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LA STRATEGIA TALEBANA HA PERSO. E LA TV SERVE

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Fonte ilfattoquotidiano.it del 27/0/2014 DI ANDREA SCANZI attualità
Casa… Casaleggio, vieni qua. C’è un maalox anche per te”. Nel suo video-messaggio di ieri, Beppe Grillo ha usato una cifra stilistica di cui è ahilui assai parco: l’autoironia. Ha ammesso la batosta, a suo modo un evento in Italia (giusto ieri uno come Gasparri aveva il coraggio di esultare: come se non bastasse già il coraggio di essere Gasparri). Ha giocato sull’hashtag renziano #vinciamopoi, chiudendo con uno sconsolato ma sorridente “vincono loro”. È stato forse il suo messaggio più riuscito, solo che è arrivato a elezioni concluse. Già che c’era, oltre a incolpare i pensionati troppo moderati e citare If di Kipling e La canzone del maggio di De André (ottimi gusti), Grillo poteva fare un po’ di autocritica. Lui, come pure il M5s.

Il Movimento non esisterebbe senza Grillo e Casaleggio, e forse entrambi sono ancora fondamentali. Eppure gli errori sono stati tanti. In primo luogo, una sopravvalutazione incredibile: l’Italia è forse il Paese occidentale meno incline al cambiamento radicale. Ogni movimento anzitutto di protesta, o comunque di opinione, è sempre stato minoritario. In Italia è normale che un neo-democristiano come Renzi sbanchi, mentre è oltremodo anomalo che una forza osteggiata da quasi tutti sia sopra il 20 per cento. Il Movimento ha perso quasi tre milioni di voti in 15 mesi, ma nessuno parlerebbe di asfaltata se Grillo non avesse cocciutamente alimentato il mito irraggiungibile del sorpasso su Renzi: “vinciamo noi” de che? Forse Grillo e i parlamentari hanno confuso le piazze piene con il consenso elettorale: le adunate oceaniche dimostrano che gli attivisti 5 Stelle sono più partecipi di quelli piddini, ma non è una novità. Anche Luttazzi aveva i teatri sempre pieni, anche Santoro ha sempre sbancato l’auditel: poi però le elezioni le vinceva Berlusconi. Grillo e i suoi hanno convinto i già convinti, senza però conquistare gli indecisi. Grillo si è speso con entusiasmo innegabile, ma continua a inciampare nella sua comunicazione satura di iperboli e provocazioni: andava bene all’inizio, ora no.

Se Renzi ha stravinto, è anche per la paura reale di milioni di italiani, convinti che con Grillo al governo sarebbe davvero arrivato un nuovo Pol Pot. I titoli sul “Grillo fascista” e “M5S nazista” sono figli di una disonestà intellettuale giornalistica quasi senza eguali, ma un po’ te le cerchi se regali assist agli avversari. Il post su Auschwitz, “Cosa faresti alla Boldrini?”, “Sono oltre Hitler”, i “processi ai giornalisti”. Tutte esagerazioni semantiche, tutti cortocircuiti linguistici che vogliono fungere da catarsi (la violenza verbale per disinnescare l’eventuale violenza reale): vaglielo a spiegare, però, alla casalinga di Voghera.

Grillo se la prende con gli “italiani che galleggiano” e non vogliono cambiare, ma è anche colpa sua se tra gli over 60 il suo movimento non raggiunge il 10%. Non lo capiscono, ne hanno paura. E andare una volta da Bruno Vespa non basta a conquistare i moderati, ancor più se ci si mostra spumeggianti come artisti ma poco convincenti come forza di governo. Se quello spazio lo avesse usato Luigi Di Maio, avrebbe avuto meno share ma raccolto più voti. A differenza delle politiche 2013, molti stavolta hanno votato non “per Grillo” ma “nonostante Grillo”, magari conquistati da Alessandro Di Battista a Bersaglio mobile o più ancora dalla efficacia del M5s come forza di opposizione autentica. Andare troppo tardi in tivù è stato un altro errore: forse all’inizio non erano pronti, ma il piccolo schermo non è certo morto. Renzi ha giocato sulla speranza contro la paura: una narrazione da asilo nido, ma Grillo gli ha permesso di farlo. Come gli ha permesso di insistere sulle semplificazioni dei “grillini che sanno solo dire di no” e che “hanno messo in frigorifero 9 milioni di voti”.

Gli scazzi in streaming con Renzi e il non voler vedere le carte del segretario Pd sono decisioni scellerate, che poi si pagano. Come si pagano gli attacchi sgangherati contro “l’uomo Napolitano” di Fabrizio Moro a Piazza San Giovanni. E la figura di Casaleggio continua ad essere percepita come respingente. Grillo e il Movimento hanno perso perché si sono sopravvalutati; perché non hanno ancora imparato che essere coerenti non significa essere talebani; perché oltre il 20-25% non possono andare; e perché hanno dimenticato che la maggioranza degli italiani, non appena sente parlare di “rivoluzione”, mette la mano alla fondina. E cerca subito una nuova balena bianca a cui consegnarsi placidamente.

