di un governo di largo inciucio. Ma la parola inciucio è riduttiva, perché non siamo di fronte a un accordo momentaneo, provvisorio. Ma a un patto permanente e strategico che regge dal 1994, a una Bicamerale sempre aperta, anche se mascherata qua e là con finti scontri per abbindolare gli elettori e trascinarli alle urne agitando gli speculari spauracchi dei “comunisti” e del “Cavaliere nero”. Se la memoria degl’italiani non fosse quella dei pesci rossi, che dura al massimo tre mesi, i contestatori in piazza o nel web contro Marini e chi l’ha scelto ricorderebbero che sono vent’anni che manifestiamo per la stessa cosa. Dal popolo dei fax ai girotondi, dal Palavobis al popolo viola, da 5Stelle alle altre emersioni del fenomeno carsico che Ginsborg chiama “ceto medio riflessivo”, l’obiettivo è sempre il compromesso al ribasso destra-sinistra contro la Costituzione, la legalità, la magistratura indipendente e la libera informazione. È ora di cambiare slogan e prendere atto della realtà: urlare “Perché lo fate?” o “Non fatelo!” è troppo ingenuo per bastare. Perché l’hanno sempre fatto e sempre lo faranno. E non perché si sbaglino ogni volta. Non si può sbagliare sempre, ininterrottamente, per vent’anni. Se uno, rincasando ogni sera, trova la moglie a letto con un altro, sempre lo stesso, deve rassegnarsi al suo status di cornuto e al fatto che la signora e il signore si piacciono. Perciò le domande da porre al Pd sono altre. Perché nel ’94 avete “garantito a B. e Letta che non gli sarebbero state toccate le televisioni” (Violan – te dixit)? Perché per cinque legislature avete sempre votato per l’eleggibilità di B., ineleggibile in base alla legge 361/1957? Perché nel ’96 D’Alema andò a Mediaset a definirla “una grande risorsa del Paese”? Perché nel ’96 avete resuscitato lo sconfitto B. promuovendolo a padre costituente per riformare la Costituzione e la giustizia? Perché nel 1996-2001 e nel 2006-2008 non avete fatto la legge sul conflitto d’interessi? Perché avete demonizzato i Girotondi, accusandoli di fare il gioco di B.? Perché non avete spento Rete4, priva di concessione, passando le frequenze a Europa7 che la concessione l’aveva vinta? Perché nel 1996-2001 avete depenalizzato l’abuso d’ufficio, abolito l’ergastolo, depotenziato i pentiti, chiuso le supercarceri del 41-bis a Pianosa e Asinara? Perché, negli otto anni in cui avete governato da soli, non avete mai cancellato una sola legge vergogna di B.? Perché le vostre assenze hanno garantito l’appro – vazione di molte leggi vergogna, dallo scudo fiscale in giù, che non sarebbero passate a causa delle assenze nel centrodestra? Perché nel 1999 una parte di voi salvò Dell’Utri dall’arresto? Perché nel 2006 i dalemiani chiesero a Confalonieri, Dell’Utri e Letta i voti per D’Alema al Quirinale? Perché nel 2006 faceste un indulto esteso ai reati di corruzione, finanziari, fiscali e al voto di scambio politico-mafioso? Perché nel 1998 e nel 2008 avete affossato i due governi Prodi? Perché nel 2011, anziché mandarci a votare, avete scelto di governare con B., salvandolo da sicura sconfitta, all’ombra di Monti? Perché preferite accordarvi al buio con B. per Marini, D’Alema, Amato sul Colle, anziché scegliere Rodotà e dialogare con i 5Stelle per il nuovo governo, come vi chiedono i vostri elettori? Tante domande, una sola risposta: o siete coglioni, o siete complici. Tertium non datur.

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