Andrea Scanzi
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
27.06.2014

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FIERO DI ESSERE POPULISTA

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Preso a Altrainformazione.it Fonte ilribelle.com di Alessio Mannino attualità
Che paura, il populismo. Re Giorgio, essendo re e non solo presidente della repubblica, ha invitato gli italiani a recarsi alle urne per sconfiggere «i populismi». Soltanto ventiquattr’ore prima aveva detto che non sarebbe entrato a gamba tesa nel dibattito politico, cosa che per altro fa da almeno tre anni facendo e disfacendo governi sulla testa degli elettori, che devono “ubbidir votando” e cuccarsi i Monti, i Letta e i Renzi per volontà sua, di Sua Maestà quirinalizia.
Ma cos’è, questo populismo? E’ il socialismo rurale nella Russia della seconda metà dell’Ottocento: non direi, è leggermente datato, ci ha pensato Lenin buonanima a seppellirlo con le sue aristocrazie proletarie. E’ il coevo People’s Party statunitense degli Stati centrali e agricoli: neanche questo, di recente negli Usa è stato affibbiato il marchio al Tea Party reo di costituire una destra non allineata ai grandi interessi finanziari. E’ il movimento argentino fondato dal simpatizzante fascista Peron e reso quasi mainstream da sua moglie Evita: la coppia Kirchner che ne è la replica degli anni 2000 è denominata così perché ha ripudiato il liberismo eterodiretto dall’Fmi restituendo sovranità al paese.
E’ il ventennio berlusconiano in Italia fondato sulla concentrazione del potere mediatico e sul suo uso e abuso dell’immaginario (la “massaia” del qualunquista Mike Buongiorno, gli yuppies, il mito del benessere e del successo): nemmeno, con Berlusconi siamo all’illusione pura che malcela i propri affari e gli affari propri, che è quanto di più terra terra esista sulla faccia della Terra.
Lasciamo perdere la Storia, che non è magistra vitae di niente per il semplice fatto che non viene studiata. Il termine è una di quelle parole manipolate, vilipese, stirate e stiracchiate, interpretate in mille modi a seconda di come faccia comodo. I politologi liberali, spacciati per seri e scientifici quando non sono che ideologizzati al cubo almeno quanto i loro sconfitti avversari marxisti, ne fanno un sinonimo di “demagogia”, cioè un consapevole raggiro del popolo per accaparrarsene il favore e conquistare il potere. In questo senso, oggi nell’Europa che si accinge a rinnovare la tribuna simbolica del parlamento di Bruxelles sono accusati di demagogia Grillo in Italia, Farage in Inghilterra, la Le Pen in Francia, solo per stare ai più famosi.
Populista sarebbe chi, in sostanza, si appella al popolo “buono” contro l’establishment “cattivo”. E rincorre tutti gli istinti, specialmente i più bassi, del popolaccio minuto e straccione, per definizione scontento. Messa infantilmente così, non è un’analisi: è una caricatura. Piena di snobismo e orrore per l’incolto e l’inclita, per chi non ha studiato, per la gente supposta non solo ignorante, ma anche stupida, animalesca, irresponsabile, anche un pochino brutta a vedersi. Diciamo pure repellente, con quel sudore che le cola sulla fronte e quelle manacce sporche di lavoro. Con quella sua inspiegabile incapacità di comprendere che se viene spremuta di tasse e subissata di obblighi internazionali, è per il suo bene. Bifolchi ingrati, questi uomini e queste donne della strada: invece di portare gioiosamente il fardello e rendere grazie all’Euro, al rigore, ai mercati, all’economia padrona e ai partiti suoi servitori, s’incarogniscono pure, gli screanzati. Hanno la faccia tosta di credersi nel giusto e nutrire un radicato senso di vomito per politici, banchieri, grand’industriali, gazzettieri, camerieri e comari che se la cantano e se la suonano e intanto arraffano, spartiscono, carriereggiano e puttaneggiano. Col consenso di chi dà loro credito, che è ancora un parte consistente, benché sempre più minoritaria, dello schifatissimo “popolo”.
Ma gli altolocati non sopportano l’idea che esista una fetta altrettanto rilevante di popolino che la fiducia in loro l’ha persa e si rifugia nell’astensione o, crimine dei crimini, nel voto alle forze “populiste”. Osano mettere in discussione la moneta unica delle banche, la sudditanza ai gangsters delle Borse, i sacri parametri del Pil e del deficit, perfino in qualche caso la stessa democrazia delegata ed elitaria. Sono pericolosi agenti del caos, distruttori e nichilisti, nemici della patria (“chi critica è disfattista”, ha detto un noto premier democratico in puro stile autoritario).
Populista, adesso, vuol dire una cosa sola: essere contro l’oligarchia al potere (la trojka finanza-politica-media) e per il popolo, inteso come cittadinanza di liberi e uguali, che il potere se lo riprende per rifondarlo sul principio di sovranità, diretta e senza autorità superiori. Il popolo è sovrano, no? Dunque il populismo è un diritto e un dovere.
Alessio Mannino
Fonte: http://www.ilribelle.com
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Renzinguer (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 24/05/2014.Marco Travaglio attualità

Nella sua esagitata campagna elettorale, Beppe Grillo almeno un risultato l’ha ottenuto: costringere Matteo Renzi a nominare – per la prima volta in vita sua, o quasi –Enrico Berlinguer. Il che dimostra uno dei tanti paradossi dei 5Stelle: volenti o nolenti (spesso a loro insaputa), svolgono la stessa funzione dei predatori in natura: migliorano le prede che vogliono cacciare, aiutandole dunque a sopravvivere. Come ricorda Scanzi nel suo blog, senza i 5Stelle in Parlamento col cavolo che il Pd avrebbe votato subito e col voto palese per la decadenza di B. e per l’arresto di Genovese (nel 1998-’99 avevano salvato persino Previti e Dell’Utri). Se poi Renzi fosse sincero fino in fondo, dovrebbe ammettere che, senza il terrore di Grillo, il Pd allora dalemian-lettian-bersaniano non gli avrebbe spianato la strada alla segreteria e poi al siluramento del governo Letta.

“Sciacquati la bocca quando parli di Berlinguer”, ha urlato giovedi il premier a Grillo da una piazza del Popolo semipiena o semivuota. E, se Grillo si fosse paragonato all’ultimo vero leader della sinistra italiana, da cui quasi tutto lo divide, si sarebbe meritato anche di peggio. La verita e che non l’ha fatto: anzi, ha precisato di avere tutt’altra storia, pero ha raccontato un fatto vero e facilmente verificabile. E cioe che l’avvocato Giuseppe Zupo, responsabile giustizia e legalita del Pci di Berlinguer (posto ora occupato dalla Morani e dalla Picierno, per dire l’evoluzione della specie), ha scritto una lettera a Grillo e rilasciato un’intervista a Micromega in cui riconosce ai 5Stelle il loro impegno sulla questione morale di Berlinguer abbandonata dai suoi presunti eredi. E allora chi dovrebbe sciacquarsi la bocca? Non abbiamo titoli per rispondere, ma per porre qualche domanda forse si. L’altro giorno abbiamo dato atto a Renzi di aver rinunciato, dimettendosi dall’azienda di famiglia, alla sua pensione privilegiata, nata da un trucchetto che e gia costato processi e condanne ad altri politici che l’avevano tentato e che il Fatto ha svelato in beata solitudine. Berlinguer si sarebbe fatto beccare con un simile sorcio in bocca? Berlinguer fu pubblicamente processato da Napolitano & miglioristi sfusi perche non voleva allearsi con Craxi (lo chiamava “il gangster”), e finche ebbe un respiro in gola denuncio l’inquinamento della P2: ve lo vedete mentre riceve il compare di Craxi, tessera P2 n. 1816, per concordare non solo la legge elettorale (mossa obbligata dopo il diniego di Grillo), ma anche la riforma della Costituzione? Ve l’immaginate che risponde a B. “del presidenzialismo se ne puo parlare?”. Ve lo figurate che governa col piduista Cicchitto? Che nomina un rinviato a giudizio vice-ministro dell’Interno e tre inquisiti sottosegretari? Che candida alle Europee imputati, inquisiti e (in Sicilia) il professor Fiandaca, noto giustificazionista della trattativa Stato-mafia? Che piazza Emma Marcegaglia, azionista e dirigente di un’azienda condannata per tangenti all’Eni, alla presidenza dell’Eni? Che si tiene nel partito Giancarlo Quagliotti, condannato con Greganti per una tangente Fiat sui rispettivi conti svizzeri, dunque braccio destro del sindaco renziano Fassino? Nel forum- intervista con il Fatto, abbiamo discusso con Renzi degli inquisiti in politica. La sua posizione, purtroppo, e la stessa di tutto il resto della vecchia casta: la presunzione di innocenza come scudo e alibi per non cacciare nessuno. Per Renzi non c’e alcuna differenza fra chi e indagato (o addirittura imputato) e chi non lo e: sono tutti gigli di campo, anche dopo il rinvio a giudizio, come se i magistrati si divertissero a inquisire e a mandare a processo la gente cosi, per sport, a casaccio. Per lui la differenza la fanno solo le condanne in Cassazione. Dunque, visti i tempi della giustizia, qualunque delinquente puo restare in politica e nelle istituzioni per dieci anni. Se, per dire, il suo vicino di casa fosse indagato o imputato o condannato (ma non definitivo) per pedofilia, Renzi gli affiderebbe serenamente i suoi figli quando si assenta da casa e attenderebbe la Cassazione per rivolgersi a qualcun altro. Ma qui non c’e neppure bisogno di scomodare la buonanima di Berlinguer, o di sciacquarsi la bocca: basta collegarla al cervello.

Europee, pronta la liste dei 73 candidati M5S. Ecco chi sono i nomi per Bruxelles

E’ terminata la selezione online dei nomi che correranno per il parlamento Europeo. Gli iscritti al Movimento 5 Stelle hanno votato in due fasi. I primi venti che hanno ottenuto più preferenze sono entrati automaticamente nell’elenco finale
Fonte Redazione Il Fatto Quotidiano | 4 aprile 2014 attualità

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Due torni di voto, video di presentazione youtube e curriculum dettagliati. Il Movimento 5 Stelle ha i suoi settantatré candidati alle elezioni Europee di maggio 2014. ”Si sono concluse a mezzanotte di ieri – si legge nel post – le votazioni on line. Al secondo turno avete votato in 33.300 esprimendo 91.245 preferenze”. E’ Beppe Grillo a presentare i suoi sul blog: “Sono meravigliosi”, commenta. “Sconosciuti.. alle Procure”. La democrazia diretta grillina è stata per dieci giorni sotto i riflettori. “Volti sconosciuti, cordate sul territorio, endorsment di deputati e metodo da migliorare”. Le critiche non sono mancate, ma il risultato è quello che speravano dallo staff. Ricercatori, professori e avvocati. Parlano almeno due lingue. Hanno studiato all’estero o lavorato per multinazionali. C’è qualcuno che conosce già il Parlamento europeo. E chi ha appena compiuto 26 anni. Entrano alcuni collaboratori parlamentari (Fabio Massimo Castaldo e Stefano Girard) e attivisti che hanno lavorato con i consiglieri regionali sul territorio. Ci sono anche militanti No Tav direttamente dalla Val di Susa.S conosciuti o meno, la pattuglia di “volti puliti” è pronta per l’ultimo mese e mezzo di campagna elettorale. Cercando di evitare gli errori del passato. “Ho rifiutato l’invito a Ballarò”, ha commentato Francesco Attademo, eletto per la circoscrizione nord ovest. “Prima dobbiamo parlarne con il gruppo”. Le riunioni con lo staff sono già cominciate. Gireranno l’Italia insieme ai portavoce nazionali per farsi conoscere. Il leader comparirà ogni tanto, probabilmente nei capoluoghi di Regione e ci sarà un finale a sorpresa a Bruxelles.

A qualcuno è scappato un messaggio per chiedere il voto agli amici attivisti, qualcun altro si è aperto la pagina fan su Facebook, mentre altri hanno cercato di smorzare i toni. Non sono mancate le polemiche nei due turni di consultazioni online, ma per questa volta Grillo e i suoi arrivano prima di tutti gli altri. La selezione ha portato con sé anche polemiche dal territorio. Viene da Parma la provocazione più forte. Il sindaco Federico Pizzarotti ha detto che “il metodo è migliorabile”. In questione soprattutto il fatto che molti di loro siano facce sconosciute per gli attivisti storici. Grillo gli ha risposto a distanza allargando le braccia. Il caos più grande però, arriva dalla Sicilia. I deputati Nuti e Di Vita hanno sponsorizzato alcuni dei candidati e hanno scatenato le proteste degli iscritti. Nei prossimi giorni potrebbe addirittura esserci un’assemblea di chiarimento in Parlamento.

I volti noti della selezione sono pochi. Primo fra tutti salta agli occhi David Borrelli. E’ stato il primo consigliere comunale del Movimento 5 Stelle eletto in un capoluogo di provincia (nel 2008 a Treviso). Finito il primo mandato decise di non candidarsi più per “favorire il ricambio”. Ma poi le cose sono cambiate. Molto vicino a Grillo e Casaleggio e molto apprezzato dalla linea dei fedelissimi, ha deciso di tornare in campo. E’ il contatto con la piccola e media impresa in Veneto, soprattutto ora che è a capo di un gruppo di imprese informatiche (Trevigroup). E’ molto vicino al gruppo Confapri, imprenditori da alcuni mesi nell’orbita della Casaleggio associati.

Il candidato che ha ricevuto più voti nelle primarie cinque stelle on line è Dario Tamburrano (1880 voti) per la circoscrizione Centro: medico odontoiatra di 43 anni di Roma e militante di vecchia data. Ha ricevuto 1701 voti, invece, Fabio Massimo Castaldo, portavoce della senatrice Paola Taverna. Per la circoscrizione nord ovest il candidato che ha ottenuto più voti è Marco Valli (1456), per il nord est è Stefano Cobello (1518), per il centro è Dario Tamburrano (1880), per il meridione è Isabella Adinolfi (1759) e per la circoscrizione insulare è Giulia Moi (1664).

Nord Ovest: imprenditori e medici. Due militanti No Tav e una designer
Il più votato è Marco Valli e ha 28 anni. Milanese, maturità scientifica, laurea in economia aziendale, collabora con i deputati della commissione finanze M5S a Roma. Attademo Francesco invece è stato eletto al primo turno e lavora a Bruxelles come consulente informatico: è un pugliese trapiantato al nord. Fabrizio Bertellino ha 44 anni ed è ingegnere aerospaziale. Ha vissuto 6 mesi in Australia come ricercatore all’Università di Melbourne e ha lavorato per una multinazionale francese. Marika Cassimatis, è docente con una laurea in Scienze politiche e un dottorato in Scienze geografiche ottenuto a Grenoble. Fabio Desilvestri, 30 anni, è un dipendente pubblico laureato in ingegneria. Parla inglese e francese. Eleonora Evi dalla provincia di Milano, è stata tra le più votate al primo turno. E’ responsabile relazioni esterne per un ente di formazione per il design. Conosce tre lingue. Stefano Girard ha 27 anni ed è collaboratore parlamentare del deputato Carlo Scibona. Viene dalla Val di Susa dove dice “di aver contribuito alla nascita del Movimento”. Ilaria Mastrarosa, 28 anni, è tecnico dei servizi sociali, ha lavorato come cassiera e come dipendente in un call center. Viene da Savona. Misculin Bruno Giulio Andrea è impiegato, diplomato in informatica. E’ attivista dal 2006 e molto conosciuto nei Meetup di Milano, dove è tra gli organizzatori di eventi e gestore dei forum online. Marco Sain viene da Susa. Attivista No Tav, 48 anni e due figli. La priorità va alla “valsusina”. Manuel Voulaz è diventato in breve il più famoso degli eletti per aver ottenuto solo 33 voti. Viene dalla Val d’Aosta. E’ ingegnere e fa l’impiegato. Parla due lingue.

Nord est, un ex assessore e un collaboratore alla commissione Bilancio del Senato
Marco Affronte viene da Rimini e lavora con il gruppo consigliare della Regione Emilia Romagna. Primo dei non eletti potrebbe entrare al posto di Maria Mussini in Senato, nel caso le sue dimissioni fossero accettate. Giorgio Burlini lavora alla Commissione bilancio di Palazzo Madama. Libero professionista di Padova, si è specializzato a Londra e si dice esperto del quadro “finanziario e di marketing internazionale”. C’è poi Stefano Cobello, insegnate e laureato in lingue straniere. Ha 51 anni e viene da Verona. Da Parma arrivano Roberta Cecchin, un lavoro in banca e parla tre lingue, e Francesco Rossi, ex assessore del Comune di Fornovo (incarico da cui si è dimesso per potersi presentare alle Europee) è dirigente e laureato in Scienze e tecnologie alimentari. Silvia Piccinini, è stata eletta direttamente al primo turno, attivista della prima ora, ha 30 anni ed è impiegata. E’ l’unico nome che rappresenterà Bologna alle prossime elezioni.

Centro, un criminologo, l’assistente di Paola Taverna e un’accompagnatrice turistica
Fabio Massimo Castaldo è il collaboratore di Paola Taverna al Senato. Candidato predestinato, viene da Roma e ha una laurea in giurisprudenza riconosciuta in Francia e in Italia. Matteo Della Negra invece viene da Grosseto, è impiegato e pure pianista. La più votata del primo turno è stata Silvia Fossi. Viene dalla Toscana ed è accompagnatrice turistica. Ha una lunga attività di militanza sul territorio e il suo video di presentazione è una serie di foto con parlamentari e deputati. Cristiano Ripoli è di Firenze e fa il libero professionista. E’ stato dottorando in criminologia: dal 2006 al 2011 ha lavorato con la Commissione europea. Marina Adele Pallotto, insegnante di Macerata. E’ stata candidata per i 5 Stelle anche alle politiche 2013.

Nord ovest

Antonica Gabriele – 870 secondo turno
Attademo Francesco – 503 primo turno
Beghin Tiziana – 1432 secondo turno
Bertellino Fabrizio – 1030 secondo turno
Cassimatis Marika – 1357 secondo turno
Desilvestri Fabio – 989 secondo turno
Evi Eleonora – 556 primo turno
Geraci Tiziana – 637 secondo turno
Girard Stefano – 1126 secondo turno
Mastrorosa Ilaria – 878 secondo turno
Mennella Grazia – 809 secondo turno
Misculin Bruno Giulio Andrea – 652 secondo turno
Salvatore Alice – 258 primo turno
Sayn Marco – 917 secondo turno
Scabbia Massimo – 634 secondo turno
Tranchellini Alice – 848 secondo turno
Valli Marco -1456 secondo turno
Viola Alessandra -1297 secondo turno
Voulaz Manuel – 33 primo turno
Zanni Marco – 1017 secondo turno

Nord est

Affronte Marco – 1158 secondo turno
Borrelli David – 501 primo turno
Burlini Giorgio – 1305 secondo turno
Cecchin Roberta – 837 secondo turno
Cobello Stefano – 1518 secondo turno
Dalpasso Giuseppe – 871 secondo turno
Gargagliano Nives – 828 secondo turno
Gibertoni Giulia – 1140 secondo turno
Marmiroli Alessandro -1598 secondo turno
Nicchia Francesca – 981 secondo turno
Piccinini Silvia – 193 primo turno
Rossi Francesco – 979 secondo turno
Zanella Cristiano – 134 primo turno
Zullo Marco – 168 primo turno

Centro

Agea Laura – 132 primo turno
Bottiglieri Fabio – 310 primo turno
Campo Giuseppa – 1295 secondo turno
Castaldo Fabio Massimo – 1701 secondo turno
Della Negra Matteo – 1728 secondo turno
Di Gennaro Marco – 1099 secondo turno
Fossi Silvia – 429 primo turno
Ghirga Giovanni – 1315 secondo turno
Pallotto Marina Adele – 1571 secondo turno
Ripoli Cristiano – 1637 secondo turno
Savari Danilo – 1340 secondo turno
Tamburrano Dario – 1880 secondo turno
Zama Bianca Maria – 366 – primo turno
Ziantoni Mara – 1270 secondo turno

Meridionale

Adinolfi Isabella – 1759 secondo turno
Aiuto Daniela – 1257 secondo turno
Alemagna Fabio – 863 secondo turno
Angelini Paolo – 185 primo turno
Cammarano Michele – 1063 secondo turno
Casili Cristian – 1055 secondo turno
Casmirro Pasquale – 58 primo turno
Ciarambino Valeria – 866 secondo turno
D’Amato Rosa – 332 primo turno
Embrice Luigia – 208 primo turno
Ferrara Laura – 133 primo turno
Ipri Maria – 938 secondo turno
Laricchia Antonella – 1030 secondo turno
Pedicini Piernicola – 317 primo turno
Pomante Melania – 1237 secondo turno
Ronzino Alfredo – 904 secondo turno
Viglione Vincenzo – 1121 secondo turno

Insulare

Cina’ Salvatore – 704 secondo turno
Di Prima Antonella – 724 secondo turno
Marini Nicola – 225 primo turno
Moi Giulia – 1664 secondo turno
Saija Maria – 776 secondo turno
Sobbrio Paola – 221 primo turno
Suriano Simona – 1274 secondo turno
Zanotto Antonio – 1146 secondo turn

Peccatori e verginelle (Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 26/02/2014. Marco Travaglio attualità

Diciamo subito che espellere quattro senatori perché dissentono dalle scelte del loro movimento, dei loro leader e della maggioranza dei loro gruppi parlamentari, ma senza aver violato la cosiddetta “disciplina di partito” (o di non-partito), è una pratica assurda e antidemocratica, anche se è stata votata a maggioranza e ratificata dagli iscritti al blog di Grillo. E, se anche fosse vero che è prevista dal regolamento o dal non-statuto che dir si voglia, vorrebbe dire che è sbagliato e antidemocratico il regolamento, o il non-statuto che dir si voglia. Lo scrivemmo quando toccò alla senatrice Gambaro e lo ripetiamo a proposito dei senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana. Se Grillo e Casaleggio hanno un po’ di sale in zucca, dovrebbero riunirsi con gli eletti e scrivere un altro non-statuto, più elastico e meno autolesionista, riaprendo le porte agli espulsi per “reato di opinione”. E, se gli eletti hanno un po’ di sale in zucca, dovrebbero chiamare i due leader a Roma e pretenderlo. È trascorso un anno da quando i 5Stelle entrarono in Parlamento con 163 rappresentanti, sicuramente troppi per la gracile struttura di un movimento così giovane e inesperto. Dodici mesi bastano e avanzano per far tesoro dell’esperienza maturata, così com’è avvenuto con la retromarcia sulla tv: all’inizio l’ordine di scuderia era di disertare i talk show perché qualcuno aveva deciso che “la tv è morta”, poi si comprese che era viva e vegeta e gli italiani cominciarono a conoscere, grazie alla tv, i Di Maio, Nuti, Di Battista, Sarti, Taverna, Fraccaro ecc.,e a toccare con mano quanto fosse ridicola la rappresentazione mediatica dei “grillini” come un branco di brubru incolti, xenofobi, decerebrati e telecomandati dalla Casaleggio Associati. Più volte, anzi, capitò di vederli metter sotto politici navigati. In 12 mesi di impegno parlamentare è nata e cresciuta una piccola classe dirigente – per ora soltanto di opposizione – che ha segnato molti punti al suo attivo, con scelte nobili e di grande effetto (la rinuncia ai soldi pubblici) e battaglie meritorie (le mozioni di sfiducia individuale contro Alfano, Cancellieri e De Girolamo, le campagne contro gli F-35 e il Porcellum, l’ostruzionismo sulla controriforma dell’art. 138 e sul decreto Bankitalia), anche contro il parere dei capi (l’abolizione del reato di clandestinità). Questa classe dirigente s’è guadagnata sul campo il diritto-dovere di una sempre maggior autonomia dai vertici, inevitabilmente lontani dalla quotidianità parlamentare: del resto era stato proprio Grillo a dirsi ansioso di tornare al suo vecchio mestiere e a incitare gli eletti a camminare con le proprie gambe. Tutto ciò premesso, il problema che i 5Stelle credono di risolvere brutalmente e autolesionisticamente a suon di espulsioni e calci in culo esiste non solo al loro interno, ma in tutti i partiti. Ora si sprecano paroloni, lezioni di democrazia da cattedre improbabili (tutti i partiti usano biecamente lo strumento delle espulsioni, anche se nessuno lo scrive), paralleli con il comunismo e il fascismo, citazioni dell’art. 67 della Costituzione (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”). Ma qui la questione è molto più banale e attuale: fino a che punto un partito, o un movimento, o uno o più suoi eletti possono disattendere gli impegni presi con i propri elettori? È vero che ogni parlamentare rappresenta tutta la Nazione, ma non è detto che debba per forza rappresentarla con la maglietta di un partito in cui non si riconosce. Se avessero avuto un pizzico di dignità, i senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana, anziché sparare ogni giorno dalle tv e dai giornali contro il Movimento e gli elettori che li hanno paracadutati in Senato, in nome di una linea politica rispettabilissima ma incompatibile con quella che si erano impegnati a seguire, si sarebbero dimessi e iscritti al gruppo misto. Oppure, se ne avessero avuti i numeri (come pare avranno tra breve a Palazzo Madama), formare un gruppo autonomo. Non ti piace (più) il tuo partito? Ti fanno schifo i tuoi compagni? Scopri con notevole ritardo che il tuo leader è la reincarnazione di Hitler? Vattene, senza aspettare che ti caccino. Altrimenti non sei un Solgenitsin, o un Sacharov: sei soltanto uno Scilipoti. E, già che ci siamo, sarebbe il caso di risolvere una volta per tutte il dilemma: perché un berlusconiano o un grillino che vuole allearsi col Pd è un figliuol prodigo redento alla democrazia e mosso da nobili slanci da accogliere con il vitello grasso, mentre se uno fa il percorso inverso è un bieco voltagabbana? Paradossalmente, i 5Stelle scontano un sistema di selezione delle candidature molto più “democratico” di quelli praticati dai partiti: i vertici Pdl, Pd, Udc, Lega, Scelta civica, Sel ecc. conoscevano tutti i candidati che han portato in Parlamento grazie al Porcellum: perché se li sono scelti e nominati uno per uno (ne sa qualcosa Renzi, che si ritrova i gruppi parlamentari targati Bersani). Grillo e Casaleggio i loro eletti li hanno conosciuti per la gran parte dopo il voto, non prima. Per questo, nei partiti, non muove mai foglia che i leader non vogliano, nemmeno quando compiono scelte contro natura come le larghe intese con B. e poi con Alfano (due volte), nate all’insaputa anzi nel tradimento degli elettori. Ci sono, è vero, le riserve indiane tipo i civatiani: ma, giunti al dunque, si allineano sempre: altrimenti verrebbero espulsi anche loro, democraticamente si capisce. Da oggi, grazie all’ennesimo autogol dei 5Stelle, assisteremo alla solita sceneggiata dei partiti più antidemocratici d’Europa che danno lezioni di democrazia. Ma sarà soltanto un espediente ipocrita e propagandistico per rinviare la discussione su un problema che riguarda tutti: davvero la democrazia è chiamare ogni tanto i cittadini alle urne, incassarne i voti su un certo programma e usarli per fare esattamente l’opposto?

Beppe Grillo: il sigillo inconsapevole #NoTAV

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VIDEO UN SIGILLO INCONSAPEVOLE
Fonte Beppegrillo.it del 6/02/2014 attualità

Questo è un appello di solidarietà alla Val di Susa. Sono più di 500 inquisiti, tutti sotto processo per delle cose che io non riesco assolutamente a capire. Comunque io confido nella Giustizia. Sono calmo, sono sereno. Sono molto sereno. Non ho grossi problemi.Il PM ha chiesto nove mesi di reclusione io avrei rotto un sigillo “già portato via dal vento”, come scritto nella notifica. Era un sigillo che non c’era, un sigillo “inconsapevole”. Mi hanno invitato in una baita dove mangiavano della polenta e io sono andato a mangiare la polentina. Però io sono tranquillo: nove mesi passano presto.
Voglio dare la mia solidarietà a Alberto Perino e a tutti i ragazzi della Val di Susa ,che devono risarcire un danno ipotetico di 215.000 euro ne hanno già raccolto circa 100.000 e ne mancano altrettanti. C’è poco tempo e dobbiamo dargli una mano a risolvere questo problema.
La TAV è un problema che non riguarda solo la Val di Susa, ma tutta l’Italia e forse tutta l’Europa, ma noi siamo tranquilli! La Giustizia farà il suo corso e io sono calmo, perfetto e non mi agito assolutamente.
Aiuta la Valle a resistere!

I contributi devono essere versati esclusivamente sul
Conto Corrente postale per le spese legali NO TAV n.1004906838
IBAN: IT22L0760101000001004906838
intestato a Pietro Davy e Maria Chiara Cebrari.

Messaggio di Fine Anno 2013 – Beppe Grillo

Fonte BeppeGrillo.it del 1/12/2013 attualità

Chi è senza manganello…(Marco Travaglio).

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Da Il Fatto Quotidiano del 08/12/2013. Marco Travaglio attualità

L’abbiamo sempre scritto, e lo ribadiamo anche a Grillo come a tutti: nelle democrazie vere sono i giornalisti a dover criticare (quando lo meritano) i leader politici, e non viceversa. Anche quando i giornalisti meritano una critica – il che accade spesso, soprattutto in Italia – i leader politici dovrebbero astenersi dall’attaccarli pubblicamente. Meglio farebbero a rispondere nel merito alle critiche e, se si sentono diffamati, a querelarli con ampia facoltà di prova. Se il blog di Grillo voleva rilanciare la sacrosanta battaglia dei 5Stelle contro i finanziamenti pubblici ai giornali (di partito e non), poteva farlo senza personalizzarla contro una singola giornalista, Maria Novella Oppo, dandole della “mantenuta da 40 anni” e minacciando di costringerla a “trovarsi un lavoro”. E se voleva smentire le sue offensive falsità sui parlamentari di M5S (“dimostrano di non saper fare e di non aver fatto niente per il popolo italiano… piccoli fan divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio”) poteva elencare le attività fin qui svolte dagli eletti pentastellati. Dunque Maria Novella ha la nostra piena solidarietà per l’attacco del blog e, soprattutto, per la consueta gragnuola di volgari insulti che ne è seguita sul web. Invece non c’è nulla di scandaloso, o di illecito, o di fascista, o di squadrista nell’invito agl’internauti a “segnalare” gli articoli diffamatori che escono ogni giorno sulla stampa nazionale per una nuova rubrica “Giornalista del giorno”. Se nascesse una rassegna stampa ragionata, con smentite incorporate, di ciò che di falso riescono (e sono già riusciti) a vomitare i giornali e le tv di regime contro 150 e più parlamentari eletti dal popolo (con voti veri, non con premi di maggioranza porcellosi e incostituzionali) che non rubano, non mafiano, non scalano banche, non scassinano la Costituzione anzi la difendono, ne potrebbe venir fuori un’ottima tesi di laurea sullo stato dell’informazione in Italia. Uno scatenamento di bugie, calunnie, diffamazioni e invenzioni che non ha eguali in Europa e che si può spiegare soltanto con il maremoto che l’irruzione di quel movimento postideologico e antisistema ha provocato nelle acque stagnanti del bipolarismo all’italiana, o meglio nella sua proiezione giornalistica. Dove per decenni si sono fronteggiate una stampa di destra e una di sinistra, entrambe embedded che scambiano per “libera informazione” le loro guerricciole combattute per conto terzi. Per la stampa di sinistra, la destra ha sempre torto perché è di destra. Per la stampa di destra, la sinistra ha sempre torto perchè è di sinistra. Gli scandali della sinistra escono solo sulla stampa di destra, che considera gli scandali della destra come Chanel n. 5. E così i conflitti d’interessi, le censure, gli abusi di potere. Cossiga meritava l’impeachment per la sinistra e i suoi giornali perché considerato di destra: ma, se oggi Napolitano fa cose simili a Cossiga, la sinistra e i suoi giornali lo difendono a spada tratta perché viene dalla sinistra. Per gli house organ del Pd, Formigoni era un corrotto e Alfano un incapace finché stavano con Berlusconi: ora che si sono messi in proprio (così almeno si crede) per sostenere il governo Napoletta diventano le reincarnazioni di Quintino Sella e Camillo Cavour. Specularmente, Alfano e Formigoni erano prima due perseguitati da difendere e ora sono due mascalzoni da attaccare. Poi, certo, c’è la stampa cosiddetta “indipendente”: quella che sta sempre dalla parte del governo, di qualunque colore esso sia, e passa il suo tempo a bastonare le opposizioni. In questa parodia di dialettica democratica, che in realtà è la prosecuzione della partitocrazia con altri mezzi, chi non s’intruppa né di qua né di là e mantiene posizioni critiche nei confronti di chiunque lo meriti, o viene intruppato a destra e a sinistra a seconda delle circostanze; oppure prende botte da tutte le parti perché non si riesce a irreggimentarlo.

La prova su strada di questo riflesso condizionato è arrivata per l’ennesima volta l’altroieri, con le reazioni smodate all’attacco del blog di Grillo alla Oppo: solidarietà pelose di indignati speciali, tanto smemorati quanto spudorati. Chissà dov’era Enrico Letta quando i suoi amici Ds chiedevano la cacciata dall’Unità di un giornalista (uno a caso) e ottenevano quella dei direttori Colombo e Padellaro che avevano avuto il torto di resuscitare quel giornale: la stessa Unità dove lavora la Oppo (con la differenza che Grillo dal-l’Unità non può fortunatamente cacciare nessuno, così come da nessun altro giornale: i vertici Ds sì). Chissà dov’erano Letta jr. e la Boldrini quando l’attuale viceministro De Luca (Pd) insultò e minacciò un giornalista (il solito) in un incontro elettorale alla presenza di Bersani, augurandosi di “incontrarlo di notte al buio” (venendo poi condannato in tribunale per diffamazione: notizia censurata dal 100 per cento della libera stampa). E chissà dove pascolavano i vertici dell’Ordine e della Federazione della stampa quando Cicchitto, in piena Camera (non su un blog), additava quel giornalista (sempre lo stesso) come “terrorista” e “mandante morale” dell’attentato a Berlusconi col lancio di un souvenir in faccia. E chissà dove cinguettava Francesco Merlo (che ora su Repubblica paragona Grillo ai killer di Walter Tobagi, di Pippo Fava e di Giancarlo Siani) un mesetto fa, quando il neostatista Alfano chiese al padron Silvio la cacciata di Sallusti dal Giornale perché si era permesso di attaccarlo. La verità è che tutti questi indignati a scoppio ritardato insulterebbero Grillo anche se non avesse mai minacciato un solo giornalista. Infatti lo insultavano anche prima che lo facesse, da quando iniziò a disturbare il loro piccolo mondo antico. Non ce l’hanno con i suoi tanti errori ed eccessi. Ce l’hanno con l’unico suo merito.

SOTTO IL PALCO Eletti star in piazza: “Ecco come lavoriamo”

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Fatto Quotidiano del 2/12/2013 Martina Castigliani attualità
Genova Quando la confusione ha cominciato ad essere troppa, il deputato Alessandro Di Battista ha preso in mano il megafono: “Usciamo dal gazebo e sediamoci tutti per terra in piazza. Vi spiegheremo a turno che cosa fac- ciamo in Parlamento”. Gli eletti del Movimento 5 Stelle sul palco del terzo V Day a Genova non sono stati invitati. E così si sono autorganizzati. Alle 14 il discorso di Beppe, alle 11 i parlamentari tra gli attivisti a raccontare della loro attività in Parlamento. A passarsi il megafono sono Federica Dieni, Massimo De Rosa, Roberto Cotti e Manlio Di Stefano, poi Giulia Sarti, Roberto Fico e Vito Crimi. Parlano della politica di Roma, ma soprattutto della loro più grande vittoria: “Se Berlusconi non è più in Parlamento – dice Di Battista – Quello è solo merito nostro. Lo abbiamo sconfitto con la nostra onestà e proponendo semplicemente il voto palese in Senato”. Seduti per terra ad ascol- tare ci sono pensionati e studenti universitari, famiglie con i bambini in gita e tanti operai. Sfidano il freddo con le sciarpe e le cuffie, in quella che almeno per un giorno è diventata la piazza più gelida d’Italia. Hanno le calze spesse di lana e lo zainetto con i panini. Hanno fatto i chilometri e se li sono pagati uno ad uno di tasca propria. “Noi siamo la rivoluzione di questo Paese”, conclude Di Battista, “Vi rendete conto che giriamo senza scorta e incontriamo gli elettori parlandogli uno ad uno? Quale altra forza politica og- gi in Italia è in grado di organizzare un evento simile? Sappiamo che le sfide che ci aspettano sono molto dure, ma noi siamo pronti. C’è da lavorare, ma è quello che facciamo. Io se alle Europee prendiamo meno del 25% sarò deluso”. In prima fila ci sono anche Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi. Sono i senatori “scomunicati”da Grillo per aver proposto l’emendamento sull’abolizione del reato di clandestinità: “Ma quale scomunica – dicono entrambi – solo una divergenza di vedute. Se gli elettori non sono d’accordo, seguiremo quello che chiedono. Anche se un po’ a malincuore”. Qualcuno dalla folla li ferma per abbracciarli. “Io credo – continua Cioffi – in quella che definisco una ‘sana incazzatura’che possa cambiare le cose in questo Paese. Utopia è la parola che preferisco. Ce l’hanno fatta but- tare nel cesso, e invece è l’unico modo per poter agire e lasciare in eredità ai nostri figli un’Italia migliore”. Buccarella è anche stato membro della Giunta per le elezioni, quella che ha dato il parere favorevole alla decadenza di Silvio Berlusconi. Per questo la gente lo ferma e lo tratta da testimone di un pezzo di storia: “Un’emozione unica – dice – poter far valere finalmente le istituzioni e le leggi. Un onore per me essere là a farle applicare”. Le persone li fotografano e li abbracciano. Li toccano. Sono i 156 eletti che hanno rotto “il muro di gomma”, cittadini prestati alla politica che secondo gli attivisti “fanno il lavoro sporco”. “Siamo qui a dimostrare – dice Vito Crimi – che non siamo eterodiretti e non lo siamo mai stati. Grillo non ci comanda e non lo ha mai fatto”. Poco prima dell’inizio arriva anche Luis Alberto Orellana, il senatore tra i più critici e che si è guadagnato dello “Scilipoti” da Grillo. “Non potevo man- care. questa è la mia casa”. Qualcuno si avvicina all’agorà improvvisata. Chiede qualche spiegazione sulle decisioni interne e domanda più efficacia. Ma il V Day è una festa e nessuno ha voglia di rovinarla. Anche perché i veri critici a Genova non sono neppure arrivati.

Le proposte del V3day (Beppe Grillo).


Oggi i 200.000 di Genova, la mia città, mi hanno commosso. E’ stata una partecipazione popolare straordinaria, nonostante il freddo e la tramontana, a un evento reso possibile da 11.464 cittadini che hanno contribuito spontaneamente donando 257.767,77 euro. Questa giornata non la dimenticherò mai. Un grazie ad ognuno di voi. Grazie Genova!

I 7 punti della modesta proposta di Beppe Grillo:

– Referendum per la permanenza nell’euro
– Abolizione del Fiscal Compact
– Adozione degli Eurobond
– Alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune finalizzata eventualmente all’adozione di un Euro 2
– Investimenti in innovazione e nuove attività produttive esclusi dal limite del 3% annuo di deficit di bilancio
– Finanziamenti per attività agricole finalizzate ai consumi nazionali interni
– Abolizione del pareggio di bilancio

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